Latte d'asina

Le proprietà benefiche del latte d'asina per la pelle femminile sono note fin dall'antichità. Pare, infatti, che sia la regina Cleopatra, sia Poppea, la seconda moglie dell'imperatore Nerone, ne facessero un uso abbondante e regolare.
Pochi, però, sono a conoscenza del fatto che, in tempi remoti, ben prima della nascita di Roma, visse nel cuore dell'Africa nera una donna bellissima, regina di una tribù molto potente, che era solita curare la bellezza, la luminosità e l'elasticità della propria pelle facendosi irrorare il corpo, ed in particolare il volto, dal seme maschile.
Per la bisogna veniva utilizzato un gruppo assai numeroso di schiavi, accuratamente scelti tra i giovani più prestanti tra quelli che venivano catturati alle altre tribù nel corso delle frequenti scorrerie, i quali vivevano ben nutriti e ben curati in una specie di harem maschile sempre a disposizione della loro signora e padrona.
Tempo fa mi capitò di leggere questa fantastica storia su un raro testo, trovato in biblioteca, che raccontava le gesta di questa regina guerriera, vissuta oltre trenta secoli or sono nel continente nero, e da allora mi ritrovo spesso a pensare cosa si deve provare a sdraiarsi nuda in una vasca scavata nella pietra, pronta a ricevere da trenta o quaranta baldi e possenti giovani, sistemati tutti intorno a te con i cazzi duri e dritti, il contenuto dei loro grossi testicoli.
Ci penso talmente tanto da essere diventata per me una specie di ossessione che mi ha portata, quasi inconsapevolmente, a guardare in maniera compulsiva decine di film porno dove donne di tutte le età si prestano a frasi irrorare di sborra il corpo, il viso ed il seno da moltitudini di uomini bianchi e neri.
La vista di quei grossi cazzi, spessi e nodosi, con quelle teste viola e dilatate, i cui bordi, rialzati ed inspessiti dal piacere, conferiscono loro un'aria di minacciosa potenza, mi fanno ogni volta desiderare di trovarmi personalmente al posto della fortunata che sta per ricevere quelle bordate di sborra che stanno per riversarsi su di lei.
Giorni fa ero talmente intenta a godermi la visione di uno di quei filmetti, una produzione tedesca dove decine di uomini ben dotati si svuotavano i coglioni sulla pelle di una giovanissima volontaria fino a rivestirla dalla testa ai piedi di uno spesso strato di sborra, da non accorgermi dell'arrivo del figlio dei nostri custodi che, pensando non ci fosse nessuno in casa, era venuto a bagnare i gerani del terrazzo servendosi del mazzo di chiavi che siamo soliti lasciare in portineria per sicurezza.
La scena, già di per se piuttosto imbarazzante, era resa ancor più imbarazzante dal fatto che la mia mano, infilata sotto la gonna, si stava muovendo in maniera inequivocabile: insomma, mi stavo sbattendo la passera, circostanza che non sfuggì di certo a quel giovanotto, che più di una volta aveva goffamente tentato delle avances nei miei confronti.
Com'è, come non è, senza quasi accorgermi di quanto stava capitando, mi sono ritrovata sul divano del soggiorno inginocchiata alla pecorina, con la gonna rialzata sulla schiena, i collant e le mutandine arrotolati alle caviglie ed il culo nudo per aria, mentre Gianni – così si chiama il figlio dei custodi – piazzato dietro di me, si prodigava in una leccata di figa come non ne ricevevo da anni, ovverosia da quando il mio defunto marito trascorreva interi quarti d'ora col viso tuffato tra le mie cosce spalancate.
Inutile dire che dopo avermi fatto raggiungere un orgasmo lunghissimo, di cui non mi credevo più capace e la cui intensità mi lasciò stonata per qualche minuto, dovetti ricambiargli la cortesia facendolo accomodare sul divano e piazzandomi contemporaneamente in ginocchio davanti a lui.
Confesso che quando gli slacciai la cintura e gli abbassai la cerniera dei jeans per estrarre la sua mazza dagli slip rimasi letteralmente sbalordita.
Per quanto i protagonisti dei filmetti che ero solita guardare fossero mediamente tutti ben dotati, il cazzo che si presentò al mio cospetto superava davvero ogni mia più rosea aspettativa.
Duro e dritto come lo scettro di un re, era la mazza più spessa, più lunga e più nodosa che mi fosse mai capitato di maneggiare, e non ne ho certo maneggiate poche. Nonostante la potente erezione, la testa era ancora mezza incappucciata, e quando feci lentamente scorrere la pelle scura, calda e spessa, ma al contempo morbida e setosa che avvolgeva il cazzo, fece capolino una cappella davvero maestosa, grossa e larga, leggermente umida e coi bordi pronunciati e rialzati. Insomma, una cappella che istintivamente la mia lingua prese a lavorare percorrendone i bordi che sentivo inspessirsi sempre più ad ogni passata di lingua e che, aprendo bene le labbra, finalmente mi imboccai strappando al ragazzo dei mugolii di soddisfazione.
Dopo avergli lavorato il cazzo in lungo e in largo di lingua e di labbra, gli sfilai del tutto jeans e mutande e, sdraiatami sul divano, mi disposi a prenderlo nella figa e nel culo.
Nonostante la giovane età - Gianni ha una ventina d'anni – il ragazzo sapeva usare molto bene il dono di quel formidabile arnese fornitogli da madre natura, e mi ha scopata a lungo in tutte le maniere ed in tutte le posizioni; successivamente, fattami inginocchiare su una poltrona e montatomi letteralmente in groppa, me lo ha stangato nel culo con una tale violenza da strapparmi delle urla di dolore nonostante il mio defunto marito avesse in passato provveduto ad aprirgli abbondantemente la strada.
