Una famiglia particolare - Zia Stefania parte 1
Non era la prima volta che vedevo mia zia Stefania litigare con il compagno di mia madre, Sergio. Io ero in camera che dormivo quando le voci urlanti dei due che provenivano dalla cucina mi svegliarono. Ero abituato a coricarmi presto la sera poiché alla mattina mi svegliavo all’alba per andare a lavorare in una panetteria, un impiego estivo prima di ricominciare la scuola a settembre. Quasi spaventato mi alzai per andare a vedere cosa stesse accadendo cercando di non farmi vedere. In quel mentre vidi zia Stefy che lanciava delle carte addosso a Sergio che, in conseguenza a tale gesto, si voltò impetuoso e minaccioso verso di lei. Zia Stefy indietreggiò sino ad arrivare spalle al muro mentre Sergio le si avvicinò portando il suo viso contro quello della zia. Lei era a braccia aperte contro la parete come se fosse un ferro attratto dalla una calamita; Sergio alzò le braccia verso l’alto e sbattè le mani sul muro ai lati del viso della zia. Ebbi paura che accadesse qualcosa di brutto, violento e non sapevo se intervenire o meno. Ci fu un attimo di silenzio mentre i due stavano impalati e fermi in quella posizione. Ad un tratto Sergio sembrò annusare il collo lungo e teso della zia mentre lei cominciò a spingere il suo bacino verso di lui. Sergio staccò una mano dal muro e la infilò sotto il vestitino leggero della zia, risalendo dalla coscia sino ai glutei; le strinse con forza una chiappa con la sua grande mano, tirandola violentemente a sé e facendo sbattere i bacini dei due l’uno contro l’altro; nel mentre le disse qualcosa nell’orecchio che non riuscii a sentire. Io ero impietrito ed eccitato nello stesso momento. Vedere il corpo sinuoso di mia zia impalato al muro, con esposta la sua lunga coscia trattenuta da dietro da quella mano di ferro che aveva Sergio, i suoi capelli lunghi, lisci e mori che disordinatamente le coprivano il viso, lasciando spuntare solo la punta del nasino alla francese e parte di quella bocca carnosa e rossa, era tremendamente eccitante. Mia zia era proprio una gran figa. Scioccante era invece vedere il compagno di mia madre in quella situazione, non comprendevo cosa volesse fare con la zia, perché le stava stringendole il culo, perché il tutto mi pareva la scena iniziale di una bella scopata violenta.
Ma poi lo vidi discostarsi ed andarsene, notando un imbarazzante ed abbondante rigonfiamento nei suoi pantaloncini. Zia Stefy rimase li qualche minuto prima di riprendersi e ricomporsi. Io mi rimisi velocemente a letto mentre sentivo i passi di mia zia raggiungere la nostra camera.
Zia Stefania era la sorella minore di mia madre, la terza per l’esattezza. C’era anche zia Elena che era la secondogenita. Mia madre, la prima delle tre sorelle aveva quarantadue anni ed io ero l’unico figlio. Era rimasta incinta quando aveva ventitrè anni durante una vacanza estiva frequentando un tipo occasionale; diciamo che sono il frutto di un preservativo bucato! Mamma poi, quando lo scoprì, essendo contro l’aborto, decise di tenermi. Mio padre ovviamente fu impossibile rintracciarlo.
Rimase sola per tanti anni e poi conobbe Sergio che l’anno scorso venne a vivere con noi.
Zia Elena, poco più giovane di lei, aveva meno di quarant’anni e due figlie, Laura e Paola, poco più piccole di me. Aveva perso il marito molti anni fa; morì in un incidente stradale. Da allora rimase sempre sola con le figlie.
Infine zia Stefania, la minore di tutte, aveva 30 anni ed era single.
Abitavamo tutti nella casa dei miei defunti nonni, un vecchio stabile di due livelli con una piccola corte interna. Mamma e zia Stefy avevano sempre abitato in quella casa mentre zia Elena, con grande insistenza dei nonni, si traferì dopo che rimase vedova.
Sergio, un bell’uomo di circa quarant’anni o poco più, fu introdotto in casa da mia madre con il consenso unanime di tutti circa un anno fà. Cercò da subito di convincere le tre sorelle a risistemare quell’abitazione per adattarla ai tre nuclei famigliari e dopo qualche mese, con tutti d’accordo, iniziarono i lavori di ristrutturazione. Sino a quel momento si viveva praticamente tutti insieme.
Ora, però, con i lavori in corso, eravamo non solo tutti insieme ma praticamente accampati; avevamo a disposizione solo due piccole camere, un bagno ed una grande cucina. Nella prima camera dormivano mia madre, zia Ele e Paola, la cugina di 15 anni; nell’altra io, mia cugina Laura, di 17 anni, e zia Stefania. Sergio solitamente dormiva nel divano in cucina tranne quando Laura e Paola andavano dai nonni paterni a trascorrere il weekend. In quelle occasioni, zia Elena dormiva sul divano al posto di Sergio così da lasciarli godere la loro intimità; peccato che la loro intimità veviva puntualmente condivisa da tutti gli occupanti della casa che erano costretti, loro malgrado, sentire i vari vocalizzi ansimanti coronati dal rumore infernale che faceva il loro letto cigolante sbattendo sul muro al quale era appoggiato.
I lavori di ristrutturazione li faceva Sergio nel dopolavoro, lui era un capomastro, aiutato da due suoi amici anch’essi muratori. Mentre la mamma e zia Ele davano piena fiducia all’operato di Sergio, zia Stefania aveva sempre da ridire e spesso litigavano. Lei è un bel peperino e le cose non le manda certo a dire. Non erano mai d’accordo su nulla. E quella sera, come in tante altre occasioni, la solita litigata. Ma fino ad allora non mi era mai capitato di vedere una scena simile tra loro.
Rientrai scosso nel mio letto, che è posto ai piedi di quello della zia Stefy, e cercai di far finta di dormire profondamente; non volevo destare sospetti quando lei sarebbe entrata di lì a poco. Infatti, passarono pochi minuti ed uscì dal bagno, entrò in camera e socchiuse la porta; si levò il vestitino scoprendo i suoi bellissimi seni a coppa di champagne, si infilò una maglietta e si adagiò sul suo letto.
In quel particolare periodo dove vivevamo praticamente tutti ammassati, non era insolito vedersi mezzi nudi; lo spazio era poco e mantenere la privacy era quasi impossibile. Più volte mi sono ritrovato e vedere i seni delle mie zie, di mia madre e delle mie cugine; pertanto, quella sera non era la prima volta che vedevo le tette di zia Stefania.
Erano tre sorelle molto belle, tutte e tre more, slanciate e giovanili. Mentre mia madre e mia zia Ele erano molto succubi della figura maschile, probabilmente dall’educazione famigliare imposta dai miei nonni, Stefania era quella ribelle. Lei non sottostava al volere del maschio, lei si ribellava. Infatti era l’unica che trovava da dire a Sergio, mentre mamma e zia Ele parevano le sue schiavette ed assecondavano qualsiasi cosa lui dicesse o facesse.
Eh si, anche zia Ele pareva essere devota all’unico uomo rimasto in famiglia, tanto che visto da estraneo, non si capiva se era il compagno di mia madre o suo. Secondo me lo era di entrambe ma probabilmente questa era solo una mia illazione. Pensavo che l’unica ad essere estranea al fascino e rispetto del maschio Sergio in casa fosse zia Stefania ma dopo la scenata che avevo appena visto cominciai a non esserne più così certo. Anche Laura e Paola lo veneravano e personalmente penso anche troppo poiché mi pareva che per loro ogni occasione era buona per saltargli addosso con abbracci, bacetti e strusciatine varie. E se buon ****** non mente, c’era molta malizia in quelle due zoccolette. Sergio, dal canto suo, non aveva proprio l’aria del buon padre di famiglia, anzi, aveva sempre uno sguardo da porco assatanato ed anche i suoi modi di fare davano sempre l’idea di essere gesti a sfondo sessuale. Tanto per dirne qualcuna, ogni volta che passa vicino a zia Ele non manca mai di darle una bella palpata al suo culetto, con la scusa di scansarla, piuttosto che chiedere di avere dei massaggi alle spalle a Laura, magari quando aveva i pantaloncini della tuta o addirittura con solo i boxer, mentre il suo pacco, sempre bello in vista, diventava gonfio dando spettacolo a chi li stava vicino! E’ vero, si capiva che sotto quelle mutande aveva un bell’arnese ma forse ancora non sapeva di non essere l’unico ben messo in casa!
La stanza era fievolmente illuminata dalla luce della luna che entrava dalla finestra, che lasciavamo completamente aperta per gran caldo di quella stagione estiva.
Mi sentivo agitato per quanto era accaduto ma soprattutto per quello che avevo visto. Zia Stefy in quella circostanza mi aveva molto eccitato e sinceramente non l’avevo mai pensata in quel modo. In tutti questi anni non mi ero mai eccitato pensando a zia Stefy, a differenza, per esempio, di mia zia Ele alla quale, negli ultimi anni, qualche centinaio di seghe gliele avevo dedicate. Lei invece l’ho sempre vista e pensata come una sorella maggiore, anche perché, fondamentalmente, mi aveva cresciuto; era la mia mamma-sorella-zia, la mia guida, la mia complice. Ma adesso, ripensandola in quella scena, con quel fare sessualmente provocante, mi ha scombussolato totalmente, E’ come se avessi aperto gli occhi per la prima volta ed ora la vedevo diversa o in modo diverso. E se fosse gelosia? Certo, gelosia sessuale, quella donna è sempre stata mia ed ora doveva esserlo ancora di più; se aveva bisogno di cazzo avrei potuto darglielo io e non quel coglione. La zia è mia e se vuole scopare, la scopo io. In più è anche una gran bella figa! E riflettendoci bene, il mio pensiero i****tuoso non era poi così grave; non era né mia madre ne tantomeno mia sorella. Se poi ero riuscito a superare il conflitto di parentela con le mie cuginette negli anni passati, ritenni che potessi farlo tranquillamente anche con la zia. Quindi aprii immediatamente un nuovo mondo di pensieri su di lei mentre la mia eccitazione era fuori controllo. Mi sentivo enormemente stupido di non essermi svegliato prima.
Alzai la testa dal cuscino, volevo vederla ancora, sotto una nuova luce che non fosse solo quella della luna. Avevo uno dei suoi piedi praticamente vicino alla mia faccia, come sempre nell’ultimo anno, peraltro. Mi avvicinai silenziosamente per poterne sentire l’odore. Ero in estasi. Il lieve odore che riuscivo a percepire vicino alla pianta del suo piedino era meraviglioso, mi faceva immediatamente pensare al sesso. Sapeva di buono. Lei, che era distesa a pancia sopra, pareva ancora agitata, probabilmente per quanto era accaduto prima. Sbuffava leggermente ed il suo respiro era affannoso. Le sue braccia continuavano a muoversi, da appoggiate al materasso a sopra la pancia, da sopra alla nuca a massaggiarsi il collo. Ad un tratto le posò sui suoi seni per poi farle scivolare lentamente sulla pancia ed infine ancora più giù, sul suo monte di venere che ora pareva una montagna che dominava la valle sottostante. Cominciò a premerle sul suo corpo e farle scivolare ancor più sotto, sollevando leggermente la maglietta. Spostò le gambe, come per divaricarle, ma in quel movimento il suo piede tocco la mia faccia. Io restai paralizzato, fui pervaso dal panico e dall’imbarazzo. Come potevo giustificare la mia faccia lì vicino? Non sapendo cosa fare, cercai piano piano di appoggiarla al materasso come se, mentre dormivo, mi fossi spostato con la testa nel suo contiguo letto. Lei dapprima, spostò velocemente la gamba e poi si alzò leggermente per vedere cosa avesse toccato. Comprese che ero io, si ridistese ed inaspettatamente mi passò il suo piedino delicatamente sulla mio viso, giocherellando con il mio naso e le mie labbra. Infine si girò su di un fianco, rannicchiata. Io aspettai ancora un po', per vedere cosa accadesse ancora ma poi, pur quanto eccitato, fui travolto dal sonno.
