Zio Mario
Mi raccomando non dirlo a mamma - mi aveva scongiurato mia sorella.
Ero tornato a casa prima del previsto e l'avevo beccata inginocchiata sul divano con i jeans e le mutandine abbassati alle caviglie mentre zio Mario, in piedi dietro di lei, se la stava inculando come un califfo.
Zio Mario in realtà non è nostro zio, ma lo chiamiamo così perché ci ha visti nascere entrambi. Era il miglior amico di papà, e dopo la sua morte è lui che ci mantiene.
Non ha famiglia ed è molto ricco, si dice che abbia costruito mezza città.
Viene spesso a pranzo o a cena da noi e mamma gli prepara i suoi piatti preferiti. Arriva sempre con dei regali per tutti, soprattutto per Silvia, mia sorella, che è una gran figa e una gran troia.
La porta spesso fuori con la sua Porsche e le compra un sacco di vestiti. Ovvio che chieda qualcosa in cambio.
Lei mi racconta che quando la riaccompagna a casa si fermano in un parcheggio deserto dove lui la palpa dappertutto e si fa fare un pompino.
Mia sorella ha vent'anni, lui sessanta.
Mi fai sentire giovane, le dice mentre le infila le mani nei vestiti e si fa leccare la cappella.
A lei però non dispiace farlo godere. E' vecchio ma è un bell'uomo, pulito ed elegante, sostiene mia sorella.
Lo faccio sborrare volentieri, è sempre così gentile con noi; ci mantiene, ci riempie di regali, ci porta in vacanza, ci passa un sacco di soldi.
Come lo fai sborrare? – le domandai una volta.
Quasi sempre con la bocca. A volte però preferisce che gli tiri una sega.
Hai delle manine stupende, mi dice, sembrano quelle di una bimba, mi piace guardare come le avvolgi attorno al mio cazzo e come lo fai scorrere. Fatti sborrare sul muso da zio, mi dice, fatti sborrare su quel bel musetto innocente, lascia che lo zio te lo sporchi tutto con la sua sborra.
Vedessi che sborrate si fa. Mi annaffia tutta.
E non vuole scoparti?
Eccome, ma non in macchina. Quando vuole scoparmi mi porta a casa sua. Mi fa il bagno con dei sali profumati, poi mi fa vestire in un sacco di maniere: da infermiera, da suorina, da hostess, da collegiale, a volte devo cambiarmi per cinque o sei volte.
Gli piace anche un sacco sculacciarmi. Mi fa sdraiare sulle sue ginocchia, mi abbassa le mutandine e mi sculaccia a lungo sul culetto nudo. Devo dire che non mi fa male, solo quando sta per sborrare picchia un po' più forte. A volte si infoia talmente che si toglie i calzoni e le mutande, si sfila la cinghia e me le da anche con quella. Quando mi picchia con la cinghia non capisce più niente e vedo che il suo cazzo ondeggia come impazzito e sbava come un rubinetto. Credo che picchiarmi lo faccia godere come un maiale e si fa delle sborrate pazzesche. Poi mi chiede scusa, mi accarezza il culo arrossato e mi regala un sacco di soldi.
Vai spesso a casa sua?
Quando ho bisogno di soldi. Mi basta fare un po' la gattina che quello si arrapa subito.
Portami a casa tua, gli dico, e sculaccia un po' la tua bimba.
Zio Mario, puoi capire, non chiede di meglio.
Sono stata cattiva - gli dico - ho fatto le cose sporche.
Cos'hai fatto, brutta maialina? - mi domanda, e vedo che ha già il pacco bello duro.
Ho fatto la porcellina con le mie amichette.
Vi siete toccate?
Oh, si, e ci siamo anche baciate.
Sulla bocca? Con la lingua?
Oh, si, ci siamo baciate con la lingua e ci siamo anche baciate qui – e gli indico la figa.
Ve la siete leccata, eh, brutte sporcaccione. E magari hai anche toccato qualche cazzo, dimmi la verità.
Oh, si. Ho toccato il cazzo a due miei compagni. Avessi visto come ce l'avevano grosso e duro.
E cosa gli hai fatto?
Gliel'ho tirato fuori dai calzoni mentre loro mi toccavano dappertutto e gliel'ho menato.
E poi?
