In treno, p.3
Li riaprii quando sentii qualcosa sfiorarmi le gambe. Era lei, che tornava al suo posto, impeccabile. Mi osservò attenta per qualche istante, come se fosse in grado di percepire dentro di me le sensazioni che mi davano il suo pegno, il segno del suo potere su di me.
Poi guardò fuori, nell’oscurità più totale, cercando di rendersi conto a che punto del viaggio eravamo. Il treno correva veloce nella pianura deserta. Qualche luce, qua e là, ma nulla che potesse orientarci. In quel momento l’annuncio dell’arrivo a Milano: mancava dunque poco più di un’ora a destinazione. Prese il telefono dalla pochette e lo riaccese. Mi resi conto, dunque, che fin dal primo istante che mi aveva vista, sedendosi, aveva deciso di sedurmi, spegnendo ogni fonte di distrazione. Questa riflessione mi fece arrossire di piacere e cambiai posizione sulla poltrona per sentire meglio quel plug.
Compose un numero e mentre attendeva la risposta riprese a guardarmi, con un’espressione indefinibile. “Ciao Lucy, sei in servizio stasera?”
“Sì, ah, benissimo, sto tornando da Milano, mi puoi venire a prendere in stazione? Sì, al solito posto, fra un’ora direi”
“Perfetto, sei un tesoro come sempre, A dopo allora”
Il resto del viaggio si svolse tranquillamente, senza altre sorprese. Ero combattuta tra il desiderio di concentrarmi ad ascoltare il mio corpo e quello di guardarla, di spiarla, mentre lei, impassibile, si era rimessa a leggere la sua rivista.
Arrivate a Torino, scendemmo dal treno e ci avviammo verso l’uscita. Era molto tardi, oltre le ventitré, ricordo e mi diressi verso il posteggio taxi, non fidandomi dei mezzi pubblici (e di chi li frequentava) a quell’ora.
“No, di qua. Luciana ci sta aspettando”
“Chi è Luciana?” provai a dire, ma lei ignorò la domanda. Prendemmo un’uscita laterale della stazione e ci ritrovammo in strada. Poca gente in giro, illuminazione inadeguata, ma ad una ventina di metri un taxi con le doppie frecce ci attendeva in sosta. Lei accelerò il passo, io feci quel che potevo per seguirla.
“Ciao Luciana”
“Buonasera signora” rispose una voce femminile dall’interno della vettura. Prendemmo posto dietro e il taxi ripartì.
“A casa, vero?
“Sì, certo”
Nella penombra dell’abitacolo cercai di vedere il volto di quella taxista, una tipa davvero tosta, pensai, per fare il turno di notte. Dallo specchietto vedevo i suoi occhi scuri e la radice del naso un po’ grosso, dal profilo del suo capo, i capelli tagliati corti.
Una mano tra le gambe mi fece sussultare. Mi stava accarezzando l’interno delle cosce.
“Apri i pantaloni” mi disse. Piano, ma non così piano da non farsi sentire dalla taxista, riflettei, ma obbedii. Una volta slacciati, la sua mano ebbe libero accesso e, scostando l’orlo delle mutandine, cominciò ad accarezzarmi. Anch'io allungai la mano, verso di lei, ma mi fermò “Più tardi” disse.
Ero così fradicia ed eccitata da prima che ci volle poco per lei per riaccendere il mio corpo. Il pensiero di quella taxista lì davanti mi impediva di lasciarmi andare completamente a quelle carezze. Guardai avanti e mi resi conto che Luciana ci stava guardando. Era un gioco, uno spettacolo visto chissà quante altre volte, pensai, con un filo di gelosia, mentre a poco a poco cedevo.
“Abbassati completamente i pantaloni e gli slip”
Un “no” mi morì in gola e le obbedii subito. Non volevo pensare a dove avrei posato il mio corpo nudo…
Ora lei aveva libero accesso alla mia intimità e lo faceva in modo sapiente. La sua mano mi accarezzava, le sue dita scivolavano tra le mie labbra intime, su su fino al clitoride reso così sensibile al minimo contatto da farmi trasalire. Ansimavo senza trattenermi e mi sembrava che i miei gemiti riecheggiassero e si moltiplicassero dentro quel taxi. Nel retrovisore vedevo gli occhi di “Luciana” fissi su di me, sulla mia vulva al centro delle gambe spalancate, senza che questo avesse la minima influenza sulla sua guida fluida e sicura nel traffico notturno di Torino. A poco a poco, sentivo di aver bisogno di quello sguardo insieme alle carezze di lei.
“Apriti quella camicetta e togliti il reggiseno”
L’aria condizionata fece inturgidire ancor più i miei capezzoli e subito la bocca di lei si chiuse su uno di essi. Il calore di quelle labbra, l’onda rovente della sua lingua, mentre contemporaneamente le sue dita mi penetravano…non riuscii a trattenermi oltre e un nuovo orgasmo mi squassò tutta.
Sfilò lentamente le dita dalla mia intimità e, stendendo il braccio in avanti, le offrì a Luciana, che se le passò sulle labbra, “oh, deliziosa!” la sentii dire, con quella voce un po' ruvida e dal forte accento straniero che avevo colto prima.
