212 Roby: Amore e asservimento
Mi sono messa nella consueta posizione finalmente ho sentito estrarre il dildo dal culo ma subito è stato rimpiazzato dal rettoscopio. Dopo una prolungata analisi, ha commentato molto positivamente la situazione dicendo che ero praticamente a posto. Poi ho visto che ha armeggiato in un cassetto e poi da dietro mi ha detto che adesso faceva una prova per vedere se come pensava ero ritornata come prima e ho sentito che mentre toglieva il rettoscopio subito infilava un altro oggetto, più piccolo che è entrato facilmente. Mi ha spiegato che era un piccolo dildo ma rigido, che serviva per capire se accettavo bene cose dure anche in altre posizioni senza avere le piccole lesioni, e questo serviva per capire se potevo avere senza problemi i rapporti anali anche in altro modo. Poi mi ha detto di sedermi sopra, dato che era piatto nella parte finale. Io con molta cautela mi sono girata e mi sono messa seduta sul lettino di fronte a lui. Lo sentivo forte, la sensazione era di fastidio, stavo meglio senza ma non sentivo male. La sua durezza era scomoda, era meglio il dildo flessibile perché preme a un po', e allora Roberto mi ha detto di sollevare le gambe e di piegarle appoggiano o talloni sul lettino. Il bacino si è spostato in avanti e inclinandosi un po' sentivo minor fastidio.
La situazione era davvero erotica: lui nudo con il cazzo semirigido davanti a me io con le gambe un po' aperte e la figa allargata mentre da sotto spuntava la parte piatta del dildo che sembrava un tappo del culo, le mie tette un po' piegate sembravano ancora più cascanti del solito ed in effetti siamo passato dalla fase medica alla fase sessuale in modo quasi impercettibile ma decisa. Ha ordinato di allargare più possibile le gambe, passato la mano sulla figa e m ha detto con le mani di tenere le labbra divaricate in modo che la figa fosse totalmente aperta. Una mano è andata al capezzolo che è stato stretto con decisione e poi un po' ritorto e mi ha detto se sentivo più male al capezzolo o al culo e ho risposto al capezzolo. Lui ha commentato "molto bene". Poi mi sono riseduta con la gambe giù ma sempre molto aperte lui si è avvicinato in piedi di fronte a me e dall'alto mi ha baciato mentre il suo corpo era in mezzo alle mie gambe e sentivo il suo cazzo duro premermi contro la pancia. Quando si è staccato mi ha detto sorridendo con quegli occhi fantastici "Lory sei eccezionale e ti voglio tanto bene". Io ero al vertice della felicità, sentivo il cuore scoppiarmi. "Roby, oh dio quanto ti amo!" e l'ho abbracciato più forte che potevo. Poteva sembrare una situazione strana, soprattutto pensando che ero così con un dildo nel culo, ma mi sembrava invece il massimo dell'amore, era una prova d'amore, io accettavo di buon grado quello che voleva anche se mi dava fastidio perché lo amavo, lui lo capiva e allora molto amava anche lui, e così quindi pensando che ero ancora più innamorata di lui, lo stesso fastidio diventava un qualcosa che faceva aumentare l'affetto tra di noi. Ho aggiunto "mi sembro una ragazzina per quanto sono innamorata di te!" e lui ha risposto "si, ma è meglio adesso, viviamo l'amore in modo più pieno e più maturo, possiamo raggiungere vertici più alti, oltrepassare limiti pur lontani, avere una sessualità più completa".
E allora ha cominciato a parlarmi, e pressapoco il succo è stato questo.
