Anna
Anna mi passò accanto e con una mano mi accarezzo, leggera, la spalla. Piccoli contatti che di giorno diventavano sempre più frequenti, apparentemente casuali. Alzai lo sguardo e lei mi sorrise poi raggiunse la sua scrivania, un gesto morbido nel sedersi e ancora un sorriso. Da quando eravamo rimasti solo noi due nello studio grafico che dirigevo, ormai svuotato dalle ferie, il suo atteggiamento verso di me, fino a pochi giorni prima cordiale ma formale si era progressivamente rilassato, eravamo passati a darci del tu, a raccontarci dettagli sempre più intimi della nostra vita. La ragazza era molto brillante, curiosa e con un ottimo gusto e uno stile molto interessante e avevamo già preso la decisione di assumerla part-time alla fine dell’estate.
Durante la pausa pranzo due giorni prima mi aveva confessato di essere stata lasciata dal suo ragazzo dopo che lui aveva scoperto che l’aveva tradito. Mentre parlava mi resi conto che non sembrava provare nessun rimpianto per quello che le era accaduto qualche mese prima. Per sfidarla, in qualche modo, le chiesi a freddo: “Ne valeva la pena farti lasciare per un’avventura?”. Lei rise. “Oh si… scusa se sono sfacciata, ma è stata la migliore scopata della mia vita”. Rimasi di sasso, ma cercai di non darlo a vedere. “E poi ti sei messo insieme a quell’altro?”. “Certo che no, un completo cretino, ma a letto un fenomeno”. Cambiai discorso, iniziando a parlare del lavoro che dovevamo consegnare prima di chiudere per quindici giorni lo studio, ma quella confessione, anzi, quella rivendicazione mi aveva colpito. Neiei giorni seguenti avevo passato parecchio tempo durante la giornata a pensare a quella ragazza di venticinque anni meno di me e alla sua sfacciata e sacrosanta dichiarazione di libertà. La sera l’avevo accompagnata a casa in macchina e prima di scendere dall’auto mi aveva proposto di andare a bere una cosa insieme. Mi salvai in corner grazie a una telefonata di mia moglie arrivata proprio al momento giusto e che mi raccontava che lei e Laura la sua amica erano finalmente arrivate a Copenaghen e che non vedeva l’ora che le raggiungessi la settimana successiva. Scese dall’auto io andai a casa per passare una serata cercando di immaginarmi come sarebbe stato andare a letto con lei, quale fosse il suo “grado” di libertà.
E ora quel tocco leggero sulla spalla e quel sorriso. L’ennesimo. Continuavo a ripetermi che era una follia, che mi sbagliavo. E in ogni caso io ero il suo superiore, e se fosse stato solo per quello forse non mi sarei astenuto dal sondare la sua disponibilità, ma aveva vent’anni io quarantacinque suonati. Non mi sembrava proprio fosse il momento di complicarmi la vita. Continuammo a lavorare.
“Roberto, scusa puoi venirmi a dare una mano?”.
“Certo”, mi alzai e mi avvicinai al suo tavolo. “Dimmi”.
Lei sorrise. “Mi si è abbassata la lampo dietro del vestito e non riesco a rimetterla a posto e mi da veramente fastidio”. E si alzò girandosi per darmi la schiena. Mi avvicinai e alzai la cerniera del vestitino estivo che indossava, ma prima di allontanarmi non riuscì a evitare di accarezzarle la nuca. Un gesto evidente, non casuale. Delicato ma esplicito.
Lei si girò con un sorriso. “Ecco, avevo ragione!”.
“Su cosa?”.
“Avevo notato che avevi delle belle mani e da giorni mi domandavo che effetto avrebbero sentirle sulla pelle”.
Rimasi in silenzio fissandola. Tutti i buoni propositi di non fare avance a quella ragazzina stavano crollando miseramente. Lei sosteneva il mio sguardo senza tentennare, quasi sfidandomi.
“Ho passato l’esame?”.
“L’esame no, ci vuole tempo. Ma la prima prova si, a pieni voti”.
“E ora?”.