Quella notte alla fine dormii *************** ore e quando mi alzai ero distrutto. Sarei rincasato solo nel primo pomeriggio, finito il mio turno e mi promisi di recuperare il sonno perduto con un pisolo pomeridiano. Quella mattina pensai solo a lei, a mia zia Stefy. Non vedevo l’ora di rincasare per poi ritrovarla alla sera e godermela di più, o meglio, di cominciare a godermela come mai avevo fatto prima, cioè sessualmente. Tornato a casa, pranzai velocemente e poi mi chiusi in camera per cercare qualcosa di suo; volevo annusare i suoi odori, i suoi umori. Rovistai qua e là ma non trovai nulla di interessante; erano tutti vestiti puliti. Niente intimo. Vidi solo le sue ciabatte poste vicino al letto ed un paio di scarpe nere con il tacco e chiuse in punta. Non esitai e le annusai profondamente. Mi riportarono alla sera prima, al profumo dei suoi piedi. Il mio pene già usciva dalle mutande, prepotente e gonfio. Mi feci una gran sega, iniziando a menarmelo con il naso conficcato dentro alle sue scarpette e finendo con il mio grosso cazzo dentro di esse. Venni, sborrando un fiume di sperma all’interno di quella meravigliosa calzatura! Che goduria. Presi un fazzoletto e le ripulii. Rimisi tutto com’era e stremato di addormentai sul mio letto.
Mi svegliai di soprassalto con le urla di mia cugina Paola che inveiva contro sua madre. Stavano litigando perché mia zia non voleva lasciarla uscire con un amichetto. Guardai fuori ed era già buio. Cercai l’orologio e vidi che segnava le 21.45. Alla faccia del pisolino pomeridiano. Andai in cucina, in mezzo a quella baraonda di voci e strilla, salutai mia madre e le chiesi del perché non mi avesse svegliato.
“Stavi dormendo profondamente amore mio, sembravi collassato! Quindi ti ho lasciato dormire...hai fame?”
Ero sbranato dalla fame. Mi sedetti a tavolo mentre mia madre mi servì dell’arrosto con le patate, avanzate dalla loro cena, che erano ancora caldi.
Mentre Laura era sdraiata sul divanetto a giocare con il telefonino, zia Ele continuava imperterrita ad urlare contro Paola che certo non le stava a sentire. All’appello mancavano Sergio e zia Stefy.
“Dove sono la zia e Sergio?” chiesi a mia madre. “Di sopra, stanno verificando le misure delle parete interna che hanno fatto oggi!” mi rispose candidamente.
Dopo quello che avevo visto la sera prima, chissà perché mi immaginavo Sergio che si ingroppava la zia appoggiati a qualche bancale di mattoni! Mangiai velocemente, volevo andare quanto prima a spiare quei due.
Da un lato mi eccitava, ma anche mi logorava di gelosia, il pensiero di vedere quella stronzetta provocatrice di mia zia mentre cercava di farsi impalare da quel marcantonio di Sergio sotto il naso di tutti, dall’altra mi rattristava pensare a mia madre che aveva portato quell’uomo in casa nella veste di suo compagno della vita. Ma d’altronde, anche se così fosse stato, poteva perfettamente rientrare nel mondo della vita di mia madre. Lei è fatta così, non è possessiva e non dipende certo da un uomo, tanto è vero che mi ha cresciuto da sola, è sempre gentile e disponibile con tutti, amorevole, caritatevole e generosa. Condividerebbe con le persone che ama tutto quello che ha, uomo compreso. L’importante per lei è che la gente sia felice. A partire da suo figlio, alle sue sorelle ed alle sue nipoti. Nulla altro le importava. Pertanto, non mi avrebbe stupito che avesse già previsto che Sergio potesse un giorno sbattersi zia Ele, zia Stefy e magari, perché no, anche le sue nipoti. Sergio alla fine per lei è una brava persona che stava dando tutto per la sua famiglia…e se nel tutto era compreso proprio tutto…va bene! Per una libertina figlia dei fiori come era mia madre, l’importante è che tutti fossero contenti e si volessero bene!
Finii velocemente di cenare mentre mi gustavo le mutandine di Laura seduta scompostamente sul divano. Era sempre un bel vedere, stimolante, eccitante. Con lei avevo avuto diverse storie ma ultimamente vantava di avere un ragazzo e quindi mi aveva dato l’altolà. Con Paola, invece, c’era stata qualche effusione ma era ancora troppo piccola per andare oltre a certe soglie, anche se stava crescendo molto bene. Era al livello, se non oltre, di tutte le stupende donne della mia famiglia. Ma ora ero preso con zia Stefy, aveva acceso dentro di me una passione forte, un desiderio implacabile, una voglia insana e maniacale, un irrefrenabile appetito sessuale.
Con gambe tremolanti avvisai i presenti che sarei andato a dare un’occhiata sopra per vedere i progressi dei lavori. Ero eccitato come un bambino.
Salii la rampa di scale esterna che portava al piano superiore facendo uno slalom tra i puntelli dell’armatura del cantiere. I lavori prevedevano la ristrutturazione di tutto lo stabile per ricavare un appartamento al piano terreno, uno al piano primo ed uno nella mansarda con accesso da una scala interna ricavata nell’atrio dell’ingresso del piano primo; mentre i primi due dovevano ancora essere destinati tra le sorelle, la mansarda era stata assegnata a zia Stefy.
Mi presentai davanti all’ingresso di quella scala interna e la vidi chiusa con un pannello. Sicuramente l’avevano fatto per poter stare tranquilli. Per evitare rumori che facessero intuire che qualcuno stava salendo, decisi di raggiungere la mansarda salendo da ponteggio esterno e sbarcando sul terrazzino. Salii sulle scalette di quella struttura di protezione attento a non fare troppo rumore. Quando fui sopra sentii le loro voci provenire da una stanza. Stavano discutendo sulla posizione di un muro. Zia insisteva che doveva essere spostato di alcuni centimetri mentre Sergio ribadiva che non avrebbe demolito un muro appena fatto solo per qualche centimetro. L’appartamento era buio, illuminato solo da un faro posto nel locale dove stavano loro. Mi avvicinai a quella camera in punta di piedi, cercando di non inciampare in qualche mattone o sacco di cemento. Finalmente, nascosto dietro una parete, riuscii a vederli. Zia che armeggiava con un metro intenta a misurare, Sergio appoggiato al muro con una birra in mano. Lei scuotendo la testa diceva che appunto mancavano ben dieci centimetri da quanto aveva richiesto. Sergio rispondeva che non era possibile fare diversamente a causa della colonna di scarico e che non poteva essere spostata. Ad un tratto zia sbattè il metro a terra e dicendo: “Bene, se non vuoi spostarla tu questa parete sbagliata, chiamerò qualcuno di competente che faccia quello che dico!”. Sergio si irrigidì, appoggiò la bottiglia, si avvicinò irruento verso la zia e prendendole il collo con la mano sinistra e le urlò: ”Senti, stronza, se sei isterica perchè ti manca il cazzo, vedi di prenderne un po', così ti calmi!”.
La zia che teneva con le sue mani il possente braccio teso di Sergio che nel mentre le stringeva il collo come una gallina, tentando di staccarlo rispose con voce soffocata “Si magari è vero…ma non il tuo perché anche li mancano 10 centimetri…!”
In quel momento pensai che dopo quella frase Sergio l’avrebbe ammazzata. Con l’altra mano le diede un piccolo ceffotto sulla testa, girò e la zia di spalle, sbattendole la faccia contro il muro. Zia Stefy ora era placata al muro dalla mano di Sergio. Lui, con l’altra mano le sollevò il vestitino, le spostò le mutandine e glie la infilò in mezzo alle gambe. Zia sembrava essere rimasta pietrificata dalla reazione di Sergio, come se fosse stata la prima volta tra di loro. Sergio continuava a rovistare con la sua mano dentro la sua vagina mentre le disse, avvicinandosi al suo orecchio “Adesso te lo sbatto dentro tutto, così poi mi dirai se i 10 centimetri mancano o sono di troppo, stronza!”.
Levò con calma la mano dalla sua vagina, le palpeggiò il culetto liscio e morbido finendo con una sonora sculacciata che la fece sobbalzare.
Si calò in fretta e furia i pantaloncini e tirò fuori il suo enorme cazzo già duro. Si sputò sulla mano e spalmò la sua saliva sulla cappella. Premendo ancora con una mano la testa di lei al muro, con l’altra le spalancò le chiappe. Poi prese in mano il suo membro e piegandosi un poco sulle ginocchia cercò di infilarglielo dentro. Ci riuscì in un baleno e diede una spinta violenta che fece inarcare la schiena alla zia.
“Tieni troia isterica!” disse lui mentre affondò il primo colpo.
“Ahhh…bastardo maledetto…” rispose lei.
Lui cominciò a dare una serie di colpi secchi, spingendo violentemente la zia contro il muro ad ogni spinta.
“Godi troia. Prenditi sto’ cazzo per bene, goditelo tutto puttanella frigida”
“Aaaahhh…cazzo, mi fai male…!” disse in modo soffocato la zia.
“Tieni, troia tieni, ti spacco la figa con il cazzo, te la sfondo a colpi di minchia quella fighetta da frigida isterica!” imprecò Sergio mentre continuava ad affondare colpi violenti, decisi e ritmati.
Ora una mano di Sergio teneva in mano il viso di zia Stefy mentre l’altra premeva la pancia di lei così da poterla tirare verso sé ad ogni affondo. Mentre il ritmo incalzava le parole di insulti diminuivano, lasciando sempre più spazio ai vocalizzi.
“Aaaahhh…godi puttana, fai sfogare la tua fighetta da troia…Aaaaaahhh…”
“Mmmmhhh…bastardo, muratore ignorante…spaccamela tutta…siiiiiii…dai che vengooooo…fammi venire bastardo… ”
Sergio affondò ancora qualche colpo e poi si ritrasse, girò con una mossa da manuale la zia compiacente che, sapendo bene cosa doveva fare, si abbassò e si prese a fatica in bocca il suo cazzo!
“Aaaaaahhhhh…sborroooo….bevi e succhia vacca… succhiaaa… siiiii…cosììììì….aaaahhhhh…..!”
Sergio era in piedi che sussultava tenendo la testa di zia Stefy che nel contempo continuava a succhiare ed ingoiare il seme di quell’uomo. Poi lei risalì, si asciugò la bocca con il bavero del vestitino mentre lui ricomponendosi ritirava il suo arnese ormai mezzo sgonfio.
Poi, prese la mano di lei e se l’appoggiò sul suo pacco e le disse con un mezzo ghigno:
”Sono tutti qui i centimetri di cui hai bisogno, troia!”.
La lasciò e venne verso la porta. Io feci appena in tempo ad imboscarmi in un angolo buio mentre lui mi passava a fianco senza accorgersi della mia presenza. Scese le scale imprecando qualcosa, spostò il pannello sull’ingresso e uscì. Zia Stefy era ancora nella camera. Mi riaffacciai per vedere cosa stesse facendo. Era appoggiata con le spalle al muro e si teneva la faccia con le mani. Pensavo stesse piangendo ma non sentivo singhiozzare od altro. Fece un lungo sospiro, si tirò indietro i lunghi capelli e cominciò a fissare il soffitto in legno. Le sue mani si infilarono sotto il vestitino ed iniziò a toccarsi. Sospirò ancora e poi disse “Stronzo testa di cazzo!”. Si risistemò, raccolse il metro da terra e venne verso la porta.
