Suocera e genero 1
Mia suocera Maria è una tipa molto espansiva, ama ridere e scherzare con tutti, ha sempre la battuta pronta, la classica persona che tiene alto il morale della compagnia e con la quale vorresti trascorrere una serata in allegria.
Ho sempre apprezzato questo suo lato del carattere, anche il suo aspetto fisico, donna giunonica, ben piantata con qualche chilo di troppo, le curve mi hanno sempre intrigato, ma non mi attraeva sessualmente.
Questa sua voglia di vivere, poco alla volta, ha fatto in modo che io la vedessi sotto una luce diversa, non solo come la mamma della mia fidanzata prima e moglie poi, ma anche sotto l’aspetto erotico.
Ho iniziato così a guardala più attentamente, sbirciare sotto la camicetta, cercare di scoprire che tipo di mutande usava ecc…
Lei si è accorta di questi miei sguardi maliziosi, me lo ha confessato in seguito, ed ha iniziato a provocarmi, ma in maniera intelligente, da non destare sospetto.
Un contatto accidentale (!) era ormai la norma e questo mi stuzzicava ancor di più.
Io ero sempre più arrapato.
Come al solito le vacanze in agosto si facevano assieme, mia moglie ed io, mia cognata che a quel tempo era ancora una ragazzina e lei con mio suocero, e come tutti gli anni si andava sulle spiagge abruzzesi, si affittava un appartamento per tutto il mese e si viveva in questa comunità familiare allargata per l’occasione.
La convivenza aumentava i nostri possibili incroci e questo mi eccitava, ma lei non mi aveva apertamente fatto capire nulla, e a volte pensavo che ero io a farmi dei viaggi immaginari.
Vederla in costume mi faceva impazzire, cercavo di intravedere le forme della sua figa e la sognavo, lei quando non c’erano altre persone mi stuzzicava, magari apriva le cosce e se la sfiorava o sistemava il reggiseno del costume strizzandosi le tette, ma sempre con fare indifferente, senza guardarmi.
Mi arrapava questa cicciona.
Una sera a cena si parlava di cantanti ed io sostenevo una tesi diversa dalla sua, nessuno aveva la risposta certa in quel momento e facemmo una scommessa, chi perde paga pegno.
Il giorno dopo verificammo ed aveva ragione lei, in casa eravamo rimasti solo noi, mio suocero era uscito come tutta le mattine a passeggiare, mia moglie e la sorella erano andate a fare la spesa, e io dovevo pagare pegno, lei con fare canzonatorio mi disse “cosa vuoi pagare tu, dammi un bacio e siamo pari”, io mi sono avvicinato e le ho messo le mani sui fianchi per tirala a me, stavo per baciarla sulla guancia ma lei si è girata e mi sono trovato le sue labbra, lei guardandomi e ridendo mi ha detto “non è questo che vuoi? Me ne sono accorta sai come mi guardi, non sono mica nata ieri”.
Sono rimasto di sasso, non sapevo più come uscire da quella fase di imbarazzo, pensavo mi ha scoperto ed ora racconta tutto alla figlia, come mi giustifico ora, volevo sprofondare.
Lei scoppia in una fragorosa risata e io non capivo le sue intenzioni, rideva, ho scoperto in seguito, perché la mia faccia era rossa paonazza ed io senza parole.
Mi prende la faccia tra le mani e mi bacia di nuovo, ma stavolta con un bacio vero, con la lingua, mi sono sciolto finalmente, da quel momento ho capito che sarebbe stata mia complice.
La vacanza ha decollato, ma non ci siamo chiariti subito su quali intenzioni avevamo e questo mi creava un po’ di ansia, non capivo, e non osavo chiederlo, come sarebbe stato il nostro rapporto una volta rientrati a casa.
Ora mi sentivo più intraprendente e qualche strusciatina la facevo e lei mi sorrideva, ma sempre con mille occhi per non tradirci.
Due giorni dopo finalmente soli l’affronto e le chiedo cosa vogliamo, lei mi dice “tu cosa vuoi, io voglio giocare”.
