Sedici anni - Capitolo 2
Capitolo 2
Avrei dovuto lavare le pentole, invece stavo appoggiato con la schiena al lavandino con il cazzo duro nei pantaloncini a guardare Alessandro che accatastava s**tole di pizza nella stanza vicina. Fissavo l'oggetto della mia affezione con amore nel cuore e sul viso. Alessandro girò lo sguardo, i nostri occhi si incontrarono scambiandosi silenziosamente pensieri ed emozioni. Lui interruppe il nostro incontro di sguardi per prendere le s**tole, il capelli castani scivolarono via dalla sua faccia, le vene ed i muscoli sotto la pelle di raso delle sue braccia divennero visibili quando alzò la pila di s**tole sulla mensola sopra di lui. La mensola era un po’ alta (o lui era un po’ piccolo) e lui si alzò sulla punta dei piedi per arrivarci.
Da piccoli eravamo stati poco più che conoscenti anche se io lo ammiravo segretamente, ed ora lo amavo con tutto il mio cuore e mi sembrava ogni giorno più bello. Oppure ero io che ero troppo dannatamente arrapato! Ambedue le cose credo. Erano passati tre giorni dalla sera che avevamo fatto l’amore in camera sua e, a parte occasionali baci o abbracci, non avevamo potuto fare nient’altro. Tra lavoro e mancanza di privacy a casa non avevamo avuto altre possibilità. Mi sentivo come un tossico a cui manca la *****. Avevo avuto la possibilità di assaggiare il suo corpo e di amarlo e ne ero stato stregato! Il mio corpo doleva letteralmente per la sua mancanza e da come si comportava lui pensava che per lui fosse lo stesso. Mi masturbavo tre volte al giorno e pensavo ad Alessandro ogni minuto. Se prima ero innamorato di lui, ora non sapevo dove stavo, in qualche luogo chilometri al di sopra del normale amore.
Mentre lo guardavo sognavo di camminare dietro di lui, avvolgere le mie braccia intorno al suo stomaco sodo, baciargli la nuca ed aspirare il profumo dei suoi bei capelli. Come se avesse sentito telepaticamente i miei pensieri, mi guardò sorridendo, ma perse l’equilibrio e tutte le s**tole sulla mensola caddero. Chinò la testa e si coprì la testa mentre le s**tole precipitavano intorno a lui ed io scoppiai in una risata. Quando la valanga di cartone finì lui mi guardò negli occhi e sorrise come se nulla fosse accaduto.
"Mi spiace", dissi piegandomi vicino a lui per aiutarlo a sistemare le s**tole.
“Stavi pensando di abbracciarmi da dietro, non è vero?" Bisbigliò.
"Come fai a saperlo?" Chiesi stupito.
"Perché... e quello che hai fatto ogni volta i giorni passati quando ti giravo la schiena."
La sua voce era così sexy quando bisbigliava. Il tono basso causò un fondo di lussuria nella sua voce, simile agli eccitanti piagnucolii che faceva nel mezzo del piacere sessuale. Ragazzi! Non potevo pensare a nient’altro che a strappargli i vestiti e fare del sesso selvaggio con lui!
Lo aiutai a finire di sistemare le s**tole in modo che potesse poi lavare i piatti con me. Era il nostro compito preferito perché potevamo strusciare le mani su quelle dell’altro e sulle braccia mentre eravamo chinati sul lavello. Era rischioso perché altri impiegati passavano e dovevamo stare attenti che le protuberanze nei nostri pantaloncini non fossero troppo evidenti.
Il nostro turno finì ed avevo appena ritirato il badge dall'orologio quando Alessandro mi afferrò per le braccia e quasi mi trascinò fuori dal negozio. Corremmo a casa sua, una volta dentro si girò e tirò la mia faccia alla sua. Ci baciammo pazzamente, più profondamente di quanto avessi mai baciato in vita mia! Le nostre labbra e le nostre lingue erano dappertutto, le nostre braccia avvolgevano i nostri corpi in un abbraccio stretto, succhiavamo la bocca dell’altro e condividevamo i nostri respiri tanto che pensai di essere sul punto di svenire. Quando interrompemmo il bacio Alessandro mi tenne vicino ed appoggiò la testa sulla mia spalla, poi bisbigliò nel mio orecchio con una voce sensuale così piena di emozione e desiderio che mi fece sciogliere il cuore: "Per favore resta con me questa notte, Giorgio!"