Io mi rituffai nell'angolo buio ma urtai qualcosa che destò l’attenzione della zia. Panico. Lei si accorse si avvicinò e mi puntò la lampada dritta in faccia.
“Che ci fai qui?”
“Nulla, ero venuto a salutarvi…vi ho sentiti parlare e…poi niente, eh…sono inciampato…sai era buio...”
Lei mi fissava, il suo sguardo ora era duro e feroce. Ci fu un attimo di silenzio e poi mi disse:
”Ok…mi sa che io e te abbiamo un accordo...o sbaglio?”
Ero ad un bivio cruciale. La mia risposta avrebbe determinato il nostro futuro. Se avessi detto “quale accordo?” era come se non sapessi a cosa si riferiva, e quindi tutto sarebbe finito lì. Se invece avessi risposto “ok!” avrei indirettamente ammesso che avevo, perlomeno, sentito, se non visto, tutto e quindi io la zia saremmo dovuti essere complici.
Io e zia Stefania siamo cresciuti complici; in tante situazioni l’avevo coperta anche mentendo spudoratamente a mia madre ma ero sempre stato ripagato abbondantemente. Certo, ora non mi sarei accontentato del gelato, delle 50 euro o di un pacchetto di sigarette che allora fumavo di nascosto. Questa volta era diverso, dovevo far finta di niente di una situazione ben più grave, molto più grave. Ed il prezzo da pagare doveva essere molto più alto. E pensandoci, forse, era l’occasione giusta per avere un po' di lei, godere anch’io di un po' di lei.
Accettai la sfida e risposi “Ok!” nascondendo sotto i baffi un sogghigno. Lei aggrottò la fronte, inclinò la testa guardandomi per cercare di capire cosa le sarebbe costato il mio silenzio, sorrise e disse “ok… ma soldi no, li sto spendendo tutti in questa cosa…”
“Non ti costerà nulla, fidati. Almeno dal punto di vista economico!” le dissi beffardo.
Il suo sorriso si fece malizioso, mi allungò la sua mano invitandomi a rimettermi in piedi. L’afferrai e rialzandomi dissi “cazzo dovrò farmi una doccia adesso…son pieno di polvere…ma mi sa che non sono l’unico ad aver bisogno di una bella doccia!”. Lei mi guardò, sghignazzò e, tenendomi ancora la mano, mi disse con voce decisa “Si ma prima la faccio io…e tu tieni a bada quel coso!” e mi puntò la luce del faretto direttamente sul mio cazzo in piena erezione che mi pareva di avere un tronchetto di legno messo perpendicolarmente al mio bacino. Lei mi lasciò morbidamente la mano e lo accarezzò come per spingerlo verso il basso e poi si allontanò con il faro. Io ammutolito e sbalordito la seguii con il cazzo sempre più duro.
Zia Stefania si era fidanzata ************e, con un uomo di quindici anni più grande. Lei all’epoca era poco più che sedicenne. Ovviamente il loro rapporto fu subito ostacolato dai miei nonni che ritenevano fuori luogo quella relazione. Ma la testardaggine della zia la portò ad uscire di casa appena compiuta la maggior età per andare a convivere con quel tipo. Lui diceva di essere separato ma non ancora divorziato. Avevano un appartamentino in centro e tutti in famiglia ci aspettavamo da un momento all’altro che fossimo chiamati a festeggiare il loro matrimonio. Solo alla fine scoprimmo che lui non era nemmeno separato e che praticamente teneva il piede in due scarpe. La sua dimora principale era in Svizzera, dove aveva casa, moglie e ben due figli; qui, trasferitosi per lavoro, si era costruito una vita parallela giocando con i sentimenti di mia zia. Andarono avanti circa quattro anni e nel mentre lui continuava a rimandare la data del divorzio imputando all’ex moglie il ritardo in quanto pareva lo volesse spennare vivo. Alla fine, zia Stefy rimase incinta. Questo sembrava che potesse porre fine una volta per tutte al tira e molla che aveva il suo compagno con la ex moglie, sistemandosi per sempre con la zia. Invece, un giorno, con la scusa di ritornare nella sua patria natale per questioni legate al lavoro, sparì definitivamente. L’azienda per cui lavorava, che era estera ed aveva degli uffici qui in Italia nella nostra cittadina, chiuse i battenti. Lui non fece ritorno, l’azienda e gli uffici sparirono e la zia rimase come una scema in quel appartamentino che condividevano, dove l’affitto poi risultò pagato per circa un anno ancora, con in grembo il figlio di uno stronzo. Lei lo cercò disperatamente nel periodo successivo, andò in Svizzera, nella città dove diceva di avere la casa, ma nulla, di lui nessuna traccia. Cercando di risalire all’azienda, saltò fuori che era un distaccamento di una multinazionale che non si capiva bene cosa facesse e dalla quale, contattati gli uffici generali, ci fu omertà totale nel rivelare il nome del direttore responsabile del distaccamento in Italia. Alla fine, un investigatore privato incaricato da mia zia, riuscì a scoprire che probabilmente il suo compagno era un figlio del grande capo di questa società e che tutto fosse secretato perché erano società coperte da fiduciarie coinvolte nella produzione di armi da guerra. Insomma, la zia dovette ritornare a casa dai nonni ed anche lei, come mia madre, decise di tenere comunque il bambino.
Però la sorte con lei fu diversa e poco dopo lo perse.
Giurò davanti a tutti che lei sarebbe rimasta zitella e con gli uomini aveva chiuso. Non avrebbe voluto mai più una relazione fissa. Dopo un anno circa fu avvisata che le era stata fatta una disposizione di denaro tramite un fondo a cui seguì un telegramma proveniente dalla Russia con scritto “mi dispiace”. Che io sappia, nessuno sa quanti soldi le furono versati da quel fondo, anche se si presume che fossero parecchi; sta di fatto che la zia restò con noi, finì gli studi laureandosi a pieni voti e riprese la vita umile e semplice che avevamo sempre condotto tutti insieme. Mantenne anche la sua promessa e non frequentò, almeno ufficialmente, più nessun uomo.
Scendemmo le scale e giunti al piano terra lei rientrò spedita in cucina, dove c’erano tutti gli altri. Io dovetti restare fuori ancora un attimo per farmi scendere l’erezione. Quando entrai mamma e zia stavano parlando sedute al tavolo di Paola e del suo caratterino, Sergio e Laura sul divano mentre zia Stefy era andata a farsi una doccia. Nessuno si badò di me. Presi una birra, mi misi seduto anch’io al tavolo e cominciai a giocherellare con il cellulare. Notai che Sergio non si era fatto troppi problemi con il suo rigonfiamento ancora persistente e che ora se ne stava tranquillamente sul divano vicino a Laura mostrandoglielo per bene. Forse era stata proprio lei a farglielo rigonfiare nuovamente! Laura, che come prima che me ne andassi, era ancora seduta in modo scomposto facendo così vedere le sue mutandine a tutti, Sergio, ora disteso in diagonale sul divano, che si gustava lo spettacolino gratuito offerto da Laura. Senza dare nell’occhio cercavo di guardare attentamente ogni piccolo movimento dei due nascondendo il mio sguardo con il cellulare. Notai che Laura, mentre palesemente fingeva di armeggiare con il suo telefonino, non perdeva occasione di guardare il pacco di Sergio mentre lui, che se ne era ben accorto, glie lo esponeva con fierezza. “Quella puttanella…” pensai, che mi aveva dato l’altolà qualche mese prima. Non dimostrava certo di aver perso l’appetito per i grossi cazzi. Probabilmente quella mezza sega del suo fidanzatino non la faceva godere per bene come era solito fare il sottoscritto e sicuramente non era attrezzato bene, per come lei era stata cresciuta ed abituata.
Mentre le gambe di Laura cercavano sempre più il contatto con il pacco di Sergio, notai che anche zia Elena lanciava sfuggenti e languide occhiate al rigonfiamento di Sergio. Era più attratta dal suo pacco che dall’atteggiamento di sua figlia nei confronti di quell’uomo che allegramente seduta a gambe spalancate lasciava in bella mostra le sue umidiccie mutandine regalando gratificazione agli occhi di lui. “Ah, che famiglia di maniaci che siamo!”, pensai. Sergio, in casa nostra aveva trovato un harem pieno di donne, belle donne, mamma compresa! Ma se pensava di essere l’unico gallo in quel pollaio, si sbagliava di grosso!
Sentii zia Stefy uscire dal bagno ed entrare in camera. Pensai che una bella doccia con sega incorporata sarebbe stata la più accreditata delle opzioni della serata. In quel mentre Laura balzò in piedi dicendo “bagno mio!”. “no aspetta!” replicai “fammi fare una doccia!”. “No, faccio io una doccia veloce che poi devo uscire e sono già in ritardo!”. Fanculo, pensai, rimandando la sega che avevo in programma sotto la doccia. Mi accesi una sigaretta gustandomi la vista delle belle gambe di zia Ele. Erano ben in vista dato il suo vestitino tipo “prendisole” che lasciava scoperte sino all’anca le sue lunghe gambe, ora accavallate, mentre con il piede giocava a far ballare la ciabatta. Nel frattempo riuscii a sentire la mamma che sottovoce chiedeva alla zia la camera in prestito sfruttando l’assenza temporanea di Paola che nel frattempo l’aveva spuntata con sua madre ed era uscita. Si era programmata la scopata con Sergio, e per lui era così la seconda della serata.
Dopo un’oretta finalmente Laura aveva finito con il bagno e si presentò in cucina annunciando che sarebbe uscita. Era una gran figa, meritava ancora tante attenzioni da parte mia. Ma ora ero troppo eccitato per il mio nuovo oggetto sessuale, mia zia Stefy.
Successivamente occuparono il bagno Sergio, mamma e poi zia Elena. Finalmente potei andare in bagno a farmi la sospirata doccia mentre mamma e Sergio si chiusero in camera e zia Elena si accovacciò sul divano. Passando davanti alla nostra camera vidi che zia Stefy si era già coricata. Decisi di non segarmi in doccia, al limite mi sarei poi sfogato nel letto guardando ed annusando i piedi di mia zia; tanto non avevo un gran sonno, mi ero svegliato da poco più di un paio d’ore. Sarebbe comunque stata una notte insonne.
Eccitato, entrai in camera, pulito e profumato. Chiusi la porta tentando di silenziare i cigolii del letto di mia madre che già stava sobbalzando furiosamente sotto i colpi decisi di Segio intento a sfondarla, lasciai le luci spente e cercai di adagiarmi sul mio letto. Inciampai in alcuni abiti a terra. Erano di zia Stefy. Individuai le sue mutandine. Erano bagnate. Le annusai e sprofondai in quel paradisiaco profumo di umori della sua vagina. Sfilai il mio cazzo che a stento stava rinchiuso nei miei boxer e cominciai a strofinare sulla cappella gonfia e pulsante l’intimo pregno di umori. Mi girai verso mia zia che era sdraiata a pancia sotto, parzialmente illuminata dal chiaro della luna. Avvicinandomi piano ai suoi piedi notai non si era messa un nuovo paio di mutande e che le sue mani stavano frugando la sua intimità. Il colore bianco delle sue unghie si distingueva perfettamente ed era come vedere delle piccole palline muoversi nel buio. Stava giocherellando con le sue grandi labbra e vedevo quelle macchie bianche che roteavano, salivano e scendevano. Era incredibile. Pareva un balletto perfettamente sincronizzato. Cercai di avvicinarmi ancora un po'. Il mio cazzo pulsava più che mai. Era così teso e duro che quasi mi faceva male la pelle.
