Prima volta...


Settembre 1987.



Melania capì che, un paio di dita, entravano in lei facilmente ma Nicola era grosso e dotato, non sarebbe mai riuscito ad attraversare l’imene lasciandolo intatto. Era pura utopia!
La tensione aumentava nel salotto in penombra.
Melania si pentì di aver deciso di tenere lei le redini del gioco, sedendosi sul pube del ragazzo: ora temeva di non trovare il coraggio necessario per premere e sfondarsi da sola.
Una lacrima di rabbia le segnò la guancia, arrossata dall’emozione.
Per fortuna Nicola, che aveva davanti uno spettacolo sublime ed eccitante, sosteneva perfettamente l’erezione nonostante la tensione che si stava accumulando.
Aspettava e non osava intervenire, pur soffrendo le pene dell’inferno a trattenersi senza avanzare.
Le carezzava i glutei con le mani e trovò persino il coraggio di stuzzicarle il sederino, col dito pollice: per fortuna non fu sgridato.
Melania chiuse gli occhi. Con la mano cercò la grossa verga, in attesa, sotto il suo bacino.
Serrarlo tra le dita, godersi quel contatto, fecero prevalere in lei il desiderio e la libidine. Abbandonata ogni remora e, serrando i denti, si abbatté, con forza, sull’asta di Nicola.
Il dolore fu lancinante, tremendo, e si sentì invaso dal fuoco tutto il basso ventre.
Anche il membro di Nicola patì per il forte sfregamento e gli faceva male. Però, il piacere che provava superava ogni ostacolo.
Vedere in primo piano, il palo infisso dentro la ragazza che amava, lo inebriò voluttuosamente, regalandogli un piacere sconosciuto.
Oltre al fatto fisico, adesso al rapporto si aggiungeva una componente nuova: il piacere del possesso.
Ora Melania era veramente sua!
Da quel momento era lui il padrone di quella bellezza sconvolgente e ribelle.
La guardò, abbarbicata alle sue gambe, seduta sulla sua pancia: sembrava diventata una sola carne con lui.
Nonostante infiammata e senza forze, la giovane, intanto, trovò il coraggio di provare qualche oscillazione, “quell’affare” la riempiva completamente e lo sentiva tutto suo. Bello!
Era il suo premio: un trofeo, dopo battaglia sostenuta col suo coraggio e la sua determinazione.
Lasciò che sbattesse nell’utero; tenendolo tutto dentro, con le labbra esterne poteva sentirne lo scroto molle e arrendevole.
Nicola all’improvviso perse il controllo e gridò di piacere: del tutto inavvertitamente, riempi col suo seme bollente lo stretto condom.

Si era fatto mezzogiorno.
La ragazza si andò a lavare, stavolta chiudendosi nel bagno.
Nicola, armato di straccio, pulì accuratamente ogni traccia del recente accoppiamento.
Prese il profilattico, pieno da far paura e ancora caldo, lo annodò e lo conservò in un fazzoletto di carta, per buttarlo, in seguito, in un punto lontano.
Squillò il telefono.
Melania non avrebbe voluto rispondere ma poi pensò che fosse meglio essere informata sugli spostamenti dei suoi. Uscì dal bagno nuda, solo con un asciugamano tra le cosce.
Era sua madre.
- Sì, tra poco scendo, Nicola è di sotto – mentì.
La ragazza aveva il volto provato e guardò la tovaglietta, portava tracce del suo ******. Tutto era fatto e non si poteva tornare indietro.
Nicola vide il ****** e divenne bianco come un cencio.
Lei rise:
– No, non preoccuparti: è tutto a posto! Doveva pur succedere una volta, no? –
Anche il giovane era ancora spogliato:
- Vieni, rilassati – disse Melania – ti sei spaventato? -
Erano nella cucina; lo prese per mano e lo guidò verso una sedia di paglia, si mise comoda e, con le labbra, s’impadronì di nuovo della sua virilità, adesso floscia e senza vita.
- Ecco, adesso lo coccoliamo un po’... rilassati tu! -
I minuti passavano, Nicola si eccitò di nuovo e lo dimostrava “tangibilmente” nella bocca di Melania. Intanto, per lei, il dolore di prima diventava solo un ricordo lontano.
Quando il ragazzo ritornò pieno di vigore, si alzò dalla sedia e salì sul tavolo, sedendosi sul bordo.
Nicola capì cosa desiderava ed era raggiante e felice.
Ancora una volta, la reticente Melania, voleva essere sua, finalmente. Aveva vinto... e alla grande. Se fosse stato solo, avrebbe fischiato di giubilo, come un buttero al rodeo.
Sollevo le due gambe tornite di lei, tenendole le caviglie con una sola mano.
Vide la vulva, lievemente gonfia e arrossata e pensò che adesso era tutta sua, lui le aveva appena strappato la verginità.
Per la ragazza non era così ma lui non poteva capire...
Con la mano libera, spostandosi avanti col bacino, le rovistò tra le grandi labbra.
Melania gli poggiò le gambe sulle spalle, mentre Nicola, adesso più “esperto” e disinvolto, trovò la “toppa” per la sua grossa chiave.
Una volta entrato facilmente, trovò il ritmo per oscillarle dentro e fuori, con costanza. Il tavolo della cucina era perfetto.

