Alberto
L’ho conosciuto su un sito di incontri gay. Lui (il nome Alberto è di fantasia) a viso scoperto, un viso intelligente, un sorriso aperto ma ironico, occhi penetranti. Orgoglio di essere gay e di non nasconderlo. Mi era subito piaciuto. E il suo corpo: grande, tondo … sì, un bel ciccione…
Lo incontro una sera. A cena in un ristorantino della sua città. Raffinato, buongustaio, conversatore arguto e colto. Parliamo di tutto, ma non di quello che era l’obiettivo (eventuale) della serata: il sesso
Offre lui e poi una breve passeggiata in centro, come due vecchi amici. Ma il tema della conversazione cambia. Mi fa un interrogatorio secco sulle mie abitudini sessuali, sul perché e sul come di questo mio interesse “omo” dopo una vita “etero”. Capisco che diffida. Irritante il suo tono, mi sento sotto esame. Arrivati sotto casa sua, ho la tentazione di andarmene, prendere l’auto parcheggiata lì vicina e andarmene a casa. Vista la mia pessima performance nel suo esame, mi aspetto che sia lui a licenziarmi. e invece…
“Sali?”
Un appartamento sorprendentemente ordinato (“oggi era giornata della donna delle pulizie”), con tanti libri, qualche quadro appoggiato qui e là. Un grande divano. Un balcone da cui si gode una bella vista sulla città.
“Hai bisogno del bagno?” “Sì, grazie” “In fondo al corridoio. Se vuoi, puoi farti anche una doccia. C’è un telo pulito”
Lo faccio. Voglio togliermi di dosso gli odori e la stanchezza di una giornata di lavoro ed è anche il modo per recuperare un po’ di calma, il cuore batte veloce. Lascio che l’acqua ed il buon profumo del suo bagnoschiuma scivolino sul mio corpo. Fuori trovo il telo da bagno, fresco di bucato. Mi ci avvolgo e rientro nel salone.
“Vuoi un caffè? un cognac?” “Cognac, grazie” Me ne versa un po’. Mi guarda con un sorriso compiaciuto. “Vado a rinfrescarmi io ora, rilassati pure. Vuoi un po’ di musica?” E senza attendere la risposta, musica classica, da camera, a basso volume, come un’eco lontana, riempie la stanza.
Mi adagio sul divano. Ho il petto scoperto, il telo copre le mie gambe e il mio sesso. Dopo dieci lunghissimi minuti, lui è di nuovo accanto a me. Ha indosso una vestaglia di seta blu ed un profumo intenso.
Si siede sul divano e, sempre con quel suo sorriso ironico, mi guarda: “Vieni qui, in piedi di fronte a me. Fatti vedere, bello mio” Dimentico l’imbarazzo di sentirmi oggetto di analisi e mi alzo. Davanti a lui, sento con un brivido le sue mani che sfiorano le mie e me le prende, gentile e deciso, mi fa avvicinare. Fa scendere il telo ed ora sono davanti a lui, totalmente nudo. Le sue mani scivolano lungo le mie gambe, scendono e poi risalgono per prendere il mio cazzo, ormai rigido. Soppesano le palle, corrono lungo l’asta, liberano la cappella. “Bello, bello” Avvicina la bocca e inizia un lento, studiato gioco di lingua e di labbra. Lunghissimi minuti in cui io chiudo gli occhi… improvvisamente, si ferma, mi risveglio dall’abbandono in cui ero immerso: “Vieni di là, seguimi”.
Obbediente lo seguo verso la camera, dove domina un letto che mi pare enorme, tre o quattro ampi cuscini, un lenzuolo rosso intenso. Lui lascia scivolare la vestaglia. Alberto è nudo di fronte a me. Vedo le spalle, la schiena ed il suo culo enorme, eppure armonioso. “Vieni, distenditi”.