Prima che io potessi pensare ad una risposta cominciò a mordicchiarmi un orecchio e capii immediatamente in quale letto avrei dormito.
“Alessandro? Sei tu?" Chiamò sua mamma attraversando la sala per venire in cucina. Merda! Sua mamma! Sciogliemmo rapidamente il nostro abbraccio, quasi spingendoci via e cercando di comportarci in modo il più possibile normale. Pensai che se sua mamma o chiunque altro ci avesse sorpreso, le nostre vite sarebbero finite in quell’istante.
"Sì la mamma... siamo noi.... siamo.... tornati dal lavoro" Balbettò Alessandro. "Giorgio può stare qui questa notte?"
"Naturalmente, ma io devo lavorare di mattina così voi ragazzi starete da soli" Disse lei, e questo era precisamente quello che noi volevamo.
Lei rimase in cucina offrendoci da mangiare e bere e tentando di fare conversazione. Io non riuscivo a guardarla negli occhi, come se lei potesse vedere me ed il suo giovane figlio a letto, come se i miei occhi fossero una piccola televisione dove fosse possibile vedere i miei pensieri. Alessandro sembrava più rilassato ma tutti e due cercavamo di nascondere le protuberanze che la mia mente paranoica immaginava fossero delle dimensioni di una palla da basket. Pensavo che in una situazione come quella il mio uccello si sarebbe contratto alle dimensioni di un acino d’uva ed invece ce l’avevo ancora duro! Era una cosa così evidente? Lei sospettava qualche cosa? Mi vedeva sudare? Comunque non davamo retta alle sue chiacchiere ed Alessandro cominciava ad irritarsi perché non se ne andava. Alla prima pausa Alessandro mi sorrise ed io quasi svenni. Non sorridermi o capirà che facciamo sesso! Poi vidi la lampadina accesa sopra la sua testa.
"Ehi il Giorgio, hai mai giocato a Gran Turismo per Playstation?" Chiese.
Capii a cosa stava pensando ed uscimmo dalla cucina. Corremmo nella sua stanza e chiudemmo la porta dietro di noi. Immediatamente afferrai Alessandro e riprendemmo da dove eravamo stati interrotti.
Le nostre labbra erano unite mentre ci spostavamo dalla porta al suo letto e ci sdraiavamo. Lui cominciò a succhiarmi il collo mentre io portavo le mani sotto la sua t-shirt larga. Alessandro armeggiò col telecomando della televisione accendendola ed alzando il volume. Il rumore della TV nascose il rumore del nostro succhiare ed i nostri lamenti. Volevamo disperatamente il corpo dell’altro ma c’era il problema di sua madre, mi resi conto che continuando così non saremmo stati in grado di trattenerci.
"Alessandro" Bisbigliai mentre cercavo di riprendere fiato: “Dobbiamo fare piano... se tua mamma ci sorprende siamo morti!"
Capì che avevo ragione e rallentò i suoi baci finché alla fine smettemmo e rimanemmo sdraiati ad abbracciarci.
“Mettiamoci a letto ed aspettiamo che lei si addormenti" Disse sorridendo. Fui d'accordo e cominciammo a spogliarci. Alessandro spense la luce ed il bagliore blu e tremolante della televisione illuminò leggermente la stanza. Alessandro era così bello nudo, la sua erezione che spuntava, sobbalzando mentre camminava. Avrei voluto prenderlo e tirarlo sopra di me per fare del sesso appassionato e selvaggio, ma dovevo controllarmi. Scivolammo a letto e tirammo le lenzuola su di noi. Le nostre mani scivolarono sui nostri corpi e ci baciammo piano. Amavo toccare il suo giovane torace e lo stomaco.
