1998-6

- Ma lo sai che sei proprio uno sporcaccione?- mi rimprovera Roberta.
- Ma dai! Solo perchè ho detto che staresti davvero bene con quel completino addosso?- le dico trattenendola per una mano ed obbligandola a ritornare davanti alla vetrina del negozio di intimo femminile.
- Non ho mica detto che agghindata a quel modo ti scoperei fino a farmi venire una flebite al cazzo.- aggiungo a voce bassa.
Mi rifila una leggera gomitata.- Ma lo hai pensato, vecchio sporcaccione!- ma intanto rimira il completino.
- In Italia c'è la libertà di pensiero, se non l'hanno abolita oggi, giovane troietta.- ribatto, poi la trascino verso l'entrata del negozio.
- Noooooo! Non voglio! Lasciami, prepotente di un... prepotente!- protesta lei, tentendo di liberarsi dalla mia presa.
- Zitta femmina, o ti sculaccio!- la minaccio.
Entriamo e raggiungiamo il banco di vendita, dove spiego alla commessa quello che desidero. Fortunatamente, da quando ci frequentiamo, Roberta ha smesso di vestirsi come una ragazzina del liceo, il che ci permette di andarcene a spasso assieme senza rischiare il mio arresto per ********a. Gonna al giocchio, camicetta, golfino, scarpe basse. Il tutto risulta elegante ma non da educanda. Insomma tipo giovane donna moderna ed emancipata. Non che sembri una donna matura, ma ci si rendo conto abbastanza facilmente che ha raggiunto la maggiore età e l'ha pure superata.
La commessa torna con un paio di s**tole e le piazza sul banco. Reggiseno a balconcino, perizoma, reggicalze, il tutto di un magnifico colore bordeaux che sulla pelle naturalmente abbronzata di Roberta farà un effetto a dir poco allucinante.
- Se lo vuole provare, signorina.- dice la commessa.- Da questa parte. Ci sono i camerini.-
Roberta raccatta tutto e, rossa come un pomodoro maturo, si rintana nel bugigattolo chiudendo la tenda.
Nel frattempo io mi guardo in giro e già che ci sono aggiungo qualche paio di calze velate da abbinare al reggicalze. Esito, poi ci metto vicino due paia di autoreggenti, non si sa mai.
Ho giusto il tempo di posare la roba sul banco che Roberta mi chiama: vedo la testolina mora che spunta dalla tenda ed una manina che mi fa cenno di avvicinarmi.
- Vuoi dare una sbirciatina? - mi chiede con una faccia da birbante da far incazzare un santo.
- Claro che yes!- in due passi sono al camerino ed è il mio turno di infilare la testa tra le tende. - Ostia!- esclamo vedendo il panorama. Come avevo previsto, con quel completino addosso lo farebbe tirare anche ad un bronzo di Riace... figurarsi a me. Tento di allungare una mano per afferrare una chiappa, ma lei mi consegna una manata di quelle toste e mi spinge la zucca fuori dal camerino. - Comportati bene o chiamo la commessa e le dico che c'è un vecchio voyeur sbavante che mi importuna.-
- Brutta...- sto per rispondere, ma la commessa compare accanto al camerino.
- Tutto bene?- chiede, corrucciata.
- Ottimamente.- rispondo io, facendo finta di niente. - La mia fidanzata ha quasi finito: il completo le sta a meraviglia.- la tipa annuisce ma non sembra molto convinta. Ritorna al banco, ma vedo che con la coda dell'occhio mi tiene sotto controllo. Da perfetto delinquente mi viene la voglia matta di inscenare qualche cazzata, del tipo infilarmi nello sgabuzzino e sprimacciare Roberta sotto gli occhi della commessa, ma pensandoci bene non credo sia il caso di trascinare la pischella nel casino che ne seguirebbe, quindi mi avvicino al banco e tiro fuori la carta di credito.
