Eva
Ho raccontato alla mia schiava Lory, che per me è molto brava a narrare, la storia che ho avuto circa vent'anni fa con Eva, una storia particolarte e piuttosto intensa e forte che ha interessato un'amica. Lory ha ricevuto l'ordine di scriverla e oggi mi ha dato il risultato. Spero che l'amica sia rimasta contenta altrimenti è ovvio che Lory sarà adeguatamente punita.
Ecco quello che ha scritto la schiava:
"Su incarico del mio Master, dopo essermi fatta raccontare la sua storia con Eva, una delle sue prime esperienze BDSM, la scrivo nei dettagli, sotto forma della prima persona, cioè come se fossi il mio Master. E’ quindi un onore per me ma devo immedesimarmi più possibile in lui e non è facile per una schiava capire tutto e sempre ciò che pensa il suo Master.
Il mio Master prova più piacere se io sua schiava la narro perché è una forma di dominazione, perché mi considera una brava scrittrice anche se a volte un po’ prolissa, perché è un’altra occasione per essere esplicita nel parlare di sesso, perché una donna che parla in modo scurrile lo eccita, perché pensa che io stessa mi eccitai a farlo. Devo dire che non ha tutti i torti ma sono stata anche ammonita che se non riuscirò a essere sufficientemente dettagliata e volgare sarò punita, come sarò punita se il mio racconto lo lascia insoddisfatto.
Mi ha detto pure che sarà letto da una persona particolare e quindi sarò punita anche se la persona giudica negativamente quello che ho scritto.
Per stimolarmi mi ha vietato ogni forma di godimento finché non gli ho consegnato la stesura completa.
Schiava Lory
Ero al secondo anno di università e stavo con una ragazza, Giulia, che mi piaceva sia perché sufficientemente docile e sottomessa sia perché dotata di un notevole paio di tette pur essendo piuttosto magra e questo aspetto mi attirava molto. Nel giro di poco tempo ero riuscito a fare praticamente tutto con lei, mi ubbidiva fedelmente, non mi contrariava mai nemmeno nel sesso a parte il fatto che non si sentiva pronta a prenderlo nel culo, temendo soprattutto il dolore ma anche perché era spaventata dal fatto che poteva essere “sporco”. In compenso era diventata una brava pompinara, prendeva una buona parte del cazzo in bocca e se anche non riusciva a infilarlo in gola, mi aveva assecondato nell’ingoiare la sborra e perciò ormai lo faceva abitualmente senza più problemi.
Un giorno c’era una festa tra universitari e mi hanno invitato alcuni amici, uomini e donne anche più grandi. Come spesso avveniva in queste occasioni ho ordinato a Giulia di venire senza intimo, con una maglietta aderente e una minigonna. Sapevo che la imbarazzavo ma era una forma di dominazione, faceva una cosa per me che altrimenti non avrebbe fatto; inoltre avevo il gusto di esibirla agli altri, un po’ orgoglioso che lei si prestasse a essere un po’ troia nel vestirsi: immaginavo infatti che gli altri amici maschi mi invidiassero pensando appunto a quanto lei era così disponibile.
Giulia aveva portato anche qualche amica e io pure e uno di loro, che conoscevo da poco, mi aveva detto che avrebbe portato sua sorella Eva, che aveva parecchi anni in più, ma era appena stata lasciato dal ragazzo e aveva sofferto molto per questo e perciò la voleva distrarre.
Quando l’ho vista, l’ho subito notata: pur essendo molto carina aveva un viso piuttosto dimesso, mi ha dato l’idea di essere sottomessa di carattere e ciò mi ha immediatamente attratto. Ho visto che era vestita più elegante delle altre ragazze, aveva un vestito nero con calze nere, con le quali si distingueva e mi attirava anche se in effetti mostrava tutti i suoi anni, parecchi di più rispetto alla media degli altri; sembrava un pesce fuor d’acqua, non era certo nel suo ambiente e sembrava infatti a disagio.
Ad un certo punto un’amica di Giulia si è sentita male, penso che avesse bevuto troppo e lei l’ha accompagnata in bagno, io ho colto l’occasione e ho cominciato a fissarla. Lei se n’è accorta ma non riusciva a sostenere il mio sguardo, ma ogni tanto alzava la testa per guardarmi e poi la girava di nuovo, ma vedevo che era interessata. Abbastanza platealmente ho chiamato un amico che la conosceva per chiedere informazioni, sempre guardandola fisso e lei sempre più velocemente si voltava verso di me e poi di nuovo si girava.
Quando il mio amico si è allontanato le ho sorriso e le ho fatto un cenno di avvicinarsi con la mano: era una tattica studiata non essere io ad andare da lei, volevo metterla alla prova: se fosse venuta avevo conferma di quello che pensavo, se non fosse venuta sarei comunque andato io. L’ho vista titubante, lo sguardo non si distoglieva più da me e al mio terzo o quarto cenno di andare lei si è alzata ed è venuta vicino a me.