Ad un tratto lei fece un movimento con le gambe cercando di divaricarle leggermente ma con un piede urtò la mia faccia. Ritrasse immediatamente il piede e si fermò. Cazzo mi ha ribeccato! Che coglione che sono, pensai. Stavolta non potevo far finta che nel sonno inconsciamente mi ero spostato, erano circa dieci minuti che ero entrato nel letto! Rimase immobile per qualche attimo e poi, con mia grande sorpresa si rimise com’era prima, avvicinò il piede al mio volto e cominciò lentamente ad accarezzarlo, esattamente come la sera prima, ma stavolta cosciente del fatto che io ero sveglio! Che goduria, che figata! Mi aveva accettato, lasciando che mi gustassi lo spettacolo. Mentre le sue mani ripresero *****santemente la loro attività dentro ai sui genitali, il suo piedino mi accarezzava gentilmente il viso sfiorando naso e labbra. La dita sciacquettavano nella sua figa ormai bagnata rumoreggiando sempre più nella stanza. I pallini bianche che armeggiavano con le grandi labbra esterne ora erano diventati meno, perché alcuni erano spariti all’interno della sua figa. Eccitatissimo provai a leccarle il piede e lei mi lasciò fare. Allora cominciai a leccarle le dita, soffermandomi poi sull’alluce che succhiai. Credo che quel gesto le piacesse, tanto che cominciò a spingerlo sempre più all’interno della mia bocca. Lo succhiavo e lo leccavo come se stessi facendo un pompino ad un dito. Decisi di andare oltre. Afferrai il suo piede con le mani continuando a succhiarle l’alluce mentre le massaggiavo la pianta. Poi le mie mani salirono al suo polpaccio ed alle sue cosce. Lei freneticamente continuava a sgrillettarsi emanando anche qualche mugolio. Infine mi sollevai spostandomi sul suo letto ed iniziai a leccarle inizialmente tutto il piedi, poi risalii sul polpaccio, sulla coscia ed infine mi trovai su quel meraviglioso culetto con la lingua in mezzo alle sue natiche. Con entrambe le mani strizzavo i suoi glutei cercando di aprirli sempre più. Poi mi tuffai con la lingua nel loro mezzo fino ad arrivare al suo ano. Ci infilai dentro la mia lingua mentre lei incarcò la schiena per agevolarmi. Mentre il suo bacino ondeggiava ritmicamente su e giù io armeggiavo con quel piccolo orifizio che pareva ancora vergine ed inesplorato.
Ad un tratto, ansimando, si giro a pancia sopra, spalancò le gambe, mi afferrò per mia folta chioma e mise la mia faccia sopra la sua figa. Cominciai a leccargliela nel miglior modo che potessi fare. Cercai di far tesoro dell’esperienza fatta con Laura che mi aveva istruito a leccargliela per bene per farle avere il migliore degli orgasmi orali che avesse mai potuto provare. La mia lingua percorreva le grandi labbra, disegnava cerchi intorno al suo clitoride ormai gonfio, percorreva come il passo di un serpente dalla punta del clitoride sino all’imbocco della sua vagina. Passai poi l’attenzione al suo clitoride alternando piccoli risucchi a colpetti con la punta della lingua. Aumentai gradualmente il risucchio mentre le dita della mano cominciavano ad esplorare la sua cavità. Sentivo le contrazioni della sua vagina premere contro le mie dita ma non mollai la presa. E nemmeno lei. Mentre risucchiavo il suo clitoride la mia lingua lo stimolava roteandoci intono. Ormai era gonfio e turgido. Mollavo e riprendevo. Intanto le mie dita dentro di lei esploravano la sua cavità andando sempre più in fondo. Da due dita iniziali in un attimo diventarono tre e poi quattro. Ero così preso che volevo spaccarla. Ed a lei pareva piacesse. La mia mano era troppo grande per quella fighetta e pur quanto spingessi non riuscivo ad andare oltre. Tolsi il mignolo che le infilai nel culo ed affondai per tutto quello che potevo. Lei era una contrazione unica, continuava a sobbalzare, ansimava profondamente tentando di smorzare i più possibile i suoi mugolii. Le sue mani cercavano disperatamente di staccare la mia faccia dalla sua figa ma inutilmente. Era braccata e dovevo farla impazzire. Continuai ancora un po' fino a quando lei sobbalzò ripetutamente in preda ad un orgasmo incontrollabile. Dovetti lasciarla. Di s**tto prese il cuscino, lo infilò in mezzo alle sue gambe e si rannicchiò su di un fianco tremando. Ritenni di aver fatto un buon lavoro! Cominciai ad accarezzale le gambe ed a mordicchiarle il sedere, per quanto riuscissi in quella posizione. Passarono diversi minuti prima di sentire la sua mano che mi accarezzava i capelli. Lentamente si girò ancora a pancia sotto e con le mani mi invitò a salirle sopra. Voleva che la scopassi. Non ci pensai nemmeno un secondo, infilai il cuscino sotto il suo bacino, le divaricai leggermente le gambe, presi il mio cazzo e cominciai a strusciarlo in mezzo alle sue labbra vaginali per lubrificarlo. Mentre roteavo la mia rigonfia cappella pulsante intorno alle sue grandi labbra la sentivo ancora sobbalzare. Stava ancora godendo. Accennai una penetrazione morbida e dolce ma poi, preso dall’eccitazione, gli infilai prepotentemente il mio enorme cazzo dentro più che potevo. Lei non riuscì a trattenere un piccolo urlo. Rimasi fermo per un attimo. Mentre mi godevo l’enorme calore che la sua carne intima sprigionava sul mio cazzo, cercai di capire se quel piccolo urlo avesse destato dei sospetti. Sentii i mugolii di mia madre e di Sergio accompagnati dal frastuono del letto. Tutto ok, pensai, stanno ancora scopando. Non riuscii a non pensare a zia Ele che in cucina sentiva perfettamente tutto di quella prestazione sessuale di sua sorella e mi chiesi se, nell’attesa di ricevere il suo posto letto, fosse intenta a sgrillettarsi gustandosi i vocalizzi ed i rumori assordanti. E se, in barba a tutti, si era unita a loro? La cosa mi eccitò ancora di più.
Ma ora avevo altro a cui pensare, soprattutto a cui dedicarmi.
Cominciai la mia danza, facendolo uscire il più possibile e spingendolo più a fondo che potevo, con calma e costanza. I suoi muscoli cominciavano a rilassarsi ed io potevo scorrere dentro di lei con sempre più fluidità anche se la sua fighetta era abbastanza stretta per il mio arrogante cazzo, lungo solo venti centimetri ma con una circonferenza di pari misura. Con gli amici, quando scherzavamo sui nostri piselli, io ero chiamato il ventiventi. Affondai i miei colpi aumentando sempre di più il ritmo cercando nel frattempo di non far cigolare il letto. Ad ogni colpo riuscivo ad affondare sempre di più. Sentivo la bocca del suo utero quando spingevo e questo mi eccitava. Volevo spaccarla la zietta, farla godere forte. Doveva dimenticare il cazzo di Sergio.
Presi un ritmo incalzante, sempre più veloce. Lei cominciò a muovere il suo bacino al mio ritmo ma in contrapposizione; quando mi ritraevo lei si ritraeva, quando affondavo lei spingeva verso di me. Sembravamo in perfetta armonia, mai un colpo falso. Quando i miei coglioni penzolanti cominciarono a sbattere sul suo clitoride, lei si infilò le braccia sotto la pancia ed iniziò a sgrillettarsi con una mano ed a strizzarmeli con l’altra. Mugugnava sempre più forte soffocando la sua voce nel materasso mentre la sentivo sobbalzare per l’ennesimo orgasmo..”siiii…godoooo….vengoooo….siiiiiiii!”
Io ero allo stremo stavo per scoppiare. Uscii e appoggiai la mia cappella sul suo culo tentando di penetrarla anche dietro, ma il suo buco era troppo piccolo e riuscii a malapena ad infilaci centro un pezzo del mio glande quando, nel mentre, esplosi nel mio orgasmo e cominciai a sborrarle dentro. Che goduta. Sentivo i miei coglioni pompare all’impazzata cercando di svuotarsi all’infinto, anche se quello che contenevano era già stato espulso. Quasi doloroso. Mai goduto così tanto. Mi accasciai al suo fianco. Ero stremato. Anche lei pareva devastata. Nessuno disse nulla. Nessuna parola. Solo sesso, puro e sano sesso. Le diedi un bacio sul suo bellissimo culetto e mi sdraiai esausto sul mio letto. Crollai nella braccia di Morfeo.
Passarono due giorni da quell’episodio durante i quali tra me e la zia Stefy regnò la più totale indifferenza reciproca. Come se nulla fosse accaduto. Nelle due notti successive, nonostante la calura, la zia quando entrava nel letto si copriva con un lenzuolo, cosa che ultimamente non aveva mai fatto. Era un chiaro segnale di chiusura. La festa era finita. Ma nella mia testa avevo ancora le sensazioni di quella sera; al solo pensiero mi pareva di sentire ancora il profumo dei suoi umori. Penso di essermi segato almeno otto volte in quei giorni.
Il terzo giorno, dopo la consueta cena, mi chiese se volessi salire in mansarda per un parere sulla disposizione della cucina. Accettai di buon grado sotto l’evidente ed inequivocabile sguardo contrariato di Sergio. Salimmo le scale facendoci luce con i cellulari e, con lei davanti, potevo ammirare quelle belle gambe lunghe magre ma ben delineate e l’attaccatura a cuore del suo culetto da sotto il vestitino corto a fiorellini, consueto abitino che indossava in casa per stare comoda, facendo luce con il mio telefono. Quando arrivammo sopra accese il faretto ed illuminò la parete della cucina.
Si avvicinò a me e, fianco a fianco, nel più assoluto silenzio, cominciammo a fissare la parete in mattoni arancioni. Si intuiva che voleva parlare. Io un po' meno. Non volevo farla spessa. In fondo si era trattato solo di sesso. Abbiamo goduto. E quindi? Non c’era altro da aggiungere a mio avviso. Mica dovevamo renderlo pubblico e nemmeno avremmo dovuto sposarci. Entrambi single con quell’atto non abbiamo fatto torti a nessuno. Ah, dimenticavo, forse il torto era verso mia madre…già, ma penso che a livello di torti, tra scopargli il compagno o il figlio forse era meglio la seconda. Dovevo divagare, questo discorso puzzava già ancora prima di cominciarlo.
“Beh…”dissi, “mi sembra carina la cucina, no? Forse un po' troppo arancione ma dai, è di moda e quindi ci stà!”. Forse la battuta, forse perché avevo rotto la tensione del momento, lei scoppiò in una lunga risata. Poi, ripreso fiato cominciò “Senti, io per quanto riguarda l’altra sera…”
“Quale sera?” la interruppi
“ah, quando siamo usciti tutti a mangiare la pizza?”
“Non fare il cretino, dai…l’altra sera…”
“Si si, è vero…faceva schifo. Non ci andremo più dal quel cretino!” le dissi interrompendola nuovamente.
“Seriamente…” disse lei, “…ascoltami per favore…io è tanto tempo che sono sola e forse, sai…”
“Senti…”, dissi io “…siamo complici, no? E se ben ricordo lo siamo sempre stati…e sappiamo tenere i nostri piccoli segreti. Quindi smettila! Ma fammi solo una grande cortesia da ora in avanti…”
“Quale?” chiese lei sgranando gli occhi.
