Il Ricatto - L'incontro

Ciò che mi appresto a raccontarvi non è frutto delle mie fantasie ma è ciò che mi è realmente accaduto negli ultimi anni. Premetto che il mio ricattatore e Padrone mi ha obbligato a rendere pubbliche, revisionandole nel linguaggio e nel testo, le mie vicende e che ho affidato al mio amico Hanor la possibilità che lui le pubblicasse sul suo profilo su questo sito.
Mi chiamo Ornella, sono una donna di 42 anni. Abito in una città del Centro Italia. Sono divorziata da qualche anno ed ho due figli poco più che *********ti.
Il mio divorzio mi ha lasciata in una situazione alquanto difficile e problematica, sia psicologicamente che economicamente. Ed è da qui che nasce tutto, debiti da pagare e difficoltà di affrontare la vita di tutti i giorni con due figli.
La mia vita matrimoniale è stato un vero disastro sebbene all’inizio ci avessi creduto ed avessi lottato per rimetterla in sesto ma non è bastato, mi sono ritrovata sola e con pochi mezzi per andare avanti.
Malgrado la mia età relativamente giovane ed il mio aspetto fisico ancora soddisfacente, ero totalmente sfiduciata sia verso il mondo che la vita in generale. Mi ero chiusa in me stessa e concentrata solo verso i miei figli ed i problemi da dover affrontare senza alcun aiuto esterno.
Il tutto ha inizio una mattina; ho da poco accompagnato i miei figli a scuola e mi dedico ad alcune faccende domestiche che sento suonare alla porta. Chi può essere mi chiedo sorpresa.
Al citofono sento una voce maschile che si presenta come un’agente della Agenzia delle Entrate. L’ansia mi assale, e penso che al peggio non ci sia mai limite. Sono in preda al panico più totale. Penso: ormai è finita; immagino che dovrò pagare debiti erariali a cui non potrò far fronte.
Apro la porta e mi si presenta un uomo distinto e ben vestito con in mano una borsa suppongo piena di documenti. Si presenta, mi mostra il suo tesserino di riconoscimento e mi chiede di farlo accomodare.
Dopo le dovute presentazioni, l’uomo mi riferisce il motivo della sua visita, non certo gradita. E mi esibisce una cartella di imposte arretrate di poco più di 12.000 euro da pagare entro 60 giorni.
Sento il mondo crollarmi letteralmente addosso. Non posseggo una somma del genere e mai potrei trovare qualcuno disposto a prestarmela. Resto senza parole, abbozzo con il funzionario frasi di richiesta di chiarimenti e spiegazioni ma lui non può fare altro che confermare i fatti che si evincono dalla documentazione.
“Mi spiace signora ma se non paga entro il termine stabilito dovremo procedere al pignoramento dei beni e credo che lei possegga solo la casa in cui vive con i suoi figli” Queste le sue parole che mi lasciano ammutolita.
“Non c’è una possibilità di dilazionare il pagamento o una rateizzazione?” ma sapevo che in entrambi i casi non potrei mai avere una somma del genere.
“No Signora, il termine è perentorio e non dilazionabile”. Mi dice sembrando sinceramente dispiaciuto.
Resto annichilita e ripenso alle sue parole. I pensieri più tetri si affollano nella mia mente, penso soprattutto ai miei figli e dove mai potrei andare da sola con loro.
“Lei però è ancora una bella donna e se vuole un punto di accordo lo possiamo trovare” mi dice guardandomi con occhi che mi scrutano dentro e con un sorrisetto beffardo ed allusivo.
“Mi dica pure, dottore, sono disposta a tutto pur di trovare una soluzione”
“Beh lei ha molto da poter offrire e se è disposta a tutto le garantisco che la pratica rimarrà nel cassetto della mia scrivania fin quando lo vorrò io e mai nessuno le chiederà questa ingente somma di denaro”
Ha appena finito di pronunciare queste parole che sento la sua mano che mi accarezza i fianchi con una certa insistenza. Resto impietrita, capisco solo allora qual è la sua proposta. Cedere ad un ricatto, disposta a vendermi per evitare il mio tracollo esistenziale.