E poi mi sono inginocchiata a terra e gli ho leccato le cappelle fino a quando non mi hanno innaffiata tutta con la loro sborra. Avessi visto come sborravano quei due! Mi hanno sporcata tutta coi loro spruzzi. Ho dovuto farli sborrare un sacco di volte mentre loro mi infilavano le mani nei vestiti prima che mi lasciassero andare.
Sei una bambina cattiva - mi dice mentre si sfila calzoni e mutande e mi mostra il cazzo duro. Allora mi fa sdraiare sulle sue gambe o mi fa inginocchiare sul divano, mi abbassa le mutandine ed inizia a sculacciarmi o a darmele con la cinghia.
Poi si fa raccontare tutto quello che ho fatto e più porcate gli racconto, più lui si arrapa e più mi mena.
Quando vedo che il suo cazzo inizia a ondeggiare e a sbavare fingo di piangere e di implorarlo di non picchiarmi più.
Non picchiarmi più zietto, non picchiare più la tua nipotina cattiva, ti prego. Mi stai facendo la bua al culetto, ti prego zietto, non darmele più con la cinghia, e intanto protendo il culo verso di lui per offrirglielo meglio.
Vedessi come sbava il cazzo del vecchio quando gli dico così. Non capisce più niente.
Ti piace il culetto della tua nipotina, vero? Sei uno zio sporcaccione, chissà cosa vorresti fargli a questo bel culetto. Mi sa che vorresti romperglielo con quel tuo grosso affare duro. Guarda come sbava, gli dico, e quanto è duro. Ti piacerebbe infilare la tua cappella nel mio buchetto, di la verità zietto.
A quel punto in genere si svuota e mi scarica addosso la sua sborrata. Altre volte riesce a trattenersi e allora si sistema sulla poltrona e vuole che mi sieda in braccio a lui, così me lo può infilare nel culo e reggendomi per le cosce inizia a farmi scorrere su e giù per tutta la lunghezza del cazzo.
Mi fai godere, bambina - mi dice - mi fai godere come nessun altra. Sei la ragazza più bella che conosca, e intanto mi lecca il collo e il viso coprendomi di saliva fino a quando non si scarica nei miei sfinteri.
E quando corro al bagno lui assiste mentre mi svuoto. Le sue sborrate mi smuovono gli intestini e a lui piace sedersi vicino a me e guardarmi.
Lo zio ti ha fatto la bua al culetto, mi dice carezzandomi la figa mentre sono seduta sul cesso, è stato cattivo.
Poi mi prepara un bagno caldo e profumato, mi lava con delicatezza, mi massaggia con delle creme fantastiche e mi fa vestire da troietta, mi fa truccare e mi fa indossare dei gioielli volgari.
Dopodiché mi porta in camera sua e me lo sbatte in pancia tutta vestita, senza neppure sfilarmi le mutandine, semplicemente scostandone l'orlo. Si fa delle cavalcate lunghissime, poi mi fa mettere a pecora e me lo stanga nel culo e mi pompa così fino a che non si svuota per la seconda volta.
Quando è stata la prima volta? – le domando.
Il giorno del mio diciottesimo compleanno. Ricordo che è passato a prendermi con la Porsche e mi ha portato alla sua banca. Il direttore ci stava aspettando e mi ha dato un libretto a me intestato con sopra centomila euro. Credevo che fosse uno scherzo ma il direttore mi ha confermato che era tutto vero.
Sono per i tuoi studi – mi ha detto zio Mario – sei contenta?
Accidenti se ero contenta. Mentre mi riaccompagnava a casa non facevo che ringraziarlo e dargli dei baci.
Sei così caro, zietto - gli dicevo baciandolo sul collo e sulle orecchie mentre lui guidava - e sono così felice, non so proprio come ringraziarti.
Ad un semaforo lui mi ha infilato una mano tra le cosce.
Sono contento che tu sia felice - mi ha detto ed io ho allargato le gambe. Capirai, centomila euro non sono mica bruscolini!
Allora lui ha scostato il bordo delle mutandine e mi ha passato i polpastrelli lungo i contorni della figa.
Com'è morbida - diceva - ed è quasi senza peli. La depili?
No, è così di suo.
Intanto vedevo che il suo pacco stava crescendo. Allora gli ho infilato una mano nella patta e ho sentito che ce l'aveva duro.
