Eva, ragazza facile - 1
CAP D’AGDE
Luglio 1980
Mi chiamo Eva e intendo parlarvi a lungo del mio sedere. Non crediate che sia fissata con questa parte del corpo, a dire il vero sono sempre stati i ragazzi a interessarsene tanto. Io non ne sono così entusiasta, avrei di gran lunga preferito essere più equilibrata, rinunciando volentieri a un po’ di culo in cambio di qualcosa di meglio di una seconda.
Un amico un giorno mi ha detto: “Se giocassi a volley con delle brasiliane sulle spiagge di Ipanema tutti quanti ammirerebbero le *** chiappe!”
Ma che gentile… Intendiamoci, ho un bel posteriore, ma se fosse un po’ meno grosso sarebbe meglio! L’unico vantaggio e non da poco, è che piace enormemente agli uomini. Comunque sia, sono considerata estremamente seducente.
Sono bionda con grandi occhi grigi, che ho ereditato dalla nonna svedese. Non ho mai conosciuto mio padre e ho l’impressione che mia madre non abbia mai saputo veramente chi fosse. Lei ha trentotto anni ed è bella. E’ da lei che ho preso il fisico magro e le chiappe bombate.
Mia madre fa la domestica. Non si può dire che ci siano dei mestieri umili, ma alcuni sono per lo meno più gloriosi di altri. Lei lavora da una quindicina d’anni presso la stessa famiglia. Io la conosco bene, dato che ogni mercoledì pomeriggio mi tocca raggiungerla per aiutare mia madre a fare il bucato e appenderlo.
I suoi datori di lavoro non sono cattivi, ma sono pur sempre dei padroni. C’è il Signore, la Signora, il Signor Louis e la Signorina Evelyne. E’ così che li devo chiamare ogni volta che vado a trovarla. Loro non si formalizzano affatto nel dirmi cose del tipo: “Eva, portami una Coca Cola” oppure: “Suonano, vai ad aprire.”
Quando mi lamento un po’ con mia madre (in fondo non sono io la persona di servizio) lei mi risponde sempre: “lascia perdere…”
Questi signori tengono molto alle usanze: uniforme, riverenza, campanello per chiamare la servitù… tutta la tiritera, insomma. Devo ammettere di aver sempre trovato sexy mia madre nella sua uniforme con il grembiule bianco. Le sue natiche sono ben valorizzate, soprattutto quando si inginocchia. Diciamo che ho dei sentimenti ambigui riguardo il suo lavoro. Giocare a essere la serva okay, ma esserlo veramente, questo mai.
Mi sono sempre detta: “Sarò medico o avvocato, guadagnerò molti soldi e sarò io ad avere una domestica.” Purtroppo però devo ammettere di non aver mai brillato negli studi, avendo conseguito a malapena il diploma.
Per scappare dalla mia condizione proletaria non mi resta che rimorchiare qualche riccone. Ammetto che non sia il massimo, ma che volete? Non sono affatto timida e so di piacere un sacco agli uomini!
Quest’estate mia madre deve andare a Touquet insieme alla famiglia per cui lavora. Ho deciso di partire sola per il sud della Francia e più esattamente per Cap d’Agde. Già mi immagino nuda sulla spiaggia a farmi corteggiare dai ricchi giovanotti. Conto di non restare sola a lungo, potendo usare la mia arma migliore, va a dire il mio magnifico culetto.
Gli scarsi mezzi a mia disposizione mi hanno obbligata a fare il viaggio di dodici ore fra Parigi e Marsiglia in pullman. Poi ne ho preso un altro per Béziers e un altro ancora per Cap d’Agde. Che strazio...
Naturalmente sono stata corteggiata durante il tragitto, ho persino flirtato giusto per passare il tempo. Non che abbia il peperoncino al culo, ma non mi si può certo paragonare a una città fortificata che non si arrenderà mai. Se un uomo mi piace, sono proprio il genere di città che gli dona le chiavi dicendogli: “Benvenuto straniero.”
Nella vita non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno, ma sessualmente, beh, è tutta un’altra cosa. L’ho scoperto molto presto: quando non sapevo ancora né leggere né scrivere, vidi un film in tv del genere “Mille e una notte”, nel quale c’erano delle schiave obbligate a obbedire sotto la minaccia della frusta.
Tutto ciò mi ha così profondamente impressionata al punto di voler scrivere la parola “schiava”, ma sapendo far bene solo la lettera “s” per finire la parola chiesi aiuto a mio zio. Da allora, anche nei miei sogni, sono una schiava in un harem. Con un partner, quasi senza rendermene conto, mi ritrovo in ginocchio o a tendere i polsi incrociati affinché mi tenga stretta. Ma quando esco dal letto ritorno “normale” e pure esigente!
Mi trovo finalmente a Cap d’Agde con il mio sacco a pelo. Vado nel villaggio naturista e mi spoglio in un angolo. Presto fatto, non indosso che un mini short di jeans e una t-shirt. Che impressione deliziosa…
Il vento leggero fa drizzare i miei capezzoli e arruffare i peli del pube.