Era una piccola vittoria e presto quindi abbiano iniziato a parlare e ho capito che era molto interessata a me, sembrava quasi volesse scacciare il chiodo della precedente delusione, di cui mi ha parlato quasi subito: anche questo era forse la manifestazione della sua disponibilità.
Sapevo che presto sarebbe ritornata Giulia e allora le ho chiesto il numero di telefono che mi ha subito dato e poi ho azzardato dicendole che il vestito le stava perfettamente e che avevo intuito che le calze erano autoreggenti: mi chiedevo solo se indossava intimo. Le ho detto che pensavo di sì, un perizoma. Lei ha annuito e io le ho detto che ero rimasto un po’ deluso: speravo che non lo indossasse mi sarebbe piaciuto molto di più. Lei allora si è alzata si è allontanata verso la toilette e pochissimo tempo dopo è tornata con una mano chiusa a pugno: mi ha detto di aprire la destra e mi ha come dato la mano ma sentivo che c’era qualcosa. Ho intuito e velocemente ho messa in tasca il suo perizima. Lei ha sorriso e io pure. Mi ha detto “Chiamami appena puoi” e si è alzata.
Era giusto non rischiare e quindi non ho più detto nulla ma intanto ho chiesto informazioni all’amico di prima il quale mi ha confermato che dai racconti maschili lei aveva la fama di essere una facile e disponibile, insomma piuttosto troia, e che l’ultimo ragazzo l’aveva lasciata dopo aver fatto tutto il possibile e immaginabile con lei.
Io ero eccitatissimo e così quando Giulia è tornata, subito le ho detto che avevo voglia di scopare e quindi di andare fuori. Lei era titubante, si era goduta poco la festa tra l’amica prima, ma era abituata a non discutere sui miei desideri e quindi mi ha assecondato. Giunti in macchina ancora nel parcheggio le ho sollevato la maglietta per farle uscire le tette e alzato la gonna per toccarle la figa con la mano mentre le ho detto di succhiarmi il cazzo. Lei lo stava facendo bene, probabilmente pensava che se godevo saremmo tornati alla festa e perciò mi ha fatto sborrare presto bevendo tutto senza lasciare una goccia, anche perché poi mi sarei arrabbiato; io del resto immaginavo che fosse Eva a spompinarmi e perciò ero molto eccitato.
La voglia però era ancora forte: è bastato rientrare e rivederla che subito mi è ritornato duro come un sasso e a Giulia ho detto che quella sera volevo scopare: perciò dopo un po’ siamo usciti e siamo andati a casa dove dopo un 69 selvaggio in cui gli ho letteralmente scopato la bocca, l’ho presa a pecora con grande foga, con le sue tette che sbattevano e che mi facevano impazzire; anche a lei è piaciuto molto, si masturbava continuamente il clitoride e ha avuto due orgasmi mentre scopavamo: era molto soddisfatta anche se non sapeva che per tutto il tempo avevo immaginato di farlo con Eva.
Il giorno dopo, appena ho potuto, ho telefonato a Eva e subito ci siamo accordati per vedersi a casa sua. Era pomeriggio, ho detto che avevo una lezione invece sono corso a casa sua: appena arrivato ci siamo baciati e l’ho spogliata e in pochi minuti eravamo a letto. Aveva un bel corpo magro, più alta di Giulia e più scarsa di tette ma i capezzoli erano piuttosto appuntiti e mi piacevano molto.
Non aveva certo inibizioni: abbiamo scopato in tutte le posizioni, lei mi incitava a essere intraprendente in tutto, capiva che mi piaceva quando era volgare e lo era tantissimo. I suoi pompini erano stratosferici, lo prendeva bene anche in gola e assecondava ogni mia fantasia più perversa in questo, a volte anche proponendomela.
Una volta che abbiamo scopato con il preservativo se l’è portato in bocca e ha si è bevuta tutto il contenuto davanti a me, facendomelo ritornare duro subito. Un’altra volta mi ha fatto sborrare su un biscotto e ha mangiato tutto con gusto.
Nello stesso tempo era pazzamente innamorata, un vero colpo di fulmine, ma l’ostacolo principale era Giulia: io non avevo alcuna intenzione di lasciarla e volevo che questa con Eva restasse un’avventura, glielo dicevo apertamente ma lei invece voleva conquistarmi del tutto.