Ti piace la tua nipotina, vero, gli ho chiesto mentre glielo massaggiavo, chissà cosa ti piacerebbe farle, brutto porcellone.
Sotto casa gli ho detto di parcheggiare in un angolo dove non c'era nessuno e gliel'ho tirato fuori dai calzoni.
Adesso la tua nipotina ci gioca un po', gli ho detto, e tu le fai vedere dei begli schizzi lunghi e potenti.
Poi ho abbassato il suo schienale e gli ho tirato un bel raspone. Tu sai che io sono brava a tirare le seghe. A te ne ho tirate di quelle tante!
Il suo cazzo però era molto più grosso del tuo e ci ho messo parecchio a farlo godere. Ho estratto dalla patta anche i coglioni, vedessi che bocce, e glieli ho massaggiati per bene.
Zio Mario era in paradiso e quando mi ha avvertito che stava per godere gli ho chiesto se gli sarebbe piaciuto sborrarmi in faccia.
Ti piacerebbe sporcarmi il muso? Gli ho chiesto. Sporcarlo tutto con i tuoi spruzzi.
Davvero ti posso sporcare quel bel musetto? - non credeva alle mie parole.
Ma si zietto, certo che me lo puoi sporcare. Adesso la tua bella nipotina ti da qualche leccata alla cappella e quando sei pronto si mette in posizione e le puoi sborrare sul muso.
Ero davvero carina quel giorno, e il pensiero di farsi leccare la cappella da una bella ragazzina di diciotto anni e poterle sborrare sul muso lo fece andare in visibilio.
Lecca bene i contorni della cappella - mi disse - passaci la lingua bagnata e intanto succhiali con quelle belle labbra. Feci come mi diceva e in breve mi ritrovai tutta sporca di bava di cazzo.
Stai sbavando, zietto, il tuo cazzo mi sta sporcando tutte le labbra.
Continua così, bambina, non ti fermare, sei brava, sei proprio brava.
Mi aveva sfilato le mutandine e avevo le sue mani tra le cosce, le sue dita nella figa.
Continua che ci siamo. Mi sa che stavolta mi faccio una sborrata colossale. Mettiti in posizione, da brava.
Fece davvero un casino. Buttò tanta di quella sborra che oltre a sporcarmi tutta, imbrattò anche tutta la Porsche. Altro che sporcarmi il muso, quel cazzo mi innaffiò come una pompa sporcandomi tutto il vestito. Per fortuna avevo il soprabito per cui potei tornare a casa senza farmi vedere col vestito tutto schizzato.
Quella sera ci portò a cena fuori, ti ricordi, e poi con la scusa di dovermi dare un regalo mi fece andare a casa sua.
Capii subito che era arrapatissimo e quando tentò di mettermi le mani addosso feci finta di respingerlo per farlo arrapare ancora di più.
Cosa vuoi farmi, zietto, io ho solo diciotto anni, sono ancora piccola. Vedevo il suo pacco premere contro i calzoni.
Cosa vuoi farmi con quel coso ritto? Mi sa che vuoi farmi la bua al pancino o al culetto, ho paura, tanta paura.
Aveva quasi i capelli dritti dall'eccitazione e quando mi agguantò lasciai che mi infilasse le mani dappertutto.
Quando mi spogliò rimase senza parole. Le mie tette, il mio culo, i miei fianchi, i miei piedini, tutto lo faceva attizzare.
Mi volle leccare dalla testa ai piedi e quando gli aprii la patta ce l'aveva talmente duro che non riuscii a tirarlo fuori. Volle che mi sedessi sul suo viso e mi leccò la figa e il culo fino a consumarsi la lingua. Nel frattempo gli avevo sfilato i calzoni e potevo maneggiare la sua mazza.
Quando si rialzò e mi diede la cappella da ciucciare gliela lavorai per bene come mi aveva insegnato, lavorando di lingua sui bordi. Poi mi sbattè sul divano e mi venne sopra.
Adesso lo Zio Mario te lo infila nel pancino - mi disse - e vedrai che non ti fa la bua.
Di cazzi ne avevo già presi, ma il suo era una bella stanga, però si infilò facilmente e prese a pomparmi ritmicamente mentre mi baciava in bocca e mi insalivava il viso, il collo, le orecchie e le tettine. Lo sentivo scorrere dentro di me, sentivo i bordi spessi della sua cappella raschiarmi le pareti dell'utero.
