Autobus

1.
Avevo lasciato l’auto in carrozzeria per sistemare un’ammaccatura del paraurti e, per andare in ufficio, avevo preso l’autobus, diretta verso il centro. Era una linea molto affollata, ma per fortuna ero salita quasi al capolinea ed ero riuscita a sedermi, prima che cominciasse a riempirsi. In previsione della mezz’ora che avrei trascorso, mi ero portata un libro, come sono solita fare quando non sono costretta a guidare.
Dopo nemmeno dieci minuti, l’autobus era stracolmo di persone. Ogni tanto levavo gli occhi dal mio libro, per vedere se c’era qualche persona anziana da far accomodare. In cuor mio speravo che non ci fosse, perché avevo poca voglia di alzarmi, ma mi ripugnava l’idea di starmene lì, seduta, cercando di evitare gli sguardi dei possibili viaggiatori senior. Quella mattina fui fortunata: niente anziani in vista. Mi godevo la lettura del mio libro, quando un sobbalzo dell’autobus spinse contro di me una ragazza in piedi, spostandola dalla posizione precedente. Si scusò, mi schermii. Mi accorsi che il suo grembo era finito contro la mia spalla sinistra, ma sulle prime non ci feci molto caso, come lei, credo. D’altra parte, c’era una tale ressa di passeggeri nel corridoio tra le due file di sedili che la situazione era quasi inevitabile. Meglio lei che un uomo, pensai. Poi accadde qualcosa di strano: ebbi la distinta sensazione che – sulle prime mi parve impossibile – lei si stesse leggermente muovendo contro di me.
“Possibile?” pensai e mi vergognai dell’idea, ma la spalla non mi tradiva: quella leggera e lenta pressione ritmica non dipendeva dagli scossoni casuali dell’autobus. Con la coda dell’occhio sbirciai su. Stava guardando fuori dal finestrino, il viso assorto che non tradiva alcuna emozione. Eppure il movimento, molto discreto e impercettibile per gli altri viaggiatori, stava diventando più intenso. Immobilizzai la spalla, per favorirla, ma nello stesso tempo finsi di non accorgermi di nulla, concentrandomi sulla lettura, benché non riuscissi a pensare ad altro che a lei e a quel che si muoveva sotto il leggero strato dei vestiti, contro di me.
Ora la rotazione del suo corpo era chiaramente visibile e la sentivo premere intensamente contro la mia spalla, con un movimento alternativamente orizzontale e verticale, quasi come se volesse accogliere la prominenza della spalla dentro di se e il ritmo era più serrato. Fissavo le pagine del libro e non ci capivo più nulla, mentre cresceva anche la mia eccitazione e mi domandavo se poteva immaginare che non mi accorgessi di quanto stava succedendo. Quando raggiunse l’orgasmo, il suo corpo si fermò, come paralizzato, pronunciò un breve “oh”, quasi inavvertibile, per poi appoggiarsi – immobile – ancor più contro di me, per un paio di minuti. Non resistetti al desiderio di guardarla e, posato il libro, cercai il suo volto.
Non era bella, ma aveva i lineamenti freschi e puliti. Nel momento in cui la guardai, gli occhi erano socchiusi, e forse fu il mio sguardo a farglieli riaprire. Mi vide e in una frazione di secondo comprese. Non mossi un muscolo: mi sarei detestata se le avessi sorriso, perché non ero certa che sarebbe emerso come tale sul mio volto. Lei ebbe forse un lieve rossore, non saprei, e un abbozzo di sorriso sulle labbra, che morì immediatamente.
Si riscosse, stirandosi meccanicamente la gonna, poi si voltò verso la porta di uscita. Non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Poi si voltò verso di me, mi guardò un’ultima volta e tutto il suo volto mi sorrise.
2.
Avevo ancora un paio di fermate prima di scendere per raggiungere l'ufficio. Sentivo ancora contro la spalla quel calore e quella pressione, insieme ad uno stato di eccitazione davvero insolito per quell'ora del mattino.
Appena arrivata, corsi in bagno a sistemarmi, ma anche se esteriormente non c'era più traccia di quanto accaduto mezz'ora prima sull'autobus, mille pensieri mi affollavano la mente. Cercavo di razionalizzare "è stato un episodio di m*****ie sessuali" e me la prendevo con la sconosciuta "quella tr...". Ma ciò che mi sconvolgeva era in realtà una domanda che non osavo pormi apertamente: "perché mi sono eccitata? quella era una ragazza, sono forse diventata lesbica?"
Dovevo capire e per questo era necessario rivederla, parlarle, ma come fare?
Mi ricordai di un'amica che lavorava nella zona della carrozeria dove avevo portato l'auto. Le chiesi se mi poteva dare un passaggio fin là entro l'ora in cui avevo preso l'autobus: forse così sarei riuscito a ritrovarla.
A letto, al buio, cercai mio marito e facemmo l'amore. Con lui c'era sempre stata una buona intesa sessuale, ma quando fu dentro di me, la sensazione di quella calda pressione contro la spalla era più viva che mai. Mi strinsi forte a lui, come di solito non facevo e raggiunsi un orgasmo intenso, addormentandomi al suo fianco.
Il mattino dopo, grazie al passaggio della mia amica, mi ritrovai alla fermata dell'autobus: mi ero alzata un'ora prima e, nel corso del viaggio mi rimproveravo per la follia di questa ricerca. Sull'autobus non la vidi.
