UNA GIORNATA DELLA SIG.RA VANESSA

ORE 8:00
"Allora, bambini, siete pronti? Sbrigatevi, o farete tardi a scuola!"
La voce della signora Vanessa risuona squillante tra le pareti
dell'appartamento al secondo piano di un affollato condominio.
Michele, il marito, un tranquillo ometto panciuto affetto da calvizie
precoce e impotenza galoppante, è già uscito per andare al lavoro e
tornerà per l'ora di cena, dopo l'irrinunciabile tappa al bar dietro
l'angolo. Lei, intanto, sparecchia con la consueta efficienza e
rapidità la tavola della cucina, dove la famiglia ha fatto colazione. Si
toglie il grembiule e lo appende con cura, accertandosi con
un'occhiata che tutto sia in ordine. All'ingresso di casa si sofferma
davanti allo specchio: una sistematina ai lunghi capelli neri, riuniti
in un severo chignon dietro la nuca da cui scendono due frivole
ciocche sulle tempie che le incorniciano il volto, velato da qualche
rughetta intorno agli occhi leggermente truccati... una sottile
passata di rossetto, un’aggiustatina alla camicietta. La sbottona fino
all'attaccatura del seno, si guarda indecisa, poi ci ripensa e la
riabbottona sotto il collo: troppo audace, per carità... Si esamina
con occhio critico, promuovendosi a pieni voti: cinquant'anni, due
gravidanze, impegnata a tempo pieno nella famiglia e nel lavoro,
eppure può dare ancora dei punti a molte sgallettate *********ti e
sculettanti senza aver mai fatto ricorso ai ferri del chirurgo,
neppure per un piccolo lifting. Petto in fuori, si ammira di profilo il
seno generoso, che in strada le attira ancora però gli sguardi e i
commenti irripetibili di uomini e ragazzi: se lo soppesa con le mani
a coppa, giustamente orgogliosa delle sue grosse tettone a pera dai
capezzoli, così irti da formare due inequivocabili bottoncini che
occhieggiano sulla camicia, con i quali ha allattato generosamente
entrambi i suoi cuccioli. Si complimenta da sé dandosi una sonora
pacca sul bel sedere ancora sodo, appesantito dalla cellulite ma ben
fasciato dalla gonna a tubo che le arriva poco sopra il ginocchio
scoprendo quel che basta – grazie a uno spacco discreto – per far
apprezzare le sue belle gambe dalle cosce piene e ben tornite anche
se con qualche smagliatura di troppo, inguainate da calze
autoreggenti a rete molto sexy, unica concessione al fascino della
seduzione in un look altrimenti austero. Sospira, rabbuiandosi,
nell'aggiustarsi la gonna alla cintola: quella pancetta prominente,
inevitabile tributo pagato alle due gravidanze consecutive, proprio
non ce l'ha fatta a smaltirla, nonostante le ferree diete a cui si è
sottoposta negli anni. Chissà, forse l'estate prossima sarà la volta
buona per...
"Eccomi, mamma, ho fatto prima io!!"
"No, non è vero! È lei che mi ha spinto per arrivare prima, 'sta
cretina, c'ero io invece...!!!"
Giulia ha quasi 10 anni e Matteo appena 8, fratellini tutto pepe che
mamma Grazia ha un bel da fare a tenere a bada.
"Su, su, basta litigare... Hai messo la merendina nello zaino, Giulia?
Matteo, un'altra parolaccia a tua sorella e ti becchi uno schiaffone,
capito?"
I due pargoli abbassano gli occhi, brontolando rassegnati, mentre si
mettono diligentemente in fila davanti alla porta di casa, pronti per
uscire: c'è poco da scherzare, con un sergente di ferro come
mamma Vanessa!
"Avanti, marsh!"
Li sospinge davanti a lei, richiudendosi la porta alle spalle dopo aver
gettato un'ultima occhiata dietro di sé: da brava donna di casa, ci
tiene ad avere l'ingresso sempre a posto. "L'ingresso è il biglietto da
visita di una casa ordinata" è una delle sue massime preferite…
ORE 8:30
Il marciapiede antistante la scuola materna e elementare
"Santissima Madre Divina del Signore" è come tutti i giorni affollato
di bambini vocianti e mamme ansiose, più per la macchina lasciata
in doppia o tripla fila che per il destino dei loro pargoli, subito
accolti sotto l'ala protettiva delle suore che li attendono sul
cancello.