Come sei bella stretta, mi disse, la tua bella fighetta mi sta fasciando il cazzo come un caldo guanto di seta. Chissà che bel buchetto del culo che hai. Adesso zio Mario gli da una bella leccata. Girati, da brava, mettiti alla pecorina.
Affondò il viso tra le mie chiappe e mi leccò a lungo il buco del culo. Poi, d'un tratto, prese a massaggiarmi la pancia.
Fai una bella scoreggia a zio Mario - mi disse mentre la sua mano premeva sul mio intestino - spingi piccola, spingi che così il buchetto si dilata mentre zio te lo lecca per bene.
Presi a spingere e in breve sentii che i muscoli perianali si stavano rilassando. Si sta aprendo, gli dissi, lo sento che si apre e mollai una lunga scoreggia proprio sul suo viso.
Così, brava, continua così; se scoreggi vuol dire che il buchetto si apre. Guarda riesco perfino ad infilarci la punta della lingua. Adesso lo zio ti lecca l'interno e te lo bagna per bene di saliva.
Cosa vuoi farmi, zio? Non vorrai mica rompermi il culetto.
Stai tranquilla, bambina, zio Mario non ti farà la bua. Te lo mette piano piano e non te ne accorgerai neppure.
Ma è grosso, è tanto grosso e io ho paura.
Non avere paura. Poi zio Mario ti fa un altro bel regalo. Cosa ti piacerebbe?
Non lo so.
Allora facciamo così. Tu adesso te lo fai mettere da brava bambina e poi, quando avrai deciso, mi dirai che cosa vuoi.
Tenendomi bloccata per le spalle ci mise parecchio a rompermi il culo. Nonostante il rilassamento il buchetto era stretto e la sua grossa cappella, dilatata la massimo dalla libidine di potersi inculare una ragazzina di diciotto anni, non riusciva ad entrare.
Mi fai male, mi fai tanto male, mi lamentavo con le lacrime agli occhi, ma più mi lamentavo più si arrapava e spingeva.
A poco a poco sprofondò dentro di me facendomi quasi urlare dal dolore e prese a cavalcarmi come un forsennato.
Dio che inculata, lo sentivo dire, mi sto facendo la più bella inculata della mia vita. Si era buttato tutto sopra di me e affondava sempre di più assestandomi dei colpi pazzeschi.
Mi hai rotto il culetto, brutto cattivo, mi lamentavo mentre lo sentivo scorrere nei miei sfinteri. Aveva preso il ritmo e capii che non si sarebbe fermato fino a che non avesse goduto, così cercai di allentare i muscoli per consentirgli di scorrere meglio e farmi meno male.
Come me la inculo la mia bella nipotina, mi diceva passandomi la lingua sulla schiena, dio come me la inculo.
Era fori di sé dalla libidine e quando mi annunciò che stava per sborrare mi affondò la lingua nelle orecchie.
Sto sborrando, piccola, sto sborrando, ti sto sborrando nel culetto.
Quando si sfilò dovetti correre al cesso. Ero tutta dolorante ma dopo un bel bidet mi sentii meglio.
Quella sera mi regalò altri diecimila euro e mi riaccompagnò a casa.
I racconti di mia sorella mi avevano parecchio eccitato e glielo dissi.
Se vuoi, una sega te la tiro gratis. Ormai era abituata a farsi pagare da zio Mario.
Capirai che sforzo, le dissi aprendomi la patta.
Comunque mi tirò proprio una bella sega. Zio Mario aveva ragione, le sue manine erano deliziose e vederle avvolte attorno al mio cazzo mi faceva arrapare come una bestia. Fortunatamente si lasciò infilare le mani nelle mutande e potei palparle la figa e il culo e farmi così una bella sborrata.
Certo che come schizzi tu non schizza nessuno, mi disse dopo che mi ebbe svuotato i coglioni. Mi piace un sacco guardarti mentre lanci tutti quegli spruzzi per aria.
Mi piacerebbe di più lanciarteli sul viso, le dissi.
La prossima volta, fece lei. Se sarai gentile con me ti lecco la cappella e ti permetto di sborrarmi sul viso come fa zio Mario.