Quando finivamo con il sesso e restavamo nel letto voleva che parlassi di Giulia e capire com’era, ma soprattutto che cosa di lei ai miei occhi era un difetto. Ho capito subito che voleva superarla e infatti di sua iniziativa mi prendeva il cazzo in gola a volte appena arrivavo; non perdeva occasioni per dirmi che il suo culo era il mio e lo potevo prendere ogni volta che volevo. Era già piuttosto sfondata e quindi non era difficile incularla.
Il problema per me però era che mi piaceva anche Giulia e le sue tette mondiali, la sua disponibilità a dirmi sempre di sì e non volevo quindi lasciarla, tanto più che finalmente mi ha concesso il culo.
La conquista mi ha portato di nuovo verso Giulia e Eva se n’è accorta e allora ha spinto sempre di più verso la sottomissione dicendomi apertamente che voleva diventare la mia schiava, nel senso che avrebbe rinunciato ad ogni no e avrebbe sempre e solo acconsentito a qualsiasi mia richiesta. In più mi ha confessato che aveva tendenze maso e perciò le sarebbe piaciuto che io fossi stato un po’ sadico con lei.
La cosa mi incuriosiva molto, l’idea che fosse maso mi intrigava tantissimo; avevo avuto esperienze di umiliazione con una ragazza non solo consenziente ma anche vogliosa di farlo; notevole esibizionista aveva anche osato all’esterno, senza che ci fossero però persone nelle vicinanze, e la cosa mi era piaciuta molto, anche lei subiva il fascino della dominazione.
Qui si andava un po’ oltre, ma ciò che mi attirava era il fatto che lei stessa si proponesse e anzi mi stimolava. Mostrandomi soddisfatto le ho anche detto che volevo prendere qualche immagine di lei da vedere quando ero lontano: senza un attimo di riflessione ha detto subito di sì.
In passato avevo voluto riprese delle ragazze con cui ero stato: non tutte avevano acconsentito e se all’inizio era una richiesta il cui rifiuto non mi diceva molto, con il tempo invece era diventata una sorta di “must” e se la ragazza non cedeva, il rapporto si incrinava. Anche Giulia, aveva acconsentito ma non subito e quindi la pronta accettazione di Eva mi aveva inizialmente stupito; poi mi ha detto che anche il suo ex la riprendeva generalmente in posizioni oscene o facevano sesso e voleva che si masturbasse mentre riguardavano i filmati e lei si era abituata e la considerava una cosa normale.
Quando ci siamo visti la volta successiva aveva preparato una serie di mollette e le ha messe ai capezzoli, non grandi ma nemmeno piccoli; dopo un primo gemito di dolore si è messa a masturbarsi velocemente dicendomi ogni sorta di volgarità su sé stessa e nel frattempo incitandomi a fare lo stesso finché ha raggiunto un primo orgasmo. Subito è venuta su di me senza togliersi le mollette a succhiarmi il cazzo e prendendomelo tutto in gola.
Poi abbiamo scopato in varie posizioni senza che lei mai si togliesse le mollette. Ad un certo punto le ho chiesto se il male era ancora sopportabile e mi ricordo più o meno le sue parole “Per te questo non è niente, mi danno un godimento incredibile e non puoi capire quanto è bello il piacere misto al dolore e l’orgasmo che si raggiunge.. e tutto questo per te! Non me le toglierò finché tu sei qui con me!”. Ovviamente ho goduto come non mai e l’esperienza è stata davvero significativa.
Le mollette spesso erano sostituite da morsetti metallici che avevano il pregio di poter essere collegati da una catenella l’uno all’altro e ciò consentiva ulteriori giochi tra cui tirare la catenella e così pure di conseguenza i capezzoli: il dolore, non troppo forte a dir la verità, le procurava forti scariche anche di piacere.
Spesso indossava una mascherina che le copriva gli occhi come fosse bendata: diceva che al buio le sensazioni erano più intense e più piacevoli
Un’altra volta mi ha dato un collare da cagna con la catena e si è messa le mollette ai capezzoli: voleva essere trattata da cagna e così ho fatto, facendola passeggiare un po’ e alla fine mi ha come leccato un piede; ho preso un piatto fondo e l’ho messo davanti come fosse una ciotola e lei ha fatto il gesto di mangiare lì come proprio una cagna.
Le cose sono andate in crescendo finché una volta appena arrivato mi ha dato in mano un frustino con cui la dovevo colpire. Ogni colpo era un gemito ma anche un brivido di piacere e voleva che fossi abbastanza duro e se non lo ero si lamentava. Si toccava in continuazione, si masturbava a volte con una foga incredibile, mi esortava a continuare a colpirla sulle natiche e sulle tette e i suoi orgasmi erano esplosivi,
I suoi pompini impressionanti per come riusciva a far sparire il cazzo con disinvoltura, senza avere il minimo segno di riflesso o la minima bava. Quando le godevo in gola, non aveva il minimo segno di ritrarsi e beveva la sborra come fosse acqua. Era una bomba sexy davvero.