Mentre pago, Roberta esce dal camerino e mi raggiunge al banco. - Grazie, amore! - Mi dice, mielosa, scoccandomi un bacio sulla guancia per poi appendersi al mio braccio. - Se mi vizia così adesso, figuriamoci dopo sposati. - cinguetta poi, rivolta alla commessa. A me scende un brivido freddo lungo la spina dorsale e le palle mi si riducono a due noccioline tostate al solo sentir parlare di matrimonio. Invece la commessa sembra riprendere colorito. Sicuramente era convinta di trovarsi di fronte un maiale pervertito che se la fa con una giovincella... ovvero la realtà pura e semplice. Ma ora siamo "ufficialmente fidanzati", quindi va tutto bene. Sorride e mi porge la borsa con la mercanzia dentro. - Si vede che le vuole molto bene, e si vede che siete una bella coppia.- mente, spudorata ma molto professionale. - Le mie felicitazioni.-
Quando siamo fuori, blocco Roberta. - Com'è sta storia? Ci sposiamo?- le chiedo, con un sogghigno lupesco.
- Hai cominciato tu, dicendo che sono la tua fidanzata.- dice lei, con un'alzata di spalle ed un sorriso da squalo. - Io ti ho solo retto il gioco.-
- Cosa dovevo dirle? Che sei la ragazzina che mi scopo in pianta, prospetto, profilo ed assonometria isometrica?- le chiedo ridacchiando.
- Non so cosa sia un'assomenia istotonica, però mi scopi molto bene! - ribatte spregiudicata.
- Dovrei davvero sculacciarti!- le dico, agguantandola per la vita e trascinandola lungo il marciapiede.-
- È la seconda volta che minacci di sculacciarmi.- mi fa, avviticchiata al mio braccio. - Ma quando hai intenzione di mantenere la promessa?-
L'ultima frase mi fa *****picare.- Brutta peste che non sei altra...-
- Si, si!- fa lei, girando la faccia lontana da me e agitando una mano in una quasi perfetta quanto inconsapevole imitazione della Garbo. - Voi uomini siete tutti uguali: tante promesse, ma poi... pfhui!!!-
Questa è una dichiarazione di guerra. Un'affronto che va lavato col ******... la guardo mentre tenta di tenere il broncio... beh, col ****** no... ma nello sperma di sicuro!
- Quando arriviamo a casa, vedi cosa ti succede.- borbotto, e parto verso casa, rimuginando su come procedere. Svolto un'angolo, faccio una decina di passi e la soluzione mi viene da un'altro negozio, sotto forma di un completo di pelle nera decisamente sadomaso, anche se piuttosto castigato essendo in vetrina. Uno Sexy Shop. Il collegamento è immediato e nella mia mente compaiono immagini di frustini, paddle e gatti a nove code. Senza nemmeno rallentare, devio la traiettoria e mi fiondo dentro, trascinandomi dietro una sorpresissima Roberta.
La porta non ha nemmeno finito di chiudersi che sento le dita della piccola peste serrarsi sul mio braccio.
- OhmioDio! - rantola.- Cos'è 'sto posto? Dove cavolo mi ha portata?- chiede, ansimando agitata.
- Te la sei cercata.- ribatto, avanzando tra gli scaffali coperti di videocassette porno. Fortunatamente per lei, il negozio sembra deserto. Probabilmente è troppo presto per essere iniziato il "giro".
- Ma se qualcuno che mi conosce mi ha visto entrare? Che figura ci faccio? E se lo viene a sapere mia madre?- squittisce agitatissima.
- Compreremo un regalino pure a lei!- ribatto crudelmente, tirandomela dietro. Qualche altro passo e inizia il reparto che stavo cercando.
Roberta apre la bocca per dire qualcosa, poi vede quanto è esposto sugli scaffali e la richiude di s**tto, sgranando gli occhi. - Oh santo Paradiso!- balbetta.
- No, mia cara. Indirizzo sbagliato! Siamo sulla sponda diametralmente opposta: dalla concorrenza!- le rispondo, sentendomi leggermente “mefisto” e piuttosto “felico”.
Lei tenta di incenerirmi con un'occhiata, ma l'accensione non le riesce bene perchè tende a distrarsi per guardarsi attorno.
- Mai visti aggeggi del genere!- bisbiglia, mentre il suo sguardo spazia sulla miriade di cazzi finti in bella mostra sugli scaffali. Ce n'è per tutti i gusti e per tutte le taglie.
