Non tutti gli scambi di coppia riescono col buco 2
Fu davvero strana la decisione di andare a letto senza tornare nell'acqua per provare a scambiarci le donne nonostante ci fossimo liberati di Michael?
Non tanto, eravamo tutti e quattro alle prime armi in campo di orge e scambio di coppie
per cui l’infortunio, senza conseguenze, occorso a Michael fu un ottimo pretesto per lasciar spazio alle paure e ai pregiudizi d'ognuno di noi.
Un animo sensibile l’avrebbe potuto interpretare come un avvertimento da parte del destino a non avventurarsi troppo in là con il sesso estremo.
Sarà, ma i nostri corpi non furono d’accordo.
Ve l’ho già detto che non scopammo neanche con le nostre rispettive donne?
Alex e Dida dormivano nella stanza sopra la nostra, ce ne saremmo accorti se ci fosse stata attività.
La complicanza, almeno per me, si rivelò al mattino: mi svegliai con un cazzo semi eretto ma, sopratutto, sensibile quasi pronto all'orgasmo.
Mai avuto una sensazione simile prima di allora e anche dopo.
Anche lo strofinio delle mutande sembrava la manipolazione di una mano femminile.
Ma cosa mi stava succedendo?
Una tensione erotica molto elevata.
Anni dopo, quando presi il Cialis, il cazzo rimaneva semi-eretto ma non aveva questa sensibilità come mi capitò dopo l’orgia fallita.
Era pazzesco, avevo sempre voglia di fare l'amore ma stranamente non mi veniva di masturbarmi: sentivo il bisogno di un corpo da penetrare.
Io lavoro e penso al sesso.
Vado in banca e penso al sesso.
Torno a casa e, intanto, penso al sesso.
Parafrasando una vecchia canzone.
Già, è ora di pranzo, è ora di tornare a casa, alla Comune.
“Amore, dove sei?”
Non la trovavo, brutto segno, che fosse ancora a scopare con Alex, nonostante l’ora?
Lei e Alex erano persi, erano nella fase di arrapamento totale, quella nella quale tutto viene concesso all'amante, ogni suo tocco fa impazzire, niente preliminari, subito a scopare.
Fantasie? Nuove posizioni? Cazzeggio a letto? Tutto dopo il primo orgasmo.
Si cercavano ogni tre per due, ma solo quando io non c’ero, non mi hanno mai ferito platealmente lasciandomi come un cretino da solo per sfogare le loro voglie, devo essere onesto in questo.
Monia faceva in modo che tutto fosse finito quando io tornavo a casa.
Questo poteva accadere perché io lavoravo al di fuori della Comune, mentre Lei, lavorava all'interno.
E Dida? Non diceva niente al suo uomo?
Alex non era il “suo” uomo, lei se ne fregava delle altre donne di Alex.
Lei era stata plagiata dall'enorme cultura di Alex come solo le tedesche sanno essere irretite ma Dida continuava ad essere una scopamica che non accampava diritti di proprietà.
Mentre Monia era davvero amica di Alex, lavoravano e scherzavano assieme e c’era una complicità non dettata dai centimetri del cazzo e nemmeno dal numero dei libri letti.
Ve l’ho già detto, era un‘altra forma di tenerezza, non era amore ma non vi posso dire altro.
A Dida non sembrava importare trovare altri odori nel letto in cui dormiva con Alex; Monia proteggeva la nostra alcova, lì non ci scopava con Alex… a meno che non cambiasse le lenzuola ogni giorno cosa della quale, anche uno con la testa tra le nuvole come me, alla fine, si sarebbe accorto.
Già, ma dov'era Monia?
Me la sarei trombata seduta stante, il cazzo non accennava a perdere sensibilità.
La vidi, infine, era da sola e fumava una sigaretta con le spalle rivolte alla zona pubblica.
Significava una sola cosa: stava riflettendo.
Se fosse stata una semplice pausa sigaretta, avrebbe rivolto il viso al cortile interno per
interagire con chi c’era in quel momento, solare come solo Lei sapeva essere.
