Sandra 1
La prima conoscenza di una donna con cui ho un rapporto avviene di solito per caso, ma il caso a volte va aiutato oppure va colto, in situazioni diverse e spesso inattese. Qui ci vuole intuito e decisione per concretizzare poi il desiderio che sorge vedendo la donna da conquistare.
Premetto che il racconto è stato elaborato da Lory sulla base dei miei ricordi e di immagini e video che le ho mostrato: ovviamente i discorsi, avvenuti tanti anni fa, non devono essere presi alla lettera, ma rispecchiano realmente la situazione e le parole che furono dette nel loro senso. Lory tende a immedesimarsi nella donna e quindi le sensazioni di Sandra quando descritte, sono quelle che avrebbe provato lei mentre le mie sono state quelle che le ho raccontato e che poi sono tate da me cerificate; è stata però molto fedele nei dialoghi che danno effettivamente l’idea di comse si sono svolti
Ho conosciuto Sandra sul lavoro, in quanto era mia cliente. O meglio la prima volta che si è presentata per una consulenza, subito mi è **** il desiderio di lei.
Ma andiamo con ordine. Avevo lavorato in uno studio dopo che mi ero laureato e per mia fortuna uno dei primi clienti era molto facoltoso e ciò mi ha lanciato. Tuttavia, senza entrare nei dettagli, giovane e ingenuo avevo poi iniziato una relazione clandestina con la moglie molto soddisfacente per entrambi ma alla fine la cosa era emersa e quindi era dovuta finire e avevo dovuto lasciare il cliente e lo studio. Dato che nel frattempo mi ero creato un nome e una clientela, non ho trovato difficoltà a trovare una buona posizione in un altro studio, ma nel contratto come policy, probabilmente tenuto conto dei miei trascorsi, c’era la clausola che non dovevo intrattenere rapporti affettivi con clienti dello studio e comunicare ai principali soci eventuali storie con dipendenti e colleghi di studio. Lì per lì non mi ero preoccupato, tanto ero sicuro che potevo benissimo beccare fuori, come in effetti ho fatto, fino a che non è venuta questa cliente. Si è presentata come Alessandra ed era vedova da circa un anno perché il marito era morto in un incidente stradale. La liquidazione del danno, piuttosto elevata, si stava rivelando molto complicata e aveva necessità di un’assistenza per capire quanto le spettava e come ottenerlo.
Quando mi ha visto ha come spalancato gli occhi, e mi ha subito detto che il mio nome era stato fatto da un’amica e che mi aveva descritto bene, con un percettibile sorriso di doppio senso. Ho capito che l’amica era proprio la mia ex amante e questa circostanza, unita al fatto che era una donna di circa 10 anni più di me ma molto avvenente, mi ha subito fatto accendere una lampadina di interesse per lei anche dal punto di vista extraprofessionale. Era vestita in modo elegante e abbastanza coperta, salvo per il fatto che aveva un leggero spacco nella gonna. Appena seduta di fronte a me, aveva accavallato le gambe ed era spuntato, oltre che il ginocchio una bella fetta di coscia molto attraente. Il colloquio è durato circa un’ora e mi ha spiegato i fatti e ha aggiunto che sarebbe ritornata presto per darmi ulteriori notizie e documenti che le ho richiesto. Ho capito immediatamente che intanto come cliente l’avevo agganciata. L’appuntamento successivo, Alessandra era vestita in modo più audace: una profonda scollatura, anche se il seno mi è parso scarso, una gonna più corta, sopra il ginocchio, che quando accavallava le gambe faceva intravvedere parecchio, tra cui l’inizio di un elastico che doveva essere certamente d una autoreggente. Il mio desiderio verso di lei stava aumentando parecchio anche perchè capivo dal suo modo di parlare e di dirmi le cose che era molto attirata da me. Ci siamo salutati dicendo che avrei esaminato il caso e le avrei fatto sapere. Due giorni dopo verso sera, poco prima della chiusura è venuta dicendomi: «Sono passata di qua e mi sono fermata solo per chiedere se ha qualche novità da dirmi» Io ancora non avevo guardato perché avevo altre cose e mi sono scusato, ma lei sorridendo mi ha detto «Nessun problema, ripasserò più avanti» Ancora due giorni dopo ed era lì da me di nuovo, ancora poco prima della chiusura «Facevo un giro per negozi e ho pensato di vedere se per caso aveva dato un’occhiata al mio caso» «Fra qualche giorno la chiamo io non si preoccupi» Ogni volta mi pareva che i vestiti fossero più provocanti e l’ultima addirittura mi pareva che avesse una camicia bianca semitrasparente sotto la giacca e si vedessero i capezzoli appuntiti: non sapevo se era realtà o immaginazione, ma la cosa mi eccitava parecchio e perciò ho preso la sua pratica e mi sono tuffato sopra, cosicchè quando è venuta un altro paio di giorni dopo per sentire a che punto ero, ho notato che mi divorava con gli occhi con un sorriso inequivocabile e allora le ho detto che il lunedì successivo potevamo fissare l’incontro. Alessandra mi ha detto che voleva l’appuntamento in tarda serata, l’ultimo prima della chiusura. Quando ci siamo visti era splendente e incredibilmente sexy. Gonna al ginocchio con uno spacco vertiginoso, che lasciava vedere benissimo l’elastico dell’autoreggente che lei non faceva nulla per nascondere. Si è tolta la giacca, la camicia era bianca e si intuiva che il seno era scarso ma risaltavano in modo evidente lo scuro dei capezzoli e un qualcosa in uno dei due che faceva un po’ di spessore. Ho esposto il caso, le mie considerazione e mi ha fatto molte domande, tanto che il personale dello studio è uscito e siamo rimasti soli. Ho avuto l’idea di approfittare per un avance ma l’esperienza passata mi ha fatto desistere, anche se in verità mi pareva che lei non aspettasse alto. Si era fatto tardi e lei sembrava che non volesse andare via, sempre di più mi convincevo che lei sue domande erano ormai dei pretesti per allungare il tempo e sperare che facessi una mossa, ma io, che in altre situazioni non avrei perso un secondo, ero molto titubante. Alla fine mi ha sorriso, mi ha ringraziato, mi ha detto che era tutto chiaro, che condivideva le mosse che le suggerivo e che le dispiaceva che avessimo fatto tardi. Per questo ha proposto che andassimo a cenare insieme, almeno per scusarsi che mi aveva fatto fare tardi. Io non volevo e ho cercato delle scuse, ma lei insisteva, era molto decisa. Al mio ennesimo no, mi è sembrata molto seccata, aveva perso il suo sorriso e mi ha detto: «Non capisco perché si rifiuta, c’è qualcosa in me che la disturba? In fondo si tratta solo di non doversi preparare la cena , è molto tardi per causa mia. Me se io la indispongo, me lo dica e chiudiamo qui la faccenda» A questo punto dire ancora di no voleva rompere del tutto e perdere una buona cliente e perciò ho dovuto rispondere «Sarebbe una grandissimo piacere cenare con lei, non mi indispone assolutamente, capisco benissimo che lei è così gentile da pensare a me» Per giustificare i miei precedenti no ho aggiunto «Non volevo che lei pensasse che io volevo approfittare della sua cortesia, perché capita di fare tardi e non è assolutamente sua colpa ma solo la mia. Ma se lei desidera che le faccia compagnia per cena, la accompagnerò volentieri» Il sorriso non solo era tornato ma addirittura sembrava ancora più aperto. «Sono contenta che abbia capito, guardi, c’è un locale non distante che potrebbe fare al caso nostro, un locale carino e poco frequentato, adatto per questa occasione» La guardavo negli occhi, non era possibile lasciare perdere un’occasione così, era su un piatto d’argento... la vedevo già a gambe aperte dentro di me.
A tavola eravamo molto vicini e non di fronte ma di fianco, la sua mano sinistra verso di me sul tavolo, mi sorrideva in continuazione e i suoi occhi erano splendenti ma soprattutto parlavano. Gia alla terza parola mi ha detto: «Possiamo smettere di darci del lei. Io mi chiamo Alessandra, ma mio marito, per motivi che un giorno le dirò, mi chiamava Sandra e vorrei che anche lei mi chiamasse così» «Sandra, a questo punto mi sembra evidente che anche tu non mi devi dare del tu» e le ho sorriso. L’atmosfera si è sciolta immediatamente, abbiamo abbandonato i discorsi di lavoro all’istante e abbiamo cominciato a scherzare con qualche battuta. Io ormai dentro di me pensavo che non potevo lasciarmela scappare, ma opera va forte il timore del lavoro e per iò non mi sbilanciavo. I discorsi si sono fatti sempre più audaci con qualche doppio senso e lei apprezzava molto ridendo e quando ci siamo spinti abbastanza in là Sandra mi ha detto: «Ora che abbiamo rotto il ghiaccio e che tra di noi c’è più confidenza, non mi dispiacerebbe parlare di me e mio marito se questo non ti disturba». Io ero perplesso: non mi interessava molto ed anzi pensavo che mi avrebbe creato difficoltà perché avrei dovuto solo ascoltare e avere meno chance quindi di conquistarla, ma poi ho intuito che un motivo dietro a questo più nascosto ci poteva essere e forse se questo era il suo desiderio, accontentarla poteva essere un punto a mio favore. A mano a mano poi che progrediva il racconto, effettivamente poi interessante, capivo quale era forse il il vero scopo, descrivere come era e come le piaceva che io fossi, insomma un racconto istruttivo che mi poteva solo agevolare.
E così le ho detto «Assolutamente no, sono molto curioso di sapere di te e di tuo marito, anzi..» e ho aggiunto sorridendo «Mi piacciono anche e soprattutto i particolari, specie se piccanti...» Sandra ha riso e mi ha detto «Non corriamo troppo...» e poi ha iniziato.
