Bosco in città
È stato semplice, mi sono inginocchiato sulla terra battuta nel boschetto dietro la concessionaria di auto, tra i palazzi di 10 piani del quartiere popolare, gli alberi e la penombra della notte mi riparavano dagli sguardi indiscreti e le auto entravano e uscivano dal parcheggio come in un carosello televisivo di tanti anni fa. Appoggiato alla ramina che divide il sentiero da un’area industriale abbandonata ho visto un ragazzo arabo, avrà avuto trent’anni, jeans e anfibi nei, un giubbotto di pelle aperto sulla maglietta bianca; l’uccello già fuori dai pantaloni. Se lo menava lentamente guardandosi intorno. Leggermente stempiato ma con una bella barba nera, si scappellava ritmicamente un cazzo notevole, saranno stati almeno 25 centimetri di buona carne e, per una troia come me, una irresistibile tentazione.
Non sono giovane ma mi tengo bene, quando vado a caccia mi metto sempre un paio di mutandine brasiliane e al collo una striscia di cuoio, un collare che di solito uso per il mio cane. Sono una cagna, lo so; rasato e disposto a qualunque cosa pur di avere un cazzo nel culo. Ho imparato bene la lezione, so qual è il mio posto e per questo sono in ginocchi davanti all’arabo…non faccio nulla, apro la bocca a pochi centimetri dal suo cazzo e guardo verso l’alto. Sento l’umido della terra sulle ginocchia e lo sguardo sorridente delle poche persone che passeggiano in cerca di felicità. Alcune sono vacche da monta, altri sono ragazzi pieni di ormoni, altri ancori vecchi maiali in cerca di buchi da tappare.
Tiro fuori la lingua e aspetto…l’arabo continua a segarsi lentamente e mette la mano sinistra dietro la mia testa, la spinge leggermente verso il suo membro barzotto. Deglutisco a vuoto, l’odore di cazzo mi inebria, cazzo bello, pulito, pronto…lo infilo fino in fondo, per quello che posso, fino alla gola, freno l’urto di *****o e mi stacco piano…mi piace così, che mi costringano, che mi scopino in gola, che mi devastino la faccia di sputi e di saliva…ma ora siamo solo all’inizio, ho voluto mostrargli cosa so fare. Il cazzo non è ancora duro e non sono riuscito a ingollarlo tutto, continuo a guardarlo in volto dal basso e gli accarezzo le gambe sopra i pantaloni, dolcemente su e giù fino ad afferragli le chiappe e a spingerle verso di me. Il cazzo sprofonda nella mia gola di nuovo, lui ha capito e con la mano spinge la testa fino in fondo, alla radice del suo uccello.
Mi sento soffocare, sento la punta della cappella toccarmi il fondo della gola, il prepuzio mi sfonda il cervello, ma una vera troia non si arrende, è solo un oggetto di piacere nelle mani dei suoi padroni, è disposta a tutto…ed io sono la scrofa che nel parco pubblico, all’una di notte, davanti ad un piccolo pubblico di sconosciuti, sta dando un esempio di come ci si comporta, di come si debba fare.
Mi sta scopando violentemente il cranio, estrae il suo uccello che nel frattempo è diventato di marmo, lungo e grosso, sembra una lattina di Energy, con le due mani mi afferra i lati della testa e spinge col bacino; mi soffoca con larghi affondi, ora lenti, ora vicini; mi sorride guardando verso il basso mentre io lo fisso e lacrimo dagli occhi, sbavo come una lurida vacca quale sono e la bava mi bagna il bavero della maglietta. Non sento più il sapore del cazzo, neanche l’odore del sesso rigonfio, il mio naso affonda ritmicamente nei peli del pube, ancora e ancora. Il rumore è eccitante ma anche ridicolo, un uomo che soffoca e che vuole soffocare.
