IN VACANZA CON LA FIDANZATA

di Denis Quidam


Siamo a pranzo io e lei, sotto un pergolato di uve, ombra luminosa e fresca, la guardo e sento l’inesprimibile in me. Saprò mai trovare le parole per nominare la mia felicità? Solo che il cameriere, ragazzo bruno e piacente, guarda con insistenza Valerie, la mia ragazza. Abbevera i suoi occhi alla fontana della sua nudità. Valerie indossa un minuscolo e frusciante abito estivo che le lascia le spalle scoperte e le cosce in vista. La posizione fa il resto. Capisco che il cameriere cerchi di intrufolare lo sguardo nella scollatura, ma non può pretendere di vederle l’ombelico partendo dall’alto. E capisco pure che rischi lo strabismo perché non sa se guardare prima i seni o le cosce. Ma ora esagera, la ragazza che vorrebbe fottersi è in mia compagnia. Non può sporgersi in quel modo per versarle il vino. Oltretutto è *****ese, perché lo versa – tra tutti i clienti del locale – solo a lei. Dopo aver incrociato lo sguardo di Valerie e aver ammiccato in modo quasi osceno, si allontana. La mia ragazza ride divertita. La sua sicurezza la protegge da questi corteggiatori maldestri. Oppure no? Oppure lo sguardo osceno di un uomo che la desidera accende i suoi sensi? Ho timori fuori luogo, fingo di guardare il mare e seguo il movimento del suo sguardo. Si dirige verso il cameriere bello e sfrontato. Cosa pretendo? Ho il doppio della loro età; sono giovani, affascinanti, è naturale che si desiderino. Ma cosa fa quel porco? Si tocca l’uccello, come se fingesse di metterlo a posto. Ma la distanza delle dita dà l’idea di un membro enorme. Bastardo. Ora si riavvicina, chiede se desideriamo ancora qualcosa. Rivolgendosi a Valerie: “La signora vorrebbe prendere qualcosa?” Il tono è allusivo, soprattutto sottolinea il verbo prendere. Il tessuto leggero dei pantaloni, anziché nascondere l’erezione la esalta. E per timore che la mia donna non se ne accorga, si posiziona molto vicino a lei, versandole ancora da bere, senza che nessuno glielo abbia chiesto. Lui è in piedi, lei è seduta. Tra loro, a pochi centimetri dal viso della ragazza, quel membro enorme si protende gonfiando inequivocabilmente il tessuto. Probabilmente non indossa mutande, altrimenti come potrebbe tendere così la tela? Se lei voltasse il volto verso di lui se lo troverebbe a pochi centimetri dalle labbra. Cosa lo autorizza ad essere così sfrontato? Perché se ne fotte della mia presenza? Per chi mi ha preso, per il padre? Oppure pensa che il loro essere coetanei giustifichi a priori ogni possibile complicità. È come se le dicesse: “Cosa ci fai con questo vecchio? Guarda me, guarda cosa posso offrirti. Lui può darti un affare così grosso e così duro?” Per spezzare la tensione le prendo la mano, gliela accarezzo con inequivocabili modi da amante. Riaffermo dunque i miei diritti. Ma cosa può una mano contro un membro così grosso e in erezione? Ben poco. La mia ragazza tace. Mi sembra eccitata. Effettivamente una taglia del genere è sproporzionata e non può non accendere le fantasie più oscene. L’ardore del giovanotto sembra notevole. È bene che io ponga fine a questa situazione. Mi alzo e tenendo la sua mano, vado alla cassa per pagare, evitando di chiedere il conto al cameriere. È sicuro che non gli lascerò la mancia. Ci può scommettere. L’ha già avuta, d’altronde. Ci precede, poi, mentre ci allontaniamo, sentiamo il suo sguardo su Valerie, immaginiamo il suo commento, la sua mano che si massaggia il membro. Valerie, con naturalezza si volta e lo vede proprio in quel momento. Non si sta aggiustando il membro nei pantaloni, se lo sta massaggiando oscenamente, lo sta offrendo. Valerie distoglie lo sguardo e ridacchia nuovamente. Il cameriere si gode lo spettacolo del corpo slanciato, del culo e delle gambe abbronzate della mia donna. Mia, forse non ha capito bene, mia. L’isola è piccola, temo che i prossimi giorni saranno un tormento. D’altra parte so che i loro corpi si attraggono spontaneamente come calamite. Io e Valerie andiamo in camera e nudi facciamo l’amore. All’improvviso, lei mi sussurra se mi è piaciuto vederla corteggiata. Cosa risponderle? No, perché lei è mia, solo mia, e non voglio condividerla con nessuno. Oppure sì, perché la prorompente sessualità del giovanotto promette uno spettacolo eccitante, un amplesso selvaggio e il mio membro si indurisce alla sola idea di lei squartata da quel membro.
- Ti piacerebbe far l’amore con lui? – le chiedo
- No, far l’amore, no, farmi chiavare, sì.
- Troia!
- Come osi? - Valerie ride.
- Sei in vacanza con me e desideri gli altri?
- Hai visto che gran cazzo deve avere tra le gambe.
- Già, tu te ne intendi.
- Modestamente!
Lei mi guarda il membro e constata:
- Porco, ti stai eccitando, guarda come ti diventa duro. Ci pensi che quel ragazzo probabilmente ha un cazzo che è il doppio del tuo.
Una fitta al cuore e all’uccello, insieme.
- Ma, probabilmente – continua lei – non è solo grosso, è anche bello. Un uomo se non è sicuro di sé, del proprio membro, non si comporta così. Si ostenta ciò di cui si è fieri.
- Vuoi provarlo?
- Magari uno di questi giorni.
Poi ride ancora, mi bacia e torniamo a far l’amore. Solo che il tarlo ora mi rode, e con mio stupore, mi eccita. Immagino lei che gode, lei che urla di piacere e io, annichilito, vedo un maschio che la fotte, che la monta in modo a****lesco fino a riempirla di sborra. Tutta, così piena da farla gocciolare.
発行者 Denis1956
7年前
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