210 Un po' maso per Roberto

Ha ricominciato a muoverlo avanti e indietro, con calma ma con decisione e sentivo che mi stavo abituando, il dolore e anche il fastidio calavano, e quando ha visto che mi stavo rilassando ha preso tre mollette e mi ha detto di accarezzarmi i capezzoli e di stimolarli finché erano duri e pronunciati. Un po' perché preferivo che lo facesse lui un po' per il timore delle mollette, gli ho detto che avrei voluto che lo facesse lui. La sua reazione è stata imprevista: molto seccato mi ha detto "da quando puoi discutere quello che ti dico di fare? Hai deciso di fare di testa tua? Allora a me non va bene. O fai quello che ti dico senza storie, oppure ci posiamo salutare fin da subito. Certo non pensavo che dopo aver promesso la tua assoluta disponibilità, popò avermi proposto la tua sottomissione e dopo che io avevo accettato e ti avevo pure regalato questo dildo, tu potessi rimangiarti tutto!" era un fiume in piena io ero mortificata, e ho cercato di fermarlo subito dicendogli mille volte scusa e che avrei fatto tutto quello che voleva senza esitazione e che la mia non era una negazione ma solo una proposta, che in futuro non mi sarei più permessa di rifarlo e di dire alcunché alle sue richieste che per me erano ordini, e nel frattempo avevo iniziato a stimolarmi i capezzoli, anche se nella paura che avevo non c'era certo eccitazione. Quando però mi ha detto "fai esattamente quello che ti di o, chiedimi continuamente scusa finché non ti rispondo che ti perdono" ho capito che mi stava dando una chance che dovevo sfruttare e improvvisamente mi è tornata l'eccitazione è ho sentito immediatamente la figa bagnarsi. E così, dicendo scusa ripetutamente il capezzolo e diventato pronunciato e molto duro e allora mi ha detto: "adesso prendi una molletta e la metti sul capezzolo, e visto che ti piace soffrire un po' confido che lo metterai nel punto più sensibile e mi dirai che lo fai per me, che ti piace soffrire un po' per me, che speri che mi piaccia molto, e nel frattempo continuerai anche a chiedermi scusa" ho esattamente fatto quello che voleva, lui ha mosso avanti e indietro il dildo e mi diceva: "lory sei proprio una gran troia, la tua figa cola in continuazione, ti piace da morire soffrire per me ammettilo!" io lo ammettevo e il suo cazzo era sempre più duro, ma non mi diceva che mi aveva perdonato. Ho ripetuto l'operazione con l'altro capezzolo. Adesso era a quattro zampe con il culo in alto da cui spuntava il dildo e le tette pendevano con le due mollette che tiravano verso il basso fino a toccare il lettino e ogni volta che mi muoveva il dildo le tette ballavano e le mollette mi davano ancora più fastidio. E' venuto allora davanti a me è si è fatto succhiare il cazzo e mi ha detto poi di girarmi e di spalancare le gambe. Non era facile con il dildo nel culo ma l'ho fatto anche se ho dovuto tenere sollevato un po' il bacino.
Appena stesa mo ha detto di masturbarmi il più freneticamente possibile, voleva che raggiungessi l'orgasmo in fretta, mentre con le mani lui mi teneva larghe le labbra in modo. Ne il buco della figa fosse aperto, perché voleva vedere come fluivano i miei liquidi, che erano davvero abbondanti. Poco dopo stavo venendo quando mi ha fermato e mi ha detto di mettermi la terza molletta sul clitoride gonfio: "sono sicuro che tu saprai metterlo bene dove è più sensibile, adesso che è gonfio non dovrebbe essere difficile". In realtà ero spaventatissima dal male che avrei potuto provare, ma non osavo dir nulla, ancora mi doveva perdonare da prima, perciò ho preso la molletta con calma e l'ho messa un po' sopra, in modo da prendere il cappuccio del clitoride e quindi per quanto mi facesse male, almeno non era direttamente sul clitoride stesso. Lui, essendo medi o, però ha sospettato qualcosa e mi ha chiesto "si sicura che quello è il punto più sensibile?" io mentendo ho detto di sì e allora lui mi ha detto di riprendere la masturbazione fino a venire questa volta. Non era facile ora, la molletta nel mezzo era un ostacolo difficile, ma mi piaceva tantissimo farlo e superava il male, e quando lui ha visto che mi stava piacendo ha detto "cazzo Lory, ma ti piace proprio sei tutta bagnata! E mi ha dato una leccata delle sue che mi ha fatto salire l'eccitazione quasi all'orgasmo. Lui allora mi ha detto che mi perdonava ed io nella foga di godere con le dita mi sono toccata forte il clitoride tanto che la molletta è saltata via. Solo che lui mi ha fermato seccato "mi sembrava che non l'avessi messa bene. Adesso non farmi incazzare, rimettila bene ma dove è più sensibile senza trucchetti. Lo devi fare per me devo capire quanto sei disposta a soffrire per me." e mi ha rimesso in mano la molletta. Questa volta non avevo scampo e anche se con molta circospezione, ho stretto il clitoride e messo la molletta. Il male era al limite della sopportazione, stringevo i denti e ce l'ho fatta a superare il primo momento solo perché mi ha detto "brava adesso si che va bene!"