"Mi raccomando, bambini fate i bravi e ubbidite alle suore..."
Vanessa è scesa dalla sua utilitaria tenendo i figli – che ancora si
guardano in cagnesco – uno per mano e consegnandoli
direttamente a suor Caterina, l'energica direttrice.
"Non si preoccupi, signora, a questi bricconcelli pensiamo noi...
Piuttosto, lo sa che domenica facciamo un pellegrinaggio al
santuario di Padre Pio? Io l'ho già iscritta, tanto lei è sempre dei
nostri! Sa, i posti sul pullman sono così limitati..."
"Ma certo, ha fatto bene!" esclama con entusiasmo Vanessa. "Tanto
Michele la domenica non riesco mai a smuoverlo dalla tivù, lo lascio
a casa con i pupi e vengo volentieri... Che bello fare la comunione
in un luogo così santo! Lo sa, suor Caterina, quanto sono devota a
Padre Pio... Ho fatto anche un fioretto per lui, da due mesi ho
smesso di fumare!!"
La suora annuisce benevola, mentre accarezza dolcemente la testa
delle due piccole pesti.
"Lo so, lo so, cara signora. Ah, se tutte le mamme fossero come
lei..."
"Ma no, cosa dice, faccio solo il mio dovere di madre e di buona
cristiana!" si schermisce arrossendo Vanessa, abbassando modesta
lo sguardo.
"Allora ci vediamo nel tardo pomeriggio, suor Caterina: oggi finito il
doposcuola hanno catechismo fino alle sette, vero? Mi raccomando
ancora, ragazzi, fate i bravi, eh?!"
Vanessa è già in macchina, saluta con la mano mentre fa manovra
e intanto manda a quel paese – attenta a non farsi sentire da suor
Caterina – l'automobilista che le strombazza da dietro per passare.
Sul cruscotto, un'immaginina magnetica della Madonna accanto alla
foto dei suoi bambini, con la scritta "Madre Santa proteggici".
ORE 9:30
"Dottore, ci sono già cinque pazienti che aspettano..."
Vanessa, indossato il camice bianco e una cuffietta molto
professionale, si affaccia tossicchiando discretamente alla porta
della stanza delle visite attigua alla sala d'attesa nello studio
dell'anziano dottor Ernesto che, seduto alla scrivania, sospira
richiudendo a malincuore il giornale che stava sfogliando e
sfilandosi gli occhiali da vista.
"Vabbé, cominciamo la giornata... Cara signora Vanessa, come farei
senza di lei!" Vanessa sorride compiaciuta, abbassando gli occhi con
modestia. Il dottor Ernesto è un medico della mutua vecchio
stampo, apprezzatissimo da tutti per la sua esperienza e la
devozione al lavoro, ma è ormai prossimo alla pensione, vedovo da
qual che anno , e si sen te s tan co : un tempo lavo rava
ininterrottamente in studio per 12 ore di fila e, a sera, trovava
perfino il tempo di visitare i pazienti a domicilio. Ultimamente sta
tirando un po' il fiato, contando - per la successione - sul figlio
studente fuori corso ma ormai finalmente prossimo alla laurea.
Diego è un bel ragazzo ventitreenne, amante per la verità più delle
donne, delle palestre e delle discoteche che delle aule universitarie
e delle cliniche.
Fin da prima di sposarsi, Vanessa fa da infermiera e da segretaria
nello studio medico: prende e smista gli appuntamenti, prepara la
lista delle ricette da firmare, tratta con i rappresentanti farmaceutici
che ne conoscono e ne apprezzano le capacità professionali. È
inflessibile con i pazienti e riesce a ****** con pugno di ferro gli
accenni di lite o di tensione che talvolta scoppiano nell'affollatissima
sala d'attesa durante le ore di punta.
"Prego, può entrare: il dottore la riceve!" dice rivolta al vecchietto
ipocondriaco che, non avendo altro da fare, è lì in ambulatorio
praticamente tutti i giorni. "Ha bisogno di me, dottore?" chiede per
pura cortesia, conoscendo in anticipo la risposta negativa e
rassegnata dell'anziano medico: il vecchietto gode in realtà di una
salute di ferro e il dottor Ernesto farà solo finta di visitarlo. Chiude
la porta della stanza visite dietro di sé e si siede alla sua
ordinatissima scrivania, dove espone in bella mostra la foto dei suoi
bambini tenuti in braccio dal papà e un grande ritratto di Padre Pio
con le stigmate incorniciato da un rosario benedetto, comprato
nell'ultimo pellegrinaggio a Pietralcina. Lo sfiora affettuosamente
con la mano e si fa un rapido segno della croce, poi impettita apre il
registro degli appuntamenti schiarendosi la voce.