Cammino emozionata nel villaggio. Quasi tutti sono nudi. Quelli che sono vestiti devono essere o degli operai venuti a fare qualche lavoro di manutenzione o dei poliziotti. C’è di tutto: belli, brutti, magri, grassi, ma nell’insieme vedo molte belle ragazze. La concorrenza sarà dura. Quasi tutte le ragazze hanno la vagina depilata o per lo meno curata, al contrario di me! Anche nel centro commerciale sono tutti svestiti, così come le donne sedute dal parrucchiere.
Prima cosa da fare: trovare un alberghetto a buon mercato.
Entro in un’edicola-tabaccheria e mi rivolgo a una bionda imponente, di circa cinquant’anni, dicendole: “Scusi signora, sono appena arrivata e cerco una camera non troppo cara.”
Con un forte accento del Midi mi risponde: “Mi dispiace piccolina! Tutto è molto caro qui. Dovresti andare a Agde città o, meglio ancora, a Béziers.”
Assumo l’aspetto della schiava dell’harem che teme di farsi frustare per domandarle: “E di lavoro, signora, crede che potrei trovarne?”
Lei mi osserva meglio e replica: “Carina come sei, è possibile. Potresti fare la cameriera.” Uffa… cameriera assomiglia molto a domestica, ma va bene lo stesso.
“Sì signora, d’accordo.”
Lei scrive un indirizzo su un pezzo di carta e mi dice: “Questo è mio cognato, puoi dirgli che ti manda Mireille.”
La ringrazio di cuore. Lei mi indica il cammino, poi mi bacia sulla guancia e nel farlo preme le sue tettone contro il mio petto minuto dicendo: “Buona fortuna piccolina.”
Vado all’indirizzo che mi è stato dato, lungo un canale. Si tratta di un ristorante che si chiama Chez Bruno. C’è anche un dehors, ma per arrivarci bisogna prima entrare nel bar. Entro. Vedo un grand’uomo baffuto di una cinquantina d’anni dietro il banco e una dozzina di clienti che devono essere persone del posto, tipo operai o marinai che si occupano delle barche. Ce ne sono molte sul canale. Ciò che mi sorprende è che sono tutti vestiti, al contrario di me, nuda come un verme il giorno della nascita.
Gli dico: “Buongiorno signore. Vengo da parte della signora Mireille.”
“Sì, è mia cognata. Vuoi prenotare un tavolo per stasera?”
Mi trovo nel bar, di fronte al padrone e percepisco una dozzina di occhi che si posano sul mio sedere… E’ molto fastidioso e imbarazzante.
“La signora Mireille mi ha detto che sta cercando una cameriera.”
“Sì, avevo una cameriera ma mi ha lasciato. Tu hai già lavorato nel mondo della ristorazione?”
Non me la sento di mentire e gli rispondo: “No, ma sono motivata e lavorerò sodo.”
Un cliente dietro di me fa notare: “Non avrà esperienza, ma ha di meglio! Girati piccola e mostra al padrone il tuo lato migliore.”
Capisco bene cosa vuol dire. Arrossendo nuovamente, mi giro. Il gestore del bar fa un bel fischio e aggiunge: “E’ innegabile che le *** chiappe valgano più di qualsiasi attestato.” Tutti ridono, io un po’ meno.
“D’accordo, ti prendo in prova.”
“Grazie molte.”
“Ascolta: qui il lavoro è duro. Dovrai aiutare nella pulizia fra le dieci e le undici insieme alle altre, poi fare servizio qui nel bar e nel dehors dalle undici a mezzanotte.”
Ah, bene, sono per lo meno quattordici ore di lavoro! E di pulizia, come mia madre. Certo che pulire tutta nuda, questo sì che sarà speciale! Ma in fondo quale altro lavoro potevo trovare? E poi, pensandoci bene, potrò incontrare molta gente…
A questo punto è decisivo che lui possa anche alloggiarmi. Per questo aggiungo: “Dovrei anche trovare una camera poco cara.”
Uno dei clienti mi dice: “Puoi venire da me, ho un gran letto.”
Grasse risate. Sono consapevole che tutti continuano ad ammirare le mie chiappe.
“C’è una piccola stanza qui, puoi dividerla con un’altra cameriera.”
Non mi resta che accettare. Gli do la mano, palmo verso l’alto: “Sono la sua nuova cameriera”. Lui mi dà il cinque. Abbiamo concluso l’affare, come dei mercanti di *******. Un cliente gli chiede: “Potrebbe cominciare subito, Bruno? Le daremo dei consigli.”
“Va bene. Posa il tuo sacco, piccola.”
Lo poso e senza di esso mi sento veramente nuda in mezzo a tutti quegli uomini. Il gestore mi chiede come mi chiamo. Eva, gli rispondo. Subito uno dei clienti mi chiama: “Eva, portami un petit Ricard, piccola.”
“E a me un pacchetto di patatine.”
“E un perroquet.”
Forza Eva, muovi il culo! Vado dietro il bancone, prendo un bicchierino e chiedo a Bruno: “Questo va bene per il pastis?”
“Sì.”
Prendo la bottiglia di Ricard e verso la giusta misura nel bicchierino. Apro il frigo. Il capo mi mostra dove sono i cubetti di ghiaccio. Ne metto due nel bicchiere e riempio una piccola caraffa d’acqua. Metto tutto su un vassoio e cerco di sollevarlo in maniera professionale, vale a dire con una sola mano da sotto. Io e il mio culo portiamo la consumazione. I clienti mi applaudono. Saluto facendo un inchino, mostrando di nuovo a Bruno fino a che punto sono adatta per questo lavoro. Poi, girandomi verso di lui, saluto di nuovo, il sedere rivolto ai clienti. Vengo applaudita ancor di più. Troppo facile, se fossi più flessibile mi bacerei senza esitare questa parte del corpo!