Abbiamo poi iniziato a farlo con lei legata: aveva un paio di manette che legava a due polsiere e desiderava essere così bloccata, me lo chiedeva, voleva essere a mia completa disposizione e che io fossi sicuro che potevo fare qualsiasi cose perché lei rinunciava a ogni libertà.
Una volta si è completamente rasata la figa. All’epoca era una cosa inconsueta, tutte le ragazze con cui ero stato, tenevano un po’ di pelo anche se non molto. Lei invece mi ha detto che voleva essere completamente aperta a me, e riteneva che anche un singolo pelo potesse nascondermi la sua intimità e la sua disponibilità: in pratica la sua figa doveva essere sempre e comunque mia e a mia disposizione compresi gli occhi, nessun segreto, nessuna intimità da nascondermi. Si è perciò stesa a gambe spalancate per mostrarmi che per me non c’era nessun ostacolo e nessun problema a usarla come volevo.
Il massimo è stato quando ho detto che avrei voluto provare con lei il fisting: non l’aveva mai fatto ma ha insistito per provare. Per quanto fosse larga però, oltre le mie quattro dita e le nocche non siamo mai andati: il pollice era troppo anche per lei. Ed era molto dispiaciuta per questo, si sentiva inadeguata e mi diceva che era triste perchè mi aveva deluso.
Io mi sentivo un po’ a rimorchio, era lei intraprendente e questo fatto da una parte mi portava a spostare il mio interesse non più su ragazze giovani ma verso donne esperte, che avevano meno remore, meno limiti e, più svezzate nel sesso, erano disponibili a cose più estreme che mi stavano intrigando sempre di più. L’esperienza BDSM mi era piaciuta molto e la dominazione, verso cui ero sempre stato attratto, acquistava nuove prospettive.
Tuttavia non mi piaceva che fosse lei a proporre: per me dovevo essere io a imporre, mi sentivo quasi uno scolaro, magari volonteroso, ma sempre scolaro; se volevo essere master, lo dovevo essere in tutti i sensi. Perciò con il tempo mi sono cominciato a sentire a disagio in quel tipo di relazione: mi era servita per scoprire nuovi lati della sessualità ma ormai eravamo giunti al capolinea. Del resto anche lei aveva sparato tutte le sue cartucce e capivo che aveva raggiunto i suoi limiti e la stessa passione iniziale era molto calata in entrambi, sembrava quasi che stesse diventando una routine, forse aveva ormai rinunciato a pensare a una storia esclusiva, forse le pesava la forte differenza di età.
Io peraltro stavo conoscendo nuove persone, andavo alla ricerca di nuove figure femminili. Inoltre Eva aveva cominciato a lavorare tutta la giornata e le possibilità di vederci erano ridotte al lumicino: la sera e nei weekend c’era Giulia e non potevo quindi più incontrarla. Anche Eva se n’era resa conto e probabilmente cercava anche lei una storia nuova e non ne ha fatto un dramma.
Qualche tempo dopo, oserei dire un paio di anni dopo ma non ricordo, ho ritrovato il suo numero di telefono e l’ho chiamata: dopo aver ricordato i vecchi tempi, con fare molto più deciso ed esperto le ho detto di rivedersi; mi ha risposto un po’ titubante perché stava con un uomo, ma io non solo ho tagliato corto imponendole l’incontro, ma anche che avrebbe dovuto avere le polsiere e il collare da cagna che avevamo già usato. Lei ha ceduto di schianto, ha preso un giorno di ferie all’insaputa del ragazzo e non ha più osato contraddirmi: quando ci siamo visti l’ho trovata leggermente ingrassata e si era messa un corpetto nero, naturalmente depilata in figa.
Ha ubbidito in tutte le mie richieste comprese le mollette ai capezzoli e farsi riprendere in varie posizioni; l’ho fatta masturbare fino a raggiungere l’orgasmo con le mollette ai capezzoli, abbiamo fatto sesso in tutti i modi, volevo fare tutto in quella che sarebbe stata l’unica e ultima occasione: gola, figa, culo e infine ancora gola, a pecora, sopra, dietro, davanti…
Era stata davvero una brava schiava in una giornata di sesso s**tenato al termine della quale tutti e due abbiamo goduto più volte. Ci siamo detti che era stato così bello anche perché sapevamo che non ci sarebbe stato futuro. E infatti non ci siamo più visti: lei si è sposata, ha cambiato casa e città e non so, a distanza di vent’anni, dove stia e cosa faccia.
Per la verità anche Giulia cominciava ad andarmi stretta, anche con lei sapevo che oltre non si sarebbe potuti andare, le sue belle tette, ormai consuete e strausate, cominciavano a non bastarmi più, cercavo donne più mature che vedessero il sesso meno legato a una relazione di amore stabile. Ma questa è un’altra storia."