"Allora, chi c'è dopo?".
ORE 18:00
Che giornata d'inferno! Per fortuna è ormai agli sgoccioli... La
signora Vanessa non si è fermata praticamente mai, se non per
buttar giù frettolosamente un panino e un succo di frutta all'ora di
pranzo. Nella mattinata è stato un via vai continuo di pensionati
acciaccati e lamentosi, massaie smoccolanti per l'allergia di
stagione, impiegati e operai bisognosi del certificato di malattia per
rientrare al lavoro... Dal primo pomeriggio è cominciata la
processione dei marmocchi, accompagnati da mamme petulanti e
litigiose della serie "guardi che c'ero prima io della signora!". Anche
il dottor Ernesto è esausto, si è ravvivato solo quando, poco prima,
è arrivato il figlio (in ritardo, come sempre) per la consueta
assistenza alle visite che, secondo le intenzioni paterne, dovrebbe
servire a farlo conoscere ai pazienti per prepararli alla futura
successione. Il "quasi" dottor Diego ha seguito distrattamente le
metodiche e le diagnosi del padre, che si sforza inutilmente di
coinvolgerlo nel suo duro lavoro: lui, in realtà, non ha alcuna
intenzione di seguire le faticose e poco remunerative orme paterne,
vuole solo fare i soldi in fretta e progetta di aprire una clinica
estetica in società con un amico aspirante chirurgo. Vanessa lo sa
ma non ha il coraggio di dirlo all'anziano dottore, del resto non sono
mica affari suoi...
La sala d'attesa si è svuotata. Vanessa guarda l'orologio: fra un'ora
deve passare a prendere i pupi che escono dal catechismo, prima
però ha un impegno fisso, accuratamente programmato dosando
l'afflusso dei pazienti in modo che lo studio chiuda in perfetto
orario. Due volte a settimana, proprio nei giorni di catechismo dei
figli. Ha cercato di non pensarci per tutto il giorno, ma ora che
comincia a rilassarsi l'attesa diventa spasmodica, quasi
insopportabile. Piacevolmente eccitata, si strofina le cosce
sentendosi tutta bagnata e si dimena sulla sedia, sforzandosi di
concentrarsi sulla chiusura del programma al computer. Dalla sala
visite esce finalmente l'ultima paziente, una vecchietta ottantenne
che saluta ossequiosamente il dottore, insistendo per dargli un
santino di Papa Giovanni, di cui è una fervente devota. Vanessa si
alza e si stiracchia, sbottonandosi il camice.
"Signora Vanessa, non so come ringraziarla!"
Il dottor Ernesto è sulla soglia, si sta infilando la giacca ed è
visibilmente stanco.
"Mio figlio mi ha detto che anche oggi lei si trattiene per aiutarlo a
catalogare le cartelle cliniche dello schedario per la sua benedetta
tesi di laurea... Non sa quanto le sono grato, però non vorrei che le
pesasse troppo, sta diventando un impegno fisso e lei ha pure una
famiglia che la aspetta..."
"Non si preoccupi, dottore, lo faccio volentieri per lei e per Diego, lo
conosco da quand'era bambino e gli voglio bene come a un figlio...
E poi, finché i pupi hanno catechismo posso trattenermi un po' di
più senza problemi!" risponde lei, assumendo un'espressione da
vittima sacrificale, mentre benedice in cuor suo l'istituzione del
catechismo e chi l'ha inventata.
"Vada pure a casa tranquillo", lo rassicura accompagnandolo alla
porta. "Grazie, grazie... Lo faccia studiare sodo, per me è tanto
difficile con quel benedetto ragazzo...".
Il dottore esce scuotendo la testa, curvo e claudicante, sognando la
sua vecchia poltrona e una tazza di tisana calda. Vanessa dà un giro
di chiave, poi si volta a guardare la sala d'aspetto, vuota e
silenziosa. Si lascia andare con la schiena alla porta, piegando
indietro la testa e socchiudendo gli occhi. "Finalmente..." sussurra,
come in trance.
Riapre gli occhi, lo sguardo alla soglia della stanza visite, dove è
comparso Diego, le mani in tasca, camice bianco sull'elegante
completo di Armani: la scruta con un sorrisetto beffardo.