“Cerca di coprirti il meno possibile quando vai a letto perché così non mi piace!” le risposi.
Scoppiò in un’altra risata liberatoria.
Poi mi abbracciò e mi diede un succoso bacio sulla guancia!
Io non persi tempo e le presi con entrambe le mani il suo bel culetto cercando poi di sollevarle il vestitino. “Ma sei matto??” mi rimproverò bonariamente cercando di levarmi con la mano la mia che le stava stingendo la chiappa “Potrebbe salire qualcuno e vederci!”
Prima di mollare la presa, la tirai con forza verso di me, premendola forte contro il mio bacino per farle sentire il mio cazzo che già era diventato duro e le ficcai fugacemente la lingua in bocca, che lei non rifiutò.
Poi le dissi con un sorriso sornione “Hai ragione zietta, continuiamo dopo in camera!”.
Lei mi sorrise dandomi dello scemo, io le diedi una pacca sul culo e lei ricambiò velocemente con una strizzata al mio pacco. Spegnemmo il faretto e, con reciproco sollievo, scendemmo per riunirci agli altri.
Ora avevamo veramente un accordo!
(continua...)
Ma poi lo vidi discostarsi ed andarsene, notando un imbarazzante ed abbondante rigonfiamento nei suoi pantaloncini. Zia Stefy rimase li qualche minuto prima di riprendersi e ricomporsi. Io mi rimisi velocemente a letto mentre sentivo i passi di mia zia raggiungere la nostra camera.
Zia Stefania era la sorella minore di mia madre, la terza per l’esattezza. C’era anche zia Elena che era la secondogenita. Mia madre, la prima delle tre sorelle aveva quarantadue anni ed io ero l’unico figlio. Era rimasta incinta quando aveva ventitrè anni durante una vacanza estiva frequentando un tipo occasionale; diciamo che sono il frutto di un preservativo bucato! Mamma poi, quando lo scoprì, essendo contro l’aborto, decise di tenermi. Mio padre ovviamente fu impossibile rintracciarlo.
Rimase sola per tanti anni e poi conobbe Sergio che l’anno scorso venne a vivere con noi.
Zia Elena, poco più giovane di lei, aveva meno di quarant’anni e due figlie, Laura e Paola, poco più piccole di me. Aveva perso il marito molti anni fa; morì in un incidente stradale. Da allora rimase sempre sola con le figlie.
Infine zia Stefania, la minore di tutte, aveva 30 anni ed era single.
Abitavamo tutti nella casa dei miei defunti nonni, un vecchio stabile di due livelli con una piccola corte interna. Mamma e zia Stefy avevano sempre abitato in quella casa mentre zia Elena, con grande insistenza dei nonni, si traferì dopo che rimase vedova.
Sergio, un bell’uomo di circa quarant’anni o poco più, fu introdotto in casa da mia madre con il consenso unanime di tutti circa un anno fà. Cercò da subito di convincere le tre sorelle a risistemare quell’abitazione per adattarla ai tre nuclei famigliari e dopo qualche mese, con tutti d’accordo, iniziarono i lavori di ristrutturazione. Sino a quel momento si viveva praticamente tutti insieme.
Ora, però, con i lavori in corso, eravamo non solo tutti insieme ma praticamente accampati; avevamo a disposizione solo due piccole camere, un bagno ed una grande cucina. Nella prima camera dormivano mia madre, zia Ele e Paola, la cugina di 15 anni; nell’altra io, mia cugina Laura, di 17 anni, e zia Stefania. Sergio solitamente dormiva nel divano in cucina tranne quando Laura e Paola andavano dai nonni paterni a trascorrere il weekend. In quelle occasioni, zia Elena dormiva sul divano al posto di Sergio così da lasciarli godere la loro intimità; peccato che la loro intimità veviva puntualmente condivisa da tutti gli occupanti della casa che erano costretti, loro malgrado, sentire i vari vocalizzi ansimanti coronati dal rumore infernale che faceva il loro letto cigolante sbattendo sul muro al quale era appoggiato.
I lavori di ristrutturazione li faceva Sergio nel dopolavoro, lui era un capomastro, aiutato da due suoi amici anch’essi muratori. Mentre la mamma e zia Ele davano piena fiducia all’operato di Sergio, zia Stefania aveva sempre da ridire e spesso litigavano. Lei è un bel peperino e le cose non le manda certo a dire. Non erano mai d’accordo su nulla. E quella sera, come in tante altre occasioni, la solita litigata. Ma fino ad allora non mi era mai capitato di vedere una scena simile tra loro.
Rientrai scosso nel mio letto, che è posto ai piedi di quello della zia Stefy, e cercai di far finta di dormire profondamente; non volevo destare sospetti quando lei sarebbe entrata di lì a poco. Infatti, passarono pochi minuti ed uscì dal bagno, entrò in camera e socchiuse la porta; si levò il vestitino scoprendo i suoi bellissimi seni a coppa di champagne, si infilò una maglietta e si adagiò sul suo letto.
In quel particolare periodo dove vivevamo praticamente tutti ammassati, non era insolito vedersi mezzi nudi; lo spazio era poco e mantenere la privacy era quasi impossibile. Più volte mi sono ritrovato e vedere i seni delle mie zie, di mia madre e delle mie cugine; pertanto, quella sera non era la prima volta che vedevo le tette di zia Stefania.
Erano tre sorelle molto belle, tutte e tre more, slanciate e giovanili. Mentre mia madre e mia zia Ele erano molto succubi della figura maschile, probabilmente dall’educazione famigliare imposta dai miei nonni, Stefania era quella ribelle. Lei non sottostava al volere del maschio, lei si ribellava. Infatti era l’unica che trovava da dire a Sergio, mentre mamma e zia Ele parevano le sue schiavette ed assecondavano qualsiasi cosa lui dicesse o facesse.
Eh si, anche zia Ele pareva essere devota all’unico uomo rimasto in famiglia, tanto che visto da estraneo, non si capiva se era il compagno di mia madre o suo. Secondo me lo era di entrambe ma probabilmente questa era solo una mia illazione. Pensavo che l’unica ad essere estranea al fascino e rispetto del maschio Sergio in casa fosse zia Stefania ma dopo la scenata che avevo appena visto cominciai a non esserne più così certo. Anche Laura e Paola lo veneravano e personalmente penso anche troppo poiché mi pareva che per loro ogni occasione era buona per saltargli addosso con abbracci, bacetti e strusciatine varie. E se buon ****** non mente, c’era molta malizia in quelle due zoccolette. Sergio, dal canto suo, non aveva proprio l’aria del buon padre di famiglia, anzi, aveva sempre uno sguardo da porco assatanato ed anche i suoi modi di fare davano sempre l’idea di essere gesti a sfondo sessuale. Tanto per dirne qualcuna, ogni volta che passa vicino a zia Ele non manca mai di darle una bella palpata al suo culetto, con la scusa di scansarla, piuttosto che chiedere di avere dei massaggi alle spalle a Laura, magari quando aveva i pantaloncini della tuta o addirittura con solo i boxer, mentre il suo pacco, sempre bello in vista, diventava gonfio dando spettacolo a chi li stava vicino! E’ vero, si capiva che sotto quelle mutande aveva un bell’arnese ma forse ancora non sapeva di non essere l’unico ben messo in casa!
La stanza era fievolmente illuminata dalla luce della luna che entrava dalla finestra, che lasciavamo completamente aperta per gran caldo di quella stagione estiva.
Mi sentivo agitato per quanto era accaduto ma soprattutto per quello che avevo visto. Zia Stefy in quella circostanza mi aveva molto eccitato e sinceramente non l’avevo mai pensata in quel modo. In tutti questi anni non mi ero mai eccitato pensando a zia Stefy, a differenza, per esempio, di mia zia Ele alla quale, negli ultimi anni, qualche centinaio di seghe gliele avevo dedicate. Lei invece l’ho sempre vista e pensata come una sorella maggiore, anche perché, fondamentalmente, mi aveva cresciuto; era la mia mamma-sorella-zia, la mia guida, la mia complice. Ma adesso, ripensandola in quella scena, con quel fare sessualmente provocante, mi ha scombussolato totalmente, E’ come se avessi aperto gli occhi per la prima volta ed ora la vedevo diversa o in modo diverso. E se fosse gelosia? Certo, gelosia sessuale, quella donna è sempre stata mia ed ora doveva esserlo ancora di più; se aveva bisogno di cazzo avrei potuto darglielo io e non quel coglione. La zia è mia e se vuole scopare, la scopo io. In più è anche una gran bella figa! E riflettendoci bene, il mio pensiero i****tuoso non era poi così grave; non era né mia madre ne tantomeno mia sorella. Se poi ero riuscito a superare il conflitto di parentela con le mie cuginette negli anni passati, ritenni che potessi farlo tranquillamente anche con la zia. Quindi aprii immediatamente un nuovo mondo di pensieri su di lei mentre la mia eccitazione era fuori controllo. Mi sentivo enormemente stupido di non essermi svegliato prima.
Alzai la testa dal cuscino, volevo vederla ancora, sotto una nuova luce che non fosse solo quella della luna. Avevo uno dei suoi piedi praticamente vicino alla mia faccia, come sempre nell’ultimo anno, peraltro. Mi avvicinai silenziosamente per poterne sentire l’odore. Ero in estasi. Il lieve odore che riuscivo a percepire vicino alla pianta del suo piedino era meraviglioso, mi faceva immediatamente pensare al sesso. Sapeva di buono. Lei, che era distesa a pancia sopra, pareva ancora agitata, probabilmente per quanto era accaduto prima. Sbuffava leggermente ed il suo respiro era affannoso. Le sue braccia continuavano a muoversi, da appoggiate al materasso a sopra la pancia, da sopra alla nuca a massaggiarsi il collo. Ad un tratto le posò sui suoi seni per poi farle scivolare lentamente sulla pancia ed infine ancora più giù, sul suo monte di venere che ora pareva una montagna che dominava la valle sottostante. Cominciò a premerle sul suo corpo e farle scivolare ancor più sotto, sollevando leggermente la maglietta. Spostò le gambe, come per divaricarle, ma in quel movimento il suo piede tocco la mia faccia. Io restai paralizzato, fui pervaso dal panico e dall’imbarazzo. Come potevo giustificare la mia faccia lì vicino? Non sapendo cosa fare, cercai piano piano di appoggiarla al materasso come se, mentre dormivo, mi fossi spostato con la testa nel suo contiguo letto. Lei dapprima, spostò velocemente la gamba e poi si alzò leggermente per vedere cosa avesse toccato. Comprese che ero io, si ridistese ed inaspettatamente mi passò il suo piedino delicatamente sulla mio viso, giocherellando con il mio naso e le mie labbra. Infine si girò su di un fianco, rannicchiata. Io aspettai ancora un po', per vedere cosa accadesse ancora ma poi, pur quanto eccitato, fui travolto dal sonno.
Quella notte alla fine dormii *************** ore e quando mi alzai ero distrutto. Sarei rincasato solo nel primo pomeriggio, finito il mio turno e mi promisi di recuperare il sonno perduto con un pisolo pomeridiano. Quella mattina pensai solo a lei, a mia zia Stefy. Non vedevo l’ora di rincasare per poi ritrovarla alla sera e godermela di più, o meglio, di cominciare a godermela come mai avevo fatto prima, cioè sessualmente. Tornato a casa, pranzai velocemente e poi mi chiusi in camera per cercare qualcosa di suo; volevo annusare i suoi odori, i suoi umori. Rovistai qua e là ma non trovai nulla di interessante; erano tutti vestiti puliti. Niente intimo. Vidi solo le sue ciabatte poste vicino al letto ed un paio di scarpe nere con il tacco e chiuse in punta. Non esitai e le annusai profondamente. Mi riportarono alla sera prima, al profumo dei suoi piedi. Il mio pene già usciva dalle mutande, prepotente e gonfio. Mi feci una gran sega, iniziando a menarmelo con il naso conficcato dentro alle sue scarpette e finendo con il mio grosso cazzo dentro di esse. Venni, sborrando un fiume di sperma all’interno di quella meravigliosa calzatura! Che goduria. Presi un fazzoletto e le ripulii. Rimisi tutto com’era e stremato di addormentai sul mio letto.