“Vieni a vedere Jamal!” dice l’arabo che mi sta fottendo la gola, “Vieni che la troia è affamata di nerchia dura…dai!”. Dall’ombra del boschetto, dietro un blinker di cemento, una figura si avvicina alla scena. Un uomo di mezza età, più sui sessanta, con la pancia prominente e i baffetti grigi, non molto alto ma corpulento, indossa una tuta scadente, quelle con le righe ai lati del pantalone; si abbassa e mi scopre il culo calandomi i leggins che porto. Vede le mutandine rosa e ride, dice qualcosa in arabo e infila due dita tra il mio collo e il collare, tira un poco e stavolta davvero mi manca il fiato.
Mi prende per un braccio e mi solleva, barcollo e mi appoggio al largo petto del ragazzo. Lui mi respinge e ritira il cazzo duro nella patta dei pantaloni; le poche persone che passeggiano su e giù per il sentiero tra gli alberi si fermano a guardare. Si vedono le chiappe bianche del mio culo e il sottile filo rosa delle mutandine, si vede il collare di cuoio mentre i due mi spingono verso una breccia del muro di cinta della fabbrica abbandonata. Un’apertura tra i cespugli e un varco nel muro di mattoni. Dall’altra parte c’è un muretto basso sotto un albero piegato, la luce della luna non arriva fin là, fa freddo.
“Allora baldracca, facci divertire, succhiaci il cazzo…lo so che lo vuoi!”. Mentre sto pensando che il suo italiano è perfetto, meglio di tanti milanesi che conosco, mi siedo sul muretto e mi sporgo in avanti con la bocca aperta. Una brava frocetta sa che deve essere sempre disponibile, non si deve mai rifiutare, ovunque con chiunque, sempre… Il tizio con la pancia si cala i pantaloni della tuta, è senza mutande, mostra un cazzo venoso, già rigido, non lungo ma largo e tozzo, uno di quelli che entra e ti sventra alla fine, quando con i colpi profondi raggiunge la profondità del buco.
Lo assaggio appena, con la lingua fuori lecco le palle pelose e ingoio la punta del cazzo. Quest’uomo mi disgusta, la maglia è di flanella verde, le scarpe da tennis sono luride e rovinate sulla punta; ma quello che mi dà fastidio è l’odore di muschio e di sigarette dozzinali che sento ogni volta che affonda il suo cazzo nella mia gola. Il barbuto mi stringe i capezzoli da sopra la maglietta, lo fa con forza e io mi lamento mentre succhio, mentre ingoio e sbavo copiosamente. Il bastardo si diverte a farmi male ma a me piace e mi lamento piano piano, lo guardo mentre incrocio le braccia dietro la schiena; ho imparato che una brava troia succhia e fa godere il maschio senza usare le mani, solo con la lingua e con la bocca.
Il vecchio mi schiaffeggia con il cazzo duro, mi percuote le guance tenendomi ferma la testa, poi affonda il membro tra le mie labbra che io tengo aperte, ma solo un po’ in modo che sembri una vera penetrazione. Al maschio piace scopare la bocca come fosse una figa, l’ho imparato fin da ragazzino, quando spompinavo i miei compagni di classe alle superiori.
Il porco spinge e la mia bocca si allarga: “Apri quella fogna troia, tira fuori la lingua, ...sotto!” Il barbuto più giovane mi insulta mentre succhio il suo amico, lentamente fa colare un filo di sputo dalla sua bocca sulla mia fronte. Io sto soffocando, gli occhi sono rossi ma guardo in faccia il mio padrone, anche se per una sera sola è il mio padrone. Al suo compagno si rivolge in arabo e poi mi dice: “Jamal dice che sei una troietta deliziosa, che ti sfonderà per bene quel buco di culo merdoso che ti ritrovi, dice che da tempo non trovava una scrofa così affamata in questo boschetto…Pompa zoccola! Lo vuoi nel culo? Lo vuoi? Chiedilo dai!”
Faccio forza con la testa all’indietro spingendo la mano che mi tiene la nuca, mi libero la gola e la bocca dal cazzo del vecchio e imploro: “Vi prego, sfondatemi, sono la vostra cagna…”. Non faccio in tempo a finire la frase che il vecchio mi colpisce la guancia con uno sputo, mi grida in arabo e io non capisco ma immagino siano insulti e parolacce. Sono una maschera di sputi e di bava che cola, mi chino appoggiando le mani sul muretto dopo aver calato i leggins fino alle caviglie, sporgo il culo a attendo. Questo è il momento più bello, quando l’inculata diventa attesa e l’attesa è già un cazzo nel culo, in divenire.