“Dovrei avere qualche elemento in più per valutare”.
“Tutto qui?”.
“Hai ragione. Un piccolo premio” disse avvicinandosi a me baciandomi leggermente sulle labbra. Poi arretrando cambiò totalmente approccio allungando la mano verso il cavallo dei pantaloni e saggiando la consistenza del mio membro attraverso la stoffa. “Scusa – disse sottovoce – non sono riuscita a trattenermi come è successo poco fa a te. Vogliamo passare alla seconda prova?”, mi chiese avvicinandosi con la bocca al mio orecchio e stringendo forte la mia erezione. In quel momento ho perso completamento il controllo, le presi la nuca e invece di avvicinare la sua bocca alla mia come probabilmente si aspettava ho spinto deciso costringendola a chinarsi e inginocchiarsi davanti a me. Lei non si sorprese, sorrideva sfacciatamente. “Apri i calzoni e prendilo in mano”. Lei ubbidì ritrovandosi il mio cazzo stretto in una mano puntato contro la faccia.
“E ora cosa faccio?”.
“Apri la bocca, spalancala”.
Lei lo fece ubbidiente. Tolsi la sua mano che intanto aveva leggermente iniziato a masturbarmi, e lo puntai alle sue labbra, le presi la testa con una mano posizionai la punta fra le sue labbra e poi lentamente iniziai a spingere la testa verso il mio bacino fino a quando con sforzo lei lo prese tutto completamente nella bocca fino in gola per poi ritrarsi teosendo quasi soffocata. Non le diedi il tempo di riprendersi e lo spinsi ancora fra le sue labbra fino alla gola e poi iniziai a sempre più velocemente a entrare e uscire dalla sua bocca. Lei senza accennare ad alcuna protesta subiva i miei colpi che diventavano sempre più profondi e veloci intanto aveva preso in una mano accarezzandoli. Continuai a lungo a entrare e uscire dalla sua bocca per parecchio senza che lei accennasse il minimo tentativo di ritrarsi.
“Ora basta!”, le dissi sfilando il membro dalla bocca e aiutandola a alzarsi. Era bellissima nella sua oscenità, il trucco ormai sfatto dalla saliva, lo sforzo e le lacrime. Sorrise appena, ma il suo sguardo era pieno di curiosità.
“Spogliati. Togliti tutto”.
Lei annui e si spogliò davanti a me che intanto avevo preso una sedia e mi ero seduto. Rimase alcuni minuti in silenzio, nuda, un filo di saliva che le scendeva fra i seni. Era perfetta. E lo sapeva. Ma era anche curiosa di come si sarebbero evoluti i fatti dopo quell’inizio estremo. “Ora siediti sulla scrivania e apri le gambe. No, non così. Spalancale, metti i piedi sul tavolo e apri le gambe”. Lei ubbidiente si offrì, le gambe aperte all’inverosimile, allargata, offerta e bagnata.
“Cosa vuoi?”, le domandai?
“Il tuo cazzo. Il tuo cazzo nella fica. Voglio che mi scopi come mi hai scopato nella bocca”.
Mi sorpresi per il suo cambiamento di linguaggio. Era totalmente entrata nella parte che le avevo imposto e ne godeva, disposta a obbedire a ogni
“Masturbati”, ordinai. E lei diligentemente iniziò ad accarezzarsi la clitoride. Sempre più intensamente, ansimando, fino a venire davanti a me, così, oscenamente aperta. Solo allora mi alzai e la raggiunsi ancora scossa dall’orgasmo e le infilai due dita nella fica ormai fradicia e dilatata e poi tre senza darle tregua. Lei ansimava, ormai totalmente abbandonata alla mia mano. Stava per venire ancora e io estrassi le dita mi spogliai e poi le infilai di colpo quattro dita dentro. Lei venne di colpo oscenamente, spruzzando contro di me. Urlando.
Rimasi a guardarla calmarsi, rilassarsi. Il respiro che lentamente tornava normale. Poi di colpo iniziò a urinare di nuovo rimanendo sdraiata sulla scrivania.