Lui era rimasto molto colpito da me e dalla mia voglia di essere dominata fin dal primo momento, non nascondeva che aveva avuto altre relazioni e sempre le donne che lo avevano attirato erano quelle sottomesse, ma nessuna secondo lui mi raggiungeva. Inoltre, e ciò in particolare lo attraeva di me, si era subito reso conto del mio lato masochista, e aveva sempre sognato di incontrare una donna di questo tipo. Quando era successo si era s**tenato dentro di lui questa parte latente e mi desiderava tantissimo e soprattutto pensava in continuazione prima che ci vedessimo cosa fare per esaltare questo aspetto del nostro rapporto. Io ho risposto che capitava proprio in un momento particolare della mia vita, quando anch'io stavo scoprendo che il soffrire un po' dolore, cosa che per me prima era inaccettabile, stava quasi diventando imprescindibile, perché diventava come una necessario completamento alla sottomissione che cercavo nel rapporto con l'altro sesso. Alla sua domanda di come me ne ero accorta ho spiegato di nuovo la faccenda del mio ex capo, e di come, pur essendo stata una storia subita e senza coinvolgimento affettivo per me, mi aveva profondamente segnata e fatto scoprire questo lato della mia sessualità ed ora in effetti cercavo sempre, anche inconsciamente, con la persona che amavo di soffrire anche un po'. Lui mi ha detto che soprattutto ci teneva ora a mettere in chiaro questa parte del nostro rapporto, perché costituiva una parte fondamentale e dirsi le cose prima avrebbe agevolato tantissimo la prosecuzione della nostra storia. Si era accorto che l'idea che io soffrissi per lui per dimostrare quanto lo amavo lo faceva impazzire e che desiderava che avvenisse sempre, che inoltre io godessi di questo fatto, e gli sembrava che mancasse qualcosa se non avveniva. Mi ha chiesto perciò se io ero d'accordo su ciò, che nel nostro rapporto questa componente non sarebbe dovuta mai mancare. Io non potevo che dire di sì, ma a lui piaceva che fossi io che lo proponessi e che mi offrissi, anche a parole, mi dava come un suggerimento e io dovevo continuare offrendo me stessa e manifestando così la mia dedizione e la mia devozione. Di fatto ho accettato e anzi proposto che ci fosse sempre nel nostro rapporto la volontà di provare un po' di dolore unito al piacere, come completamento della sottomissione, che fossi io quindi a chiederlo ed anzi a cercare di spingermi sempre un po' più in là. E così a una serie di domande mirate, sempre poste con il condizionale, del tipo “ti piacerebbe...” o “vorresti...”, siamo giunti poi progressivamente a dare per scontate alcune pratiche che a lui piacevano tantissimo e che dovevano rappresentare il mio modo di godere nel nostro rapporto, come al fatto di legarmi, di usare vibratori, dildi, mollette e oggetti vari, e oltre che naturalmente l'impegno assoluto a non rifiutare nulla, a non protestare mai e se per caso ritenevo qualcosa insopportabile, che fosse però nella soglia del dolore e non nel tipo di atto perchè su ciò non avrebbe ammesso discussioni, avrei potuto dirlo. Lo scopo era quello comunque di giungere al piacere condiviso che era per me godere perchè avevo fatti di tutto per dare a lui la mia totale disponibilità fino a soffrire per lui, e per lui di godere perchè sapeva che facevo tutto questo fino a quel punto per dimostrare quanto lo amavo.
Naturalmente avrei potuto desiderare qualcosa anch'io e potevo anche dirlo subito, ma io ho soltanto detto che volevo che lui mi facesse tutto quello che desiderava e che godesse per questo, per il resto mi affidavo a lui totalmente, avrei accettato tutto finchè mi avrebbe amato e che rinunciavo fin d'ora ad ogni mio desiderio autonomo, perchè il mio desiderio poteva essere solo il suo. Ero così innamorata che mi è risultato così facile dire tutto ciò, proprio spontaneo e lui era molto contento. Ci siamo nuovamente baciati appassionatamente e al termine mi ha chiesto come andava il mio culo e io, orgogliosa della mia resistenza e entusiasta dell'approfondimento del nostro rapporto ho risposto che andava benissimo e che avrei desiderato tenerlo ancora. Naturalmente era quello che voleva e mi ha detto che come riconoscenza della mia devozione l'avrei tenuto quindi fino a chè non mi avrebbe inculato. Gli ho risposto sorridendo con un “grazie Roby” e lui mi ha detto “Non credi che sia fuori luogo chiamarci per nome? Non credi che siano più giusti altri termini che rappresentino meglio la nostra situazione e il nostro tipo di rapporto?” Alla mia risposta affermativa ha aggiunto “Cosa proponi? Vediamo se mi soddisfi...” Di slancio ho detto “Padrone” per lui, perchè master mi sembrava un po' riduttivo. Lui ha approvato e ha chiesto per me. Ho risposto “schiava” ma lui ha detto che non bastava in altre situazione forse era meglio un termine più umiliante e quindi si aspettava che proponessi una parola più degradante, perchè nel gioco erotico sarebbe stato più eccitante. Ho pensato allora alla parola che più mi dava fastidio e mi faceva umiliare ma che poi mi eccitava sentirmela dire, e tenuto conto a quanto era successo prima ho risposto “cagna” che lui ha approvato con un sorriso. Però poi è ritornato su schiava, che era la condizione che in qualche modo aspiravo ad assumere.
