In treno, p.2
L’odore intenso ma non sgradevole di detergente, la luce che sfarfallava sullo specchio, lo sferragliare non attutito del treno sulle rotaie…non mi accorsi di nulla, vedevo solo il suo volto, un ovale perfetto e quegli occhi fissi sui miei, sentivo solo il suo profumo che aleggiava nell’aria. Per un istante vidi il mio volto, dietro le sue spalle, riflesso nel vetro, soggiogata dalla sua bellezza.
Non disse una parola e mi attirò a sé, piano. Le sue labbra sulle mie, le sue mani scivolarono dietro la mia nuca, accarezzandomi i capelli, poi una, senza perdere per un istante il contatto con il mio corpo, s’infilò sotto il mio tailleur e nella scollatura della camicetta cercando il mio seno. Come avrei voluto, in quel momento che il reggisento si volatilizzasse, per sentire subito il calore di quella mano su di me.
I suoi baci e il suo abbraccio divennero a poco a poco sempre più forti e convulsi ed ebbi la sensazione di sprofondare in un gorgo. Mi ritrovai davanti allo specchio, le mani appoggiate al piccolo lavandino, le gambe che mi tremavano e lei, dietro di me, che mi baciava sulla nuca e sul collo, una delle sue mani sui seni, liberi ormai dal reggipetto, il mio bel tailleur gettato chissà dove in quello spazio angusto, l’altra mano che mi esplorava l’interno delle cosce , mentre i pantaloni mi erano scesi sotto le ginocchia.
Vedevo il mio volto in estasi riflesso nello specchio, il suo che ogni tanto faceva capolino dietro di me, quello sguardo selvaggio. Il suo corpo premeva contro il mio, sentivo il suo seno sulla schiena, il suo grembo contro il mio sedere. All’improvviso, senza alcuna preparazione le sue dita mi penetrarono cercando di andare il più profondamente possibile. Non trattenni un gemito e rimasi senza fiato, ipnotizzata dalla mia immagine allo specchio, giocattolo nelle sue mani.
Quelle dita nel mio intimo, i suoi denti che mi mordevano sul collo, l’altra mano che mi tormentava i capezzoli, quel suo corpo sensuale che si strusciava sul mio, trasmettendomi il suo calore, non riuscivo a non pensare di essere nelle spire di un enorme serpente. Quelle dita, quelle dita! Agili, nervose, che a poco a poco acceleravano il ritmo, mentre il pollice sfiorava ripetutamente il mio clitoride.
Raggiunsi un primo orgasmo molto violento e forse sarei scivolata a terra, se lei non mi avesse trattenuta. Onde di piacere si irradiavano dal grembo…
Mentre, molto lentamente, riprendevo il controllo di me stessa, tutta concentrata sulle sensazioni del mio corpo sovreccitato, non mi accorsi che lei cercava qualcosa nella sua pochette. Sentivo solo le spire del suo corpo che mi avvolgevano. Di nuovo, senza preavviso, sentii qualcosa che mi premeva forte dietro, tra le natiche appena scostate, qualcosa di duro e viscido. Con una spinta decisa mi penetrò l’ano, con un plug, come avrei scoperto. Era una sensazione completamente nuova, quasi dolorosa, per me. Quasi prevedendo il grido che mi stava sfuggendo dalle labbra, mi mise l’altra mano sulla bocca, una mano che profumava del mio intimo. Avvicinò la bocca al mio orecchio e sussurrò “lo dovrai avere sempre, quando sarai con me”. Per qualche minuto la sua mano rimase posata lì dietro, poi disse, con un tono che non ammetteva repliche “è ora di uscire”. Avrei voluto …avrei voluto scoprire cosa c’era sotto quell’abito elegante, impadronirmi della sua intimità e farla gemere, ma lei aveva deciso che non era il momento.
Tremando un poco, mi rivestii e rimisi un po’ in ordine i vestiti, ma tutta la mia attenzione era costantemente attirata da quel plug, che mi sembrava pulsarmi dentro… Lei non mi guardava neppure, occupata a pettinarsi.