«Ho conosciuto il mio futuro marito in un colloquio di lavoro. Lavoravo come amministrativa in un’azienda e avevo una storia non soddisfacente con un mio collega, l’ambiente di lavoro era un po’ opprimente, mi ero stancata e il collega era purtroppo onnipresente: i tentativi di finire, già difficili da tentare perché poi eravamo vicini tutto il giorno, si scontravano con il fatto che lui era insistente e non voleva terminare la storia. Così quando un autista di un grosso fornitore mi ha detto che cercavano personale nella sua ditta, non ci ho pensato molto e mi sono informata. C’era addirittura il posto di segretaria personale dell’amministratore delegato, posto ambito e retribuito ma che esigeva alcuni requisiti e soprattutto orari di lavoro intensi ed elastici, poco adatti a chi aveva già una famiglia. Io avevo 27 anni, ero nella situazione si poter accettare e e di uscire dall’ambiente che non sopportavo tanto. Il colloquio era tenuto da un responsabile delle risorse umane ma alla presenza dell’amministratore delegato. Era un uomo bellissimo, di grande classe, circa 10 anni più di me, molto autorevole ed autoritario e mi fece alcune domande piuttosto personali: se ero libera, se ero disposta a non osservare un orario di lavoro, quali erano le mi competenze. Essendo di fatto madrelingua in Inglese, in quanto mia madre è americana, questo fatto l’ha subito attirato e ha detto al responsabile delle risorse umane di approfondire con me. Io ero molto felice, mi batteva il cuore, lo guardavo fisso, era stupendo, mi ero già innamorata di lui... Ha ribadito che il posto era delicato, lo dovevo assistere sempre, seguirlo anche nelle trasferte, ed essere sempre disponibile ad accompagnarlo o a eseguire qualche lavoro senza badare ad orari, domeniche, festivi, ecc. In compenso la paga era alta. Subito ha precisato che garantiva la massima serietà, che non avevo nulla da temere perché si sarebbe comportato sempre in modo corretto. Però preferiva che fossi libera da impegni affettivi per non avere problemi. Era la mia occasione, mollavo subito l’altro e avevo un lavoro con i fiocchi a fianco di un uomo bellissimo che fra l’altro dava l’idea di essere molto sincero. Era infatti il tipo che ordinava e non aveva paura di niente ma anche che la lealtà fosse un principio indispensabile e che la parola che si dava doveva essere mantenuta a tutti i costi. Ma se per caso aveva intenzione anche solo di toccarmi con un dito ero vben contenta, anzi non speravo altro.... Ho perciò accettato tutto e ho visto in lui un viso molto soddisfatto. Dopo due giorni mi arrivò la telefonata che avevo superato l’esame, che dovevo dimettermi dal lavoro precedente e una volta trascorso il preavviso dovevo presentarmi nell’ufficio dell’amministratore delegato. Sono stata sua assistente per due anni, sempre con il massimo rispetto reciproco, gli davo del lei e lui pure. Era molto impegnativo. Faceva affari in gran parte del mondo, a volte partivano di punto in bianco e io dovevo essere sempre pronta a partire con lui, ma sempre poi negli alberghi stanze separate. Io sognavo un giorno che tentasse un approccio ma lui mai. Però mentre all’inizio era parco di complimenti, con il tempo è diventato sempre più cortese. Lo apprezzavo tantissimo: era duro duro e autoritario, sapeva trattare con i partner commerciali ma era inflessibile con i dipendenti. La sua parole era una e la manteneva sempre, ma soprattutto dava ordini in un modo cosi autorevole che era impossibile obiettare niente. Io dicevo sempre «sì dottore», «come desidera dottore» e sempre con il sorriso, anche quando gli presentavo una questione. Era veramente molto rassicurante, avrebbe saputo trovare una soluzione per ogni problema e io ero sempre più innamorata di lui, mi piaceva tutto di lui, ma soprattutto la sua autorità, mi dava non solo sicurezza anche eccitazione...» «Mi piacciono questi commenti personali e un po’ più intimi!» Lei ha sorriso «Allora ti aggiungo che c’era anche un dress code preciso: dovevo sempre avere un tailleur elegante perché riunioni con altri anche improvvise erano frequenti e io dovevo essere sempre a posto in tutto tanto che tenevo anche un paio di calze di riserva in borsetta, trucchi e rossetto. Lui mi ha detto subito che la gonna doveva essere al ginocchio al massimo e avere uno spacco: questo era l’unica concessione ai suoi gusti perché in effetti ciò significava gonne aderenti che modellavano e quindi strette, così risaltavano un po’ le curve e del resto le gambe sono state sempre il mio migliore asset! E anche qui devo dire che questa cosa mi affascinava e mi eccitava. Invece sopra la giacca doveva stare aperta e la camicia piuttosto sbottonata ma dato che il mio seno non è grosso, l’effetto non era tanto» e ha riso. Ho chiesto «e dell’intimo cosa ordinava?» «Per ora nulla, magari ne riparleremo» e ha riso. Il racconto cominciava ad essere interessante, capivo che voleva essere un po’ stimolata perché aveva voglia di parlare ma nello stesso tempo voleva rendersi conto che fossi preso dalle sue parole. Io intanto le versavo abbondante vino nel bicchiere che lei beveva tranquillamente, con la speranza che in vino veritas e si fosse lasciata andare di più in particolari piccanti «Quando sono cambiate le cose?» «Ho capito ben presto che aveva una compagna: non ne parlava mai ma da qualche indizio lo avevo intuito. Andavamo spesso in altre città europee, soprattutto Londra e mentre in albergo avevamo non solo camere separate ma anche livelli di qualità differente, in aereo stavamo vicini, sempre senza alcuna confidenza e una volta mi ha detto nel viaggio che doveva ricordarsi di comprare qualcosa per la sua compagna perché saremmo tornati il giorno di San Valentino. Non avevo il coraggio di chiedere nulla ma mi ha detto che in effetti questa sua vita così intensa provocava a volte tensioni. Dal chè ho dedotto che voleva calmarla con un dono. In effetti però avevamo poco tempo e non era pensabile girare per negozi per cui alla fine quando eravamo sula via al ritorno, gli ho consigliato di comprare qualcosa in un duty free. Lui ha apprezzato e mi ha chiesto che cosa secondo me poteva andar bene, in questo non era molto esperto. Senza sapere nulla di lei mi è venuto il consiglio di un buon profumo e lui ha accettato e mi ha detto se gliene segnalavo uno. Spontaneamente mi è venuto da dire Chanel n.5 e lui mi ha chiesto subito perchè e cosa aveva di speciale. Io sono arrossita presa alla sprovvista lui ha riso e mia detto su non si vergogni me lo dica! E per la prima volta mi sono lasciata andare: perché era il profumo preferito di Marylin Monroe che diceva che le piaceva andare a letto vestita unicamente di qualche goccia di quel profumo. Ero rossa come un peperone, lui mi ha detto Alessandra, non la facevo così audace, si deve nascondere in lei un carattere interessante! E ha comprato subito il profumo. E il giorno dopo mi ha detto: regalo azzeccato! Da un certo punto di vista mi era data la zappa sui piedi ma a lungo termine la cosa avrebbe avuto un bel risultato: comunque avevo fatto un piccolo primo colpo su di lui. Io ero fortemente lusingata dal suo commento e, riconosco, mi ha eccitata moltissimo anche nei giorni successivi quando ci ripensavo. Tuttavia la storia con lei non deve essere continuata molto, perché no ho più avuto occasione di sentirne parlare. Fin dall’inizio ho potuto partecipare a party o festicciole che capitavano, per inaugurazioni, firme di accordi, piccole convention. Ero sempre al suo fianco con la mia tenuta ma sempre distaccata, per non dar adito a commenti, anche sapevo che c’erano. Lui non se ne curava ma era sempre freddo nel modo di fare. Mi piacevano tantissimo, conoscevo tanta gente e mi capitavano anche diversi approcci, anche di persone importanti. Ne ero felice ma sapevo che non potevo accettare nulla. Con il passare del tempo però la mancanza di un uomo mi pesava e la tentazione di cedere o di passare una notte con qualcuno particolarmente interessante si faceva molto forte e difficile da sopportare. Una volta, erano trascorsi già molti mesi, uno veramente bello e di grande classe durante una di questi party mi si è avvicinato e ha cominciato a parlarmi riempiendomi di complimenti. Forse erano anche falsi, ma mi piacevano, era interessante la conversazione e aveva il dono di farti sentire oltre che bella, intelligente e brillante e toccava molti argomenti femminili» Le ho chiesto «Ti eccitava?» «Tantissimo...» «Immagino che dopo tanta astinenza il desiderio di un uomo fosse forte!» «In effetti la mancanza di un uomo spingeva molto, ma era comunque affascinante. Avevo deciso di cedere se mi avesse fatto una proposta. Ad un certo punto mi ha chiesto se potevamo scambiarci il numero di telefono. A dir la verità all’epoca avevo solo il cellulare aziendale, ma lo portavo sempre con me e ho deciso di darglielo. Lui era molto soddisfatto e mi ha chiesto se potevamo vederci ancora, avrebbe avuto piacere di invitarmi ad una cena e avremmo potuto continuare la nostra conversazione in modo più appartato. Il ristorante era molto famoso e costoso e la cosa mi attirava parecchio, avevo voglia di lui e tutto faceva propendere per il sì, ma con un guizzo gli ho risposto. Molto volentieri, mi piacerebbe molto accetterei l’invito ma ho una cosa in sospeso, per sicurezza sentiamoci domani. Mi ha risposto: intanto prenoto? Sì ho detto, decisa di trascorrere in questo modo la serata per una volta e non a casa da sola, quando non ero impegnata con il lavoro. Il problema però è sorto qualche minuto dopo quando lui è venuto da me e mi ha detto: Ho visto che chiacchierava con XXX, cosa voleva? Ioero imbarazzatissima, rossa in volto. Non mi dica bugie, non lo sopporto e si vede benissimo quando le dice! Il tono era durissimo io sarei andata sottoterra. Ho farfugliato qualcosa ma lui ha preteso che raccontassi tutto per filo e per segno. Alessandra, non si dimentichi che anche questo è lavoro e non tempo libero! Lei mi deve dire che cosa ha detto e che cosa ha fatto, in modo preciso! La voce era tremenda io mi stavo sciogliendo quasi dalla paura e allora ho raccontato tutto compresa la mia risposta. La sua reazione è stata durissima: ‘Si rende conto che lei ha utilizzato il suo tempo di lavoro per intrecciare relazioni affettive?!? Ma come si è permessa??? Domattina ne riparliamo! Intanto è sospesa dal suo incarico, si presenti in ufficio alle 9’ ‘Mi scusi dottore... io non pensavo...’ ‘Basta scuse, ha tradito la mia fiducia, domani ho detto e adesso se ne vada!’ Sono uscita e mi sono messa a piangere, avevo rovinato tutto! All’inizio mi sembrava una reazione spropositata ma poi il senso di colpa mi ha completamente presa e dentro avevo la disperazione di aver perso un lavoro ottimo, di aver compromesso il mio futuro e avevo allontanato la remota possibilità di avere una storia con lui. La notte non ho dormito e la mattina dopo, truccata abbondantemente per coprire l’insonnia, mi sono presentata 10 minuti prima dell’ora stabilita. Di solito lui era puntuale, mi ha visto e non mi ha salutato e mi ha fatto entrare solo alle 9 e mezza passate, mentre io friggevo... ‘Alessandra, lei mi ha deluso profondamente: in questi mesi avevo imparato ad apprezzarla, mi sembrava una donna sincera devota al lavoro e invece mi ritrovo una ragazzetta che al primo approccio di un marpione durante il lavoro ci casca. E poi magari dopo un po’ lui le estorce, nei momenti più intimi, anche informazioni importanti! Come se non lo conoscessi quel tipo! Lei non sa con chi ha avuto a che fare, io sì. L’avrebbe corteggiata un po’, portata a letto per qualche tempo e poi l’avrebbe scaricata come ha fatto tante altre volte. Ma forse a lei questo non interessava, intanto... Sono profondamente amareggiato: lei era lì per assistermi, durante l’orario di lavoro, per darmi un aiuto, fra l’altro con il vantaggio di un’occasione simpatica e e leggera. Sa quante sue colleghe avrebbero voluto essere al suo posto? Ma facciamo così, per capire meglio per ora la mando a fare le buste paga e io ne trovo un’altra che sappia come si fa questo lavoro!’ Io ero a terra psicologicamente, non avevo nessuna voglia di contraddirlo ‘Dottore la prego, le chiedo umilmente perdono. Riconosco di aver sbagliato, non so ancora perché ho compiuto questa leggerezza, forse perché sono una donna giovane e da tempo non ho una storia, lei ha perfettamente ragione ad essere arrabbiato con me e ha tutto il diritto di punirmi per questo. Le chiedo solo di valutare che è stato il primo errore che ho fatto le chiedo di darmi una seconda possibilità’ ‘Sì, così ha l’occasione per intrecciare un’altra tresca!’ ‘Anche se solo per pochi mesi l’ho apprezzata , è un uomo giusto anche se severo, sincero anche se autoritario, è stato un grande onore e un grande piacere assisterla. E per questo il mio dolore è grande. Le giuro che non succederà mai più, ma non solo. Certamente non uscirò con quella persona ma le prometto che oltre che evitare ogni approccio durante il lavoro, lo farò anche fuori dal lavoro e se qualcuno che mi potesse comunque interessare mi farà un invito, prima di accettare chiederò il suo permesso, esisterà solo il lavoro per me’ Lui è rimasto scosso dalle mie parole ‘Non esageriamo adesso, non ho nessun diritto a chiedere certe cose sula sua vita privata’ ‘Lo so, ma sono io che le do questo diritto, le do le chiavi del mio cuore. Le ripeto dottore che da questo momento esisterà solo il lavoro che verrà prima di tutto anche della mia vita affettiva e lei rappresenta il lavoro’ Lui è rimasto molto pensieroso ‘Non mi aspettavo queste parole, devo dire che le fanno onore per la dedizione che sta dimostrando, in questo momento a parole ma sono sicuro che lei manterrà fede alle sue promesse. Revoco il provvedimento che avevo già preso e comunicato, in via temporanea per vedere il suo comportamento ma la avviso, che se riscontrassi anche solo un’altra scorrettezza o manchevolezza, rispetto non solo ai contratti di lavoro ma alle parole che mi ha detto, questa volta ci sarà il licenziamento!’ Poi ha guardato l’orologio e mi ha detto di riprendere il mio posto, che c’era molto da fare, che con il mio comportamento gli avevo fatto perdere tempo prezioso... Era ancora molto duro nella voce, ma sentivo che era cambiato. Un mese dopo neanche si è ripresentata una festicciola e questa volta non l’ mai abbandonato, neanche per un minuto e quando si avvicinava qualcuno per parlarmi subito mi voltavo verso di lui. Se possibile ero ancora più deferente, cercavo di prevenire quello che avrebbe voluto e l’atmosfera si è totalmente rasserenata poco dopo. Lui però stava cambiando, lo vedevo più interessato a me, mi guardava a volte con occhi diversi e io cercavo di accontentarli accavallando spesso la gamba in modo che fosse più possibile scoperta. Una volta ho azzardato a mettere delle autoreggenti, in modo che si intuisse l’inizio dell’elastico e ho visto che mi fissava più spesso proprio lì. La vera svolta è avvenuta però poco prima del Natale di quell’anno. Era solito partecipare ad una festa in grande stile, di gala, dove c’erano alti papaveri di varie industrie e l’anno passato, io ero già sua segretaria, era andato con la sua compagna ma quest’anno lui non l’aveva più a meno chè non l’avesse trovata negli ultimi tempi. Mi chiedevo che cosa avrebbe fatto, perché la festa era sostanzialmente l’evento dell’anno. Circa tre settimane prima della data, mentre tornavamo da una trasferta in treno lui mi ha detto: ‘Sono contento che quell’incidente sia trascorso e tutto sia tornato come prima senza lasciare segni. Ho potuto apprezzarla ancora e devo dire che sta facendo un ottimo lavoro. Io ho un problema che posso superare solo con la sua collaborazione, ma le dico fin d’ora che lei non è tenuta a rispondermi di sì ma è libera di rispondere come vuole e questo non intaccherà minimamente i nostri rapporti. Trattandosi di una cosa che è al di fuori del lavoro, non ho alcun diritto e quindi deve trattarsi di una libera scelta. Fra tre settimane ci sarà il gran galà di Natale e generalmente io sono andato sempre accompagnato, ma, come forse saprà mi sono lasciato con la mia compagna. Le chiederei se le farebbe piacere accompagnarmi. Non gliel’ho mai detto perché non ci siano equivoci, ma lei ha una sua bella presenza che sarebbe apprezzata. Ripeto, se mi dice di non, non c’è alcun problema!’ Io non stavo nella pelle, era la più bella occasione che mi era mai capitata, una festa sicuramente di grandissima classe con l’uomo più bello che conoscevo e di cui ero follemente innamorata, anche se lui non lo sapeva. ‘Dottore, è un grandissimo onore per me questo invito, un piacere davvero enorme: ho il cuore pieno di gioia, io accetto volentieri, sperando di essere all’altezza del mio compito!’ L’ho visto soddisfatto ma ha aggiunto ‘grazie Alessandra, ma vorrei precisare che non deve pensare a questo invito come a una avance’ ‘Io gli avrei già buttato le braccia al collo, non vedevo l’ora di avere sue avances ma ho risposto ‘Certo dottore, comprendo benissimo non si preoccupi, io sono solo felice che lei mi abbia invitato’ Sembrava molto più tranquillo e rilassato io invece ero preoccupata per la mise più adatta. Ho chiesto ad amiche come vestirmi ma il concetto alla base era il tipo di festa. Un giorno gli ho chiesto ‘dottore, essendo per me la prima volta, avrei bisogno di qualche consiglio sul tipo di vestito. Immagino lungo vero?’ ‘Sì ed elegante, non colori vistosi ma un po’ si deve notare, per il resto non sono un esperto...’ Mi sono fatta coraggio: ‘Mi piacerebbe un po’ audace, ma chiedo a lei, non voglio farle fare una brutta figura’ Lui mi ha guardato, mi ha sorriso ‘Sono sicuro che non mi farai fare una brutta figura!’ Il cuore mi batteva all’impazzata e sono corsa dalla mia amica estetista che mi dava sempre consigli e insieme abbiamo pensato che era l’occasione per fare colpo su di lui. Vestito lungo molto scollato dietro e questo significava niente reggiseno. Il seno veniva coperto da due passanti che si univano dietro il collo, lasciando un bello scavo davanti. Tessuto di maglina di seta, brillante sul nero con fili argentati luminosi, lungo ma con un spacco vertiginoso in un fianco. Ero convinta che a lui piacessero gli spacchi. Sandali con tacco 12. Depilazione totale e alla fine ho deciso anche senza mutandine, mi segnavano un po’ i fianchi e lo spacco poteva risalire parecchio. Acconciatura con i capelli raccolti. Facevo un figurone, la mia amica estetista mi diceva che ero irrestibile e un uomo avrebbe avuto immediatamente la tentazione di me e, ridendo, ha aggiunto di togliermelo. Io le ho risposto ‘Niente di più facile se ci prova’, bastava far scendere i passanti dalle spalle e il vestito sarebbe caduto lasciandomi completamente nuda. Quando è venuto a prendermi lui mi ha detto. ‘Splendida, sapevo che non avresti fatto sfigurare’ Quando sono entrata nel locale molti si sono voltati a guardarli e lui era molto felice di questo. Ci siamo seduto in una tavolo da 4, c’era anche un’altra coppia, spiritosa, la conversazione è stata brillante. Finita la cena c’era il ballo ma poco dopo ci siamo riseduti al tavolo, eravamo soli. Ho visto che mi fissava intensamente, io gli sorridevo continuamente. Ho posato la mano sinistra sul tavolo e accavallato la gamba della sua parte, lo spacco si aperto tantissimo e si intuiva che non avevano intimo sotto. Ha messo la sua mano sulla mia ‘Ti dispiace?’ Io ho sentito un brivido di piacere intensissimo ‘Per nulla, anzi, mi piace molto’ e gli ho stretto il pollice, ho socchiuso la bocca ‘E’ stupendo stare qui con lei, non potrei desiderare altro...’ Sorridendo mi ha detto ‘Una serata così bella non può che finire in un modo’ Sia la voce, sia lui stesso si stavano trasformando da galanti a decisi che non ammettevano rifiuti ‘Dottore, mi faccia scoprire qual è il modo migliore per finire questa serata...’ gli occhi mi fissavano i seni, in effetti i capezzoli si erano induriti e spuntavano in rilievo dalla maglina ‘Credo Alessandra che lei lo abbia già capito e che la prospettiva le piaccia’ Ero eccitatissima, ho accavallato ancora di più la gamba perché fosse chiaro che non avevo intimo e forse aveva visto anche il pube depilato, ma poi con una mano ho raccolto il vestito quasi per ricoprire la gamba ma lui mi ha detto ‘lasci stare com’era prima, è troppo affascinante. Aveva quel tono di voce imperioso che mi faceva impazzire, non era possibile resistergli, perciò ho riscostato la gonna e aperto lo spacco in modo evidente. Qualcuno dai tavoli vicini guardava ma non mi interessava, i suoi occhi erano illuminati, era fantastico. Poi dopo avermi ben osservato le gambe ha rivolto gli occhi al seno. I capezzoli erano durissimi ed erano evidenti pur sotto il vestito ‘Alessandra...’ mi stringeva forte la mano ‘Lei lo sa cosa vorrei ora...’ Io ero titubante non sapevo se avevo capito bene La voce diventava sempre più decisa ‘Su Alessandra, lo faccia per me’ Con una mano sono andata al passante del seno destro e l’ho leggermente scostato La voce era dura ‘Non basta!’ L’ho guardato ‘Non devo dirle niente lei lo sa cosa deve fare’ Era impossibile resistergli: ho spostato il passante finché non è spuntato il capezzolo ‘Brava, adesso si chini leggermente in avanti così apprezzo meglio la forma del seno’ Ho eseguito all’istante, ero al colmo dell’eccitazione. Lui ha riso si è messo più composto ‘Adesso si risistemi, volevo vedere fino a che punto avrebbe fatto quello che desideravo’ Mi sono accorta in quel momento che una coppia del tavolo vicino aveva visto tutto e sono arrossita ‘Alessandra, è stata fantastica, mia ha conquistato!’ Io gli ho sorriso e gli ho stretto la mano ‘Anche lei è stato fantastico e mi ha conquistata...’ Ho aperto la bocca per mandargli un bacio e sono rimasta semichiusa... ero molto sensuale. Nello stesso tempo è arrivata la coppia con noi al tavolo: gli occhi dell’uomo erano puntati sulla mia gamba praticamente nuda e poi sul capezzolo mezzo fuori. Ho tentato con una mossa di coprirlo, ma il passante che avevo allargato per mostrarlo ora restava lento ed era comunque abbastanza evidente e semiscoperto lateralmente. Lui si compiaceva dello spettacolo e con un impercettibile cenno mi ha fatto capire di restare così: io per compiacerlo ancora di più mi sono leggermente chinata, così il passante era a cnor apiù largo e il mio piccolo seno più libero e più visibile. Mi ha sorriso ‘Brava, molto brava, mi sono proprio divertito questa sera. E’ ora però di andare adesso, dobbiamo festeggiare!’ L’uomo al tavolo con un sorriso ha commentato: ‘Mi pare giusto una serata così va proprio festeggiata fino in fondo’. Stranamente non ero imbarazzata, il suo sorriso mi tranquillizzava molto, mi sentivo sicura nell’affidarmi a lui, sotto la sua protezione. Ero felicissima e non vedevo l’ora di fare l’amore con lui».