Non sembrava muscoloso, ma sotto quella pelle di seta c’era carne soda. Lui passò le dita tra i miei capelli mentre ci fissavamo in silenzio. Posai la testa sul suo caldo torace. Ci stringemmo e rivolgemmo i nostri occhi alla televisione. Non ho idea di quello che guardammo, io pensavo a quanto era bello essere innamorati, non avrei mai pensato che il mio primo vero amore sarebbe stato un ragazzo. Ma a quel momento, sdraiato a letto con Alessandro, nulla mi sembrava più naturale.
Sentimmo dei passi in sala, poi la porta della sua mamma chiudersi, stava andando a letto e si sarebbe addormentata presto. Era veramente sicuro fare qualsiasi cosa di sessuale con sua madre in casa? La mia mente calcolò il rischio ma la mia faccia era pigiata contro il suo torace morbido, il mio naso riempito del suo profumo e stavo succhiando delicatamente il suo capezzolo rosa. Sentii un sospiro scappare dalle sue labbra morbide e la mia mano si mosse dal suo stomaco ai suoi morbidi peli pubici corti. Avvolsi le dita intorno al suo pene gonfio e lo strinsi. Lo sentivo pulsare nella mia mano ad ogni colpo del suo giovane cuore. Lui tenne la testa contro il suo torace, le sue mani tra i miei capelli castani e poi giù lungo la mia schiena. Alzai la testa e lo baciai. Alessandro rotolò su di me e mi baciò più profondamente, lentamente ed accuratamente. Io mi sciolsi e capii che ero suo per sempre. Ora ero sulla schiena ed i nostri cazzi duri erano pigiati uno contro l’altro. Alessandro cominciò a roteare lentamente le anche, i nostri toraci nudi si strofinavano l'uno contro l'altro, le sue mani nelle mie mi spingevano sul letto. Aumentò la velocità mantenendo un ritmo regolare. Ora stavamo respirando affannosamente e cercavamo di trattenere i nostri lamenti, ma era così difficile... stavamo tentando con forza di diventare... una palla di calda carne e di passione. Alzai le gambe e le avvolsi intorno alla parte inferiore della sua schiena, tirandolo a me con più forza. Il letto cominciò a cigolare piano quando lui aumentò di nuovo la velocità al ritmo dei nostri respiri. Tentammo di essere silenziosi, ma il rischio di essere sorpresi ed i nostri piagnucolii silenziosi e lamentosi ci facevano eccitare ancora di più. Ci stavamo avvicinando velocemente ad un orgasmo ed io tirai Alessandro con le mie gambe mentre lui spingeva più forte. Lui pigiò con forza la sua bocca sulla mia unendo i nostri gemiti mentre io mi sentivo eruttare. Strinsi le gambe intorno alla sua schiena più forte che potevo e lui frignò nella mia bocca, le sue anche sgroppavano per la sua esplosione di piacere. Un enorme ****a scivolosa si formò tra i nostri corpi sudati e caldi mentre vuotavamo quelli che sembravano litri di caldo sperma. Alessandro allontanò le sue labbra dalle mie e riuscimmo a riprendere fiato. Rotolò via da me e restammo sdraiati fianco a fianco fissando il soffitto. Mi sentivo come se il suo corpo stesse ancora stringendo il mio, mi sembrava di non pesare neppure un chilo. Recuperammo le forze a sufficienza per leccarci lentamente l'un l'altro e pulirci, poi ci addormentammo uno nelle braccia dell’altro.
La mattina seguente quando mi svegliai trovai Alessandro schiacciato ermeticamente contro di me, la sua schiena contro il mio torace, un mio braccio su di lui, il mio pene duro pigiato contro suo liscio culo rotondo. Cominciai a baciargli la nuca e la spalla e lui presto aprì gli occhi con un sorriso.
"Buon giorno, amore", dissi sorridendo.
"Speravo che la notte scorsa non fosse un sogno" Disse lui.
"Se lo è stato spero di essere stato bravo con te come nel sogno che ho fatto io."
Ridemmo e ci coccolammo, avvicinai la faccia ai suoi capelli ed inalai quel dolce profumo. Poteva la mia vita essere più completa?
"Alessandro" Chiesi: "da quando sai che ti piacciono i ragazzi?"
