Il contadino parte II
Ricomponendomi velocemente me ne tornai a casa estremamente frastornato, confuso e con la testa fra le nuvole. Presi dei fazzoletti di carta che avevo in tasca e mi asciugai sommariamente i genitali visto l’eiaculazione spontanea che avevo avuto. Ero tutto bagnato ed appiccicoso. Confesso che nutrivo un certo disprezzo per me stesso, per come avevo reagito a quella situazione con quell'anziano contadino. Avrei potuto tirarmi indietro e non l’avevo fatto. Tutte le aspettative che avevo costruito su di me erano crollate in pochi minuti. A rifletterci durante la mia *********za non mi risultava aver avuto mai attrazione per altri ragazzi tanto meno per anziani panciuti e pelosi! Camminavo veloce verso casa sapendo che i prossimi giorni sarebbero stati per me molto duri al pensiero di cosa era successo in quella cascina. Decisi di metterci una pietra sopra, di non pensarci più, promettendo a me stesso che non sarebbe mai più successo. Volevo rimuovere una volta e per sempre l'accaduto. Non ero gay e quello era stato un semplice incidente di percorso. Una sballata giovanile. Mi tranquillizzai pensando che in fondo non c'erano stati testimoni pertanto la storia sarebbe finita lì.
Visibilmente scosso arrivai davanti casa con il mio sacchettino di patate in mano. Entrai nell'androne del mio condominio, salutai velocemente il portiere e mi misi davanti l'ascensore in attesa che arrivasse. Quando l'ascensore arrivò vi entrai e pressai il pulsante relativo al mio piano. Le porte si chiusero ed iniziai a salire. L'ambiente piccolo e stretto dell'ascensore favorì l'amplificarsi degli odori intorno facendomi accorgere che avevo ancora addosso l'olezzo dell'anziano. Mi annusai ancora le braccia, le mani e ne ebbi la conferma; anche la mia maglietta era intrisa degli umori del contadino. Tastai la bocca ed avevo ancora anche lì il sapore un po’ rancido delle sue dita ruvide e grassocce passate dai suoi genitali e introdotte nella mia bocca che pochi minuti prima avevo leccato e succhiato. Ebbene, senza volerlo mi ritrovai con le farfalle sullo stomaco. Mi si annebbiò Ero sorpreso di me stesso! Cosa ero diventato! Come in un film mi passarono nuovamente davanti gli occhi quei minuti trascorsi dentro la cascina ma stavolta con desiderio. Ero fuori di me. Intanto l’ascensore arrivò al piano, aprii velocemente la porta di casa, mi accorsi che ero solo, posai per terra il sacchetto di patate, mi spogliai, andai in bagno, mi infilai sotto la doccia. Nonostante i miei buoni propositi non riuscivo a non toccarmi rivivendo quel seppur breve tempo passato con l’anziano contadino. Non potei fare a meno di masturbarmi tanto da venire in meno di un minuto! Il desiderio, la passione, la mia natura avevano preso il sopravvento. Che ne sarà di me, mi domandavo.
La sera a letto senza riuscire a prendere sonno riflettei ancora concludendo che mi trovavo ad un bivio: fuggire da questa attrazione sessuale per l’anziano don Pietro oppure lasciarmi andare e percorrere un terreno nuovo inesplorato, alla comprensione di me stesso, assumendomene tutte le conseguenze.
Passarono un paio di giorni. La mattina come sempre andavo a scuola, il pomeriggio studiavo un po’ e poi facevo qualche uscita con gli amici. Tutto sembrava come prima ma, non lo era. Guardavo il mondo con un occhio diverso. La mia mente era altrove ed i miei amici se ne accorgevano. Tanto che chiedevano: “Ma che hai? Da qualche tempo sei strano!”. Io naturalmente rispondevo che non avevo nulla e che ero solo un po’ stressato a causa dello studio. Dopo una settimana mi accorsi che ardevo di desiderio. Volevo sentirmi ancora sotto il potere di quell’anziano, sotto il suo maschio dominio, rivolevo sentire cil alore del suo grosso e peloso corpo sul mio ed i suoi umori mischiarsi con i miei.
E così un pomeriggio decisi di recarmi nuovamente al campo del contadino.
Faceva caldo e per comodità indossavo un paio di pantaloncino corti, una maglietta ed un paio di sandali. Ero abbastanza nervoso, il mio cervello faceva a pugni con sé stesso. Erano tanti i motivi che mi spingevano a non recarmi dal contadino; paura, vergogna e pregiudizi. Probabilmente dalla vita mi sarei aspettato un incontro romantico con una mia coetanea, discoteca, pizzeria, lume di candela e tutto il resto. Invece mi apprestavo come uno zombie ad incontrare un anziano grasso, peloso e sudato che sentivo stava prendendo il controllo della mia vita.