"Giornataccia, eh?”
ORE 18:15
Lo studio medico è chiuso. La porta è sprangata, il citofono
staccato, le serrande abbassate, le luci spente. Fuori è ancora
giorno, è una bella giornata di sole e la luce filtra dalle finestre,
avvolgendo la sala d'aspetto in una gradevole penombra. Una
giacca di Armani è appesa allo schienale di una sedia, i pantaloni
sono poco più in là, sul pavimento di linoleum, sparsi in disordine
insieme alla camicia firmata e al resto di una costosa biancheria
intima maschile. Sull'austera scrivania della signora Vanessa, Padre
Pio sembra adocchiare il tanga di pizzo nero finito chissà come sulla
tastiera del pc, dal cui monitor penzola – orrore! – un reggiseno a
balconcino.
Il grande divano in finta pelle, con i cuscini deformati e i braccioli
lisi dal tempo e dall'uso, è proprio davanti al tavolo ingombro di
riviste sfogliate e risfogliate dai pazienti durante le lunghe attese.
La vecchietta devota di Papa Giovanni è stata l'ultima a sedervisi:
chissà che faccia farebbe adesso, se vedesse da chi – e a fare cosa!
– è o c cupa to . Ve s ti ta solo della fede ma t rimoniale e
dell'inseparabile collanina d'oro con la croce, la signora Vanessa -
sì, proprio lei, quell'infermiera così dolce e pia che le fa trovare ogni
volta l'ultimo numero di "Famiglia Cristiana"! - si agita come una
pazza, sudata e scarmigliata, i capelli disfatti e appiccicati al viso,
aggrappata a un bracciolo. I seni pesanti dai grossi capezzoli scuri e
dritti ballonzolano oscenamente avanti e indietro come le
mammelle di una vacca da latte. Dritto dietro di lei, un piede a
terra e l'altro sul divano, un ragazzo atletico e muscoloso con i
bicipiti tatuati, tutto nudo (possibile che... ma sì, è proprio lui, il
figlio del dottor Ernesto!!), la tiene stretta per i fianchi mentre la
incula di gusto, facendola gemere di dolore e di piacere a ogni
affondo.
"Oh!...Oh!...Oh!... Mmh...Mmmhh... Ahi! Piano amore... così mi fai
male, è troppo grosso... ce l'hai enorme... oh, ma sentilo che
sberla... oh!!!, sei proprio cazzutissimo!!!" mugola lei, con un
linguaggio che certo non ti aspetti da una madre di famiglia tutta
casa e chiesa. Diego rallenta il ritmo. Con studiata lentezza, tira
fuori l'uccello dall'ano e lo appoggia bene in vista sul culone
fremente della sua matura amante.
"Ma che fai sciocchino... mica ho detto di toglierlo!!" protesta la
troia con vocina delusa.
"Ti piace, eh, 'sto bel cazzone? Guarda com'è grosso, altro che il
pisellino moscio di quel cornutone di tuo marito!!".
Vanessa si gira con una mano sul fianco per vederlo meglio: lo
conosce bene quel cazzo enorme, sempre in tiro, e da quando ha
incominciato ad assaggiarlo non le basta mai! Si lecca le labbra con
la punta della lingua mentre ammira l'enorme cappella turgida e
pulsante, sporca dei suoi umori, che svetta come scolpita alla
sommità di un bastone leggermente ricurvo, duro come un selce,
intarsiato di prominenti vene bluastre, alla cui base penzola osceno
il voluminoso scroto incorniciato da una fitta peluria scura. Sì, Diego
ha ragione: niente, ma proprio niente a che vedere con il ridicolo
cazzetto di suo marito! "Oh sì amore, è proprio super..." si
complimenta con voce roca per l'eccitazione mentre glielo accarezza
delicatamente in punta di dita. "Mmmhhh, sentilo quant'è tosto!
Che bel cazzone duro... Fa-vo-lo-so! Uh, ma come sono gonfi questi
palloncini... c'è tanta cosina buona per maialina Vanessa qui dentro,
vero?".
Scende fino alle palle, soppesandole ammirata nel cavo della mano,
poi impugna il palo di carne accennando a masturbarlo.
"Okay Diego, adesso sbattimelo ancora dentro, lo voglio tutto nel
culo!!" lo incita smaniosa.