Mi svegliai di soprassalto con le urla di mia cugina Paola che inveiva contro sua madre. Stavano litigando perché mia zia non voleva lasciarla uscire con un amichetto. Guardai fuori ed era già buio. Cercai l’orologio e vidi che segnava le 21.45. Alla faccia del pisolino pomeridiano. Andai in cucina, in mezzo a quella baraonda di voci e strilla, salutai mia madre e le chiesi del perché non mi avesse svegliato.
“Stavi dormendo profondamente amore mio, sembravi collassato! Quindi ti ho lasciato dormire...hai fame?”
Ero sbranato dalla fame. Mi sedetti a tavolo mentre mia madre mi servì dell’arrosto con le patate, avanzate dalla loro cena, che erano ancora caldi.
Mentre Laura era sdraiata sul divanetto a giocare con il telefonino, zia Ele continuava imperterrita ad urlare contro Paola che certo non le stava a sentire. All’appello mancavano Sergio e zia Stefy.
“Dove sono la zia e Sergio?” chiesi a mia madre. “Di sopra, stanno verificando le misure delle parete interna che hanno fatto oggi!” mi rispose candidamente.
Dopo quello che avevo visto la sera prima, chissà perché mi immaginavo Sergio che si ingroppava la zia appoggiati a qualche bancale di mattoni! Mangiai velocemente, volevo andare quanto prima a spiare quei due.
Da un lato mi eccitava, ma anche mi logorava di gelosia, il pensiero di vedere quella stronzetta provocatrice di mia zia mentre cercava di farsi impalare da quel marcantonio di Sergio sotto il naso di tutti, dall’altra mi rattristava pensare a mia madre che aveva portato quell’uomo in casa nella veste di suo compagno della vita. Ma d’altronde, anche se così fosse stato, poteva perfettamente rientrare nel mondo della vita di mia madre. Lei è fatta così, non è possessiva e non dipende certo da un uomo, tanto è vero che mi ha cresciuto da sola, è sempre gentile e disponibile con tutti, amorevole, caritatevole e generosa. Condividerebbe con le persone che ama tutto quello che ha, uomo compreso. L’importante per lei è che la gente sia felice. A partire da suo figlio, alle sue sorelle ed alle sue nipoti. Nulla altro le importava. Pertanto, non mi avrebbe stupito che avesse già previsto che Sergio potesse un giorno sbattersi zia Ele, zia Stefy e magari, perché no, anche le sue nipoti. Sergio alla fine per lei è una brava persona che stava dando tutto per la sua famiglia…e se nel tutto era compreso proprio tutto…va bene! Per una libertina figlia dei fiori come era mia madre, l’importante è che tutti fossero contenti e si volessero bene!
Finii velocemente di cenare mentre mi gustavo le mutandine di Laura seduta scompostamente sul divano. Era sempre un bel vedere, stimolante, eccitante. Con lei avevo avuto diverse storie ma ultimamente vantava di avere un ragazzo e quindi mi aveva dato l’altolà. Con Paola, invece, c’era stata qualche effusione ma era ancora troppo piccola per andare oltre a certe soglie, anche se stava crescendo molto bene. Era al livello, se non oltre, di tutte le stupende donne della mia famiglia. Ma ora ero preso con zia Stefy, aveva acceso dentro di me una passione forte, un desiderio implacabile, una voglia insana e maniacale, un irrefrenabile appetito sessuale.
Con gambe tremolanti avvisai i presenti che sarei andato a dare un’occhiata sopra per vedere i progressi dei lavori. Ero eccitato come un bambino.
Salii la rampa di scale esterna che portava al piano superiore facendo uno slalom tra i puntelli dell’armatura del cantiere. I lavori prevedevano la ristrutturazione di tutto lo stabile per ricavare un appartamento al piano terreno, uno al piano primo ed uno nella mansarda con accesso da una scala interna ricavata nell’atrio dell’ingresso del piano primo; mentre i primi due dovevano ancora essere destinati tra le sorelle, la mansarda era stata assegnata a zia Stefy.
Mi presentai davanti all’ingresso di quella scala interna e la vidi chiusa con un pannello. Sicuramente l’avevano fatto per poter stare tranquilli. Per evitare rumori che facessero intuire che qualcuno stava salendo, decisi di raggiungere la mansarda salendo da ponteggio esterno e sbarcando sul terrazzino. Salii sulle scalette di quella struttura di protezione attento a non fare troppo rumore. Quando fui sopra sentii le loro voci provenire da una stanza. Stavano discutendo sulla posizione di un muro. Zia insisteva che doveva essere spostato di alcuni centimetri mentre Sergio ribadiva che non avrebbe demolito un muro appena fatto solo per qualche centimetro. L’appartamento era buio, illuminato solo da un faro posto nel locale dove stavano loro. Mi avvicinai a quella camera in punta di piedi, cercando di non inciampare in qualche mattone o sacco di cemento. Finalmente, nascosto dietro una parete, riuscii a vederli. Zia che armeggiava con un metro intenta a misurare, Sergio appoggiato al muro con una birra in mano. Lei scuotendo la testa diceva che appunto mancavano ben dieci centimetri da quanto aveva richiesto. Sergio rispondeva che non era possibile fare diversamente a causa della colonna di scarico e che non poteva essere spostata. Ad un tratto zia sbattè il metro a terra e dicendo: “Bene, se non vuoi spostarla tu questa parete sbagliata, chiamerò qualcuno di competente che faccia quello che dico!”. Sergio si irrigidì, appoggiò la bottiglia, si avvicinò irruento verso la zia e prendendole il collo con la mano sinistra e le urlò: ”Senti, stronza, se sei isterica perchè ti manca il cazzo, vedi di prenderne un po', così ti calmi!”.
La zia che teneva con le sue mani il possente braccio teso di Sergio che nel mentre le stringeva il collo come una gallina, tentando di staccarlo rispose con voce soffocata “Si magari è vero…ma non il tuo perché anche li mancano 10 centimetri…!”
In quel momento pensai che dopo quella frase Sergio l’avrebbe ammazzata. Con l’altra mano le diede un piccolo ceffotto sulla testa, girò e la zia di spalle, sbattendole la faccia contro il muro. Zia Stefy ora era placata al muro dalla mano di Sergio. Lui, con l’altra mano le sollevò il vestitino, le spostò le mutandine e glie la infilò in mezzo alle gambe. Zia sembrava essere rimasta pietrificata dalla reazione di Sergio, come se fosse stata la prima volta tra di loro. Sergio continuava a rovistare con la sua mano dentro la sua vagina mentre le disse, avvicinandosi al suo orecchio “Adesso te lo sbatto dentro tutto, così poi mi dirai se i 10 centimetri mancano o sono di troppo, stronza!”.
Levò con calma la mano dalla sua vagina, le palpeggiò il culetto liscio e morbido finendo con una sonora sculacciata che la fece sobbalzare.
Si calò in fretta e furia i pantaloncini e tirò fuori il suo enorme cazzo già duro. Si sputò sulla mano e spalmò la sua saliva sulla cappella. Premendo ancora con una mano la testa di lei al muro, con l’altra le spalancò le chiappe. Poi prese in mano il suo membro e piegandosi un poco sulle ginocchia cercò di infilarglielo dentro. Ci riuscì in un baleno e diede una spinta violenta che fece inarcare la schiena alla zia.
“Tieni troia isterica!” disse lui mentre affondò il primo colpo.
“Ahhh…bastardo maledetto…” rispose lei.
Lui cominciò a dare una serie di colpi secchi, spingendo violentemente la zia contro il muro ad ogni spinta.
“Godi troia. Prenditi sto’ cazzo per bene, goditelo tutto puttanella frigida”
“Aaaahhh…cazzo, mi fai male…!” disse in modo soffocato la zia.
“Tieni, troia tieni, ti spacco la figa con il cazzo, te la sfondo a colpi di minchia quella fighetta da frigida isterica!” imprecò Sergio mentre continuava ad affondare colpi violenti, decisi e ritmati.
Ora una mano di Sergio teneva in mano il viso di zia Stefy mentre l’altra premeva la pancia di lei così da poterla tirare verso sé ad ogni affondo. Mentre il ritmo incalzava le parole di insulti diminuivano, lasciando sempre più spazio ai vocalizzi.
“Aaaahhh…godi puttana, fai sfogare la tua fighetta da troia…Aaaaaahhh…”
“Mmmmhhh…bastardo, muratore ignorante…spaccamela tutta…siiiiiii…dai che vengooooo…fammi venire bastardo… ”
Sergio affondò ancora qualche colpo e poi si ritrasse, girò con una mossa da manuale la zia compiacente che, sapendo bene cosa doveva fare, si abbassò e si prese a fatica in bocca il suo cazzo!
“Aaaaaahhhhh…sborroooo….bevi e succhia vacca… succhiaaa… siiiii…cosììììì….aaaahhhhh…..!”
Sergio era in piedi che sussultava tenendo la testa di zia Stefy che nel contempo continuava a succhiare ed ingoiare il seme di quell’uomo. Poi lei risalì, si asciugò la bocca con il bavero del vestitino mentre lui ricomponendosi ritirava il suo arnese ormai mezzo sgonfio.
Poi, prese la mano di lei e se l’appoggiò sul suo pacco e le disse con un mezzo ghigno:
”Sono tutti qui i centimetri di cui hai bisogno, troia!”.
La lasciò e venne verso la porta. Io feci appena in tempo ad imboscarmi in un angolo buio mentre lui mi passava a fianco senza accorgersi della mia presenza. Scese le scale imprecando qualcosa, spostò il pannello sull’ingresso e uscì. Zia Stefy era ancora nella camera. Mi riaffacciai per vedere cosa stesse facendo. Era appoggiata con le spalle al muro e si teneva la faccia con le mani. Pensavo stesse piangendo ma non sentivo singhiozzare od altro. Fece un lungo sospiro, si tirò indietro i lunghi capelli e cominciò a fissare il soffitto in legno. Le sue mani si infilarono sotto il vestitino ed iniziò a toccarsi. Sospirò ancora e poi disse “Stronzo testa di cazzo!”. Si risistemò, raccolse il metro da terra e venne verso la porta.
Io mi rituffai nell'angolo buio ma urtai qualcosa che destò l’attenzione della zia. Panico. Lei si accorse si avvicinò e mi puntò la lampada dritta in faccia.
“Che ci fai qui?”
“Nulla, ero venuto a salutarvi…vi ho sentiti parlare e…poi niente, eh…sono inciampato…sai era buio...”
Lei mi fissava, il suo sguardo ora era duro e feroce. Ci fu un attimo di silenzio e poi mi disse:
”Ok…mi sa che io e te abbiamo un accordo...o sbaglio?”
Ero ad un bivio cruciale. La mia risposta avrebbe determinato il nostro futuro. Se avessi detto “quale accordo?” era come se non sapessi a cosa si riferiva, e quindi tutto sarebbe finito lì. Se invece avessi risposto “ok!” avrei indirettamente ammesso che avevo, perlomeno, sentito, se non visto, tutto e quindi io la zia saremmo dovuti essere complici.