Arrivato al campo lo vidi in lontananza di spalle indaffarato a zappettare le sue piante. Il cuore mi batteva a mille. Potevo vedere distintamente le sue forme da tipico contadino settantenne tarchiato, robusto, con due belle gambe tozze e piene, la pancia prominente che gli usciva fuori della canottiera bianca che non riusciva a contenerla, stivali verdi da campagna e cappellino in paglia per proteggersi dal sole. Questa volta diversamente dalla prima, indossava un paio di pantaloni corti color cachi tipici degli anziani che mettevano in risalto le sue cosce robuste e con discreta peluria nonostante l’età. Evidentemente il lavoro dei campi lo aiutò in questo.
Ad un certo punto si girò ed i nostri sguardi si incrociarono. Io accennai ad un saluto e lui con il suo viso tondo e gioviale di sempre, facendomi un sorriso mi disse: “Ciao giovanotto! È da un po’ che non ci si vede! Forse gli ortaggi che hai comprato la corsa volta non sono stati di tuo gradimento?”. Io imbarazzatissimo al cospetto di quella autorevole figura risposi quasi balbettando: “No, no! Era tutto buonissimo tanto che ne vorrei acquistare ancora”. “Va bene” rispose con un sorriso furbesco, “Andiamo nella cascina. Ho messo lì la roba da vendere”.
Il mio cervello cominciò ad urlare: questo non è giusto, questa non è la tua vita. Puoi ancora andartene. Girati, vattene!
Don Pietro si avvicinò a me con il suo passo pesante. Quando mi fu vicino allungò il braccio verso il mio viso e dandomi una carezza sulla guancia destra e mormorò: ”Come sta questo ragazzo?”. La sua mano callosa, calda e gentile sul mio viso mi diede una sensazione positiva e calmò il mio batticuore dandomi serenità. Io accennando ad un sorriso un po’ nervoso risposi: ”Bene grazie”. Come 2 amici di sempre mi prese sottobraccio e mi condusse verso la cascina. Compresi che con quel gesto cercava il contatto fisico. Don Pietro era abbastanza accaldato ed il suo odore di uomo anziano sicuramente non pulitissimo raggiunse in breve le mie narici innescando in me qualcosa di piacevolmente ancestrale ed ormonale. Non mi dava alcun fastidio però. Arrivati alla cascina, all’ombra del porticato mi fece sedere su una vecchia poltroncina e mi disse di aspettare che, esattamente come la prima volta, aveva bisogno di far pipì.
Don Pietro si recò dietro uno degli angoli del rustico dove io non potessi vederlo e dopo qualche minuto tornò al mio cospetto armeggiando da uno dei cosciali dei pantaloncini che indossava per mettere a posto il suo armamentario. Poi allargò le gambe e strinse la cintura sotto la sua pancia in maniera tale che per comodità il suo bel ventre ci stesse sopra. Tentò poi di aggiustarsi la corta canottiera un po’ ingiallita dal sudore sotto le ascelle stirandola verso il basso per coprirsi il più possibile ma, inutilmente. La canottiera non era della sua taglia e parte della pancia pelosa continuava a venire fuori in tutta la sua maestosità. “Eccoci qua!” mi disse sedendosi su una sedia di fronte a me ed allargando le gambe. “Ho piacere di rivederti, ragazzo” mi disse togliendosi il cappello di paglia e grattandosi quei pochi capelli bianchi a corona della sua testa. Poi si passo la mano sul viso che evidenziava una barba incolta da 2 giorni. Il mio sguardo non poté che cadere sul suo voluminoso pacco tipico degli anziani cosa della quale lui si accorse. Tutto di lui esprimeva sicurezza e dominanza. Avevo un’attrazione spasmodica nei suoi confronti.
“Hai fretta?” mi chiese. “No”, gli risposi. “E allora prima di prendere gli ortaggi voglio farti assaggiare qualcosa di buono che ho fatto con le mie mani”, mi disse. Da un logoro e piccolo frigorifero posto in un angolo esterno della cascina del quale non mi ero neanche accorto dell’esistenza, tirò fuori una bottiglia di vino rosso bello fresco, poi prese 2 bicchieri adagiati su una mensola e me ne porse uno. “Questo vino è fatto con le mie mani” disse con soddisfazione. “Desidero che ne beviamo un po’ insieme in segno della nostra amicizia” mi disse. Oddio, pensai. Non sono un bevitore ma data la circostanza decisi di accettare per non sembrare *****ese. Preso il bicchiere si avvicinò con la bottiglia e mi versò il vino fresco fin quasi all’orlo. Poi se ne versò altrettanto lui e posata la bottiglia volle brindare. Già al primo sorso mi accorsi che era buono si, ma eccessivamente alcolico per me. “Bevi bevi che fa buon ******” insistette lui mettendo in mostra un sorriso coinvolgente. E bevuta fu!
In quei minuti ingannammo il tempo parlando del più e del meno. Don Pietro mi raccontò di come viveva solo e che in casa avrebbe bisogno di qualcuno che lo aiutasse con le faccende domestiche visto che lavorava quasi tutto il giorno nel campo.