“Tua moglie deve essere una donna fortunata”.
“Lascia fuori mia moglie, e ritieniti fortunata che se c’era lei non ti metteva quattro dita dentro ma l’intero braccio”.
Mi guardò sorridendo per la prima volta da quando le avevo infilato il cazzo in bocca. “Mi piacerebbe conoscerla".
“Vedremo”, risposi.
“L’hai già preso nel culo?”, domandai senza tanti giri di parole.
“No”.
“Strano visto come ti sei offerta a me finora”.
“Non ho mai incontrato l’uomo giusto finora che mi sverginasse anche lì”.
“Io non sono l’uomo giusto”.
“Potresti esserlo”.
“Potrei… Alzati e vieni a succhiarmi”.
Lei ubbidiente mi raggiunse. Si inginocchio di nuovo davanti a me e strinse il membro con la mano studiandolo. “Mi piace il tuo cazzo anche se per ora lo hai usato solo nella mia bocca”.
“Non lo avrà ancora preso in culo, forse, ma questa ragazzina è ben allenata a tutto il resto”, pensai.
La lascia fare per alcuni minuti godendomi il suo impegno poi le presi i capelli la fermai.
“Ora prenderò il tuo culo”.
“Si”.
“Mettiti contro il tavolo, e mostramelo”.
Lei ubbidiente si girò appoggiandosi al tavolo e offrendomelo. Mi alzai la raggiunsi. Osservai il suo ano che non mostrava segno di alcuna forzatura. Mi chinai e lo leccai, infilando la punta della lingua dentro e iniziando a masturbarla con l’altra mettendole contemporaneamente due dita nella vagina che grondava umori. Anna aveva il respiro forte di chi sta per venire. Le sfilati le dita dalla fica e la penetrai lentamente con l’indice il culo fino a farlo sparire del tutto. Iniziai a andare avanti e indietro aiutando la penetrazione con la saliva, poi inserì il secondo dito. In quel momento si lamentò stringendo le dita con l’ano contratto.
“Fa male?”
“Si, ma continua”.
Ripresi ad allargarlo chinandomi con la bocca fino alla clitoride iniziando a leccarla e succhiarla. Di colpo lei si irrigidì contraendo il culo e poi urlò ancora venendo e spruzzandomi in bocca.
“Buono – dissi – ti restituirò qualcosa da bere prima di tornare a casa”.
“Lei non rispose, totalmente sfinita dall’orgasmo. Sfilai le dita, bagnai la punta del mio cazzo e lo poggia contro il suo buchetto.
“Vuoi che lo faccio piano o forte?”.
“Non lo so”.
“Piano o forte?”, domandai riprendendo il tono deciso.
“Forte… si ti prego, inculami ora...”.
E spinsi di colpo dentro di lei senza curami del suo urlo urlò e iniziai a pomparla come un ossesso e a martoriarle la fica con una mano. Dopo poco lei iniziò a spingersi contro di me per farsi penetrare completamente e io iniziai ad aumentare il ritmo. Urlò ancora e venne un’altra volta grazie alla mia mano e al membro che la squassava dentro. Non la feci neanche riprendere e la sollevai dalla scrivania continuando a incularla in piedi lì al centro dell’ufficio stringendole il seno.
“Mettiti sul pavimento”, le dissi sfilandomi. Lei si affrettò ad ubbidire mettendo a caponi Inarcandosi per offrirsi allargando le natiche per mostrarmi il suo ano dilatato e arrossato da cui colava un filo di ****** misto a umori . L’avevo sfondata e non avevo ancora finito di farlo.
Le piantai di nuovo il cazzo nel culo con un colpo solo e inizia a scoparla velocemente, sentì la sua mano afferrarmi le palle mentre sentivo che stavo per venire. “Sborrami in culo… sborra in questo culo sfondato… lo hai aperto e ora riempilo”.