Ero tornato a casa prima del previsto e l'avevo beccata inginocchiata sul divano con i jeans e le mutandine abbassati alle caviglie mentre zio Mario, in piedi dietro di lei, se la stava inculando come un califfo.
Zio Mario in realtà non è nostro zio, ma lo chiamiamo così perché ci ha visti nascere entrambi. Era il miglior amico di papà, e dopo la sua morte è lui che ci mantiene.
Non ha famiglia ed è molto ricco, si dice che abbia costruito mezza città.
Viene spesso a pranzo o a cena da noi e mamma gli prepara i suoi piatti preferiti. Arriva sempre con dei regali per tutti, soprattutto per Silvia, mia sorella, che è una gran figa e una gran troia.
La porta spesso fuori con la sua Porsche e le compra un sacco di vestiti. Ovvio che chieda qualcosa in cambio.
Lei mi racconta che quando la riaccompagna a casa si fermano in un parcheggio deserto dove lui la palpa dappertutto e si fa fare un pompino.
Mia sorella ha vent'anni, lui sessanta.
Mi fai sentire giovane, le dice mentre le infila le mani nei vestiti e si fa leccare la cappella.
A lei però non dispiace farlo godere. E' vecchio ma è un bell'uomo, pulito ed elegante, sostiene mia sorella.
Lo faccio sborrare volentieri, è sempre così gentile con noi; ci mantiene, ci riempie di regali, ci porta in vacanza, ci passa un sacco di soldi.
Come lo fai sborrare? – le domandai una volta.
Quasi sempre con la bocca. A volte però preferisce che gli tiri una sega.
Hai delle manine stupende, mi dice, sembrano quelle di una bimba, mi piace guardare come le avvolgi attorno al mio cazzo e come lo fai scorrere. Fatti sborrare sul muso da zio, mi dice, fatti sborrare su quel bel musetto innocente, lascia che lo zio te lo sporchi tutto con la sua sborra.
Vedessi che sborrate si fa. Mi annaffia tutta.
E non vuole scoparti?
Eccome, ma non in macchina. Quando vuole scoparmi mi porta a casa sua. Mi fa il bagno con dei sali profumati, poi mi fa vestire in un sacco di maniere: da infermiera, da suorina, da hostess, da collegiale, a volte devo cambiarmi per cinque o sei volte.
Gli piace anche un sacco sculacciarmi. Mi fa sdraiare sulle sue ginocchia, mi abbassa le mutandine e mi sculaccia a lungo sul culetto nudo. Devo dire che non mi fa male, solo quando sta per sborrare picchia un po' più forte. A volte si infoia talmente che si toglie i calzoni e le mutande, si sfila la cinghia e me le da anche con quella. Quando mi picchia con la cinghia non capisce più niente e vedo che il suo cazzo ondeggia come impazzito e sbava come un rubinetto. Credo che picchiarmi lo faccia godere come un maiale e si fa delle sborrate pazzesche. Poi mi chiede scusa, mi accarezza il culo arrossato e mi regala un sacco di soldi.
Vai spesso a casa sua?
Quando ho bisogno di soldi. Mi basta fare un po' la gattina che quello si arrapa subito.
Portami a casa tua, gli dico, e sculaccia un po' la tua bimba.
Zio Mario, puoi capire, non chiede di meglio.
Sono stata cattiva - gli dico - ho fatto le cose sporche.
Cos'hai fatto, brutta maialina? - mi domanda, e vedo che ha già il pacco bello duro.
Ho fatto la porcellina con le mie amichette.
Vi siete toccate?
Oh, si, e ci siamo anche baciate.
Sulla bocca? Con la lingua?
Oh, si, ci siamo baciate con la lingua e ci siamo anche baciate qui – e gli indico la figa.
Ve la siete leccata, eh, brutte sporcaccione. E magari hai anche toccato qualche cazzo, dimmi la verità.
Oh, si. Ho toccato il cazzo a due miei compagni. Avessi visto come ce l'avevano grosso e duro.
E cosa gli hai fatto?
Gliel'ho tirato fuori dai calzoni mentre loro mi toccavano dappertutto e gliel'ho menato.
E poi?