Diego sorride compiaciuto. Ne ha conosciute di troie, ma quella
santarellina madre di famiglia tutta casa e chiesa, capace in pochi
minuti di trasformarsi in una fantastica sporcacciona disinibita, le
batte proprio tutte!
Prenderlo in culo era stata una scelta... dolorosa ma inevitabile per
Vanessa che, da brava donnina di chiesa, non prendeva la pillola e
considerava gli anticoncezionali strumenti di Satana in persona.
Nessun problema con il marito, da tempo dedito assai più all'alcol
che al sesso, dal cui striminzito rubinetto uscivano ormai poche
gocce di un liquido che di spermatico aveva ben poco. Le sue
esigenze sessuali erano davvero minime e per niente impegnative:
si limitavano a una veloce sega che la moglie gli faceva annoiata a
letto mentre sfogliava con la mano libera la sua rivista di gossip
preferita, sega che finiva inevitabilmente con il "Godooo!" di lui a
bassa voce per non farsi sentire dai pupi, seguito da "Oh sì, caro,
bravo il mio maschione!" sussurrato con un certo disgusto da lei
stando bene attenta a non sporcarsi col fazzolettino stretto tra le
dita e il ridicolo cazzetto, quindi il bacetto di rito e il "Buonanotte,
caro! Buonanotte, cara!" prima di voltarsi ognuno dall'altra parte e
fare la nanna. Domare il cazzo prepotente del suo giovane stallone
era ben più impegnativo. All'inizio glielo prendeva in bocca, non
senza qualche difficoltà viste le dimensioni: godevano tutti e due
alla grande, lui sborrandole in bocca e sulla faccia, lei
masturbandosi come una ragazzina. Poi, vedendola nuda, lui le
aveva detto che aveva "un seno da spagnola": ingenuamente, lei
aveva pensato che le spagnole avessero un seno particolarmente
florido e lo aveva preso per un complimento... Quando Diego glielo
aveva schiaffato in mezzo alle tettone, mostrandole come si faceva,
aveva capito, divertita ed eccitata, che la terra delle corride
c'entrava molto poco... La spagnola le piaceva di meno perché,
anche se la eccitava molto sentirsi il cazzo duro del suo amante in
mezzo al seno e allo stesso tempo poterglielo leccare e succhiare in
punta di cappella, aveva le mani occupate a tenere ben strette le
tettone e non poteva perciò masturbarsi (non osava chiedergli di
aiutarla perché lui era sempre troppo impegnato a titillarle i
capezzoli), per non parlare dei copiosi getti di sborra che le
imbrattavano il petto e il collo: dopo aver fatto godere Diego nel
suo seno, era perciò costretta a un vero tour de force, consistente
in un frenetico ditalino seguito da una sbrigativa ma necessaria
toilette. Ma il suo focoso amante non si accontentava e pretendeva
da lei rapporti completi. Vanessa aveva cercato di spiegargli che
non prendeva la pillola e che di preservativo o spirale neppure a
parlarne. Lui aveva insistito, giurandole che lo avrebbe tirato fuori
prima di venire: troppo rischoso, aveva risposto lei, sarebbe bastata
una goccetta per ingravidarla! Così, quando Diego le aveva chiesto
il culo, non aveva potuto dirgli di no... Le prime volte per Vanessa
era stato molto doloroso farsi trapanare il posteriore ancora vergine
dagli oltre 22 cm di cazzo del suo bel ganzo. La farmacia di fronte
aveva avuto qualche difficoltà a sopperire all'improvviso raddoppio
della fornitura di vaselina per l'ambulatorio del dottor Ernesto,
ovviamente ignaro dell'uso assai poco professionale che tra quelle
mura si faceva del lubrificante... Poi, dài e dài, a forza di essere
penetrato, lo sfintere dell'insospettabile troia si era finalmente
slabbrato a misura d'uccello del superdotato giovanotto: adesso
Vanessa ci aveva preso gusto e se lo preparava con cura in bagno.
Prima di farsi montare, si allargava il buco con le dita, spalmandoci
solo un filo di lubrificante per uso ginecologico. Poi, profittando del
godurioso 69 di rito con cui cominciavano tutte le loro scopate,
inzuppava ben bene con abbondante saliva la cappella del suo
amante...
Nella silenziosa penombra della sala d'aspetto, il divano cigola sotto
i preparativi dei due sporcaccioni. Lui l'afferra saldamente per le
chiappe sudate e frementi, divaricandogliele con i pollici per
allargarle l'orifizio anale su cui appoggia la punta del grosso glande
congestionato.