I commenti sono graditi e dal numero e dal contenuto dipenderanno eventuali punizioni per la schiava.
Ecco quello che ha scritto la schiava:
"Su incarico del mio Master, dopo essermi fatta raccontare la sua storia con Eva, una delle sue prime esperienze BDSM, la scrivo nei dettagli, sotto forma della prima persona, cioè come se fossi il mio Master. E’ quindi un onore per me ma devo immedesimarmi più possibile in lui e non è facile per una schiava capire tutto e sempre ciò che pensa il suo Master.
Il mio Master prova più piacere se io sua schiava la narro perché è una forma di dominazione, perché mi considera una brava scrittrice anche se a volte un po’ prolissa, perché è un’altra occasione per essere esplicita nel parlare di sesso, perché una donna che parla in modo scurrile lo eccita, perché pensa che io stessa mi eccitai a farlo. Devo dire che non ha tutti i torti ma sono stata anche ammonita che se non riuscirò a essere sufficientemente dettagliata e volgare sarò punita, come sarò punita se il mio racconto lo lascia insoddisfatto.
Mi ha detto pure che sarà letto da una persona particolare e quindi sarò punita anche se la persona giudica negativamente quello che ho scritto.
Per stimolarmi mi ha vietato ogni forma di godimento finché non gli ho consegnato la stesura completa.
Schiava Lory
Ero al secondo anno di università e stavo con una ragazza, Giulia, che mi piaceva sia perché sufficientemente docile e sottomessa sia perché dotata di un notevole paio di tette pur essendo piuttosto magra e questo aspetto mi attirava molto. Nel giro di poco tempo ero riuscito a fare praticamente tutto con lei, mi ubbidiva fedelmente, non mi contrariava mai nemmeno nel sesso a parte il fatto che non si sentiva pronta a prenderlo nel culo, temendo soprattutto il dolore ma anche perché era spaventata dal fatto che poteva essere “sporco”. In compenso era diventata una brava pompinara, prendeva una buona parte del cazzo in bocca e se anche non riusciva a infilarlo in gola, mi aveva assecondato nell’ingoiare la sborra e perciò ormai lo faceva abitualmente senza più problemi.
Un giorno c’era una festa tra universitari e mi hanno invitato alcuni amici, uomini e donne anche più grandi. Come spesso avveniva in queste occasioni ho ordinato a Giulia di venire senza intimo, con una maglietta aderente e una minigonna. Sapevo che la imbarazzavo ma era una forma di dominazione, faceva una cosa per me che altrimenti non avrebbe fatto; inoltre avevo il gusto di esibirla agli altri, un po’ orgoglioso che lei si prestasse a essere un po’ troia nel vestirsi: immaginavo infatti che gli altri amici maschi mi invidiassero pensando appunto a quanto lei era così disponibile.
Giulia aveva portato anche qualche amica e io pure e uno di loro, che conoscevo da poco, mi aveva detto che avrebbe portato sua sorella Eva, che aveva parecchi anni in più, ma era appena stata lasciato dal ragazzo e aveva sofferto molto per questo e perciò la voleva distrarre.
Quando l’ho vista, l’ho subito notata: pur essendo molto carina aveva un viso piuttosto dimesso, mi ha dato l’idea di essere sottomessa di carattere e ciò mi ha immediatamente attratto. Ho visto che era vestita più elegante delle altre ragazze, aveva un vestito nero con calze nere, con le quali si distingueva e mi attirava anche se in effetti mostrava tutti i suoi anni, parecchi di più rispetto alla media degli altri; sembrava un pesce fuor d’acqua, non era certo nel suo ambiente e sembrava infatti a disagio.
Ad un certo punto un’amica di Giulia si è sentita male, penso che avesse bevuto troppo e lei l’ha accompagnata in bagno, io ho colto l’occasione e ho cominciato a fissarla. Lei se n’è accorta ma non riusciva a sostenere il mio sguardo, ma ogni tanto alzava la testa per guardarmi e poi la girava di nuovo, ma vedevo che era interessata. Abbastanza platealmente ho chiamato un amico che la conosceva per chiedere informazioni, sempre guardandola fisso e lei sempre più velocemente si voltava verso di me e poi di nuovo si girava.
Quando il mio amico si è allontanato le ho sorriso e le ho fatto un cenno di avvicinarsi con la mano: era una tattica studiata non essere io ad andare da lei, volevo metterla alla prova: se fosse venuta avevo conferma di quello che pensavo, se non fosse venuta sarei comunque andato io. L’ho vista titubante, lo sguardo non si distoglieva più da me e al mio terzo o quarto cenno di andare lei si è alzata ed è venuta vicino a me.