L’arabo barbuto appoggia il suo cazzo sullo sfintere ancora chiuso, almano ha messo un preservativo che profuma di fragola, lo sento da qui…stringo i denti e dalla tasca estraggo la mia bottiglietta marroni di popper; ne prendo un paio di sniffate profondo, intense, e il cuore comincia a battere più forte e le guance diventano rosse…mi gira la testa e il buco del culo si allarga lentamente, si prepara a ricevere il palo dell’asino arabo.
Così, senza lubrificazione, solo un po’ di saliva, il barbuto spinge il membro nello sfintere che dapprima resiste, poi cede di schianto e l’asta scivola nel retto fino in fondo, mi riempie e mi allarga, mi sfonda con un solo colpo. Mordo le labbra e assaporo la sensazione di essere pieno, aperto, usato, abusato. MI afferra i fianchi e comincia a scoparmi senza pietà, mi tratta come la puttana che sono, mi morde il collo e mi sussurra che sono una troia, una zoccola schifosa, una affamata di cazzo. Mi sventra, mi allarga con colpi precisi, estrae il randello quasi fino in fondo e poi lo butta nel buco con violenza facendomi inarcare con la schiena. Il vecchio intanto guarda la scena e si sega furiosamente vicino alla mia faccia.
Sono in estasi, la testa buttata all’indietro e gli occhi riversi, la lingua fuori di lato, sembro un hentai giapponese…il bastardo mi colpisce a fondo, mi martella senza un briciolo di pietà e io lo prendo tutto il suo cazzo, fino alla radice; lo sento nell’intestino, mi devasta la rosellina del culo, la spana, la rovina.
Improvvisamente, dietro il fisico tarchiato del vecchio arabo che si sa menando il cazzo, vedo una mano bianca che lo cinge e che afferra da dietro il suo membro. Spunta fuori dalla sagoma robusta un’esile figura magrina, un biondino di 20 anni circa, bello come il sole, certamente troia più di me. Il ragazzino si butta sulle ginocchia e goloso divora il largo cazzo del panciuto sessantenne, lo spompina di brutto, lo ingoia. Sembra più bravo di me!
Siamo in quattro ora sul muretto tra gli alberi, vicino ai palazzi popolari, due troie e due stalloni infoiati, tutti sconosciuti. Ormai mi tremano le gambe, di un tremore che ben conosco, succede quando sto per godere, quando sto per venire così, senza toccarmi il cazzo, senza segarmi. Un orgasmo prostatico, anale…da femmina troia quale sono.
Prendo un altro colpo di popper e ne offro al mio padrone: “Non ho bisogno di quella roba troia schifosa, dillo che vuoi solo il cazzo, che lo desideri, che lo vuoi? Dillo!”. Mi sta insultando e mi piace, chiudo la boccetta e la rimetto in tasca, mi rilasso e mi sembra che il cazzo rigido dell’arabo mi scopi lo stomaco tanto è profonda la penetrazione. Ancora qualche colpo e sento che si irrigidisce, le dita del padrone scavano nei miei fianchi e le spinte si fanno via via più profonde e brutali. Il biondino ha smesso di succhiare il vecchio e guarda geloso verso di me, l’arabo panciuto continua a segarsi e improvvisamente viene sulla faccia del ragazzo. Lo imbratta di sborra denso e caldo che scivola lungo il naso e le guance. Il biondino si lecca le labbra e raccoglie lo sperma.
Il giovane arabo dà un’ultima spinta e grida il suo piacere, mi schiaffeggia le chiappe, mi pizzica i capezzoli e si abbandona sulla mia schiena. Ho sentito il preservativo riempirsi, il buco contrarsi, il suo cazzo rilassarsi dopo l’orgasmo. Estrae il membro e si toglie il preservativo con cautela e ne versa il contenuto sulla mia schiena: E’ caldo, viscido, lentamente scorre e forma una ****etta in mezzo ai lombi…il ragazzetto si alza e con il viso sporco di sborra si avvicina a me, si china e avidamente lecca lo sperma sulla mia schiena.
