Avete mai spiato un uomo masturbarsi?
Non vi chiedo se l'avete semplicemente visto, non ne dubito, ma se l'avete osservato a sua insaputa. A me è capitato un paio di volte, la prima molto tempo fa.
Viaggiavamo su un traghetto che sarebbe entrato nel porto di Civitavecchia non prima di mezzogiorno. Mi restava dunque un po' di tempo prima che mia madre mi costringesse a restarle vicino. Mi infilai nei bagni più vicini all'ingresso del ponte, quelli dietro il bar, i più frequentati. C'erano due cabine occupate ed in mezzo quella libera. Mi affrettai a chiudermici dentro.
Avevo infatti scoperto (non ricordo da quando) che sulle pareti di quelle cabine si trovavano spesso dei fori probabili tracce di una maniglia o un gancio che adesso non c'erano più. Io ci appendevo i miei occhi e guardavano i maschi pisciare sparandomi seghe sulla tazza del cesso. Nessuno poteva scoprirmi. Quante pippe, quanti cazzi da raccontare! Ma spesso mi toccava aspettare parecchio tra uno spettacolo e l'altro.
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Avevo quindi avuto una gran fortuna questa volta, forse troppa, due uomini a pisciare nello stesso momento ed oltretutto quella era una delle poche cabine ad avere i buchi su entrambi le pareti. Diedi prima un'occhiata a destra: un cazzo lungo e scuro veniva fuori da un paio di jeans sotto l’ombra di una camicia bianca a pois neri (che a guardare meglio erano tanti chicchi di caffè). Chiunque fosse quell'uomo non aveva ancora iniziato a pisciare, avrei avuto sicuramente il tempo di darci un'altra sbirciata, meglio darne subito un'occhiata a sinistra. Qui stava pisciando un cazzo più giovane, un ragazzo biondo a giudicare dal colore dei peli del pube. Ma sì, era il tedesco che avevo visto prima sul ponte con la moglie (o la fidanzata), riconoscibile dei pantaloncini verdi. Si scrollò il cazzo con vigore e tirò lo scarico. Tornai a voltarmi a destra. Il cazzo scuro stava ancora lì, inerte sembrava aspettare la piscia che non veniva. L'omino prese a scrollarselo, sbatacchiarselo, a sbatterlo di qua e di là ma niente, non veniva fuori neanche una goccia di pipì e a furia di trattarlo in quel modo lo stava anche facendo drizzare. “Voglio proprio vedere come fa a pisciare se gli diventa duro”, pensai divertito per me solo e ormai gli si era drizzato del tutto, se lo spingeva in basso col pollice e poi lo lasciava saltare in aria. Poi una mano si chiuse su quel cazzo indurito e cominciò a scivolarci su e giù. Improvvisamente mi fu chiaro che quello sconosciuto si stava facendo una sega. L'emozione fu tanta che mi sparò, mio malgrado, lo schizzo.
Mi arrabbiai con me stesso per non avere mantenuto fede al fioretto di non sborrare (fare fioretto di non masturbarmi era davvero impossibile per me, così lo avevo sostituito con un più semplice “non devo masturbarmi fino a sborrare”).
Ora, morso da quei cattolici sensi di colpa ed essendomi rovinato abbastanza il piacere di star lì a guardare, mi tirai su le brache per andarmene, ma poi pensai che non mi sarebbe più capitato di vedere un uomo masturbarsi e di certo non prima del prossimo viaggio in traghetto ( cioè l’estate successiva!). Inoltre, a giustificazione del mio peccato, mi dissi che guardare mi avrebbe aiutato a comprendere quanto fosse disgusta la masturbazione e meschini gli uomini che la praticano.
Oltre il buco la mano aveva preso un ritmo moderato e regolare, senza fretta. Pensai alla solitudine di quell'uomo costretto a farsi da solo un po' d’amore. Era un cazzo secco, rugoso, scuro sul tronco,e rosa spento sulla punta, il cazzo d’un uomo quasi vecchio, probabilmente brutto. Ma quella mano ci correva sempre più veloce e il mio cazzo cominciava a risalire.