Voleva che mi stimolassi il clitoride ma era molto difficile ma quando mi ha leccato ancora, mi sembrava che lenisse il dolore e non volevo che smettesse. Lui mi ha detto "adesso va proprio bene, ha la figa bagnatissima, sei grande Lory e ti perdono!" e mentre lo diceva estraeva il dildo dal culo e rapidamente ha infilato il suo cazzo nel culo, e questa volta il dolore è stato quasi inesistente, forse perché c'era l'altro, forse perché il buco del culo era rimasto dilatato. Da una parte ero felicissima che il suo cazzo mi fosse penetrato nel culo così facilmente, dall'altra il dolore era molto forte e per quanto tentassi di non pensarci e di toccarmi non ce la facevo e quasi piangendo l'ho implorato di farmi togliere tutte le mollette. Lui mi stava scopando il culo con foga, con una mano teneva le mie gambe giù e con l'altra teneva aperte le labbra della figa e alla mia ripetuta richiesta ala fine mi ha detto che potevo togliere quella al clitoride, ma dovevo tenere quelle ai capezzoli, e poi, per dimostrare che mi piaceva, dovevo godere così mentre lui mi stava inculando.
Mi sono impegnata psicologicamente, non volevo deluderlo anche perché mi era venuto incontro e allora con grande forza di volontà mi sono avvicinata all'orgasmo. Lui mi infilava più possibile il cazzo e con le mani teneva così allargata la figa che poteva vedere il buco aperto, come non mancava di dirmi. Quando gli ho chiesto se potevo venire lui ha acconsentito, e io mi sono lasciata andare, dicendogli anche dopo che era stato bellissimo, e lui si è irrigidito pompandomi con maggior forza e ad un certo punto mi ha chiesto dove avrei voluto che venisse, in culo o in bocca. Io ho risposto senza esitazione in bocca, e lui ha sorriso dicendomi che aveva già scelto così anche lui ma che voleva vedere se c'era consonanza di idee ed era contento che ci fosse. Io ero molto felice e sono scesa dal lettino, mi sono inginocchiata e appoggiata con la testa all'indietro tenendo la bocca aperta per aspettare il suo getto di sperma. "dimmi cosa vuoi..." mi ha chiesto mentre con la mano mi stringeva il cazzo pronto ad esplodere, "voglio bere tutto" "che cosa vuoi bere..." "il tuo sperma..." "che cosa vuoi bere..." capivo cosa voleva "la tua sborra..." subito il primo getto mi ha colpito il fondo della gola, poi il secondo lo stesso, inavvertitamente ho chiuso un po' le labbra e mi ha schizzato sul naso e sulla guancia e allora mi ha schizzato il quarto getto sull'altra guancia. Poi con un dito a fa colto un po' e me l'ha fatto succhiare. A me come sai non piace sulla faccia, ma sono stata zitta, con la lingua ho leccato la punta del suo cazzo, ho raccolto una goccia di sperma residua e poi gli ho preso il cazzo in bocca e l'ho succhiato. Lui è rimasto stupito, perché in effetti era stato da poco nel mio culo, ma io ormai non mi preoccupavo più di ciò, e lui l'ha gradito molto. Non l'ho lasciato finché non ero sicura che fosse completamente pulito ed ero molto soddisfatta di me stessa.
Era arrivato il momento più bello, quando lui molto dolcemente mi prendeva on braccio e ci baciavamo e poi mentre mi toccava mi parlava. Era stato molto contento che avessi voluto bere, e che gli avessi succhiato il cazzo di mia iniziativa, perché era una cosa che avrebbe voluto ma che mi avrebbe chiesto più avanti ed invece io l'avevo prevenuto. Ci siamo baciati appassionatamente e gli ho detto quanto lo amavo. Io però non riuscivo più a sopportare le mollette e gli ho chiesto, con molto tatto, se per lui era indifferente se le toglievo, visto che la tensione per l'eccitazione era finita. Lui mi ha detto di sì ma poi mi ha parlato di un argomento che non avrei voluto toccare perché mi spaventava un po'. Dapprima mi ha detto che c'erano state due cose notevoli, la prima positiva, che gli era piaciuto molto come al termine del secondo pompino glielo avessi preso in bocca anche se era stato nel mio culo, e ha aggiunto che la prossima volta avrebbe approfondito questo aspetto. La seconda negativa, il fatto che non avessi sopportato per lui fino in fondo quel dolore, e qui ha introdotto l'argomento scabroso. Mi ha chiesto infatti se sempre quando ero eccitata avessi bisogno di soffrire. Ho risposto che fino a circa due o tre anni fa era il contrario, ma poi quando avevo avuto la relazione con il mio ex capo, lui era un po' sadico e aveva lavorato molto su ciò. Lui era molto interessato e voleva che raccontassi di più ma era molto tardi, e sai poi come mi dilungo, perciò ho detto solo l'essenziale, aggiungendo però che dato che non provavo nessun affetto mi ero sentita che mi stavo prostituendo per il lavoro. Lui ha aggiunto che era molto interessante questo.