I due maiali rimettono i cazzi ormai morbidi nei pantaloni, il vecchio sputa per terra e impreca in arabo, se ne vanno. Mi rimetto dritto e le gambe mi cedono un po’, guardo il ragazzino goloso e mi rivedo alla sua età, anche io una cagna affamata di cazzo e di sborra. Ciao bello, alla prossima!
Non sono giovane ma mi tengo bene, quando vado a caccia mi metto sempre un paio di mutandine brasiliane e al collo una striscia di cuoio, un collare che di solito uso per il mio cane. Sono una cagna, lo so; rasato e disposto a qualunque cosa pur di avere un cazzo nel culo. Ho imparato bene la lezione, so qual è il mio posto e per questo sono in ginocchi davanti all’arabo…non faccio nulla, apro la bocca a pochi centimetri dal suo cazzo e guardo verso l’alto. Sento l’umido della terra sulle ginocchia e lo sguardo sorridente delle poche persone che passeggiano in cerca di felicità. Alcune sono vacche da monta, altri sono ragazzi pieni di ormoni, altri ancori vecchi maiali in cerca di buchi da tappare.
Tiro fuori la lingua e aspetto…l’arabo continua a segarsi lentamente e mette la mano sinistra dietro la mia testa, la spinge leggermente verso il suo membro barzotto. Deglutisco a vuoto, l’odore di cazzo mi inebria, cazzo bello, pulito, pronto…lo infilo fino in fondo, per quello che posso, fino alla gola, freno l’urto di *****o e mi stacco piano…mi piace così, che mi costringano, che mi scopino in gola, che mi devastino la faccia di sputi e di saliva…ma ora siamo solo all’inizio, ho voluto mostrargli cosa so fare. Il cazzo non è ancora duro e non sono riuscito a ingollarlo tutto, continuo a guardarlo in volto dal basso e gli accarezzo le gambe sopra i pantaloni, dolcemente su e giù fino ad afferragli le chiappe e a spingerle verso di me. Il cazzo sprofonda nella mia gola di nuovo, lui ha capito e con la mano spinge la testa fino in fondo, alla radice del suo uccello.
Mi sento soffocare, sento la punta della cappella toccarmi il fondo della gola, il prepuzio mi sfonda il cervello, ma una vera troia non si arrende, è solo un oggetto di piacere nelle mani dei suoi padroni, è disposta a tutto…ed io sono la scrofa che nel parco pubblico, all’una di notte, davanti ad un piccolo pubblico di sconosciuti, sta dando un esempio di come ci si comporta, di come si debba fare.
Mi sta scopando violentemente il cranio, estrae il suo uccello che nel frattempo è diventato di marmo, lungo e grosso, sembra una lattina di Energy, con le due mani mi afferra i lati della testa e spinge col bacino; mi soffoca con larghi affondi, ora lenti, ora vicini; mi sorride guardando verso il basso mentre io lo fisso e lacrimo dagli occhi, sbavo come una lurida vacca quale sono e la bava mi bagna il bavero della maglietta. Non sento più il sapore del cazzo, neanche l’odore del sesso rigonfio, il mio naso affonda ritmicamente nei peli del pube, ancora e ancora. Il rumore è eccitante ma anche ridicolo, un uomo che soffoca e che vuole soffocare.
“Vieni a vedere Jamal!” dice l’arabo che mi sta fottendo la gola, “Vieni che la troia è affamata di nerchia dura…dai!”. Dall’ombra del boschetto, dietro un blinker di cemento, una figura si avvicina alla scena. Un uomo di mezza età, più sui sessanta, con la pancia prominente e i baffetti grigi, non molto alto ma corpulento, indossa una tuta scadente, quelle con le righe ai lati del pantalone; si abbassa e mi scopre il culo calandomi i leggins che porto. Vede le mutandine rosa e ride, dice qualcosa in arabo e infila due dita tra il mio collo e il collare, tira un poco e stavolta davvero mi manca il fiato.
