Una fantasia (Parte 2)

"Un chilometro in quella direzione", fu la mia risposta alla domanda del tassista. Tenni gli occhi chiusi per tutto il breve spostamento ripensando a quanto appena successo. Un desiderio lungo una vita che si era finalmente esaudito in quella città sconosciuta e ricca di opportunità. Tenevo le gambe strette mentre il taxi avanzava lentamente nel traffico. Sfregavo per quanto possibile l'interno delle cosce per cercare di non far abbassare il piacere dell'insolita situazione di poco prima. Trovai anche il tempo ed il coraggio di passarmi rapidamente le dita sull'apertura trovandola umida al tatto e buona al gusto.
L'uomo al volante era sulla cinquantina, ben vestito, curato e profumato. Avevo bisogno di una destinazione. Approfittando del semaforo rosso oltre il quale sarei dovuta scendere, cercai sul cellulare un posto qualsiasi dove andare, né troppo lontano né troppo vicino. Scelsi un'entrata della metro e la comunicai a lui che fu lieto del nuovo incarico. Mi bastò anche solo pensare di scivolare verso il centro del sedile posteriore invece che tutta a destra coperta da quello anteriore, per sentire immediatamente il fermento della figa risalire al livello di quando ero ancora nel bus. Inevitabilmente lo feci. Il tassista si rese conto del cambiamento solo quando mi sporsi in avanti per chiedergli quando mi sarebbe venuto a costare. Constatai che i suoi occhi andarono alle mie gambe per un brevissimo istante prima di tornare a guardare l'ennesimo semaforo che diventava verde. Piena di voglie come una ragazzina allargai di poco le anche, sollevai di poco le ginocchia e spostai di poco il sedere in avanti abbandonandomi sullo schienale. Poco di tutto, ma sarebbe stato sufficiente se si fosse voltato.
'Girati', pensai in continuazione per i successivi minuti, ma nulla accadde, poi l'idea geniale, quella che l'avrebbe fatto voltare per forza. "Ha mica un fazzolettino?", gli chiesi col cuore che pulsava forte.
L'auto si fermò in coda e l'uomo si allungò al portaoggetti. Si voltò per porgermi il pacchetto e ancora i suoi occhi finirono inevitabilmente sulla parte bassa del mio corpo. La mia testa percepì un attimo di sgomento. "Grazie mille", dissi toccandogli volontariamente e in modo effimero la mano che mi porgeva il pacchetto. I suoi occhi tornarono al semaforo rosso ed io ne approfittai per far salire aggrovigliare a sufficienza l'orlo del vestitino verso l'alto.
"Grazie, me ne basta uno", dissi tendendo i muscoli delle gambe per evitare di chiuderle istintivamente al momento giusto. Lui si voltò, mi guardò tutta, prese il pacchetto e mi guardò ancora. Non disse una parola e ripartì. Dal canto mio stavo apprezzando in maniera sublime le pulsazioni che il basso ventre mi inviava in tutto il corpo. Certe volte, e sono pronta a giurarlo, alcune situazioni sono più eccitanti dello stesso sesso nudo e crudo. Rilassai tutto il corpo chiudendo gli occhi per qualche secondo, poi una volta riaperti divaricai le anche ancora di più, sollevai le gambe sulle punte dei piedi e raccolsi tutto l'orlo del vestito. Attesi il successivo semaforo rosso ascoltando la figa che pulsava come se fosse schiaffeggiata. Semaforo rosso. "Forse me ne serve un altro". Il tassista si voltò. Dopo un primo attimo di smarrimento seguito da un'intenso silenzio, l'uomo mi parlò.

"Sono venticinque anni che faccio questo lavoro", fece una pausa per guardare il semaforo, "ma questa ancora non mi era capitata". Sorrise e io non ricambia. Lo guardai seriamente, quasi con cattiveria.

"Cosa?", chiesi con durezza. Sapevo essere una brava attrice?

Lui diede un'altra veloce occhiata tra le cosce prima di rispondere. "Niente, niente", disse voltandosi senza nemmeno porgermi i fazzoletti.

Fissandogli il volto nello specchietto retrovisore cominciai ad accarezzarmi l'interno di entrambe le cosce. Non mi curavo dell'esterno giudicandomi sufficientemente al riparo. Ogni volta che incrociavo il suo sguardo mi scaldavo di più e più mi scaldavo più le mani si spostavano verso il punto migliore. Sapevo che combatteva con la voglia di voltarsi o per lo meno di abbassare lo specchietto, glielo leggevo negli occhi. Mi tocco, mi carezzo, mi pizzico e mi assaggio mentre i miei occhi sempre più languidi non smettono di fissarlo. Sento i miei respiri farsi più ansimanti mano a mano che la voglia sale, ripenso all'uomo del bus, a quando gli ho sfilato lo zaino per fargli capire le mie intenzioni. Mi lascio sfuggire un ahh leggero ma sufficiente ad arrivare alle sue orecchie. Rallenta, si ferma, si volta, guarda la strada e si volta ancora in un continuo tira e molla che mi coinvolge ancor di più.
Un ahh più marcato quando, con la punta del medio me la tiro verso l'alto, poi uno sbuffo d'aria quando entro delicatamente dentro di me.
La macchina riparte e con lei le vibrazioni dell'asfalto che mi regalano coccole non richieste ma ben accette. Mi masturbo con dolcezza alternando più o meno profonde penetrazioni a soffici carezze. Poi la sua mano si porta allo specchietto e l'abbassa. Ciò è sufficiente per dare uno slancio al mio coraggio.
Allungo una gamba e la poso tra i due sedili davanti e non passano più di due secondi prima che il tassista posi una mano poco sopra la caviglia. Gli faccio subito capire che è quello che volevo con un altro ahh intenso e, anche se so che ora avrà più difficoltà a guardarmi tra le cosce, non smetto di provocarmi piacere.
“Stiamo arrivando”, mi dice allungando la mano fin dove può, ancora troppo lontano da dove vorrebbe. Guardo il tassametro che segna 24.90 e prendo la borsa mentre lui non smette di accarezzare il nylon delle mie calze. Gli porgo 25€ e gli dico di tenersi il resto, non volevo dargli certo l'idea di essere una puttana. Accosta e lui sembra indeciso. Infine li prende e per farlo stacca la mano che subito inizia a mancarmi.
C'è gente sui marciapiedi, so di non poter continuare, ma prima di scendere voglio togliermi un ultimo sfizio.
Ritiro la gamba e mi accartoccio per passare al sedile anteriore. La sua mano accompagna il mio movimento posandosi sul sedere nascosta dal vestito. Mi siede e afferro con una mano la sinistra e con l'altra il centro dei suoi pantaloni scuri. Una strizzatina sufficiente per sentire la sua erezione decisa.
“Arrivederci”, dico io e lui ripete.

Sono in strada, non so dove mi trovo e attorno a me centinaia di persone vanno e vengono ignorandomi. La mia voglia ha raggiunto livelli insostenibili. Mi incammino e guardo più volte il taxi ancora fermo assecondando lo sfregamento delle cosce sulle grandi labbra aperte, sono sicura che mista guardando, così gli sorrido da lontano e solo quando vedo la sua mano fuori dal finestrino che mi fa segno di tornare indietro abbandono il marciapiede e chiamo il taxi con un gesto.

Apro la portiera del passeggero e attendo fremendo che lui liberi il sedile da fogli e altri affari, mi siedo e lui si immette nel traffico.
“Dove la porto?”, chiede lui con malizia.
“Non lo so”, rispondo io sorridendo appena, “Mi dica lei”.
発行者 exhibiaita
8年前
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