Non riuscì a trattenermi di più e mi svuotai dentro di lei mentre urlava. Rimasi alcuni minuti immobile aspettando che l’erezione si placasse poi mi sfilai lentamente da lei. Lei si sdraiò su un fianco a terra sfinita. Vedere lo sperma che le colava fuori fino a formare una piccola ****a sul pavimento mi eccitò di nuovo. La raggiunsi, le alzai la testa tirandola per i capelli e le infilai in bocca il cazzo grondante sperma e umori.
“Puliscilo bene che poi ti offro un aperitivo a base di sperma e vino fresco”.
E lei si impegnò al suo meglio.
(segue)
Durante la pausa pranzo due giorni prima mi aveva confessato di essere stata lasciata dal suo ragazzo dopo che lui aveva scoperto che l’aveva tradito. Mentre parlava mi resi conto che non sembrava provare nessun rimpianto per quello che le era accaduto qualche mese prima. Per sfidarla, in qualche modo, le chiesi a freddo: “Ne valeva la pena farti lasciare per un’avventura?”. Lei rise. “Oh si… scusa se sono sfacciata, ma è stata la migliore scopata della mia vita”. Rimasi di sasso, ma cercai di non darlo a vedere. “E poi ti sei messo insieme a quell’altro?”. “Certo che no, un completo cretino, ma a letto un fenomeno”. Cambiai discorso, iniziando a parlare del lavoro che dovevamo consegnare prima di chiudere per quindici giorni lo studio, ma quella confessione, anzi, quella rivendicazione mi aveva colpito. Neiei giorni seguenti avevo passato parecchio tempo durante la giornata a pensare a quella ragazza di venticinque anni meno di me e alla sua sfacciata e sacrosanta dichiarazione di libertà. La sera l’avevo accompagnata a casa in macchina e prima di scendere dall’auto mi aveva proposto di andare a bere una cosa insieme. Mi salvai in corner grazie a una telefonata di mia moglie arrivata proprio al momento giusto e che mi raccontava che lei e Laura la sua amica erano finalmente arrivate a Copenaghen e che non vedeva l’ora che le raggiungessi la settimana successiva. Scese dall’auto io andai a casa per passare una serata cercando di immaginarmi come sarebbe stato andare a letto con lei, quale fosse il suo “grado” di libertà.
E ora quel tocco leggero sulla spalla e quel sorriso. L’ennesimo. Continuavo a ripetermi che era una follia, che mi sbagliavo. E in ogni caso io ero il suo superiore, e se fosse stato solo per quello forse non mi sarei astenuto dal sondare la sua disponibilità, ma aveva vent’anni io quarantacinque suonati. Non mi sembrava proprio fosse il momento di complicarmi la vita. Continuammo a lavorare.
“Roberto, scusa puoi venirmi a dare una mano?”.
“Certo”, mi alzai e mi avvicinai al suo tavolo. “Dimmi”.
Lei sorrise. “Mi si è abbassata la lampo dietro del vestito e non riesco a rimetterla a posto e mi da veramente fastidio”. E si alzò girandosi per darmi la schiena. Mi avvicinai e alzai la cerniera del vestitino estivo che indossava, ma prima di allontanarmi non riuscì a evitare di accarezzarle la nuca. Un gesto evidente, non casuale. Delicato ma esplicito.
Lei si girò con un sorriso. “Ecco, avevo ragione!”.
“Su cosa?”.
“Avevo notato che avevi delle belle mani e da giorni mi domandavo che effetto avrebbero sentirle sulla pelle”.
Rimasi in silenzio fissandola. Tutti i buoni propositi di non fare avance a quella ragazzina stavano crollando miseramente. Lei sosteneva il mio sguardo senza tentennare, quasi sfidandomi.
“Ho passato l’esame?”.
“L’esame no, ci vuole tempo. Ma la prima prova si, a pieni voti”.
“E ora?”.
“Dovrei avere qualche elemento in più per valutare”.
“Tutto qui?”.