Il suo cazzo era duro come non mai e capivo che ora bisognava riprendere con il sesso anche perchè si stava facendo tardi. Perciò gli ho detto “ti prego padrone ora soddisfa di nuovo il tuo piacere con me a fa quello che vuoi” Non se l'è fatto ripetere, e mi ha preso dal cassetto alcune mollette che però erano diverse, di metallo con le estremità ricoperte di gomma. La mola era meno forte e lui mi ha detto che le aveva comprate appositamente perchè facendo un po' meno male potevano essere tenute più a lungo. Poi mi ha porto due mollette dicendomi “Sai tu dove è meglio metterle” e naturalmente lo sapevo e le applicate ai capezzoli. Effettivamente erano una bomba, mi facevano pochissimo male, erano solo fastidiose, ma sentivo che potevo tenerle a lungo, anche se ogni movimento mi dava una piccola scarica di dolore e quando infatti mi ha detto di scuotermi per vedere se stavano senza cadere sentivo piccole fitte che invariabilmente mi facevano anche bagnare colare la figa di altri umori, facendomi scoprire sempre di più quanto in fondo desiderassi soffrire per lui. Gliel'ho detto apertamente e lui ha passato una mano nella figa e soddisfatto mi ha fatto leccare le dita e poi mi ha fatto stendere con le ginocchia piegate, i piedi sul lettino e le gambe divaricate. Poi ha preso dei cordini dal cassetto con cui ha legato le caviglie alle gambe del lettino in modo che le gambe restassero sempre aperte e mi ha detto di tenere le mani dietro la nuca. Io gli ho detto che poteva anche non legarmi perchè avrei obbedito, ma mi ha risposto che il fatto di legarmi lo eccitava e poi impediva reazioni involontarie. La posizione era più comoda e anche il dildo nel culo non mi faceva per niente male così.
Ha preso poi altre quattro mollette e le ha applicate due per ciascuna labbra della figa. Sentivo meno male di quanto immaginassi, anche se come sempre il fastidio c'era ma era sopportabilissimo. Mi chiedevo come facesse a scoparmi in questo modo, ma la sua idea era un'altra: ha preso un altro cordino, l'ha fatto passare sul manico di due mollette e l'ha legato attorno alla gamba, poi ha ripetuto l'operazione con le altre due. Mi sentivo tutta tirata ma oscenamente aperta, e lui era molto soddisfatto, aveva gli occhi fissi sulla mia figa e e mi ha detto di alzarmi per vedere, anche se da sopra, lo spettacolo. In effetti mi sentivo così aperta, la figa era larghissima e il buco era enorme e le piccole labbra risaltavano in mezzo mentre il clitoride usciva leggermente dal cappuccio: era un vero maestro e ciò mi eccitava, e sentivo che gli umori cominciavano a prodursi e a scendere velocemente dalla figa, ora non più chiusa dalle labbra. Roberto vedeva chiaramente la formazione del liquido che colava e quindi mi ha guardato in viso in attesa di un mio commento.
La situazione era davvero erotica: lui nudo con il cazzo semirigido davanti a me io con le gambe un po' aperte e la figa allargata mentre da sotto spuntava la parte piatta del dildo che sembrava un tappo del culo, le mie tette un po' piegate sembravano ancora più cascanti del solito ed in effetti siamo passato dalla fase medica alla fase sessuale in modo quasi impercettibile ma decisa. Ha ordinato di allargare più possibile le gambe, passato la mano sulla figa e m ha detto con le mani di tenere le labbra divaricate in modo che la figa fosse totalmente aperta. Una mano è andata al capezzolo che è stato stretto con decisione e poi un po' ritorto e mi ha detto se sentivo più male al capezzolo o al culo e ho risposto al capezzolo. Lui ha commentato "molto bene". Poi mi sono riseduta con la gambe giù ma sempre molto aperte lui si è avvicinato in piedi di fronte a me e dall'alto mi ha baciato mentre il suo corpo era in mezzo alle mie gambe e sentivo il suo cazzo duro premermi contro la pancia. Quando si è staccato mi ha detto sorridendo con quegli occhi fantastici "Lory sei eccezionale e ti voglio tanto bene". Io ero al vertice della felicità, sentivo il cuore scoppiarmi. "Roby, oh dio quanto ti amo!" e l'ho abbracciato più forte che potevo. Poteva sembrare una situazione strana, soprattutto pensando che ero così con un dildo nel culo, ma mi sembrava invece il massimo dell'amore, era una prova d'amore, io accettavo di buon grado quello che voleva anche se mi dava fastidio perché lo amavo, lui lo capiva e allora molto amava anche lui, e così quindi pensando che ero ancora più innamorata di lui, lo stesso fastidio diventava un qualcosa che faceva aumentare l'affetto tra di noi. Ho aggiunto "mi sembro una ragazzina per quanto sono innamorata di te!" e lui ha risposto "si, ma è meglio adesso, viviamo l'amore in modo più pieno e più maturo, possiamo raggiungere vertici più alti, oltrepassare limiti pur lontani, avere una sessualità più completa".