Mi prende per un braccio e mi solleva, barcollo e mi appoggio al largo petto del ragazzo. Lui mi respinge e ritira il cazzo duro nella patta dei pantaloni; le poche persone che passeggiano su e giù per il sentiero tra gli alberi si fermano a guardare. Si vedono le chiappe bianche del mio culo e il sottile filo rosa delle mutandine, si vede il collare di cuoio mentre i due mi spingono verso una breccia del muro di cinta della fabbrica abbandonata. Un’apertura tra i cespugli e un varco nel muro di mattoni. Dall’altra parte c’è un muretto basso sotto un albero piegato, la luce della luna non arriva fin là, fa freddo.
“Allora baldracca, facci divertire, succhiaci il cazzo…lo so che lo vuoi!”. Mentre sto pensando che il suo italiano è perfetto, meglio di tanti milanesi che conosco, mi siedo sul muretto e mi sporgo in avanti con la bocca aperta. Una brava frocetta sa che deve essere sempre disponibile, non si deve mai rifiutare, ovunque con chiunque, sempre… Il tizio con la pancia si cala i pantaloni della tuta, è senza mutande, mostra un cazzo venoso, già rigido, non lungo ma largo e tozzo, uno di quelli che entra e ti sventra alla fine, quando con i colpi profondi raggiunge la profondità del buco.
Lo assaggio appena, con la lingua fuori lecco le palle pelose e ingoio la punta del cazzo. Quest’uomo mi disgusta, la maglia è di flanella verde, le scarpe da tennis sono luride e rovinate sulla punta; ma quello che mi dà fastidio è l’odore di muschio e di sigarette dozzinali che sento ogni volta che affonda il suo cazzo nella mia gola. Il barbuto mi stringe i capezzoli da sopra la maglietta, lo fa con forza e io mi lamento mentre succhio, mentre ingoio e sbavo copiosamente. Il bastardo si diverte a farmi male ma a me piace e mi lamento piano piano, lo guardo mentre incrocio le braccia dietro la schiena; ho imparato che una brava troia succhia e fa godere il maschio senza usare le mani, solo con la lingua e con la bocca.
Il vecchio mi schiaffeggia con il cazzo duro, mi percuote le guance tenendomi ferma la testa, poi affonda il membro tra le mie labbra che io tengo aperte, ma solo un po’ in modo che sembri una vera penetrazione. Al maschio piace scopare la bocca come fosse una figa, l’ho imparato fin da ragazzino, quando spompinavo i miei compagni di classe alle superiori.
Il porco spinge e la mia bocca si allarga: “Apri quella fogna troia, tira fuori la lingua, ...sotto!” Il barbuto più giovane mi insulta mentre succhio il suo amico, lentamente fa colare un filo di sputo dalla sua bocca sulla mia fronte. Io sto soffocando, gli occhi sono rossi ma guardo in faccia il mio padrone, anche se per una sera sola è il mio padrone. Al suo compagno si rivolge in arabo e poi mi dice: “Jamal dice che sei una troietta deliziosa, che ti sfonderà per bene quel buco di culo merdoso che ti ritrovi, dice che da tempo non trovava una scrofa così affamata in questo boschetto…Pompa zoccola! Lo vuoi nel culo? Lo vuoi? Chiedilo dai!”
Faccio forza con la testa all’indietro spingendo la mano che mi tiene la nuca, mi libero la gola e la bocca dal cazzo del vecchio e imploro: “Vi prego, sfondatemi, sono la vostra cagna…”. Non faccio in tempo a finire la frase che il vecchio mi colpisce la guancia con uno sputo, mi grida in arabo e io non capisco ma immagino siano insulti e parolacce. Sono una maschera di sputi e di bava che cola, mi chino appoggiando le mani sul muretto dopo aver calato i leggins fino alle caviglie, sporgo il culo a attendo. Questo è il momento più bello, quando l’inculata diventa attesa e l’attesa è già un cazzo nel culo, in divenire.
L’arabo barbuto appoggia il suo cazzo sullo sfintere ancora chiuso, almano ha messo un preservativo che profuma di fragola, lo sento da qui…stringo i denti e dalla tasca estraggo la mia bottiglietta marroni di popper; ne prendo un paio di sniffate profondo, intense, e il cuore comincia a battere più forte e le guance diventano rosse…mi gira la testa e il buco del culo si allarga lentamente, si prepara a ricevere il palo dell’asino arabo.