Ci pensò per un secondo: "Un paio d’anni penso, ma mi è sempre piaciuto guardare i ragazzi, anche quando ero piccolo, ma allora non sapevo il perché."
"Veramente?" Chiesi, "Anch’io. Sentivo un formicolio ogniqualvolta vedevo un bambino senza camicia. Avrei voluto toccarli, ma non avevo idea del perché."
"Beh... ora sicuramente sappiamo il perché" Disse ridendo.
"Non sono mai stato prima con un altro ragazzo, e tu?"
"Mai" Disse senza esitazione: "Tu sei il mio primo, Giorgio, ma so che tu sei il meglio."
Alessandro si voltò e c'incontrammo in un bacio delicato. Cominciammo a succhiarci le labbra e le nostre lingue lottarono nelle nostre bocche. Poi capii che Alessandro stava succhiandomi i capezzoli mentre mi carezzava il giovane uccello. Che bel modo di svegliarsi!
Chiusi gli occhi e lasciai le che le mie mani corressero sulla sua testa, sul collo e sulle spalle.
Lui sapeva come accordare il ritmo del suo succhiare alle carezze, le due sensazioni che cooperavano per spedire scosse elettriche ad ogni mio nervo.
"Oh Alessandro" Ansimai: "Succhiami, per favore succhiami."
Alessandro immerse nella testa i miei quindici centimetri e si posizionò sulla mia testa. Io leccai allegramente la sua cappella e mordicchiai la pelle morbida. Alessandro faceva dei colpi lenti e lunghi, smettendo di succhiare la cappella di tanto in tanto, per riprendere poi il ritmo. Una volta che ebbi la sua carne nella mia bocca, lui cominciò a muovere delicatamente le anche, spingendosi dentro e fuori della mia bocca. Gli piaceva spingere le anche così, spingendo il suo cazzo dentro e fuori. Lo faceva con movimenti delicati e sensuali. Lavorai il suo membro con le mie labbra mentre vi scivolava dentro. Soli in casa potevamo fare tutto il rumore che volevamo e lo facemmo in abbondanza! I lamenti di Alessandro facevano vibrare il mio cazzo e spedivano choc elettrici nella mia spina dorsale. Io mi lamentai sul suo per rendergli la sensazione.
Alessandro cominciò a piagnucolare e succhiarmi più velocemente, ci era vicino ed i lamenti striduli che faceva mi portarono sull'orlo. Il mio sperma schizzò di sorpresa nella sua bocca e fece scoppiare il suo orgasmo. Ci contorcemmo uno contro l’altro, incapaci esprimere fisicamente le sensazioni che sommergevano i nostri corpi.
Mentre i nostri muscoli cominciavano a rilassarsi, Alessandro tirò fuori il mio cazzo dalla sua bocca con un rumore di schiocco. Restammo sdraiati sul letto per quasi mezz'ora prima che lui parlasse.
“Ti amo, Giorgio" Disse piano.
Il mio cuore quasi scoppiò, avevo detto quelle parole solo alla mia famiglia ed anche a poche ragazze, ma non avevano voluto dire mai tanto per me.
"Ti amo, Alessandro" Fu l'unica cosa che riuscii a dire.
Per un minuto sembrò stesse considerando qualche cosa, poi rotolò su se stesso, aprì il cassetto del comodino ed estrasse una sottile collana di cuoio con un piccolo anello d’argento all’estremità. Io mi misi a sedere e chiesi di cosa si trattava.
"Ce l’ho da molto tempo, sin da quando mio papà morì" Disse guardandolo e facendolo rotolare fra le dita: "Io mi chiamo come lui, sai, e l’ho tenuto aspettando il giorno in cui avessi trovato il mio vero amore."
Mi guardò negli occhi e fece scivolare la collana sulla mia testa ed intorno al mio collo. Alzai l'anello e vidi che c’era il nome inciso: Alessandro. Quasi piansi. Non avevo mai avuto niente di così prezioso in tutta la mia vita. Alessandro stava affidandomi il simbolo dell’amore di suo padre per lui, ed ora era il simbolo del nostro amore.
