Teresa (la fine) e Ariane
La nostra storia durò due anni accademici, quelli che mancavano a Teresa – più grande di me – per laurearsi e riprendere, definitivamente, la strada di casa, dove la attendeva un lavoro nella farmacia di famiglia, nella piazza principale del suo paese. Ci abbracciammo a lungo e in lacrime ci promettemmo reciprocamente di rivederci a Torino, a Treviso, a metà strada a Milano. Ma non accadde, se non molti anni dopo.
Un aiuto a superare il colpo dell’addio di Teresa, me lo diede il periodo trascorso a Grenoble per un semestre accademico. Pensavo che, forse, avrei incontrato un’altra studentessa come Teresa e invece ebbi una breve relazione con una ragazza del posto, Ariane, che lavorava nel minimarket dove andavo a fare la spesa. All’inizio fu il mio francese dall’accento improbabile a farla sorridere, la prima volta che mi rivolsi a lei per un’informazione (figuriamoci, cercavo lo scaffale della pasta); da quel momento, tutte le volte che ci incontravamo, scambiavamo due parole o anche solo un sorriso.
Una sera andai a fare la spesa poco prima della chiusura e quando Ariane mi vide, venne subito verso di me e mi chiese:
- Ti interessa un concerto rock? Suonano dei nostri amici e c’è bisogno di pubblico
- Va bene, volentieri
- Se passiamo a prenderti fra un’ora qui davanti, riesci ad esserci? –
- Sì, sì sarò puntualissima
Feci un salto a casa a depositare la spesa e sistemarmi un po’ e mi feci trovare all’appuntamento: poco dopo arrivò Ariane in macchina con due amiche, Christiane e Marion.
Nel giro di venti minuti arrivammo nel locale, una ex discoteca, dove avevano organizzato il concerto. C’erano forse 90-100 ragazzi in piedi sotto il palco dove una band stava sistemando gli strumenti. Al basso c’era una ragazza alta, con il volto mezzo nascosto da lunghi capelli nerissimi con sfumature viola, t-shirt rigorosamente nera e jeans a vita bassa, rigorosamente sdruciti. Vedendoci entrare, ci fece un gran sorriso e ci salutò alzando la mano.
- Quella è Irène, la ragazza di Marion –mi spiegò Ariane.
- Sono insieme? dissi, incerta se avevo capito o meno.
- Ma sì, dai. Non mi dirai che la cosa ti sconvolge
- No, no. Davvero –
Ecco che certi pensieri tornano in primo piano, riflettei. La sala intanto si era riempita, le luci si erano abbassate, tranne gli spot che puntavano sul palco, il batterista diede il tempo 1, 2, 3…e il concerto iniziò con un lancinante accordo di chitarra e un boato tra il pubblico. Il gruppo non era male e suonarono due ore di fila, quasi senza sosta, alternando canzoni scritte da loro, con classici rock e punk. Irène dava corpo al ritmo della band con il suo basso martellante e nello stesso tempo si univa al vocalist con una voce cristallina che prendeva le note più alte. Nessuno stava fermo nel pubblico con quel ritmo e dopo due canzoni eravamo fradice di sudore, ma assolutamente euforiche.
- Allora, che te ne pare? mi gridò Ariane, tra un brano e l’altro
- Fantastico! Adrenalina pura, risposi anch’io urlando.
Finito il concerto, ci fermiamo a parlare con Irène e il suo gruppo, sebbene fossero esausti e svuotati. Ariane mi presentò come la sua amica italiana e il mio status di étrangère e poi di italienne sympa risvegliò la loro attenzione e mi riempirono di domande e di complimenti. Irène aveva la voce roca per quanto aveva cantato, si teneva stretta a Marion e scherzava, ma parlava così velocemente che faticavo a capirla. Per nessuno, riflettevo, c’era qualcosa di “anormale” nel rapporto tra le due ragazze e, ripensando a tutti i sotterfugi miei e di Teresa per tenere nascosto alle altre la nostra relazione, provai un po’ di invidia o forse di rimpianto per non essere stata più sicura di me.
- Da quanto tempo sono insieme Marion e Irène? chiesi a Ariane
- Un anno e mezzo, o forse due
- Mi sembrano così felici insieme, si vede che stanno bene.
- Sì, tranne quando litigano, quello è il momento di chiamare i pompieri…Ah, senti, Marion torna a casa con Irène, se non hai fretta di tornare, diamo prima un passaggio a Christiane e poi ti riaccompagno a casa, ti va?