“Ciao”, le dissi. Grugnì una specie di ciao ed era un brutto segno.
O era incazzata con me, che era male, oppure stava prendendo decisioni, il che era
peggio.
Cercai un contatto fisico ma levò la mia mano sulle spalle infastidita, non ci vidi più, me ne
andai senza dirle altro.
Andai in camera, nella nostra camera, la nostra alcova, restaurata e arredata con tanto amore; l’ampia finestra dava su una grigia cisterna dell’acqua potabile, eppure a noi bastava il cielo che si vedeva per darci gioia e luce.
Aver voglia di piangere e di scopare allo stesso momento, mai provato nulla di simile; l’eccitazione, intanto, non se ne andava.
Dopo un po’, entrò Lei, non disse nulla sembrava una pantera a caccia, si mise a cavalcioni su di me e cominciò a baciarmi.
I suoi baci sono sempre davvero belli, sono avvolgenti; succhiava la mia lingua cingendomi le guance con le mani, era Lei a dirigere i baci.
“Amore mio”, le dissi, commosso.
“Togliti tutto”, rispose Lei infastidita. Ma era il suo tono che non lasciava dubbi voleva
scopare con me e non farsi perdonare qualche malefatta commessa con Alex o sotto le
docce.
Monia, quando è davvero eccitata, ha un tono roco della voce inconfondibile e c’è una caratteristica che non potrà mai falsare: deglutisce saliva in modo rumoroso.
Si avverte un <<glom>> a qualche metro di distanza.
Lo fa come preludio alla scopata, non nel momento dell’orgasmo.
Se avesse voluto farsi perdonare qualcosa, avrebbe fatto la gattina tutte fusa e moine,
usando dei vezzeggiativi, la troietta.
Come quando mi raccontò che Alex l'aveva inculata. Troia.
No, stavolta, voleva scopare per scopare e non per farsi perdonare qualcosa...
Voleva scopare giusto con me?
Mi dette la risposta dopo quello che avvenne.
Si alzò per darmi modo di “obbedire” alla sua esortazione. Mi alzai per calarmi pantaloni e mutande fin sotto le ginocchia, sarebbe bastato per ficcarglielo dentro, potevo sedermi per togliermi la maglietta, eravamo alla fine di luglio.
Appena mi sedetti, Lei si avventò sopra di me a seno nudo, si era tolta la maglietta e non
portava reggiseno, che bisogno aveva di sostegno, con una seconda a coppa di
champagne così ferma e dritta? Quando portava il reggiseno, lo faceva per nascondere i capezzoli.
“Succhiamele, ti prego” quasi implorò, non aveva comandato.
Lo feci ben volentieri, è una mia specialità: succhiavo una tetta mentre brancicavo l’altra,
cominciavo dal capezzolo, ingoiandolo quanto più possibile.
Nella mia bocca il suo seno "esplode" come una grossa ciliegia che mi arriva fino alla gola, con la lingua, intanto, andavo torno, torno alla base della tetta e la portavo dentro.
Il capezzolo era ormai contro l’ugola ma io so controllare molto bene il riflesso faringeo; in fondo non era un cazzo che entra nell’esofago, potevo ancora respirare.
Calma e gesso.
Con la lingua finii, il lavoro, oramai era mia: avevo tutta la mammella in bocca e succhiavo e poi mollavo, come nell'allattamento.
Ora capisco le donne che fanno i pompini, altro che sottomissione, si sentono padrone del maschio cui stanno succhiando il cazzo.
Io mi sentivo di “possedere” Monia in quel momento: Lei era dentro di me, una sua parte, almeno.
Lei sbatteva gli occhi, aveva un orgasmo silenzioso che le partiva dalle spalle.
Anni dopo, mentre allattava il nostro primo figlio, mi confessò che provava la stessa sensazione durante la suzione.
Potente ed oscuro universo femminile, dovremmo tutti inchinarci ai suoi segreti.