L’avevo lasciata raccontare fino a quel momento, effettivamente mi aveva preso molto, era brava ed interessante ed inoltre farsi vedere partecipi giovava molta anche nella relazione con lei, si sentiva molto considerata. Ma al di là di questo, cominciavo a intuire com’era Sandra, mi stava piacendo molto anche lei e intuivo che aveva un carattere che avrei gradito molto. Ero poi sempre più convinto che questa serata e la cena era stata strategica, voleva una storia con me ma anche farmi capire cosa le piaceva. Stava proseguendo il suo racconto per l’ultima parte ma ormai il ristorante stava chiudendo, erano ore che eravamo lì, c’era solo un’altra coppia. Allora ho fatto la mia mossa, le ho preso la mano come aveva fatto suo marito la prima volta, e lei nello stesso identico modo che aveva descritto mi ha stretto il pollice e mi ha sorriso «che bello sentirsi stringere la mano da un uomo e poterla stringere, quanto mi è mancato!» «Forse un po’ meno da quando l’avevi incontrato la prima volta, siamo stati più rapidi ora...» «Sì certo, intendevo da quando mio marito me l’ha stretta l’ultima volta è passato un anno, mi manca tantissimo, ma non voglio fare la vedova inconsolabile...» Si è fermata e ho pensato che volesse dire ‘mi piacerebbe incontrare un altro come lui’ ma non l’ha detto, però ha accavallato la gamba più possibile e ora l’elastico dell’autoreggente era tutto scoperto e si vedeva un pezzo della gamba nuda. Era veramente molto eccitante. L’ho guardata sorridendo mostrando apertamente che avevo fissato la sua gamba «A questo punto, visto che siamo sull’onda dei ricordi, non resta che chiederti di fare quello che ti aveva chiesto lui. Sandra ha riso, ha aperto un po’ la giacca e ha sbottonato un bottone della camicia, non aveva il reggiseno e lo scavo dei seni era ora profondo. L’altra coppia la stava guardando e così pure un cameriere. «Non credo che tu sia imbarazzata, continua!» le ho detto in modo deciso. Lei ha sorriso «se me lo chiedi così non posso che ubbidirti...» ha sollevato un lembo della camicia in modo che fosse molto lento e facesse una gobba sul seno destro, Intravvedevo ma il gioco mi piaceva molto, ero già molto duro. «Di più, non vedo bene» Si è un po’ chinata. In modo duro le ho detto: «Non ci siamo capiti, fallo uscire voglio vedere com’è e quanto è duro!» Sandra ha immediatamente ubbidito e ha fatto fuoriuscire il capezzolo destro, era un chiodo appuntito su una piccola tetta, poi ha rimesso la mano sul tavolo. Gliel’ho presa e ho detto «Bene, vedo che sei eccitata!» Ho allungato la mia mano sulla sua gamba, ha avuto come un brivido, gli altri guardavano, la donna però si stava alzando, forse non voleva che il marito continuasse a osservare lo spettacolo. «Dimmi quanto sei eccitata!» «Da morire... e tu?» «Anche io ma dimmi meglio quanto sei eccitata!» Effettivamente più le parlavo in modo deciso e autoritario più lei ubbidiva. «Beh … sono molto eccitata come si può vedere...» «E tra le gambe come sei? Dimmelo su!» La voce era proprio dura ora e lei ha risposto «Bagnata...» «Solo?» «Bagnata fradicia!» «E più ti ordino piu?» «più mi bagno...» Avrei voluto metterle una mano tra le cosce ma non era più possibile lì, dovevamo andare via. «Ti accompagno a casa» Era infatti venuta con un taxi. «Grazie» mi ha detto mentre si ricomponeva. «Non allacciarti il bottone della camicia finché sei con me!» «Come desideri!» il suo servilismo mi faceva impazzire, Siamo saliti in macchina, io ero ancora combattuto se fare l’affondo finale o troncare, c’era in ballo il lavoro, temevo di perderlo ora che avevo raggiunto, così giovane una posizione così bella. «E’ stata una cena fantastica» ha cominciato lei «e sinceramente tu sei stato stupendo, mi hai eccitata davvero molto...» «Anche tu sei stata fantastica e anche tu mi hai eccitata molto. Cosa ti piace di me? «Come mi ordini... sento un brivido di piacere ogni volta che mi ordini qualcosa! E a te? «Come ubbidisci, e immagino che obbediresti sempre di più in situazione piacevoli... » Lei ha sorriso «Mettimi alla prova» Mi sono fermato, eravamo arrivati, l’ultima frase mi aveva colpito e non ho resistito, l’ho abbracciata e baciata, la sua lingua in un istante era nella mia bocca, le sue mani mi stringevano forte al collo. Io con la mano libera mi sono intrufolato dentro la camicia, le ho preso la tettina e tra le dita ho stretto il capezzolo durissimo. Sandra ansimava, mugolava mentre mi baciava appassionatamente, sentivo un «sìììì» soffocato. Ho allungato la mano allora dentro la gonna, lei ha aperto immediatamente le gambe il più possibile e sono arrivato alla figa, scoprendo che non aveva mutandine, e la mano ha sentito un lago. Si è staccata dal bacio e mi ha detto «Come puoi vedere, non porto mai intimo, di nessun genere, un ordine di mio marito che non ho più trasgredito .. a meno chè tu non voglia diversamente!» «brava, continua così, solo autoreggenti nere d’ora in poi perché te lo ordino io!» «Sì come vuoi tu» Era sempre più bagnata. Mi ha cominciato a slacciare la cerniera dei pantaloni. La camicetta era sbottonata e per la prima volta ho visto che perché l’altro capezzolo sembrava diverso da sopra la camicia. Aveva un piercing con un anello «Bello vero? Ti racconterò la storia un giorno.. ma adesso non abbiamo tempo!» «Senti Sandra, prima di continuare devo dirti una cosa. Per policy dello studio, è vietato avere storie con i clienti, e tu sei mia cliente. Se succede, ho cambi professionista e io io d evo lasciare lo studio. E io non voglio nessuna delle due cose. Perciò sono imbarazzato a dirtelo, mi dispiace enormemente perché tu mi piaci da impazzire, ma non possiamo continuare. E’ stata una cena stupenda un dopo, ancora di più, ma ora dobbiamo terminare. Sandra è stata completamente spiazzata. Si è bloccata «No, ti prego, dimmi che non è vero! E’ un anno che non ho un uomo e ora che l’ho trovato proprio come avrei voluto, lo devo perdere per una regola stupida!» «Mi dispiace ma è stato meglio dirtelo subito, per non farsi illusioni». E’ ammutolita. Si è ricomposta, mi ha dato un ultimo bacio ed è entrata in casa. Io mi dicevo se ero uno stupido a lasciare un’occasione come questa, e fra l’altro con la prospettiva di una relazione molto eccitante, mi ricordavo le più belle che avevo avuto... Ma non potevo rischiare tutto il mio futuro, mi consolavo dicendo che avrei trovato presto qualcuna come lei.
La mattina dopo abbastanza presto una telefonata in studio da Sandra «Stasera deve venire da me perché ho trovato documenti interessanti per il caso di mio marito e le assicurazioni. Sono incartamenti grossi e occorre che lei venga. Non si preoccupi per la cena, la preparo io se faremo tardi, ma è necessario che lei venga». Dovevo far finta di credere a tutto ma dentro di me sapevo che era una trovata sua e mi interrogato che cosa aveva escogitato.
Terminato il lavoro di studio, mi sono recato immediatamente da lei e appena ha aperto la porta ho capito immediatamente che non si rassegnava: aveva un vestito lungo che assomigliava tantissimo a quello che mi aveva descritto della serata di gala quando si era messa con il futuro marito. Mi ha messo subito le braccia al collo e mi ha baciato. Scherzando le ho detto allora «Ero venuto per quella documentazione...» «Eccola, credo che ancora non l’avevi vista tutta...» E con un movimento veloce ha spostato i passanti dalle spalle, il vestito è caduto subito e lei è rimasta completamente nuda e solo con i sandali con tacco alto. Era stupenda, un gran bel corpo se non fosse stato per le tettine. Spiccava sul capezzolo l’anellino del piercing «Allora, sono interessanti questi documenti?» mi ha detto sorridendo. Ero totalmente stupito, una donna che praticamente al secondo incontro si offriva così, e di quella bellezza era veramente qualcosa di assolutamente eccitante. L’idea che fosse una milf esperta, che mi aveva fatto capire di essere docile e disponibile ai miei desideri la rendeva irresistibile; a ciò si aggiungeva la mia relativa inesperienza, nel senso che avevo già avuto molte donne, ma così sottomesso neanche tante. Perciò ho ceduto ai sensi: «Direi moltissimo... e anche gli argomenti sono molto belli!» Si è avvicinata «Adesso vediamo i tuoi argomenti» e ha cominciato a spogliarmi. Strisciava tutto il suo corpo su di me, eccitandomi non poco e mi sussurrava che non vedeva l’ora di far l’amore con me. Prima mi ha tolto giacca, cravatta e camicia e poi ha cominciato a slacciare la cintura dei pantaloni. «Ferma. Sono io che do gli ordini e quindi ti dico cosa devi fare. E’ così che piace a me e a te!» Sì è fermata. «Hai ragione... però ti chiedo un’eccezione, vorrei continuare a raccontarti quello che è successo la prima notte con il mio futuro marito, ma non con le parole, ma con i fatti... Ti chiedo solo di lasciarmelo fare questa notte, poi non dirò più nulla e farò solo quello che vorrai tu. Tutto, ripeto, tutto quello che vorrai...» La richiesta era sensata e mi faceva gioco, era un modo per conoscerla, per conoscere la sua sessualità e quella con il marito che l’aveva tanto soddisfatta. Le ho accarezzato la testa, l’ho baciata e le ho detto «Ok per stasera concesso, ma a una condizione, d’ora poi mi ubbidirai sempre e non mi dirai mai di no!» La voce non ammetteva repliche «Accetto tutto, sono talmente eccitata, mi sento un fuoco irresistibile dentro che non posso che fare tutto quello che vuoi... e mi piace da impazzire l’idea...» «Ok allora fai tutto quello che hai fatto con tuo marito quella sera, sono curioso e voglio sapere, ma che sia esattamente così». Allora si è abbassata in ginocchio, mi ha finito di slacciare i pantaloni, mi ha abbassato le mutande e immediatamente si è messa a succhiarmi il cazzo mentre con le mani finiva di abbassare i miei vestiti.
Già l’eccitazione era enorme ma l’idea che stesse facendo le stesse cose che aveva fatto al suo amato marito mi faceva impazzire. Era bravissima, si vedeva che era esperta e che era stata bene educata. In poco tempo aveva tutto il mio cazzo in gola, mi teneva per fianchi per potere spingere in gola più possibile il cazzo: se questo era l’aperitivo, doveva essere una troia da urlo e mi ripetevo che avevo fatto bene a cedere. Mi ha preso poi il cazzo in mano e mi la leccato le palle subito, stavo già per godere: l’ho fermata, le ho preso i capelli in mano e l’ho costretta e ad alzare la testa per guardarmi «E tu già la prima volta con lui hai fatto questo?» «Non ero ancora così brava, è stato lui ad insegnarmi, ma l’atto è stato questo...» «basta eufemismi: come si chiama?» Ho deciso di farla parlare volgarmente perché volevo innanzitutto darle un ordine per dominarla e secondo perché mi eccitava: vedere quella signora così bella ed elegante, di classe essere volgare nel sesso mi eccitava trovo. Lei ha sorriso «pompino o bocchino, come preferisci...» Soddisfatto con tono sempre più dure e tenendole sempre più stretta la testa rivolta verso di me mi sono piegato a pochi centimentri dalla facie e quasi urlando le ho detto: «Bene, andiamo avanti con e le lezioni di italiano: questo come si chiama?» «Cazzo» «e qual è il tuo compito» «farlo sborrare» «e cosa ti piace?» «farmi scopare» «Brava, sei una brava troia, si vede che hai capito bene come ti devi comportare» Sorrideva «Sì, grazie per avermi detto che sono una brava troia» «scommetto che però la prima volta con tuo marito non facevi così!» «No, ancora no...» Ero soddisfatto anche di questa risposta. «Scommetto anche che sei eccitata» «Tantissimo... mi stai facendo impazzire...» «toccati, infilati due dita e poi mostramele!» Lei lo ha fatto, sempre sorridendo e poi mi ha detto «Però con mio marito quella volta ero bagnata uguale...» «Dove?» «Nella figa» «Succhiatele e poi continua a fare quello che avevi fatto con tuo marito» Lei le ha succhiate e mi ha detto «Non mi ero sbagliata a pensare che tu eri un uomo adatto a me, mi fai impazzire quando mi ordini così... Non resisto dalla voglia di masturbarmi» «Non ci provare nemmeno!» Sandra allora ha ripreso a succhiarmi infilando in un colpo solo tutto il cazzo in gola. Io non volevo fermarla, non volevo dare l’impressione di resistere meno di suo marito, ma effettivamente ero di nuovo sulla soglia di venire, per fortuna lei ha smesso. Mi ha accompagnato nella stanza da letto, ho appena intravvisto che sul comodino c’erano parecchi vibratori e dildi, mi sono steso e lei è venuta sopra di me: dopo avermi baciato, piano piano si è girata e si è messa in posizione da 69. In pochi secondi il mio cazzo era già in gola. Ha allargato le gambe e mi spinto la figa sulla bocca «Troppo presto, voglio vedere come sei brava prima...» Ha pompato due o tre volte e poi si è alzata e mi ha detto «Quando l’ho fatto con lui la prima volta quella sera non ero così brava e lui mi ha leccato subito la figa. Però poi con il tempo ha preteso sempre che il suo cazzo fosse in gola e anche lui aspettava prima di leccarmela, perché poi io godo quasi subito... Mi piacerebbe poi che mi tenessi anche la testa mentre ti succhio, mi eccita di più sapere che sono nelle *** mani...» Il cazzo si è indurito ancora di più se era possibile: subito sono andato alla sua testa e con le mani le spingevo la nuca e la tenevo spinta per alcuni secondi, era fenomenale. Ho cominciato a leccarle la figa, con la lingua le titillavo il clitoride e sono bastati credi un paio di minuti che subito ha cominciato ad agitarsi, aveva comune spasimo. Ho allentato la presa sul collo ma lei non abbandonava il cazzo, e poi ha fatto un specie di piccolo urlo soffocato sentivo che stava godendo. Era scatenata ora, ho ripreso la testa tra le mani e con qualche colpo di reni le ho scopato la gola e sono venuto anche io, troppo presto per quello che pensavo ma non ce la facevo proprio a resistere. Sentivo che deglutiva continuamente, con fatica, ha poi sollevato la testa e il cazzo era bagnato si bava frammista a sborra, con la lingua leccava e poi ingoiava tutto, era bravissima. E nel frattempo diceva «Fantastico... da quanto non avevo un orgasmo così, sei stato superlativo, una goduta mondiale... Ti adoro, mi piaci da morire, voglio tutta la tua sborra non perderne neanche una goccia.. è più di un anno che sono senza... la mia *****... ero in astinenza e per fortuna tu me ne hai data una dose» Finito il compito si è stesa di fianco a me appoggiando la testa sul mio petto. «Per me è stato bellissimo, quando mi ordinavi e mi tenevi mi facevi impazzire.. e sono impazzita subito! E a te è piaciuto?» «Moltissimo, anche a me mi hai fatto godere in un tempo così ridotto che non è nel mio stile, significa che sei fantastica e bravissima. Ma di ordini te ne ho dati pochi, sono abituato a ben di più!» «Non vedo l’ora, e la sera non è ancora finita...» Ho girato la testa e ho contato almeno dieci vibratori di varie forme e stili, alcuni anche anali. Lei ha sorriso e mi ha detto «Ogni sera mi devo consolare e allora mi piace averli in vista così scelgo ogni volta quale usare...»