- D’accordo
Salutiamo quindi i ragazzi della band, Irène e Marion e ripartiamo in auto verso la città. Era già oltre mezzanotte e, passata l’eccitazione del concerto, mi sentivo piacevolmente esausta e, siccome ero sola nel sedile posteriore, ne approfittai per allungarmi un po’. Le vibrazioni regolari dell’auto e le voci basse di Ariane e Christiane mi fecero assopire.
- Siamo arrivate! La voce di Ariane mi risvegliò di soprassalto.
- Siamo dove? le chiesi, ancora mezza addormentata.
- Sotto casa tua, Alice
- E Christiane, non l’hai accompagnata a casa?
- Certo che sì, quando è scesa ti ha salutata e ti ha pure dato il bacio della buonanotte, ma tu non ti sei neppure mossa! E dire che i baci di Christiane svegliano i morti…
- Oh, mi dispiace. Beh, è meglio che vada a dormire. Ci salutammo con un abbraccio
Mentre salivo le scale pensavo a quella battuta di Ariane “i baci di Christiane svegliano i morti”. Era lesbica anche Christiane? O Ariane?
Il mattino dopo, prima di andare in facoltà, passai davanti al minimarket. Lei mi vide dalla vetrina e mi salutò con un sorriso.
La sera, verso l’orario di chiusura, ripassai e l’attesi all’uscita. C’era anche un ragazzo che aspettava e subito cominciai a farmi un sacco di domande, ma dopo alcuni minuti un portone si aprì e lui se ne andò con un amico. Ariane fu contenta di vedermi, facemmo quattro passi insieme, prendemmo qualcosa da bere in un bar vicino e ci salutammo.
Qualche sera dopo mi invitò fuori a cena: ci sarebbero state anche Christiane e Marion con Irène.
- Anche se è una serata al femminile, ti va? -
- Volentieri
Quando la raggiunsi nel luogo dell’appuntamento, mi venne incontro dicendomi
- C’è una piccola variante, spero non ti dispiaccia. Christiane stasera non c’è. Non ho capito se non sta bene o se ha un impegno e ci raggiunge dopo cena. Saremo solo noi quattro.
- Peccato per Christiane, ma per me non ci sono problemi
- Davvero? Pensaci bene, sembrerà l’uscita di due coppiette – e scoppiò a ridere nel suo delizioso, inconfondibile modo. Risi anch’io, ma mentre la guardavo, pensavo che non mi sarebbe davvero dispiaciuto uno sviluppo del genere.
La serata fu allegra e non solo per il vino bevuto. Irène, anche giù dal palcoscenico era incontenibile: ci canzonava senza pietà, ci faceva piangere dal ridere anche raccontando l’evento più banale e si punzecchiava con Marion, con cui stava organizzando di andare a vivere insieme. Non faceva troppo freddo, così riuscimmo a fare una passeggiata in centro, guardando e continuando a scherzare come durante la cena. Il mio francese era molto migliorato e ora non avevo più bisogno, come nei primi tempi, di farmi ripetere due frasi su tre.
Per un po’ camminai insieme a Marion, mentre Ariane parlava con Irène qualche passo dietro di noi. Marion si girava e ogni tanto fingeva la scena della gelosia con Irène e anche con me, come se fossi stata la fidanzata di Ariane e mi diceva
- E tu? Stai a guardare questa, che ti porta via la ragazza e non dici niente? – ridevamo tutte, ma io mi sentivo le guance in fiamme.
Poi cambiarono gli accoppiamenti e mi ritrovai insieme a Ariane. Guardavamo Irène e Marion, che camminavano strette strette l’una all’altra tenendosi sottobraccio. Coglievo gli sguardi incuriositi di qualche passante e mi sembrava davvero che guardassero Ariane e me come le nostre due amiche.
- Forza, facciamoglielo credere – disse Ariane ridendo, e mi prende anche lei sottobraccio, stringendosi a me. Sentire il suo corpo contro il mio fu un’ondata di calore che mi si allargava dentro. Nel frattempo Marion e Irène sono sparite; giriamo l’angolo dopo di loro, ma non le vediamo più. Ariane sta per chiamarle, ma si interrompe di colpo: le nostre amiche sono in un vicolo, seminascoste in una nicchia del muro, che si baciano e si stringono appassionatamente. Ariane è rimasta immobile a guardarle, come stregata da ciò che vede.
- Dài, andiamo, le sussurrai, prendendola per mano. Ariane mi seguì, senza lasciarmi andare.