Stavo per farlo all'altro seno, quando mi accorsi che Lei non si era tolta il pantalone e non
se li levava.
Si alzò, giusto il tempo di abbassare il pantalone di pochi centimetri e portarlo in avanti.
Non aveva le mutande, non le aveva dapprima non se l’era tolte prima di entrare in
camera, non avrebbe avuto senso.
Era una cosa che non avrebbe mai fatto, Lei proteggeva molto la sua fica.
Fece quest’operazione in un attimo e si mise il mio cazzo dentro e andava su e giù; la tetta
destra avrebbe aspettato.
“Ora vengo”, pensai.
Ma non andò così.
A noi maschi, quando abbiamo una seconda erezione dopo esser venuti bene la prima volta, ci viene su un cazzo meno “urgente”.
La tensione, la ricerca del piacere non è più concentrata solo sulla cappella e nel punto L, come nella prima erezione, no, è, come dire… spalmata su tutto il cazzo.
Ecco cosa avevo provato dal risveglio fino alle due di pomeriggio!
La stessa sensazione: avere un cazzo armato, sì, ma come se fossi già venuto in maniera goduriosa, senza però aver già sborrato.
Anche noi maschi dobbiamo imparare a conoscerci.
Donne, Vi prego, guidate questi bambolotti di carne.
Millenni di dominazione sessuale ed abbiano soppresso la conoscenza dei Corpi maschili e femminili. Che spreco.
Ecco perché non sborrai subito: era come se fossi già venuto.
L’orgasmo, in questi casi, è più "femminile": ci sono vari plateau in crescendo, io li chiamo “scalini”.
Posso pompare senza paura di venire ma il piacere sale e si ferma ad un piccolo plateau, segue un periodo refrattario, senza molta eccitazione, poi ad ogni suo ritorno, il piacere cresce sempre più; avverto che l’orgasmo sarà più sublime quanto più riesco a resistere.
Lei gradisce, per fortuna, non si infiamma la vagina e l’uretra come spesso le avviene, cosa che la costringe a smettere, con Monia, è così:
“Buona la prima”; non ci sono seconde possibilità.
Dài, amore, dài, continua così anche tu.
Lei è sulla mia spalla, nell'incavo, lo fa per concentrarsi per godere, lo so, Amore, lo fai perché il mio cazzo non ti basta più e sei tu a comandare il tuo orgasmo, sempre che il mio amico, laggiù, non mi tradisca.
Vai, amore, vai, cavalcami.
“Vieni, ti prego”, mi dice.
Significa una sola cosa: cominciava a bruciarle la vagina, dobbiamo finire ma è stato bello per entrambi.
E veniamo insieme: io, perché mi lascio andare, Lei perché ha deciso di venire.
Volete sapere se le sborrai dentro?
Sì, fu un creampie, contenti?
E la cosa più bella perché la fica munge il cazzo dal pavimento pelvico se la donna sta provando un orgasmo.
Monia, nonostante fosse nullipara, si era fatta impiantare la IUD, la spirale intrauterina per poter scopare liberamente.
La IUD non è indicata per le Donne che non hanno avuto figli perché da forti dolori mestruali ed altre complicanze.
Ma la pillola le abbassava la libido.
Aveva incontrato sulla sua strada, una ginecologa grande scopatrice; questa le disse per filo e per segno come stava la faccenda e Monia accettò: fece la stoica, durante le mestruazioni per poter, poi, essere più edonista per i restanti ventidue giorni.
Voleva scopare, la piccola.
Venne bene, quella volta.
Me ne accorsi dal fatto che non si sollevò subito per pulirsi, a Lei normalmente questa cosa imbarazzava molto.
Il fatto che tutto stesse defluendo mentre era cavalcioni su di me, non sembrava importarle
molto, quel pomeriggio.
Solo, si alzò per mettersi sulle mie gambe di lato, con la testa appoggiata al mio petto.
“Amore, amore mio.”, le sussurravo.
Lei ignorò le mie smancerie e cominciò una litania, come in trance ed era di nuovo arrapata e non perché non avesse
goduto.