“Non mi tocchi!!”
“Non sono disposta e fare ciò che lei pensa di farmi, e farmi ricattare da un essere spregevole come lei”
“Se ne vada” aggiungo stizzita ed arrabbiata.
“Ok, come preferisce, io le ho dato una possibilità di soluzione ma vedo che non ha accolto la mia proposta”
“”Le lascio l’avviso di pagamento e mi auguro che trovi la somma che deve allo Stato. Se non paga entro 2 mesi il suo debito raddoppia” mi dice sempre con un sorriso sardonico ed allusivo.
In pochi istanti rifletto su quelle parole vere e spietate. Devo decidere se cedere al ricatto di quello spregevole essere umano o affrontare la mia totale debacle.
Sta per voltarsi per guadagnare la porta per andarsene che io lo fermo.
“Aspetti” dico tremante con un filo di voce ed impaurita.
“Cosa vuole che io faccia per sistemare la cosa?”
Esita, e poi guardandomi negli occhi e sempre con un sorriso sprezzante si avvicina a me e mi mette una mano sul culo stringendolo con forza.
Resto immobile. Lascio che quella mano mi tocchi con lasciva insistenza. Siamo in piedi uno di fronte all’altro e la sua mano spazia sul mio culo senza sosta.
“Hai un gran bel culo sai?”
“Ma voglio sentirlo meglio questo culo”
Indosso una minigonna, in un secondo la sua mano si infila di sotto la gonna e risale fino ad afferrarmi le chiappe che stringe con tutta la mano piena.
Resto immobile, impietrita, senza respiro. Sento solo la sua mano che si insinua tra le mie chiappe, e con le dita mi accarezza il buco del culo stesso. Vorrei scappare, mandarlo via, chiedere aiuto ma non posso. Devo sottostare al suo ricatto immorale e perverso.
“Ora ti spiegherò il termine del nostro accordo”
“Sarai sempre a mia completa disposizione, ogni volta che lo vorrò”
“Finchè lo farai la pratica sarà ben chiusa a chiave nel cassetto”
“Farai sempre tutto ciò che ti ordinerò di fare, sarai la mia schiava sessuale e la mia puttana. Se non afferri il significato del termine schiava sessuale lo capirai molto presto. Verrai usata da me e da chi voglio io. Se ti rifiuti sai cosa ti succederà. Come schiava se non ubbidisci verrai punita con molto severità.”
“Ti rivolgerai a me chiamandomi Padrone e dandomi del lei e senza mai porre obiezioni o rifiuti”
Mi sentivo in balia di una tempesta, come se stessi vivendo un incubo.
“Ti è chiaro tutto questo, troia!”
“Sì…” Risposi con un filo di voce.
“Più forte troia! E rispondi per bene. Lo ha già dimenticato.”
“Si Padrone” dissi con tutta lo forza che avevo dentro di me.
“Ora iniziamo a capirci lurida troia!”. Disse sorridendo e nel frattempo la sua mano si era insinuata nella mia scollatura ed aveva preso a palparmi le tette ed a strizzarmi i capezzoli. Con l’altra aveva iniziato ad insinuarsi tra le mie gambe.
“Apri bene le gambe puttana, vediamo se ti stai eccitando”.
Eseguo l’ordine. Sento la mia fica che inizia a bagnarsi. Da molti anni nessun uomo mi aveva più toccata. A volte, seppur raramente mi masturbavo, ma il sesso trovava poco spazio nei miei pensieri.
Malgrado il modo e la persona, il mio corpo reagisce in modo incontrollato e senza che io lo voglia. Il corpo e la mia mente viaggiano su due binari distinti ed indipendenti.
Con una mano mi tormenta i capezzoli e con l’altra mi fruga la fica. Sento che mi sta penetrando con due dita che muove ritmicamente dentro di me simulando la penetrazione.