- Vorrei vedere il contrario!- le bisbiglio, spingendola verso uno degli espositori. - Una ragazza per bene come te, dove potrebbe mai aver visto roba del genere.-
- Scemo!- ribatte lei, ma senza smettere l'esame.- qualche giornalino porno è capitato tra le mani pure a me! Ma così...-
- La realtà è diversa, vero?- le chiedo. Azz... tutta sta storia mi stà facendo andare su di giri. Devo starci attento o me la scopo qui e adesso.
- Si, molto diversa.- poi si blocca, si avvicina allo scaffale ed osserva uno dei falli finti. - Ti prego, dimmi che è solo per fare qualche scherzo.- mi dice, supplichevole.
Guardo il dildo in lattice di dimensioni equine.- Mi sa proprio di no!- le comunico.
- Vuoi dire che qualcuna...- inizia. Poi si blocca.
- Si, mia cara. Qualcuna... o qualcuno... se lo infila in corpo... e probabilmente ci gode un fracco!- confermo, ripensando ad una certa mia cliente e ad una bombola di lacca per capelli di poco più piccola. - È solo una questione di abitudine ed allenamento.-
Lei mi guarda sconvolta per un momento, poi scuote la testa.
- E quello li?- chiede, indicando un fallo a due teste.
- Lo pieghi in due e lo usi davanti e dietro. Oppure ci giochi con qualche amica... o amico.- Le dico, guadagnandomi un'occhiataccia che non so se è scandalizzata o arrapata. L'incursione per comprare il frustino che avevo in mente stà diventando rapidamente una lezione di dildologia applicata, ma non mi dispiace affatto. C'è qualcosa di estremamente eccitante, quasi di perverso, nel soddisfare le curiosità di Roberta in materia.
Va a finire che andiamo avanti così per quasi mezz'ora, con lei che chiede ed io che rispondo, esaminando con attenzione buona parte dell'esposizione.
- Ma tu... hai mai... cioè... con una ragazza...- mi chiede alla fine.
La guardo e sogghigno. - Direi proprio di si, porcella.-
- E ti sei divertito?-
- Si, e quasi sempre molto.- rispondo sinceramente.
- E potremo... cioè... io non ho mai... però potrei... vorrei...- la volto verso di me: occhi lucidi, narici dilatate, sguardo torbido, labbra gonfie. Abbasso lo sguardo e riesco a vedere i suoi capezzoli eretti attraverso la camicetta ed il reggiseno. Come sempre si mordicchia il labbro inferiore. Ingrifata persa! E se non la violento qui e subito deve solo ringraziare Santa Cunegonda Protettrice delle Giovani Ragazze Spregiudicate Che Visitano Sexy Shop e Si Arrapano Come Cercopiteche In Calore in Presenza di Un Maschio Sessuomane e Facilmente Eccitabile.
- Qualcosa mi dice che è meglio se andiamo.- le dico, e mi rendo conto che pure io ho la voce parecchio arrochita dall'eccitazione. Il frustino dovrà aspettare.
- Aspetta!- mi fa. Prende la borsetta, ci ravana dentro, poi ne toglie il portafogli.
- Cosa vorresti fare?- le chiedo, guardandola in cagnesco.
- Controllo se ho soldi. Ne compro uno!- dice, con l'atteggiamento di un tossico in crisi di astinenza. Le agguanto il portafoglio e glielo ributto in borsetta.
- Primo, non lavori, sei senza una lira e quindi non ti puoi permettere di comprare nessun giocattolino; secondo, quando sei con me, fai la sacrosanta cortesia di evitare di tentare di pagare: sono un porco, ma sono un porco all'antica, non si fa alla romana, pago io e basta; terzo, di giocattoli del genere a casa ne ho a sufficienza da soddisfarne tre di sbarbine come te; quarto... se non ce ne andiamo subito, ti scopo qui in piedi e finiamo dentro per atti osceni in luogo... osceno pure quello, ma hai capito cosa intendo.- riprendo fiato dopo la tirata.
- Scopami qui, me ne frego se ci arrestano.- e tutto quello che mi risponde quella piccola delinquente. E poi il pervertito sono io!
La prendo per una mano, pronto a scapicollarmi fuori, ma quando mi giro, con la coda dell'occhio vedo una cosuccia che attira la mia attenzione da sessuomane di cui sopra: devo pur farla pagare a Roberta per l'affronto di prima. Allungo una mano e agguanto la s**tolina.