D’accordo che cameriera suona molto come domestica, eppure mi sento soddisfatta. Mi manca solo un bel giovanotto, ricco e al volante di un’auto di lusso.
Porto le patatine, il perroquet (un pastis con sciroppo di menta) e una caraffa di vino rosato. Bruno mi dà una cintura con una piccola borsa per metterci dentro i soldi. Devo ammettere che pur con questa saccoccia alla vita mi sento estremamente nuda. Sono emozionata, per non dire bagnata…
Dubito fortemente che il gestore del bar mi abbia presa solo per i miei begli occhi e il mio culo, deve avere senz’altro delle idee in testa. Questa sera rischio di dovergliela dare. Non mi piace, ma per lo meno ha un’aria simpatica. E poi c’è il trucco: la posizione a pecorina! Posso sempre immaginare di essere posseduta da un ricco playboy.
Bruno deve spiegarmi molte cose per aiutarmi a far bene il mio lavoro, ma è gentile e i clienti si dimostrano subito molto contenti. E se loro sono felici va tutto a suo beneficio.
Ho la fortuna di essere un po’ esibizionista. Ciò che mi intriga è comportarmi come se non mi rendessi conto della mia indecenza. Per esempio, le maniche della t-shirt sono molto larghe e facendo certi movimenti si può vedere il mio gran petto (seh, come no...) oppure divarico le gambe e non mi rendo conto di far vedere le mutandine… quelle che ho scordato d’indossare!
I clienti amano vedermi andare e venire. E’ incredibile l’effetto che può produrre un bel paio di chiappe…
Mi accorgo in fretta che gli avventori sono diventati alquanto maldestri! Lasciano cadere dei cucchiai e anche delle monete. Io mi precipito a ramazzare, senza piegare troppo le gambe. Da quella posizione godono di una vista panoramica sulla mia “luna piena”, così da non aver più dubbi sul fatto che sia una bella ragazza. Per fortuna le monete che cadono per terra sono mie di diritto.
Il capo mi fa notare: “Qui siamo fra amici e ci si diverte, ma nel dehors ci sono soprattutto i turisti, non mostrare troppo la passera.”
Un po’ rossa rispondo: “Sì signore.”
“E poi, Eva.”
Mi indica il pube con il dito: “Lì bisogna potare tutto col decespugliatore.”
Non ci avevo pensato… amo i peli e ho la tendenza a tenere la vagina e anche le ascelle al naturale. I clienti si stanno divertendo. Ce n’è uno che mi dice:
“Ti sentirai tutta nuda senza la tua peluria.” E’ vero!
Un altro sogghigna: “Allora domani vedremo la tua fighetta?”
Il padrone interviene: “Ehi ragazzo, vacci piano!” ma si capisce che si diverte come gli altri.
Gli chiedo se devo rasarmi. Lui risponde: “No, depilati usando la crema. Aiscia se ne occuperà, dividerai la stanza con lei.”
Gli faccio notare: “Pensavo che i naturisti amassero la natura.”
“Vero, ma non per farsi servire a tavola, hanno paura di trovarsi un pelo di figa nella pietanza.” Logico. Due clienti lasciano il locale lasciandomi due sostanziose mance, ottimo.
Bruno mi dice: “Sai, usanza vuole che cameriere e sguattere si dividano le mance.”
“Ah, certo.”
Vedo arrivare una bella ragazza nuda. E’ Aiscia. Bruno si rivolge a lei: “Ecco Eva, rimpiazzerà Odette.”
Ci abbracciamo. “Buongiorno Eva.”
“Buongiorno Aiscia.”
Lei è più grande di me, ha dei seni più grossi e il suo pube è liscio come il sapone. Lei mi esamina e commenta: “Sei carina, ma…”
Mi osserva il pube e poi volta lo sguardo verso Bruno, che le domanda: “Te ne occupi tu?”
“Sì. Dai, vieni con me.”
Saliamo al primo piano ed entriamo in una stanzetta. C’è un letto di medie dimensioni e un lavabo, ma nessun armadio. Aiscia comincia dicendomi: “Mostrami le ascelle.”
Alzo il braccio bene in alto e incrocio i polsi. Per me si tratta di una posizione molto simbolica. Lei mi spalma la crema depilante e aggiunge: “Bisogna aspettare che faccia effetto. Nel frattempo occupiamoci della vagina.”
Posa un asciugamano sul letto. Io mi stendo con le gambe ben divaricate. Lei mi guarda ed esclama: “Che cespuglio! Vedrai che sarà tutto veramente molto sensibile una volta depilato. Non appena qualcosa ti sfiorerà, godrai!”
La guardo coi miei occhioni. Lei rincara: “Era tanto per dire, ma fare l’amore una volta depilati è un’esperienza che consiglio caldamente.”
Vengo riempita di crema. Ohi! Il fatto è che sono molto sensibile anche con i peli. E’ necessario attendere cinque minuti. Alzo nuovamente il braccio e Aiscia toglie la crema e i peli con la spatola. Addio, miei cari!