E poi mi sono inginocchiata a terra e gli ho leccato le cappelle fino a quando non mi hanno innaffiata tutta con la loro sborra. Avessi visto come sborravano quei due! Mi hanno sporcata tutta coi loro spruzzi. Ho dovuto farli sborrare un sacco di volte mentre loro mi infilavano le mani nei vestiti prima che mi lasciassero andare.
Sei una bambina cattiva - mi dice mentre si sfila calzoni e mutande e mi mostra il cazzo duro. Allora mi fa sdraiare sulle sue gambe o mi fa inginocchiare sul divano, mi abbassa le mutandine ed inizia a sculacciarmi o a darmele con la cinghia.
Poi si fa raccontare tutto quello che ho fatto e più porcate gli racconto, più lui si arrapa e più mi mena.
Quando vedo che il suo cazzo inizia a ondeggiare e a sbavare fingo di piangere e di implorarlo di non picchiarmi più.
Non picchiarmi più zietto, non picchiare più la tua nipotina cattiva, ti prego. Mi stai facendo la bua al culetto, ti prego zietto, non darmele più con la cinghia, e intanto protendo il culo verso di lui per offrirglielo meglio.
Vedessi come sbava il cazzo del vecchio quando gli dico così. Non capisce più niente.
Ti piace il culetto della tua nipotina, vero? Sei uno zio sporcaccione, chissà cosa vorresti fargli a questo bel culetto. Mi sa che vorresti romperglielo con quel tuo grosso affare duro. Guarda come sbava, gli dico, e quanto è duro. Ti piacerebbe infilare la tua cappella nel mio buchetto, di la verità zietto.
A quel punto in genere si svuota e mi scarica addosso la sua sborrata. Altre volte riesce a trattenersi e allora si sistema sulla poltrona e vuole che mi sieda in braccio a lui, così me lo può infilare nel culo e reggendomi per le cosce inizia a farmi scorrere su e giù per tutta la lunghezza del cazzo.
Mi fai godere, bambina - mi dice - mi fai godere come nessun altra. Sei la ragazza più bella che conosca, e intanto mi lecca il collo e il viso coprendomi di saliva fino a quando non si scarica nei miei sfinteri.
E quando corro al bagno lui assiste mentre mi svuoto. Le sue sborrate mi smuovono gli intestini e a lui piace sedersi vicino a me e guardarmi.
Lo zio ti ha fatto la bua al culetto, mi dice carezzandomi la figa mentre sono seduta sul cesso, è stato cattivo.
Poi mi prepara un bagno caldo e profumato, mi lava con delicatezza, mi massaggia con delle creme fantastiche e mi fa vestire da troietta, mi fa truccare e mi fa indossare dei gioielli volgari.
Dopodiché mi porta in camera sua e me lo sbatte in pancia tutta vestita, senza neppure sfilarmi le mutandine, semplicemente scostandone l'orlo. Si fa delle cavalcate lunghissime, poi mi fa mettere a pecora e me lo stanga nel culo e mi pompa così fino a che non si svuota per la seconda volta.
Quando è stata la prima volta? – le domando.
Il giorno del mio diciottesimo compleanno. Ricordo che è passato a prendermi con la Porsche e mi ha portato alla sua banca. Il direttore ci stava aspettando e mi ha dato un libretto a me intestato con sopra centomila euro. Credevo che fosse uno scherzo ma il direttore mi ha confermato che era tutto vero.
Sono per i tuoi studi – mi ha detto zio Mario – sei contenta?
Accidenti se ero contenta. Mentre mi riaccompagnava a casa non facevo che ringraziarlo e dargli dei baci.
Sei così caro, zietto - gli dicevo baciandolo sul collo e sulle orecchie mentre lui guidava - e sono così felice, non so proprio come ringraziarti.
Ad un semaforo lui mi ha infilato una mano tra le cosce.
Sono contento che tu sia felice - mi ha detto ed io ho allargato le gambe. Capirai, centomila euro non sono mica bruscolini!
Allora lui ha scostato il bordo delle mutandine e mi ha passato i polpastrelli lungo i contorni della figa.
Com'è morbida - diceva - ed è quasi senza peli. La depili?
No, è così di suo.
Intanto vedevo che il suo pacco stava crescendo. Allora gli ho infilato una mano nella patta e ho sentito che ce l'aveva duro.