“Sei tutta bagnata, lurida vacca”
“Sei proprio una cagna un calore”
“Vero che lo sei? “
“Si sono una lurida vacca ed una cagna in calore, Padrone”
Resto sorpresa delle parole che riesco a pronunciare, io che ho sempre un linguaggio molto pudico anche quando faccio l’amore. Sempre controllata e morigerata, senza eccessi.
“Ora spogliati troia!!” Mi ordina in tono perentorio.
Inizio a spogliarmi. Tolgo la gonna e le mutandine e poi la camicetta con il reggiseno. Sto per togliermi le calze autoreggenti e lui mi ferma. Le indosso spesso, è l’unico abbigliamento sexy che mi concedo, ma solo per me stessa.
“In ginocchio cagna! Tirami fuori il cazzo ed inizia a succhiare”
Eseguo, in ginocchio e nuda tiro fuori il cazzo dai sui pantaloni e inizio a leccarlo con la lingua.
Ho visto pochi cazzi in vita mia, ma questo è decisamene di misure ragguardevoli e temo che mi avrebbe fatto male nel momento in cui mi avrebbe penetrata.
Lecco quell’arnese cercando di ricordarmi come si facesse visto che da anni non facevo un pompino ad un uomo. Lo riempio bene di saliva perchè so che agli uomini questo piace. Cerco di assecondarlo in tutto per non s**tenare la sua ira e rabbia.
Dopo averlo ben leccato me lo introduce in bocca.
“Succhialo bene puttana se non vuoi essere punita!”
E nel mentre dice questo me lo spinge sempre più dentro la cavità orale. Non sono esperta in questo. Avevo sempre fatto i pompini senza ingoiare tutto il cazzo ma lui pretende che lo prenda tutto in gola e poi è enorme. Mi spinge con le mani la testa con il suo enorme arnese che mi fa mancare il fiato. Mi riempie tutta la bocca di cazzo.
Un po' alla volta riesco a farmelo entrare tutto dentro con le palle che mi sbattono contro il viso. E’ lui che si muove dentro di me, io ormai tengo solo la bocca aperta e lui mi fotte in bocca tirandomi con forza i capelli fino a farmi male.
Mi sento oltraggiata ed usata ma dico a me stessa che non ho scelta, anzi meno male che una via di uscita vi è anche se era un ricatto bello e buono.
“Ora tirati su perché voglio scoparti troia!
Restando in piedi mi fa posizionare le mani su di una sedia con le gambe ben divaricate.
“Hai proprio un culo da frustare e da far male, vero puttana?”
Non sono abituata a quel turpiloquio, per me il sesso è un atto di amore e di dolcezza, ma non ho scelta.
“Si Padrone” rispondo esitante.
E’ alle mie spalle e non so cosa altro abbia in mente di farmi.
Lo capisco dopo pochi secondi quando sento la sua cintura che si abbatte sul mio culo. Colpi rapidi, forti, senza sosta. Mi contorco dal dolore.
“Sei solo una schifosa e lurida troia che merita di essere punita per la tua insolenza! Vero puttana?”
“Sì Padrone” rispondo con un filo di voce mentre vengo frustata senza pietà. Sento il rumore sordo del cuoio che si abbatte sulla mia pelle, lo schiocchio delle frustate. Per un tempo indecifrabile vengo frustata tra lacrime e lamenti.
Poi all’improvviso la sua mano si ferma.
“Fammi ancora incazzare e vedi quante ne prenderai ancora di frustate” dice con un tono ironico divertito e sadico.
“Anzi presto conoscerai i miei attrezzi di piacere...”
“Mi nutrirò del tuo dolore e della tua umiliazione”
Le mie chiappe bruciano per i colpi subiti.
Mi sento in trance, choccata da quella serie di eventi. Non vedo l’ora che tutto finisca al più presto anche se temo che quello di oggi sarà solo l’inizio.
