La mia prima masturbazione.
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Potete chiamarmi Daisy, il mio vero nome non è così importante e sono giovane, ************e, ed anche qui la mia vera età non sarebbe poi così importante. Quello che invece è importante e credo vi possa interessare, è che mi piace il sesso!
Lo so, le ragazze non dovrebbero dire queste cose, specialmente se si parla di masturbazione e si sà, quella femminile è ancora oggi un tabù, figuriamoci se a raccontarvela è una ragazzina, una ragazzina che molto presto ha iniziato a capire che la vagina è un posto che custodisce qualcosa di più di un semplice buchino per pisciare.
La mia prima masturbazione oserei dire che non posso davvero ricordarla, perché avevo (ho) il vizio di accarezzarmi la patatina fin dall’******** (come se adesso fossi grande) e più che di prima masturbazione, definirei il mio un percorso che mi ha portato alla scoperta del piacere e soprattutto alla scoperta di come praticare un autoerotismo soddisfacente dedicando molto tempo alla mia giovane e fresca fichetta!
Quando ero piccola e i miei genitori si accorgevano che avevo le mani nella patatina mi dicevano di toglierle. Naturalmente obbedivo e col tempo imparai che se volevo toccarmi, dovevo farlo in loro assenza o nei momenti in cui loro non potevano vedermi nonostante fossero in casa, come la sera sotto le coperte. Ma anche se dovevo farlo di nascosto e con un pizzico di furbizia, non ho mai rinunciato alle carezze tra le mie gambe.
Quando iniziai ad avere l’età per lavarmi da sola e quindi potevo trascorrere del tempo in bagno senza che nessuno mi osservasse, talvolta prendevo lo specchio, di quelli portatitili tipo per il trucco e guardavo la mia vagina. Con una mano lo orientavo tra le mie gambe e con l’altra dilatavo le piccole e grandi labbra per capire come fosse fatta quella zona. Iniziai a farlo quando la pelle era ancora liscia ed ho osservato nel tempo, il crescere dei primi soffici peli pubici. Contemporaneamente avvertivo tra le gambe una sensazione diversa. Notavo che ogni tanto mi sentivo umida nonostante dopo la pipì mi fossi asciugata bene e quell’umido lo avvertivo come strano, scivoloso, sembrava quasi mi invitasse ancora più di prima alle carezze intime.
Crescendo i miei tempi di solitudine aumentavano e verso i quattordici anni i miei genitori avevano iniziato a lasciarmi da sola a casa quando dovevano uscire ed io non potevo o non volevo seguirli. In quei momenti sapendo di non poter essere vista da nessuno, toglievo pantaloni, felpe, slip e mi aggiravo nuda per casa decidendo di volta in volta di strofinare la mia patatina su qualunque oggetto capitasse a tiro: dal bordo della sedia, al profilo della vasca da bagno, passando per i "pali"del letto, i montanti insomma, dove cercavo di far scivolare la mia fichetta sopra. Ma spesso andavo sul classico, completamente nuda mi stendendevo sul letto divaricando le gambe le gambe ed accarezzarmondomi lentamente. Le carezze le facevo con la punta delle dita e non avevo una regola precisa: a volte le facevo roteare all’imbocco della vagina, altre volte giocavo con il clitoride.
Mi piacevano le sensazioni che provavo e mi piaceva anche la sensazione che avvertivo alle dita che scivolavano sui miei muchi. Trascorrevo del tempo a dedicarmi a questa pratica gradevole e poi smettevo se pensavo che i miei potessero tornare da un momento all’altro. Queste carezza in libertà avvenivano ogni volta che ero sola in casa, anche se purtroppo questo evento era abbastanza raro paragonato alla voglia che avevo (ho). Così avevo imparato a ritagliarmi il mio spazio per le carezze in situazioni in cui ero in camera e pensavo che nessuno mi avrebbe disturbata. Come nei momenti in cui dovevo fare i compiti, situazione perfetta per masturbarmi senza interruzioni. Restavo alla mia scrivania con libri, i quaderni aperti e la penna in mano. Sganciavo solo il primo bottone necessario ad arrivare al mio tempietto del piacere e lasciavo che le mie dita scivolassero su e giù tra il clitoride e la vagina. Qualche volta usavo anche una di quelle matite "giganti" con i tre colori tutti insieme. Le avete presenti? Sono grosse quanto un dito ed io dopo averle inumidite con la mia saliva, la facevo scivolare su e giu dentro la mia giovane fichetta attraverso la fessura dei jeans. Ma non sempre ero al sicuro da eventuali incursioni dei miei genitori, anche se bussavano spesso prima di entrare, qualche volta presi dall'euforia di farmi una sorpresa per un motivo o per l'altro, entravano di colpo, per fortuna non ero quasi mai completamente nuda, ormai avevo imparato a "prevedere" queste improvvisate e come ripeto, lasciavo solo i pantaloni mezzi sbottonati, in modo tale che se qualcuno fosse entrato senza avvisare, bastava chiudere le gambe e mi sarei salvata. Ed una volta questa mia precauzione mi ha salvata da una figura del cavolo con mia madre, anche se in quella occasione ho dovuto trattenere un momento di piacere nuovo. Avevo questa matita nella fica che facevo scivolare avanti ed indietro nel mio buchetto, quando di colpo entra mia madre. Velocemente tolgo le mani che avevo in mezzo alle gambe e chiudo le stesse per non far vedere i pantaloni aperti nella zona fica. Mentre stringo le cosce, involontariamente le mie piccole e grandi labbra si contraggono "risucchiando" dentro la mia vagina la matita. Una vampata di calore invade il mio viso ed a stento riesco a trattenere un gemito di piacere. Per fortuna quella volta mia madre entrò solo per dirmi che finalmente mia sorella era stata scelta per partecipare al campionato di nuoto e che dovevo scendere in salone per festeggiare con la torta appena comprata.
Ma questo è stato solo l'inizio di quello che la mia patatina potava regalarmi nei momenti solitari, con il passare dei mesi, avevo iniziato a scoprire nuovi modi per regalarmi nuovi piaceri.
Ma ve li racconto la prossima volta se vorrete, intanto fatemi sapere cosa ne pensate di queste mie prime masturbazioni e/o se avete nuove idee su come stuzzicare la mia giovane fichetta, magari vi regalo un video.
Daisy
8年前