Bevuto tutto il vino del mio bicchiere l’alcol fece sentire i suoi effetti su di me. Ero brillo. Mi sentivo più rilassato e più incoraggiato ad aprirmi alle circostanze. Lui parlava e rideva ed ogni tanto si dava una palpata in mezzo alle gambe come se nulla fosse accendendo le mie fantasie. Ad un certo punto entrò un po’ nel personale e mi chiese “Ma tu, ce l’hai una fidanzatina?”. Io risposi con la verità, “Non ho una fidanzatina” risposi. Ed allora lui indagando ancora e facendo l'occhiolino replicò: “Forse un fidanzatino?”. “No” gli risposi, “Non sono gay e sono ancora come mamma mi ha fatto. In tutta onestà e franchezza non mi vergogno di dire che non ho ancora avuto alcuna esperienza di tipo sessuale”. Chiudemmo l’argomento ed intanto mi accorsi che il vino mi aveva intontito abbastanza. Probabilmente era quello che Don Pietro voleva per raggiungere il suo scopo più agevolmente. Quando mi vide pronto si mise in piedi, mi venne di fronte fino a quando il suo cavallo non fu sotto il mio naso. Attese con una scusa qualche secondo affinché potesse farmi annusare l'olezzo muschiato misto a sudore dei suoi genitali, e farmi chiaramente comprendere chi fosse il maschio fra noi due. La cosa mi imbarazzò un po’ ma mi accese ancor di più. Poi, prendendomi con mano ferma per un braccio mi disse con voce rassicurante: “Vieni ragazzina, entriamo nella cascina a prendere gli ortaggi”. Mi chiamò al femminile ma non ci feci caso brillo com’ero. Io obbedii e mi lasciai condurre dentro il rustico come un automa. Faceva caldo, la luce era bassa. Mi indicò un angolo dove erano accatastate diverse cassette di ortaggi. “Ecco”, mi disse. “Prendi quello che vuoi. Puoi mettere il tutto in quella borsa di plastica”. Oddio stava per ripetersi la stessa vicenda di quindici giorni fa, ma la differenza era che stavolta sapevo come sarebbe potuta finire. Andai nell’angolo indicatomi da Don Pietro e mi chinai a scegliere i miei ortaggi. Alle spalle sentii chiudere la porta con un fermo di metallo e poi i passi di Don Pietro che si avvicinava lentamente verso di me.
“Ti aiuto a scegliere le migliori” mi disse, ed intanto come la prima volta, appoggiò dolcemente il suo pacco nelle mie chiappe e cominciò a strusciarsi. Capii subito le sue intenzioni e lo lasciai fare. Cominciai ad adorare il contatto quel corpo caldo ed umido di maschio anziano su di me ed ansimai per l’eccitazione. Erano sensazioni nuove e l’emozione mi rendeva incapace di prendere alcuna iniziativa. Poi sentii avvicinare la sua bocca al mio orecchio che mi sussurrò: “Stai tranquillo. Quando mi dirai di smettere io mi fermerò”. La risposta la diedero i miei timidi gemiti di piacere ed un impacciato:” Continua, ti prego…”. Obnubilato dal vino, senza freni inibitori ed estasiato dal piacere che via via aumentava, nessuna altra parola riuscì più ad uscire dalla mia bocca.
Il mio consenso lo accese come un a****le: “Non te ne pentirai, bambolina” replicò. Mi prese per le spalle, mi girò mettendomi di fronte a lui, mi sfilò la maglietta, prese la mia testa con ambedue le mani ed avvicinò la sua bocca alla mia. “Dammi un bacio” mi disse, e poggiò le sue calde e spesse labbra sulle mie. Il suo alito era un po’ pesante e sapeva di vino. Io mi irrigidii un po’ ponendo un po’ di resistenza. Non avevo mai baciato in bocca qualcuno tanto meno un anziano grasso peloso e sudato. Ma lui essendo più forte e deciso di me ebbe la meglio ed io mi lasciai andare aprendo le labbra. Prontamente Don Pietro spinse la sua spessa e calda lingua dentro la mia bocca. Nonostante il primo impatto di disgusto mi piacque e fui sommerso da sensazioni di piacere. Istintivamente lo abbracciai. Ben presto la mia bocca fu invasa ed impastata dalla sua saliva tanto che più volte dovetti ingoiarla. Ogni tanto interrompeva il bacio per lasciare che rivoli della sua saliva gocciolassero nella mia bocca che io appunto, non potevo fare a meno di non ingoiare. Intanto l’odore dei suoi umori erano ormai su di me e mi accendevano di più.
Finito di baciarmi scese con la bocca nelle mie tettine sviluppate quasi come quelle di una donna e cominciò ad massaggiarle, leccarle, succhiarle e mordicchiarle mentre le sue grandi calde e rugose mani prendevano possesso dei miei fianchi e delle cosce bianche e lisce. Farfugliava parole che non capivo e grugniva come un cinghiale in calore. Il suo respiro si fece pesante e selvaggio. Sentivo di essere totalmente esposto a quell’anziano ma contestualmente al sicuro tra le sue forti braccia. Ad un certo punto mi attirò a sé stringendomi forte al suo petto ed alla sua pancia e mi disse faccia a faccia con fermezza: "Tu apparterrai a me bambolina, è vero?" Io arrossendo quasi ipnotizzato e rintronato dal vino bevuto e da quel piacere sensuale che per la prima volta provavo, risposi con voce tremante un timido “Si”.