Pronunciò queste parole, di nuovo stando appoggiata con la fronte sulla mia clavicola, stava concentrandosi per trovare le parole, questa volta, anziché l'orgasmo.
Aveva la voce roca che vi ho già descritto e deglutiva rumorosamente ma, oltre a questo parlava a voce bassa e non fece nulla per farsi capire bene. Dovevo essere attento ad ogni parola.
Doveva dire tutto e subito perché le costava fatica.
“Oggi – disse – è tutto il giorno che sono arrapata; è da ieri che sto così: quella cosa di stare tutti nella vasca mi ha fatto eccitare troppo, troppo. Ho voglia di scopare, ho provato a masturbarmi ma non ci sono riuscita, non venivo. Se non venivi subito, stavolta non mi trovavi, sarei stata da qualche altra parte. Mi sono anche levata le mutande per sentire meglio gli sfregamenti del pantalone.”
> Lo so io dove saresti andata, troietta <, pensai ma non dissi.
Inoltre, “masturbare” non era parola che usava liberamente, se era riuscita a parlarmi del suo sesso solitario, vuol dire che aveva valore ciò che diceva.
Incredibile, aveva provato le mie stesse sensazioni.
Ora intuivo a cosa portava tutto ciò: dovevamo finire quello che avevamo iniziato.
E se non lo avessimo fatto insieme, Lei lo avrebbe fatto, in ogni caso, lo sentivo.
Glielo dissi, sia del mio cazzo sempre in tiro sia dell’idea di riprovare a scambiarci le coppie, vada come vada.
“Va bene per te, amore?”
Alzò la testa, mi guardò negli occhi e cambiò registro della voce ed una strana luce nei suoi occhi:
“Sì, ma organizza tu, parlaci tu, con Alex”
Io?
“Sì, tu, affronta 'sta cosa, fai l’Uomo e non il piagnone.
Sì, lo so cosa stai provando: Alex ha il cazzo più grosso del tuo?
Sì, sì, SÌ!
Vuoi sapere se godo di più con lui?
Si, ma non perché ce l’ha più grosso ma perché non viene subito come succede a te!
E mi pompa tanto, mamma mia, Doc, se mi pompa...
Hai capito?
E guardami negli occhi, mentre ti parlo!
Ma, sopratutto, non mi fa smancerie, tipo “Amore, amore miooo!” e non mi carezza una spalla come fai tu.
Mi prende le tette alla cieca e me le strizza.
Ecco cosa vorrei da te.
Con Alex non durerà assai perché con lui faccio solo porcate ma con te posso fare tutto il resto e vivere assieme davvero.
Basta che riesci a fare porcate anche tu, hai capito?”
Aveva parlato tutto di un fiato, si era liberata tutto di un colpo ma la cosa che mi faceva tremare era che non aveva sbagliato una parola, nemmeno una virgola: tutto era al suo posto con la chiarezza di quando è il Corpo a dettare i pensieri alla Mente.
È un momento raro concesso a tutti nella vita, basta saperlo cogliere.
Lei ebbe questo momento messianico quel pomeriggio, io lo provai all'epilogo di questa storia.
Poi, cambiò registro ma era sempre sincera, si avvertiva:
“Fammi godere ancora un po’ con lui, ti prego, io lo sento che voglio far altre cose.
Tu lo sai che, finora, la Vita non mi ha dato molto, prima d’incontrare te.
Ti prego, appoggiami in questo e impara a scopare meglio.
E facciamo i porci insieme e vediamo come va. Almeno una volta, ok?
Sappi che se non glielo dici tu, organizzo io ma lo faccio con David che piace pure a quella santa fana di Dida e tu manco lo sapresti.
Allora?”
"Va bene, am… Ok, troietta."
Quasi a rispondere a questo mio pensiero, Lei sculettò la sua fica impiastricciata sopra il mio cazzo ancora barzotto e sensibile, era il segnale per riprendere le danze, altro che bacini e bacioni:
“Girati, che te lo metto nel culo”
“Vieni presto, che ho fame e voglio andare a mangiare.”