"Vado bene così? Senti come entra bene, ce l'hai proprio spanato,
troiona... Ti piace prenderlo in culo, eh?" ansima Diego.
Per tutta risposta, Vanessa si volta verso di lui e, puntellandosi al
bracciolo con una mano, con l'altra cinge le chiappe del ragazzo per
attirarlo più stretto a sé. Con gli occhi socchiusi, si lecca le labbra
tumide mentre si gode l'uccello che la riempie centimetro dopo
centimetro.
"Sssììì, mi piace che mi sfondi! Che gusto... dài, ficcamelo tutto
dentro, tutto, fino alle palle!!!"
Diego si guarda estasiato il cazzo che sparisce man mano nel
sedere della troia, avvolto dai muscoli del culo caldi e rilassati,
leccandosi anche lui le labbra. La prende in parola e si ferma solo
quando i suoi voluminosi coglioni sbattono sulle chiappe di lei, che
nel frattempo si è messa a sditalinarsi freneticamente.
"Oh ma che super cazzo tosto che hai!!! E sfondami, dài... fammi il
pieno di sborra... Oh ssì che sono la tua troia, sììì... sssìììììì!!!"
L'eccitazione spazza via tutte le residue inibizioni di Vanessa, che
diventa sempre più volgare mentre si sgrilletta a più non posso
sbrodolandosi di piacere.
Il suo Diego non si fa certo pregare e la pompa alla grande con
vigorosi colpi di cazzo. I gemiti di goduria e di dolore di Vanessa
risuonano nella stanza insieme all'osceno risucchio dell'uccello nel
budello spanato e al ritmico schiaffeggiare dei grossi coglioni sulle
chiappe tremolanti e sudaticce di lei. "Tiè, tiè... prendilo tutto
dentro, puttana rottainculo! Te lo faccio uscire dalla bocca il cazzo,
porcona di una vacca troia!!"
Vanessa rantola, strilla, geme di piacere ma anche di dolore,
singhiozza, si dimena trapanata senza pietà dal bastone che le
sconvolge gli intestini. Si aggrappa disperatamente con tutte e due
le mani al bracciolo del divano, supplicando più dolcezza al suo
focoso stallone.
"Ahi! Piano amore, mi fai male... Ohi! Uuhh!! Aahhrrgg... No, così
mi fai uscire le emorroidi! Ce l'hai troppo grosso... è enorme!!"
Per tutta risposta, Diego – trasfigurato, con gli occhi fuori dalle
orbite e la voce alterata dall'eccitazione – la schiaffeggia con
cattiveria, stampandole il cinque sulle chiappe con sonori ceffoni.
"E muovi 'sto culone, troia!... Fatti inculare come si deve, brutta
vacca sfondata... Altro che emorroidi!! A casa da quel cornuto del
tuo maritino ci torni coi cerotti al culo, puttana!!!"
Le piace trattarla male, umiliare quella donna più grande di lui
inculandola come una troietta qualunque: lo eccita da matti vederla
sottomessa e pronta a soddisfare tutte le sue voglie, così diversa
dall'infermiera efficiente e autoritaria che, quando da ragazzino
veniva a trovare il padre in studio, guardava con rispetto e
desiderio, protagonista indiscussa delle sue prime seghe
*********ziali. Anche Vanessa gode a farsi maltrattare e inculare da
quel ragazzo muscoloso e arrogante, così diverso dal suo flaccido e
remissivo marito: lei, abituata a comandare in famiglia, in quell'ora
di evasione si trasforma in una docile schiava e, sotto sotto, ci
prova gusto... Infilzata alla pecorina, si dà da fare come meglio può
per soddisfare le voglie insane del suo giovane ed esigente
padrone, muovendo il bacino su e giù come piace a lui, seguendo il
ritmo del cazzo: se solo rallenta per prendere fiato o dare un po' di
sollievo al suo budello infuocato, subito Diego la sprona a suon di
sberle sul culo, che le strappano urletti di dolore e la costringono a
riprendere freneticamente il va e vieni.