- Cosa sono? - chiede Roberta, sempre mordicchiandosi il labbro. Le palline delle geishe ci erano decisamente sfuggite.
- Ora te lo spiego. - le dico, spingendola verso un angolo riparato da due scaffali. Mi guardo attorno: non c'è nessuno e il commesso alla cassa non ci può vedere. - Allarga un po' le gambe. - Le dico mentre apro la s**tolina.
- Ma...- tenta di protestare lei.
- Fidati, fai come dico.- lei tentenna ma obbedisce. Io tolgo le paline dalla s**tola e poi infilo la mano sotto la sua gonna.
- Sei matto?- mi dice tentando di fermare la mia manovra. - Ci vedono!-
- Non mi hai appena chiesto di scoparti e fanculo alle conseguenze?- le chiedo, risalendo la sua coscia.
Lei mi fissa, poi toglie la mano e solleva un po' la gonna con aria di sfida.
Quando le raggiungo, le scosto le mutandine. Come prevedevo è talmente tanto bagnata da averle inzuppate. Ottimo per quello che sto per fare.
- Arrivo.- le annuncio, e spingo dentro la prima pallina. Lei spalanca la bocca e gli occhi, ma non emette un fiato.
- Ora l'altra.- e spingo la seconda pallina dentro il suo corpo. Poi ci infilo dietro un dito per essere sicuro che siano ben dentro la sua fighetta sbrodolosa. Quindi sfilo il dito, rimetto a posto le mutandine e le riabbasso la gonna. E mi succhio il dito, ovviamente. - Buono.- dico.
Lei mi guarda completamente stralunata e praticamente paralizzata.
- Ora ti spiego il meccanismo di queste palline.- mi metto a pontificare, tirandola volutamente per le lunghe. - L'unica cosa che devi fare è impedire che escano da dove le ho messe. E per farlo, devi mantenere tesi i muscoletti interni che hai, piatto pelvico tanto per essere fiscali.-
- Tutto qui?- fa lei, sospettosa.
- Già, tutto qui. Sicuramente un compito facilissimo per una ragazza in gamba come te.- concludo. Richiudo la s**toletta e le porgo il braccio. - Andiamo a pagare e poi a casa, ho una pischella da sculacciare.-
Arriviamo alla cassa e gia le leggo in faccia che c'è qualcosa che non le torna. Non ha il solito passo s**ttante, e l'atteggiamento spavaldo è temporaneamente fuori uso.
Porgo la s**toletta vuota al cassiere, che non batte ciglio, mi fa lo scontrino e mi da il resto. L'unico gesto extra è un'occhiata di apprezzamento a Roberta.
Usciamo dal negozio, con Roberta che cerca di nascondersi dietro la mia massa, cosa peraltro facile vista la mia corporatura da orso. Fa tanto la sbruffona, ma alla fine torna a venire fuori il suo lato di ragazza bene. Camminiamo lungo il marcapiede a passo tranquillo ma non lento, diretti verso casa, mentre io aspetto i risultati ridacchiando tra me e me. Poi, man mano che la strada scorre sotto i nostri piedi, la vedo che inizia a smaniare. Sbuffa, si agita, sospira, si torce le mani e inizia a tirare i piedi, rallentando sempre di più. Alla fine, dopo nemmeno due isolati, si ferma.
- C'è qualcosa che non va?- le chiedo, sadicamente, facendo lo gnorri.
Lei mi guarda e respira rapidamente. - Si muovono!- sibila.- Sembra che siano vive, mi si muovono dentro da sole, ad ogni passo che faccio le sento agitarsi.-
- Ahhhh, parli di quello!- ribatto, fingendo sollievo. - Ma certo! È normale! Vedi, dentro ad ogni palina c'è un altra pallina più piccola ma pesante, libera di girellare e sbatacchiare ad ogni tuo movimento. È quello, che senti!-
- È una sensazione terribile!- dice, con le guance rosse che nemmeno Heidi che ha visto Peter nudo.
- Fa male?- le chiedo, premuroso, fingendo una preoccupazione che assolutamente non provo.
Le scuote la testa con decisione.- Mi sembra di essere sul punto di venire!- ringhia poi, a bassa voce.
