La collega Carlotta

Carlotta era una ragazza un po’ esuberante, ma decisamente con un bel corpo. I suoi 28 anni ancora mettevano in mostra un seno sicuramente sodo e vicino alla quarta e anche il fondoschiena non sembrava affatto male, benché non lo mettesse troppo in risalto. Il suo difetto era il viso. Non aveva il classico bel viso ma aveva una faccia un po’ da maiala, come in effetti si rivelò. Era una collega arrivata da pochi mesi ma a causa di defezioni dovetti portarla in fiera con me per qualche giorno all’estero.
Arrivammo all’albergo quasi verso le 11 di sera, a causa di un enorme ritardo dell’aereo e scoprimmo che l’azienda aveva prenotato una sola camera. Provammo di tutto per avere una seconda camera, ma non ci fu verso. Fortunatamente almeno la camera era quasi una suite quindi non c’erano problemi di spazio.
Entrammo in camera e mi offrii subito di dormire sul divano. Ci sistemammo per la notte e quando mi alzai per prendere due coperte per coprirmi lei mi chiese se non volessi dormire con lei. Dissi che non avevo problemi a dormire sul divano e che poi non avevo nemmeno il pigiama ma lei mi rispose, testuali parole:
“Va beh, mica devo succhiarti il cazzo”
Il suo modo di fare molto diretto poteva mettere un po’ a disagio ma alla fine lei era così. Accettai e dormì con lei. Ovviamente non successe nulla. Di tutta questa storia io non feci cenno a mia moglie e lei al suo ragazzo. Il giorno dopo lo passammo in fiera, lavorammo a lungo e poi andammo a cena, bevendo un paio di birre a testa. Quando tornammo in camera, l’atmosfera era decisamente allegra. E la temperatura era decisamente alta. Provammo a lungo ad abbassarla, chiamammo la reception ma non ci fu modo di sistemarla. Era così per tutte le stanze.
Lei smadonnò a lungo, e alla fine si tolse il pigiama, restando in canotta e mutandine.
“Cazzo guardi? – mi chiese – Tanto anche tu sei in mutande no?”
Era vero. Ma da dietro la canotta si intravedevano due enormi capezzoli per cui ero rimasto un po’ a bocca aperta. E feci fatica a nascondere l’eccitazione. Andammo a dormire ma non fu facile. Lei continuava a rigirarsi nel letto dal caldo e alle mie rimostranze mi diceva di star zitto che stava sudando peggio che a farsi una scopata in una sauna.
“Perché, hai mai fatto davvero una scopata in una sauna?”, le chiesi
“Certo, il caldo non mi ammoscia come voi uomini ma mi fa solo voglia di sudare ancora di più”
“A me il caldo non mi ammoscia”, risposi
Ed era vero. In quel momento era gonfio ma non certo per il caldo. La sua canotta iniziava a bagnarsi e i capezzoli si notavano decisamente di più.
“Vediamo”, disse lei togliendo la coperta.
Osservò il deciso rigonfiamento tra le mie mutande, io non feci in tempo a coprirmi
“È vero, sta diventando duro – disse – Strano, sarà il caldo o è perché mi stai guardando le tette?”
“Magari entrambe”, risposi io come battuta.
Lei allora fece una cosa che non mi aspettavo. Continuando a guardarmi le mutande si abbassò le spalline della canotta. Tenne sempre il seno nascosto ma l’effetto improvviso non mi fu del tutto indifferente.
“Sei un porco, ti si sta gonfiando solo perché ho abbassato due spalline. Se mi abbasso la canotta ti esce dalle mutande?”, chiese
“Non so, prova”, dissi io.
Lei ci pensò un attimo poi disse.
“Va beh, devo pur distrarmi da questo caldo del cazzo, non resisto più”
E si tolse la canotta. Le sue tette erano davvero sode e gonfie come avevo immaginato. Era una bella terza piena, non cadente. I capezzoli erano già in parte gonfi ma non al massimo. E anche il mio cazzo si indurì a seguito di quella visione. Mentre guardavo le sue enormi aureole, la cappella mi spuntò dalle mutande, decisamente dura.
“Va che porco, sei sposato e appena una tira fuori due tette tu hai già il cazzo pronto”
“E tu che sei fidanzata e tiri fuori le tettone solo perché hai caldo? Scommetto che se lo tirassi fuori tutto, tu ti toglieresti pure le mutandine”
Lei mi guardò con occhi di sfida
“Prova, vediamo”
Io mi sfilai le mutande e le mostrai il mio cazzo eretto.
Lei mise una mano sulle sue mutandine e poi un dito dentro. E con mia enorme sorpresa, iniziò a masturbarsi. Quella ragazza si masturbava davanti a me! Non poteva fare cosa più sorprendente.
“Che fai?” chiesi quasi imbarazzato
“Te l’ho detto, il caldo mi fa eccitare. E poi volevo mostrati che non mi sfilo gli slip solo perché tu ce l’hai duro”, rispose ansimando
Io non sapevo che fare.