E gioco sia.
L’ho baciata prendendo io l’iniziativa stavolta e le ha collaborato, con tanta passione.
La vacanza finisce senza exploit particolari, sarebbe stato troppo rischioso esagerare.
Tornati a casa e tornati al lavoro non c’era più quell’atmosfera di promiscuità di qualche giorno prima, ho pensato di inviarle un sms, non esisteva ancora WhatsApp, invitandola ad incontrarci in un bar per un caffè dopo il lavoro, lei accetta.
In quell’occasione ci siamo lasciati con la promessa che si saremmo rivisti a breve, chiedendo un pomeriggio libero al lavoro.
Stavolta il luogo dell’appuntamento era un hotel per coppiette fuori mano, l’intento era chiaro ad entrambi.
Il giorno concordato siamo arrivati puntuali all’appuntamento, reception, documenti, chiave e finalmente la stanza.
Entrati nella stanza ci siamo guardati negli occhi e ci siamo avvinghiati uno all’altra.
Ci siamo spogliati e buttati sul letto, lei aveva un completo reggiseno a balconcino e brasiliane nero di pizzo, molto eccitante, una parte delle aureole dei capezzoli sporgeva sopra e succhiarli era un sogno.
I capezzoli le si sono subito rizzati ed io ero fuori di testa, intanto con una mano accarezzavo il suo corpo, stringevo le enormi chiappe e poi ho infilato la mano dentro lo slip, figa ciciotta e pelosa come piace a me e molto molto bagnata.
Tolto reggiseno e mutandine con non qualche difficoltà per la fretta di spogliarla, le ho aperto le cosce e mi sono avvicinato, l’ho baciata delicatamente poi con la lingua ho iniziato a giocare col clito, lei inizia ad ansimare, mi muovo su e giù finché non infilo un dito nella figa, poi 2, lingua e dita insieme e lei va in paradiso, comincia ad ansimare sempre più forte, non mi fermo e insisto perché le piace molto questo, ma lei mi afferra i capelli e tirandoli mi stacca la testa dalla sua intimità, e dice “basta per ora, adesso tocca a me”.
Con un’agilità che non pensavo si gira e mi prende il cazzo che in quel momento era durissimo, comincia a maneggiarlo su e giù, poi si avvicina mi guarda, sorride, dice “ci penso io a te”, se lo mette in bocca e comincia a farmi un pompino, stupenda.
Mentre lo succhiava accompagnavo con le mani sulla sua testa i movimenti poi cercavo di muovermi nel letto per raggiungere e accarezzarle le tettone dai capezzoli duri e strizzarli.
La lascio continuare nella sua opera per un po’ poi mi sfilo e la spingo sul letto, ci guardiamo negli occhi, lei capisce e allarga le cosce, sono dentro di lei, finalmente mi scopo mia suocera, la figa è letteralmente un lago, mai vista una cosa del genere, è un piacere immenso sapere che ti stai scopando la suocera e la vedi come una splendida troia.
Si cambia posizione un paio di volte, di fianco, a pecorina, poi lei mi dice che vuole stare sopra perché è la posizione che predilige, “lo sento meglio” le sue parole, mi cavalca con tanta foga, cerca di dare il meglio di se e va in estasi, comincia ad emettere gemiti sempre più forti, sta per godere e vi vede, chiude gli occhi e mugula come una cagna in calore, ad uno spettacolo del genere non resisto e appena sento che viene, tra gemiti ad alto volume e fremiti nella figa le svuoto i coglioni dentro la pancia, finalmente.
Non voleva che mettessi il preservativo che avevo già pronto, mi aveva detto che prendeva la pillola e sono andato in tranquillità, questo per la cronaca.
In seguito mi ha detto che adora sentire il getto caldo di sborra nella figa.
Siamo stati abbracciati a baciarci per un po’, poi il tempo tiranno ci ha fatto terminare il nostro primo incontro.