Sudato e ansimante, il figlio del dottore rallenta il ritmo e si china
sulla schiena della sporcacciona, prendendole in mano le tettone e
mungendogliele golosamente: le titilla i grossi capezzoli scuri tra
indice e pollice e la slingua avidamente sul collo e dietro le
orecchie, sussurrandole irripetibili oscenità. Vanessa si volta, sfinita,
i capelli appiccicati sulla fronte madida di sudore. Le loro lingue si
cercano e si incontrano, avvinghiandosi, sgocciolando saliva. Lei
guarda implorante il suo stallone e padrone che continua a
mungerla di gusto. "Mmmmhh... ti piacciono le mie tettone, vero
Diego? Te la faccio una spagnola da sballo come piace a te, eh,
amore??" mugola speranzosa con vocetta flebile, il culo dolorante
per i gran colpi di cazzo ricevuti.
Diego ci pensa un po' su, senza rispondere: gli piace un casino fare
il culo a quella insospettabile troia ma, al tempo stesso, deve
ammettere che sborrarle nel seno lo eccita da matti, almeno quanto
riempirle l'ano di sperma fino a farglielo colare sulle cosce. Sì, però
la zoccola merita una punizione: mentre esce rudemente dal suo
culo le torce con cattiveria i capezzoli, strappandole un urletto di
dolore. Poi si alza in piedi sul divano, afferrandola per i capelli per
costringerla a voltarsi.
"Okay mignotta, ma prima succhiamelo... e bene! Ti faccio
assaggiare un po' del tuo culo sfatto, prima che te lo schiaffo in
mezzo a 'ste tettone!!"
Ubbidiente e sottomessa, Vanessa si inginocchia davanti a lui e
glielo prende umilmente in bocca, non senza qualche difficoltà viste
le dimensioni dell'arnese: con una mano gli sorregge le palle, con
l'altra impugna l'asta e la ciuccia di gusto in punta di cappella,
odorosa ancora del suo culo. Di nuovo eccitata, nonostante abbia
già goduto sotto i potenti colpi di cazzo dell'amante, Vanessa si
accarezza la fica coperta da una fitta peluria scura e, mentre con la
mano destra continua a sorreggere i voluminosi coglioni rigonfi, con
la sinistra riprende a masturbarsi di gusto. Diego la guarda eccitato
dall'alto in basso, tenendola per i capelli e dettandole i tempi: le
spinge la testa avanti e indietro, mentre con l'altra mano le palpa le
tettone strizzandole i lunghi capezzoli irti. "Succhia, pompinara!
Pure le palle devi ingoiare, ciucciacazzi!!!” urla eccitato,
aumentando il ritmo della pompata.
"Gggghhh.... Mmmgghh..." Vanessa, la testa imprigionata da dita
d'acciaio e le guance deformate dal pistone di carne che le sfonda la
gola, ha le lacrime agli occhi, il viso congestionato e si sente
soffocare. Diego se la gode alla grande, avrebbe voglia di venirle in
bocca facendole uscire la sborra dal naso come l'ultima volta, ma si
trattiene... Con malavoglia, sfodera il cazzo e glielo sventola
sfrontatamente in faccia, ordinandole di stendersi. Tossendo e
schiarendosi la gola sfondata, lei si lascia andare di schiena sul
divano, appoggiando le spalle a un bracciolo e stringendosi il seno
con le mani, i gomiti in fuori. Diego si inginocchia a cavalcioni sulla
troia, sbattendole l'uccello umido di saliva in mezzo alle poppe: poi,
comincia a pomparglielo avanti e indietro, spingendoglielo fino alla
bocca.
"Slurp, slurp... mmhh... slap, slap... che gusto! Slap, slap...
mmmmhh, che buono!! Me l'hai infilato proprio giusto, amore!"
mugola servizievole Vanessa, leccando la cappella che va e viene
stretta fra le sue mammelle come una bambina golosa alle prese
con un gelato.
Diego accelera il ritmo, ansima ritmicamente, le strizza e le palpa a
piene mani le tette guardandosi stralunato il bastone ricurvo che
pompa su e giù, slinguazzato a più non posso dalla troia. Poi si
ferma, si inarca puntellandosi al bracciolo, gli occhi sbarrati.
"Vacca! Porca!! Sborroooo!!!" urla, mentre le scarica addosso
l'abbondante succo dei suoi poderosi coglioni.
Fiotti di sborra imbrattano la faccia di Vanessa, le schizzano sul
collo e in mezzo alle mammelle pesanti. Lei si fa insultare e umiliare
con gridolini di piacere, mentre riesce a infilare una mano fra le
cosce e a masturbarsi freneticamente fino all'orgasmo, godendo
come una porca con il cazzo dell'amante ancora infilato nel seno da
cui colano copiosi rivoli di sperma.