- Non hai detto che sono insieme da più di un anno? Non le hai mai viste baciarsi? – le chiesi incuriosita da quella reazione. Ariane restò in silenzio, mentre camminavamo senza una meta precisa. Si era alzato un vento freddo che spazzava la strada semideserta.
- Sì, tante volte, disse, ma non con tanta passione e, dopo un pausa altrettanto lunga, Sembravano avere una gran voglia di fare l’amore. E mi guardò, come per chiedermi conferma.
- Sì, può essere. Irène mi sembra il tipo che lo farebbe. Io avrei un po’ di paura, in una strada buia.
- E in un letto, invece, lo faresti, con una donna? mi chiese, dopo un attimo di esitazione, ma come se volesse provocarmi. Esitai ancora di più io, ma non me la sentivo più di mentire e nascondermi.
- Sì, anche a me piacciono le ragazze
- Tu? Dici davvero?
- Shh, non lo voglio raccontare a tutta Grenoble. Sì, “davvero”. Non sto scherzando
- E hai una ragazza a Torino?
- L’avevo, fino a sei mesi fa. Si chiama Teresa, ma quando si è laureata è tornata a casa sua e ci siamo lasciate.
- Siete state insieme molto tempo? E andavate a letto insieme?
- Sì, è durata quasi due anni. Continuavamo a tenerci per mano e lei mi stringeva quanto io stringevo lei. Non parlammo più e proseguimmo il cammino fino a quando non ci ritrovammo sul lungofiume.
Si voltò e mi fissò negli occhi – Ti andrebbe di baciarmi? – sussurrò. Non mi guardai neppure intorno e la attirai a me, e ci baciammo.
- Desideravo farlo dal momento che ti ho incontrato, le dissi.
- Quanto tempo perso…, rispose lei e ci baciammo di nuovo.
Quando fummo arrivate nel mio monolocale cominciai a spogliarla. E a baciarla su ogni centimetro del suo corpo delizioso che scoprivo poco a poco. Le abbassai i jeans sotto le ginocchia mentre lei stava appoggiata al muro. Cominciai a baciarla sulla patatina ancora nascosta dalle mutande tutte umide. La stuzzicai a lungo in questo modo fino a quando non fu lei a calare anche quell’ultima difesa e io affondai la bocca tra le sue gambe. La leccavo come una ragazzina golosa e lei allargava le cosce per offrirsi di più a me. Ci staccammo a fatica da quella posizione per correre a letto, spogliarci completamente e restare avvinghiate l’una all’altra. Cercai con la mano la sua patatina e ripresi ad accarezzarla fino a quando sentii che era sufficientemente bagnata e la penetrai lentamente con indice e medio, mentre il pollice girava intorno al clitoride. “Sì sì sì sì sì” , mormorava in estasi.
Non smettevo di baciarla, sulla bocca, sul collo, sulle spalle, le mordicchiavo i lobi delle orecchie, due deliziose minuscole conchiglie e poi giù, con la lingua a tracciare il profilo del suo collo. I suoi piccoli seni, dal profilo appena accennato con quei capezzoli inturgiditi come frutti delicati. La mia bocca era ovunque, sul cavo dell’ascella, mentre le sue mani mi accarezzavano convulsamente i capelli attirandomi sempre di più contro di lei.
Le stuzzicai l’ombelico con la lingua, poi posai per un lunghissimo momento il capo poco sopra la sua pelvi, la guancia appoggiata sul suo ventre teso, il profumo del suo grembo che mi attirava ancora più giù. Quando finalmente posai le labbra intorno al suo clitoride mi sentii a casa…erano mesi che non facevo l’amore dopo l’addio di Teresa: come potevo aver fatto a meno della meraviglia che è il corpo di una ragazza?
La portai con studiata lentezza all’orgasmo, rallentando o accelerando le carezze ed i baci con le vibrazioni del suo corpo, fino a che non riuscì proprio a resistere oltre e venne con un lungo gemito a stento trattenuto tra le labbra.
Restò a lungo in silenzio, la mano sulla mia per trattenere ancora dentro di se le mie dita madide.
- non…non ho mai goduto così tanto. Sei davvero brava, mi disse, quando riuscì a parlare di nuovo
- e non pensavo potesse essere così bello con una donna, ma dimmi, hai avuto molte ragazze?
- una sola…e tu solo ragazzi?
- fino ad oggi sì, quattro
- e con chi l’hai fatto per la prima volta?
