Suor Saffo parte 2a
Suor Saffo era una lesbica perversa. Aveva l'anima dilaniata. In lei vivevano due anime: una oscura fatta di lussuria e una penitente fatta di senso di colpa per i peccati che commetteva e continuava a commettere.
Quando per qualche motivo finivo tra le sue grinfie, nel segreto dei suoi alloggi, vedevonei suoi occhi lo sguardo di un demone furioso. Mentre il mattino dopo era tenera e gentile come un agnellino.
Il suo modus operandi era quasi sempre lo stesso. Individuava la sua preda tra le giovani allieve del Convitto. Di solito una timida giovinetta dei primi due anni. Le stava col fiato sul collo in attesa che questa commettesse un passo falso e, quando ciò immancabilmente accadeva, infliggeva la "punizione" in privato, di solito nella camera da letto o nel salottino antistante. In questa stanza faceva bella mostra un inginocchiatoio in legno antico. Un oggetto niente affatto insolito per una suora visto che ci si aspetterebbe che lo usi per pregare. Invece, su di esso ella faceva inginocchiare la malcapitata e, dopo averle sollevato la gonna e abbassato le mutandine la colpiva con sonore sculacciate. Mentre veniva punita, alla ragazza era richiesto di recitare una penitenza senza errori. La litania poteva essere interrotta solo per dire il numero del colpo ricevuto e si doveva arrivare fino a venti o, nei casi di violazioni più gravi, anche quaranta o cinquanta. Ogni errore resettava il conteggio e si ripartiva da zero. Al supplizio doveva assistere una compagna della penitente che doveva fare ciò anch'ella senza gonna e mutandine. Questa, oltre ad assistere, veniva incoraggiata anche a toccarsi e a venire se lo desiderava.
Suor Saffo, mentre colpiva, si masturbava vigorosamente, spesso usava un pene eretto di legno lucidissimo e molto grosso. La penitenza finiva quando la monaca veniva con un orgasmo violento che la sconquassava tutta lasciandola esausta e soddisfatta. Le due ragazzine dovevano poi accomiatarsi baciando la suora prima sulla fica e poi sulla bocca.
Io ero molto spesso oggetto delle attenzioni della suora e, insieme alla mia amica prediletta, venivamo spesso "punite" in quel modo.
Quando per qualche motivo finivo tra le sue grinfie, nel segreto dei suoi alloggi, vedevo
Il suo modus operandi era quasi sempre lo stesso. Individuava la sua preda tra le giovani allieve del Convitto. Di solito una timida giovinetta dei primi due anni. Le stava col fiato sul collo in attesa che questa commettesse un passo falso e, quando ciò immancabilmente accadeva, infliggeva la "punizione" in privato, di solito nella camera da letto o nel salottino antistante. In questa stanza faceva bella mostra un inginocchiatoio in legno antico. Un oggetto niente affatto insolito per una suora visto che ci si aspetterebbe che lo usi per pregare. Invece, su di esso ella faceva inginocchiare la malcapitata e, dopo averle sollevato la gonna e abbassato le mutandine la colpiva con sonore sculacciate. Mentre veniva punita, alla ragazza era richiesto di recitare una penitenza senza errori. La litania poteva essere interrotta solo per dire il numero del colpo ricevuto e si doveva arrivare fino a venti o, nei casi di violazioni più gravi, anche quaranta o cinquanta. Ogni errore resettava il conteggio e si ripartiva da zero. Al supplizio doveva assistere una compagna della penitente che doveva fare ciò anch'ella senza gonna e mutandine. Questa, oltre ad assistere, veniva incoraggiata anche a toccarsi e a venire se lo desiderava.
Suor Saffo, mentre colpiva, si masturbava vigorosamente, spesso usava un pene eretto di legno lucidissimo e molto grosso. La penitenza finiva quando la monaca veniva con un orgasmo violento che la sconquassava tutta lasciandola esausta e soddisfatta. Le due ragazzine dovevano poi accomiatarsi baciando la suora prima sulla fica e poi sulla bocca.
Io ero molto spesso oggetto delle attenzioni della suora e, insieme alla mia amica prediletta, venivamo spesso "punite" in quel modo.
5年前