Ora è il momento della vagina. Aiscia rimuove la crema dal pube e anche i peli rimasti all’interno delle gambe. Poi mi prende le grandi labbra.
Io esclamo: “Oooohh!”
“Sei molto sensibile…”
“Eh, sì, in questo punto sì…”
Lei tira bene per togliere tutta la crema mentre io mi mordo la lingua.
“Sei veramente molto sensibile…”
“Scusa…”
“Non devi scusarti, è bene avere il ****** caldo.”
Mentre mi agito un po’, lei aggiunge:
“Molto, molto caldo…”
Dopo aver tolto tutto, mi sciacqua con una salvietta. Essere depilata è tutta un’altra cosa! Aiscia si rende conto che sono sempre più eccitata. Si mette a ridere, poi mette l’asciugamano sotto l’acqua fredda: “E’ meglio così, vero?”
“Sì, scusa, anche se è talmente sensibile.”
Mi dà un piccolo buffetto sulla vagina annunciandomi: “E voilà, sei a posto.”
Salgo su una sedia per ammirarmi nel piccolo specchio. “Oh! E’ indecente.”
Ho gli stessi peli di quando avevo cinque anni… Dato che sono magra si può vedere l’inizio delle mie grandi labbra e ho anche l’impressione che si possa scorgere il rigonfiamento del clitoride.
“Grazie per averlo fatto. Dimmi, il padrone sembra simpatico, ma per caso vuole che gliela diamo?”
Aiscia alza le spalle e mi spiega: “Sai com’è… ma non è esigente. Tutti i giorni una di noi gli fa un pompino. Lui lo chiama diritto di prelazione, ma in compenso mi copre anche se non sono del tutto in regola. Sai come sono i padroni… questo ti disturba?”
“No, non troppo, me lo aspettavo.”
Lei mi dice: “Vieni, scendiamo.”
A ogni passo sulle scale le gambe comprimono un po’ la vagina e questo mi fa un certo effetto! Arrivate in basso le dico: “Mi si vede parecchio la passera, sono davvero imbarazzata...”
“E’ normale, anch’io all’inizio ero molto a disagio.”
Andiamo nel bar e lì una dozzina di uomini, vale a dire ventiquattro occhi, sono fissi sul mio pube. Ognuno si sente libero di esprimere il proprio commento: “Oh, povera piccola bestiolina, dov’è finita la tua peluria?”
“Ti prenderai un raffreddore.”
“Dovremmo chiamare la Protezione a****li”.
Pare che si divertano molto. Io dico loro: “Sono veramente imbarazzata.” Un cliente replica: “Certo, sei terribilmente indecente.” Non me lo dica!
“Ma no, scherzavo, sei molto carina, soprattutto quando ti devi abbassare per raccogliere qualcosa dal pavimento.”
Non ci avevo mai pensato! Il gioco, in seguito, è ovviamente quello di gettare degli oggetti a terra. A questo ritmo finirò par farmi male alla schiena. Approfitto che Bruno sia andato a cercare qualcosa in cantina per proporre loro: “Se ve la mostro la smettete di far cadere ogni cosa?”
“Ma certo che si!!!!”
Bene, giro la schiena, divarico le gambe e mi alzo un po’ sul piede sinistro e poi sul destro. A questo punto sento schiamazzi, fischi, dei “brava!”, dei “viva la figa di Eva!”
Sento il capo che torna e vado subito a togliere di mezzo un bicchiere vuoto.
Lui chiede: “Cosa avete da urlare, ragazzi?!”
“Niente, parlavamo ad alta voce.”
Avendo sentito “viva la figa di Eva”, Bruno si rivolge a me: “Gliel’hai fatta vedere?!”
“Ma no, non ho fatto niente…”
“E’ vero Bruno, la piccola non ha fatto niente.”
Lui borbotta un po’, ma sono sicura che tutto ciò lo diverta. I clienti che se ne vanno mi lasciano delle buone mance.
Uno di loro mi dice: “E’ per te. Grazie per il magnifico spettacolo.” A questo punto mi metto a ridere: “Grazie, lei è molto gentile, ma è solo una vagina, ce n’è dappertutto qui.”
“Una figa e un culo super.”
Ah, questo è senz’altro vero. Il tipo avanza timidamente la mano. Bruno non può vederci. Gli porgo le natiche, sta diventando un’abitudine. Dolcemente, a turno, tutti accarezzano il mio sedere. Se si può fare un favore a qualcuno…
L’unico problema è che ben presto mi sembra di avere un formicaio dentro le mutande (che non ho). Devo assolutamente calmare i miei bollenti spiriti. Chiedo a Bruno di poter andare a fare pipì.
“Ma certo.”
Vado alla toilette e do un bacetto al mio dito preferito, il medio destro. Nell’arco di tre minuti raggiungo l’orgasmo. Ah, era proprio indispensabile!
Uscendo dal bagno incrocio Aiscia che si sta occupando del ristorante. Divento tutta rossa. Lei è sorpresa e mi chiede: “Che ti succede?” Poi comprende tutto e sogghigna: “Troppo sensibile, vero?”
“Sì…”
Mi sono calmata, le formiche rosse hanno sloggiato e la mia vagina sonnecchia russando. Riprendo servizio, a condizione di poter andare di tanto in tanto alla toilette. Sono certa che ci troveremo bene qui, la mia passera e io.