Avrei voluto resistere all'impulso di masturbarmi di nuovo, ma poi pensai che quella sarebbe stata l'ultima sega della mia vita e allora tanto valeva che me la facessi. Presolo in mano cominciai a menarlo imitando il ritmo del vicino. Eccolo che appoggia l’altra mano al muro, si piega in avanti e dal suo cazzo nero uno spruzzo di sperma giallo cola a picco nel water, seguono altre due gocce e poi solo singhiozzi secchi. Spasmi e fremiti gli attraversano il corpo, due dita pelose spremono l'ultimo succo dal collo del *******ato. Due mani lo rigettano nell'abisso dei pantaloni. Sciacquone. Chiavistello. Rubinetto. Fon. Aspetto di sentire la porta che si apra e si chiuda ed esco dal mio nascondiglio sudato e con il volto stravolto. Corro sul ponte a pulirmi con il vento salmastro. Mi sento sporco. Sconfitto.
Un’ora più tardi lo vedo appoggiato ad un finestrone. È un uomo piccolo e molto abbronzato, un sardo direi, la camicia è proprio quella con i chicchi di caffè, sotto i jeans indossa un paio di infradito. Sulla testa una pelata circondata da lanosi capelli neri. Avrà cinquat'anni, non ha famiglia né compagnia, forse è un camionista che viaggia da solo. Ma ha lo sguardo contento di chi se ne frega ed io solo so perché.
Sulla strada del ritorno ebbi il privilegio di salire sul camper di zio Giulio. Mentre l’autostrada ci correva incontro mi giuravo che a partire da quel giorno non mi sarei più masturbato, promesso, avevo visto con i miei occhi quanto fosse cosa squallida farlo. Non dovevo più farne di quei peccati. Dissi a zio Giulio che ero stanco e se potevo dormire un poco: “Fai pure, ti abbasso la radio”. Con gli occhi chiusi mi misi a rivedere quelle immagini, le scorrevo in moviola nel cervello. Volevo, anzi dovevo, fissarmi nella mente quello squallore, lo schifo, quell'uomo brutto e solo e poi ancora lo schifo. Ma a furia di ripensarci il pisello mi si stava rifacendo duro aiutato dal sole d’agosto che mi batteva sul pacco. Appena a casa corsi in bagno a farmi una sega.
Gianni Ginestra
Viaggiavamo su un traghetto che sarebbe entrato nel porto di Civitavecchia non prima di mezzogiorno. Mi restava dunque un po' di tempo prima che mia madre mi costringesse a restarle vicino. Mi infilai nei bagni più vicini all'ingresso del ponte, quelli dietro il bar, i più frequentati. C'erano due cabine occupate ed in mezzo quella libera. Mi affrettai a chiudermici dentro.
Avevo infatti scoperto (non ricordo da quando) che sulle pareti di quelle cabine si trovavano spesso dei fori probabili tracce di una maniglia o un gancio che adesso non c'erano più. Io ci appendevo i miei occhi e guardavano i maschi pisciare sparandomi seghe sulla tazza del cesso. Nessuno poteva scoprirmi. Quante pippe, quanti cazzi da raccontare! Ma spesso mi toccava aspettare parecchio tra uno spettacolo e l'altro.
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Avevo quindi avuto una gran fortuna questa volta, forse troppa, due uomini a pisciare nello stesso momento ed oltretutto quella era una delle poche cabine ad avere i buchi su entrambi le pareti. Diedi prima un'occhiata a destra: un cazzo lungo e scuro veniva fuori da un paio di jeans sotto l’ombra di una camicia bianca a pois neri (che a guardare meglio erano tanti chicchi di caffè). Chiunque fosse quell'uomo non aveva ancora iniziato a pisciare, avrei avuto sicuramente il tempo di darci un'altra sbirciata, meglio darne subito un'occhiata a sinistra. Qui stava pisciando un cazzo più giovane, un ragazzo biondo a giudicare dal colore dei peli del pube. Ma sì, era il tedesco che avevo visto prima sul ponte con la moglie (o la fidanzata), riconoscibile dei pantaloncini verdi. Si scrollò il cazzo con vigore e tirò lo scarico. Tornai a voltarmi a destra. Il cazzo scuro stava ancora lì, inerte sembrava aspettare la piscia che non veniva. L'omino prese a scrollarselo, sbatacchiarselo, a sbatterlo di qua e di là ma niente, non veniva fuori neanche una goccia di pipì e a furia di trattarlo in quel modo lo stava anche facendo drizzare. “Voglio proprio vedere come fa a pisciare se gli diventa duro”, pensai divertito per me solo e ormai gli si era drizzato del tutto, se lo spingeva in basso col pollice e poi lo lasciava saltare in aria. Poi una mano si chiuse su quel cazzo indurito e cominciò a scivolarci su e giù. Improvvisamente mi fu chiaro che quello sconosciuto si stava facendo una sega. L'emozione fu tanta che mi sparò, mio malgrado, lo schizzo.