Compresi che non potevo non cedere a lui. Era lui il più forte e nelle condizioni di ottenere tutto ciò che voleva da me. Non potevo combattere contro lui e le mie inclinazioni. In un attimo presi coscienza che per il mio piacere dovevo sottomettermi a lui, lasciarmi condurre e fare tutto ciò che desiderava. Con questa consapevolezza tutti i miei muscoli si ammorbidirono e la tensione si placò.
Inevitabilmente una delle sue mani scese verso il mio fondo schiena. La infilò dentro i miei pantaloncini elasticizzati e cominciò a palpare con decisione il mio culetto tondo, roseo e grassottello. Il mio corpo rispose a lui con sordi gemiti di piacere. Poi tirò fuori la mano dal mio culetto, la porto alla sua bocca e sputò una abbondante dose di saliva sulle sue dita. Rinfilò la mano dentro i miei pantaloncini e si avventurò nel mio buchetto con il suo dito medio lubrificato. Contestualmente riprese a baciarmi sulla bocca mentre sentivo il suo dito bagnato introdursi adagio. Inizialmente feci un po’ di opposizione e mi ritrassi istintivamente, ma lui mi calmò sussurrandomi: “Rilassati. So come fare con i culetti vergini come il tuo. Vedrai che dopo ti piacerà. Spingi come se dovessi andare di corpo”. Un calore perverso mi salì lungo la schiena e feci come disse. Continuò ancora ad usare il suo sputo per facilitare l’introduzione del suo dito grassoccio e lubrificato nel mio buchetto finché alla fine riuscì a violarmi totalmente nonostante qualche mia resistenza dovuto ai fastidi e dolenzie della prima volta. “Sei veramente vergine!” mi disse contento. L’altra mano la passò tra le mie cosce raggiungendo il mio pacco. Mi teneva in mano le palle e parte del pene eretto per rilassarmi e verificare che ne traevo piacere.
Ero in potere di quel vecchio. Dopo essersi gustato a suo piacere il mio corpo cicciottello lo sentii armeggiare con la cintura dei suoi pantaloncini. Intuii cosa voleva adesso da me; voleva incularmi. Sarebbe stata la prima volta per me. Non sapevo come sarebbe andata, ma ero eccitato.
Mi lasciò, mi diede una sonora pacca sul sedere e rovistando con la mano sul suo pacco mi ordinò con autorità: “Togliti i sandali e mettiti a pecora su quel tavolo”. In quegli attimi mi prese il batticuore ed un senso di vergogna perché ebbi la consapevolezza che da quel momento nulla sarebbe stato come prima. La cedevolezza a questo destino avrebbe fatto si che per sempre avrei dovuto celare in cuor mio un segreto inenarrabile: sono stato inculato da un vecchio contadino, grasso, calvo e maleodorante, dentro una vecchia cascina, come una baldracca qualunque. Ma niente avrebbe mai potuto evitare che questo avvenisse perché adesso desideravo quella profanazione.
E così, assunsi la posizione voluta dall'autoritario anziano, mettendomi col culo di fronte a lui. Socchiusi gli occhi di fronte ad una parete consumata dal tempo e nella penombra della cascina strinsi i denti ed aspettai. Don Pietro non perse tempo. Mi abbassò e sfilò con forza pantaloncini e mutandine lasciandomi nudo e totalmente esposto a lui. Poi mi allargò le gambe. Successivamente lo sentii schiarire la gola come se tossisse, raccogliere in bocca una boccata abbondante di saliva e sputarla nella sua mano fatta a coppetta. Poi sentii la sua mano bagnata passare vigorosamente nel mio buco del culo e spalmare per bene lo sputo caldo e viscido raccolto. Per aumentare la lubrificazione e favorire l'eventuale penetrazione introdusse più volte il suo dito medio nel mio orifizio . Ogni tanto dava degli schiaffi decisi alle mie mele ed allungava la mano verso le mie tette palpandole con vigore come ad una vacca e borbottava:"Sarai la mia puttanella".
Quando riconobbe che il mio culetto fu pronto per riceverlo intravidi che si abbassò pantaloncini e mutande, sentii ancorarlo ai miei fianchi ed appoggiare le sue palle ed il suo cazzo umido sul mio culo. Sussurrai di piacere al primo contatto. Con la mano grossa e robusta, mi sollevò leggermente il bacino affinché m’inarcassi meglio e favorire l’aderenza. Posizionò il suo cazzo sul mio solco roseo, glabro ed inesplorato ed iniziò a strusciarlo lentamente avanti ed indietro. Sentivo le sue palle calde e pelose sbattere nella parte inferiore del mio culetto.
Fu una sensazione bellissima. Si masturbava usando il mio culo. Il mio piacere superò il limite e con un gemito eiaculai senza neanche toccarmi. Lui se ne accorse e grugnì: “E brava la mia bambolina. Rilassati che adesso ti inculo!”. Ormai in erezione intravidi Don Pietro sputarsi sul cazzo e spalmarselo di saliva con la sua manona. “Allargati le chiappe” mi disse mugugnando con autorità “Il tuo culetto vergine è mio, tesoro!”. Allungai le braccia all'indietro e mi allargai più che potei. Così spalancato e totalmente accessibile Don Pietro sbuffò ed il suo glande nella penombra trovò l’orifizio e lo puntò .