Incontro interlocutorio come lo è sempre il primo, non ci si conosce bene, non si sa che cosa ci si aspetti l’uno dall’altra e viceversa, ma il meglio deve ancora venire.
Ho sempre apprezzato questo suo lato del carattere, anche il suo aspetto fisico, donna giunonica, ben piantata con qualche chilo di troppo, le curve mi hanno sempre intrigato, ma non mi attraeva sessualmente.
Questa sua voglia di vivere, poco alla volta, ha fatto in modo che io la vedessi sotto una luce diversa, non solo come la mamma della mia fidanzata prima e moglie poi, ma anche sotto l’aspetto erotico.
Ho iniziato così a guardala più attentamente, sbirciare sotto la camicetta, cercare di scoprire che tipo di mutande usava ecc…
Lei si è accorta di questi miei sguardi maliziosi, me lo ha confessato in seguito, ed ha iniziato a provocarmi, ma in maniera intelligente, da non destare sospetto.
Un contatto accidentale (!) era ormai la norma e questo mi stuzzicava ancor di più.
Io ero sempre più arrapato.
Come al solito le vacanze in agosto si facevano assieme, mia moglie ed io, mia cognata che a quel tempo era ancora una ragazzina e lei con mio suocero, e come tutti gli anni si andava sulle spiagge abruzzesi, si affittava un appartamento per tutto il mese e si viveva in questa comunità familiare allargata per l’occasione.
La convivenza aumentava i nostri possibili incroci e questo mi eccitava, ma lei non mi aveva apertamente fatto capire nulla, e a volte pensavo che ero io a farmi dei viaggi immaginari.
Vederla in costume mi faceva impazzire, cercavo di intravedere le forme della sua figa e la sognavo, lei quando non c’erano altre persone mi stuzzicava, magari apriva le cosce e se la sfiorava o sistemava il reggiseno del costume strizzandosi le tette, ma sempre con fare indifferente, senza guardarmi.
Mi arrapava questa cicciona.
Una sera a cena si parlava di cantanti ed io sostenevo una tesi diversa dalla sua, nessuno aveva la risposta certa in quel momento e facemmo una scommessa, chi perde paga pegno.
Il giorno dopo verificammo ed aveva ragione lei, in casa eravamo rimasti solo noi, mio suocero era uscito come tutta le mattine a passeggiare, mia moglie e la sorella erano andate a fare la spesa, e io dovevo pagare pegno, lei con fare canzonatorio mi disse “cosa vuoi pagare tu, dammi un bacio e siamo pari”, io mi sono avvicinato e le ho messo le mani sui fianchi per tirala a me, stavo per baciarla sulla guancia ma lei si è girata e mi sono trovato le sue labbra, lei guardandomi e ridendo mi ha detto “non è questo che vuoi? Me ne sono accorta sai come mi guardi, non sono mica nata ieri”.
Sono rimasto di sasso, non sapevo più come uscire da quella fase di imbarazzo, pensavo mi ha scoperto ed ora racconta tutto alla figlia, come mi giustifico ora, volevo sprofondare.
Lei scoppia in una fragorosa risata e io non capivo le sue intenzioni, rideva, ho scoperto in seguito, perché la mia faccia era rossa paonazza ed io senza parole.
Mi prende la faccia tra le mani e mi bacia di nuovo, ma stavolta con un bacio vero, con la lingua, mi sono sciolto finalmente, da quel momento ho capito che sarebbe stata mia complice.
La vacanza ha decollato, ma non ci siamo chiariti subito su quali intenzioni avevamo e questo mi creava un po’ di ansia, non capivo, e non osavo chiederlo, come sarebbe stato il nostro rapporto una volta rientrati a casa.
Ora mi sentivo più intraprendente e qualche strusciatina la facevo e lei mi sorrideva, ma sempre con mille occhi per non tradirci.
Due giorni dopo finalmente soli l’affronto e le chiedo cosa vogliamo, lei mi dice “tu cosa vuoi, io voglio giocare”.
E gioco sia.
L’ho baciata prendendo io l’iniziativa stavolta e le ha collaborato, con tanta passione.