Era una piccola vittoria e presto quindi abbiano iniziato a parlare e ho capito che era molto interessata a me, sembrava quasi volesse scacciare il chiodo della precedente delusione, di cui mi ha parlato quasi subito: anche questo era forse la manifestazione della sua disponibilità.
Sapevo che presto sarebbe ritornata Giulia e allora le ho chiesto il numero di telefono che mi ha subito dato e poi ho azzardato dicendole che il vestito le stava perfettamente e che avevo intuito che le calze erano autoreggenti: mi chiedevo solo se indossava intimo. Le ho detto che pensavo di sì, un perizoma. Lei ha annuito e io le ho detto che ero rimasto un po’ deluso: speravo che non lo indossasse mi sarebbe piaciuto molto di più. Lei allora si è alzata si è allontanata verso la toilette e pochissimo tempo dopo è tornata con una mano chiusa a pugno: mi ha detto di aprire la destra e mi ha come dato la mano ma sentivo che c’era qualcosa. Ho intuito e velocemente ho messa in tasca il suo perizima. Lei ha sorriso e io pure. Mi ha detto “Chiamami appena puoi” e si è alzata.
Era giusto non rischiare e quindi non ho più detto nulla ma intanto ho chiesto informazioni all’amico di prima il quale mi ha confermato che dai racconti maschili lei aveva la fama di essere una facile e disponibile, insomma piuttosto troia, e che l’ultimo ragazzo l’aveva lasciata dopo aver fatto tutto il possibile e immaginabile con lei.
Io ero eccitatissimo e così quando Giulia è tornata, subito le ho detto che avevo voglia di scopare e quindi di andare fuori. Lei era titubante, si era goduta poco la festa tra l’amica prima, ma era abituata a non discutere sui miei desideri e quindi mi ha assecondato. Giunti in macchina ancora nel parcheggio le ho sollevato la maglietta per farle uscire le tette e alzato la gonna per toccarle la figa con la mano mentre le ho detto di succhiarmi il cazzo. Lei lo stava facendo bene, probabilmente pensava che se godevo saremmo tornati alla festa e perciò mi ha fatto sborrare presto bevendo tutto senza lasciare una goccia, anche perché poi mi sarei arrabbiato; io del resto immaginavo che fosse Eva a spompinarmi e perciò ero molto eccitato.
La voglia però era ancora forte: è bastato rientrare e rivederla che subito mi è ritornato duro come un sasso e a Giulia ho detto che quella sera volevo scopare: perciò dopo un po’ siamo usciti e siamo andati a casa dove dopo un 69 selvaggio in cui gli ho letteralmente scopato la bocca, l’ho presa a pecora con grande foga, con le sue tette che sbattevano e che mi facevano impazzire; anche a lei è piaciuto molto, si masturbava continuamente il clitoride e ha avuto due orgasmi mentre scopavamo: era molto soddisfatta anche se non sapeva che per tutto il tempo avevo immaginato di farlo con Eva.
Il giorno dopo, appena ho potuto, ho telefonato a Eva e subito ci siamo accordati per vedersi a casa sua. Era pomeriggio, ho detto che avevo una lezione invece sono corso a casa sua: appena arrivato ci siamo baciati e l’ho spogliata e in pochi minuti eravamo a letto. Aveva un bel corpo magro, più alta di Giulia e più scarsa di tette ma i capezzoli erano piuttosto appuntiti e mi piacevano molto.
Non aveva certo inibizioni: abbiamo scopato in tutte le posizioni, lei mi incitava a essere intraprendente in tutto, capiva che mi piaceva quando era volgare e lo era tantissimo. I suoi pompini erano stratosferici, lo prendeva bene anche in gola e assecondava ogni mia fantasia più perversa in questo, a volte anche proponendomela.
Una volta che abbiamo scopato con il preservativo se l’è portato in bocca e ha si è bevuta tutto il contenuto davanti a me, facendomelo ritornare duro subito. Un’altra volta mi ha fatto sborrare su un biscotto e ha mangiato tutto con gusto.
Nello stesso tempo era pazzamente innamorata, un vero colpo di fulmine, ma l’ostacolo principale era Giulia: io non avevo alcuna intenzione di lasciarla e volevo che questa con Eva restasse un’avventura, glielo dicevo apertamente ma lei invece voleva conquistarmi del tutto.
Quando finivamo con il sesso e restavamo nel letto voleva che parlassi di Giulia e capire com’era, ma soprattutto che cosa di lei ai miei occhi era un difetto. Ho capito subito che voleva superarla e infatti di sua iniziativa mi prendeva il cazzo in gola a volte appena arrivavo; non perdeva occasioni per dirmi che il suo culo era il mio e lo potevo prendere ogni volta che volevo. Era già piuttosto sfondata e quindi non era difficile incularla.
