Ute, trombamica ante litteram - 2
Partii dall'Appennino quel giorno stesso con la mia Lambretta.
No, Ute, non venne con me, troppo scomodo per lei, troppo incerto per tutti e due con
quella schifezza di moto, troppo fastidioso per me animo rapace.
Non stavo ancora capendo che Ute, scopava che era un piacere ma si era già affezionata
a me; la risata sulla mia battuta che suggellava una notte licenziosa sotto gli sguardi di tutti
(tutta gente avvezza a combinarne anche loro, suvvia…) voleva farmi capire che per lei
non ero solo un dildo di carne con attaccato, per disgrazia, un bambolotto di carne con
tutte le sue angosce.
Le ero, quantomeno, simpatico, ecco.
Intanto sapevo dove abitava ma non avevano il telefono in casa.
Vediamo, allora, che succede se vado ad incontrarla.
Starà scopando con qualcun altro?
Non c’era? C’era e mi avrebbe mandato via, cortesemente?
No. Suonai e mi aprì lei, un abbraccio affettuoso sulla porta e poi via di lingua nella bocca
sulle scale.
Ma aspetta, Ute! Un momen… ma chi se ne frega, stavo già a metterle le mani sulle tettine
mentre chiudevo la porta con il piede.
Dov'è la tua camera?
La prima a destra. Il letto ad una piazza e mezza (l’adoro) subito a sinistra, entrando.
Ti levo tutto, Ute, hai poca roba addosso, poi, mi spoglio in un attimo, cazzo che freddo in
questa casa senza riscaldamento, l’autunno incombe, meglio così subito a letto.
Preliminari’? Un cazzo! Nel senso che fu subito un cazzo in fica.
Ah, già! Mi ero dimenticato del vaginismo!
Strofino e do una botta, strofino di nuovo e via un affondo e lei a cavalcioni su di me con i
tendini inguinali ben tesi, lo vuol dentro, la piccola ma bisogna faticare.
Soffre lei che lo prende, figuratevi se non posso soffrire io.
Ecco è dentro e non vengo subito nemmeno a pensarci.
Spendiamo una cifra di anelli per stringere il pene che non servono solo a fare da laccio
emostatico per gonfiarlo vieppiù ma anche da ritardante
E io che avevo trovato una fica full optional, dovrei stare a lamentarmi?
Ma neanche per sogno.
“Houston, sono dentro, procedo con l’esplorazione. Ambiente umido e scivoloso.”
Non sei una troia, Ute, sei una sana ragazza cui piace scopare.
Non sei una troietta. Ute.
Hai scopato con altri, Ute?
Non mi interessa.
Scopa me, adesso, Ute.
Ute che vola di fiore in fiore.
Vai su e giù, fatica tu per me.
Ma ogni tanto di devo fottere e ti pompo dal basso, altrimenti, non sento più niente.
Ma non è solo quello: ti devo possedere, sentirti mia, con la tua testa che ballonzola da una parte e l’altra mentre ti metto una o due dita nel tuo culetto, Ute.
E tu non protesti, Ute di fiore in fiore.
Ma perché non te l’ho mai messo nel culo, Ute?
Tu non chiedevi mai ed io dovevo crescere,
sessualmente.
Ecco perché.
Stavo per dirti “Girati” e tu ti saresti girata ma ebbi un lampo di cattiveria.
“Vai giù”, ordinai.
Lo sapete già, Ute obbedì.
Ma niente missionaria, mi portai le sue cosce sulle mie spalle, oggi avrei detto che la cavità poplitea era appoggiate sulle mie clavicole.
E ti fottevo, Ute, madre santa di tutte le vagine, ti fottevo ed era una gioia.
Avevo il fulcro rappresentato dalla punta dei piedi, il resto del mio corpo era un pezzo
rigido, non era il bacino ad imprimere le botte e la propulsione era data dalle mie braccia.
Su e giù, Ute di fiore in fiore, su e giù.
Stavo facendo flessioni sulle braccia, solo che, l’arco tracciato dal mio corpo, incontrava
sulla sua strada la vagina di Ute.
E tu, Ute, ricevevi delle gran botte perché a penetrarti, non era solo il mio cazzo ma ero
tutto intero ad entrarti.