Io e zia Stefania siamo cresciuti complici; in tante situazioni l’avevo coperta anche mentendo spudoratamente a mia madre ma ero sempre stato ripagato abbondantemente. Certo, ora non mi sarei accontentato del gelato, delle 50 euro o di un pacchetto di sigarette che allora fumavo di nascosto. Questa volta era diverso, dovevo far finta di niente di una situazione ben più grave, molto più grave. Ed il prezzo da pagare doveva essere molto più alto. E pensandoci, forse, era l’occasione giusta per avere un po' di lei, godere anch’io di un po' di lei.
Accettai la sfida e risposi “Ok!” nascondendo sotto i baffi un sogghigno. Lei aggrottò la fronte, inclinò la testa guardandomi per cercare di capire cosa le sarebbe costato il mio silenzio, sorrise e disse “ok… ma soldi no, li sto spendendo tutti in questa cosa…”
“Non ti costerà nulla, fidati. Almeno dal punto di vista economico!” le dissi beffardo.
Il suo sorriso si fece malizioso, mi allungò la sua mano invitandomi a rimettermi in piedi. L’afferrai e rialzandomi dissi “cazzo dovrò farmi una doccia adesso…son pieno di polvere…ma mi sa che non sono l’unico ad aver bisogno di una bella doccia!”. Lei mi guardò, sghignazzò e, tenendomi ancora la mano, mi disse con voce decisa “Si ma prima la faccio io…e tu tieni a bada quel coso!” e mi puntò la luce del faretto direttamente sul mio cazzo in piena erezione che mi pareva di avere un tronchetto di legno messo perpendicolarmente al mio bacino. Lei mi lasciò morbidamente la mano e lo accarezzò come per spingerlo verso il basso e poi si allontanò con il faro. Io ammutolito e sbalordito la seguii con il cazzo sempre più duro.
Zia Stefania si era fidanzata ************e, con un uomo di quindici anni più grande. Lei all’epoca era poco più che sedicenne. Ovviamente il loro rapporto fu subito ostacolato dai miei nonni che ritenevano fuori luogo quella relazione. Ma la testardaggine della zia la portò ad uscire di casa appena compiuta la maggior età per andare a convivere con quel tipo. Lui diceva di essere separato ma non ancora divorziato. Avevano un appartamentino in centro e tutti in famiglia ci aspettavamo da un momento all’altro che fossimo chiamati a festeggiare il loro matrimonio. Solo alla fine scoprimmo che lui non era nemmeno separato e che praticamente teneva il piede in due scarpe. La sua dimora principale era in Svizzera, dove aveva casa, moglie e ben due figli; qui, trasferitosi per lavoro, si era costruito una vita parallela giocando con i sentimenti di mia zia. Andarono avanti circa quattro anni e nel mentre lui continuava a rimandare la data del divorzio imputando all’ex moglie il ritardo in quanto pareva lo volesse spennare vivo. Alla fine, zia Stefy rimase incinta. Questo sembrava che potesse porre fine una volta per tutte al tira e molla che aveva il suo compagno con la ex moglie, sistemandosi per sempre con la zia. Invece, un giorno, con la scusa di ritornare nella sua patria natale per questioni legate al lavoro, sparì definitivamente. L’azienda per cui lavorava, che era estera ed aveva degli uffici qui in Italia nella nostra cittadina, chiuse i battenti. Lui non fece ritorno, l’azienda e gli uffici sparirono e la zia rimase come una scema in quel appartamentino che condividevano, dove l’affitto poi risultò pagato per circa un anno ancora, con in grembo il figlio di uno stronzo. Lei lo cercò disperatamente nel periodo successivo, andò in Svizzera, nella città dove diceva di avere la casa, ma nulla, di lui nessuna traccia. Cercando di risalire all’azienda, saltò fuori che era un distaccamento di una multinazionale che non si capiva bene cosa facesse e dalla quale, contattati gli uffici generali, ci fu omertà totale nel rivelare il nome del direttore responsabile del distaccamento in Italia. Alla fine, un investigatore privato incaricato da mia zia, riuscì a scoprire che probabilmente il suo compagno era un figlio del grande capo di questa società e che tutto fosse secretato perché erano società coperte da fiduciarie coinvolte nella produzione di armi da guerra. Insomma, la zia dovette ritornare a casa dai nonni ed anche lei, come mia madre, decise di tenere comunque il bambino.
Però la sorte con lei fu diversa e poco dopo lo perse.
Giurò davanti a tutti che lei sarebbe rimasta zitella e con gli uomini aveva chiuso. Non avrebbe voluto mai più una relazione fissa. Dopo un anno circa fu avvisata che le era stata fatta una disposizione di denaro tramite un fondo a cui seguì un telegramma proveniente dalla Russia con scritto “mi dispiace”. Che io sappia, nessuno sa quanti soldi le furono versati da quel fondo, anche se si presume che fossero parecchi; sta di fatto che la zia restò con noi, finì gli studi laureandosi a pieni voti e riprese la vita umile e semplice che avevamo sempre condotto tutti insieme. Mantenne anche la sua promessa e non frequentò, almeno ufficialmente, più nessun uomo.
Scendemmo le scale e giunti al piano terra lei rientrò spedita in cucina, dove c’erano tutti gli altri. Io dovetti restare fuori ancora un attimo per farmi scendere l’erezione. Quando entrai mamma e zia stavano parlando sedute al tavolo di Paola e del suo caratterino, Sergio e Laura sul divano mentre zia Stefy era andata a farsi una doccia. Nessuno si badò di me. Presi una birra, mi misi seduto anch’io al tavolo e cominciai a giocherellare con il cellulare. Notai che Sergio non si era fatto troppi problemi con il suo rigonfiamento ancora persistente e che ora se ne stava tranquillamente sul divano vicino a Laura mostrandoglielo per bene. Forse era stata proprio lei a farglielo rigonfiare nuovamente! Laura, che come prima che me ne andassi, era ancora seduta in modo scomposto facendo così vedere le sue mutandine a tutti, Sergio, ora disteso in diagonale sul divano, che si gustava lo spettacolino gratuito offerto da Laura. Senza dare nell’occhio cercavo di guardare attentamente ogni piccolo movimento dei due nascondendo il mio sguardo con il cellulare. Notai che Laura, mentre palesemente fingeva di armeggiare con il suo telefonino, non perdeva occasione di guardare il pacco di Sergio mentre lui, che se ne era ben accorto, glie lo esponeva con fierezza. “Quella puttanella…” pensai, che mi aveva dato l’altolà qualche mese prima. Non dimostrava certo di aver perso l’appetito per i grossi cazzi. Probabilmente quella mezza sega del suo fidanzatino non la faceva godere per bene come era solito fare il sottoscritto e sicuramente non era attrezzato bene, per come lei era stata cresciuta ed abituata.
Mentre le gambe di Laura cercavano sempre più il contatto con il pacco di Sergio, notai che anche zia Elena lanciava sfuggenti e languide occhiate al rigonfiamento di Sergio. Era più attratta dal suo pacco che dall’atteggiamento di sua figlia nei confronti di quell’uomo che allegramente seduta a gambe spalancate lasciava in bella mostra le sue umidiccie mutandine regalando gratificazione agli occhi di lui. “Ah, che famiglia di maniaci che siamo!”, pensai. Sergio, in casa nostra aveva trovato un harem pieno di donne, belle donne, mamma compresa! Ma se pensava di essere l’unico gallo in quel pollaio, si sbagliava di grosso!
Sentii zia Stefy uscire dal bagno ed entrare in camera. Pensai che una bella doccia con sega incorporata sarebbe stata la più accreditata delle opzioni della serata. In quel mentre Laura balzò in piedi dicendo “bagno mio!”. “no aspetta!” replicai “fammi fare una doccia!”. “No, faccio io una doccia veloce che poi devo uscire e sono già in ritardo!”. Fanculo, pensai, rimandando la sega che avevo in programma sotto la doccia. Mi accesi una sigaretta gustandomi la vista delle belle gambe di zia Ele. Erano ben in vista dato il suo vestitino tipo “prendisole” che lasciava scoperte sino all’anca le sue lunghe gambe, ora accavallate, mentre con il piede giocava a far ballare la ciabatta. Nel frattempo riuscii a sentire la mamma che sottovoce chiedeva alla zia la camera in prestito sfruttando l’assenza temporanea di Paola che nel frattempo l’aveva spuntata con sua madre ed era uscita. Si era programmata la scopata con Sergio, e per lui era così la seconda della serata.
Dopo un’oretta finalmente Laura aveva finito con il bagno e si presentò in cucina annunciando che sarebbe uscita. Era una gran figa, meritava ancora tante attenzioni da parte mia. Ma ora ero troppo eccitato per il mio nuovo oggetto sessuale, mia zia Stefy.
Successivamente occuparono il bagno Sergio, mamma e poi zia Elena. Finalmente potei andare in bagno a farmi la sospirata doccia mentre mamma e Sergio si chiusero in camera e zia Elena si accovacciò sul divano. Passando davanti alla nostra camera vidi che zia Stefy si era già coricata. Decisi di non segarmi in doccia, al limite mi sarei poi sfogato nel letto guardando ed annusando i piedi di mia zia; tanto non avevo un gran sonno, mi ero svegliato da poco più di un paio d’ore. Sarebbe comunque stata una notte insonne.
Eccitato, entrai in camera, pulito e profumato. Chiusi la porta tentando di silenziare i cigolii del letto di mia madre che già stava sobbalzando furiosamente sotto i colpi decisi di Segio intento a sfondarla, lasciai le luci spente e cercai di adagiarmi sul mio letto. Inciampai in alcuni abiti a terra. Erano di zia Stefy. Individuai le sue mutandine. Erano bagnate. Le annusai e sprofondai in quel paradisiaco profumo di umori della sua vagina. Sfilai il mio cazzo che a stento stava rinchiuso nei miei boxer e cominciai a strofinare sulla cappella gonfia e pulsante l’intimo pregno di umori. Mi girai verso mia zia che era sdraiata a pancia sotto, parzialmente illuminata dal chiaro della luna. Avvicinandomi piano ai suoi piedi notai non si era messa un nuovo paio di mutande e che le sue mani stavano frugando la sua intimità. Il colore bianco delle sue unghie si distingueva perfettamente ed era come vedere delle piccole palline muoversi nel buio. Stava giocherellando con le sue grandi labbra e vedevo quelle macchie bianche che roteavano, salivano e scendevano. Era incredibile. Pareva un balletto perfettamente sincronizzato. Cercai di avvicinarmi ancora un po'. Il mio cazzo pulsava più che mai. Era così teso e duro che quasi mi faceva male la pelle.