- con il primo, altrimenti non contava
Insieme ad Ariane, i mesi a Grenoble furono molto belli e intensi, ma entrambe sapevamo che era solo un intermezzo per tutte e due: io non sarei rimasta in Francia, né lei mi avrebbe seguito a Torino.
Un aiuto a superare il colpo dell’addio di Teresa, me lo diede il periodo trascorso a Grenoble per un semestre accademico. Pensavo che, forse, avrei incontrato un’altra studentessa come Teresa e invece ebbi una breve relazione con una ragazza del posto, Ariane, che lavorava nel minimarket dove andavo a fare la spesa. All’inizio fu il mio francese dall’accento improbabile a farla sorridere, la prima volta che mi rivolsi a lei per un’informazione (figuriamoci, cercavo lo scaffale della pasta); da quel momento, tutte le volte che ci incontravamo, scambiavamo due parole o anche solo un sorriso.
Una sera andai a fare la spesa poco prima della chiusura e quando Ariane mi vide, venne subito verso di me e mi chiese:
- Ti interessa un concerto rock? Suonano dei nostri amici e c’è bisogno di pubblico
- Va bene, volentieri
- Se passiamo a prenderti fra un’ora qui davanti, riesci ad esserci? –
- Sì, sì sarò puntualissima
Feci un salto a casa a depositare la spesa e sistemarmi un po’ e mi feci trovare all’appuntamento: poco dopo arrivò Ariane in macchina con due amiche, Christiane e Marion.
Nel giro di venti minuti arrivammo nel locale, una ex discoteca, dove avevano organizzato il concerto. C’erano forse 90-100 ragazzi in piedi sotto il palco dove una band stava sistemando gli strumenti. Al basso c’era una ragazza alta, con il volto mezzo nascosto da lunghi capelli nerissimi con sfumature viola, t-shirt rigorosamente nera e jeans a vita bassa, rigorosamente sdruciti. Vedendoci entrare, ci fece un gran sorriso e ci salutò alzando la mano.
- Quella è Irène, la ragazza di Marion –mi spiegò Ariane.
- Sono insieme? dissi, incerta se avevo capito o meno.
- Ma sì, dai. Non mi dirai che la cosa ti sconvolge
- No, no. Davvero –
Ecco che certi pensieri tornano in primo piano, riflettei. La sala intanto si era riempita, le luci si erano abbassate, tranne gli spot che puntavano sul palco, il batterista diede il tempo 1, 2, 3…e il concerto iniziò con un lancinante accordo di chitarra e un boato tra il pubblico. Il gruppo non era male e suonarono due ore di fila, quasi senza sosta, alternando canzoni scritte da loro, con classici rock e punk. Irène dava corpo al ritmo della band con il suo basso martellante e nello stesso tempo si univa al vocalist con una voce cristallina che prendeva le note più alte. Nessuno stava fermo nel pubblico con quel ritmo e dopo due canzoni eravamo fradice di sudore, ma assolutamente euforiche.
- Allora, che te ne pare? mi gridò Ariane, tra un brano e l’altro
- Fantastico! Adrenalina pura, risposi anch’io urlando.
Finito il concerto, ci fermiamo a parlare con Irène e il suo gruppo, sebbene fossero esausti e svuotati. Ariane mi presentò come la sua amica italiana e il mio status di étrangère e poi di italienne sympa risvegliò la loro attenzione e mi riempirono di domande e di complimenti. Irène aveva la voce roca per quanto aveva cantato, si teneva stretta a Marion e scherzava, ma parlava così velocemente che faticavo a capirla. Per nessuno, riflettevo, c’era qualcosa di “anormale” nel rapporto tra le due ragazze e, ripensando a tutti i sotterfugi miei e di Teresa per tenere nascosto alle altre la nostra relazione, provai un po’ di invidia o forse di rimpianto per non essere stata più sicura di me.
- Da quanto tempo sono insieme Marion e Irène? chiesi a Ariane
- Un anno e mezzo, o forse due
- Mi sembrano così felici insieme, si vede che stanno bene.
- Sì, tranne quando litigano, quello è il momento di chiamare i pompieri…Ah, senti, Marion torna a casa con Irène, se non hai fretta di tornare, diamo prima un passaggio a Christiane e poi ti riaccompagno a casa, ti va?
- D’accordo
Salutiamo quindi i ragazzi della band, Irène e Marion e ripartiamo in auto verso la città. Era già oltre mezzanotte e, passata l’eccitazione del concerto, mi sentivo piacevolmente esausta e, siccome ero sola nel sedile posteriore, ne approfittai per allungarmi un po’. Le vibrazioni regolari dell’auto e le voci basse di Ariane e Christiane mi fecero assopire.