A pancia in giù, ora si dedica alla mia schiena e, senza troppi indugi, al mio culo. Le mani mi aprono le natiche e Alberto vi immerge il suo volto. La lingua guizza verso il mio ano. Sale e scende nel percorso che porta ai testicoli, ma soprattutto a lungo si sofferma sull’ano. Ne segue i contorni e lo penetra. Ogni volta, potenti brividi di piacere mi scuotono. Mi aveva avvertito: amava il rimming e in effetti mai ho provato ciò che provo ora.
Poi si ferma, si distende e sono io allora ad accarezzare quel grosso e morbido ventre, a baciare i capezzoli scuri e giù, sino al suo sesso, non grande, non grosso, quasi nascosto dall’adipe ma ben fatto, proporzionato, elegante e svettante, duro come pietra. Pietra preziosa. Mi fermo a guardare e subito mi rimprovera: “Che fai? perché hai smesso?” Riprendo subito con lena, non voglio che nemmeno un millimetro di quel gioiello sfugga alla mia lingua ed ai miei baci. Aiutandolo a mettersi su un fianco, mi avventuro poi tra le natiche. Una valle oscura, mi pare enorme e lì, un ****o nero verso il quale mi sento attratto come una calamita. Il mio volto vi si tuffa, strappandogli un mugolio di piacere.
Il tempo della preparazione si sta esaurendo. Ora deve succedere. Io sono di nuovo prono. Sento le sue dita, rese morbida da un unguento, che cominciano a preparare il mio ano, ne accarezzano i muscoli, provano une leggera penetrazione. Una pausa. Chiudo gli occhi. Sento il rumore di una confezione strappata, un preservativo che viene aperto e tirato. Trattengo il fiato in attesa di sentire il contatto del membro con il mio culo. I secondi passano lentamente. Ho paura del dolore, ma ancora di più ho voglia, una voglia folle di sentirlo dentro, di sentirmi riempito. Ho fiducia nel mio amico di stasera, nella sua esperienza.
E ho ragione. Il dolore scompare rapidamente, lo spazio di un lamento sommesso. Lo sfintere cede presto alla spinta e accoglie il membro e i suoi movimenti sempre più rapidi. Sento il peso del corpo, il suo respiro affannato, il suo sudore che si mescola col mio. La mia eccitazione è al massimo, sono preso da brividi violenti, continuo a ripetere ossessivamente: “Sì, prendimi, fottimi, riempimi…” come se Alberto avesse veramente bisogno di essere incitato.
Un urlo liberatorio di Alberto e poi silenzio, solo il suo corpo sudato sul mio, che lentamente scivola di lato, liberando anche le mie viscere. Ora siamo tutti e due sdraiati. Alberto guarda il soffitto, riprende fiato. Io mi volto verso di lui, mi avvicino. Con la mano accarezzo il suo volto, poi il suo petto, l’addome e giungo al pene, ora a riposo. Lo libero dall’involucro e respiro l’odore di sperma che emana. Avvicino la bocca, lo bacio e lo lecco lentamente. Alberto sospira. Lo guardo, sorride ed io non mi trattengo più, lo bacio in bocca. Le lingue si intrecciano.
Dopo mezz’ora siamo assieme sotto la doccia, come due ragazzini ci laviamo l’un l’altro spruzzandoci di schiuma. “A letto, dai.” E riprende il rito amoroso. “No, questa volta ti voglio vedere mentre mi fotti”. Resto supino. Alberto mi solleva le gambe. Il mio culo è pronto a riceverlo di nuovo, i miei occhi sono fissi sui suoi. Non voglio perdermi un attimo dei suoi sguardi, voglio gustare sino in fondo lo spettacolo della sua sensualità. Di nuovo l’unguento e Alberto che cerca un altro preservativo. “No, questa volta no, voglio sentire la tua pelle calda dentro di me, voglio che tu mi riempia.”
Alberto sorride…
Ho dormito con la mano sul suo corpo, dopo questa notte di piacere infinito. I raggi di sole ci svegliano quasi contemporaneamente. Mi bacia frettoloso. “Scusa, ma è meglio che tu vada. Tra un paio d’ore viene il mio ragazzo, devo rimettere in ordine, preferisco che non sappia…” Inaspettato, un sentimento aspro di gelosia mi prende. Lo ricaccio indietro, con dolore. “E noi… ci rivedremo?” “Certo – risponde Alberto – scrivimi…”
Non ci siamo più rivisti.
