Secondo round

Ciao a tutti,

chiedo scusa per il ritardo nella pubblicazione di questo capitolo, ma ho approfittato delle calde serate di questo strano autunno per andare a fare zoccola in giro e non mi è rimasto molto tempo per scrivere.

Ovviamente, come sempre, vi invito a leggere prima i post precedenti.

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Così la settimana successiva tornai di nuovo a casa di Luigi. Al solito, mi accolse offrendomi da bere.
Chiacchierammo per qualche minuto poi, con molta gentilezza, mi diede una s**toletta. Un regalino, mi disse. Dentro trovai un anello di gomma. Ne avevo visti di simili nei sexy shop.
Era leggermente elastico ed era ricoperto da brillantini. Con la curiosità di una bambina, lo girai tra le mani.
Luigi, per levarmi dall’impaccio, mi spiegò come doveva essere usato e poi mi diede ordine di indossarlo.
La minigonna stretta rese l’operazione un po’ complicata; ricordo che ero stranamente a disagio: mi sembrava di essere sfacciata nel trafficare con le mani sotto la gonna. Poi mi resi conto del controsenso: in fondo, ero già stata col culo spalancato davanti a lui, armeggiare non era sicuramente più scandaloso. Così presi l’iniziativa e alzai la gonna; trovavo questi slanci di coraggio sempre molto stimolanti.
Lui mi guardo qualche istante, poi fece un gesto con la mano e disse “Spogliati.”.
Cominciava a piacermi la sua determinazione; anzi, un po’ mi eccitava essere comandata.
“Va bene…” risposi e iniziai a togliermi la camicetta, la gonna e le mutandine restando in guepière e calze.
Poi iniziai ad indossare l’anello; da seduta non era molto agevole l’operazione, anzi, i brillantini tendevano a graffiarmi e quindi mi facevano male. Spazientita, scivolai in avanti sulla poltrona in modo da poter alzare e allargare bene le gambe. Sapevo che sarei stata in una posizione piuttosto oscena ma lo feci lo stesso; e, devo dire, lo feci anche con un po’ di malizia.
Finalmente riuscii ad indossare l’anello. Ricordo che era decisamente stretto, ma la sensazione era piacevole.
Spostai più volte il cazzo e le palle in modo da sistemarlo; tra le cosce aperte, notai lo sguardo di Luigi, piuttosto eccitato dalla scena. “Ti piace?” mormorai con voce provocante. Mi sentivo molto sexy e mi piaceva l’idea di stuzzicarlo; così mi allargai le chiappe con entrambe le mani in modo da spalancargli il buco e, sorridendo, dissi “Che ne pensi? Mi sta bene?”. Lui rispose con un sorriso, poi mi chiese di seguirlo.
Mi alzai dalla poltrona e, barcollando leggermente sui tacchi a spillo, lo accompagnai. Entrammo in una camera da letto un po’ angusta e, soprattutto, molto particolare: le pareti erano bordeaux, sulla sinistra c’era un grande armadio con le ante a specchio. L’illuminazione era bassa e fornita da una piantana posta in un angolo del locale. All’angolo opposto, su un cavalletto, era montata una telecamera, mentre, su un mobiletto basso c’erano alcuni preservativi e diversi dildi di tutte le forme e colori.

Sul letto erano appoggiate le due barre. “Quelle le conosco!” esultai.
Col solito modo distinto, Luigi mi fece inginocchiare sul letto col culo rivolto verso l’armadio; poi mi allargò il sedere con le mani e mi chiese se l’anello mi piaceva. Mi guardai allo specchio e, in quella posizione, mi sentii tremendamente troia!

A quel punto si avvicinò alle barre e mi chiese se poteva indossarmele. Come potevo dire di no? Restai in ginocchio sul letto e lui, pazientemente, chiuse le caviglie e i polsi. Poi bloccò le polsiere alla sbarra del letto, costringendomi a tenere la testa quasi a contatto col materasso; infine regolò gli anelli delle caviglie in modo che restassero molto distanti.
La posizione mi ricordava quella che i musulmani usano quando pregano, ma con le gambe aperte e con il sedere scandalosamente esposto; Luigi mi lasciò in quella posizione e andò a fare una breve telefonata. Tornato, prese da un cassetto un contenitore di plastica con una grossa cannula; dopo qualche secondo me la introdusse delicatamente nel culo, spiegandomi che, con quella, me lo avrebbe lubrificato (ora era chiaro dove Enzo aveva imparato la tecnica!). Premette con forza il contenitore facendomi una specie di clistere di vasellina: me la sentii letteralmente salire nell’intestino. Ricordo che la sua freddezza, accompagnata alla descrizione di tutte le operazioni che svolgeva, mi face sentire una cavia.
Dopo aver indossato un guanto in lattice inizio a massaggiarmi l’ano prima con due dita, poi tre, quattro. Ricordo che mentre descriveva l’operazione ansimava.
L’abbondante lubrificante rese il tutto piacevolissimo. La sua mano, che inizialmente faticava ad entrare, ora penetrava senza resistenza fino al polso. La muoveva con l’abilità di chi ha una certa esperienza.
“Bene, si sta dilatando molto… ora proviamo ad allargarlo di più”. Dopo avermi chiesto di rilassarmi, Luigi iniziò ritmicamente a tirarla completamente fuori per rinfilarla di nuovo. Ogni volta il mio corpo sussultava dal piacere. Essere sfondata senza nessun dolore, mi stava eccitando da morire. Anzi, mi sarei masturbata molto volentieri, ma preferii restare ferma, in attesa di scoprire cosa mi avrebbe fatto dopo.
Purtroppo il suono del campanello della porta interruppe le manovre. Luigi mi sfilò rapidamente la mano dal culo la sciandomi senza fiato e col buco completamente spalancato; poi si tolse il guanto e si allontanò verso il corridoio.
Poco dopo sentii distintamente la voce di una seconda persona. Chi era? Un vicino, un parente… pensai subito di essermi messa in un bel guaio: se mi avesse sorpresa in quella situazione? Oltretutto le barre mi impedivano di girarmi.
Per fortuna mi fu subito chiaro che la situazione era diversa: Luigi poco dopo entrò nella stanza presentandomi all’ospite un laconico “È lei…”.
Sforzandomi, girai la testa; la sua espressione non nascondeva lo stupore nel vedermi in quella posizione spudorata, col culo indecentemente dilatato. Il mio imbarazzo non fu da meno; così, con un filo di voce, cercai di giustificarmi con un improbabile “Scusa…”. A tutta risposta il tizio, rivolgendosi a Luigi ribattè “Bella vacca! C’è da divertirsi…”.