Ad un tratto lei fece un movimento con le gambe cercando di divaricarle leggermente ma con un piede urtò la mia faccia. Ritrasse immediatamente il piede e si fermò. Cazzo mi ha ribeccato! Che coglione che sono, pensai. Stavolta non potevo far finta che nel sonno inconsciamente mi ero spostato, erano circa dieci minuti che ero entrato nel letto! Rimase immobile per qualche attimo e poi, con mia grande sorpresa si rimise com’era prima, avvicinò il piede al mio volto e cominciò lentamente ad accarezzarlo, esattamente come la sera prima, ma stavolta cosciente del fatto che io ero sveglio! Che goduria, che figata! Mi aveva accettato, lasciando che mi gustassi lo spettacolo. Mentre le sue mani ripresero *****santemente la loro attività dentro ai sui genitali, il suo piedino mi accarezzava gentilmente il viso sfiorando naso e labbra. La dita sciacquettavano nella sua figa ormai bagnata rumoreggiando sempre più nella stanza. I pallini bianche che armeggiavano con le grandi labbra esterne ora erano diventati meno, perché alcuni erano spariti all’interno della sua figa. Eccitatissimo provai a leccarle il piede e lei mi lasciò fare. Allora cominciai a leccarle le dita, soffermandomi poi sull’alluce che succhiai. Credo che quel gesto le piacesse, tanto che cominciò a spingerlo sempre più all’interno della mia bocca. Lo succhiavo e lo leccavo come se stessi facendo un pompino ad un dito. Decisi di andare oltre. Afferrai il suo piede con le mani continuando a succhiarle l’alluce mentre le massaggiavo la pianta. Poi le mie mani salirono al suo polpaccio ed alle sue cosce. Lei freneticamente continuava a sgrillettarsi emanando anche qualche mugolio. Infine mi sollevai spostandomi sul suo letto ed iniziai a leccarle inizialmente tutto il piedi, poi risalii sul polpaccio, sulla coscia ed infine mi trovai su quel meraviglioso culetto con la lingua in mezzo alle sue natiche. Con entrambe le mani strizzavo i suoi glutei cercando di aprirli sempre più. Poi mi tuffai con la lingua nel loro mezzo fino ad arrivare al suo ano. Ci infilai dentro la mia lingua mentre lei incarcò la schiena per agevolarmi. Mentre il suo bacino ondeggiava ritmicamente su e giù io armeggiavo con quel piccolo orifizio che pareva ancora vergine ed inesplorato.
Ad un tratto, ansimando, si giro a pancia sopra, spalancò le gambe, mi afferrò per mia folta chioma e mise la mia faccia sopra la sua figa. Cominciai a leccargliela nel miglior modo che potessi fare. Cercai di far tesoro dell’esperienza fatta con Laura che mi aveva istruito a leccargliela per bene per farle avere il migliore degli orgasmi orali che avesse mai potuto provare. La mia lingua percorreva le grandi labbra, disegnava cerchi intorno al suo clitoride ormai gonfio, percorreva come il passo di un serpente dalla punta del clitoride sino all’imbocco della sua vagina. Passai poi l’attenzione al suo clitoride alternando piccoli risucchi a colpetti con la punta della lingua. Aumentai gradualmente il risucchio mentre le dita della mano cominciavano ad esplorare la sua cavità. Sentivo le contrazioni della sua vagina premere contro le mie dita ma non mollai la presa. E nemmeno lei. Mentre risucchiavo il suo clitoride la mia lingua lo stimolava roteandoci intono. Ormai era gonfio e turgido. Mollavo e riprendevo. Intanto le mie dita dentro di lei esploravano la sua cavità andando sempre più in fondo. Da due dita iniziali in un attimo diventarono tre e poi quattro. Ero così preso che volevo spaccarla. Ed a lei pareva piacesse. La mia mano era troppo grande per quella fighetta e pur quanto spingessi non riuscivo ad andare oltre. Tolsi il mignolo che le infilai nel culo ed affondai per tutto quello che potevo. Lei era una contrazione unica, continuava a sobbalzare, ansimava profondamente tentando di smorzare i più possibile i suoi mugolii. Le sue mani cercavano disperatamente di staccare la mia faccia dalla sua figa ma inutilmente. Era braccata e dovevo farla impazzire. Continuai ancora un po' fino a quando lei sobbalzò ripetutamente in preda ad un orgasmo incontrollabile. Dovetti lasciarla. Di s**tto prese il cuscino, lo infilò in mezzo alle sue gambe e si rannicchiò su di un fianco tremando. Ritenni di aver fatto un buon lavoro! Cominciai ad accarezzale le gambe ed a mordicchiarle il sedere, per quanto riuscissi in quella posizione. Passarono diversi minuti prima di sentire la sua mano che mi accarezzava i capelli. Lentamente si girò ancora a pancia sotto e con le mani mi invitò a salirle sopra. Voleva che la scopassi. Non ci pensai nemmeno un secondo, infilai il cuscino sotto il suo bacino, le divaricai leggermente le gambe, presi il mio cazzo e cominciai a strusciarlo in mezzo alle sue labbra vaginali per lubrificarlo. Mentre roteavo la mia rigonfia cappella pulsante intorno alle sue grandi labbra la sentivo ancora sobbalzare. Stava ancora godendo. Accennai una penetrazione morbida e dolce ma poi, preso dall’eccitazione, gli infilai prepotentemente il mio enorme cazzo dentro più che potevo. Lei non riuscì a trattenere un piccolo urlo. Rimasi fermo per un attimo. Mentre mi godevo l’enorme calore che la sua carne intima sprigionava sul mio cazzo, cercai di capire se quel piccolo urlo avesse destato dei sospetti. Sentii i mugolii di mia madre e di Sergio accompagnati dal frastuono del letto. Tutto ok, pensai, stanno ancora scopando. Non riuscii a non pensare a zia Ele che in cucina sentiva perfettamente tutto di quella prestazione sessuale di sua sorella e mi chiesi se, nell’attesa di ricevere il suo posto letto, fosse intenta a sgrillettarsi gustandosi i vocalizzi ed i rumori assordanti. E se, in barba a tutti, si era unita a loro? La cosa mi eccitò ancora di più.
Ma ora avevo altro a cui pensare, soprattutto a cui dedicarmi.
Cominciai la mia danza, facendolo uscire il più possibile e spingendolo più a fondo che potevo, con calma e costanza. I suoi muscoli cominciavano a rilassarsi ed io potevo scorrere dentro di lei con sempre più fluidità anche se la sua fighetta era abbastanza stretta per il mio arrogante cazzo, lungo solo venti centimetri ma con una circonferenza di pari misura. Con gli amici, quando scherzavamo sui nostri piselli, io ero chiamato il ventiventi. Affondai i miei colpi aumentando sempre di più il ritmo cercando nel frattempo di non far cigolare il letto. Ad ogni colpo riuscivo ad affondare sempre di più. Sentivo la bocca del suo utero quando spingevo e questo mi eccitava. Volevo spaccarla la zietta, farla godere forte. Doveva dimenticare il cazzo di Sergio.
Presi un ritmo incalzante, sempre più veloce. Lei cominciò a muovere il suo bacino al mio ritmo ma in contrapposizione; quando mi ritraevo lei si ritraeva, quando affondavo lei spingeva verso di me. Sembravamo in perfetta armonia, mai un colpo falso. Quando i miei coglioni penzolanti cominciarono a sbattere sul suo clitoride, lei si infilò le braccia sotto la pancia ed iniziò a sgrillettarsi con una mano ed a strizzarmeli con l’altra. Mugugnava sempre più forte soffocando la sua voce nel materasso mentre la sentivo sobbalzare per l’ennesimo orgasmo..”siiii…godoooo….vengoooo….siiiiiiii!”
Io ero allo stremo stavo per scoppiare. Uscii e appoggiai la mia cappella sul suo culo tentando di penetrarla anche dietro, ma il suo buco era troppo piccolo e riuscii a malapena ad infilaci centro un pezzo del mio glande quando, nel mentre, esplosi nel mio orgasmo e cominciai a sborrarle dentro. Che goduta. Sentivo i miei coglioni pompare all’impazzata cercando di svuotarsi all’infinto, anche se quello che contenevano era già stato espulso. Quasi doloroso. Mai goduto così tanto. Mi accasciai al suo fianco. Ero stremato. Anche lei pareva devastata. Nessuno disse nulla. Nessuna parola. Solo sesso, puro e sano sesso. Le diedi un bacio sul suo bellissimo culetto e mi sdraiai esausto sul mio letto. Crollai nella braccia di Morfeo.
Passarono due giorni da quell’episodio durante i quali tra me e la zia Stefy regnò la più totale indifferenza reciproca. Come se nulla fosse accaduto. Nelle due notti successive, nonostante la calura, la zia quando entrava nel letto si copriva con un lenzuolo, cosa che ultimamente non aveva mai fatto. Era un chiaro segnale di chiusura. La festa era finita. Ma nella mia testa avevo ancora le sensazioni di quella sera; al solo pensiero mi pareva di sentire ancora il profumo dei suoi umori. Penso di essermi segato almeno otto volte in quei giorni.
Il terzo giorno, dopo la consueta cena, mi chiese se volessi salire in mansarda per un parere sulla disposizione della cucina. Accettai di buon grado sotto l’evidente ed inequivocabile sguardo contrariato di Sergio. Salimmo le scale facendoci luce con i cellulari e, con lei davanti, potevo ammirare quelle belle gambe lunghe magre ma ben delineate e l’attaccatura a cuore del suo culetto da sotto il vestitino corto a fiorellini, consueto abitino che indossava in casa per stare comoda, facendo luce con il mio telefono. Quando arrivammo sopra accese il faretto ed illuminò la parete della cucina.
Si avvicinò a me e, fianco a fianco, nel più assoluto silenzio, cominciammo a fissare la parete in mattoni arancioni. Si intuiva che voleva parlare. Io un po' meno. Non volevo farla spessa. In fondo si era trattato solo di sesso. Abbiamo goduto. E quindi? Non c’era altro da aggiungere a mio avviso. Mica dovevamo renderlo pubblico e nemmeno avremmo dovuto sposarci. Entrambi single con quell’atto non abbiamo fatto torti a nessuno. Ah, dimenticavo, forse il torto era verso mia madre…già, ma penso che a livello di torti, tra scopargli il compagno o il figlio forse era meglio la seconda. Dovevo divagare, questo discorso puzzava già ancora prima di cominciarlo.
“Beh…”dissi, “mi sembra carina la cucina, no? Forse un po' troppo arancione ma dai, è di moda e quindi ci stà!”. Forse la battuta, forse perché avevo rotto la tensione del momento, lei scoppiò in una lunga risata. Poi, ripreso fiato cominciò “Senti, io per quanto riguarda l’altra sera…”
“Quale sera?” la interruppi
“ah, quando siamo usciti tutti a mangiare la pizza?”
“Non fare il cretino, dai…l’altra sera…”
“Si si, è vero…faceva schifo. Non ci andremo più dal quel cretino!” le dissi interrompendola nuovamente.
“Seriamente…” disse lei, “…ascoltami per favore…io è tanto tempo che sono sola e forse, sai…”
“Senti…”, dissi io “…siamo complici, no? E se ben ricordo lo siamo sempre stati…e sappiamo tenere i nostri piccoli segreti. Quindi smettila! Ma fammi solo una grande cortesia da ora in avanti…”
“Quale?” chiese lei sgranando gli occhi.
“Cerca di coprirti il meno possibile quando vai a letto perché così non mi piace!” le risposi.
Scoppiò in un’altra risata liberatoria.
Poi mi abbracciò e mi diede un succoso bacio sulla guancia!
Io non persi tempo e le presi con entrambe le mani il suo bel culetto cercando poi di sollevarle il vestitino. “Ma sei matto??” mi rimproverò bonariamente cercando di levarmi con la mano la mia che le stava stingendo la chiappa “Potrebbe salire qualcuno e vederci!”
Prima di mollare la presa, la tirai con forza verso di me, premendola forte contro il mio bacino per farle sentire il mio cazzo che già era diventato duro e le ficcai fugacemente la lingua in bocca, che lei non rifiutò.
Poi le dissi con un sorriso sornione “Hai ragione zietta, continuiamo dopo in camera!”.
Lei mi sorrise dandomi dello scemo, io le diedi una pacca sul culo e lei ricambiò velocemente con una strizzata al mio pacco. Spegnemmo il faretto e, con reciproco sollievo, scendemmo per riunirci agli altri.
Ora avevamo veramente un accordo!
(continua...)
5年前