Il problema per me però era che mi piaceva anche Giulia e le sue tette mondiali, la sua disponibilità a dirmi sempre di sì e non volevo quindi lasciarla, tanto più che finalmente mi ha concesso il culo.
La conquista mi ha portato di nuovo verso Giulia e Eva se n’è accorta e allora ha spinto sempre di più verso la sottomissione dicendomi apertamente che voleva diventare la mia schiava, nel senso che avrebbe rinunciato ad ogni no e avrebbe sempre e solo acconsentito a qualsiasi mia richiesta. In più mi ha confessato che aveva tendenze maso e perciò le sarebbe piaciuto che io fossi stato un po’ sadico con lei.
La cosa mi incuriosiva molto, l’idea che fosse maso mi intrigava tantissimo; avevo avuto esperienze di umiliazione con una ragazza non solo consenziente ma anche vogliosa di farlo; notevole esibizionista aveva anche osato all’esterno, senza che ci fossero però persone nelle vicinanze, e la cosa mi era piaciuta molto, anche lei subiva il fascino della dominazione.
Qui si andava un po’ oltre, ma ciò che mi attirava era il fatto che lei stessa si proponesse e anzi mi stimolava. Mostrandomi soddisfatto le ho anche detto che volevo prendere qualche immagine di lei da vedere quando ero lontano: senza un attimo di riflessione ha detto subito di sì.
In passato avevo voluto riprese delle ragazze con cui ero stato: non tutte avevano acconsentito e se all’inizio era una richiesta il cui rifiuto non mi diceva molto, con il tempo invece era diventata una sorta di “must” e se la ragazza non cedeva, il rapporto si incrinava. Anche Giulia, aveva acconsentito ma non subito e quindi la pronta accettazione di Eva mi aveva inizialmente stupito; poi mi ha detto che anche il suo ex la riprendeva generalmente in posizioni oscene o facevano sesso e voleva che si masturbasse mentre riguardavano i filmati e lei si era abituata e la considerava una cosa normale.
Quando ci siamo visti la volta successiva aveva preparato una serie di mollette e le ha messe ai capezzoli, non grandi ma nemmeno piccoli; dopo un primo gemito di dolore si è messa a masturbarsi velocemente dicendomi ogni sorta di volgarità su sé stessa e nel frattempo incitandomi a fare lo stesso finché ha raggiunto un primo orgasmo. Subito è venuta su di me senza togliersi le mollette a succhiarmi il cazzo e prendendomelo tutto in gola.
Poi abbiamo scopato in varie posizioni senza che lei mai si togliesse le mollette. Ad un certo punto le ho chiesto se il male era ancora sopportabile e mi ricordo più o meno le sue parole “Per te questo non è niente, mi danno un godimento incredibile e non puoi capire quanto è bello il piacere misto al dolore e l’orgasmo che si raggiunge.. e tutto questo per te! Non me le toglierò finché tu sei qui con me!”. Ovviamente ho goduto come non mai e l’esperienza è stata davvero significativa.
Le mollette spesso erano sostituite da morsetti metallici che avevano il pregio di poter essere collegati da una catenella l’uno all’altro e ciò consentiva ulteriori giochi tra cui tirare la catenella e così pure di conseguenza i capezzoli: il dolore, non troppo forte a dir la verità, le procurava forti scariche anche di piacere.
Spesso indossava una mascherina che le copriva gli occhi come fosse bendata: diceva che al buio le sensazioni erano più intense e più piacevoli
Un’altra volta mi ha dato un collare da cagna con la catena e si è messa le mollette ai capezzoli: voleva essere trattata da cagna e così ho fatto, facendola passeggiare un po’ e alla fine mi ha come leccato un piede; ho preso un piatto fondo e l’ho messo davanti come fosse una ciotola e lei ha fatto il gesto di mangiare lì come proprio una cagna.
Le cose sono andate in crescendo finché una volta appena arrivato mi ha dato in mano un frustino con cui la dovevo colpire. Ogni colpo era un gemito ma anche un brivido di piacere e voleva che fossi abbastanza duro e se non lo ero si lamentava. Si toccava in continuazione, si masturbava a volte con una foga incredibile, mi esortava a continuare a colpirla sulle natiche e sulle tette e i suoi orgasmi erano esplosivi,
I suoi pompini impressionanti per come riusciva a far sparire il cazzo con disinvoltura, senza avere il minimo segno di riflesso o la minima bava. Quando le godevo in gola, non aveva il minimo segno di ritrarsi e beveva la sborra come fosse acqua. Era una bomba sexy davvero.
Abbiamo poi iniziato a farlo con lei legata: aveva un paio di manette che legava a due polsiere e desiderava essere così bloccata, me lo chiedeva, voleva essere a mia completa disposizione e che io fossi sicuro che potevo fare qualsiasi cose perché lei rinunciava a ogni libertà.