<<Dai, Doc, non esagerare… la spinta era notevole, rispetto a quella data dal solo bacino
e entravi qualche centimetro in più rispetto alle *** misure!>>
Va bene, grazie, amici nerd.
In ogni caso, a volte mi sembrava di avvertire il muso di tinca dell’utero, la cervice che
sporgeva nella vagina, o erano solo pieghe?
Il mio ego era gonfio come i miei corpi cavernosi, cazzo.
E bisogna anche aggiungere che, con quella posizione, le gambe non davano alcun ostacolo alla penetrazione, era una situazione ideale.
Tu avevi smorfie di dolore, Ute di fiore in fiore, le *** labbra non erano solo a ventosa ma
s’increspavano, erano quasi imbronciate ma non dicevano: “Basta, Doc, mi fai male!”
Avrei smesso.
So fermarmi, io.
Ma tu, no… andavi avanti.
In ogni caso, era dura anche per me, in fin dei conti son sempre flessioni, anche se con vagina come contrappeso.
E con un pene che trascinava tutto in avanti:
- una trazione a base di pene ma non "penosa" perché non era deludente…
- era più una pene-trazione, oserei il dire.
Cambio!
No, niente doggy style: solo scesi dalla macchina umana e le feci piegare le gambe.
Ora cosce e polpacci erano un tutt'uno ed io mi appoggiai su di lei.
Ora era lei a fare da bilanciere, da molla di ritorno, meno penetrazione ma tanta armonia.
Era tutto più fluido ma lei increspava le labbra, lo stesso.
E fu allora che venni la prima volta, tutto in vagina, altro che a smanettarsi davanti ad
inesistenti telecamere e venirle sul viso.
Sacrileghi! Se avessi voluto masturbarmi, lo avrei fatto nel bagno di casa mia!
Venni la prima volta.
“Ute, ti è piaciuto?”
“Sì, anche se, con gambe così, molto faticoso ma bello”
E sfido io, anche il mio cazzo ti arrivava alla cervice senza sfondarla ma solo a baciarla, con la mia cappella gentile.
Lo facemmo ancora, così, nella ripresa, altro che doggy style.
Ute, di fiore in fiore, dove sei ora?
No, Ute, non venne con me, troppo scomodo per lei, troppo incerto per tutti e due con
quella schifezza di moto, troppo fastidioso per me animo rapace.
Non stavo ancora capendo che Ute, scopava che era un piacere ma si era già affezionata
a me; la risata sulla mia battuta che suggellava una notte licenziosa sotto gli sguardi di tutti
(tutta gente avvezza a combinarne anche loro, suvvia…) voleva farmi capire che per lei
non ero solo un dildo di carne con attaccato, per disgrazia, un bambolotto di carne con
tutte le sue angosce.
Le ero, quantomeno, simpatico, ecco.
Intanto sapevo dove abitava ma non avevano il telefono in casa.
Vediamo, allora, che succede se vado ad incontrarla.
Starà scopando con qualcun altro?
Non c’era? C’era e mi avrebbe mandato via, cortesemente?
No. Suonai e mi aprì lei, un abbraccio affettuoso sulla porta e poi via di lingua nella bocca
sulle scale.
Ma aspetta, Ute! Un momen… ma chi se ne frega, stavo già a metterle le mani sulle tettine
mentre chiudevo la porta con il piede.
Dov'è la tua camera?
La prima a destra. Il letto ad una piazza e mezza (l’adoro) subito a sinistra, entrando.
Ti levo tutto, Ute, hai poca roba addosso, poi, mi spoglio in un attimo, cazzo che freddo in
questa casa senza riscaldamento, l’autunno incombe, meglio così subito a letto.
Preliminari’? Un cazzo! Nel senso che fu subito un cazzo in fica.
Ah, già! Mi ero dimenticato del vaginismo!
Strofino e do una botta, strofino di nuovo e via un affondo e lei a cavalcioni su di me con i
tendini inguinali ben tesi, lo vuol dentro, la piccola ma bisogna faticare.
Soffre lei che lo prende, figuratevi se non posso soffrire io.
Ecco è dentro e non vengo subito nemmeno a pensarci.
