IL SAPORE DELL'ATTESA

Ci stavamo guardando da più di cinque minuti senza dire nulla: due mesi senza sentirci, discussioni inutili, rancori di cartone. Alla fine si decise a premere il pulsante per il decimo piano. Un altro minuto di silenzio lungo ore… Non me lo ricordavo così affascinante. La solita barba incolta, seppur corta e morbida, come quei capelli mossi da un filo di lacca. R. era uno dei pochi coi quali avrei potuto far sesso per giornate intere, senza stancarmi mai. Ogni volta mi faceva scoprire una nuova me. Poi un sorriso, all’unisono. La surrealità del momento e la mia mano che, autonoma, blocca l’ascensore. Il suo corpo in un attimo schiacciato contro il mio, sbalzandomi contro lo specchio: la percezione del caldo dentro e freddo fuori, alla schiena, semi-scoperta per il vestito. Lo morsi. Lo morsi sul collo, con cattiveria. Lanciò un urlo sommesso ma la mia mano sinistra gli tappò la bocca.
«Ssshhh…» sussurrai accostando rapida la bocca al suo orecchio.
La mano gemella scese giù, lungo la sua camicia appena ruvida, fino alla cintura dei pantaloni.
«Ti sei dimenticato?»
Un modo per calmarlo, per farlo stare buono. Un “Dai, vedi? Sto rimediando” silenzoso. Il nostro rapporto è sempre stato fatto più di segni sulla pelle che di baci. E forse mi piace per quello. La mia lingua fuoriuscì e gli accarezzò il lobo dell’orecchio, suggendolo appena. Scese poi rapida lungo il collo e la scapola, abbassando il tessuto della camicia sbottonata. R. finì di aprila e la lasciò scivolare giù dalle braccia, dietro la schiena, facendola finire a terra… Collo, petto, addome. Proseguii quel percorso immaginario tracciato solo dalla mia saliva. Un filo sottile, leggero, freddo a contatto sulla sua pelle calda, olivastra, liscia. Mano a mano che la lingua scorreva, semimando baci a tratti, il mio corpo si abbassava, finendo in ginocchio. Così il tragitto della mia mano si concluse con l’aprire quella cintura di pelle marrone, quanto basta, e poi con l’abbassare la lampo dei jeans. La infilai dentro e i boxer mostrarono già il suo piacere turgido, ben visibile per la stoffa elasticizzata.
«Mi sei mancata…» ansimò.
Alzai lo sguardo. Il suo petto si alzava e abbassava a un ritmo innaturale. Sorrise semplicemente. Quel suo sguardo conteneva tutta l’attesa dei sessanta giorni di silenzio. Più porco del solito nel mordersi il labbro inferiore, ormai impaziente di sfogare il desiderio.
«Anche tu…» sussurrai piano, espirando aria calda sul suo membro saldo nella mia mano, che lentamente aveva già iniziato a muoversi.
Aprii la bocca e...

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発行者 goccedime
11年前
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