Luglio 1980
Mi chiamo Eva e intendo parlarvi a lungo del mio sedere. Non crediate che sia fissata con questa parte del corpo, a dire il vero sono sempre stati i ragazzi a interessarsene tanto. Io non ne sono così entusiasta, avrei di gran lunga preferito essere più equilibrata, rinunciando volentieri a un po’ di culo in cambio di qualcosa di meglio di una seconda.
Un amico un giorno mi ha detto: “Se giocassi a volley con delle brasiliane sulle spiagge di Ipanema tutti quanti ammirerebbero le *** chiappe!”
Ma che gentile… Intendiamoci, ho un bel posteriore, ma se fosse un po’ meno grosso sarebbe meglio! L’unico vantaggio e non da poco, è che piace enormemente agli uomini. Comunque sia, sono considerata estremamente seducente.
Sono bionda con grandi occhi grigi, che ho ereditato dalla nonna svedese. Non ho mai conosciuto mio padre e ho l’impressione che mia madre non abbia mai saputo veramente chi fosse. Lei ha trentotto anni ed è bella. E’ da lei che ho preso il fisico magro e le chiappe bombate.
Mia madre fa la domestica. Non si può dire che ci siano dei mestieri umili, ma alcuni sono per lo meno più gloriosi di altri. Lei lavora da una quindicina d’anni presso la stessa famiglia. Io la conosco bene, dato che ogni mercoledì pomeriggio mi tocca raggiungerla per aiutare mia madre a fare il bucato e appenderlo.
I suoi datori di lavoro non sono cattivi, ma sono pur sempre dei padroni. C’è il Signore, la Signora, il Signor Louis e la Signorina Evelyne. E’ così che li devo chiamare ogni volta che vado a trovarla. Loro non si formalizzano affatto nel dirmi cose del tipo: “Eva, portami una Coca Cola” oppure: “Suonano, vai ad aprire.”
Quando mi lamento un po’ con mia madre (in fondo non sono io la persona di servizio) lei mi risponde sempre: “lascia perdere…”
Questi signori tengono molto alle usanze: uniforme, riverenza, campanello per chiamare la servitù… tutta la tiritera, insomma. Devo ammettere di aver sempre trovato sexy mia madre nella sua uniforme con il grembiule bianco. Le sue natiche sono ben valorizzate, soprattutto quando si inginocchia. Diciamo che ho dei sentimenti ambigui riguardo il suo lavoro. Giocare a essere la serva okay, ma esserlo veramente, questo mai.
Mi sono sempre detta: “Sarò medico o avvocato, guadagnerò molti soldi e sarò io ad avere una domestica.” Purtroppo però devo ammettere di non aver mai brillato negli studi, avendo conseguito a malapena il diploma.
Per scappare dalla mia condizione proletaria non mi resta che rimorchiare qualche riccone. Ammetto che non sia il massimo, ma che volete? Non sono affatto timida e so di piacere un sacco agli uomini!
Quest’estate mia madre deve andare a Touquet insieme alla famiglia per cui lavora. Ho deciso di partire sola per il sud della Francia e più esattamente per Cap d’Agde. Già mi immagino nuda sulla spiaggia a farmi corteggiare dai ricchi giovanotti. Conto di non restare sola a lungo, potendo usare la mia arma migliore, va a dire il mio magnifico culetto.
Gli scarsi mezzi a mia disposizione mi hanno obbligata a fare il viaggio di dodici ore fra Parigi e Marsiglia in pullman. Poi ne ho preso un altro per Béziers e un altro ancora per Cap d’Agde. Che strazio...
Naturalmente sono stata corteggiata durante il tragitto, ho persino flirtato giusto per passare il tempo. Non che abbia il peperoncino al culo, ma non mi si può certo paragonare a una città fortificata che non si arrenderà mai. Se un uomo mi piace, sono proprio il genere di città che gli dona le chiavi dicendogli: “Benvenuto straniero.”
Nella vita non mi faccio mettere i piedi in testa da nessuno, ma sessualmente, beh, è tutta un’altra cosa. L’ho scoperto molto presto: quando non sapevo ancora né leggere né scrivere, vidi un film in tv del genere “Mille e una notte”, nel quale c’erano delle schiave obbligate a obbedire sotto la minaccia della frusta.
Tutto ciò mi ha così profondamente impressionata al punto di voler scrivere la parola “schiava”, ma sapendo far bene solo la lettera “s” per finire la parola chiesi aiuto a mio zio. Da allora, anche nei miei sogni, sono una schiava in un harem. Con un partner, quasi senza rendermene conto, mi ritrovo in ginocchio o a tendere i polsi incrociati affinché mi tenga stretta. Ma quando esco dal letto ritorno “normale” e pure esigente!
Mi trovo finalmente a Cap d’Agde con il mio sacco a pelo. Vado nel villaggio naturista e mi spoglio in un angolo. Presto fatto, non indosso che un mini short di jeans e una t-shirt. Che impressione deliziosa…
Il vento leggero fa drizzare i miei capezzoli e arruffare i peli del pube.
Cammino emozionata nel villaggio. Quasi tutti sono nudi. Quelli che sono vestiti devono essere o degli operai venuti a fare qualche lavoro di manutenzione o dei poliziotti. C’è di tutto: belli, brutti, magri, grassi, ma nell’insieme vedo molte belle ragazze. La concorrenza sarà dura. Quasi tutte le ragazze hanno la vagina depilata o per lo meno curata, al contrario di me! Anche nel centro commerciale sono tutti svestiti, così come le donne sedute dal parrucchiere.
