LA DONNA DELLA CHIESA prima parte
Ero lì a fissare la sua caviglia in continuazione. Seduta sulla panca davanti alla mia in mezzo ad altre donne alla messa mattutina nella chiesa di montagna, i miei occhi erano sempre lì su quel pezzo di gamba velato lasciato libero dai pantaloni blue skinny all’inglese e dalle decolletè blue aperte dietro a sandalo e cinturino, tacco 12 …Ero sicuro: pur essendo agosto inoltrato e il caldo sfiorava i 30°, quelle gambe erano velate dalle calze di nylon color carne. La mia buona vista vedeva la piega sexy del nylon sulla caviglia, ne ero certo. Poteva trattarsi anche soltanto di gambaletti o di autoreggenti ma al momento non c’era modo di accertarsene. La donna era di corporatura normale, media altezza, pettinatura biondo cenere, unghie smaltate bordeaux, sulla quarantina. Si girò al rito dello scambio della pace e vidi il suo viso ben truccato e le forme generose nel reggiseno in pizzo appena visibile sotto la camicetta bianca. Le strinsi la mano più del solito e abbozzai un sorriso, ogni escamotage per stabilire un contatto sarebbe servito. La caviglia velata mi sviluppava fantasie erotiche ipotizzando le collant attorno alla sua fica, con il risultato di un piacevole effetto mattutino sul mio cazzo già eccitato e voglioso che spingeva contro i pantaloncini in jeans estivi. Finita la funzione ci guardammo per un istante. All’uscita era sola e la seguii. Camminava svelta e sicura sotto il sole, culo sodo e occhiali scuri. Girai l’angolo e in un attimo non c’era più. Mi misi a correre a destra e a sinistra cercandola, fino a quando da un portone una voce gridò: «cercavi me??» Era nascosta nell’ombra. «…Non volevo importunarla…» dissi un po’ sorpreso. Forse vide il mio pacco grosso o forse aveva voglia anche lei, fatto sta che mi venne di fronte, quasi addosso, tant’è che sentì il suo profumo e mi eccitai ancora di più. «Ma mi stava seguendo?» «…sì, ma non volevo…» tentennai. « E mi vuol dire il perché ?? » Ero bloccato! Lei mi guardò squadrandomi da cima a fondo, secondi che mi sembrarono minuti. «Allora…se non me lo vuol dire, mi potrebbe almeno offrire un caffè visto che sono le 10 del mattino…no?» continuò. «Ma certo, più che volentieri!» esclamai contento della nuova opportunità. «Non qui però, andiamo all’altro paese» disse. Mi sfiorò la mano con la sua e insieme in silenzio ci incamminammo verso la sua Audi TT Coupè verde metallizzato parcheggiata poco distante. Dal mio posto passeggero nel momento in cui lei salì, favorito dal sole che illuminava il suo posto di guida, intravvidi in trasparenza sotto la sua camicetta bianca e poco sopra i blue skinny, l’elastico delle collant sottostanti! Era chiaro che non fossero quelle a vita bassa perché terminavano all’altezza dell’ombelico: un 6, 8 o massimo 10den velatissimo color carne che faceva aumentare il pompaggio di seme spermatico nei miei testicoli. Mentre viaggiavamo intorno ai 100 km orari sulla strada per Trabucchello, seduto a fianco la osservavo e fantasticavo su come avrei potuto leccarla tutta scopandomela a dovere…in alternativa mi sarebbe bastata una bella sega sulle sue collant…ma tant’è. Guidava sicura osservando la strada, non parlammo durante il tragitto e in meno di 10min eravamo seduti al bar. «Due caffè!…Lei è in vacanza?» chiese finalmente «…Sì…15 giorni» risposi. «Di cosa si occupa?» «Lavoro in teatro». E lei: «Ah! Bello!! Vedrà tanti attori, attrici…»«Qualche volta sì» dissi. «Ma il mio è un lavoro tecnico…» Presi coraggio: «E lei cosa fa di bello?» «…Se vuoi diamoci del tu, ti va?» disse «Certo. Cosa fai di lavoro?» ripresi. Il “tu” favoriva l’avvicinamento!! «Mi chiamo Giulia e sono un medico chirurgo, mi occupo specialmente dei bambini» rispose. «Caspita!» dissi «Un lavoro importante, impegnativo e anche pericoloso». «Mi da tante soddisfazioni…a volte però anche tanta tristezza e impotenza» disse. «Adesso però ho staccato la spina per un breve periodo» continuò «E sono qui per rilassarmi e divertirmi…E tu?» «Mi chiamo Massimo, Max se preferisci e anch’io, certo, sono qui per riposarmi e divertirmi…» risposi. «Anche con me…?? Vuoi divertirti?» aggiunse. Un po’ spiazzato ma contento ed eccitatissimo con il glande nei pantaloni sempre più turgido, dissi deciso: «Con una come te, quando e dove vuoi». Non rispose subito ma quando riprese la parola mi disse: «Ok. Anch’io ho voglia se è “quello” che intendi, ma non voglio implicazioni sentimentali. Non ne ho mai volute e non ne ho mai cercate. Ti va?» In quel momento dovetti ricorrere a tutta la forza di concentrazione per resistere al flusso improvviso di sperma che affluiva al glande e con la mano sotto il tavolino cercai di spostare il cazzo duro dalla sinistra della coscia alla posizione eretta e non trasversale che mi avrebbe permesso di resistere ancora un po’. «Sono d’accordissimo. Intendevo proprio ”quello”. Ho voglia e non speravo di meglio, come ti ho già detto come vuoi, quando vuoi» risposi. Bevemmo il caffè restante nella tazzina quasi in un sorso poi Giulia unì le gambe in un fruscio leggero del tessuto dei pantaloni, si alzò e disse: «Offro io». In auto tornammo verso il paese, durante la prima parte del tragitto ci studiammo a vicenda, così le osservai anche i seni e vidi i capezzoli già turgidi che spingevano nella coppa del reggiseno. Era abile nella guida e sicura anche con le decolletè col tacco: mi eccitava molto guardare quel piede spostarsi dall’acceleratore al freno in modo repentino e ogni volta vedere la grinza del nylon e fantasticare su quello che avremmo fatto insieme…Mi sarei masturbato anche lì in auto ed ero sicuro di “venire” in poco tempo! Oltrepassammo il paese, non sapevo dove mi avrebbe portato, ma non mi interessava, mi fidavo ciecamente. Dopo un po’ fu lei a rompere il ghiaccio: «E’ dalla chiesa che sei così eccitato?? Ti ho osservato il “pacco” quando ci siamo incontrati e in auto e al bar e adesso. O sei super dotato o probabilmente c’è qualcosa in me che ti eccita tantissimo…» Imbarazzatissimo d’istinto mi guardai in mezzo alle gambe e mi resi conto del gonfiore incredibile. Lei abbozzò un sorriso e non potei non ridere anch’io. «Ti piacciono le mie gambe??...continui a guardarle…le scarpe, forse…?» disse «Mi eccitano le calze…» risposi un po’ vergognandomi ...continua...
6年前