Ti piace la tua nipotina, vero, gli ho chiesto mentre glielo massaggiavo, chissà cosa ti piacerebbe farle, brutto porcellone.
Sotto casa gli ho detto di parcheggiare in un angolo dove non c'era nessuno e gliel'ho tirato fuori dai calzoni.
Adesso la tua nipotina ci gioca un po', gli ho detto, e tu le fai vedere dei begli schizzi lunghi e potenti.
Poi ho abbassato il suo schienale e gli ho tirato un bel raspone. Tu sai che io sono brava a tirare le seghe. A te ne ho tirate di quelle tante!
Il suo cazzo però era molto più grosso del tuo e ci ho messo parecchio a farlo godere. Ho estratto dalla patta anche i coglioni, vedessi che bocce, e glieli ho massaggiati per bene.
Zio Mario era in paradiso e quando mi ha avvertito che stava per godere gli ho chiesto se gli sarebbe piaciuto sborrarmi in faccia.
Ti piacerebbe sporcarmi il muso? Gli ho chiesto. Sporcarlo tutto con i tuoi spruzzi.
Davvero ti posso sporcare quel bel musetto? - non credeva alle mie parole.
Ma si zietto, certo che me lo puoi sporcare. Adesso la tua bella nipotina ti da qualche leccata alla cappella e quando sei pronto si mette in posizione e le puoi sborrare sul muso.
Ero davvero carina quel giorno, e il pensiero di farsi leccare la cappella da una bella ragazzina di diciotto anni e poterle sborrare sul muso lo fece andare in visibilio.
Lecca bene i contorni della cappella - mi disse - passaci la lingua bagnata e intanto succhiali con quelle belle labbra. Feci come mi diceva e in breve mi ritrovai tutta sporca di bava di cazzo.
Stai sbavando, zietto, il tuo cazzo mi sta sporcando tutte le labbra.
Continua così, bambina, non ti fermare, sei brava, sei proprio brava.
Mi aveva sfilato le mutandine e avevo le sue mani tra le cosce, le sue dita nella figa.
Continua che ci siamo. Mi sa che stavolta mi faccio una sborrata colossale. Mettiti in posizione, da brava.
Fece davvero un casino. Buttò tanta di quella sborra che oltre a sporcarmi tutta, imbrattò anche tutta la Porsche. Altro che sporcarmi il muso, quel cazzo mi innaffiò come una pompa sporcandomi tutto il vestito. Per fortuna avevo il soprabito per cui potei tornare a casa senza farmi vedere col vestito tutto schizzato.
Quella sera ci portò a cena fuori, ti ricordi, e poi con la scusa di dovermi dare un regalo mi fece andare a casa sua.
Capii subito che era arrapatissimo e quando tentò di mettermi le mani addosso feci finta di respingerlo per farlo arrapare ancora di più.
Cosa vuoi farmi, zietto, io ho solo diciotto anni, sono ancora piccola. Vedevo il suo pacco premere contro i calzoni.
Cosa vuoi farmi con quel coso ritto? Mi sa che vuoi farmi la bua al pancino o al culetto, ho paura, tanta paura.
Aveva quasi i capelli dritti dall'eccitazione e quando mi agguantò lasciai che mi infilasse le mani dappertutto.
Quando mi spogliò rimase senza parole. Le mie tette, il mio culo, i miei fianchi, i miei piedini, tutto lo faceva attizzare.
Mi volle leccare dalla testa ai piedi e quando gli aprii la patta ce l'aveva talmente duro che non riuscii a tirarlo fuori. Volle che mi sedessi sul suo viso e mi leccò la figa e il culo fino a consumarsi la lingua. Nel frattempo gli avevo sfilato i calzoni e potevo maneggiare la sua mazza.
Quando si rialzò e mi diede la cappella da ciucciare gliela lavorai per bene come mi aveva insegnato, lavorando di lingua sui bordi. Poi mi sbattè sul divano e mi venne sopra.
Adesso lo Zio Mario te lo infila nel pancino - mi disse - e vedrai che non ti fa la bua.
Di cazzi ne avevo già presi, ma il suo era una bella stanga, però si infilò facilmente e prese a pomparmi ritmicamente mentre mi baciava in bocca e mi insalivava il viso, il collo, le orecchie e le tettine. Lo sentivo scorrere dentro di me, sentivo i bordi spessi della sua cappella raschiarmi le pareti dell'utero.