Leggermente piegato sulle gambe si mise a favore dell’orificio, ben spalancato, per darglielo tutto, fino alla radice.
La possedeva tirandola per le gambe verso se, o prendendole le chiappe con le mani aperte.
Diventava facile indirizzare e guidare il suo bacino, guidandola a favore del suo membro proteso.
Gli piaceva guardare mentre entrava e usciva dal suo corpo e si divertì a provare tutte le tecniche, che la sua fantasia gli suggeriva.
Scoprì che l’effetto più piacevole lo otteneva tirandosi completamente fuori e poi, molto lentamente, ponendosi saldamente all’ingresso della vagina: quando era sicuro di essere sulla giusta traiettoria, colpiva. Spingeva con tutto se stesso, sfondando ogni ostacolo, come un ariete.
Lei mugolava e godeva, finalmente libera e decisa a prendersi il piacere tanto agognato.
- Fermati dentro – ordinò – ... e spingi! – Lui obbedì.
Lei, con gli occhi socchiusi, si cercò con le dita l’intimità e la vagliò.
Si godette la presenza di quel nerbo che la allargava e la possedeva. Erano una sola carne, adesso: mai niente di più intimo, poteva unire due corpi, come quel sodo cordone di carne, che adesso sembrava fosse anche suo.
Con la sinistra, appiattita sul pube, tirava la sua carne verso l’alto, per aprirsi ancora di più.
Intanto, le dita della destra, assillavano senza posa il piccolo bottone della sua natura.
Per molti minuti stettero così. Nicola fermo spingeva e non osava interrompere il tripudio della sua ragazza.
Alla sua età non aveva alcun problema di erezione, anzi, vedersi “usato” mentre assisteva alle gesta intime e sconosciute della giovane, facevano sì che il suo pene raggiungesse dimensioni e durezze mai sperimentate.
Melania, prima ansimava, poi iniziò quasi a urlare, tant’è che Nicola fu costretto a tapparle la bocca, temendo che i vicini potessero sentirli.
– Eccomi!!! Sto venendo! – disse lei, finalmente.
Nicola capì che era il suo turno per darsi da fare: imparò che il piacere di Melania iniziava adesso.
Ricominciò a menar colpi all’impazzata, mentre lei non finiva mai di sussultare e godere.
Il ragazzo, adesso che si era scaricato da poco, poteva avere un controllo migliore sui suoi “ormoni”.
Durò a lungo e si assicurò che lei fosse, finalmente, appagata.
Allora si decise e si dedicò a se stesso.
Ci volle poco: uscì velocemente dalla ragazza e dandosi alcuni colpi di mano, si preparò al secondo getto.
Lo spettacolo del suo pancino chiaro, sotto la verga scura e nerboruta, era eccitante a dismisura e lui si preparò a innaffiarla tutta...
Ma non andò così, rapida come una gazzella, Melania smontò dal tavolo e gli s’inginocchiò davanti, con la bocca completamente spalancata.
Il ****** in testa a Nicola batteva tremendamente, capì cosa fare e, automaticamente, alzò leggermente una gamba per favorire l’introduzione... e ficcò!
Non riuscì a muoversi nemmeno due volte: venne!
Il liquido usciva senza controllo, a profusione, lui scaltrito dall’emozione, per evitare che si disperdesse, cercò con le dita la sua nuca e la attirò a se per tenerla bloccata.
Melania non si ribellò e accolse il godimento del giovane come un dono, tutto in bocca.
Poi, con voluttà e libidine, davanti al suo sguardo attonito, lo ingoiò.

発行者 giessestory
12年前
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