Una volta si è completamente rasata la figa. All’epoca era una cosa inconsueta, tutte le ragazze con cui ero stato, tenevano un po’ di pelo anche se non molto. Lei invece mi ha detto che voleva essere completamente aperta a me, e riteneva che anche un singolo pelo potesse nascondermi la sua intimità e la sua disponibilità: in pratica la sua figa doveva essere sempre e comunque mia e a mia disposizione compresi gli occhi, nessun segreto, nessuna intimità da nascondermi. Si è perciò stesa a gambe spalancate per mostrarmi che per me non c’era nessun ostacolo e nessun problema a usarla come volevo.
Il massimo è stato quando ho detto che avrei voluto provare con lei il fisting: non l’aveva mai fatto ma ha insistito per provare. Per quanto fosse larga però, oltre le mie quattro dita e le nocche non siamo mai andati: il pollice era troppo anche per lei. Ed era molto dispiaciuta per questo, si sentiva inadeguata e mi diceva che era triste perchè mi aveva deluso.
Io mi sentivo un po’ a rimorchio, era lei intraprendente e questo fatto da una parte mi portava a spostare il mio interesse non più su ragazze giovani ma verso donne esperte, che avevano meno remore, meno limiti e, più svezzate nel sesso, erano disponibili a cose più estreme che mi stavano intrigando sempre di più. L’esperienza BDSM mi era piaciuta molto e la dominazione, verso cui ero sempre stato attratto, acquistava nuove prospettive.
Tuttavia non mi piaceva che fosse lei a proporre: per me dovevo essere io a imporre, mi sentivo quasi uno scolaro, magari volonteroso, ma sempre scolaro; se volevo essere master, lo dovevo essere in tutti i sensi. Perciò con il tempo mi sono cominciato a sentire a disagio in quel tipo di relazione: mi era servita per scoprire nuovi lati della sessualità ma ormai eravamo giunti al capolinea. Del resto anche lei aveva sparato tutte le sue cartucce e capivo che aveva raggiunto i suoi limiti e la stessa passione iniziale era molto calata in entrambi, sembrava quasi che stesse diventando una routine, forse aveva ormai rinunciato a pensare a una storia esclusiva, forse le pesava la forte differenza di età.
Io peraltro stavo conoscendo nuove persone, andavo alla ricerca di nuove figure femminili. Inoltre Eva aveva cominciato a lavorare tutta la giornata e le possibilità di vederci erano ridotte al lumicino: la sera e nei weekend c’era Giulia e non potevo quindi più incontrarla. Anche Eva se n’era resa conto e probabilmente cercava anche lei una storia nuova e non ne ha fatto un dramma.
Qualche tempo dopo, oserei dire un paio di anni dopo ma non ricordo, ho ritrovato il suo numero di telefono e l’ho chiamata: dopo aver ricordato i vecchi tempi, con fare molto più deciso ed esperto le ho detto di rivedersi; mi ha risposto un po’ titubante perché stava con un uomo, ma io non solo ho tagliato corto imponendole l’incontro, ma anche che avrebbe dovuto avere le polsiere e il collare da cagna che avevamo già usato. Lei ha ceduto di schianto, ha preso un giorno di ferie all’insaputa del ragazzo e non ha più osato contraddirmi: quando ci siamo visti l’ho trovata leggermente ingrassata e si era messa un corpetto nero, naturalmente depilata in figa.
Ha ubbidito in tutte le mie richieste comprese le mollette ai capezzoli e farsi riprendere in varie posizioni; l’ho fatta masturbare fino a raggiungere l’orgasmo con le mollette ai capezzoli, abbiamo fatto sesso in tutti i modi, volevo fare tutto in quella che sarebbe stata l’unica e ultima occasione: gola, figa, culo e infine ancora gola, a pecora, sopra, dietro, davanti…
Era stata davvero una brava schiava in una giornata di sesso s**tenato al termine della quale tutti e due abbiamo goduto più volte. Ci siamo detti che era stato così bello anche perché sapevamo che non ci sarebbe stato futuro. E infatti non ci siamo più visti: lei si è sposata, ha cambiato casa e città e non so, a distanza di vent’anni, dove stia e cosa faccia.
Per la verità anche Giulia cominciava ad andarmi stretta, anche con lei sapevo che oltre non si sarebbe potuti andare, le sue belle tette, ormai consuete e strausate, cominciavano a non bastarmi più, cercavo donne più mature che vedessero il sesso meno legato a una relazione di amore stabile. Ma questa è un’altra storia."
I commenti sono graditi e dal numero e dal contenuto dipenderanno eventuali punizioni per la schiava.
7年前