Così, senza lubrificazione, solo un po’ di saliva, il barbuto spinge il membro nello sfintere che dapprima resiste, poi cede di schianto e l’asta scivola nel retto fino in fondo, mi riempie e mi allarga, mi sfonda con un solo colpo. Mordo le labbra e assaporo la sensazione di essere pieno, aperto, usato, abusato. MI afferra i fianchi e comincia a scoparmi senza pietà, mi tratta come la puttana che sono, mi morde il collo e mi sussurra che sono una troia, una zoccola schifosa, una affamata di cazzo. Mi sventra, mi allarga con colpi precisi, estrae il randello quasi fino in fondo e poi lo butta nel buco con violenza facendomi inarcare con la schiena. Il vecchio intanto guarda la scena e si sega furiosamente vicino alla mia faccia.
Sono in estasi, la testa buttata all’indietro e gli occhi riversi, la lingua fuori di lato, sembro un hentai giapponese…il bastardo mi colpisce a fondo, mi martella senza un briciolo di pietà e io lo prendo tutto il suo cazzo, fino alla radice; lo sento nell’intestino, mi devasta la rosellina del culo, la spana, la rovina.
Improvvisamente, dietro il fisico tarchiato del vecchio arabo che si sa menando il cazzo, vedo una mano bianca che lo cinge e che afferra da dietro il suo membro. Spunta fuori dalla sagoma robusta un’esile figura magrina, un biondino di 20 anni circa, bello come il sole, certamente troia più di me. Il ragazzino si butta sulle ginocchia e goloso divora il largo cazzo del panciuto sessantenne, lo spompina di brutto, lo ingoia. Sembra più bravo di me!
Siamo in quattro ora sul muretto tra gli alberi, vicino ai palazzi popolari, due troie e due stalloni infoiati, tutti sconosciuti. Ormai mi tremano le gambe, di un tremore che ben conosco, succede quando sto per godere, quando sto per venire così, senza toccarmi il cazzo, senza segarmi. Un orgasmo prostatico, anale…da femmina troia quale sono.
Prendo un altro colpo di popper e ne offro al mio padrone: “Non ho bisogno di quella roba troia schifosa, dillo che vuoi solo il cazzo, che lo desideri, che lo vuoi? Dillo!”. Mi sta insultando e mi piace, chiudo la boccetta e la rimetto in tasca, mi rilasso e mi sembra che il cazzo rigido dell’arabo mi scopi lo stomaco tanto è profonda la penetrazione. Ancora qualche colpo e sento che si irrigidisce, le dita del padrone scavano nei miei fianchi e le spinte si fanno via via più profonde e brutali. Il biondino ha smesso di succhiare il vecchio e guarda geloso verso di me, l’arabo panciuto continua a segarsi e improvvisamente viene sulla faccia del ragazzo. Lo imbratta di sborra denso e caldo che scivola lungo il naso e le guance. Il biondino si lecca le labbra e raccoglie lo sperma.
Il giovane arabo dà un’ultima spinta e grida il suo piacere, mi schiaffeggia le chiappe, mi pizzica i capezzoli e si abbandona sulla mia schiena. Ho sentito il preservativo riempirsi, il buco contrarsi, il suo cazzo rilassarsi dopo l’orgasmo. Estrae il membro e si toglie il preservativo con cautela e ne versa il contenuto sulla mia schiena: E’ caldo, viscido, lentamente scorre e forma una ****etta in mezzo ai lombi…il ragazzetto si alza e con il viso sporco di sborra si avvicina a me, si china e avidamente lecca lo sperma sulla mia schiena.
I due maiali rimettono i cazzi ormai morbidi nei pantaloni, il vecchio sputa per terra e impreca in arabo, se ne vanno. Mi rimetto dritto e le gambe mi cedono un po’, guardo il ragazzino goloso e mi rivedo alla sua età, anche io una cagna affamata di cazzo e di sborra. Ciao bello, alla prossima!
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