Prima cosa da fare: trovare un alberghetto a buon mercato.
Entro in un’edicola-tabaccheria e mi rivolgo a una bionda imponente, di circa cinquant’anni, dicendole: “Scusi signora, sono appena arrivata e cerco una camera non troppo cara.”
Con un forte accento del Midi mi risponde: “Mi dispiace piccolina! Tutto è molto caro qui. Dovresti andare a Agde città o, meglio ancora, a Béziers.”
Assumo l’aspetto della schiava dell’harem che teme di farsi frustare per domandarle: “E di lavoro, signora, crede che potrei trovarne?”
Lei mi osserva meglio e replica: “Carina come sei, è possibile. Potresti fare la cameriera.” Uffa… cameriera assomiglia molto a domestica, ma va bene lo stesso.
“Sì signora, d’accordo.”
Lei scrive un indirizzo su un pezzo di carta e mi dice: “Questo è mio cognato, puoi dirgli che ti manda Mireille.”
La ringrazio di cuore. Lei mi indica il cammino, poi mi bacia sulla guancia e nel farlo preme le sue tettone contro il mio petto minuto dicendo: “Buona fortuna piccolina.”
Vado all’indirizzo che mi è stato dato, lungo un canale. Si tratta di un ristorante che si chiama Chez Bruno. C’è anche un dehors, ma per arrivarci bisogna prima entrare nel bar. Entro. Vedo un grand’uomo baffuto di una cinquantina d’anni dietro il banco e una dozzina di clienti che devono essere persone del posto, tipo operai o marinai che si occupano delle barche. Ce ne sono molte sul canale. Ciò che mi sorprende è che sono tutti vestiti, al contrario di me, nuda come un verme il giorno della nascita.
Gli dico: “Buongiorno signore. Vengo da parte della signora Mireille.”
“Sì, è mia cognata. Vuoi prenotare un tavolo per stasera?”
Mi trovo nel bar, di fronte al padrone e percepisco una dozzina di occhi che si posano sul mio sedere… E’ molto fastidioso e imbarazzante.
“La signora Mireille mi ha detto che sta cercando una cameriera.”
“Sì, avevo una cameriera ma mi ha lasciato. Tu hai già lavorato nel mondo della ristorazione?”
Non me la sento di mentire e gli rispondo: “No, ma sono motivata e lavorerò sodo.”
Un cliente dietro di me fa notare: “Non avrà esperienza, ma ha di meglio! Girati piccola e mostra al padrone il tuo lato migliore.”
Capisco bene cosa vuol dire. Arrossendo nuovamente, mi giro. Il gestore del bar fa un bel fischio e aggiunge: “E’ innegabile che le *** chiappe valgano più di qualsiasi attestato.” Tutti ridono, io un po’ meno.
“D’accordo, ti prendo in prova.”
“Grazie molte.”
“Ascolta: qui il lavoro è duro. Dovrai aiutare nella pulizia fra le dieci e le undici insieme alle altre, poi fare servizio qui nel bar e nel dehors dalle undici a mezzanotte.”
Ah, bene, sono per lo meno quattordici ore di lavoro! E di pulizia, come mia madre. Certo che pulire tutta nuda, questo sì che sarà speciale! Ma in fondo quale altro lavoro potevo trovare? E poi, pensandoci bene, potrò incontrare molta gente…
A questo punto è decisivo che lui possa anche alloggiarmi. Per questo aggiungo: “Dovrei anche trovare una camera poco cara.”
Uno dei clienti mi dice: “Puoi venire da me, ho un gran letto.”
Grasse risate. Sono consapevole che tutti continuano ad ammirare le mie chiappe.
“C’è una piccola stanza qui, puoi dividerla con un’altra cameriera.”
Non mi resta che accettare. Gli do la mano, palmo verso l’alto: “Sono la sua nuova cameriera”. Lui mi dà il cinque. Abbiamo concluso l’affare, come dei mercanti di *******. Un cliente gli chiede: “Potrebbe cominciare subito, Bruno? Le daremo dei consigli.”
“Va bene. Posa il tuo sacco, piccola.”
Lo poso e senza di esso mi sento veramente nuda in mezzo a tutti quegli uomini. Il gestore mi chiede come mi chiamo. Eva, gli rispondo. Subito uno dei clienti mi chiama: “Eva, portami un petit Ricard, piccola.”
“E a me un pacchetto di patatine.”
“E un perroquet.”
Forza Eva, muovi il culo! Vado dietro il bancone, prendo un bicchierino e chiedo a Bruno: “Questo va bene per il pastis?”
“Sì.”
Prendo la bottiglia di Ricard e verso la giusta misura nel bicchierino. Apro il frigo. Il capo mi mostra dove sono i cubetti di ghiaccio. Ne metto due nel bicchiere e riempio una piccola caraffa d’acqua. Metto tutto su un vassoio e cerco di sollevarlo in maniera professionale, vale a dire con una sola mano da sotto. Io e il mio culo portiamo la consumazione. I clienti mi applaudono. Saluto facendo un inchino, mostrando di nuovo a Bruno fino a che punto sono adatta per questo lavoro. Poi, girandomi verso di lui, saluto di nuovo, il sedere rivolto ai clienti. Vengo applaudita ancor di più. Troppo facile, se fossi più flessibile mi bacerei senza esitare questa parte del corpo!