Avrei dovuto lavare le pentole, invece stavo appoggiato con la schiena al lavandino con il cazzo duro nei pantaloncini a guardare Alessandro che accatastava s**tole di pizza nella stanza vicina. Fissavo l'oggetto della mia affezione con amore nel cuore e sul viso. Alessandro girò lo sguardo, i nostri occhi si incontrarono scambiandosi silenziosamente pensieri ed emozioni. Lui interruppe il nostro incontro di sguardi per prendere le s**tole, il capelli castani scivolarono via dalla sua faccia, le vene ed i muscoli sotto la pelle di raso delle sue braccia divennero visibili quando alzò la pila di s**tole sulla mensola sopra di lui. La mensola era un po’ alta (o lui era un po’ piccolo) e lui si alzò sulla punta dei piedi per arrivarci.
Da piccoli eravamo stati poco più che conoscenti anche se io lo ammiravo segretamente, ed ora lo amavo con tutto il mio cuore e mi sembrava ogni giorno più bello. Oppure ero io che ero troppo dannatamente arrapato! Ambedue le cose credo. Erano passati tre giorni dalla sera che avevamo fatto l’amore in camera sua e, a parte occasionali baci o abbracci, non avevamo potuto fare nient’altro. Tra lavoro e mancanza di privacy a casa non avevamo avuto altre possibilità. Mi sentivo come un tossico a cui manca la *****. Avevo avuto la possibilità di assaggiare il suo corpo e di amarlo e ne ero stato stregato! Il mio corpo doleva letteralmente per la sua mancanza e da come si comportava lui pensava che per lui fosse lo stesso. Mi masturbavo tre volte al giorno e pensavo ad Alessandro ogni minuto. Se prima ero innamorato di lui, ora non sapevo dove stavo, in qualche luogo chilometri al di sopra del normale amore.
Mentre lo guardavo sognavo di camminare dietro di lui, avvolgere le mie braccia intorno al suo stomaco sodo, baciargli la nuca ed aspirare il profumo dei suoi bei capelli. Come se avesse sentito telepaticamente i miei pensieri, mi guardò sorridendo, ma perse l’equilibrio e tutte le s**tole sulla mensola caddero. Chinò la testa e si coprì la testa mentre le s**tole precipitavano intorno a lui ed io scoppiai in una risata. Quando la valanga di cartone finì lui mi guardò negli occhi e sorrise come se nulla fosse accaduto.
"Mi spiace", dissi piegandomi vicino a lui per aiutarlo a sistemare le s**tole.
“Stavi pensando di abbracciarmi da dietro, non è vero?" Bisbigliò.
"Come fai a saperlo?" Chiesi stupito.
"Perché... e quello che hai fatto ogni volta i giorni passati quando ti giravo la schiena."
La sua voce era così sexy quando bisbigliava. Il tono basso causò un fondo di lussuria nella sua voce, simile agli eccitanti piagnucolii che faceva nel mezzo del piacere sessuale. Ragazzi! Non potevo pensare a nient’altro che a strappargli i vestiti e fare del sesso selvaggio con lui!
Lo aiutai a finire di sistemare le s**tole in modo che potesse poi lavare i piatti con me. Era il nostro compito preferito perché potevamo strusciare le mani su quelle dell’altro e sulle braccia mentre eravamo chinati sul lavello. Era rischioso perché altri impiegati passavano e dovevamo stare attenti che le protuberanze nei nostri pantaloncini non fossero troppo evidenti.
Il nostro turno finì ed avevo appena ritirato il badge dall'orologio quando Alessandro mi afferrò per le braccia e quasi mi trascinò fuori dal negozio. Corremmo a casa sua, una volta dentro si girò e tirò la mia faccia alla sua. Ci baciammo pazzamente, più profondamente di quanto avessi mai baciato in vita mia! Le nostre labbra e le nostre lingue erano dappertutto, le nostre braccia avvolgevano i nostri corpi in un abbraccio stretto, succhiavamo la bocca dell’altro e condividevamo i nostri respiri tanto che pensai di essere sul punto di svenire. Quando interrompemmo il bacio Alessandro mi tenne vicino ed appoggiò la testa sulla mia spalla, poi bisbigliò nel mio orecchio con una voce sensuale così piena di emozione e desiderio che mi fece sciogliere il cuore: "Per favore resta con me questa notte, Giorgio!"