“Se vuoi puoi masturbarti anche tu..non dirò nulla a tua moglie…”
Me lo tirai fuori e iniziai a segarmi. Non attesi un secondo invito. I suoi capezzoli iniziavano a gonfiarsi per davvero, era veramente una gran tettona.
“E io invece dirò tutto al tuo ragazzo, se non ti sfili le mutandine”
Lei mi guardò, si sfilò gli slip e aprì bene le gambe per farmi vedere che si masturbava con due dita
“E cosa altro devo fare perché tu non dica nulla al mio ragazzo?”, chiese ansimando mentre gocce di sudore scendevano lungo il suo corpo
“Toccarti il seno e far diventare enormi quei capezzoli succhiandoli se ci riesci”
Lei lo fece, iniziò a massaggiarsi quelle poppe abbondanti e a leccarsi i capezzoli con la punta della lingua
“E io cosa devo fare perché tu non lo dica a mia moglie?”
“Sputarti sul cazzo e segarlo tutto bagnato”
Ovviamente lo feci. Era eccitantissima la cosa, non ci stavamo toccando eppure stavamo godendo entrambi dandoci indicazioni a vicenda. Lei gemeva molto e io lo avevo davvero duro.
“Ora apri bene le gambe e succhia le dita con le quali ti sei masturbata, prima di rimetterle dentro fino in fondo”
Lei obbedì e si sditalinò fino in fondo. Poi si alzò, mi offrì il seno e disse:
“Te lo avvicino a pochi centimetri dalla tua bocca. Non succhiarlo, resisti. Altrimenti mi dovrai pagare 500 euro”
I suoi capezzoli rigonfi e sporgenti si avvicinarono e nonostante la voglia matta che avevo di succhiarli restai al gioco e la lasciai fare. Fu dura resistere a quelle aureole grosse e a quelle punte così sensibili, ma riuscii nell’intento.
Poi fu il mio turno. Mi alzai e le misi la cappella a pochi centimetri dalla bocca.
“Resterà qui un po’, ma non succhiarla, altrimenti sarai tu a darmi 500 euro”
Lei rimase immobile a fatica. Si leccò le labbra ma non si avvicinò ulteriormente. Riuscì a resistere anche lei
Poi si sdraiò e mi disse:
“Sali sopra di me, cappella appoggiata alla mia figa, bocca a un centimetro dalla mia ma non entrare né col cazzo né con la lingua”
Feci come chiese e trattenersi fu spaventosamente difficile. la mia cappella si appoggiava sulle sue labbra ma non poteva entrare. La mia lingua era a pochi centimetri dalla sua e i suoi capezzoloni sfioravano il mio petto. Un brivido mi colpì ma riuscii a resistere.
Poi fu il mio turno. Mi sdraiai e le dissi:
“Ora tocca a te. Mettiti a cavalcioni su di me, appoggiando la figa sulla mia cappella, senza prenderlo. E metti la lingua dentro la mia bocca senza toccare lingua o labbra”
Carlotta si precipitò a farlo ma resistere fu una vera sfida per entrambi
“Non fare nulla..il primo che affonda il colpo paga mille euro, ok?”, chiese
“ok, ma riuscirai a trattenerti dal tradire il tuo ragazzo ora che sei a pochi millimetri dal piacere?”, risposi
“E tu? Riuscirai a non cornificare tua moglie?”
Ormai parlavamo ansimando e il calore della stanza ci aveva fatto ricoprire di sudore. Lei era vicinissima al piacere
“Strusciati pure sul mio cazzone, ma senza prenderlo dentro”, dissi io mettendole le mani sul culo
“Chi ti ha detto che potevi toccarmi il culo?”
“Nessuno, ma lo volevo fare. Tu pensa a non salire sul mio uccello”
“Non ci penso proprio, voglio godere così, senza contatto”
“Fallo allora, raggiungi il piacere strusciandoti”, dissi muovendole il culo ritmicamente
“Continua a muovermi il culo così ti prego…ma non metterlo dentro!”
Carlotta andava avanti e indietro, strusciando a fondo sul mio membro in tutta la larghezza e tenendole il culo la premevo contro la mia nerchia e ansimando sempre più intensamente si avvicinava all’orgasmo.
“Puoi venire quando vuoi”, le dissi all’orecchio
E in quell’istante, come se le avessi dato il via libera, lei venne. Diversi respiri brevi e affannosi precedettero un lungo gemito e fu allora che lei si lasciò andare e si sdraiò su di me. La sua figa sopra il mio pene, le mie mani sul suo culo, le sue tettone contro il mio petto. E lei che continuava ad ansimare, mentre il mio pene palpitava tra le sue gambe.
“Cazzo che intensità, non me lo sarei aspettato”, disse lei.
“Scommetto che se ora ti siedi sul cazzo, godi una seconda volta”, risposi
Lei mi guardò strano
“Non ci provare, altrimenti mi devi 1.000 euro”
“No, il secondo giro non si paga, e tu vuoi salire sulla mia minchia no? puoi farlo gratis e godere”
“Ho già goduto”
“Fallo ancora”
“Perché?”