- Siamo arrivate! La voce di Ariane mi risvegliò di soprassalto.
- Siamo dove? le chiesi, ancora mezza addormentata.
- Sotto casa tua, Alice
- E Christiane, non l’hai accompagnata a casa?
- Certo che sì, quando è scesa ti ha salutata e ti ha pure dato il bacio della buonanotte, ma tu non ti sei neppure mossa! E dire che i baci di Christiane svegliano i morti…
- Oh, mi dispiace. Beh, è meglio che vada a dormire. Ci salutammo con un abbraccio
Mentre salivo le scale pensavo a quella battuta di Ariane “i baci di Christiane svegliano i morti”. Era lesbica anche Christiane? O Ariane?
Il mattino dopo, prima di andare in facoltà, passai davanti al minimarket. Lei mi vide dalla vetrina e mi salutò con un sorriso.
La sera, verso l’orario di chiusura, ripassai e l’attesi all’uscita. C’era anche un ragazzo che aspettava e subito cominciai a farmi un sacco di domande, ma dopo alcuni minuti un portone si aprì e lui se ne andò con un amico. Ariane fu contenta di vedermi, facemmo quattro passi insieme, prendemmo qualcosa da bere in un bar vicino e ci salutammo.
Qualche sera dopo mi invitò fuori a cena: ci sarebbero state anche Christiane e Marion con Irène.
- Anche se è una serata al femminile, ti va? -
- Volentieri
Quando la raggiunsi nel luogo dell’appuntamento, mi venne incontro dicendomi
- C’è una piccola variante, spero non ti dispiaccia. Christiane stasera non c’è. Non ho capito se non sta bene o se ha un impegno e ci raggiunge dopo cena. Saremo solo noi quattro.
- Peccato per Christiane, ma per me non ci sono problemi
- Davvero? Pensaci bene, sembrerà l’uscita di due coppiette – e scoppiò a ridere nel suo delizioso, inconfondibile modo. Risi anch’io, ma mentre la guardavo, pensavo che non mi sarebbe davvero dispiaciuto uno sviluppo del genere.
La serata fu allegra e non solo per il vino bevuto. Irène, anche giù dal palcoscenico era incontenibile: ci canzonava senza pietà, ci faceva piangere dal ridere anche raccontando l’evento più banale e si punzecchiava con Marion, con cui stava organizzando di andare a vivere insieme. Non faceva troppo freddo, così riuscimmo a fare una passeggiata in centro, guardando e continuando a scherzare come durante la cena. Il mio francese era molto migliorato e ora non avevo più bisogno, come nei primi tempi, di farmi ripetere due frasi su tre.
Per un po’ camminai insieme a Marion, mentre Ariane parlava con Irène qualche passo dietro di noi. Marion si girava e ogni tanto fingeva la scena della gelosia con Irène e anche con me, come se fossi stata la fidanzata di Ariane e mi diceva
- E tu? Stai a guardare questa, che ti porta via la ragazza e non dici niente? – ridevamo tutte, ma io mi sentivo le guance in fiamme.
Poi cambiarono gli accoppiamenti e mi ritrovai insieme a Ariane. Guardavamo Irène e Marion, che camminavano strette strette l’una all’altra tenendosi sottobraccio. Coglievo gli sguardi incuriositi di qualche passante e mi sembrava davvero che guardassero Ariane e me come le nostre due amiche.
- Forza, facciamoglielo credere – disse Ariane ridendo, e mi prende anche lei sottobraccio, stringendosi a me. Sentire il suo corpo contro il mio fu un’ondata di calore che mi si allargava dentro. Nel frattempo Marion e Irène sono sparite; giriamo l’angolo dopo di loro, ma non le vediamo più. Ariane sta per chiamarle, ma si interrompe di colpo: le nostre amiche sono in un vicolo, seminascoste in una nicchia del muro, che si baciano e si stringono appassionatamente. Ariane è rimasta immobile a guardarle, come stregata da ciò che vede.
- Dài, andiamo, le sussurrai, prendendola per mano. Ariane mi seguì, senza lasciarmi andare.
- Non hai detto che sono insieme da più di un anno? Non le hai mai viste baciarsi? – le chiesi incuriosita da quella reazione. Ariane restò in silenzio, mentre camminavamo senza una meta precisa. Si era alzato un vento freddo che spazzava la strada semideserta.