- Di svenire?- chiedo, esasperando la finta preoccupazione.
Lei mi allunga un pugno sul petto. - No, cazzo! Ho detto venire! Godere!-
- Ah beh, allora non dovrebbe essere un problema.- dico, facendo spallucce e lasciandola riprendere fiato. So per certo che restando ferma le palline smetteranno di fare il grosso del loro lavoro.
La vedo rilassarsi, con il colorito che ritorna normale. - Te la senti di continuare?- Annuisce di rimando.- Ok.- la prendo a braccetto e mi rimetto in moto, tentando in tutti i modi di non far trasparire dall'espressione che sto gongolando come un porco nel brago.
Tutta la storia si ripete da capo, smanie ecc. ecc. E dopo un altro paio d'isolati siamo nuovamente fermi, con lei che letteralmente boccheggia.
- Mi fai davvero preoccupare!- le dico, mentre mi si aggrappa al braccio perchè le gambe le tremano.
- E una fottuta tortura!- ringhia, questa volta a voce piuttosto alta.
- Shhh!- le faccio io. - Non vorrai che qualcuno ti senta usare termini tanto volgari, vero?- le chiedo sottovoce.
Si appoggia una mano all'altezza del pube e preme forte con il palmo. - Non vorrai mica masturbarti in mezzo alla strada?- le chiedo, con aria scandalizzata da bigotto.
- Non ce la faccio! Devo togliere 'ste due troie che mi hai ficcato dentro, brutto bastardo. - Ringhia poi.
- Difficile, qui in mezzo alla strada. Sarebbe uno scandalo!- ribatto, sempre da bigotto perbenista.- Mi sa che dovrai tenertele fino a casa. E sopportare la tortura!- aggiungo, questa volta con un ghigno da satiro. Dio, come recito bene: Gassman mi fa una pippa, mi fa!
Roberta si raddrizza, prende fiato e mi fissa negli occhi. Alla fine ci arriva.
- Tu lo sapevi!- mi accusa. - Tu sapevi cosa mi avrebbero fatto. L'hai fatto apposta!- mi appioppa un secondo pugno, parecchio più forte di prima, poi mi afferra per il bavero della giacca e mi tira verso di se, spiaccicandomi le labbra con un bacio. - Brutto figlio di puttana, sapevi che sare mezza impazzita di piacere con quegli affari dentro!-
- Certo che lo sapevo, scema di una ragazzina!- ribatto ridendo ed imprigionandole il viso tra le mani.- E comunque mia madre non ha mai fatto la puttana. Così: per la cronaca!- poi è il mio turno di baciarla, mettendoci anche una spanna di lingua.
- E adesso, che facciamo?- mi chiede, quando mi stacco da lei.
- Torniamo a casa.- le dico serafico.
Lei impallidisce. - Non posso resistere fino a casa, in queste condizioni.-
- Certo che puoi. - ribatto.
- Ma mi sembra di godere da un momento all'altro.- piagnucola.- ma non ci riesco... vorrei venire... ma non vorrei, in strada...- la fermo, prima che dia in escandescenze.
- Dubito che potranno portarti all'orgasmo.- le spiego.- In pratica sono fatte apposta: ti tengono in continua eccitazione e non ti fanno mai arrivare alla fine. O almeno non dovrebbero... non si sa mai con una sporcacciona come te!-
- Sadico bastardo porco pervertito...- inizia a dire, ma la fermo di nuovo.
- Risparmia il fiato per arrivare a casa.- le dico sogghignando.
- Ma lo capisci che sto letteralmente colando?- ringhia, poi allunga una gamba in avanti e mi indica l'interno del ginocchio.
- Orcatrota!- ridacchio. In effetti una gocciolina le sta scendendo verso il polpaccio.- Che vergogna. Alla tua età, ti fai ancora la pipì addosso.- poi, senza darle tempo di ribattere, la prendo per una mano e la costringo a rimettersi in cammino.
Per completare l'ultima parte del tragitto ci mettiamo un'eternità. Roberta arriva al punto di pregarmi di prenderla in braccio, ma alla fine raggiungiamo la meta.