Continua…
Non tanto, eravamo tutti e quattro alle prime armi in campo di orge e scambio di coppie
per cui l’infortunio, senza conseguenze, occorso a Michael fu un ottimo pretesto per lasciar spazio alle paure e ai pregiudizi d'ognuno di noi.
Un animo sensibile l’avrebbe potuto interpretare come un avvertimento da parte del destino a non avventurarsi troppo in là con il sesso estremo.
Sarà, ma i nostri corpi non furono d’accordo.
Ve l’ho già detto che non scopammo neanche con le nostre rispettive donne?
Alex e Dida dormivano nella stanza sopra la nostra, ce ne saremmo accorti se ci fosse stata attività.
La complicanza, almeno per me, si rivelò al mattino: mi svegliai con un cazzo semi eretto ma, sopratutto, sensibile quasi pronto all'orgasmo.
Mai avuto una sensazione simile prima di allora e anche dopo.
Anche lo strofinio delle mutande sembrava la manipolazione di una mano femminile.
Ma cosa mi stava succedendo?
Una tensione erotica molto elevata.
Anni dopo, quando presi il Cialis, il cazzo rimaneva semi-eretto ma non aveva questa sensibilità come mi capitò dopo l’orgia fallita.
Era pazzesco, avevo sempre voglia di fare l'amore ma stranamente non mi veniva di masturbarmi: sentivo il bisogno di un corpo da penetrare.
Io lavoro e penso al sesso.
Vado in banca e penso al sesso.
Torno a casa e, intanto, penso al sesso.
Parafrasando una vecchia canzone.
Già, è ora di pranzo, è ora di tornare a casa, alla Comune.
“Amore, dove sei?”
Non la trovavo, brutto segno, che fosse ancora a scopare con Alex, nonostante l’ora?
Lei e Alex erano persi, erano nella fase di arrapamento totale, quella nella quale tutto viene concesso all'amante, ogni suo tocco fa impazzire, niente preliminari, subito a scopare.
Fantasie? Nuove posizioni? Cazzeggio a letto? Tutto dopo il primo orgasmo.
Si cercavano ogni tre per due, ma solo quando io non c’ero, non mi hanno mai ferito platealmente lasciandomi come un cretino da solo per sfogare le loro voglie, devo essere onesto in questo.
Monia faceva in modo che tutto fosse finito quando io tornavo a casa.
Questo poteva accadere perché io lavoravo al di fuori della Comune, mentre Lei, lavorava all'interno.
E Dida? Non diceva niente al suo uomo?
Alex non era il “suo” uomo, lei se ne fregava delle altre donne di Alex.
Lei era stata plagiata dall'enorme cultura di Alex come solo le tedesche sanno essere irretite ma Dida continuava ad essere una scopamica che non accampava diritti di proprietà.
Mentre Monia era davvero amica di Alex, lavoravano e scherzavano assieme e c’era una complicità non dettata dai centimetri del cazzo e nemmeno dal numero dei libri letti.
Ve l’ho già detto, era un‘altra forma di tenerezza, non era amore ma non vi posso dire altro.
A Dida non sembrava importare trovare altri odori nel letto in cui dormiva con Alex; Monia proteggeva la nostra alcova, lì non ci scopava con Alex… a meno che non cambiasse le lenzuola ogni giorno cosa della quale, anche uno con la testa tra le nuvole come me, alla fine, si sarebbe accorto.
Già, ma dov'era Monia?
Me la sarei trombata seduta stante, il cazzo non accennava a perdere sensibilità.
La vidi, infine, era da sola e fumava una sigaretta con le spalle rivolte alla zona pubblica.
Significava una sola cosa: stava riflettendo.
Se fosse stata una semplice pausa sigaretta, avrebbe rivolto il viso al cortile interno per
interagire con chi c’era in quel momento, solare come solo Lei sapeva essere.
“Ciao”, le dissi. Grugnì una specie di ciao ed era un brutto segno.