D’accordo che cameriera suona molto come domestica, eppure mi sento soddisfatta. Mi manca solo un bel giovanotto, ricco e al volante di un’auto di lusso.
Porto le patatine, il perroquet (un pastis con sciroppo di menta) e una caraffa di vino rosato. Bruno mi dà una cintura con una piccola borsa per metterci dentro i soldi. Devo ammettere che pur con questa saccoccia alla vita mi sento estremamente nuda. Sono emozionata, per non dire bagnata…
Dubito fortemente che il gestore del bar mi abbia presa solo per i miei begli occhi e il mio culo, deve avere senz’altro delle idee in testa. Questa sera rischio di dovergliela dare. Non mi piace, ma per lo meno ha un’aria simpatica. E poi c’è il trucco: la posizione a pecorina! Posso sempre immaginare di essere posseduta da un ricco playboy.
Bruno deve spiegarmi molte cose per aiutarmi a far bene il mio lavoro, ma è gentile e i clienti si dimostrano subito molto contenti. E se loro sono felici va tutto a suo beneficio.
Ho la fortuna di essere un po’ esibizionista. Ciò che mi intriga è comportarmi come se non mi rendessi conto della mia indecenza. Per esempio, le maniche della t-shirt sono molto larghe e facendo certi movimenti si può vedere il mio gran petto (seh, come no...) oppure divarico le gambe e non mi rendo conto di far vedere le mutandine… quelle che ho scordato d’indossare!
I clienti amano vedermi andare e venire. E’ incredibile l’effetto che può produrre un bel paio di chiappe…
Mi accorgo in fretta che gli avventori sono diventati alquanto maldestri! Lasciano cadere dei cucchiai e anche delle monete. Io mi precipito a ramazzare, senza piegare troppo le gambe. Da quella posizione godono di una vista panoramica sulla mia “luna piena”, così da non aver più dubbi sul fatto che sia una bella ragazza. Per fortuna le monete che cadono per terra sono mie di diritto.
Il capo mi fa notare: “Qui siamo fra amici e ci si diverte, ma nel dehors ci sono soprattutto i turisti, non mostrare troppo la passera.”
Un po’ rossa rispondo: “Sì signore.”
“E poi, Eva.”
Mi indica il pube con il dito: “Lì bisogna potare tutto col decespugliatore.”
Non ci avevo pensato… amo i peli e ho la tendenza a tenere la vagina e anche le ascelle al naturale. I clienti si stanno divertendo. Ce n’è uno che mi dice:
“Ti sentirai tutta nuda senza la tua peluria.” E’ vero!
Un altro sogghigna: “Allora domani vedremo la tua fighetta?”
Il padrone interviene: “Ehi ragazzo, vacci piano!” ma si capisce che si diverte come gli altri.
Gli chiedo se devo rasarmi. Lui risponde: “No, depilati usando la crema. Aiscia se ne occuperà, dividerai la stanza con lei.”
Gli faccio notare: “Pensavo che i naturisti amassero la natura.”
“Vero, ma non per farsi servire a tavola, hanno paura di trovarsi un pelo di figa nella pietanza.” Logico. Due clienti lasciano il locale lasciandomi due sostanziose mance, ottimo.
Bruno mi dice: “Sai, usanza vuole che cameriere e sguattere si dividano le mance.”
“Ah, certo.”
Vedo arrivare una bella ragazza nuda. E’ Aiscia. Bruno si rivolge a lei: “Ecco Eva, rimpiazzerà Odette.”
Ci abbracciamo. “Buongiorno Eva.”
“Buongiorno Aiscia.”
Lei è più grande di me, ha dei seni più grossi e il suo pube è liscio come il sapone. Lei mi esamina e commenta: “Sei carina, ma…”
Mi osserva il pube e poi volta lo sguardo verso Bruno, che le domanda: “Te ne occupi tu?”
“Sì. Dai, vieni con me.”
Saliamo al primo piano ed entriamo in una stanzetta. C’è un letto di medie dimensioni e un lavabo, ma nessun armadio. Aiscia comincia dicendomi: “Mostrami le ascelle.”
Alzo il braccio bene in alto e incrocio i polsi. Per me si tratta di una posizione molto simbolica. Lei mi spalma la crema depilante e aggiunge: “Bisogna aspettare che faccia effetto. Nel frattempo occupiamoci della vagina.”
Posa un asciugamano sul letto. Io mi stendo con le gambe ben divaricate. Lei mi guarda ed esclama: “Che cespuglio! Vedrai che sarà tutto veramente molto sensibile una volta depilato. Non appena qualcosa ti sfiorerà, godrai!”
La guardo coi miei occhioni. Lei rincara: “Era tanto per dire, ma fare l’amore una volta depilati è un’esperienza che consiglio caldamente.”
Vengo riempita di crema. Ohi! Il fatto è che sono molto sensibile anche con i peli. E’ necessario attendere cinque minuti. Alzo nuovamente il braccio e Aiscia toglie la crema e i peli con la spatola. Addio, miei cari!