Senza nessuna timidezza e continuando a fissarmi il culo, il tizio iniziò velocemente a spogliarsi. Rimasi un po’ stupita per la determinazione e, con un certo sforzo, gli feci un sorrisino; non sapevo cosa pensare: in pratica, il vecchio mi stava facendo montare!
Lui era un omone non ************e, non obeso ma piuttosto robusto. Completamente nudo, si masturbò qualche secondo fino a farlo diventare barzotto e poi lo avvicinò alla mia faccia. Anche se la posizione non era comodissima, iniziai a leccargli la cappella; altro non avrei potuto fare, essendo praticamente immobilizzata.

Aveva un cazzo piuttosto grosso, confrontabile con quello di Enzo. Qualche istante e gli diventò durissimo. Senza tanti complimenti mi afferrò per la testa e iniziò a fottermi la bocca; spingeva così a fondo che più volte arrivò a provocarmi un conato di *****o. Continuava a ripetere “Prendilo in gola puttana!”, il che mi eccitò non poco (non so se l’ho già detto ma mi piace molto essere insultata!).
Per fortuna a un certo punto si spostò dietro, lasciandomi respirare. Rivolgendosi a Luigi disse “Adesso te la faccio godere” e iniziò a pomparmi lasciandomi senza fiato. Per qualche istante riuscii a guardare la scena riflessa nello specchio: mi sembrava di essere la protagonista di un porno, con un vecchio maiale che mi stava stuprando; ma la cosa mi piaceva! Rimasi a testa bassa ascoltando i rantoli del tizio che si stava divertendo a più non posso.
Luigi restò tutto il tempo seduto dietro, in silenzio, a guardare.
Alla fine il tizio mi venne nel culo godendo come un ossesso.
Tutto sudato si accasciò sul bordo del letto.
“Per me va bene…” affermò guardando Luigi. Poi mi sorrise.
“Scusa, non ci siamo presentati… io sono Mattia, piacere…”. Istintivamente si spostò in avanti come se volesse allungare la mano per stringermela. “Piacere mio” esclamai, senza quasi riuscire a girarmi per guardarlo.
La situazione era divertente per quanto surreale.
“Certo che hai un buco del culo enorme” rispose alzandosi in piedi e fissandomi. Prese i suoi vestiti e i due uscirono dalla camera lasciandomi a pecora; sentivo la sua sborra uscirmi dal culo e colarmi lungo le gambe; non sapevo cosa fare, così restai in quella posizione guardandomi attorno.

Luigi lo accompagnò al bagno e poi alla porta.
Tornato in camera mi chiese se poteva togliermi le barre. Poi mi disse “sei stata brava, poi ritornare anche sabato prossimo”. Mi stava offrendo la possibilità di farmi montare ancora. La cosa mi lusingò moltissimo.

Così, pensando che fosse finita, iniziai a rivestirmi, ma non feci in tempo ad infilarmi le mutandine che mi interruppe; mostrando la selva di dildi sul comodino mi chiese di suggerirgli quello che preferivo. Mentre Mattia mi stava scopando, ne avevo notato uno chiaro piuttosto lungo, con una ventosa. Glielo indicai; lui lo prese, poi si diresse verso in salotto; saltai rapidamente sui tacchi a spillo e lo seguii.
“Mi dispiace, ma non hai ancora finito…” mi disse precedendomi.
Appoggiò il dildo sul tavolino di cristallo.
“Per favore, scopatelo fino a sborrare.“ continuò.
In silenzio, salii a cavallo del fallo che, complice il lubrificante e la sborra, mi scivolò subito tutto dentro; lui si sedette sulla poltrona di fronte, ad un paio di metri da me.
“Scopatelo e cerca di sborrare senza toccarti” furono i suoi comandi. Obbedii. Iniziai a muovermi su e giù sul dildo alternando qualche colpo di sega. Guardavo come una scema il mio uccello che sballottava stretto nell’anello e alternavo gemiti a sorrisi. Mi piaceva stare a gambe larghe davanti a lui.
Continuai così fino a spruzzare sul tavolino; alcuni schizzi raggiunsero anche il pavimento.

Ero esausta. Mi alzai leggermente e quel grosso dildo si sfilò dal culo senza alcuna resistenza. Il mio ano ormai faticava a chiudersi.
Lui si alzò repentinamente e mi fece inginocchiare sul tavolino; poi mi allargò di nuovo le chiappe; pensavi che volesse vedere quanto era largo e, invece, senza preavviso, mi infilò il pugno nel culo. Sentii un dolore lancinante.
“Mi hai rotto il culo!” urlai.
“Mi ringrazierai…”.
発行者 patriziatrv
7年前
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