O era incazzata con me, che era male, oppure stava prendendo decisioni, il che era
peggio.
Cercai un contatto fisico ma levò la mia mano sulle spalle infastidita, non ci vidi più, me ne
andai senza dirle altro.
Andai in camera, nella nostra camera, la nostra alcova, restaurata e arredata con tanto amore; l’ampia finestra dava su una grigia cisterna dell’acqua potabile, eppure a noi bastava il cielo che si vedeva per darci gioia e luce.
Aver voglia di piangere e di scopare allo stesso momento, mai provato nulla di simile; l’eccitazione, intanto, non se ne andava.
Dopo un po’, entrò Lei, non disse nulla sembrava una pantera a caccia, si mise a cavalcioni su di me e cominciò a baciarmi.
I suoi baci sono sempre davvero belli, sono avvolgenti; succhiava la mia lingua cingendomi le guance con le mani, era Lei a dirigere i baci.
“Amore mio”, le dissi, commosso.
“Togliti tutto”, rispose Lei infastidita. Ma era il suo tono che non lasciava dubbi voleva
scopare con me e non farsi perdonare qualche malefatta commessa con Alex o sotto le
docce.
Monia, quando è davvero eccitata, ha un tono roco della voce inconfondibile e c’è una caratteristica che non potrà mai falsare: deglutisce saliva in modo rumoroso.
Si avverte un <<glom>> a qualche metro di distanza.
Lo fa come preludio alla scopata, non nel momento dell’orgasmo.
Se avesse voluto farsi perdonare qualcosa, avrebbe fatto la gattina tutte fusa e moine,
usando dei vezzeggiativi, la troietta.
Come quando mi raccontò che Alex l'aveva inculata. Troia.
No, stavolta, voleva scopare per scopare e non per farsi perdonare qualcosa...
Voleva scopare giusto con me?
Mi dette la risposta dopo quello che avvenne.
Si alzò per darmi modo di “obbedire” alla sua esortazione. Mi alzai per calarmi pantaloni e mutande fin sotto le ginocchia, sarebbe bastato per ficcarglielo dentro, potevo sedermi per togliermi la maglietta, eravamo alla fine di luglio.
Appena mi sedetti, Lei si avventò sopra di me a seno nudo, si era tolta la maglietta e non
portava reggiseno, che bisogno aveva di sostegno, con una seconda a coppa di
champagne così ferma e dritta? Quando portava il reggiseno, lo faceva per nascondere i capezzoli.
“Succhiamele, ti prego” quasi implorò, non aveva comandato.
Lo feci ben volentieri, è una mia specialità: succhiavo una tetta mentre brancicavo l’altra,
cominciavo dal capezzolo, ingoiandolo quanto più possibile.
Nella mia bocca il suo seno "esplode" come una grossa ciliegia che mi arriva fino alla gola, con la lingua, intanto, andavo torno, torno alla base della tetta e la portavo dentro.
Il capezzolo era ormai contro l’ugola ma io so controllare molto bene il riflesso faringeo; in fondo non era un cazzo che entra nell’esofago, potevo ancora respirare.
Calma e gesso.
Con la lingua finii, il lavoro, oramai era mia: avevo tutta la mammella in bocca e succhiavo e poi mollavo, come nell'allattamento.
Ora capisco le donne che fanno i pompini, altro che sottomissione, si sentono padrone del maschio cui stanno succhiando il cazzo.
Io mi sentivo di “possedere” Monia in quel momento: Lei era dentro di me, una sua parte, almeno.
Lei sbatteva gli occhi, aveva un orgasmo silenzioso che le partiva dalle spalle.
Anni dopo, mentre allattava il nostro primo figlio, mi confessò che provava la stessa sensazione durante la suzione.
Potente ed oscuro universo femminile, dovremmo tutti inchinarci ai suoi segreti.
Stavo per farlo all'altro seno, quando mi accorsi che Lei non si era tolta il pantalone e non
se li levava.