E allora ha cominciato a parlarmi, e pressapoco il succo è stato questo.
Lui era rimasto molto colpito da me e dalla mia voglia di essere dominata fin dal primo momento, non nascondeva che aveva avuto altre relazioni e sempre le donne che lo avevano attirato erano quelle sottomesse, ma nessuna secondo lui mi raggiungeva. Inoltre, e ciò in particolare lo attraeva di me, si era subito reso conto del mio lato masochista, e aveva sempre sognato di incontrare una donna di questo tipo. Quando era successo si era s**tenato dentro di lui questa parte latente e mi desiderava tantissimo e soprattutto pensava in continuazione prima che ci vedessimo cosa fare per esaltare questo aspetto del nostro rapporto. Io ho risposto che capitava proprio in un momento particolare della mia vita, quando anch'io stavo scoprendo che il soffrire un po' dolore, cosa che per me prima era inaccettabile, stava quasi diventando imprescindibile, perché diventava come una necessario completamento alla sottomissione che cercavo nel rapporto con l'altro sesso. Alla sua domanda di come me ne ero accorta ho spiegato di nuovo la faccenda del mio ex capo, e di come, pur essendo stata una storia subita e senza coinvolgimento affettivo per me, mi aveva profondamente segnata e fatto scoprire questo lato della mia sessualità ed ora in effetti cercavo sempre, anche inconsciamente, con la persona che amavo di soffrire anche un po'. Lui mi ha detto che soprattutto ci teneva ora a mettere in chiaro questa parte del nostro rapporto, perché costituiva una parte fondamentale e dirsi le cose prima avrebbe agevolato tantissimo la prosecuzione della nostra storia. Si era accorto che l'idea che io soffrissi per lui per dimostrare quanto lo amavo lo faceva impazzire e che desiderava che avvenisse sempre, che inoltre io godessi di questo fatto, e gli sembrava che mancasse qualcosa se non avveniva. Mi ha chiesto perciò se io ero d'accordo su ciò, che nel nostro rapporto questa componente non sarebbe dovuta mai mancare. Io non potevo che dire di sì, ma a lui piaceva che fossi io che lo proponessi e che mi offrissi, anche a parole, mi dava come un suggerimento e io dovevo continuare offrendo me stessa e manifestando così la mia dedizione e la mia devozione. Di fatto ho accettato e anzi proposto che ci fosse sempre nel nostro rapporto la volontà di provare un po' di dolore unito al piacere, come completamento della sottomissione, che fossi io quindi a chiederlo ed anzi a cercare di spingermi sempre un po' più in là. E così a una serie di domande mirate, sempre poste con il condizionale, del tipo “ti piacerebbe...” o “vorresti...”, siamo giunti poi progressivamente a dare per scontate alcune pratiche che a lui piacevano tantissimo e che dovevano rappresentare il mio modo di godere nel nostro rapporto, come al fatto di legarmi, di usare vibratori, dildi, mollette e oggetti vari, e oltre che naturalmente l'impegno assoluto a non rifiutare nulla, a non protestare mai e se per caso ritenevo qualcosa insopportabile, che fosse però nella soglia del dolore e non nel tipo di atto perchè su ciò non avrebbe ammesso discussioni, avrei potuto dirlo. Lo scopo era quello comunque di giungere al piacere condiviso che era per me godere perchè avevo fatti di tutto per dare a lui la mia totale disponibilità fino a soffrire per lui, e per lui di godere perchè sapeva che facevo tutto questo fino a quel punto per dimostrare quanto lo amavo.