Seminuda, cominciai a sentire freddo dentro il taxi. Lei se ne accorse e premurosamente mi fece rivestire e lasciò che mi stringessi a lei, come per trasmettermi il calore del suo corpo. Ero in estasi in quel momento.
Poi guardò fuori, nell’oscurità più totale, cercando di rendersi conto a che punto del viaggio eravamo. Il treno correva veloce nella pianura deserta. Qualche luce, qua e là, ma nulla che potesse orientarci. In quel momento l’annuncio dell’arrivo a Milano: mancava dunque poco più di un’ora a destinazione. Prese il telefono dalla pochette e lo riaccese. Mi resi conto, dunque, che fin dal primo istante che mi aveva vista, sedendosi, aveva deciso di sedurmi, spegnendo ogni fonte di distrazione. Questa riflessione mi fece arrossire di piacere e cambiai posizione sulla poltrona per sentire meglio quel plug.
Compose un numero e mentre attendeva la risposta riprese a guardarmi, con un’espressione indefinibile. “Ciao Lucy, sei in servizio stasera?”
“Sì, ah, benissimo, sto tornando da Milano, mi puoi venire a prendere in stazione? Sì, al solito posto, fra un’ora direi”
“Perfetto, sei un tesoro come sempre, A dopo allora”
Il resto del viaggio si svolse tranquillamente, senza altre sorprese. Ero combattuta tra il desiderio di concentrarmi ad ascoltare il mio corpo e quello di guardarla, di spiarla, mentre lei, impassibile, si era rimessa a leggere la sua rivista.
Arrivate a Torino, scendemmo dal treno e ci avviammo verso l’uscita. Era molto tardi, oltre le ventitré, ricordo e mi diressi verso il posteggio taxi, non fidandomi dei mezzi pubblici (e di chi li frequentava) a quell’ora.
“No, di qua. Luciana ci sta aspettando”
“Chi è Luciana?” provai a dire, ma lei ignorò la domanda. Prendemmo un’uscita laterale della stazione e ci ritrovammo in strada. Poca gente in giro, illuminazione inadeguata, ma ad una ventina di metri un taxi con le doppie frecce ci attendeva in sosta. Lei accelerò il passo, io feci quel che potevo per seguirla.
“Ciao Luciana”
“Buonasera signora” rispose una voce femminile dall’interno della vettura. Prendemmo posto dietro e il taxi ripartì.
“A casa, vero?
“Sì, certo”
Nella penombra dell’abitacolo cercai di vedere il volto di quella taxista, una tipa davvero tosta, pensai, per fare il turno di notte. Dallo specchietto vedevo i suoi occhi scuri e la radice del naso un po’ grosso, dal profilo del suo capo, i capelli tagliati corti.
Una mano tra le gambe mi fece sussultare. Mi stava accarezzando l’interno delle cosce.
“Apri i pantaloni” mi disse. Piano, ma non così piano da non farsi sentire dalla taxista, riflettei, ma obbedii. Una volta slacciati, la sua mano ebbe libero accesso e, scostando l’orlo delle mutandine, cominciò ad accarezzarmi. Anch'io allungai la mano, verso di lei, ma mi fermò “Più tardi” disse.
Ero così fradicia ed eccitata da prima che ci volle poco per lei per riaccendere il mio corpo. Il pensiero di quella taxista lì davanti mi impediva di lasciarmi andare completamente a quelle carezze. Guardai avanti e mi resi conto che Luciana ci stava guardando. Era un gioco, uno spettacolo visto chissà quante altre volte, pensai, con un filo di gelosia, mentre a poco a poco cedevo.
“Abbassati completamente i pantaloni e gli slip”
Un “no” mi morì in gola e le obbedii subito. Non volevo pensare a dove avrei posato il mio corpo nudo…
Ora lei aveva libero accesso alla mia intimità e lo faceva in modo sapiente. La sua mano mi accarezzava, le sue dita scivolavano tra le mie labbra intime, su su fino al clitoride reso così sensibile al minimo contatto da farmi trasalire. Ansimavo senza trattenermi e mi sembrava che i miei gemiti riecheggiassero e si moltiplicassero dentro quel taxi. Nel retrovisore vedevo gli occhi di “Luciana” fissi su di me, sulla mia vulva al centro delle gambe spalancate, senza che questo avesse la minima influenza sulla sua guida fluida e sicura nel traffico notturno di Torino. A poco a poco, sentivo di aver bisogno di quello sguardo insieme alle carezze di lei.
“Apriti quella camicetta e togliti il reggiseno”
L’aria condizionata fece inturgidire ancor più i miei capezzoli e subito la bocca di lei si chiuse su uno di essi. Il calore di quelle labbra, l’onda rovente della sua lingua, mentre contemporaneamente le sue dita mi penetravano…non riuscii a trattenermi oltre e un nuovo orgasmo mi squassò tutta.
Sfilò lentamente le dita dalla mia intimità e, stendendo il braccio in avanti, le offrì a Luciana, che se le passò sulle labbra, “oh, deliziosa!” la sentii dire, con quella voce un po' ruvida e dal forte accento straniero che avevo colto prima.
Seminuda, cominciai a sentire freddo dentro il taxi. Lei se ne accorse e premurosamente mi fece rivestire e lasciò che mi stringessi a lei, come per trasmettermi il calore del suo corpo. Ero in estasi in quel momento.
9日前