Come sei bella stretta, mi disse, la tua bella fighetta mi sta fasciando il cazzo come un caldo guanto di seta. Chissà che bel buchetto del culo che hai. Adesso zio Mario gli da una bella leccata. Girati, da brava, mettiti alla pecorina.
Affondò il viso tra le mie chiappe e mi leccò a lungo il buco del culo. Poi, d'un tratto, prese a massaggiarmi la pancia.
Fai una bella scoreggia a zio Mario - mi disse mentre la sua mano premeva sul mio intestino - spingi piccola, spingi che così il buchetto si dilata mentre zio te lo lecca per bene.
Presi a spingere e in breve sentii che i muscoli perianali si stavano rilassando. Si sta aprendo, gli dissi, lo sento che si apre e mollai una lunga scoreggia proprio sul suo viso.
Così, brava, continua così; se scoreggi vuol dire che il buchetto si apre. Guarda riesco perfino ad infilarci la punta della lingua. Adesso lo zio ti lecca l'interno e te lo bagna per bene di saliva.
Cosa vuoi farmi, zio? Non vorrai mica rompermi il culetto.
Stai tranquilla, bambina, zio Mario non ti farà la bua. Te lo mette piano piano e non te ne accorgerai neppure.
Ma è grosso, è tanto grosso e io ho paura.
Non avere paura. Poi zio Mario ti fa un altro bel regalo. Cosa ti piacerebbe?
Non lo so.
Allora facciamo così. Tu adesso te lo fai mettere da brava bambina e poi, quando avrai deciso, mi dirai che cosa vuoi.
Tenendomi bloccata per le spalle ci mise parecchio a rompermi il culo. Nonostante il rilassamento il buchetto era stretto e la sua grossa cappella, dilatata la massimo dalla libidine di potersi inculare una ragazzina di diciotto anni, non riusciva ad entrare.
Mi fai male, mi fai tanto male, mi lamentavo con le lacrime agli occhi, ma più mi lamentavo più si arrapava e spingeva.
A poco a poco sprofondò dentro di me facendomi quasi urlare dal dolore e prese a cavalcarmi come un forsennato.
Dio che inculata, lo sentivo dire, mi sto facendo la più bella inculata della mia vita. Si era buttato tutto sopra di me e affondava sempre di più assestandomi dei colpi pazzeschi.
Mi hai rotto il culetto, brutto cattivo, mi lamentavo mentre lo sentivo scorrere nei miei sfinteri. Aveva preso il ritmo e capii che non si sarebbe fermato fino a che non avesse goduto, così cercai di allentare i muscoli per consentirgli di scorrere meglio e farmi meno male.
Come me la inculo la mia bella nipotina, mi diceva passandomi la lingua sulla schiena, dio come me la inculo.
Era fori di sé dalla libidine e quando mi annunciò che stava per sborrare mi affondò la lingua nelle orecchie.
Sto sborrando, piccola, sto sborrando, ti sto sborrando nel culetto.
Quando si sfilò dovetti correre al cesso. Ero tutta dolorante ma dopo un bel bidet mi sentii meglio.
Quella sera mi regalò altri diecimila euro e mi riaccompagnò a casa.
I racconti di mia sorella mi avevano parecchio eccitato e glielo dissi.
Se vuoi, una sega te la tiro gratis. Ormai era abituata a farsi pagare da zio Mario.
Capirai che sforzo, le dissi aprendomi la patta.
Comunque mi tirò proprio una bella sega. Zio Mario aveva ragione, le sue manine erano deliziose e vederle avvolte attorno al mio cazzo mi faceva arrapare come una bestia. Fortunatamente si lasciò infilare le mani nelle mutande e potei palparle la figa e il culo e farmi così una bella sborrata.
Certo che come schizzi tu non schizza nessuno, mi disse dopo che mi ebbe svuotato i coglioni. Mi piace un sacco guardarti mentre lanci tutti quegli spruzzi per aria.
Mi piacerebbe di più lanciarteli sul viso, le dissi.
La prossima volta, fece lei. Se sarai gentile con me ti lecco la cappella e ti permetto di sborrarmi sul viso come fa zio Mario.
8年前