Si alzò, giusto il tempo di abbassare il pantalone di pochi centimetri e portarlo in avanti.
Non aveva le mutande, non le aveva dapprima non se l’era tolte prima di entrare in
camera, non avrebbe avuto senso.
Era una cosa che non avrebbe mai fatto, Lei proteggeva molto la sua fica.
Fece quest’operazione in un attimo e si mise il mio cazzo dentro e andava su e giù; la tetta
destra avrebbe aspettato.
“Ora vengo”, pensai.
Ma non andò così.
A noi maschi, quando abbiamo una seconda erezione dopo esser venuti bene la prima volta, ci viene su un cazzo meno “urgente”.
La tensione, la ricerca del piacere non è più concentrata solo sulla cappella e nel punto L, come nella prima erezione, no, è, come dire… spalmata su tutto il cazzo.
Ecco cosa avevo provato dal risveglio fino alle due di pomeriggio!
La stessa sensazione: avere un cazzo armato, sì, ma come se fossi già venuto in maniera goduriosa, senza però aver già sborrato.
Anche noi maschi dobbiamo imparare a conoscerci.
Donne, Vi prego, guidate questi bambolotti di carne.
Millenni di dominazione sessuale ed abbiano soppresso la conoscenza dei Corpi maschili e femminili. Che spreco.
Ecco perché non sborrai subito: era come se fossi già venuto.
L’orgasmo, in questi casi, è più "femminile": ci sono vari plateau in crescendo, io li chiamo “scalini”.
Posso pompare senza paura di venire ma il piacere sale e si ferma ad un piccolo plateau, segue un periodo refrattario, senza molta eccitazione, poi ad ogni suo ritorno, il piacere cresce sempre più; avverto che l’orgasmo sarà più sublime quanto più riesco a resistere.
Lei gradisce, per fortuna, non si infiamma la vagina e l’uretra come spesso le avviene, cosa che la costringe a smettere, con Monia, è così:
“Buona la prima”; non ci sono seconde possibilità.
Dài, amore, dài, continua così anche tu.
Lei è sulla mia spalla, nell'incavo, lo fa per concentrarsi per godere, lo so, Amore, lo fai perché il mio cazzo non ti basta più e sei tu a comandare il tuo orgasmo, sempre che il mio amico, laggiù, non mi tradisca.
Vai, amore, vai, cavalcami.
“Vieni, ti prego”, mi dice.
Significa una sola cosa: cominciava a bruciarle la vagina, dobbiamo finire ma è stato bello per entrambi.
E veniamo insieme: io, perché mi lascio andare, Lei perché ha deciso di venire.
Volete sapere se le sborrai dentro?
Sì, fu un creampie, contenti?
E la cosa più bella perché la fica munge il cazzo dal pavimento pelvico se la donna sta provando un orgasmo.
Monia, nonostante fosse nullipara, si era fatta impiantare la IUD, la spirale intrauterina per poter scopare liberamente.
La IUD non è indicata per le Donne che non hanno avuto figli perché da forti dolori mestruali ed altre complicanze.
Ma la pillola le abbassava la libido.
Aveva incontrato sulla sua strada, una ginecologa grande scopatrice; questa le disse per filo e per segno come stava la faccenda e Monia accettò: fece la stoica, durante le mestruazioni per poter, poi, essere più edonista per i restanti ventidue giorni.
Voleva scopare, la piccola.
Venne bene, quella volta.
Me ne accorsi dal fatto che non si sollevò subito per pulirsi, a Lei normalmente questa cosa imbarazzava molto.
Il fatto che tutto stesse defluendo mentre era cavalcioni su di me, non sembrava importarle
molto, quel pomeriggio.
Solo, si alzò per mettersi sulle mie gambe di lato, con la testa appoggiata al mio petto.
“Amore, amore mio.”, le sussurravo.
Lei ignorò le mie smancerie e cominciò una litania, come in trance ed era di nuovo arrapata e non perché non avesse
goduto.