Premetto che il racconto è stato elaborato da Lory sulla base dei miei ricordi e di immagini e video che le ho mostrato: ovviamente i discorsi, avvenuti tanti anni fa, non devono essere presi alla lettera, ma rispecchiano realmente la situazione e le parole che furono dette nel loro senso. Lory tende a immedesimarsi nella donna e quindi le sensazioni di Sandra quando descritte, sono quelle che avrebbe provato lei mentre le mie sono state quelle che le ho raccontato e che poi sono tate da me cerificate; è stata però molto fedele nei dialoghi che danno effettivamente l’idea di comse si sono svolti
Ho conosciuto Sandra sul lavoro, in quanto era mia cliente. O meglio la prima volta che si è presentata per una consulenza, subito mi è **** il desiderio di lei.
Ma andiamo con ordine. Avevo lavorato in uno studio dopo che mi ero laureato e per mia fortuna uno dei primi clienti era molto facoltoso e ciò mi ha lanciato. Tuttavia, senza entrare nei dettagli, giovane e ingenuo avevo poi iniziato una relazione clandestina con la moglie molto soddisfacente per entrambi ma alla fine la cosa era emersa e quindi era dovuta finire e avevo dovuto lasciare il cliente e lo studio. Dato che nel frattempo mi ero creato un nome e una clientela, non ho trovato difficoltà a trovare una buona posizione in un altro studio, ma nel contratto come policy, probabilmente tenuto conto dei miei trascorsi, c’era la clausola che non dovevo intrattenere rapporti affettivi con clienti dello studio e comunicare ai principali soci eventuali storie con dipendenti e colleghi di studio. Lì per lì non mi ero preoccupato, tanto ero sicuro che potevo benissimo beccare fuori, come in effetti ho fatto, fino a che non è venuta questa cliente. Si è presentata come Alessandra ed era vedova da circa un anno perché il marito era morto in un incidente stradale. La liquidazione del danno, piuttosto elevata, si stava rivelando molto complicata e aveva necessità di un’assistenza per capire quanto le spettava e come ottenerlo.
Quando mi ha visto ha come spalancato gli occhi, e mi ha subito detto che il mio nome era stato fatto da un’amica e che mi aveva descritto bene, con un percettibile sorriso di doppio senso. Ho capito che l’amica era proprio la mia ex amante e questa circostanza, unita al fatto che era una donna di circa 10 anni più di me ma molto avvenente, mi ha subito fatto accendere una lampadina di interesse per lei anche dal punto di vista extraprofessionale. Era vestita in modo elegante e abbastanza coperta, salvo per il fatto che aveva un leggero spacco nella gonna. Appena seduta di fronte a me, aveva accavallato le gambe ed era spuntato, oltre che il ginocchio una bella fetta di coscia molto attraente. Il colloquio è durato circa un’ora e mi ha spiegato i fatti e ha aggiunto che sarebbe ritornata presto per darmi ulteriori notizie e documenti che le ho richiesto. Ho capito immediatamente che intanto come cliente l’avevo agganciata. L’appuntamento successivo, Alessandra era vestita in modo più audace: una profonda scollatura, anche se il seno mi è parso scarso, una gonna più corta, sopra il ginocchio, che quando accavallava le gambe faceva intravvedere parecchio, tra cui l’inizio di un elastico che doveva essere certamente d una autoreggente. Il mio desiderio verso di lei stava aumentando parecchio anche perchè capivo dal suo modo di parlare e di dirmi le cose che era molto attirata da me. Ci siamo salutati dicendo che avrei esaminato il caso e le avrei fatto sapere. Due giorni dopo verso sera, poco prima della chiusura è venuta dicendomi: «Sono passata di qua e mi sono fermata solo per chiedere se ha qualche novità da dirmi» Io ancora non avevo guardato perché avevo altre cose e mi sono scusato, ma lei sorridendo mi ha detto «Nessun problema, ripasserò più avanti» Ancora due giorni dopo ed era lì da me di nuovo, ancora poco prima della chiusura «Facevo un giro per negozi e ho pensato di vedere se per caso aveva dato un’occhiata al mio caso» «Fra qualche giorno la chiamo io non si preoccupi» Ogni volta mi pareva che i vestiti fossero più provocanti e l’ultima addirittura mi pareva che avesse una camicia bianca semitrasparente sotto la giacca e si vedessero i capezzoli appuntiti: non sapevo se era realtà o immaginazione, ma la cosa mi eccitava parecchio e perciò ho preso la sua pratica e mi sono tuffato sopra, cosicchè quando è venuta un altro paio di giorni dopo per sentire a che punto ero, ho notato che mi divorava con gli occhi con un sorriso inequivocabile e allora le ho detto che il lunedì successivo potevamo fissare l’incontro. Alessandra mi ha detto che voleva l’appuntamento in tarda serata, l’ultimo prima della chiusura. Quando ci siamo visti era splendente e incredibilmente sexy. Gonna al ginocchio con uno spacco vertiginoso, che lasciava vedere benissimo l’elastico dell’autoreggente che lei non faceva nulla per nascondere. Si è tolta la giacca, la camicia era bianca e si intuiva che il seno era scarso ma risaltavano in modo evidente lo scuro dei capezzoli e un qualcosa in uno dei due che faceva un po’ di spessore. Ho esposto il caso, le mie considerazione e mi ha fatto molte domande, tanto che il personale dello studio è uscito e siamo rimasti soli. Ho avuto l’idea di approfittare per un avance ma l’esperienza passata mi ha fatto desistere, anche se in verità mi pareva che lei non aspettasse alto. Si era fatto tardi e lei sembrava che non volesse andare via, sempre di più mi convincevo che lei sue domande erano ormai dei pretesti per allungare il tempo e sperare che facessi una mossa, ma io, che in altre situazioni non avrei perso un secondo, ero molto titubante. Alla fine mi ha sorriso, mi ha ringraziato, mi ha detto che era tutto chiaro, che condivideva le mosse che le suggerivo e che le dispiaceva che avessimo fatto tardi. Per questo ha proposto che andassimo a cenare insieme, almeno per scusarsi che mi aveva fatto fare tardi. Io non volevo e ho cercato delle scuse, ma lei insisteva, era molto decisa. Al mio ennesimo no, mi è sembrata molto seccata, aveva perso il suo sorriso e mi ha detto: «Non capisco perché si rifiuta, c’è qualcosa in me che la disturba? In fondo si tratta solo di non doversi preparare la cena , è molto tardi per causa mia. Me se io la indispongo, me lo dica e chiudiamo qui la faccenda» A questo punto dire ancora di no voleva rompere del tutto e perdere una buona cliente e perciò ho dovuto rispondere «Sarebbe una grandissimo piacere cenare con lei, non mi indispone assolutamente, capisco benissimo che lei è così gentile da pensare a me» Per giustificare i miei precedenti no ho aggiunto «Non volevo che lei pensasse che io volevo approfittare della sua cortesia, perché capita di fare tardi e non è assolutamente sua colpa ma solo la mia. Ma se lei desidera che le faccia compagnia per cena, la accompagnerò volentieri» Il sorriso non solo era tornato ma addirittura sembrava ancora più aperto. «Sono contenta che abbia capito, guardi, c’è un locale non distante che potrebbe fare al caso nostro, un locale carino e poco frequentato, adatto per questa occasione» La guardavo negli occhi, non era possibile lasciare perdere un’occasione così, era su un piatto d’argento... la vedevo già a gambe aperte dentro di me.
A tavola eravamo molto vicini e non di fronte ma di fianco, la sua mano sinistra verso di me sul tavolo, mi sorrideva in continuazione e i suoi occhi erano splendenti ma soprattutto parlavano. Gia alla terza parola mi ha detto: «Possiamo smettere di darci del lei. Io mi chiamo Alessandra, ma mio marito, per motivi che un giorno le dirò, mi chiamava Sandra e vorrei che anche lei mi chiamasse così» «Sandra, a questo punto mi sembra evidente che anche tu non mi devi dare del tu» e le ho sorriso. L’atmosfera si è sciolta immediatamente, abbiamo abbandonato i discorsi di lavoro all’istante e abbiamo cominciato a scherzare con qualche battuta. Io ormai dentro di me pensavo che non potevo lasciarmela scappare, ma opera va forte il timore del lavoro e per iò non mi sbilanciavo. I discorsi si sono fatti sempre più audaci con qualche doppio senso e lei apprezzava molto ridendo e quando ci siamo spinti abbastanza in là Sandra mi ha detto: «Ora che abbiamo rotto il ghiaccio e che tra di noi c’è più confidenza, non mi dispiacerebbe parlare di me e mio marito se questo non ti disturba». Io ero perplesso: non mi interessava molto ed anzi pensavo che mi avrebbe creato difficoltà perché avrei dovuto solo ascoltare e avere meno chance quindi di conquistarla, ma poi ho intuito che un motivo dietro a questo più nascosto ci poteva essere e forse se questo era il suo desiderio, accontentarla poteva essere un punto a mio favore. A mano a mano poi che progrediva il racconto, effettivamente poi interessante, capivo quale era forse il il vero scopo, descrivere come era e come le piaceva che io fossi, insomma un racconto istruttivo che mi poteva solo agevolare.
E così le ho detto «Assolutamente no, sono molto curioso di sapere di te e di tuo marito, anzi..» e ho aggiunto sorridendo «Mi piacciono anche e soprattutto i particolari, specie se piccanti...» Sandra ha riso e mi ha detto «Non corriamo troppo...» e poi ha iniziato.
