UNA PASSIONE PER I LIBRI e PER LAURA II°
Abitava in un palazzo del centro storico non lontano da Piazza Garibaldi.
Non era un appartamento grande ma la prima impressione che ne ritrassi fu di ordine e buon gusto nella scelta dei pochi pezzi di arredamento che componevano la zona del soggiorno; rispecchiava molto Laura e la sua eleganza. In particolare fui colpita dalla libreria che prendeva un’intera parte ed era piena di libri, riviste e qualche soprammobile. Su uno scaffale attirò subito la mia attenzione la fotografia di una donna più o meno della mia età. Laura mi ricevette con grande gioia per avermi a casa sua. “Ti preparò un caffè Claudia, va bene? Accomodati pure” disse poco dopo avermi fatto entrare ed avermi salutato. Mi sedetti sul divano e continuai ad osservare. Alle pareti alcune fotografie artistiche e due stampe riproducesti quadri astratti di cui non riuscivo a riconoscere l’autore. Quando Laura tornò mi mostrò con orgoglio la sua libreria e scelse alcuni volumi con sicurezza. “Ecco questi sono i libri che ho scelto e che mi sento di consigliarti per iniziare a conoscere meglio Pasolini”. Era di fronte a me con indosso una maglietta ed una gonna corta e quasi mi dovetti trattenere per non stringermela forte al mio corpo. Le chiesi “è tua madre la donna ritratta in quella fotografia?”. Esitò un attimo poi mi rispose “No, è stata la mia professoressa di letteratura italiana al liceo classico. E’ lei che mi ha trasmesso questo amore per la lettura ed i libri. Sono stata molto legata a lei”. Finii con un ultima sorsata il caffè dalla mia tazzina. Laura mi guardò come chi vuole dire ancora qualcosa ma non ha il coraggio di farlo. Ma presto continuò “E’ stata la mia amante. Da poco dopo la maturità fino ad un paio di anni fa quando, purtroppo, è morta di tumore”.
Vi fu un attimo di silenzio, la vidi abbassare gli occhi. “Mi spiace molto Laura. Anche mio marito è morto”. Alzò nuovamente lo sguardo “Mi spiace anche a me, Claudia”. Quasi ingenuamente le chiesi “Quindi ami le donne, Laura?”. “Si, sono lesbica” mi rispose senza più quel senso di imbarazzo che le aveva provocato la mia prima domanda sulla donna ritratta in fotografia. Anzi a sentirmi ora in imbarazzo ero io che sviai immediatamente il discorso su di un altro argomento: “Mi piace molto la tua casa, mi piacciono i quadri che hai appeso alle pareti ed i colori che hai scelto per divano e tende ed anche questa libreria. Si vede che ami l’arte”. Laura mi guardò poi mi rispose: “Si, amo l’arte ed amo la letteratura. Amo anche le donne ed amo il mare d’inverno quando è possibile passeggiare sulla spiaggia senza incontrare nessuno. Più in generale, Claudia, amo la vita. Io credo che la vita, anche se a volte dolorosa, non sia una fatica ma un’opportunità da coltivare con cura, giorno per giorno, come un piccolo fiore”. Quella risposta mi stupì e mi colpì andando a toccarmi nel profondo. Mi venne spontaneo di abbracciarla. Laura mi strinse a se e mi baciò in bocca. Senti le sue labbra morbide serrarsi alle mie e la sua lingua aprire un varco fra le mie labbra. Poi subito frugare ogni angolo del mio palato ed intrecciarsi alla mia lingua. Sentii l’umido di quel bacio ed il sapore indimenticabile. Non so quanto durò; persi completamente il senso del tempo e quasi non mi rendevo conto nemmeno di dove ero. Mi stordì. Appena mi ripresi afferrai dal tavolino i libri di Pasolini che vi erano stati posati da Laura e quasi fuggii per l’emozione e l’agitazione che il mio corpo e la mia testa sentivano. “Si è fatto tardi, Laura, scusami me ne devo andare”. Uscii, dandole appena il tempo di salutarmi ed augurarmi la buona notte.
Il giorno dopo Laura mi telefonò “Buongiorno Claudia, come stai? Volevo sapere se martedì prossimo verrai all'incontro su Pasolini in biblioteca?” Ero felice di sentirla: “Certo Laura ci verrò” risposi; poi dopo un breve silenzio aggiunsi “ma vorrei vederti prima di martedì, se possibile; ho bisogno di vederti prima”. “Certo” mi rispose “possiamo vederci domenica pomeriggio a casa mia se per te va bene”. “Si domenica per me va bene Laura”. Mi salutò lasciandomi con “Allora a domenica”.
Quell'appuntamento era carico di aspettative; lo sapevo bene io e lo sapeva meglio ancora Laura. Fin dal nostro primo incontro avevamo entrambe avvertito una polarità fisica e celebrale che aveva fatto scoppiare un’attrazione sessuale ed aveva aperto alla nostra conoscenza un ventaglio amplissimo di possibilità che potevano andare dall'Inferno al Paradiso. Ed ora anche il tono della mia voce durante la telefonata, il desiderio che da quella richiesta traspariva avevano fatto intuire a Laura che ero impaziente di continuare quanto iniziato la sera prima con quel bacio nel soggiorno.