- Sì, tante volte, disse, ma non con tanta passione e, dopo un pausa altrettanto lunga, Sembravano avere una gran voglia di fare l’amore. E mi guardò, come per chiedermi conferma.
- Sì, può essere. Irène mi sembra il tipo che lo farebbe. Io avrei un po’ di paura, in una strada buia.
- E in un letto, invece, lo faresti, con una donna? mi chiese, dopo un attimo di esitazione, ma come se volesse provocarmi. Esitai ancora di più io, ma non me la sentivo più di mentire e nascondermi.
- Sì, anche a me piacciono le ragazze
- Tu? Dici davvero?
- Shh, non lo voglio raccontare a tutta Grenoble. Sì, “davvero”. Non sto scherzando
- E hai una ragazza a Torino?
- L’avevo, fino a sei mesi fa. Si chiama Teresa, ma quando si è laureata è tornata a casa sua e ci siamo lasciate.
- Siete state insieme molto tempo? E andavate a letto insieme?
- Sì, è durata quasi due anni. Continuavamo a tenerci per mano e lei mi stringeva quanto io stringevo lei. Non parlammo più e proseguimmo il cammino fino a quando non ci ritrovammo sul lungofiume.
Si voltò e mi fissò negli occhi – Ti andrebbe di baciarmi? – sussurrò. Non mi guardai neppure intorno e la attirai a me, e ci baciammo.
- Desideravo farlo dal momento che ti ho incontrato, le dissi.
- Quanto tempo perso…, rispose lei e ci baciammo di nuovo.
Quando fummo arrivate nel mio monolocale cominciai a spogliarla. E a baciarla su ogni centimetro del suo corpo delizioso che scoprivo poco a poco. Le abbassai i jeans sotto le ginocchia mentre lei stava appoggiata al muro. Cominciai a baciarla sulla patatina ancora nascosta dalle mutande tutte umide. La stuzzicai a lungo in questo modo fino a quando non fu lei a calare anche quell’ultima difesa e io affondai la bocca tra le sue gambe. La leccavo come una ragazzina golosa e lei allargava le cosce per offrirsi di più a me. Ci staccammo a fatica da quella posizione per correre a letto, spogliarci completamente e restare avvinghiate l’una all’altra. Cercai con la mano la sua patatina e ripresi ad accarezzarla fino a quando sentii che era sufficientemente bagnata e la penetrai lentamente con indice e medio, mentre il pollice girava intorno al clitoride. “Sì sì sì sì sì” , mormorava in estasi.
Non smettevo di baciarla, sulla bocca, sul collo, sulle spalle, le mordicchiavo i lobi delle orecchie, due deliziose minuscole conchiglie e poi giù, con la lingua a tracciare il profilo del suo collo. I suoi piccoli seni, dal profilo appena accennato con quei capezzoli inturgiditi come frutti delicati. La mia bocca era ovunque, sul cavo dell’ascella, mentre le sue mani mi accarezzavano convulsamente i capelli attirandomi sempre di più contro di lei.
Le stuzzicai l’ombelico con la lingua, poi posai per un lunghissimo momento il capo poco sopra la sua pelvi, la guancia appoggiata sul suo ventre teso, il profumo del suo grembo che mi attirava ancora più giù. Quando finalmente posai le labbra intorno al suo clitoride mi sentii a casa…erano mesi che non facevo l’amore dopo l’addio di Teresa: come potevo aver fatto a meno della meraviglia che è il corpo di una ragazza?
La portai con studiata lentezza all’orgasmo, rallentando o accelerando le carezze ed i baci con le vibrazioni del suo corpo, fino a che non riuscì proprio a resistere oltre e venne con un lungo gemito a stento trattenuto tra le labbra.
Restò a lungo in silenzio, la mano sulla mia per trattenere ancora dentro di se le mie dita madide.
- non…non ho mai goduto così tanto. Sei davvero brava, mi disse, quando riuscì a parlare di nuovo
- e non pensavo potesse essere così bello con una donna, ma dimmi, hai avuto molte ragazze?
- una sola…e tu solo ragazzi?
- fino ad oggi sì, quattro
- e con chi l’hai fatto per la prima volta?
- con il primo, altrimenti non contava
Insieme ad Ariane, i mesi a Grenoble furono molto belli e intensi, ma entrambe sapevamo che era solo un intermezzo per tutte e due: io non sarei rimasta in Francia, né lei mi avrebbe seguito a Torino.
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