«Ho conosciuto il mio futuro marito in un colloquio di lavoro. Lavoravo come amministrativa in un’azienda e avevo una storia non soddisfacente con un mio collega, l’ambiente di lavoro era un po’ opprimente, mi ero stancata e il collega era purtroppo onnipresente: i tentativi di finire, già difficili da tentare perché poi eravamo vicini tutto il giorno, si scontravano con il fatto che lui era insistente e non voleva terminare la storia. Così quando un autista di un grosso fornitore mi ha detto che cercavano personale nella sua ditta, non ci ho pensato molto e mi sono informata. C’era addirittura il posto di segretaria personale dell’amministratore delegato, posto ambito e retribuito ma che esigeva alcuni requisiti e soprattutto orari di lavoro intensi ed elastici, poco adatti a chi aveva già una famiglia. Io avevo 27 anni, ero nella situazione si poter accettare e e di uscire dall’ambiente che non sopportavo tanto. Il colloquio era tenuto da un responsabile delle risorse umane ma alla presenza dell’amministratore delegato. Era un uomo bellissimo, di grande classe, circa 10 anni più di me, molto autorevole ed autoritario e mi fece alcune domande piuttosto personali: se ero libera, se ero disposta a non osservare un orario di lavoro, quali erano le mi competenze. Essendo di fatto madrelingua in Inglese, in quanto mia madre è americana, questo fatto l’ha subito attirato e ha detto al responsabile delle risorse umane di approfondire con me. Io ero molto felice, mi batteva il cuore, lo guardavo fisso, era stupendo, mi ero già innamorata di lui... Ha ribadito che il posto era delicato, lo dovevo assistere sempre, seguirlo anche nelle trasferte, ed essere sempre disponibile ad accompagnarlo o a eseguire qualche lavoro senza badare ad orari, domeniche, festivi, ecc. In compenso la paga era alta. Subito ha precisato che garantiva la massima serietà, che non avevo nulla da temere perché si sarebbe comportato sempre in modo corretto. Però preferiva che fossi libera da impegni affettivi per non avere problemi. Era la mia occasione, mollavo subito l’altro e avevo un lavoro con i fiocchi a fianco di un uomo bellissimo che fra l’altro dava l’idea di essere molto sincero. Era infatti il tipo che ordinava e non aveva paura di niente ma anche che la lealtà fosse un principio indispensabile e che la parola che si dava doveva essere mantenuta a tutti i costi. Ma se per caso aveva intenzione anche solo di toccarmi con un dito ero vben contenta, anzi non speravo altro.... Ho perciò accettato tutto e ho visto in lui un viso molto soddisfatto. Dopo due giorni mi arrivò la telefonata che avevo superato l’esame, che dovevo dimettermi dal lavoro precedente e una volta trascorso il preavviso dovevo presentarmi nell’ufficio dell’amministratore delegato. Sono stata sua assistente per due anni, sempre con il massimo rispetto reciproco, gli davo del lei e lui pure. Era molto impegnativo. Faceva affari in gran parte del mondo, a volte partivano di punto in bianco e io dovevo essere sempre pronta a partire con lui, ma sempre poi negli alberghi stanze separate. Io sognavo un giorno che tentasse un approccio ma lui mai. Però mentre all’inizio era parco di complimenti, con il tempo è diventato sempre più cortese. Lo apprezzavo tantissimo: era duro duro e autoritario, sapeva trattare con i partner commerciali ma era inflessibile con i dipendenti. La sua parole era una e la manteneva sempre, ma soprattutto dava ordini in un modo cosi autorevole che era impossibile obiettare niente. Io dicevo sempre «sì dottore», «come desidera dottore» e sempre con il sorriso, anche quando gli presentavo una questione. Era veramente molto rassicurante, avrebbe saputo trovare una soluzione per ogni problema e io ero sempre più innamorata di lui, mi piaceva tutto di lui, ma soprattutto la sua autorità, mi dava non solo sicurezza anche eccitazione...» «Mi piacciono questi commenti personali e un po’ più intimi!» Lei ha sorriso «Allora ti aggiungo che c’era anche un dress code preciso: dovevo sempre avere un tailleur elegante perché riunioni con altri anche improvvise erano frequenti e io dovevo essere sempre a posto in tutto tanto che tenevo anche un paio di calze di riserva in borsetta, trucchi e rossetto. Lui mi ha detto subito che la gonna doveva essere al ginocchio al massimo e avere uno spacco: questo era l’unica concessione ai suoi gusti perché in effetti ciò significava gonne aderenti che modellavano e quindi strette, così risaltavano un po’ le curve e del resto le gambe sono state sempre il mio migliore asset! E anche qui devo dire che questa cosa mi affascinava e mi eccitava. Invece sopra la giacca doveva stare aperta e la camicia piuttosto sbottonata ma dato che il mio seno non è grosso, l’effetto non era tanto» e ha riso. Ho chiesto «e dell’intimo cosa ordinava?» «Per ora nulla, magari ne riparleremo» e ha riso. Il racconto cominciava ad essere interessante, capivo che voleva essere un po’ stimolata perché aveva voglia di parlare ma nello stesso tempo voleva rendersi conto che fossi preso dalle sue parole. Io intanto le versavo abbondante vino nel bicchiere che lei beveva tranquillamente, con la speranza che in vino veritas e si fosse lasciata andare di più in particolari piccanti «Quando sono cambiate le cose?» «Ho capito ben presto che aveva una compagna: non ne parlava mai ma da qualche indizio lo avevo intuito. Andavamo spesso in altre città europee, soprattutto Londra e mentre in albergo avevamo non solo camere separate ma anche livelli di qualità differente, in aereo stavamo vicini, sempre senza alcuna confidenza e una volta mi ha detto nel viaggio che doveva ricordarsi di comprare qualcosa per la sua compagna perché saremmo tornati il giorno di San Valentino. Non avevo il coraggio di chiedere nulla ma mi ha detto che in effetti questa sua vita così intensa provocava a volte tensioni. Dal chè ho dedotto che voleva calmarla con un dono. In effetti però avevamo poco tempo e non era pensabile girare per negozi per cui alla fine quando eravamo sula via al ritorno, gli ho consigliato di comprare qualcosa in un duty free. Lui ha apprezzato e mi ha chiesto che cosa secondo me poteva andar bene, in questo non era molto esperto. Senza sapere nulla di lei mi è venuto il consiglio di un buon profumo e lui ha accettato e mi ha detto se gliene segnalavo uno. Spontaneamente mi è venuto da dire Chanel n.5 e lui mi ha chiesto subito perchè e cosa aveva di speciale. Io sono arrossita presa alla sprovvista lui ha riso e mia detto su non si vergogni me lo dica! E per la prima volta mi sono lasciata andare: perché era il profumo preferito di Marylin Monroe che diceva che le piaceva andare a letto vestita unicamente di qualche goccia di quel profumo. Ero rossa come un peperone, lui mi ha detto Alessandra, non la facevo così audace, si deve nascondere in lei un carattere interessante! E ha comprato subito il profumo. E il giorno dopo mi ha detto: regalo azzeccato! Da un certo punto di vista mi era data la zappa sui piedi ma a lungo termine la cosa avrebbe avuto un bel risultato: comunque avevo fatto un piccolo primo colpo su di lui. Io ero fortemente lusingata dal suo commento e, riconosco, mi ha eccitata moltissimo anche nei giorni successivi quando ci ripensavo. Tuttavia la storia con lei non deve essere continuata molto, perché no ho più avuto occasione di sentirne parlare. Fin dall’inizio ho potuto partecipare a party o festicciole che capitavano, per inaugurazioni, firme di accordi, piccole convention. Ero sempre al suo fianco con la mia tenuta ma sempre distaccata, per non dar adito a commenti, anche sapevo che c’erano. Lui non se ne curava ma era sempre freddo nel modo di fare. Mi piacevano tantissimo, conoscevo tanta gente e mi capitavano anche diversi approcci, anche di persone importanti. Ne ero felice ma sapevo che non potevo accettare nulla. Con il passare del tempo però la mancanza di un uomo mi pesava e la tentazione di cedere o di passare una notte con qualcuno particolarmente interessante si faceva molto forte e difficile da sopportare. Una volta, erano trascorsi già molti mesi, uno veramente bello e di grande classe durante una di questi party mi si è avvicinato e ha cominciato a parlarmi riempiendomi di complimenti. Forse erano anche falsi, ma mi piacevano, era interessante la conversazione e aveva il dono di farti sentire oltre che bella, intelligente e brillante e toccava molti argomenti femminili» Le ho chiesto «Ti eccitava?» «Tantissimo...» «Immagino che dopo tanta astinenza il desiderio di un uomo fosse forte!» «In effetti la mancanza di un uomo spingeva molto, ma era comunque affascinante. Avevo deciso di cedere se mi avesse fatto una proposta. Ad un certo punto mi ha chiesto se potevamo scambiarci il numero di telefono. A dir la verità all’epoca avevo solo il cellulare aziendale, ma lo portavo sempre con me e ho deciso di darglielo. Lui era molto soddisfatto e mi ha chiesto se potevamo vederci ancora, avrebbe avuto piacere di invitarmi ad una cena e avremmo potuto continuare la nostra conversazione in modo più appartato. Il ristorante era molto famoso e costoso e la cosa mi attirava parecchio, avevo voglia di lui e tutto faceva propendere per il sì, ma con un guizzo gli ho risposto. Molto volentieri, mi piacerebbe molto accetterei l’invito ma ho una cosa in sospeso, per sicurezza sentiamoci domani. Mi ha risposto: intanto prenoto? Sì ho detto, decisa di trascorrere in questo modo la serata per una volta e non a casa da sola, quando non ero impegnata con il lavoro. Il problema però è sorto qualche minuto dopo quando lui è venuto da me e mi ha detto: Ho visto che chiacchierava con XXX, cosa voleva? Ioero imbarazzatissima, rossa in volto. Non mi dica bugie, non lo sopporto e si vede benissimo quando le dice! Il tono era durissimo io sarei andata sottoterra. Ho farfugliato qualcosa ma lui ha preteso che raccontassi tutto per filo e per segno. Alessandra, non si dimentichi che anche questo è lavoro e non tempo libero! Lei mi deve dire che cosa ha detto e che cosa ha fatto, in modo preciso! La voce era tremenda io mi stavo sciogliendo quasi dalla paura e allora ho raccontato tutto compresa la mia risposta. La sua reazione è stata durissima: ‘Si rende conto che lei ha utilizzato il suo tempo di lavoro per intrecciare relazioni affettive?!? Ma come si è permessa??? Domattina ne riparliamo! Intanto è sospesa dal suo incarico, si presenti in ufficio alle 9’ ‘Mi scusi dottore... io non pensavo...’ ‘Basta scuse, ha tradito la mia fiducia, domani ho detto e adesso se ne vada!’ Sono uscita e mi sono messa a piangere, avevo rovinato tutto! All’inizio mi sembrava una reazione spropositata ma poi il senso di colpa mi ha completamente presa e dentro avevo la disperazione di aver perso un lavoro ottimo, di aver compromesso il mio futuro e avevo allontanato la remota possibilità di avere una storia con lui. La notte non ho dormito e la mattina dopo, truccata abbondantemente per coprire l’insonnia, mi sono presentata 10 minuti prima dell’ora stabilita. Di solito lui era puntuale, mi ha visto e non mi ha salutato e mi ha fatto entrare solo alle 9 e mezza passate, mentre io friggevo... ‘Alessandra, lei mi ha deluso profondamente: in questi mesi avevo imparato ad apprezzarla, mi sembrava una donna sincera devota al lavoro e invece mi ritrovo una ragazzetta che al primo approccio di un marpione durante il lavoro ci casca. E poi magari dopo un po’ lui le estorce, nei momenti più intimi, anche informazioni importanti! Come se non lo conoscessi quel tipo! Lei non sa con chi ha avuto a che fare, io sì. L’avrebbe corteggiata un po’, portata a letto per qualche tempo e poi l’avrebbe scaricata come ha fatto tante altre volte. Ma forse a lei questo non interessava, intanto... Sono profondamente amareggiato: lei era lì per assistermi, durante l’orario di lavoro, per darmi un aiuto, fra l’altro con il vantaggio di un’occasione simpatica e e leggera. Sa quante sue colleghe avrebbero voluto essere al suo posto? Ma facciamo così, per capire meglio per ora la mando a fare le buste paga e io ne trovo un’altra che sappia come si fa questo lavoro!’ Io ero a terra psicologicamente, non avevo nessuna voglia di contraddirlo ‘Dottore la prego, le chiedo umilmente perdono. Riconosco di aver sbagliato, non so ancora perché ho compiuto questa leggerezza, forse perché sono una donna giovane e da tempo non ho una storia, lei ha perfettamente ragione ad essere arrabbiato con me e ha tutto il diritto di punirmi per questo. Le chiedo solo di valutare che è stato il primo errore che ho fatto le chiedo di darmi una seconda possibilità’ ‘Sì, così ha l’occasione per intrecciare un’altra tresca!’ ‘Anche se solo per pochi mesi l’ho apprezzata , è un uomo giusto anche se severo, sincero anche se autoritario, è stato un grande onore e un grande piacere assisterla. E per questo il mio dolore è grande. Le giuro che non succederà mai più, ma non solo. Certamente non uscirò con quella persona ma le prometto che oltre che evitare ogni approccio durante il lavoro, lo farò anche fuori dal lavoro e se qualcuno che mi potesse comunque interessare mi farà un invito, prima di accettare chiederò il suo permesso, esisterà solo il lavoro per me’ Lui è rimasto scosso dalle mie parole ‘Non esageriamo adesso, non ho nessun diritto a chiedere certe cose sula sua vita privata’ ‘Lo so, ma sono io che le do questo diritto, le do le chiavi del mio cuore. Le ripeto dottore che da questo momento esisterà solo il lavoro che verrà prima di tutto anche della mia vita affettiva e lei rappresenta il lavoro’ Lui è rimasto molto pensieroso ‘Non mi aspettavo queste parole, devo dire che le fanno onore per la dedizione che sta dimostrando, in questo momento a parole ma sono sicuro che lei manterrà fede alle sue promesse. Revoco il provvedimento che avevo già preso e comunicato, in via temporanea per vedere il suo comportamento ma la avviso, che se riscontrassi anche solo un’altra scorrettezza o manchevolezza, rispetto non solo ai contratti di lavoro ma alle parole che mi ha detto, questa volta ci sarà il licenziamento!’ Poi ha guardato l’orologio e mi ha detto di riprendere il mio posto, che c’era molto da fare, che con il mio comportamento gli avevo fatto perdere tempo prezioso... Era ancora molto duro nella voce, ma sentivo che era cambiato. Un mese dopo neanche si è ripresentata una festicciola e questa volta non l’ mai abbandonato, neanche per un minuto e quando si avvicinava qualcuno per parlarmi subito mi voltavo verso di lui. Se possibile ero ancora più deferente, cercavo di prevenire quello che avrebbe voluto e l’atmosfera si è totalmente rasserenata poco dopo. Lui però stava cambiando, lo vedevo più interessato a me, mi guardava a volte con occhi diversi e io cercavo di accontentarli accavallando spesso la gamba in modo che fosse più possibile scoperta. Una volta ho azzardato a mettere delle autoreggenti, in modo che si intuisse l’inizio dell’elastico e ho visto che mi fissava più spesso proprio lì. La vera svolta è avvenuta però poco prima del Natale di quell’anno. Era solito partecipare ad una festa in grande stile, di gala, dove c’erano alti papaveri di varie industrie e l’anno passato, io ero già sua segretaria, era andato con la sua compagna ma quest’anno lui non l’aveva più a meno chè non l’avesse trovata negli ultimi tempi. Mi chiedevo che cosa avrebbe fatto, perché la festa era sostanzialmente l’evento dell’anno. Circa tre settimane prima della data, mentre tornavamo da una trasferta in treno lui mi ha detto: ‘Sono contento che quell’incidente sia trascorso e tutto sia tornato come prima senza lasciare segni. Ho potuto apprezzarla ancora e devo dire che sta facendo un ottimo lavoro. Io ho un problema che posso superare solo con la sua collaborazione, ma le dico fin d’ora che lei non è tenuta a rispondermi di sì ma è libera di rispondere come vuole e questo non intaccherà minimamente i nostri rapporti. Trattandosi di una cosa che è al di fuori del lavoro, non ho alcun diritto e quindi deve trattarsi di una libera scelta. Fra tre settimane ci sarà il gran galà di Natale e generalmente io sono andato sempre accompagnato, ma, come forse saprà mi sono lasciato con la mia compagna. Le chiederei se le farebbe piacere accompagnarmi. Non gliel’ho mai detto perché non ci siano equivoci, ma lei ha una sua bella presenza che sarebbe apprezzata. Ripeto, se mi dice di non, non c’è alcun problema!’ Io non stavo nella pelle, era la più bella occasione che mi era mai capitata, una festa sicuramente di grandissima classe con l’uomo più bello che conoscevo e di cui ero follemente innamorata, anche se lui non lo sapeva. ‘Dottore, è un grandissimo onore per me questo invito, un piacere davvero enorme: ho il cuore pieno di gioia, io accetto volentieri, sperando di essere all’altezza del mio compito!’ L’ho visto soddisfatto ma ha aggiunto ‘grazie Alessandra, ma vorrei precisare che non deve pensare a questo invito come a una avance’ ‘Io gli avrei già buttato le braccia al collo, non vedevo l’ora di avere sue avances ma ho risposto ‘Certo dottore, comprendo benissimo non si preoccupi, io sono solo felice che lei mi abbia invitato’ Sembrava molto più tranquillo e rilassato io invece ero preoccupata per la mise più adatta. Ho chiesto ad amiche come vestirmi ma il concetto alla base era il tipo di festa. Un giorno gli ho chiesto ‘dottore, essendo per me la prima volta, avrei bisogno di qualche consiglio sul tipo di vestito. Immagino lungo vero?’ ‘Sì ed elegante, non colori vistosi ma un po’ si deve notare, per il resto non sono un esperto...’ Mi sono fatta coraggio: ‘Mi piacerebbe un po’ audace, ma chiedo a lei, non voglio farle fare una brutta figura’ Lui mi ha guardato, mi ha sorriso ‘Sono sicuro che non mi farai fare una brutta figura!’ Il cuore mi batteva all’impazzata e sono corsa dalla mia amica estetista che mi dava sempre consigli e insieme abbiamo pensato che era l’occasione per fare colpo su di lui. Vestito lungo molto scollato dietro e questo significava niente reggiseno. Il seno veniva coperto da due passanti che si univano dietro il collo, lasciando un bello scavo davanti. Tessuto di maglina di seta, brillante sul nero con fili argentati luminosi, lungo ma con un spacco vertiginoso in un fianco. Ero convinta che a lui piacessero gli spacchi. Sandali con tacco 12. Depilazione totale e alla fine ho deciso anche senza mutandine, mi segnavano un po’ i fianchi e lo spacco poteva risalire parecchio. Acconciatura con i capelli raccolti. Facevo un figurone, la mia amica estetista mi diceva che ero irrestibile e un uomo avrebbe avuto immediatamente la tentazione di me e, ridendo, ha aggiunto di togliermelo. Io le ho risposto ‘Niente di più facile se ci prova’, bastava far scendere i passanti dalle spalle e il vestito sarebbe caduto lasciandomi completamente nuda. Quando è venuto a prendermi lui mi ha detto. ‘Splendida, sapevo che non avresti fatto sfigurare’ Quando sono entrata nel locale molti si sono voltati a guardarli e lui era molto felice di questo. Ci siamo seduto in una tavolo da 4, c’era anche un’altra coppia, spiritosa, la conversazione è stata brillante. Finita la cena c’era il ballo ma poco dopo ci siamo riseduti al tavolo, eravamo soli. Ho visto che mi fissava intensamente, io gli sorridevo continuamente. Ho posato la mano sinistra sul tavolo e accavallato la gamba della sua parte, lo spacco si aperto tantissimo e si intuiva che non avevano intimo sotto. Ha messo la sua mano sulla mia ‘Ti dispiace?’ Io ho sentito un brivido di piacere intensissimo ‘Per nulla, anzi, mi piace molto’ e gli ho stretto il pollice, ho socchiuso la bocca ‘E’ stupendo stare qui con lei, non potrei desiderare altro...’ Sorridendo mi ha detto ‘Una serata così bella non può che finire in un modo’ Sia la voce, sia lui stesso si stavano trasformando da galanti a decisi che non ammettevano rifiuti ‘Dottore, mi faccia scoprire qual è il modo migliore per finire questa serata...’ gli occhi mi fissavano i seni, in effetti i capezzoli si erano induriti e spuntavano in rilievo dalla maglina ‘Credo Alessandra che lei lo abbia già capito e che la prospettiva le piaccia’ Ero eccitatissima, ho accavallato ancora di più la gamba perché fosse chiaro che non avevo intimo e forse aveva visto anche il pube depilato, ma poi con una mano ho raccolto il vestito quasi per ricoprire la gamba ma lui mi ha detto ‘lasci stare com’era prima, è troppo affascinante. Aveva quel tono di voce imperioso che mi faceva impazzire, non era possibile resistergli, perciò ho riscostato la gonna e aperto lo spacco in modo evidente. Qualcuno dai tavoli vicini guardava ma non mi interessava, i suoi occhi erano illuminati, era fantastico. Poi dopo avermi ben osservato le gambe ha rivolto gli occhi al seno. I capezzoli erano durissimi ed erano evidenti pur sotto il vestito ‘Alessandra...’ mi stringeva forte la mano ‘Lei lo sa cosa vorrei ora...’ Io ero titubante non sapevo se avevo capito bene La voce diventava sempre più decisa ‘Su Alessandra, lo faccia per me’ Con una mano sono andata al passante del seno destro e l’ho leggermente scostato La voce era dura ‘Non basta!’ L’ho guardato ‘Non devo dirle niente lei lo sa cosa deve fare’ Era impossibile resistergli: ho spostato il passante finché non è spuntato il capezzolo ‘Brava, adesso si chini leggermente in avanti così apprezzo meglio la forma del seno’ Ho eseguito all’istante, ero al colmo dell’eccitazione. Lui ha riso si è messo più composto ‘Adesso si risistemi, volevo vedere fino a che punto avrebbe fatto quello che desideravo’ Mi sono accorta in quel momento che una coppia del tavolo vicino aveva visto tutto e sono arrossita ‘Alessandra, è stata fantastica, mia ha conquistato!’ Io gli ho sorriso e gli ho stretto la mano ‘Anche lei è stato fantastico e mi ha conquistata...’ Ho aperto la bocca per mandargli un bacio e sono rimasta semichiusa... ero molto sensuale. Nello stesso tempo è arrivata la coppia con noi al tavolo: gli occhi dell’uomo erano puntati sulla mia gamba praticamente nuda e poi sul capezzolo mezzo fuori. Ho tentato con una mossa di coprirlo, ma il passante che avevo allargato per mostrarlo ora restava lento ed era comunque abbastanza evidente e semiscoperto lateralmente. Lui si compiaceva dello spettacolo e con un impercettibile cenno mi ha fatto capire di restare così: io per compiacerlo ancora di più mi sono leggermente chinata, così il passante era a cnor apiù largo e il mio piccolo seno più libero e più visibile. Mi ha sorriso ‘Brava, molto brava, mi sono proprio divertito questa sera. E’ ora però di andare adesso, dobbiamo festeggiare!’ L’uomo al tavolo con un sorriso ha commentato: ‘Mi pare giusto una serata così va proprio festeggiata fino in fondo’. Stranamente non ero imbarazzata, il suo sorriso mi tranquillizzava molto, mi sentivo sicura nell’affidarmi a lui, sotto la sua protezione. Ero felicissima e non vedevo l’ora di fare l’amore con lui».
L’avevo lasciata raccontare fino a quel momento, effettivamente mi aveva preso molto, era brava ed interessante ed inoltre farsi vedere partecipi giovava molta anche nella relazione con lei, si sentiva molto considerata. Ma al di là di questo, cominciavo a intuire com’era Sandra, mi stava piacendo molto anche lei e intuivo che aveva un carattere che avrei gradito molto. Ero poi sempre più convinto che questa serata e la cena era stata strategica, voleva una storia con me ma anche farmi capire cosa le piaceva. Stava proseguendo il suo racconto per l’ultima parte ma ormai il ristorante stava chiudendo, erano ore che eravamo lì, c’era solo un’altra coppia. Allora ho fatto la mia mossa, le ho preso la mano come aveva fatto suo marito la prima volta, e lei nello stesso identico modo che aveva descritto mi ha stretto il pollice e mi ha sorriso «che bello sentirsi stringere la mano da un uomo e poterla stringere, quanto mi è mancato!» «Forse un po’ meno da quando l’avevi incontrato la prima volta, siamo stati più rapidi ora...» «Sì certo, intendevo da quando mio marito me l’ha stretta l’ultima volta è passato un anno, mi manca tantissimo, ma non voglio fare la vedova inconsolabile...» Si è fermata e ho pensato che volesse dire ‘mi piacerebbe incontrare un altro come lui’ ma non l’ha detto, però ha accavallato la gamba più possibile e ora l’elastico dell’autoreggente era tutto scoperto e si vedeva un pezzo della gamba nuda. Era veramente molto eccitante. L’ho guardata sorridendo mostrando apertamente che avevo fissato la sua gamba «A questo punto, visto che siamo sull’onda dei ricordi, non resta che chiederti di fare quello che ti aveva chiesto lui. Sandra ha riso, ha aperto un po’ la giacca e ha sbottonato un bottone della camicia, non aveva il reggiseno e lo scavo dei seni era ora profondo. L’altra coppia la stava guardando e così pure un cameriere. «Non credo che tu sia imbarazzata, continua!» le ho detto in modo deciso. Lei ha sorriso «se me lo chiedi così non posso che ubbidirti...» ha sollevato un lembo della camicia in modo che fosse molto lento e facesse una gobba sul seno destro, Intravvedevo ma il gioco mi piaceva molto, ero già molto duro. «Di più, non vedo bene» Si è un po’ chinata. In modo duro le ho detto: «Non ci siamo capiti, fallo uscire voglio vedere com’è e quanto è duro!» Sandra ha immediatamente ubbidito e ha fatto fuoriuscire il capezzolo destro, era un chiodo appuntito su una piccola tetta, poi ha rimesso la mano sul tavolo. Gliel’ho presa e ho detto «Bene, vedo che sei eccitata!» Ho allungato la mia mano sulla sua gamba, ha avuto come un brivido, gli altri guardavano, la donna però si stava alzando, forse non voleva che il marito continuasse a osservare lo spettacolo. «Dimmi quanto sei eccitata!» «Da morire... e tu?» «Anche io ma dimmi meglio quanto sei eccitata!» Effettivamente più le parlavo in modo deciso e autoritario più lei ubbidiva. «Beh … sono molto eccitata come si può vedere...» «E tra le gambe come sei? Dimmelo su!» La voce era proprio dura ora e lei ha risposto «Bagnata...» «Solo?» «Bagnata fradicia!» «E più ti ordino piu?» «più mi bagno...» Avrei voluto metterle una mano tra le cosce ma non era più possibile lì, dovevamo andare via. «Ti accompagno a casa» Era infatti venuta con un taxi. «Grazie» mi ha detto mentre si ricomponeva. «Non allacciarti il bottone della camicia finché sei con me!» «Come desideri!» il suo servilismo mi faceva impazzire, Siamo saliti in macchina, io ero ancora combattuto se fare l’affondo finale o troncare, c’era in ballo il lavoro, temevo di perderlo ora che avevo raggiunto, così giovane una posizione così bella. «E’ stata una cena fantastica» ha cominciato lei «e sinceramente tu sei stato stupendo, mi hai eccitata davvero molto...» «Anche tu sei stata fantastica e anche tu mi hai eccitata molto. Cosa ti piace di me? «Come mi ordini... sento un brivido di piacere ogni volta che mi ordini qualcosa! E a te? «Come ubbidisci, e immagino che obbediresti sempre di più in situazione piacevoli... » Lei ha sorriso «Mettimi alla prova» Mi sono fermato, eravamo arrivati, l’ultima frase mi aveva colpito e non ho resistito, l’ho abbracciata e baciata, la sua lingua in un istante era nella mia bocca, le sue mani mi stringevano forte al collo. Io con la mano libera mi sono intrufolato dentro la camicia, le ho preso la tettina e tra le dita ho stretto il capezzolo durissimo. Sandra ansimava, mugolava mentre mi baciava appassionatamente, sentivo un «sìììì» soffocato. Ho allungato la mano allora dentro la gonna, lei ha aperto immediatamente le gambe il più possibile e sono arrivato alla figa, scoprendo che non aveva mutandine, e la mano ha sentito un lago. Si è staccata dal bacio e mi ha detto «Come puoi vedere, non porto mai intimo, di nessun genere, un ordine di mio marito che non ho più trasgredito .. a meno chè tu non voglia diversamente!» «brava, continua così, solo autoreggenti nere d’ora in poi perché te lo ordino io!» «Sì come vuoi tu» Era sempre più bagnata. Mi ha cominciato a slacciare la cerniera dei pantaloni. La camicetta era sbottonata e per la prima volta ho visto che perché l’altro capezzolo sembrava diverso da sopra la camicia. Aveva un piercing con un anello «Bello vero? Ti racconterò la storia un giorno.. ma adesso non abbiamo tempo!» «Senti Sandra, prima di continuare devo dirti una cosa. Per policy dello studio, è vietato avere storie con i clienti, e tu sei mia cliente. Se succede, ho cambi professionista e io io d evo lasciare lo studio. E io non voglio nessuna delle due cose. Perciò sono imbarazzato a dirtelo, mi dispiace enormemente perché tu mi piaci da impazzire, ma non possiamo continuare. E’ stata una cena stupenda un dopo, ancora di più, ma ora dobbiamo terminare. Sandra è stata completamente spiazzata. Si è bloccata «No, ti prego, dimmi che non è vero! E’ un anno che non ho un uomo e ora che l’ho trovato proprio come avrei voluto, lo devo perdere per una regola stupida!» «Mi dispiace ma è stato meglio dirtelo subito, per non farsi illusioni». E’ ammutolita. Si è ricomposta, mi ha dato un ultimo bacio ed è entrata in casa. Io mi dicevo se ero uno stupido a lasciare un’occasione come questa, e fra l’altro con la prospettiva di una relazione molto eccitante, mi ricordavo le più belle che avevo avuto... Ma non potevo rischiare tutto il mio futuro, mi consolavo dicendo che avrei trovato presto qualcuna come lei.