Improvvisamente si sentirono voci fuori dalla cascina, che venivano dal campo: “Don Pietro, Don Pietro, dove siete? Don Pietrooooo! ”.
“Porca troia buttana Eva!” imprecò lui visibilmente contrariato alzando gli occhi al cielo. “Presto presto, rivestiamoci” disse lui dandomi uno schiaffone nel culo.
Visibilmente scosso arrivai davanti casa con il mio sacchettino di patate in mano. Entrai nell'androne del mio condominio, salutai velocemente il portiere e mi misi davanti l'ascensore in attesa che arrivasse. Quando l'ascensore arrivò vi entrai e pressai il pulsante relativo al mio piano. Le porte si chiusero ed iniziai a salire. L'ambiente piccolo e stretto dell'ascensore favorì l'amplificarsi degli odori intorno facendomi accorgere che avevo ancora addosso l'olezzo dell'anziano. Mi annusai ancora le braccia, le mani e ne ebbi la conferma; anche la mia maglietta era intrisa degli umori del contadino. Tastai la bocca ed avevo ancora anche lì il sapore un po’ rancido delle sue dita ruvide e grassocce passate dai suoi genitali e introdotte nella mia bocca che pochi minuti prima avevo leccato e succhiato. Ebbene, senza volerlo mi ritrovai con le farfalle sullo stomaco. Mi si annebbiò Ero sorpreso di me stesso! Cosa ero diventato! Come in un film mi passarono nuovamente davanti gli occhi quei minuti trascorsi dentro la cascina ma stavolta con desiderio. Ero fuori di me. Intanto l’ascensore arrivò al piano, aprii velocemente la porta di casa, mi accorsi che ero solo, posai per terra il sacchetto di patate, mi spogliai, andai in bagno, mi infilai sotto la doccia. Nonostante i miei buoni propositi non riuscivo a non toccarmi rivivendo quel seppur breve tempo passato con l’anziano contadino. Non potei fare a meno di masturbarmi tanto da venire in meno di un minuto! Il desiderio, la passione, la mia natura avevano preso il sopravvento. Che ne sarà di me, mi domandavo.
La sera a letto senza riuscire a prendere sonno riflettei ancora concludendo che mi trovavo ad un bivio: fuggire da questa attrazione sessuale per l’anziano don Pietro oppure lasciarmi andare e percorrere un terreno nuovo inesplorato, alla comprensione di me stesso, assumendomene tutte le conseguenze.
Passarono un paio di giorni. La mattina come sempre andavo a scuola, il pomeriggio studiavo un po’ e poi facevo qualche uscita con gli amici. Tutto sembrava come prima ma, non lo era. Guardavo il mondo con un occhio diverso. La mia mente era altrove ed i miei amici se ne accorgevano. Tanto che chiedevano: “Ma che hai? Da qualche tempo sei strano!”. Io naturalmente rispondevo che non avevo nulla e che ero solo un po’ stressato a causa dello studio. Dopo una settimana mi accorsi che ardevo di desiderio. Volevo sentirmi ancora sotto il potere di quell’anziano, sotto il suo maschio dominio, rivolevo sentire cil alore del suo grosso e peloso corpo sul mio ed i suoi umori mischiarsi con i miei.
E così un pomeriggio decisi di recarmi nuovamente al campo del contadino.
Faceva caldo e per comodità indossavo un paio di pantaloncino corti, una maglietta ed un paio di sandali. Ero abbastanza nervoso, il mio cervello faceva a pugni con sé stesso. Erano tanti i motivi che mi spingevano a non recarmi dal contadino; paura, vergogna e pregiudizi. Probabilmente dalla vita mi sarei aspettato un incontro romantico con una mia coetanea, discoteca, pizzeria, lume di candela e tutto il resto. Invece mi apprestavo come uno zombie ad incontrare un anziano grasso, peloso e sudato che sentivo stava prendendo il controllo della mia vita.
Arrivato al campo lo vidi in lontananza di spalle indaffarato a zappettare le sue piante. Il cuore mi batteva a mille. Potevo vedere distintamente le sue forme da tipico contadino settantenne tarchiato, robusto, con due belle gambe tozze e piene, la pancia prominente che gli usciva fuori della canottiera bianca che non riusciva a contenerla, stivali verdi da campagna e cappellino in paglia per proteggersi dal sole. Questa volta diversamente dalla prima, indossava un paio di pantaloni corti color cachi tipici degli anziani che mettevano in risalto le sue cosce robuste e con discreta peluria nonostante l’età. Evidentemente il lavoro dei campi lo aiutò in questo.