Prima che io potessi pensare ad una risposta cominciò a mordicchiarmi un orecchio e capii immediatamente in quale letto avrei dormito.
“Alessandro? Sei tu?" Chiamò sua mamma attraversando la sala per venire in cucina. Merda! Sua mamma! Sciogliemmo rapidamente il nostro abbraccio, quasi spingendoci via e cercando di comportarci in modo il più possibile normale. Pensai che se sua mamma o chiunque altro ci avesse sorpreso, le nostre vite sarebbero finite in quell’istante.
"Sì la mamma... siamo noi.... siamo.... tornati dal lavoro" Balbettò Alessandro. "Giorgio può stare qui questa notte?"
"Naturalmente, ma io devo lavorare di mattina così voi ragazzi starete da soli" Disse lei, e questo era precisamente quello che noi volevamo.
Lei rimase in cucina offrendoci da mangiare e bere e tentando di fare conversazione. Io non riuscivo a guardarla negli occhi, come se lei potesse vedere me ed il suo giovane figlio a letto, come se i miei occhi fossero una piccola televisione dove fosse possibile vedere i miei pensieri. Alessandro sembrava più rilassato ma tutti e due cercavamo di nascondere le protuberanze che la mia mente paranoica immaginava fossero delle dimensioni di una palla da basket. Pensavo che in una situazione come quella il mio uccello si sarebbe contratto alle dimensioni di un acino d’uva ed invece ce l’avevo ancora duro! Era una cosa così evidente? Lei sospettava qualche cosa? Mi vedeva sudare? Comunque non davamo retta alle sue chiacchiere ed Alessandro cominciava ad irritarsi perché non se ne andava. Alla prima pausa Alessandro mi sorrise ed io quasi svenni. Non sorridermi o capirà che facciamo sesso! Poi vidi la lampadina accesa sopra la sua testa.
"Ehi il Giorgio, hai mai giocato a Gran Turismo per Playstation?" Chiese.
Capii a cosa stava pensando ed uscimmo dalla cucina. Corremmo nella sua stanza e chiudemmo la porta dietro di noi. Immediatamente afferrai Alessandro e riprendemmo da dove eravamo stati interrotti.
Le nostre labbra erano unite mentre ci spostavamo dalla porta al suo letto e ci sdraiavamo. Lui cominciò a succhiarmi il collo mentre io portavo le mani sotto la sua t-shirt larga. Alessandro armeggiò col telecomando della televisione accendendola ed alzando il volume. Il rumore della TV nascose il rumore del nostro succhiare ed i nostri lamenti. Volevamo disperatamente il corpo dell’altro ma c’era il problema di sua madre, mi resi conto che continuando così non saremmo stati in grado di trattenerci.
"Alessandro" Bisbigliai mentre cercavo di riprendere fiato: “Dobbiamo fare piano... se tua mamma ci sorprende siamo morti!"
Capì che avevo ragione e rallentò i suoi baci finché alla fine smettemmo e rimanemmo sdraiati ad abbracciarci.
“Mettiamoci a letto ed aspettiamo che lei si addormenti" Disse sorridendo. Fui d'accordo e cominciammo a spogliarci. Alessandro spense la luce ed il bagliore blu e tremolante della televisione illuminò leggermente la stanza. Alessandro era così bello nudo, la sua erezione che spuntava, sobbalzando mentre camminava. Avrei voluto prenderlo e tirarlo sopra di me per fare del sesso appassionato e selvaggio, ma dovevo controllarmi. Scivolammo a letto e tirammo le lenzuola su di noi. Le nostre mani scivolarono sui nostri corpi e ci baciammo piano. Amavo toccare il suo giovane torace e lo stomaco.