Lo incontro una sera. A cena in un ristorantino della sua città. Raffinato, buongustaio, conversatore arguto e colto. Parliamo di tutto, ma non di quello che era l’obiettivo (eventuale) della serata: il sesso
Offre lui e poi una breve passeggiata in centro, come due vecchi amici. Ma il tema della conversazione cambia. Mi fa un interrogatorio secco sulle mie abitudini sessuali, sul perché e sul come di questo mio interesse “omo” dopo una vita “etero”. Capisco che diffida. Irritante il suo tono, mi sento sotto esame. Arrivati sotto casa sua, ho la tentazione di andarmene, prendere l’auto parcheggiata lì vicina e andarmene a casa. Vista la mia pessima performance nel suo esame, mi aspetto che sia lui a licenziarmi. e invece…
“Sali?”
Un appartamento sorprendentemente ordinato (“oggi era giornata della donna delle pulizie”), con tanti libri, qualche quadro appoggiato qui e là. Un grande divano. Un balcone da cui si gode una bella vista sulla città.
“Hai bisogno del bagno?” “Sì, grazie” “In fondo al corridoio. Se vuoi, puoi farti anche una doccia. C’è un telo pulito”
Lo faccio. Voglio togliermi di dosso gli odori e la stanchezza di una giornata di lavoro ed è anche il modo per recuperare un po’ di calma, il cuore batte veloce. Lascio che l’acqua ed il buon profumo del suo bagnoschiuma scivolino sul mio corpo. Fuori trovo il telo da bagno, fresco di bucato. Mi ci avvolgo e rientro nel salone.
“Vuoi un caffè? un cognac?” “Cognac, grazie” Me ne versa un po’. Mi guarda con un sorriso compiaciuto. “Vado a rinfrescarmi io ora, rilassati pure. Vuoi un po’ di musica?” E senza attendere la risposta, musica classica, da camera, a basso volume, come un’eco lontana, riempie la stanza.
Mi adagio sul divano. Ho il petto scoperto, il telo copre le mie gambe e il mio sesso. Dopo dieci lunghissimi minuti, lui è di nuovo accanto a me. Ha indosso una vestaglia di seta blu ed un profumo intenso.
Si siede sul divano e, sempre con quel suo sorriso ironico, mi guarda: “Vieni qui, in piedi di fronte a me. Fatti vedere, bello mio” Dimentico l’imbarazzo di sentirmi oggetto di analisi e mi alzo. Davanti a lui, sento con un brivido le sue mani che sfiorano le mie e me le prende, gentile e deciso, mi fa avvicinare. Fa scendere il telo ed ora sono davanti a lui, totalmente nudo. Le sue mani scivolano lungo le mie gambe, scendono e poi risalgono per prendere il mio cazzo, ormai rigido. Soppesano le palle, corrono lungo l’asta, liberano la cappella. “Bello, bello” Avvicina la bocca e inizia un lento, studiato gioco di lingua e di labbra. Lunghissimi minuti in cui io chiudo gli occhi… improvvisamente, si ferma, mi risveglio dall’abbandono in cui ero immerso: “Vieni di là, seguimi”.
Obbediente lo seguo verso la camera, dove domina un letto che mi pare enorme, tre o quattro ampi cuscini, un lenzuolo rosso intenso. Lui lascia scivolare la vestaglia. Alberto è nudo di fronte a me. Vedo le spalle, la schiena ed il suo culo enorme, eppure armonioso. “Vieni, distenditi”.
A pancia in giù, ora si dedica alla mia schiena e, senza troppi indugi, al mio culo. Le mani mi aprono le natiche e Alberto vi immerge il suo volto. La lingua guizza verso il mio ano. Sale e scende nel percorso che porta ai testicoli, ma soprattutto a lungo si sofferma sull’ano. Ne segue i contorni e lo penetra. Ogni volta, potenti brividi di piacere mi scuotono. Mi aveva avvertito: amava il rimming e in effetti mai ho provato ciò che provo ora.