La vacanza finisce senza exploit particolari, sarebbe stato troppo rischioso esagerare.
Tornati a casa e tornati al lavoro non c’era più quell’atmosfera di promiscuità di qualche giorno prima, ho pensato di inviarle un sms, non esisteva ancora WhatsApp, invitandola ad incontrarci in un bar per un caffè dopo il lavoro, lei accetta.
In quell’occasione ci siamo lasciati con la promessa che si saremmo rivisti a breve, chiedendo un pomeriggio libero al lavoro.
Stavolta il luogo dell’appuntamento era un hotel per coppiette fuori mano, l’intento era chiaro ad entrambi.
Il giorno concordato siamo arrivati puntuali all’appuntamento, reception, documenti, chiave e finalmente la stanza.
Entrati nella stanza ci siamo guardati negli occhi e ci siamo avvinghiati uno all’altra.
Ci siamo spogliati e buttati sul letto, lei aveva un completo reggiseno a balconcino e brasiliane nero di pizzo, molto eccitante, una parte delle aureole dei capezzoli sporgeva sopra e succhiarli era un sogno.
I capezzoli le si sono subito rizzati ed io ero fuori di testa, intanto con una mano accarezzavo il suo corpo, stringevo le enormi chiappe e poi ho infilato la mano dentro lo slip, figa ciciotta e pelosa come piace a me e molto molto bagnata.
Tolto reggiseno e mutandine con non qualche difficoltà per la fretta di spogliarla, le ho aperto le cosce e mi sono avvicinato, l’ho baciata delicatamente poi con la lingua ho iniziato a giocare col clito, lei inizia ad ansimare, mi muovo su e giù finché non infilo un dito nella figa, poi 2, lingua e dita insieme e lei va in paradiso, comincia ad ansimare sempre più forte, non mi fermo e insisto perché le piace molto questo, ma lei mi afferra i capelli e tirandoli mi stacca la testa dalla sua intimità, e dice “basta per ora, adesso tocca a me”.
Con un’agilità che non pensavo si gira e mi prende il cazzo che in quel momento era durissimo, comincia a maneggiarlo su e giù, poi si avvicina mi guarda, sorride, dice “ci penso io a te”, se lo mette in bocca e comincia a farmi un pompino, stupenda.
Mentre lo succhiava accompagnavo con le mani sulla sua testa i movimenti poi cercavo di muovermi nel letto per raggiungere e accarezzarle le tettone dai capezzoli duri e strizzarli.
La lascio continuare nella sua opera per un po’ poi mi sfilo e la spingo sul letto, ci guardiamo negli occhi, lei capisce e allarga le cosce, sono dentro di lei, finalmente mi scopo mia suocera, la figa è letteralmente un lago, mai vista una cosa del genere, è un piacere immenso sapere che ti stai scopando la suocera e la vedi come una splendida troia.
Si cambia posizione un paio di volte, di fianco, a pecorina, poi lei mi dice che vuole stare sopra perché è la posizione che predilige, “lo sento meglio” le sue parole, mi cavalca con tanta foga, cerca di dare il meglio di se e va in estasi, comincia ad emettere gemiti sempre più forti, sta per godere e vi vede, chiude gli occhi e mugula come una cagna in calore, ad uno spettacolo del genere non resisto e appena sento che viene, tra gemiti ad alto volume e fremiti nella figa le svuoto i coglioni dentro la pancia, finalmente.
Non voleva che mettessi il preservativo che avevo già pronto, mi aveva detto che prendeva la pillola e sono andato in tranquillità, questo per la cronaca.
In seguito mi ha detto che adora sentire il getto caldo di sborra nella figa.
Siamo stati abbracciati a baciarci per un po’, poi il tempo tiranno ci ha fatto terminare il nostro primo incontro.
Incontro interlocutorio come lo è sempre il primo, non ci si conosce bene, non si sa che cosa ci si aspetti l’uno dall’altra e viceversa, ma il meglio deve ancora venire.
8年前