Apro il portone e la faccio passare. Lei si fionda verso l'ascensore ed iniza a spingere il pulsante di chiamata come se si trattasse di vita o di morte. Ha gli occhi fuori dalle orbite, respira a bocca aperta e mi sembra adirittura che le tremino le mani. La cabina arriva e lei si butta dentro, rimettendosi a pigiare il pulsante del piano come con quello prima. Appena le porte si chiudono, abbassa le mani e fa per tirare su la gonna. La blocco immediatamente.
- Non pensarci nemmeno!- le dico, categorico.
- Ma...- fa per protestare.
- Io le ho messe, io le tolgo. Appena siamo entrati a casa, promesso.-
Lei digrigna i denti ma sento che rilassa le braccia.
Le tengo le mani ferme finchè arriviamo al piano, poi la spingo fuori dall'ascensore fino alla porta del mio appartamento, apro e la faccio entrare. Mi chiudo la porta alle spalle e le riagguanto le mani, sollevandogliele sopra la testa. Con una mano la blocco così, spinta contro il muro, con l'altra scendo lungo il suo corpo, le stuzzico un seno, scendo sul fianco, sfioro una coscia e mi intrufolo sotto la sua gonna, alzandola. Lei dimena i fianchi per facilitarmi il compito, ansimando come un mantice. Infine infilo una mano nelle mutandine, talmente bagnate da essere ridotte ad uno straccio, e le agguanto tutta la patata, con il palmo che le preme il pube e la clitoride, e le dita che spingono l'entrata della fighetta
- Ti prego...- miagola, agitando il bacino contro la mia mano
- Shhh! - ed inizio a stringere ritmicamente tutto il pacco, stimolandola tutta in una volta e comprimendo le palline nel suo corpo.
- Ti prego... ti prego... ti prego!- gorgoglia a ritmo con le mie strette, mentre io continuo imperterrito.- TI PREGO!!!- grida alla fine. Allento la presa, sfilo un po' la mano ed appoggio due dita sul grilletto, premendo forte e scuotendo.
L'effetto è immediato e violento: Roberta molla un urlo e viene di botto, praticamente raggrinzendosi davanti a me. È ancora in pieno orgasmo quando stacco le dita, afferro la cordiciella che spunta dalla fighetta e con una movimento lento ma deciso le strappo fuori dal corpo le palline. Lei urla di nuovo, poi le gambe le cedono e collassa a terra, rannicchiandosi in posizione fetale.
La osservo per un momento facendo dondolare le palline, poi mi abbasso e le do un bacio sulle labbra.
- Non illuderti che sia finita.- le bisbiglio in un'orecchio. Lei risponde con un mugolio che non riesco a capire se è di piacere o di sconforto, ma non è che sia particolarmente importante, tanto lo so che tra poco si riprenderà e verrà a pretendere la sua libbra di carne... salsiccia d'uomo, nella fattispecie.
Quindi la lascio a riprendere fiato e me ne vado verso la camera da letto. Mi spoglio al volo e già che ci sono tiro fuori dal'armadio la valigetta dei giocattoli. Non sono poi tanti, ma dovrebbero bastare. Ne avevo molti di più, ma l'ultima ragazza che ho avuto, andandosene, ha pensato di portarsene via la maggior parte, a dire il vero lasciandomi solo i "piccoli calibri".
Sto controllando le batterie di un vibro, che ovviamente erano scariche e che devo sostituire al volo, quando Roberta fa capolino dallo stipite della porta. Ha decisamente l'aria stropicciata, ma appena vede quello che ho in mano, e la mia tenuta adamitica, sembra riprendersi come d'incanto. Avanza nella stanza e contemporaneamente si spoglia. Non so dove ha imparato a farlo, ma ha una tecnica degna di una spogliarellista di professione e solo a vederla togliersi la gonna, spingendo indietro il culetto ed inarcando flessuosamente la schiena, quasi mi passa la voglia di giocare coi vibratori e mi viene quella di piantarglielo in corpo su due piedi. Ma ovviamente ogni promessa è un debito, perciò mi preparo a passare dalla teoria alla pratica.
Roberta si ferma ad una spanna da me, con gli occhi incollati al vibro che ho in mano. Me lo toglie e lo accende, stringendolo nel piccolo pugno. - Oddio!- mormora.