“Perché adesso tocca a me a venire”, dissi stringendole bene le chiappe.
Lei alzò il viso, a pochi centimetri dal mio
“Non possiamo farlo..”, disse
“Forse no..”
“No..non credo. Cioè…forse sì ma..”
“Mettimi la lingua in bocca per un minuto. Se dopo il minuto non ti sei mossa in modo da farti penetrare dal mio cazzo, andiamo a dormire”
Lei si avvicinò e mi baciò. Era il primo contatto sessuale che avevamo. Io le misi una mano sulla schiena e l’altra la tenni sul suo culetto. Carlotta iniziò a muoversi ancora, strusciando sul cazzo duro e spingendosi sempre più verso la punta. Dopo qualche slinguata la sua figa era pericolosamente vicina alla mia cappella.
“Prendilo, se è quello che vuoi..”
“No, mettimelo tu”, rispose ansimando
“No, se vuoi godere ancora, godere fisicamente intendo, scendi con il corpo..”
Diedi un colpo al mio uccello e piazzai strategicamente la cappellona gonfia all’ingresso della sua vagina. E lei non riuscì più a trattenersi. Scese lentamente col corpo, lasciando che la sua figa inglobasse il mio cazzone e andando fino in fondo, fino alle palle al primo affondo.
“Non vedevi l’ora, vero?”
“Sì cazzo…lo volevo ma non volevo sembrare una troia…”
“Ma tu sei una troia”, risposi dandole un colpo.
“Fermo, faccio io”, disse ergendosi in alto
Le sue tette dal basso erano uno spettacolo. Lei si muoveva, prima avanti e indietro, poi su e giù, poi ancora avanti e indietro e io dovevo solo stare fermo a cazzo duro. Le toccai il seno, glielo strizzai e le leccai ripetutamente i capezzoli mentre lei mi cavalcava come una amazzone. Non ci volle moto perché raggiungesse il piacere. Soddisfatta di quel secondo orgasmo, stavolta molto fisico e non mentale, si buttò sfatta sul letto. Io, ancora con il cazzo in tiro, mi alzai e mi sdraiai sopra di lei, che era ancora a gambe in parte aperte.
“Che fai?”
“Ora tocca a me godere”, risposi infilandolo nella sua figa
“No..cazzo no..non farlo”
“Perché?”, chiesi io togliendolo
“Perché poi mi fai urlare dal piacere, stronzo!”
“Tanto quel cornuto del tuo ragazzo non lo saprà”
“No, ti prego, sborrami solo sulle tette, non scoparmi”
“Allora mi devi eccitare, così poi schizzo sulle tettone”
Lei si sedette, io mi misi in piedi col cazzo in mano ed iniziai a segarmi
Carlotta iniziò a massaggiarsi le tette, guardandomi dal basso, poi si leccò i capezzoli.
“Apri la bocca”, le dissi
E lei spalancò le fauci e in autonomia tirò fuori la lingua. Le avvicinai la cappella e lei iniziò a leccarla e poi a succhiarmi finalmente il cazzo. Con le mani continuava a toccarsi il seno
“Cazzo, sai esattamente cosa fare per farmi sborrare, vero?”
“Questo perché sono troia”, disse mentre ciucciava
Non riuscii più a trattenermi
“Sto per sborrare!”, gridai
Lei si tolse il cazzo dalla bocca e mi segò, facendomi spruzzare sul suo seno. Io schizzai ma mi trattenni un po’. Non volevo finisse lì
Carlotta si sdraiò, esausta, grondante di sudore e di sperma. Io però mi avvicinai a lei, le aprii le gambe e le misi dentro il cazzo ancora semiduro
“Che cazzo fai?”, chiese preoccupata
“Le mie palle non sono del tutto vuote”, risposi spingendolo in fondo fino alle palle
Lei sussultò, mi guardò il cazzo che andava avanti e indietro, poi disse:
“E va bene, scopami e sborra pure nella mia figa, ma guarda che ho le tette ricoperte della tua sborra!”
“E allora te le prendi e te la lecchi tutta”
“No caro, io lo faccio con una tetta, tu con l’altra…se vuoi sborrare una seconda volta”, disse lei con aria di sfida leccando lo sperma dalla tetta sinistra
Io mi avvicinai alla tetta destra e senza esitare leccai lo sperma. Poi mi avvicinai a lei completamente sorpresa da quello che avevo fatto, e le versai lo sperma in bocca. Mi abbracciò e ci baciammo, mentre il mio cazzo riprendeva quel po’ di vita che mi serviva per sborrare la seconda volta. Le misi le mani sul culo, la palpai tutta e in pochi istanti spruzzai la seconda volta.
Eravamo devastati e fradici di sudore. Ma fu un’esperienza pazzesca.
La mattina dopo ci svegliammo e senza dire nulla, ci facemmo una vera scopata, dall’inizio alla fine. E fu una grande scopata!
発行者 cditablower
7ヶ月前
コメント数
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