Camminando un po’incerta, ritornai al mio posto e non appena mi sedetti sentii più intensamente quell'oggetto grosso e duro penetrarmi dentro. Chiusi gli occhi, abbandonandomi a quella sensazione nuova.
Non disse una parola e mi attirò a sé, piano. Le sue labbra sulle mie, le sue mani scivolarono dietro la mia nuca, accarezzandomi i capelli, poi una, senza perdere per un istante il contatto con il mio corpo, s’infilò sotto il mio tailleur e nella scollatura della camicetta cercando il mio seno. Come avrei voluto, in quel momento che il reggisento si volatilizzasse, per sentire subito il calore di quella mano su di me.
I suoi baci e il suo abbraccio divennero a poco a poco sempre più forti e convulsi ed ebbi la sensazione di sprofondare in un gorgo. Mi ritrovai davanti allo specchio, le mani appoggiate al piccolo lavandino, le gambe che mi tremavano e lei, dietro di me, che mi baciava sulla nuca e sul collo, una delle sue mani sui seni, liberi ormai dal reggipetto, il mio bel tailleur gettato chissà dove in quello spazio angusto, l’altra mano che mi esplorava l’interno delle cosce , mentre i pantaloni mi erano scesi sotto le ginocchia.
Vedevo il mio volto in estasi riflesso nello specchio, il suo che ogni tanto faceva capolino dietro di me, quello sguardo selvaggio. Il suo corpo premeva contro il mio, sentivo il suo seno sulla schiena, il suo grembo contro il mio sedere. All’improvviso, senza alcuna preparazione le sue dita mi penetrarono cercando di andare il più profondamente possibile. Non trattenni un gemito e rimasi senza fiato, ipnotizzata dalla mia immagine allo specchio, giocattolo nelle sue mani.
Quelle dita nel mio intimo, i suoi denti che mi mordevano sul collo, l’altra mano che mi tormentava i capezzoli, quel suo corpo sensuale che si strusciava sul mio, trasmettendomi il suo calore, non riuscivo a non pensare di essere nelle spire di un enorme serpente. Quelle dita, quelle dita! Agili, nervose, che a poco a poco acceleravano il ritmo, mentre il pollice sfiorava ripetutamente il mio clitoride.
Raggiunsi un primo orgasmo molto violento e forse sarei scivolata a terra, se lei non mi avesse trattenuta. Onde di piacere si irradiavano dal grembo…
Mentre, molto lentamente, riprendevo il controllo di me stessa, tutta concentrata sulle sensazioni del mio corpo sovreccitato, non mi accorsi che lei cercava qualcosa nella sua pochette. Sentivo solo le spire del suo corpo che mi avvolgevano. Di nuovo, senza preavviso, sentii qualcosa che mi premeva forte dietro, tra le natiche appena scostate, qualcosa di duro e viscido. Con una spinta decisa mi penetrò l’ano, con un plug, come avrei scoperto. Era una sensazione completamente nuova, quasi dolorosa, per me. Quasi prevedendo il grido che mi stava sfuggendo dalle labbra, mi mise l’altra mano sulla bocca, una mano che profumava del mio intimo. Avvicinò la bocca al mio orecchio e sussurrò “lo dovrai avere sempre, quando sarai con me”. Per qualche minuto la sua mano rimase posata lì dietro, poi disse, con un tono che non ammetteva repliche “è ora di uscire”. Avrei voluto …avrei voluto scoprire cosa c’era sotto quell’abito elegante, impadronirmi della sua intimità e farla gemere, ma lei aveva deciso che non era il momento.
Tremando un poco, mi rivestii e rimisi un po’ in ordine i vestiti, ma tutta la mia attenzione era costantemente attirata da quel plug, che mi sembrava pulsarmi dentro… Lei non mi guardava neppure, occupata a pettinarsi.
Camminando un po’incerta, ritornai al mio posto e non appena mi sedetti sentii più intensamente quell'oggetto grosso e duro penetrarmi dentro. Chiusi gli occhi, abbandonandomi a quella sensazione nuova.
9日前