In treno, p.4

Il taxi prese una strada che si dirigeva verso le colline e presto l’illuminazione pubblica scomparve. Vedevo davanti a noi quel poco di asfalto illuminato dai fanali del taxi e ai lati rigogliose e fittissime siepi punteggiate di alberi le cui chiome si perdevano nell’oscurità. Il percorso era tortuoso, ma Luciana guidava senza esitazioni in quel dedalo. Arrivammo infine davanti ad un cancello in ferro battuto, molto alto e di stile antico, che si aprì pochi istanti dopo che ci eravamo fermati. Il taxi proseguì su un viale alberato e si fermò davanti ad una villa. Scendemmo dal taxi, facevo fatica a reggermi sulle gambe e le mie scarpe con il tacco sul ghiaietto del viale mi mettevano ancor più in difficoltà.
“Pagala”
La guardai, un po’ stupita, ma allungai la mano nella borsa per prendere il portafoglio. Mentre tastavo tra le mie cose per trovarlo, la portiera si aprì e ne uscì Luciana. Non tanto alta, robusta, le braccia solide, lineamenti duri, non bella. Mi guardava e nel frattempo si slacciava i pantaloni. Si appoggiò alla fiancata dell’auto e abbassò anche le mutande. Vidi il suo sesso, perfettamente depilato alla luce dei faretti, le gambe leggermente divaricate. Mi fece un cenno e nello stesso tempo, lei mi spinse da dietro e in basso verso Luciana, vincendo la mia esitazione. Mi inginocchiai davanti a lei, il mio volto all’altezza del suo sesso, di cui percepivo l’odore intenso. La mano di lei, sulla nuca mi spinse contro Luciana e, con il cuore che mi batteva forte, cominciai a baciarla e a leccarla. Quel che aveva visto dallo specchietto retrovisore non l’aveva lasciata indifferente, mi accorsi subito. Era molto umida e al contatto con la mia bocca i suoi fianchi cominciarono subito a oscillare lievemente, spingendo verso di me il suo sesso. Lei continuava a tenermi saldamente la mano sulla nuca, come per assicurarsi che non mi muovessi di lì. Gli occhi mi si riempirono di lacrime che presto mi rigarono le guance. Le ginocchia sulla ghiaia mi facevano male e mi domandavo in che stato fosse ormai ridotto il mio migliore abito da lavoro...
Tenevo le mani aggrappate alle sue natiche carnose e le stimolavo il clitoride con la punta del naso, mentre continuavo a leccare, sperando che raggiungesse presto l’orgasmo e scomparisse per sempre dalla mia vita. Ormai il mio volto era bagnato delle mie lacrime e dei suoi umori e sapevo, sentivo, che lei non perdeva un istante di quel che facevo, ma con la coda dell’occhio potevo solo vedere le sue gambe, così vicine a noi e quelle eleganti scarpe che le racchiudevano i piedini.
Luciana ansimava debolmente, ma sentivo che poco a poco la stavo portando al climax. Si irrigidì un momento e un lungo sospiro soddisfatto furono la ricompensa dei miei sforzi. Mi aiutò a rialzarmi, mi fece un mezzo sorriso e mi diede un bacetto sulle labbra. Si risistemò i pantaloni, salì in macchina e rimise in moto.
Rividi Luciana qualche anno dopo, in una situazione analoga. Tornavo molto tardi da una trasferta e me la ritrovai al volante del taxi su cui ero salita per farmi portare a casa. Anche lei mi riconobbe, senza dire una parola. Quando si fermò in un lato poco illuminato della strada, capii immediatamente cosa voleva da me. Avrei potuto dirle no, di ripartire, ma, devo dirlo? Ebbe da me tutto quello che desiderava.
発行者 alliston
9日前
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