Ad un certo punto si girò ed i nostri sguardi si incrociarono. Io accennai ad un saluto e lui con il suo viso tondo e gioviale di sempre, facendomi un sorriso mi disse: “Ciao giovanotto! È da un po’ che non ci si vede! Forse gli ortaggi che hai comprato la corsa volta non sono stati di tuo gradimento?”. Io imbarazzatissimo al cospetto di quella autorevole figura risposi quasi balbettando: “No, no! Era tutto buonissimo tanto che ne vorrei acquistare ancora”. “Va bene” rispose con un sorriso furbesco, “Andiamo nella cascina. Ho messo lì la roba da vendere”.
Il mio cervello cominciò ad urlare: questo non è giusto, questa non è la tua vita. Puoi ancora andartene. Girati, vattene!
Don Pietro si avvicinò a me con il suo passo pesante. Quando mi fu vicino allungò il braccio verso il mio viso e dandomi una carezza sulla guancia destra e mormorò: ”Come sta questo ragazzo?”. La sua mano callosa, calda e gentile sul mio viso mi diede una sensazione positiva e calmò il mio batticuore dandomi serenità. Io accennando ad un sorriso un po’ nervoso risposi: ”Bene grazie”. Come 2 amici di sempre mi prese sottobraccio e mi condusse verso la cascina. Compresi che con quel gesto cercava il contatto fisico. Don Pietro era abbastanza accaldato ed il suo odore di uomo anziano sicuramente non pulitissimo raggiunse in breve le mie narici innescando in me qualcosa di piacevolmente ancestrale ed ormonale. Non mi dava alcun fastidio però. Arrivati alla cascina, all’ombra del porticato mi fece sedere su una vecchia poltroncina e mi disse di aspettare che, esattamente come la prima volta, aveva bisogno di far pipì.
Don Pietro si recò dietro uno degli angoli del rustico dove io non potessi vederlo e dopo qualche minuto tornò al mio cospetto armeggiando da uno dei cosciali dei pantaloncini che indossava per mettere a posto il suo armamentario. Poi allargò le gambe e strinse la cintura sotto la sua pancia in maniera tale che per comodità il suo bel ventre ci stesse sopra. Tentò poi di aggiustarsi la corta canottiera un po’ ingiallita dal sudore sotto le ascelle stirandola verso il basso per coprirsi il più possibile ma, inutilmente. La canottiera non era della sua taglia e parte della pancia pelosa continuava a venire fuori in tutta la sua maestosità. “Eccoci qua!” mi disse sedendosi su una sedia di fronte a me ed allargando le gambe. “Ho piacere di rivederti, ragazzo” mi disse togliendosi il cappello di paglia e grattandosi quei pochi capelli bianchi a corona della sua testa. Poi si passo la mano sul viso che evidenziava una barba incolta da 2 giorni. Il mio sguardo non poté che cadere sul suo voluminoso pacco tipico degli anziani cosa della quale lui si accorse. Tutto di lui esprimeva sicurezza e dominanza. Avevo un’attrazione spasmodica nei suoi confronti.
“Hai fretta?” mi chiese. “No”, gli risposi. “E allora prima di prendere gli ortaggi voglio farti assaggiare qualcosa di buono che ho fatto con le mie mani”, mi disse. Da un logoro e piccolo frigorifero posto in un angolo esterno della cascina del quale non mi ero neanche accorto dell’esistenza, tirò fuori una bottiglia di vino rosso bello fresco, poi prese 2 bicchieri adagiati su una mensola e me ne porse uno. “Questo vino è fatto con le mie mani” disse con soddisfazione. “Desidero che ne beviamo un po’ insieme in segno della nostra amicizia” mi disse. Oddio, pensai. Non sono un bevitore ma data la circostanza decisi di accettare per non sembrare *****ese. Preso il bicchiere si avvicinò con la bottiglia e mi versò il vino fresco fin quasi all’orlo. Poi se ne versò altrettanto lui e posata la bottiglia volle brindare. Già al primo sorso mi accorsi che era buono si, ma eccessivamente alcolico per me. “Bevi bevi che fa buon ******” insistette lui mettendo in mostra un sorriso coinvolgente. E bevuta fu!
In quei minuti ingannammo il tempo parlando del più e del meno. Don Pietro mi raccontò di come viveva solo e che in casa avrebbe bisogno di qualcuno che lo aiutasse con le faccende domestiche visto che lavorava quasi tutto il giorno nel campo.