- Sdraiati.- le dico, riprendendo il giocattolino. Lei obbedisce al volo e senza aspettare ulteriori istruzioni spalanca le gambe e si apre le labbra della figa, in un chiaro invito. Io invece recupero la valigetta e rapidamente gliela vuoto addosso. - Scemo!- urlacchia lei.
- Cazzi finti come se piovessero.- ridaccho io, e mi tuffo al suo fianco.
Quello che segue è una vera sessione di test sul campo: Roberta vuole provare tutto, dal semplice e classico vibratore di plastica bianca, al dildo di lattice che riproduce fedelmente un cazzo unano di buone dimensioni, con tanto di palle e vene in rilievo; dalla farfallina vibrante da appiccicare al grilletto a quello che io chiamo "slip farcito", ovvero un paio di mutandine con un fallo appiccicato all'interno, da indossare anche per uscire di casa.
- Ma dai!- gorgheggia la moretta. - E dove vai con quel coso piantato in corpo?-
- Magari a fare la spesa.- ribatto io, ricordando esperienze del genere fatte con Giulia, la "Ladra di Dildi".- O al lavoro.-
- Wow!- commenta Roberta, e dallo sguardo perso che presenta, sono assolutamente certo che cerca di immaginarsi in una situazione del genere.
È già venuta altre tre volte, provando i vari aggeggi, ma non da segni di voler smettere. In fatto di sesso, è una vera stakanovista.
- Però, per un uso del genere, consiglio questo!- le facco, facendole dondolare un ovetto vibrante davanti agli occhi. Al Sexy Shop devono esserci sfuggiti, quindi la porcella non sa cosa sia, e non lo nasconde. Ed io l'ho salvato come sorpresina finale, per concludere in bellezza.
- Si usa così.- le spiego, spingendolo delicatamente nella sua fighetta sbrodolosa... le lenzula sono fradice ed ho paura che anche il materasso deve essere messo parecchio male. Spingo l'ovetto a fondo, poi impugno il telecomando e lo accendo al minimo.
- Ooooohhhh!- fa la briccona, spalancando gli occhi e sollevando le sopracciglia.- Oddio, sembra come...-
-... le palline di prima.- concludio io per lei.- In pratica, è la versione moderna, con una differenza interessante.- aggiungo, iniziando a variare l'intensità della vibrazione.
- Oh si!- mugola lei.
- Già! Questo, se regolato bene, ti fa venire, eccome!- regolo la potenza a circa metà e così la lascio, mentre mi distendo a fianco di Roberta, che ha chiuso gli occhi e si gode il massaggio interno. - E poi si presta a una cosetta che a me piace davvero molto.- l'agguanto e me la tiro addosso, distesa di schiena sopra di me.
- Scoparmi con dentro quel coso che vibra?- mi chiede, con un tono per niente dispiaciuto.
- Non esattamente. Il cavo sarebbe un vero fastidio. Ma l'alternativa è forse migliore.- e guido la punta dell'uccello al suo buchetto poteriore.
- Ah, si... si, nel culetto, si!- miagola lei, che da quando ha scoperto i rapporti anali, quasi li preferisce a quelli tradizionali.
Sprofondo dentro di lei con una facilità quasi incredibile, pensando che è da poco ha perso la verginità in materia, ma ad aiutare c'è il fiume in piena che è la sua patatina, che ha provveduto a fornire abbondane lubrificazione.
Inizio a muovermi lentamente, aspettando che lo stimolo contemporaneo faccia effetto. Non ci vuole molto, in due minuti è gia che smania in preda ad un nuovo orgasmo incombente. La porto al limite con una serie di affondi decisamente brutali, poi mi blocco, strappandole un gemito di disappunto allo stato puro.
- Percheeeeeè?- piagnucola, agitando il bacino sul mio cazzo, ma io mi sono ritirato ed ho alzato le ginocchia, impedendole di scoparsi da sola. - Stavo per venire!-
- Lo so, specie di troietta ingorda. Lo so perfettamente!- le dico, allungando una mano di fianco fino a raggiungere il vibro iniziale. - Ma se non ti dispiace, ora tocca a me e voglio farlo come meglio mi comoda, e tu dovrai portare pazienza e collaborare. - le dico, mentre sfilo l'ovetto dalla sua fighetta.
- Noooh, lascialo li, mi piaceva!- protesta.