Domenica, subito dopo pranzo, corsi a casa di Laura. Suonai il campanello del portone “Sali” mi rispose al citofono. Non presi l’ascensore tanta era la voglia di rivederla; non volevo starmene ferma ad aspettare, feci in fretta i tre piani di scale e scorsi la porta dì ingresso all'appartamento di Laura socchiusa. La spinsi, entrai. Lei richiuse a chiave dietro di noi la porta. Non disse nulla. Non dissi nulla neppure io. Senza neppure togliermi il capotto la baciai con tutto la brama e la voglia che avevo maturato in quei giorni di risentire le sue labbra appiccicate alle mie e la sua lingua intrecciarsi con la mia. Quando mi staccai, Laura mi sorrise e quasi senza fiato mi disse “Ho Claudia quanto ho temuto di non poterti più rivedere dopo quel bacio dell’altra sera ed invece eccoti ancora qui”. Mi sfilò il capotto e lo gettò sul divano. Poi mi prese per mano e mi disse “vieni con me”.
Mi portò in camera dove tutto era preparato e pronto facendomi capire che Laura sapeva benissimo che quel nostro incontro sarebbe finito a letto a darci piacere l’un l’altra. Le lenzuola sapevano di fresco e profumato, le persiane erano socchiuse e le tende tirate in modo da creare la penombra giusta per un incontro amoroso. Sui comodini e sul comò vi erano disposte piccole candele profumate ed incensi che Laura accese. Inoltre notai su uno dei comodini al fianco del letto due piccole bottigliette di vetro scuro. Laura mi disse “Siediti qui sul letto; io torno subito”. Sparì verso la cucina e la vidi ritornare poco dopo con una bottiglia di spumante e due bicchieri. Aveva inoltre in mano una ciotola con dentro delle mandorle sbucciate e tostate. “Brindiamo a noi” mi disse. Aprii lo spumante e ne versò nei bicchieri. Unimmo i calici in un brindisi. Laura bevve subito un sorso poi avvicinò le labbra alle mie e, baciandomi, passò il liquido dalla sua bocca alla mia. Era fresco e delicato come il bacio che Laura mi aveva appena dato. Lo bevvi d’un sorso. “Dai fallo anche tu a me” mi incitò allegra Laura. Sentivo in me un’esplosione di emozioni, di sensazioni, di carnalità e di voglia di intimità, di desiderio incontrollabile e selvaggio. In quell'istante realizzai che non avevo più fatto sesso da ormai più di due anni.
Non era un appartamento grande ma la prima impressione che ne ritrassi fu di ordine e buon gusto nella scelta dei pochi pezzi di arredamento che componevano la zona del soggiorno; rispecchiava molto Laura e la sua eleganza. In particolare fui colpita dalla libreria che prendeva un’intera parte ed era piena di libri, riviste e qualche soprammobile. Su uno scaffale attirò subito la mia attenzione la fotografia di una donna più o meno della mia età. Laura mi ricevette con grande gioia per avermi a casa sua. “Ti preparò un caffè Claudia, va bene? Accomodati pure” disse poco dopo avermi fatto entrare ed avermi salutato. Mi sedetti sul divano e continuai ad osservare. Alle pareti alcune fotografie artistiche e due stampe riproducesti quadri astratti di cui non riuscivo a riconoscere l’autore. Quando Laura tornò mi mostrò con orgoglio la sua libreria e scelse alcuni volumi con sicurezza. “Ecco questi sono i libri che ho scelto e che mi sento di consigliarti per iniziare a conoscere meglio Pasolini”. Era di fronte a me con indosso una maglietta ed una gonna corta e quasi mi dovetti trattenere per non stringermela forte al mio corpo. Le chiesi “è tua madre la donna ritratta in quella fotografia?”. Esitò un attimo poi mi rispose “No, è stata la mia professoressa di letteratura italiana al liceo classico. E’ lei che mi ha trasmesso questo amore per la lettura ed i libri. Sono stata molto legata a lei”. Finii con un ultima sorsata il caffè dalla mia tazzina. Laura mi guardò come chi vuole dire ancora qualcosa ma non ha il coraggio di farlo. Ma presto continuò “E’ stata la mia amante. Da poco dopo la maturità fino ad un paio di anni fa quando, purtroppo, è morta di tumore”.