Bevuto tutto il vino del mio bicchiere l’alcol fece sentire i suoi effetti su di me. Ero brillo. Mi sentivo più rilassato e più incoraggiato ad aprirmi alle circostanze. Lui parlava e rideva ed ogni tanto si dava una palpata in mezzo alle gambe come se nulla fosse accendendo le mie fantasie. Ad un certo punto entrò un po’ nel personale e mi chiese “Ma tu, ce l’hai una fidanzatina?”. Io risposi con la verità, “Non ho una fidanzatina” risposi. Ed allora lui indagando ancora e facendo l'occhiolino replicò: “Forse un fidanzatino?”. “No” gli risposi, “Non sono gay e sono ancora come mamma mi ha fatto. In tutta onestà e franchezza non mi vergogno di dire che non ho ancora avuto alcuna esperienza di tipo sessuale”. Chiudemmo l’argomento ed intanto mi accorsi che il vino mi aveva intontito abbastanza. Probabilmente era quello che Don Pietro voleva per raggiungere il suo scopo più agevolmente. Quando mi vide pronto si mise in piedi, mi venne di fronte fino a quando il suo cavallo non fu sotto il mio naso. Attese con una scusa qualche secondo affinché potesse farmi annusare l'olezzo muschiato misto a sudore dei suoi genitali, e farmi chiaramente comprendere chi fosse il maschio fra noi due. La cosa mi imbarazzò un po’ ma mi accese ancor di più. Poi, prendendomi con mano ferma per un braccio mi disse con voce rassicurante: “Vieni ragazzina, entriamo nella cascina a prendere gli ortaggi”. Mi chiamò al femminile ma non ci feci caso brillo com’ero. Io obbedii e mi lasciai condurre dentro il rustico come un automa. Faceva caldo, la luce era bassa. Mi indicò un angolo dove erano accatastate diverse cassette di ortaggi. “Ecco”, mi disse. “Prendi quello che vuoi. Puoi mettere il tutto in quella borsa di plastica”. Oddio stava per ripetersi la stessa vicenda di quindici giorni fa, ma la differenza era che stavolta sapevo come sarebbe potuta finire. Andai nell’angolo indicatomi da Don Pietro e mi chinai a scegliere i miei ortaggi. Alle spalle sentii chiudere la porta con un fermo di metallo e poi i passi di Don Pietro che si avvicinava lentamente verso di me.
“Ti aiuto a scegliere le migliori” mi disse, ed intanto come la prima volta, appoggiò dolcemente il suo pacco nelle mie chiappe e cominciò a strusciarsi. Capii subito le sue intenzioni e lo lasciai fare. Cominciai ad adorare il contatto quel corpo caldo ed umido di maschio anziano su di me ed ansimai per l’eccitazione. Erano sensazioni nuove e l’emozione mi rendeva incapace di prendere alcuna iniziativa. Poi sentii avvicinare la sua bocca al mio orecchio che mi sussurrò: “Stai tranquillo. Quando mi dirai di smettere io mi fermerò”. La risposta la diedero i miei timidi gemiti di piacere ed un impacciato:” Continua, ti prego…”. Obnubilato dal vino, senza freni inibitori ed estasiato dal piacere che via via aumentava, nessuna altra parola riuscì più ad uscire dalla mia bocca.
Il mio consenso lo accese come un a****le: “Non te ne pentirai, bambolina” replicò. Mi prese per le spalle, mi girò mettendomi di fronte a lui, mi sfilò la maglietta, prese la mia testa con ambedue le mani ed avvicinò la sua bocca alla mia. “Dammi un bacio” mi disse, e poggiò le sue calde e spesse labbra sulle mie. Il suo alito era un po’ pesante e sapeva di vino. Io mi irrigidii un po’ ponendo un po’ di resistenza. Non avevo mai baciato in bocca qualcuno tanto meno un anziano grasso peloso e sudato. Ma lui essendo più forte e deciso di me ebbe la meglio ed io mi lasciai andare aprendo le labbra. Prontamente Don Pietro spinse la sua spessa e calda lingua dentro la mia bocca. Nonostante il primo impatto di disgusto mi piacque e fui sommerso da sensazioni di piacere. Istintivamente lo abbracciai. Ben presto la mia bocca fu invasa ed impastata dalla sua saliva tanto che più volte dovetti ingoiarla. Ogni tanto interrompeva il bacio per lasciare che rivoli della sua saliva gocciolassero nella mia bocca che io appunto, non potevo fare a meno di non ingoiare. Intanto l’odore dei suoi umori erano ormai su di me e mi accendevano di più.
Finito di baciarmi scese con la bocca nelle mie tettine sviluppate quasi come quelle di una donna e cominciò ad massaggiarle, leccarle, succhiarle e mordicchiarle mentre le sue grandi calde e rugose mani prendevano possesso dei miei fianchi e delle cosce bianche e lisce. Farfugliava parole che non capivo e grugniva come un cinghiale in calore. Il suo respiro si fece pesante e selvaggio. Sentivo di essere totalmente esposto a quell’anziano ma contestualmente al sicuro tra le sue forti braccia. Ad un certo punto mi attirò a sé stringendomi forte al suo petto ed alla sua pancia e mi disse faccia a faccia con fermezza: "Tu apparterrai a me bambolina, è vero?" Io arrossendo quasi ipnotizzato e rintronato dal vino bevuto e da quel piacere sensuale che per la prima volta provavo, risposi con voce tremante un timido “Si”.
Compresi che non potevo non cedere a lui. Era lui il più forte e nelle condizioni di ottenere tutto ciò che voleva da me. Non potevo combattere contro lui e le mie inclinazioni. In un attimo presi coscienza che per il mio piacere dovevo sottomettermi a lui, lasciarmi condurre e fare tutto ciò che desiderava. Con questa consapevolezza tutti i miei muscoli si ammorbidirono e la tensione si placò.