Fu questione di attimi, e al dolore iniziale subentrò velocemente il piacere di essere cavalcata con tale giovanile irruenza e tale maschia potenza.
Abbrancato con forza alle mie spalle, sentivo il suo peso sul mio corpo mentre il suo cazzo scivolava velocemente nel mio culo affondando violentemente fino ai suoi enormi coglioni, di cui udivo il ritmico sbattere contro le mie chiappe, mentre le sensibili terminazioni nervose dei miei sfinteri, da tempo non più abituate a quel trattamento, potevano percepire lo sfregamento dei bordi inspessiti della cappella contro le mie pareti interne.
E fu proprio nel momento in cui Gianni stava accelerando al massimo le spinte ed aumentando più che poteva la potenza dei colpi, in preparazione della sborrata che sentivo ormai essere imminente, che ci trovò mio figlio Sergio.
Che cazzo! furono le sue parole mentre, sbigottito, guardava sua madre nuda dalla vita in giù, inginocchiata su una poltrona alla pecorina e col cazzo del figlio dei custodi affondato nel culo.
Che cazzo! ripeté altre due o tre volte, quasi incredulo di ciò che stava vedendo.
Noi due, nel frattempo, eravamo talmente costernati da non tentare neppure di ricomporci.
Passato però il primo momento di sorpresa, mio figlio prese a guardarci con occhi diversi.
Così ti fai mia madre, disse rivolto a Sergio in maniera assolutamente colloquiale.
E' la prima volta, lo giuro. Lo dica anche lei, signora.
Io annui vergognosamente con la testa. A quel punto sarebbe forse stato bene che Sergio ed io ci ricomponessimo ma il ragazzo non ci pensava proprio a sfilarsi dal caldo anfratto dove aveva riposto la sua formidabile mazza.
Ok, ci credo, tagliò corto Sergio. A me, poi, che mi frega? Te la puoi fare quanto vuoi. Anzi, a questo punto finisci quel che hai cominciato.
Fu così che, com'è, come non è, dopo pochi istanti mi ritrovai non più solo con uno, ma addirittura con due giovani cazzi, dritti e duri, che si davano da fare su di me.
Scambiandosi spesso di posizione mi scoparono a turno il culo, la figa e la bocca, mi leccarono e si fecero leccare in ogni angolo del corpo, mi fecero mettere in tutte le posizioni possibili.
Quel pomeriggio feci una vera scorpacciata di cazzo, e potei finalmente realizzare il mio sogno di farmi coprire di sborra, giacché mio figlio ed il suo sodale mi scaricarono addosso una serie di sborrate pazzesche, lunghe, potenti e abbondanti, come solo due ventenni arrapati come bestie sanno fare.
Nella foga di quell'orgia di sesso dove tutti toccavano, baciavano e leccavano tutti, capitò più volte che, mentre fianco a fianco uno mi scopava la figa e l'altro mi rompeva il culo, li vidi toccarsi, carezzarsi e baciarsi in bocca tra di loro; e capitò anche che quando Gianni, sfilatosi dalla mia pancia, mi diede la cappella da leccare per farlo sborrare, mio figlio Sergio volle sentire che sapore avesse il cazzo dell'amico appena uscito dalla mia figa, senza peraltro interrompere la possente inculata di cui mi stava gratificando.
Leccandogli e ciucciandogli insieme la cappella, resa particolarmente sensibile dalla lunga scopata, Sergio ed io portammo Gianni ad un tale parossismo di piacere che quando finalmente lo facemmo godere ci scaricò sul viso una quantità impressionante di sborra che Sergio si prese quasi con più soddisfazione di me, e che gli fece a sua volta raggiungere l'orgasmo e sborrare nel mio culo.
Fortunatamente per me quei ragazzi sembravano non stancarsi mai e mi regalarono - ed io regalai loro - un interminabile pomeriggio di colossali godute.
Perduti ormai tutti i freni inibitori ci concedemmo ogni genere di porcata. Sistemata nella vasca da bagno mi feci pisciare addosso, sdraiata sul divano li feci sedere sul mio viso e leccai loro il buco del culo. Mi feci schiaffeggiare e sputare in faccia e in bocca, mi feci sculacciare a mani nude e con la cinghia; assistetti al sontuoso pompino che mio figlio fece a Gianni e condivisi con lui la conseguente sborrata; partecipai alla profonda leccata di culo che Gianni fece a mio figlio, inginocchiato sul divano con le chiappe aperte e la rosellina del buco del culo dilatata dalle spinte e dalla lingua dell'amico; leccai e ciucciai piedi e capezzoli ma, soprattutto, presi tanta di quella sborra da non poterne più.
Bisogna essere una donna, una donna un po' maiala, per poter comprendere appieno la soddisfazione che si prova a vedere due giovani uomini che si arrapano come bestie per te, a trovarsi con le teste dei loro grossi cazzi puntate contro il tuo viso e pronte a scaricarti addosso il succo caldo e spesso del loro piacere; vederli inarcare il corpo e tendere ogni muscolo quando si preparano a godere e, finalmente, sentirsi schiaffeggiare dalle loro potenti sborrate.
Da quel pomeriggio di orgia sfrenata non ho mai più fatto sesso con mio figlio, però ho avuto frequenti incontri con il figlio dei custodi e con alcuni suoi amici, ben contenti di poter sfogare la loro giovanile prestanza con una tardona ancora piacente come me. Di quei ragazzi me ne sono fatti, e continuo a farmene, parecchi.
Anche se non sono una potente regina e non posso disporre di un mio harem personale di giovani schiavi, non mi posso certo lamentare.
D'altronde, si vive una volta sola.
発行者 kazzoduro
7年前
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