Poi si ferma, si distende e sono io allora ad accarezzare quel grosso e morbido ventre, a baciare i capezzoli scuri e giù, sino al suo sesso, non grande, non grosso, quasi nascosto dall’adipe ma ben fatto, proporzionato, elegante e svettante, duro come pietra. Pietra preziosa. Mi fermo a guardare e subito mi rimprovera: “Che fai? perché hai smesso?” Riprendo subito con lena, non voglio che nemmeno un millimetro di quel gioiello sfugga alla mia lingua ed ai miei baci. Aiutandolo a mettersi su un fianco, mi avventuro poi tra le natiche. Una valle oscura, mi pare enorme e lì, un ****o nero verso il quale mi sento attratto come una calamita. Il mio volto vi si tuffa, strappandogli un mugolio di piacere.
Il tempo della preparazione si sta esaurendo. Ora deve succedere. Io sono di nuovo prono. Sento le sue dita, rese morbida da un unguento, che cominciano a preparare il mio ano, ne accarezzano i muscoli, provano une leggera penetrazione. Una pausa. Chiudo gli occhi. Sento il rumore di una confezione strappata, un preservativo che viene aperto e tirato. Trattengo il fiato in attesa di sentire il contatto del membro con il mio culo. I secondi passano lentamente. Ho paura del dolore, ma ancora di più ho voglia, una voglia folle di sentirlo dentro, di sentirmi riempito. Ho fiducia nel mio amico di stasera, nella sua esperienza.
E ho ragione. Il dolore scompare rapidamente, lo spazio di un lamento sommesso. Lo sfintere cede presto alla spinta e accoglie il membro e i suoi movimenti sempre più rapidi. Sento il peso del corpo, il suo respiro affannato, il suo sudore che si mescola col mio. La mia eccitazione è al massimo, sono preso da brividi violenti, continuo a ripetere ossessivamente: “Sì, prendimi, fottimi, riempimi…” come se Alberto avesse veramente bisogno di essere incitato.
Un urlo liberatorio di Alberto e poi silenzio, solo il suo corpo sudato sul mio, che lentamente scivola di lato, liberando anche le mie viscere. Ora siamo tutti e due sdraiati. Alberto guarda il soffitto, riprende fiato. Io mi volto verso di lui, mi avvicino. Con la mano accarezzo il suo volto, poi il suo petto, l’addome e giungo al pene, ora a riposo. Lo libero dall’involucro e respiro l’odore di sperma che emana. Avvicino la bocca, lo bacio e lo lecco lentamente. Alberto sospira. Lo guardo, sorride ed io non mi trattengo più, lo bacio in bocca. Le lingue si intrecciano.
Dopo mezz’ora siamo assieme sotto la doccia, come due ragazzini ci laviamo l’un l’altro spruzzandoci di schiuma. “A letto, dai.” E riprende il rito amoroso. “No, questa volta ti voglio vedere mentre mi fotti”. Resto supino. Alberto mi solleva le gambe. Il mio culo è pronto a riceverlo di nuovo, i miei occhi sono fissi sui suoi. Non voglio perdermi un attimo dei suoi sguardi, voglio gustare sino in fondo lo spettacolo della sua sensualità. Di nuovo l’unguento e Alberto che cerca un altro preservativo. “No, questa volta no, voglio sentire la tua pelle calda dentro di me, voglio che tu mi riempia.”
Alberto sorride…
Ho dormito con la mano sul suo corpo, dopo questa notte di piacere infinito. I raggi di sole ci svegliano quasi contemporaneamente. Mi bacia frettoloso. “Scusa, ma è meglio che tu vada. Tra un paio d’ore viene il mio ragazzo, devo rimettere in ordine, preferisco che non sappia…” Inaspettato, un sentimento aspro di gelosia mi prende. Lo ricaccio indietro, con dolore. “E noi… ci rivedremo?” “Certo – risponde Alberto – scrivimi…”
Non ci siamo più rivisti.
5年前