Non sembrava muscoloso, ma sotto quella pelle di seta c’era carne soda. Lui passò le dita tra i miei capelli mentre ci fissavamo in silenzio. Posai la testa sul suo caldo torace. Ci stringemmo e rivolgemmo i nostri occhi alla televisione. Non ho idea di quello che guardammo, io pensavo a quanto era bello essere innamorati, non avrei mai pensato che il mio primo vero amore sarebbe stato un ragazzo. Ma a quel momento, sdraiato a letto con Alessandro, nulla mi sembrava più naturale.
Sentimmo dei passi in sala, poi la porta della sua mamma chiudersi, stava andando a letto e si sarebbe addormentata presto. Era veramente sicuro fare qualsiasi cosa di sessuale con sua madre in casa? La mia mente calcolò il rischio ma la mia faccia era pigiata contro il suo torace morbido, il mio naso riempito del suo profumo e stavo succhiando delicatamente il suo capezzolo rosa. Sentii un sospiro scappare dalle sue labbra morbide e la mia mano si mosse dal suo stomaco ai suoi morbidi peli pubici corti. Avvolsi le dita intorno al suo pene gonfio e lo strinsi. Lo sentivo pulsare nella mia mano ad ogni colpo del suo giovane cuore. Lui tenne la testa contro il suo torace, le sue mani tra i miei capelli castani e poi giù lungo la mia schiena. Alzai la testa e lo baciai. Alessandro rotolò su di me e mi baciò più profondamente, lentamente ed accuratamente. Io mi sciolsi e capii che ero suo per sempre. Ora ero sulla schiena ed i nostri cazzi duri erano pigiati uno contro l’altro. Alessandro cominciò a roteare lentamente le anche, i nostri toraci nudi si strofinavano l'uno contro l'altro, le sue mani nelle mie mi spingevano sul letto. Aumentò la velocità mantenendo un ritmo regolare. Ora stavamo respirando affannosamente e cercavamo di trattenere i nostri lamenti, ma era così difficile... stavamo tentando con forza di diventare... una palla di calda carne e di passione. Alzai le gambe e le avvolsi intorno alla parte inferiore della sua schiena, tirandolo a me con più forza. Il letto cominciò a cigolare piano quando lui aumentò di nuovo la velocità al ritmo dei nostri respiri. Tentammo di essere silenziosi, ma il rischio di essere sorpresi ed i nostri piagnucolii silenziosi e lamentosi ci facevano eccitare ancora di più. Ci stavamo avvicinando velocemente ad un orgasmo ed io tirai Alessandro con le mie gambe mentre lui spingeva più forte. Lui pigiò con forza la sua bocca sulla mia unendo i nostri gemiti mentre io mi sentivo eruttare. Strinsi le gambe intorno alla sua schiena più forte che potevo e lui frignò nella mia bocca, le sue anche sgroppavano per la sua esplosione di piacere. Un enorme ****a scivolosa si formò tra i nostri corpi sudati e caldi mentre vuotavamo quelli che sembravano litri di caldo sperma. Alessandro allontanò le sue labbra dalle mie e riuscimmo a riprendere fiato. Rotolò via da me e restammo sdraiati fianco a fianco fissando il soffitto. Mi sentivo come se il suo corpo stesse ancora stringendo il mio, mi sembrava di non pesare neppure un chilo. Recuperammo le forze a sufficienza per leccarci lentamente l'un l'altro e pulirci, poi ci addormentammo uno nelle braccia dell’altro.
La mattina seguente quando mi svegliai trovai Alessandro schiacciato ermeticamente contro di me, la sua schiena contro il mio torace, un mio braccio su di lui, il mio pene duro pigiato contro suo liscio culo rotondo. Cominciai a baciargli la nuca e la spalla e lui presto aprì gli occhi con un sorriso.
"Buon giorno, amore", dissi sorridendo.
"Speravo che la notte scorsa non fosse un sogno" Disse lui.
"Se lo è stato spero di essere stato bravo con te come nel sogno che ho fatto io."
Ridemmo e ci coccolammo, avvicinai la faccia ai suoi capelli ed inalai quel dolce profumo. Poteva la mia vita essere più completa?
"Alessandro" Chiesi: "da quando sai che ti piacciono i ragazzi?"