“Posso rialzarmi Padrone?” Dico carica di paura e timore ed ancora dolorante per le frustate.
“Non ancora troia”
“Ora verrai scopata in questa posizione”
Si posiziona dietro di me e mi afferra per i fianchi.
Sento che mi infila un dito in culo. Inizio a temere l’inevitabile.
“Hai un bel culo stretto, scommetto che non è mai stato scopato. Ed è quello che farò. Ti romperò il culo lurida puttana. Tu meriti di essere scopata solo nel culo come una mignotta da marciapiede. Anzi lo sei.”
Non finisce la sua frase oscena che sento il cazzo che cerca di entrarmi dentro con insistenza. Più faccio resistenza e più sento male. Non ho mai avuto in vita mia rapporti di questo genere. Li ritengo sporchi e contro natura, mi sono sempre rifiutata. Ma mi ricordo di alcuni discorsi avuti con alcune amiche che mi avevano parlato su come affrontare la “prima volta”. Provo a rilassarmi, a non impedire la penetrazione. Alla fin fine ne avrei solo sofferto se avessi opposto resistenza.
Sento il suo cazzo entrarmi nel culo inesorabilmente, lo sento enorme che mi apre e si fa strada dentro di me. Afferrata per i fianchi e con la testa appoggiata alla sedia sento quel cazzo enorme che mi sfonda il culo. Dopo aver finito di entrare tutto, inizia a darmi colpi tremendi nel mio culo. Il mio culo si sta abituando a quel corpo estraneo. Sto cedendo e inspiegabilmente inizio a provare piacere anche se mi brucia tutto sia per i colpi presi che per lo stupro anale.
Più il cazzo scivola nel mio culo, più la mia fica si bagna e vorrei che lui me la tocchi ma non oso chiedere.
Ad un certo punto si ferma all’improvviso come se voglia riprendere fiato e sinceramente la cosa mi dà un po' di sollievo. Lo sento che tra ansimi e sospiri lo sfila dal mio culo.
“Ti ho rotto il culo puttana! Ringrazia il tuo Padrone!”
“Grazie Padrone” dico con un filo di voce.
“Non ho sentito puttana. Dillo più forte!!”
“Grazie Padrone” dico decisa.
“Non ti illudere che io abbia finito di usarti troia di merda!”
Mi afferra per i capelli e mi costringe a rialzarmi ed a mettermi in ginocchio dinanzi al suo cazzo ancora eretto.
“Ho il cazzo pieno della tua merda. Guarda…”
E’ vero…arrossisco per la vergogna.
“Pulisci il cazzo del tuo Padrone, lurida latrina!”
“La supplico Padrone, non mi faccia questo” “Non credo di riuscire in questo, mi faccia tutto ciò che desidera ma questo no…”
“Zitta puttana apri questa cazzo di bocca e pulisci e poi ingoia tutto”. “Sei il mio cesso umano!!”
Tappandomi il naso con le dita mi costringe ad aprire la bocca ed infila il suo cazzo ricoperto di merda dentro.
“Lecca bene cesso se non vuoi essere frustata di nuovo e pulisci il cazzo del tuo Padrone”
Ho la bocca piena di merda e fatico per non *****are, mi sento una nullità ed un essere inferiore che merita solo il suo degrado.
Ho il suo cazzo enorme pieno di merda tutto in bocca e sono obbligata a fare ciò che mi ordina.
Lo sfila ed è compiaciuto da come lo ho pulito bene.
“Apri la bocca fogna! Fammi vedere se hai ingoiato tutto”
Ubbidisco…non ho scelta.
Ho ubbidito come mi ha ordinato.
Riprende a scoparmi il culo come prima, per fortuna il mio culo ora è abbastanza aperto e si è ormai abituato al suo cazzo.
I colpi che mi infligge mi fanno sobbalzare, mi afferra i capezzoli e me li strizza fino a farmi male, mi tira per i capelli, mi colpisce sulle chiappe già doloranti per i colpi presi prima.