ORE 19:10
È l'imbrunire e sul marciapiede – solitamente affollato, dopo il
catechismo – della scuola "Santissima Madre Divina del Signore"
non c'è quasi più nessuno. Suor Caterina attende davanti al
cancello, con Giulia e Matteo tenuti per mano. Un'utilitaria si
accosta frenando di colpo senza neppure mettere la freccia,
tagliando la strada alle auto che la seguono e s**tenando un furioso
concerto di claxon nel caotico traffico cittadino. Vanessa soffoca fra
i denti un'imprecazione, esibendosi in un sorriso forzato a beneficio
della suora e dei suoi bambini, che la stanno osservando.
Preoccupata, si guarda ancora allo specchietto: ha rimesso su la
crocchia dei capelli alla meglio, si è rifatta al volo il trucco, le
occhiaie ci sono e si vedono ma si possono giustificare con la
fatica... Piuttosto, si è lavata alla meglio nel bagnetto dello studio e
nella fretta le è sfuggita qualche traccia di sperma che ora,
seccandosi, le tira qua e là la pelle. Non si vede, ma ne percepisce
l'odore maschio e pungente... o forse è solo una sua impressione?
Fingendo di raccogliere qualcosa, si china sul sedile e scosta i lembi
della camicetta, annusandosi il seno: cazzo, se si sente! Si
abbottona nervosamente fino al collo, anche se dubita fortemente
che suor Caterina abbia mai conosciuto in vita sua quell'odore! Suo
marito invece sì, vabbé che torna a casa già ciucco e col pensiero
fisso al prossimo martini, ma deve urgentemente farsi una doccia
appena rientrata. Ne approfitta per prendere dal cruscotto lo spray
alla menta e spruzzarsene in gola un'altra abbondante dose. Dopo
averle goduto nel seno, Diego aveva voluto ficcarglielo in bocca per
farselo leccare e succhiare fino all'ultima goccia di sperma. Più
tardi, mentre distesa nuda sul divano si godeva soddisfatta un po'
di meritato relax aspettando che il suo ganzo – impegnato in una
lunghissima pisciata – le liberasse il bagno, non aveva resistito e si
era accesa una sigaretta: aveva aspirato voluttuosamente il fumo
mescolandolo con il sapore acre dello sperma che le riempiva
ancora la bocca, una sensazione deliziosa... 'fanculo il fioretto a
Padre Pio!
Posa lo spray e scende, trafelata.
"Suor Caterina, mi scusi per il ritardo! Sa, c'è sempre tanto da
fare...!".
La suora annuisce, comprensiva, affidandole i pupi.
"Ma certo, signora Vanessa, non si preoccupi! Il suo lavoro è così
pesante, si vede dalla sua faccia: chissà quante gliene
succedono... !!"
Vanessa arrossisce e abbassa lo sguardo mentre prende in
consegna i figli. Come sempre, un po' si vergogna per quello che fa:
ogni volta, del resto, dopo averlo fatto le viene un senso di colpa
nel ritrovare i suoi teneri cuccioli, il suo pacioso e remissivo marito,
la sua casa linda e ordinata, suor Caterina così ingenua e piena di
fede...
"Se sapesse, suor Caterina, se sapesse...!" si schermisce ad alta
voce spettinando affettuosamente i capelli dei figli mentre li fa
entrare in macchina. "Beh, magari meglio di no", sussurra tra sé
chiudendo la portiera, soffocando a stento una risatina, "come
minimo le prenderebbe un infarto!"
"Ah, signora Vanessa, non gliel'ho detto? Dalla prossima settimana
facciamo tre ore di catechismo anziché due, purtroppo è un
pomeriggio in più: so che per lei è un impegno gravoso, con tutte le
cose che ha da fare, ma la Prima Comunione si avvicina e ai
bambini la dottrina fa tanto bene..."
"E pure alla mamma!" scappa da dire a mezza voce a una
contentissima Vanessa, che subito si morde la lingua sforzandosi di
sfoggiare l'espressione trasudante spirito di sacrificio che le riesce
così bene.
"Come?" chiede la suora, che non ha capito bene.
"Ehm, dicevo pazienza, suor Caterina, pazienza: è un piccolo
sacrificio che faccio volentieri... Anzi, sa che le dico? Io, al
catechismo, li manderei tutti i giorni!!!"
発行者 0000123DB
2年前
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