Inevitabilmente una delle sue mani scese verso il mio fondo schiena. La infilò dentro i miei pantaloncini elasticizzati e cominciò a palpare con decisione il mio culetto tondo, roseo e grassottello. Il mio corpo rispose a lui con sordi gemiti di piacere. Poi tirò fuori la mano dal mio culetto, la porto alla sua bocca e sputò una abbondante dose di saliva sulle sue dita. Rinfilò la mano dentro i miei pantaloncini e si avventurò nel mio buchetto con il suo dito medio lubrificato. Contestualmente riprese a baciarmi sulla bocca mentre sentivo il suo dito bagnato introdursi adagio. Inizialmente feci un po’ di opposizione e mi ritrassi istintivamente, ma lui mi calmò sussurrandomi: “Rilassati. So come fare con i culetti vergini come il tuo. Vedrai che dopo ti piacerà. Spingi come se dovessi andare di corpo”. Un calore perverso mi salì lungo la schiena e feci come disse. Continuò ancora ad usare il suo sputo per facilitare l’introduzione del suo dito grassoccio e lubrificato nel mio buchetto finché alla fine riuscì a violarmi totalmente nonostante qualche mia resistenza dovuto ai fastidi e dolenzie della prima volta. “Sei veramente vergine!” mi disse contento. L’altra mano la passò tra le mie cosce raggiungendo il mio pacco. Mi teneva in mano le palle e parte del pene eretto per rilassarmi e verificare che ne traevo piacere.
Ero in potere di quel vecchio. Dopo essersi gustato a suo piacere il mio corpo cicciottello lo sentii armeggiare con la cintura dei suoi pantaloncini. Intuii cosa voleva adesso da me; voleva incularmi. Sarebbe stata la prima volta per me. Non sapevo come sarebbe andata, ma ero eccitato.
Mi lasciò, mi diede una sonora pacca sul sedere e rovistando con la mano sul suo pacco mi ordinò con autorità: “Togliti i sandali e mettiti a pecora su quel tavolo”. In quegli attimi mi prese il batticuore ed un senso di vergogna perché ebbi la consapevolezza che da quel momento nulla sarebbe stato come prima. La cedevolezza a questo destino avrebbe fatto si che per sempre avrei dovuto celare in cuor mio un segreto inenarrabile: sono stato inculato da un vecchio contadino, grasso, calvo e maleodorante, dentro una vecchia cascina, come una baldracca qualunque. Ma niente avrebbe mai potuto evitare che questo avvenisse perché adesso desideravo quella profanazione.
E così, assunsi la posizione voluta dall'autoritario anziano, mettendomi col culo di fronte a lui. Socchiusi gli occhi di fronte ad una parete consumata dal tempo e nella penombra della cascina strinsi i denti ed aspettai. Don Pietro non perse tempo. Mi abbassò e sfilò con forza pantaloncini e mutandine lasciandomi nudo e totalmente esposto a lui. Poi mi allargò le gambe. Successivamente lo sentii schiarire la gola come se tossisse, raccogliere in bocca una boccata abbondante di saliva e sputarla nella sua mano fatta a coppetta. Poi sentii la sua mano bagnata passare vigorosamente nel mio buco del culo e spalmare per bene lo sputo caldo e viscido raccolto. Per aumentare la lubrificazione e favorire l'eventuale penetrazione introdusse più volte il suo dito medio nel mio orifizio . Ogni tanto dava degli schiaffi decisi alle mie mele ed allungava la mano verso le mie tette palpandole con vigore come ad una vacca e borbottava:"Sarai la mia puttanella".
Quando riconobbe che il mio culetto fu pronto per riceverlo intravidi che si abbassò pantaloncini e mutande, sentii ancorarlo ai miei fianchi ed appoggiare le sue palle ed il suo cazzo umido sul mio culo. Sussurrai di piacere al primo contatto. Con la mano grossa e robusta, mi sollevò leggermente il bacino affinché m’inarcassi meglio e favorire l’aderenza. Posizionò il suo cazzo sul mio solco roseo, glabro ed inesplorato ed iniziò a strusciarlo lentamente avanti ed indietro. Sentivo le sue palle calde e pelose sbattere nella parte inferiore del mio culetto.
Fu una sensazione bellissima. Si masturbava usando il mio culo. Il mio piacere superò il limite e con un gemito eiaculai senza neanche toccarmi. Lui se ne accorse e grugnì: “E brava la mia bambolina. Rilassati che adesso ti inculo!”. Ormai in erezione intravidi Don Pietro sputarsi sul cazzo e spalmarselo di saliva con la sua manona. “Allargati le chiappe” mi disse mugugnando con autorità “Il tuo culetto vergine è mio, tesoro!”. Allungai le braccia all'indietro e mi allargai più che potei. Così spalancato e totalmente accessibile Don Pietro sbuffò ed il suo glande nella penombra trovò l’orifizio e lo puntò .
Improvvisamente si sentirono voci fuori dalla cascina, che venivano dal campo: “Don Pietro, Don Pietro, dove siete? Don Pietrooooo! ”.
“Porca troia buttana Eva!” imprecò lui visibilmente contrariato alzando gli occhi al cielo. “Presto presto, rivestiamoci” disse lui dandomi uno schiaffone nel culo.
5年前