Vorrei che venisse subito per porre fine a questo supplizio ed umiliazione, ma il mio ricattatore ha una buona resistenza. Mi scopa ancora il culo per molto tempo fino a quando non lo sento godere dentro di me con colpi ancora più violenti e profondi.
La mia mente si rifiuta di accettare tutto questo ma il mio corpo prova piacere a questa estrema violenza. Mi ritrovo con la fica bagnata ed ho raggiunto l’orgasmo senza rivelarglielo per non contrariarlo.
“Sei stata brava a farti scopare il culo puttana”
“Grazie Padrone” gli rispondo solo di riflesso.
“Ora mettiti a quattro zampe e tira fuori la sborra dal culo!!”
Faccio ciò che mi dice. Una quantità abbondante di sborra esce dal mio culo e si deposita sul pavimento.
“Troia guarda cosa hai combinato! Ora devi pulire tutto con la lingua per bene”
Lecco il frutto del suo orgasmo insieme a residui di merda del mio culo.
Mi sento violentata, degradata ed una nullità alla mercè di uno sconosciuto perverso e sadico.
Lecco tutto dal pavimento e poi mostro al mio Padrone la bocca dimostrando che ho ingoiato tutto ed ho ubbidito con diligenza.
“Sei proprio una lurida latrina, vero puttana?”
“Sì Padrone sono la sua latrina di merda” dissi e non a caso estesi il concetto che aveva espresso lui.
“Vieni in bagno latrina ho voglia di pisciarti in bocca così sei la mia latrina completa!”
Riluttante lo seguo nuda a quattro zampe. Mi infila la testa nel cesso e mi piscia in testa ed in bocca. Vorrei supplicarlo di risparmiarmi questa ennesima umiliazione ma so che sarebbe stato tutto inutile. Bevo tutto il suo piscio con una certa fatica.
Mentre lui esce dal bagno, io resto lì e piango per il degrado che ho dovuto subire. Sono sfinita e senza forze, sporca di piscio ed altri umori. Sento che si sta rivestendo. A breve forse andrà via.
Lo raggiungo a capo chino vergognandomi di me stessa.
“Sei stata brava schiava”
“Grazie Padrone” risposi come per assecondarlo
“Ma ricordati che questo è solo l’inizio del tuo addestramento, sarai a mia completa diposizione”
“Ti userò ogni volta che vorrò e tu dovrai assecondare ogni mia volontà”.
“Si Padrone, come lei desidera”
“Terrai la tua casa se sarai ubbidiente e sottomessa. Ti avvertirò ogni qual volta ho voglia di usarti e scoparti e dovrai fare sempre ciò che ti ordinerò”
“Si Padrone”.
Si dirige verso l’uscita e lo sento uscire di casa ma temo che sarebbe ritornato presto, ma una parte di me forse lo desidera.
Nella casa è tornato il silenzio, un silenzio irreale. Sono ancora nuda con l’odore del suo piscio addosso, i vestiti sul pavimento. Il sapore di ciò che ho dovuto ingoiare, il mio culo dolorante a causa della penetrazione, delle sue cinghiate e del suo sadismo.
Mi abbandono al ristoro di una doccia ma la mia mente torna alle ore precedenti. Rivivo il tutto come in un film, fotogramma dopo fotogramma. Io che ho sempre vissuto il sesso in modo così romantico ed invece quest’uomo mi ha mostrato l’altra faccia di un mondo di cui non ne conoscevo neanche l’esistenza, come di un mondo parallelo. Io così pudica e “perbene” ho scoperto l’altra faccia di me; sono stata usata e trattata come una troia e la cosa mi aveva fatto piacere.
L’acqua scende sulla mia pelle, ma non lavò il desiderio di essere ancora sua, avevo raggiunto l’orgasmo mentre il suo cazzo mi penetrava il culo ed il pensiero mi faceva godere; ancora dolorante mi tocco e vengo ancora ma immagino che tutto ciò avrà un seguito.
発行者 Hanor
5年前
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