Vi fu un attimo di silenzio, la vidi abbassare gli occhi. “Mi spiace molto Laura. Anche mio marito è morto”. Alzò nuovamente lo sguardo “Mi spiace anche a me, Claudia”. Quasi ingenuamente le chiesi “Quindi ami le donne, Laura?”. “Si, sono lesbica” mi rispose senza più quel senso di imbarazzo che le aveva provocato la mia prima domanda sulla donna ritratta in fotografia. Anzi a sentirmi ora in imbarazzo ero io che sviai immediatamente il discorso su di un altro argomento: “Mi piace molto la tua casa, mi piacciono i quadri che hai appeso alle pareti ed i colori che hai scelto per divano e tende ed anche questa libreria. Si vede che ami l’arte”. Laura mi guardò poi mi rispose: “Si, amo l’arte ed amo la letteratura. Amo anche le donne ed amo il mare d’inverno quando è possibile passeggiare sulla spiaggia senza incontrare nessuno. Più in generale, Claudia, amo la vita. Io credo che la vita, anche se a volte dolorosa, non sia una fatica ma un’opportunità da coltivare con cura, giorno per giorno, come un piccolo fiore”. Quella risposta mi stupì e mi colpì andando a toccarmi nel profondo. Mi venne spontaneo di abbracciarla. Laura mi strinse a se e mi baciò in bocca. Senti le sue labbra morbide serrarsi alle mie e la sua lingua aprire un varco fra le mie labbra. Poi subito frugare ogni angolo del mio palato ed intrecciarsi alla mia lingua. Sentii l’umido di quel bacio ed il sapore indimenticabile. Non so quanto durò; persi completamente il senso del tempo e quasi non mi rendevo conto nemmeno di dove ero. Mi stordì. Appena mi ripresi afferrai dal tavolino i libri di Pasolini che vi erano stati posati da Laura e quasi fuggii per l’emozione e l’agitazione che il mio corpo e la mia testa sentivano. “Si è fatto tardi, Laura, scusami me ne devo andare”. Uscii, dandole appena il tempo di salutarmi ed augurarmi la buona notte.
Il giorno dopo Laura mi telefonò “Buongiorno Claudia, come stai? Volevo sapere se martedì prossimo verrai all'incontro su Pasolini in biblioteca?” Ero felice di sentirla: “Certo Laura ci verrò” risposi; poi dopo un breve silenzio aggiunsi “ma vorrei vederti prima di martedì, se possibile; ho bisogno di vederti prima”. “Certo” mi rispose “possiamo vederci domenica pomeriggio a casa mia se per te va bene”. “Si domenica per me va bene Laura”. Mi salutò lasciandomi con “Allora a domenica”.
Quell'appuntamento era carico di aspettative; lo sapevo bene io e lo sapeva meglio ancora Laura. Fin dal nostro primo incontro avevamo entrambe avvertito una polarità fisica e celebrale che aveva fatto scoppiare un’attrazione sessuale ed aveva aperto alla nostra conoscenza un ventaglio amplissimo di possibilità che potevano andare dall'Inferno al Paradiso. Ed ora anche il tono della mia voce durante la telefonata, il desiderio che da quella richiesta traspariva avevano fatto intuire a Laura che ero impaziente di continuare quanto iniziato la sera prima con quel bacio nel soggiorno.
Domenica, subito dopo pranzo, corsi a casa di Laura. Suonai il campanello del portone “Sali” mi rispose al citofono. Non presi l’ascensore tanta era la voglia di rivederla; non volevo starmene ferma ad aspettare, feci in fretta i tre piani di scale e scorsi la porta dì ingresso all'appartamento di Laura socchiusa. La spinsi, entrai. Lei richiuse a chiave dietro di noi la porta. Non disse nulla. Non dissi nulla neppure io. Senza neppure togliermi il capotto la baciai con tutto la brama e la voglia che avevo maturato in quei giorni di risentire le sue labbra appiccicate alle mie e la sua lingua intrecciarsi con la mia. Quando mi staccai, Laura mi sorrise e quasi senza fiato mi disse “Ho Claudia quanto ho temuto di non poterti più rivedere dopo quel bacio dell’altra sera ed invece eccoti ancora qui”. Mi sfilò il capotto e lo gettò sul divano. Poi mi prese per mano e mi disse “vieni con me”.
Mi portò in camera dove tutto era preparato e pronto facendomi capire che Laura sapeva benissimo che quel nostro incontro sarebbe finito a letto a darci piacere l’un l’altra. Le lenzuola sapevano di fresco e profumato, le persiane erano socchiuse e le tende tirate in modo da creare la penombra giusta per un incontro amoroso. Sui comodini e sul comò vi erano disposte piccole candele profumate ed incensi che Laura accese. Inoltre notai su uno dei comodini al fianco del letto due piccole bottigliette di vetro scuro. Laura mi disse “Siediti qui sul letto; io torno subito”. Sparì verso la cucina e la vidi ritornare poco dopo con una bottiglia di spumante e due bicchieri. Aveva inoltre in mano una ciotola con dentro delle mandorle sbucciate e tostate. “Brindiamo a noi” mi disse. Aprii lo spumante e ne versò nei bicchieri. Unimmo i calici in un brindisi. Laura bevve subito un sorso poi avvicinò le labbra alle mie e, baciandomi, passò il liquido dalla sua bocca alla mia. Era fresco e delicato come il bacio che Laura mi aveva appena dato. Lo bevvi d’un sorso. “Dai fallo anche tu a me” mi incitò allegra Laura. Sentivo in me un’esplosione di emozioni, di sensazioni, di carnalità e di voglia di intimità, di desiderio incontrollabile e selvaggio. In quell'istante realizzai che non avevo più fatto sesso da ormai più di due anni.
5年前