Ora è il momento della vagina. Aiscia rimuove la crema dal pube e anche i peli rimasti all’interno delle gambe. Poi mi prende le grandi labbra.
Io esclamo: “Oooohh!”
“Sei molto sensibile…”
“Eh, sì, in questo punto sì…”
Lei tira bene per togliere tutta la crema mentre io mi mordo la lingua.
“Sei veramente molto sensibile…”
“Scusa…”
“Non devi scusarti, è bene avere il ****** caldo.”
Mentre mi agito un po’, lei aggiunge:
“Molto, molto caldo…”
Dopo aver tolto tutto, mi sciacqua con una salvietta. Essere depilata è tutta un’altra cosa! Aiscia si rende conto che sono sempre più eccitata. Si mette a ridere, poi mette l’asciugamano sotto l’acqua fredda: “E’ meglio così, vero?”
“Sì, scusa, anche se è talmente sensibile.”
Mi dà un piccolo buffetto sulla vagina annunciandomi: “E voilà, sei a posto.”
Salgo su una sedia per ammirarmi nel piccolo specchio. “Oh! E’ indecente.”
Ho gli stessi peli di quando avevo cinque anni… Dato che sono magra si può vedere l’inizio delle mie grandi labbra e ho anche l’impressione che si possa scorgere il rigonfiamento del clitoride.
“Grazie per averlo fatto. Dimmi, il padrone sembra simpatico, ma per caso vuole che gliela diamo?”
Aiscia alza le spalle e mi spiega: “Sai com’è… ma non è esigente. Tutti i giorni una di noi gli fa un pompino. Lui lo chiama diritto di prelazione, ma in compenso mi copre anche se non sono del tutto in regola. Sai come sono i padroni… questo ti disturba?”
“No, non troppo, me lo aspettavo.”
Lei mi dice: “Vieni, scendiamo.”
A ogni passo sulle scale le gambe comprimono un po’ la vagina e questo mi fa un certo effetto! Arrivate in basso le dico: “Mi si vede parecchio la passera, sono davvero imbarazzata...”
“E’ normale, anch’io all’inizio ero molto a disagio.”
Andiamo nel bar e lì una dozzina di uomini, vale a dire ventiquattro occhi, sono fissi sul mio pube. Ognuno si sente libero di esprimere il proprio commento: “Oh, povera piccola bestiolina, dov’è finita la tua peluria?”
“Ti prenderai un raffreddore.”
“Dovremmo chiamare la Protezione a****li”.
Pare che si divertano molto. Io dico loro: “Sono veramente imbarazzata.” Un cliente replica: “Certo, sei terribilmente indecente.” Non me lo dica!
“Ma no, scherzavo, sei molto carina, soprattutto quando ti devi abbassare per raccogliere qualcosa dal pavimento.”
Non ci avevo mai pensato! Il gioco, in seguito, è ovviamente quello di gettare degli oggetti a terra. A questo ritmo finirò par farmi male alla schiena. Approfitto che Bruno sia andato a cercare qualcosa in cantina per proporre loro: “Se ve la mostro la smettete di far cadere ogni cosa?”
“Ma certo che si!!!!”
Bene, giro la schiena, divarico le gambe e mi alzo un po’ sul piede sinistro e poi sul destro. A questo punto sento schiamazzi, fischi, dei “brava!”, dei “viva la figa di Eva!”
Sento il capo che torna e vado subito a togliere di mezzo un bicchiere vuoto.
Lui chiede: “Cosa avete da urlare, ragazzi?!”
“Niente, parlavamo ad alta voce.”
Avendo sentito “viva la figa di Eva”, Bruno si rivolge a me: “Gliel’hai fatta vedere?!”
“Ma no, non ho fatto niente…”
“E’ vero Bruno, la piccola non ha fatto niente.”
Lui borbotta un po’, ma sono sicura che tutto ciò lo diverta. I clienti che se ne vanno mi lasciano delle buone mance.
Uno di loro mi dice: “E’ per te. Grazie per il magnifico spettacolo.” A questo punto mi metto a ridere: “Grazie, lei è molto gentile, ma è solo una vagina, ce n’è dappertutto qui.”
“Una figa e un culo super.”
Ah, questo è senz’altro vero. Il tipo avanza timidamente la mano. Bruno non può vederci. Gli porgo le natiche, sta diventando un’abitudine. Dolcemente, a turno, tutti accarezzano il mio sedere. Se si può fare un favore a qualcuno…
L’unico problema è che ben presto mi sembra di avere un formicaio dentro le mutande (che non ho). Devo assolutamente calmare i miei bollenti spiriti. Chiedo a Bruno di poter andare a fare pipì.
“Ma certo.”
Vado alla toilette e do un bacetto al mio dito preferito, il medio destro. Nell’arco di tre minuti raggiungo l’orgasmo. Ah, era proprio indispensabile!
Uscendo dal bagno incrocio Aiscia che si sta occupando del ristorante. Divento tutta rossa. Lei è sorpresa e mi chiede: “Che ti succede?” Poi comprende tutto e sogghigna: “Troppo sensibile, vero?”
“Sì…”
Mi sono calmata, le formiche rosse hanno sloggiato e la mia vagina sonnecchia russando. Riprendo servizio, a condizione di poter andare di tanto in tanto alla toilette. Sono certa che ci troveremo bene qui, la mia passera e io.
8年前