Naturalmente avrei potuto desiderare qualcosa anch'io e potevo anche dirlo subito, ma io ho soltanto detto che volevo che lui mi facesse tutto quello che desiderava e che godesse per questo, per il resto mi affidavo a lui totalmente, avrei accettato tutto finchè mi avrebbe amato e che rinunciavo fin d'ora ad ogni mio desiderio autonomo, perchè il mio desiderio poteva essere solo il suo. Ero così innamorata che mi è risultato così facile dire tutto ciò, proprio spontaneo e lui era molto contento. Ci siamo nuovamente baciati appassionatamente e al termine mi ha chiesto come andava il mio culo e io, orgogliosa della mia resistenza e entusiasta dell'approfondimento del nostro rapporto ho risposto che andava benissimo e che avrei desiderato tenerlo ancora. Naturalmente era quello che voleva e mi ha detto che come riconoscenza della mia devozione l'avrei tenuto quindi fino a chè non mi avrebbe inculato. Gli ho risposto sorridendo con un “grazie Roby” e lui mi ha detto “Non credi che sia fuori luogo chiamarci per nome? Non credi che siano più giusti altri termini che rappresentino meglio la nostra situazione e il nostro tipo di rapporto?” Alla mia risposta affermativa ha aggiunto “Cosa proponi? Vediamo se mi soddisfi...” Di slancio ho detto “Padrone” per lui, perchè master mi sembrava un po' riduttivo. Lui ha approvato e ha chiesto per me. Ho risposto “schiava” ma lui ha detto che non bastava in altre situazione forse era meglio un termine più umiliante e quindi si aspettava che proponessi una parola più degradante, perchè nel gioco erotico sarebbe stato più eccitante. Ho pensato allora alla parola che più mi dava fastidio e mi faceva umiliare ma che poi mi eccitava sentirmela dire, e tenuto conto a quanto era successo prima ho risposto “cagna” che lui ha approvato con un sorriso. Però poi è ritornato su schiava, che era la condizione che in qualche modo aspiravo ad assumere.
Il suo cazzo era duro come non mai e capivo che ora bisognava riprendere con il sesso anche perchè si stava facendo tardi. Perciò gli ho detto “ti prego padrone ora soddisfa di nuovo il tuo piacere con me a fa quello che vuoi” Non se l'è fatto ripetere, e mi ha preso dal cassetto alcune mollette che però erano diverse, di metallo con le estremità ricoperte di gomma. La mola era meno forte e lui mi ha detto che le aveva comprate appositamente perchè facendo un po' meno male potevano essere tenute più a lungo. Poi mi ha porto due mollette dicendomi “Sai tu dove è meglio metterle” e naturalmente lo sapevo e le applicate ai capezzoli. Effettivamente erano una bomba, mi facevano pochissimo male, erano solo fastidiose, ma sentivo che potevo tenerle a lungo, anche se ogni movimento mi dava una piccola scarica di dolore e quando infatti mi ha detto di scuotermi per vedere se stavano senza cadere sentivo piccole fitte che invariabilmente mi facevano anche bagnare colare la figa di altri umori, facendomi scoprire sempre di più quanto in fondo desiderassi soffrire per lui. Gliel'ho detto apertamente e lui ha passato una mano nella figa e soddisfatto mi ha fatto leccare le dita e poi mi ha fatto stendere con le ginocchia piegate, i piedi sul lettino e le gambe divaricate. Poi ha preso dei cordini dal cassetto con cui ha legato le caviglie alle gambe del lettino in modo che le gambe restassero sempre aperte e mi ha detto di tenere le mani dietro la nuca. Io gli ho detto che poteva anche non legarmi perchè avrei obbedito, ma mi ha risposto che il fatto di legarmi lo eccitava e poi impediva reazioni involontarie. La posizione era più comoda e anche il dildo nel culo non mi faceva per niente male così.
Ha preso poi altre quattro mollette e le ha applicate due per ciascuna labbra della figa. Sentivo meno male di quanto immaginassi, anche se come sempre il fastidio c'era ma era sopportabilissimo. Mi chiedevo come facesse a scoparmi in questo modo, ma la sua idea era un'altra: ha preso un altro cordino, l'ha fatto passare sul manico di due mollette e l'ha legato attorno alla gamba, poi ha ripetuto l'operazione con le altre due. Mi sentivo tutta tirata ma oscenamente aperta, e lui era molto soddisfatto, aveva gli occhi fissi sulla mia figa e e mi ha detto di alzarmi per vedere, anche se da sopra, lo spettacolo. In effetti mi sentivo così aperta, la figa era larghissima e il buco era enorme e le piccole labbra risaltavano in mezzo mentre il clitoride usciva leggermente dal cappuccio: era un vero maestro e ciò mi eccitava, e sentivo che gli umori cominciavano a prodursi e a scendere velocemente dalla figa, ora non più chiusa dalle labbra. Roberto vedeva chiaramente la formazione del liquido che colava e quindi mi ha guardato in viso in attesa di un mio commento.
4年前