La mattina dopo abbastanza presto una telefonata in studio da Sandra «Stasera deve venire da me perché ho trovato documenti interessanti per il caso di mio marito e le assicurazioni. Sono incartamenti grossi e occorre che lei venga. Non si preoccupi per la cena, la preparo io se faremo tardi, ma è necessario che lei venga». Dovevo far finta di credere a tutto ma dentro di me sapevo che era una trovata sua e mi interrogato che cosa aveva escogitato.
Terminato il lavoro di studio, mi sono recato immediatamente da lei e appena ha aperto la porta ho capito immediatamente che non si rassegnava: aveva un vestito lungo che assomigliava tantissimo a quello che mi aveva descritto della serata di gala quando si era messa con il futuro marito. Mi ha messo subito le braccia al collo e mi ha baciato. Scherzando le ho detto allora «Ero venuto per quella documentazione...» «Eccola, credo che ancora non l’avevi vista tutta...» E con un movimento veloce ha spostato i passanti dalle spalle, il vestito è caduto subito e lei è rimasta completamente nuda e solo con i sandali con tacco alto. Era stupenda, un gran bel corpo se non fosse stato per le tettine. Spiccava sul capezzolo l’anellino del piercing «Allora, sono interessanti questi documenti?» mi ha detto sorridendo. Ero totalmente stupito, una donna che praticamente al secondo incontro si offriva così, e di quella bellezza era veramente qualcosa di assolutamente eccitante. L’idea che fosse una milf esperta, che mi aveva fatto capire di essere docile e disponibile ai miei desideri la rendeva irresistibile; a ciò si aggiungeva la mia relativa inesperienza, nel senso che avevo già avuto molte donne, ma così sottomesso neanche tante. Perciò ho ceduto ai sensi: «Direi moltissimo... e anche gli argomenti sono molto belli!» Si è avvicinata «Adesso vediamo i tuoi argomenti» e ha cominciato a spogliarmi. Strisciava tutto il suo corpo su di me, eccitandomi non poco e mi sussurrava che non vedeva l’ora di far l’amore con me. Prima mi ha tolto giacca, cravatta e camicia e poi ha cominciato a slacciare la cintura dei pantaloni. «Ferma. Sono io che do gli ordini e quindi ti dico cosa devi fare. E’ così che piace a me e a te!» Sì è fermata. «Hai ragione... però ti chiedo un’eccezione, vorrei continuare a raccontarti quello che è successo la prima notte con il mio futuro marito, ma non con le parole, ma con i fatti... Ti chiedo solo di lasciarmelo fare questa notte, poi non dirò più nulla e farò solo quello che vorrai tu. Tutto, ripeto, tutto quello che vorrai...» La richiesta era sensata e mi faceva gioco, era un modo per conoscerla, per conoscere la sua sessualità e quella con il marito che l’aveva tanto soddisfatta. Le ho accarezzato la testa, l’ho baciata e le ho detto «Ok per stasera concesso, ma a una condizione, d’ora poi mi ubbidirai sempre e non mi dirai mai di no!» La voce non ammetteva repliche «Accetto tutto, sono talmente eccitata, mi sento un fuoco irresistibile dentro che non posso che fare tutto quello che vuoi... e mi piace da impazzire l’idea...» «Ok allora fai tutto quello che hai fatto con tuo marito quella sera, sono curioso e voglio sapere, ma che sia esattamente così». Allora si è abbassata in ginocchio, mi ha finito di slacciare i pantaloni, mi ha abbassato le mutande e immediatamente si è messa a succhiarmi il cazzo mentre con le mani finiva di abbassare i miei vestiti.
Già l’eccitazione era enorme ma l’idea che stesse facendo le stesse cose che aveva fatto al suo amato marito mi faceva impazzire. Era bravissima, si vedeva che era esperta e che era stata bene educata. In poco tempo aveva tutto il mio cazzo in gola, mi teneva per fianchi per potere spingere in gola più possibile il cazzo: se questo era l’aperitivo, doveva essere una troia da urlo e mi ripetevo che avevo fatto bene a cedere. Mi ha preso poi il cazzo in mano e mi la leccato le palle subito, stavo già per godere: l’ho fermata, le ho preso i capelli in mano e l’ho costretta e ad alzare la testa per guardarmi «E tu già la prima volta con lui hai fatto questo?» «Non ero ancora così brava, è stato lui ad insegnarmi, ma l’atto è stato questo...» «basta eufemismi: come si chiama?» Ho deciso di farla parlare volgarmente perché volevo innanzitutto darle un ordine per dominarla e secondo perché mi eccitava: vedere quella signora così bella ed elegante, di classe essere volgare nel sesso mi eccitava trovo. Lei ha sorriso «pompino o bocchino, come preferisci...» Soddisfatto con tono sempre più dure e tenendole sempre più stretta la testa rivolta verso di me mi sono piegato a pochi centimentri dalla facie e quasi urlando le ho detto: «Bene, andiamo avanti con e le lezioni di italiano: questo come si chiama?» «Cazzo» «e qual è il tuo compito» «farlo sborrare» «e cosa ti piace?» «farmi scopare» «Brava, sei una brava troia, si vede che hai capito bene come ti devi comportare» Sorrideva «Sì, grazie per avermi detto che sono una brava troia» «scommetto che però la prima volta con tuo marito non facevi così!» «No, ancora no...» Ero soddisfatto anche di questa risposta. «Scommetto anche che sei eccitata» «Tantissimo... mi stai facendo impazzire...» «toccati, infilati due dita e poi mostramele!» Lei lo ha fatto, sempre sorridendo e poi mi ha detto «Però con mio marito quella volta ero bagnata uguale...» «Dove?» «Nella figa» «Succhiatele e poi continua a fare quello che avevi fatto con tuo marito» Lei le ha succhiate e mi ha detto «Non mi ero sbagliata a pensare che tu eri un uomo adatto a me, mi fai impazzire quando mi ordini così... Non resisto dalla voglia di masturbarmi» «Non ci provare nemmeno!» Sandra allora ha ripreso a succhiarmi infilando in un colpo solo tutto il cazzo in gola. Io non volevo fermarla, non volevo dare l’impressione di resistere meno di suo marito, ma effettivamente ero di nuovo sulla soglia di venire, per fortuna lei ha smesso. Mi ha accompagnato nella stanza da letto, ho appena intravvisto che sul comodino c’erano parecchi vibratori e dildi, mi sono steso e lei è venuta sopra di me: dopo avermi baciato, piano piano si è girata e si è messa in posizione da 69. In pochi secondi il mio cazzo era già in gola. Ha allargato le gambe e mi spinto la figa sulla bocca «Troppo presto, voglio vedere come sei brava prima...» Ha pompato due o tre volte e poi si è alzata e mi ha detto «Quando l’ho fatto con lui la prima volta quella sera non ero così brava e lui mi ha leccato subito la figa. Però poi con il tempo ha preteso sempre che il suo cazzo fosse in gola e anche lui aspettava prima di leccarmela, perché poi io godo quasi subito... Mi piacerebbe poi che mi tenessi anche la testa mentre ti succhio, mi eccita di più sapere che sono nelle *** mani...» Il cazzo si è indurito ancora di più se era possibile: subito sono andato alla sua testa e con le mani le spingevo la nuca e la tenevo spinta per alcuni secondi, era fenomenale. Ho cominciato a leccarle la figa, con la lingua le titillavo il clitoride e sono bastati credi un paio di minuti che subito ha cominciato ad agitarsi, aveva comune spasimo. Ho allentato la presa sul collo ma lei non abbandonava il cazzo, e poi ha fatto un specie di piccolo urlo soffocato sentivo che stava godendo. Era scatenata ora, ho ripreso la testa tra le mani e con qualche colpo di reni le ho scopato la gola e sono venuto anche io, troppo presto per quello che pensavo ma non ce la facevo proprio a resistere. Sentivo che deglutiva continuamente, con fatica, ha poi sollevato la testa e il cazzo era bagnato si bava frammista a sborra, con la lingua leccava e poi ingoiava tutto, era bravissima. E nel frattempo diceva «Fantastico... da quanto non avevo un orgasmo così, sei stato superlativo, una goduta mondiale... Ti adoro, mi piaci da morire, voglio tutta la tua sborra non perderne neanche una goccia.. è più di un anno che sono senza... la mia *****... ero in astinenza e per fortuna tu me ne hai data una dose» Finito il compito si è stesa di fianco a me appoggiando la testa sul mio petto. «Per me è stato bellissimo, quando mi ordinavi e mi tenevi mi facevi impazzire.. e sono impazzita subito! E a te è piaciuto?» «Moltissimo, anche a me mi hai fatto godere in un tempo così ridotto che non è nel mio stile, significa che sei fantastica e bravissima. Ma di ordini te ne ho dati pochi, sono abituato a ben di più!» «Non vedo l’ora, e la sera non è ancora finita...» Ho girato la testa e ho contato almeno dieci vibratori di varie forme e stili, alcuni anche anali. Lei ha sorriso e mi ha detto «Ogni sera mi devo consolare e allora mi piace averli in vista così scelgo ogni volta quale usare...»
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