- Questo ti piacerà anche di più. - le dico, puntando il vibro e spingendoglielo nella figa.
Lei molla uno strillo, ma sono assolutamente che è solo la sorpresa. Accendo il vibro al massimo e lo lascio infilato fino in fondo. L'afferro per i fianchi e sprofondo nuovamente nel suo intestino, strappandole un secondo strillo, questa volta più intenso e prolungato.
- Oddiiiiodiooddiooddiooddio!- boccheggia.
- Che ne dici?- le chiedo, restando fermo dentro di lei.- Ti piace la sensazione di essere riempita davanti e dietro contemporaneamente?-
- Ah, si, è pazzesco! Mi sento completamente piena!- grugnisce.
Ci credo! È la prima volta che prova la doppia penetrazione... ed è meglio che non le dica che con due cazzi veri sarebbe anche meglio.
Si agita contro di me, ma la trattengo per i fianchi. - Resta ferma. Aspetta.- le dico. Lei obbedisce e immediatamente la vibrazione sembra aumentare, trasmettendosi dal suo corpo al mio attraverso la sottile e morbida parete di tessuto che ci separa.
So per esperienza che ci vuole un po' di pazienza, ma il risultato è garantito. Mi limito ad imprimere un leggero dondolio ad entrambi. Non è un movimento vero e proprio ma solo un cambiare di baricentro, che obbliga i suoi muscoli interni ad un lavoro ininterrotto intorno al vibratore ed intorno al mio cazzo serrato nei suoi intestini.
E lentamente il piacere aumenta, forse amplificato dall'immobilità imposta. La sento contrarsi attorno al mio uccello in strette sempre più forti.
- Oddio, si, lo sento.- bisbiglia poi.- Cazzo se lo sento! -
- Hai capito, ora?- le chiedo, lasciando che il piacere scorra libero. Ad ogni sua stretta, io rispondo con una contrazione spontanea del bassoventre, che fa sussultare e gonfiare il mio cazzo dentro di lei, che a sua volta risponde con una stretta e così via. Il tutto avvolto in una vibrazione costante.
Restiamo li, pressochè immobili, cullandoci a vicenda, mentre il piacere aumenta progressivamente. Fino a raggiungere il culmine.
L'orgasmo non ci travolge come un'ondata di piena, improvviso, bensì come una marea, lenta ma inesorabile, ma alla fine ci travolge. Non so chi dei due parte per primo, ho il sospetto che semplicemente uno trascina l'altra. Io mi tendo, grugnisco basso e schizzo nel retto di Roberta, che guaisce come un cagnolino e chiude di s**tto le gambe, sollevandosi a sedere sul mio cazzo. Poi ricasca di lato e si sfila dal mio uccello, singhiozzando sommessamente.
Impieghiamo quasi cinque minuti per riprenderci poi, come al solito, Roberta si avvinghia a me, poggiandomi la testa sulla spalla. Resta li a respirare sommessamente, per qualche minuto, poi si solleva e mi guarda diritto negli occhi con un espressione furbesca.
- La sai una cosa?- mi chiede, con aria di sfida.
- Mhmm?- grufolo.
- Mica mi hai sculacciata, però!- dice, gongolando. Purtroppo per lei, dimentica che una mia mano è morbidamente appoggiata sul suo sodo e rotondo culetto.
E lo strillo che molla quando la alzo di s**tto e gliela calo pesantemente sulla chiappa non è certamente di piacere.
発行者 PlutoTrieste
5年前
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私たちの中核的目標の1つである、保護者の方が未成年によるxHamsterへのアクセスを制限できるよう、xHamsterはRTA (成人限定)コードに完全に準拠しています。つまり、簡単なペアレンタルコントロールツールで、サイトへのアクセスを防ぐことができるということです。保護者の方が、未成年によるオンライン上の不適切なコンテンツ、特に年齢制限のあるコンテンツへのアクセスを防御することは、必要かつ大事なことです。

未成年がいる家庭や未成年を監督している方は、パソコンのハードウェアとデバイス設定、ソフトウェアダウンロード、またはISPフィルタリングサービスを含む基礎的なペアレンタルコントロールを活用し、未成年が不適切なコンテンツにアクセスするのを防いでください。

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