“Hai ragione. Un piccolo premio” disse avvicinandosi a me baciandomi leggermente sulle labbra. Poi arretrando cambiò totalmente approccio allungando la mano verso il cavallo dei pantaloni e saggiando la consistenza del mio membro attraverso la stoffa. “Scusa – disse sottovoce – non sono riuscita a trattenermi come è successo poco fa a te. Vogliamo passare alla seconda prova?”, mi chiese avvicinandosi con la bocca al mio orecchio e stringendo forte la mia erezione. In quel momento ho perso completamento il controllo, le presi la nuca e invece di avvicinare la sua bocca alla mia come probabilmente si aspettava ho spinto deciso costringendola a chinarsi e inginocchiarsi davanti a me. Lei non si sorprese, sorrideva sfacciatamente. “Apri i calzoni e prendilo in mano”. Lei ubbidì ritrovandosi il mio cazzo stretto in una mano puntato contro la faccia.
“E ora cosa faccio?”.
“Apri la bocca, spalancala”.
Lei lo fece ubbidiente. Tolsi la sua mano che intanto aveva leggermente iniziato a masturbarmi, e lo puntai alle sue labbra, le presi la testa con una mano posizionai la punta fra le sue labbra e poi lentamente iniziai a spingere la testa verso il mio bacino fino a quando con sforzo lei lo prese tutto completamente nella bocca fino in gola per poi ritrarsi teosendo quasi soffocata. Non le diedi il tempo di riprendersi e lo spinsi ancora fra le sue labbra fino alla gola e poi iniziai a sempre più velocemente a entrare e uscire dalla sua bocca. Lei senza accennare ad alcuna protesta subiva i miei colpi che diventavano sempre più profondi e veloci intanto aveva preso in una mano accarezzandoli. Continuai a lungo a entrare e uscire dalla sua bocca per parecchio senza che lei accennasse il minimo tentativo di ritrarsi.
“Ora basta!”, le dissi sfilando il membro dalla bocca e aiutandola a alzarsi. Era bellissima nella sua oscenità, il trucco ormai sfatto dalla saliva, lo sforzo e le lacrime. Sorrise appena, ma il suo sguardo era pieno di curiosità.
“Spogliati. Togliti tutto”.
Lei annui e si spogliò davanti a me che intanto avevo preso una sedia e mi ero seduto. Rimase alcuni minuti in silenzio, nuda, un filo di saliva che le scendeva fra i seni. Era perfetta. E lo sapeva. Ma era anche curiosa di come si sarebbero evoluti i fatti dopo quell’inizio estremo. “Ora siediti sulla scrivania e apri le gambe. No, non così. Spalancale, metti i piedi sul tavolo e apri le gambe”. Lei ubbidiente si offrì, le gambe aperte all’inverosimile, allargata, offerta e bagnata.
“Cosa vuoi?”, le domandai?
“Il tuo cazzo. Il tuo cazzo nella fica. Voglio che mi scopi come mi hai scopato nella bocca”.
Mi sorpresi per il suo cambiamento di linguaggio. Era totalmente entrata nella parte che le avevo imposto e ne godeva, disposta a obbedire a ogni
“Masturbati”, ordinai. E lei diligentemente iniziò ad accarezzarsi la clitoride. Sempre più intensamente, ansimando, fino a venire davanti a me, così, oscenamente aperta. Solo allora mi alzai e la raggiunsi ancora scossa dall’orgasmo e le infilai due dita nella fica ormai fradicia e dilatata e poi tre senza darle tregua. Lei ansimava, ormai totalmente abbandonata alla mia mano. Stava per venire ancora e io estrassi le dita mi spogliai e poi le infilai di colpo quattro dita dentro. Lei venne di colpo oscenamente, spruzzando contro di me. Urlando.
Rimasi a guardarla calmarsi, rilassarsi. Il respiro che lentamente tornava normale. Poi di colpo iniziò a urinare di nuovo rimanendo sdraiata sulla scrivania.
“Tua moglie deve essere una donna fortunata”.
“Lascia fuori mia moglie, e ritieniti fortunata che se c’era lei non ti metteva quattro dita dentro ma l’intero braccio”.
Mi guardò sorridendo per la prima volta da quando le avevo infilato il cazzo in bocca. “Mi piacerebbe conoscerla".
“Vedremo”, risposi.
“L’hai già preso nel culo?”, domandai senza tanti giri di parole.