Mi arrabbiai con me stesso per non avere mantenuto fede al fioretto di non sborrare (fare fioretto di non masturbarmi era davvero impossibile per me, così lo avevo sostituito con un più semplice “non devo masturbarmi fino a sborrare”).
Ora, morso da quei cattolici sensi di colpa ed essendomi rovinato abbastanza il piacere di star lì a guardare, mi tirai su le brache per andarmene, ma poi pensai che non mi sarebbe più capitato di vedere un uomo masturbarsi e di certo non prima del prossimo viaggio in traghetto ( cioè l’estate successiva!). Inoltre, a giustificazione del mio peccato, mi dissi che guardare mi avrebbe aiutato a comprendere quanto fosse disgusta la masturbazione e meschini gli uomini che la praticano.
Oltre il buco la mano aveva preso un ritmo moderato e regolare, senza fretta. Pensai alla solitudine di quell'uomo costretto a farsi da solo un po' d’amore. Era un cazzo secco, rugoso, scuro sul tronco,e rosa spento sulla punta, il cazzo d’un uomo quasi vecchio, probabilmente brutto. Ma quella mano ci correva sempre più veloce e il mio cazzo cominciava a risalire.
Avrei voluto resistere all'impulso di masturbarmi di nuovo, ma poi pensai che quella sarebbe stata l'ultima sega della mia vita e allora tanto valeva che me la facessi. Presolo in mano cominciai a menarlo imitando il ritmo del vicino. Eccolo che appoggia l’altra mano al muro, si piega in avanti e dal suo cazzo nero uno spruzzo di sperma giallo cola a picco nel water, seguono altre due gocce e poi solo singhiozzi secchi. Spasmi e fremiti gli attraversano il corpo, due dita pelose spremono l'ultimo succo dal collo del *******ato. Due mani lo rigettano nell'abisso dei pantaloni. Sciacquone. Chiavistello. Rubinetto. Fon. Aspetto di sentire la porta che si apra e si chiuda ed esco dal mio nascondiglio sudato e con il volto stravolto. Corro sul ponte a pulirmi con il vento salmastro. Mi sento sporco. Sconfitto.
Un’ora più tardi lo vedo appoggiato ad un finestrone. È un uomo piccolo e molto abbronzato, un sardo direi, la camicia è proprio quella con i chicchi di caffè, sotto i jeans indossa un paio di infradito. Sulla testa una pelata circondata da lanosi capelli neri. Avrà cinquat'anni, non ha famiglia né compagnia, forse è un camionista che viaggia da solo. Ma ha lo sguardo contento di chi se ne frega ed io solo so perché.
Sulla strada del ritorno ebbi il privilegio di salire sul camper di zio Giulio. Mentre l’autostrada ci correva incontro mi giuravo che a partire da quel giorno non mi sarei più masturbato, promesso, avevo visto con i miei occhi quanto fosse cosa squallida farlo. Non dovevo più farne di quei peccati. Dissi a zio Giulio che ero stanco e se potevo dormire un poco: “Fai pure, ti abbasso la radio”. Con gli occhi chiusi mi misi a rivedere quelle immagini, le scorrevo in moviola nel cervello. Volevo, anzi dovevo, fissarmi nella mente quello squallore, lo schifo, quell'uomo brutto e solo e poi ancora lo schifo. Ma a furia di ripensarci il pisello mi si stava rifacendo duro aiutato dal sole d’agosto che mi batteva sul pacco. Appena a casa corsi in bagno a farmi una sega.
Gianni Ginestra
7年前