La cosa più semplice sarebbe stato lasciare perdere, ma il mattino successivo fui di nuovo lì e anche quello dopo e quello dopo ancora. La mia amica, pur contenta di fare quattro chiacchere con me sulla strada per il lavoro era un po' perplessa per il mio comportamento e, lo capivo dalle domande e dal tono di voce, cominciava a pensare a qualche romanzetto segreto.
Nel frattempo l'auto era stata riparata, così potei fare a meno dei passaggi della mia amica per arrivare a quella fermata d'autobus. Salivo sul mezzo e, fino alla fermata dove lei era discesa, non facevo che guardarmi intorno. Nulla da fare, si era volatilizzata. Passarono così due settimane e la stanchezza cominciava a farsi sentire. Faticavo inoltre a giustificare con mio marito tutto questo tempo in più che - mentendo - mi richiedeva il lavoro. A volte era capitato in passato, ma non per un periodo così lungo.
Mi domandavo anche se, con il passare del tempo, sarei stata in grado di riconoscerla: dopotutto avevo visto il suo volto per qualche minuto. Poteva aver cambiato abito, poteva aver cambiato acconciatura, magari l'avevo già incrociata dieci volte senza accorgermene. Ogni giorno che passava mi ponevo sempre più domande sulla razionalità di questa mia ricerca, sulle vere motivazioni e concludevo che dovevo smettere, riprendere la mia vita e cercare di dimenticare.
Solo che non riuscivo a smettere e anche quel giorno andai a prendere l’autobus. Con un rapido sguardo passai in rassegna i viaggiatori: ormai alcuni di loro mi erano familiari. Qualcosa fuori dal finestrino attrasse la mia attenzione per alcuni secondi, poi, come se qualcuno mi avesse chiamato, mi voltai di nuovo all’interno. Era lì, a pochi metri da me, seminascosta da altri passeggeri, ma era lei, non avevo dubbi: l'abito era diverso, ma quel volto un po' irregolare era sicuramente il suo. Avanzai verso di lei, facendomi largo, e quel movimento attirò la sua attenzione: volse lo sguardo e mi vide.
Mi riconobbe subito, ne ero certa. Per un istante parve smarrirsi, ma si riprese subito e mi sorrise, come se fossi, una vecchia amica.
"Ciao" mi disse e in quel momento fui io a smarrirmi: la cercavo da giorni e adesso che l'avevo trovata non sapevo esattamente cosa dire. Volevo usare il “lei”, per mantenere le distanze, ma quel sorriso mi prese in contropiede.
"Ciao. Ho bisogno di parlarti" aggiunsi sottovoce, visto che eravamo circondate da altre persone.
"Certo. Puoi scendere alla mia fermata? Cosa ne dici di un caffè insieme?"
Mancavano ancora quattro fermate. Eravamo una di fianco all'altra e guardavamo fuori dal finestrino, evitando di incrociare gli sguardi; non parlavamo: di cosa avremo potuto parlare, in mezzo alla gente? Eppure saperla così vicina a me mi turbava. Gettavo rapide occhiate al suo abito semplice ma elegante, alla sua figura snella, alle mani curate che si reggevano ai sostegni. Guardai in basso: volevo sbirciare le scarpe che indossava (le scarpe sono una mia passione, difficile che incroci un'altra donna senza guardare anche le scarpe...), ma il mio sguardo si ermò all'altezza del grembo, sebbene la gonna un po' ampia non lasciasse indovinarne nulla. Rialzai subito gli occhi e forse arrossii, di sicuro sentii una sensazione nota dentro di me. Se n'era accorta? Mi forzai a mantenere lo sguardo fisso, sulle case e i negozi che sparivano all'indietro. Sentivo che anche lei mi stava guardando.
Finalmente l'autobus si fermò e noi scendemmo. Come aveva detto, sotto il portico c'era un piccolo caffè, un locale lungo e stretto diviso a metà dal banco: di qua il barista e dall'altra quattro o cinque piccoli tavoli bianchi. Ordinammo qualcosa e ci sedemmo vicinissime: sentivo facilmente il leggero profumo che si era data. Aggiungere lo zucchero al cappuccino, girare il cucchiaino ci tenne impegnate e silenziose per forse un minuto.
“Mi chiamo Elle” disse lei, guardandomi in volto
“Ti stavo cercando da… da quel giorno”
“Perché?”
“Perché volevo capire…”
Elle scosse la testa guardandomi e sorrise, come per dire ‘cosa c’è da capire?’ ma non lo disse. Accennò col dito alla mia spalla nuda e sussurrò “Una forma perfetta”. In quel momento mi resi conto di aver scelto un vestito che lasciava scoperte le spalle…un caso?
“è stato il caso a spingermi contro di te…una frenata dell’autobus, la calca della gente, non lo so. Ma quando ho sentito la tua spalla qui, che mi premeva, non sono riuscita a resistere, ed è successo. Non saprei che altro dire”
“ma non hai pensato che me ne sarei accorta?
“no. O forse, sì. Ma in quel momento non me ne importava nulla, nemmeno che tu fossi una donna”
Guardò un momento l’orologio e disse “Scusami tanto, ma devo andare ora. Lasciami il tuo numero di telefono, ti richiamo. Se vuoi possiamo parlarne ancora”. Si alzò, fece un cenno al barista e sparì tra la gente fuori dal bar. Restai un poco a guardare, come incantata, la sedia vuota davanti a me, le tracce di rossetto sulla tazzina vuota. Le sue parole. ‘Quando ho sentito la tua spalla qui’ e lo sguardo che per una frazione d secondo si è abbassato, ma non per vergogna o per pudore, ma per indicare il suo grembo. E, rendendomene conto, avvertii una specie di spasmo anch’io, lì.
発行者 alliston
2年前
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