Ci pensò per un secondo: "Un paio d’anni penso, ma mi è sempre piaciuto guardare i ragazzi, anche quando ero piccolo, ma allora non sapevo il perché."
"Veramente?" Chiesi, "Anch’io. Sentivo un formicolio ogniqualvolta vedevo un bambino senza camicia. Avrei voluto toccarli, ma non avevo idea del perché."
"Beh... ora sicuramente sappiamo il perché" Disse ridendo.
"Non sono mai stato prima con un altro ragazzo, e tu?"
"Mai" Disse senza esitazione: "Tu sei il mio primo, Giorgio, ma so che tu sei il meglio."
Alessandro si voltò e c'incontrammo in un bacio delicato. Cominciammo a succhiarci le labbra e le nostre lingue lottarono nelle nostre bocche. Poi capii che Alessandro stava succhiandomi i capezzoli mentre mi carezzava il giovane uccello. Che bel modo di svegliarsi!
Chiusi gli occhi e lasciai le che le mie mani corressero sulla sua testa, sul collo e sulle spalle.
Lui sapeva come accordare il ritmo del suo succhiare alle carezze, le due sensazioni che cooperavano per spedire scosse elettriche ad ogni mio nervo.
"Oh Alessandro" Ansimai: "Succhiami, per favore succhiami."
Alessandro immerse nella testa i miei quindici centimetri e si posizionò sulla mia testa. Io leccai allegramente la sua cappella e mordicchiai la pelle morbida. Alessandro faceva dei colpi lenti e lunghi, smettendo di succhiare la cappella di tanto in tanto, per riprendere poi il ritmo. Una volta che ebbi la sua carne nella mia bocca, lui cominciò a muovere delicatamente le anche, spingendosi dentro e fuori della mia bocca. Gli piaceva spingere le anche così, spingendo il suo cazzo dentro e fuori. Lo faceva con movimenti delicati e sensuali. Lavorai il suo membro con le mie labbra mentre vi scivolava dentro. Soli in casa potevamo fare tutto il rumore che volevamo e lo facemmo in abbondanza! I lamenti di Alessandro facevano vibrare il mio cazzo e spedivano choc elettrici nella mia spina dorsale. Io mi lamentai sul suo per rendergli la sensazione.
Alessandro cominciò a piagnucolare e succhiarmi più velocemente, ci era vicino ed i lamenti striduli che faceva mi portarono sull'orlo. Il mio sperma schizzò di sorpresa nella sua bocca e fece scoppiare il suo orgasmo. Ci contorcemmo uno contro l’altro, incapaci esprimere fisicamente le sensazioni che sommergevano i nostri corpi.
Mentre i nostri muscoli cominciavano a rilassarsi, Alessandro tirò fuori il mio cazzo dalla sua bocca con un rumore di schiocco. Restammo sdraiati sul letto per quasi mezz'ora prima che lui parlasse.
“Ti amo, Giorgio" Disse piano.
Il mio cuore quasi scoppiò, avevo detto quelle parole solo alla mia famiglia ed anche a poche ragazze, ma non avevano voluto dire mai tanto per me.
"Ti amo, Alessandro" Fu l'unica cosa che riuscii a dire.
Per un minuto sembrò stesse considerando qualche cosa, poi rotolò su se stesso, aprì il cassetto del comodino ed estrasse una sottile collana di cuoio con un piccolo anello d’argento all’estremità. Io mi misi a sedere e chiesi di cosa si trattava.
"Ce l’ho da molto tempo, sin da quando mio papà morì" Disse guardandolo e facendolo rotolare fra le dita: "Io mi chiamo come lui, sai, e l’ho tenuto aspettando il giorno in cui avessi trovato il mio vero amore."
Mi guardò negli occhi e fece scivolare la collana sulla mia testa ed intorno al mio collo. Alzai l'anello e vidi che c’era il nome inciso: Alessandro. Quasi piansi. Non avevo mai avuto niente di così prezioso in tutta la mia vita. Alessandro stava affidandomi il simbolo dell’amore di suo padre per lui, ed ora era il simbolo del nostro amore.
8年前