“No”.
“Strano visto come ti sei offerta a me finora”.
“Non ho mai incontrato l’uomo giusto finora che mi sverginasse anche lì”.
“Io non sono l’uomo giusto”.
“Potresti esserlo”.
“Potrei… Alzati e vieni a succhiarmi”.
Lei ubbidiente mi raggiunse. Si inginocchio di nuovo davanti a me e strinse il membro con la mano studiandolo. “Mi piace il tuo cazzo anche se per ora lo hai usato solo nella mia bocca”.
“Non lo avrà ancora preso in culo, forse, ma questa ragazzina è ben allenata a tutto il resto”, pensai.
La lascia fare per alcuni minuti godendomi il suo impegno poi le presi i capelli la fermai.
“Ora prenderò il tuo culo”.
“Si”.
“Mettiti contro il tavolo, e mostramelo”.
Lei ubbidiente si girò appoggiandosi al tavolo e offrendomelo. Mi alzai la raggiunsi. Osservai il suo ano che non mostrava segno di alcuna forzatura. Mi chinai e lo leccai, infilando la punta della lingua dentro e iniziando a masturbarla con l’altra mettendole contemporaneamente due dita nella vagina che grondava umori. Anna aveva il respiro forte di chi sta per venire. Le sfilati le dita dalla fica e la penetrai lentamente con l’indice il culo fino a farlo sparire del tutto. Iniziai a andare avanti e indietro aiutando la penetrazione con la saliva, poi inserì il secondo dito. In quel momento si lamentò stringendo le dita con l’ano contratto.
“Fa male?”
“Si, ma continua”.
Ripresi ad allargarlo chinandomi con la bocca fino alla clitoride iniziando a leccarla e succhiarla. Di colpo lei si irrigidì contraendo il culo e poi urlò ancora venendo e spruzzandomi in bocca.
“Buono – dissi – ti restituirò qualcosa da bere prima di tornare a casa”.
“Lei non rispose, totalmente sfinita dall’orgasmo. Sfilai le dita, bagnai la punta del mio cazzo e lo poggia contro il suo buchetto.
“Vuoi che lo faccio piano o forte?”.
“Non lo so”.
“Piano o forte?”, domandai riprendendo il tono deciso.
“Forte… si ti prego, inculami ora...”.
E spinsi di colpo dentro di lei senza curami del suo urlo urlò e iniziai a pomparla come un ossesso e a martoriarle la fica con una mano. Dopo poco lei iniziò a spingersi contro di me per farsi penetrare completamente e io iniziai ad aumentare il ritmo. Urlò ancora e venne un’altra volta grazie alla mia mano e al membro che la squassava dentro. Non la feci neanche riprendere e la sollevai dalla scrivania continuando a incularla in piedi lì al centro dell’ufficio stringendole il seno.
“Mettiti sul pavimento”, le dissi sfilandomi. Lei si affrettò ad ubbidire mettendo a caponi Inarcandosi per offrirsi allargando le natiche per mostrarmi il suo ano dilatato e arrossato da cui colava un filo di ****** misto a umori . L’avevo sfondata e non avevo ancora finito di farlo.
Le piantai di nuovo il cazzo nel culo con un colpo solo e inizia a scoparla velocemente, sentì la sua mano afferrarmi le palle mentre sentivo che stavo per venire. “Sborrami in culo… sborra in questo culo sfondato… lo hai aperto e ora riempilo”.
Non riuscì a trattenermi di più e mi svuotai dentro di lei mentre urlava. Rimasi alcuni minuti immobile aspettando che l’erezione si placasse poi mi sfilai lentamente da lei. Lei si sdraiò su un fianco a terra sfinita. Vedere lo sperma che le colava fuori fino a formare una piccola ****a sul pavimento mi eccitò di nuovo. La raggiunsi, le alzai la testa tirandola per i capelli e le infilai in bocca il cazzo grondante sperma e umori.
“Puliscilo bene che poi ti offro un aperitivo a base di sperma e vino fresco”.
E lei si impegnò al suo meglio.
(segue)
6年前