Spendiamo una cifra di anelli per stringere il pene che non servono solo a fare da laccio
emostatico per gonfiarlo vieppiù ma anche da ritardante
E io che avevo trovato una fica full optional, dovrei stare a lamentarmi?
Ma neanche per sogno.
“Houston, sono dentro, procedo con l’esplorazione. Ambiente umido e scivoloso.”
Non sei una troia, Ute, sei una sana ragazza cui piace scopare.
Non sei una troietta. Ute.
Hai scopato con altri, Ute?
Non mi interessa.
Scopa me, adesso, Ute.
Ute che vola di fiore in fiore.
Vai su e giù, fatica tu per me.
Ma ogni tanto di devo fottere e ti pompo dal basso, altrimenti, non sento più niente.
Ma non è solo quello: ti devo possedere, sentirti mia, con la tua testa che ballonzola da una parte e l’altra mentre ti metto una o due dita nel tuo culetto, Ute.
E tu non protesti, Ute di fiore in fiore.
Ma perché non te l’ho mai messo nel culo, Ute?
Tu non chiedevi mai ed io dovevo crescere,
sessualmente.
Ecco perché.
Stavo per dirti “Girati” e tu ti saresti girata ma ebbi un lampo di cattiveria.
“Vai giù”, ordinai.
Lo sapete già, Ute obbedì.
Ma niente missionaria, mi portai le sue cosce sulle mie spalle, oggi avrei detto che la cavità poplitea era appoggiate sulle mie clavicole.
E ti fottevo, Ute, madre santa di tutte le vagine, ti fottevo ed era una gioia.
Avevo il fulcro rappresentato dalla punta dei piedi, il resto del mio corpo era un pezzo
rigido, non era il bacino ad imprimere le botte e la propulsione era data dalle mie braccia.
Su e giù, Ute di fiore in fiore, su e giù.
Stavo facendo flessioni sulle braccia, solo che, l’arco tracciato dal mio corpo, incontrava
sulla sua strada la vagina di Ute.
E tu, Ute, ricevevi delle gran botte perché a penetrarti, non era solo il mio cazzo ma ero
tutto intero ad entrarti.
<<Dai, Doc, non esagerare… la spinta era notevole, rispetto a quella data dal solo bacino
e entravi qualche centimetro in più rispetto alle *** misure!>>
Va bene, grazie, amici nerd.
In ogni caso, a volte mi sembrava di avvertire il muso di tinca dell’utero, la cervice che
sporgeva nella vagina, o erano solo pieghe?
Il mio ego era gonfio come i miei corpi cavernosi, cazzo.
E bisogna anche aggiungere che, con quella posizione, le gambe non davano alcun ostacolo alla penetrazione, era una situazione ideale.
Tu avevi smorfie di dolore, Ute di fiore in fiore, le *** labbra non erano solo a ventosa ma
s’increspavano, erano quasi imbronciate ma non dicevano: “Basta, Doc, mi fai male!”
Avrei smesso.
So fermarmi, io.
Ma tu, no… andavi avanti.
In ogni caso, era dura anche per me, in fin dei conti son sempre flessioni, anche se con vagina come contrappeso.
E con un pene che trascinava tutto in avanti:
- una trazione a base di pene ma non "penosa" perché non era deludente…
- era più una pene-trazione, oserei il dire.
Cambio!
No, niente doggy style: solo scesi dalla macchina umana e le feci piegare le gambe.
Ora cosce e polpacci erano un tutt'uno ed io mi appoggiai su di lei.
Ora era lei a fare da bilanciere, da molla di ritorno, meno penetrazione ma tanta armonia.
Era tutto più fluido ma lei increspava le labbra, lo stesso.
E fu allora che venni la prima volta, tutto in vagina, altro che a smanettarsi davanti ad
inesistenti telecamere e venirle sul viso.
Sacrileghi! Se avessi voluto masturbarmi, lo avrei fatto nel bagno di casa mia!
Venni la prima volta.
“Ute, ti è piaciuto?”
“Sì, anche se, con gambe così, molto faticoso ma bello”
E sfido io, anche il mio cazzo ti arrivava alla cervice senza sfondarla ma solo a baciarla, con la mia cappella gentile.
Lo facemmo ancora, così, nella ripresa, altro che doggy style.
Ute, di fiore in fiore, dove sei ora?
5年前