Pronunciò queste parole, di nuovo stando appoggiata con la fronte sulla mia clavicola, stava concentrandosi per trovare le parole, questa volta, anziché l'orgasmo.
Aveva la voce roca che vi ho già descritto e deglutiva rumorosamente ma, oltre a questo parlava a voce bassa e non fece nulla per farsi capire bene. Dovevo essere attento ad ogni parola.
Doveva dire tutto e subito perché le costava fatica.
“Oggi – disse – è tutto il giorno che sono arrapata; è da ieri che sto così: quella cosa di stare tutti nella vasca mi ha fatto eccitare troppo, troppo. Ho voglia di scopare, ho provato a masturbarmi ma non ci sono riuscita, non venivo. Se non venivi subito, stavolta non mi trovavi, sarei stata da qualche altra parte. Mi sono anche levata le mutande per sentire meglio gli sfregamenti del pantalone.”
> Lo so io dove saresti andata, troietta <, pensai ma non dissi.
Inoltre, “masturbare” non era parola che usava liberamente, se era riuscita a parlarmi del suo sesso solitario, vuol dire che aveva valore ciò che diceva.
Incredibile, aveva provato le mie stesse sensazioni.
Ora intuivo a cosa portava tutto ciò: dovevamo finire quello che avevamo iniziato.
E se non lo avessimo fatto insieme, Lei lo avrebbe fatto, in ogni caso, lo sentivo.
Glielo dissi, sia del mio cazzo sempre in tiro sia dell’idea di riprovare a scambiarci le coppie, vada come vada.
“Va bene per te, amore?”
Alzò la testa, mi guardò negli occhi e cambiò registro della voce ed una strana luce nei suoi occhi:
“Sì, ma organizza tu, parlaci tu, con Alex”
Io?
“Sì, tu, affronta 'sta cosa, fai l’Uomo e non il piagnone.
Sì, lo so cosa stai provando: Alex ha il cazzo più grosso del tuo?
Sì, sì, SÌ!
Vuoi sapere se godo di più con lui?
Si, ma non perché ce l’ha più grosso ma perché non viene subito come succede a te!
E mi pompa tanto, mamma mia, Doc, se mi pompa...
Hai capito?
E guardami negli occhi, mentre ti parlo!
Ma, sopratutto, non mi fa smancerie, tipo “Amore, amore miooo!” e non mi carezza una spalla come fai tu.
Mi prende le tette alla cieca e me le strizza.
Ecco cosa vorrei da te.
Con Alex non durerà assai perché con lui faccio solo porcate ma con te posso fare tutto il resto e vivere assieme davvero.
Basta che riesci a fare porcate anche tu, hai capito?”
Aveva parlato tutto di un fiato, si era liberata tutto di un colpo ma la cosa che mi faceva tremare era che non aveva sbagliato una parola, nemmeno una virgola: tutto era al suo posto con la chiarezza di quando è il Corpo a dettare i pensieri alla Mente.
È un momento raro concesso a tutti nella vita, basta saperlo cogliere.
Lei ebbe questo momento messianico quel pomeriggio, io lo provai all'epilogo di questa storia.
Poi, cambiò registro ma era sempre sincera, si avvertiva:
“Fammi godere ancora un po’ con lui, ti prego, io lo sento che voglio far altre cose.
Tu lo sai che, finora, la Vita non mi ha dato molto, prima d’incontrare te.
Ti prego, appoggiami in questo e impara a scopare meglio.
E facciamo i porci insieme e vediamo come va. Almeno una volta, ok?
Sappi che se non glielo dici tu, organizzo io ma lo faccio con David che piace pure a quella santa fana di Dida e tu manco lo sapresti.
Allora?”
"Va bene, am… Ok, troietta."
Quasi a rispondere a questo mio pensiero, Lei sculettò la sua fica impiastricciata sopra il mio cazzo ancora barzotto e sensibile, era il segnale per riprendere le danze, altro che bacini e bacioni:
“Girati, che te lo metto nel culo”
“Vieni presto, che ho fame e voglio andare a mangiare.”
Continua…
5年前