Mi ha detto che secondo lui io sono una masochista latente, che questo bisogno di umiliarmi psicologicamente si univa al desiderio di provare dolore per il proprio partner, desiderio però che era talmente trasgressivo e al di fuori della mia mentalità razionale che lo rifiutavo se ci pensavo a freddo, ma che poi sempre di più si s**tenava con il tempo quando ero dominata sessualmente perché allora le difese inibitorie crollavano. il mio ex capo lo aveva capito e aveva aperto la breccia per cui ora il processo era iniziato e non potevo più fermarlo. La chiave era stata legare la sofferenza al suo piacere, al farmi sentire soddisfatta solo se a lui piaceva, e siccome a lui piaceva che soffrissi per lui, io lo dovevo compiacere, e quindi avevo accettato il dolore. Ma la sua abilità era stata tale che con il tempo addirittura mi aveva reso dipendente da ciò per cui ora se non sentivo un po' di male non ero a posto, finalmente liberando quella natura masochista che albergava in me. Poi aveva tirato troppo la corda. Adesso lui voleva incentivare questa mia inclinazione, ma gradualmente, per cui le prossime volte ci saremmo dedicati ala scoperta do questo mio lato della sessualità. Io ero frastornata, esercitava una forte autorità su di me per il suo modo di fare, ma anche in questo campo per il suo essere medico e perciò tende o a fidarmi, anche perché lui era molto dolce nei modi, anche se erano indiscutibili, e ogni volta che mi parlava mi innamoravo di più di lui. Pensavo che potevo abbandonarmi a lui con fiducia, anche se le sue parole mi avevano sconvolto e questo fatto di essere masochista mi inquietava, ma lui mi tranquillizzava dicendomi era uno stato abbastanza comune, molto spesso latente. Il mio assenso a lui e la mia disponibilità a essere nelle sue mani è stata suggellata con un bacio e alla fine gli ho ripetuto che lo amavo e che poteva fare con quello che voleva e io avrei fatto di tutto per lui. Lui mi ha sorriso, mi ha baciato ancora mi ha detto che mi voleva molto bene e alla fine mi ha detto quasi per caso, che la prossima volta, fra due settimane, dovevo indossare una gonna più corta possibile e autoreggenti, poi sarei dovuta arrivare mezz'ora prima e aspettare in sala d'aspetto con le gambe accavallate facendo ben vedere l'elastico delle calze, niente intimo sotto e una camicetta bianca semitrasparente che facesse intravvedere lo scuro delle areole. Avrei aspettato lì per mezz'ora, e ogni tanto si sarebbe affacciato e io avrei dovuto cercare di parlare ogni tanto con la segretaria muovendomi fino al suo banco e magari chinandomi per esibire lo scavo tra i seni. Questo era l'ordine, il desiderio era che fossi così tutta la giornata anche quando ero al lavoro prima di andare in ambulatorio. Ho memorizzato tutto.
Devo dire che tornando a casa ero piuttosto scioccata, in quanto medico le sue parole avevano peso, ma d'altra parte non facevano che confermare una mia idea che mi frullava da tempo, che tentavo di rigettare. Troppe volte avevo desiderato mentre godevo di sentire un po' di male negli ultimi tempi. Ancora due o tre anni fa, se mi stringevo corte il capezzolo, il dolore mi allontanava il piacere ed era un modo per marmi passare la voglia di orgasmo. Ora invece succedeva il contrario, desideravo che mentre godevo lui mi stringesse e mi facesse un po' male, e allora godevo di più, era come se fosse più completo. Pensavo che aveva ragione che il meccanismo mentale era proprio il desiderio in quel momento che il mio padrone godesse per me e che la sua volontà di dominazione si esprimesse meglio godendo un po' del fatto che io soffrissi per lui. Non ero tranquilla, ero sconvolta dall'emergere di questo mio lato, ma la sua presenza e la sua figura mi calmavano le mie ansie. E mi rendevo conto che ero perdutamente innamorata di lui, mi dava una tale sicurezza che sapendo che lui era il mio uomo avrei accettato molto bene questa mia natura, e avrei fatto qualsiasi cosa è mi sarei lasciata condurre nel labirinto di questa mia sessualità.
発行者 slavelory
4年前
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