Justyne Mattara e i suoi rapporti professionali

Justyne Mattara era negata per la tecnologia, a mala pena sapeva accendere un computer. Eppure aveva quasi 270.000 follower su Instagram. Quella grande massa di persone che la seguivano era prevalentemente fatta di uomini, e il perché si poteva facilmente intuire. Quarantasette anni portati benissimo, un fisico da urlo da far invidia alle ventenni, un corpo sodo da far resuscitare i morti nella tomba. Gli stilisti ed i fotografi facevano a gara per averla, una modella così conosciuta attirava l’attenzione e aumentava gli introiti. Lei non aveva nessun problema a posare nuda, e questo aiutava moltissimo. Non foto volgari, si trattava sempre di moda. Ma quel dettaglio piccante, il vedo non vedo e a volte vedo comunque parecchio, l’avevano resa famosa nell’ambiente.
Mauro era un nerd, ventotto anni, laureato in ingegneria informatica col massimo dei voti. Aveva iniziato a lavorare in un’azienda che aiutava i VIP come Justyne a gestire profili social, siti web, blog, Facebook, Twitter, WhatsApp e chi più ne ha più ne metta. Se non eri in rete non esistevi. Grazie a lui avevi la sicurezza di comparire in cima alla lista dei motori di ricerca, e non era cosa di poco conto per una come la Mattara, che utilizzava l’iPhone X solo per telefonare, e naturalmente s**ttarsi i selfie allo specchio, con la mela ben in vista che faceva molto “in”.
Quella mattina di fine autunno, però, Justyne era incazzata come una iena con Mauro e decise di approfittare dell’assenza del marito Fabio che era al lavoro e dei bambini che erano a scuola, per chiamare quello stronzo.
«Mauro, che cazzo hai fatto?»
«Ehi, buongiorno, ci siamo alzati bene questa mattina!»
«Non mi prendere per il culo, come mai hai postato “quella” foto su Instagram stamattina?»
«Questi sono gli accordi presi col tuo manager, almeno una foto al giorno. E almeno una piccante ogni cinque post. Oggi ere il turno del pepe.»
«Per me il pepe sai dove te lo puoi ficcare? Se mio marito vede quella foto è separazione assicurata. Non hai letto i giornali negli ultimi mesi?»
«Intendi quelle riviste culturali... come si chiamano? Ah sì, riviste di gossip.»
«Non usare il tuo sarcasmo con me. Ho rilasciato diverse interviste a settembre, in cui dicevo che stavo attraversando una crisi con Fabio.» La causa era proprio una foto in cui era completamente nuda, sdraiata su un manto erboso all’aperto, in un giardino o chissà dove. Con la mano si copriva la fica, ma le dita facevano pressione in maniera sospetta, lasciando intravedere qualcosa. Il suo sguardo era sexy e pareva proprio che si toccasse per masturbarsi.
Il marito, di solito, sopportava quegli s**tti perché si trattava di lavoro. Avere sposato una modella aveva anche i suoi lati negativi e non poteva permettersi di essere geloso. Una sera, però, gli capitò di essere a cena con dei vecchi amici, una di quelle rimpatriate che si fanno una volta ogni dieci anni per rivedere persone di cui non ti importa un cazzo, come ad esempio i vecchi compagni di liceo. Fu messo alla berlina, tutti a sbeffeggiarlo perché non era possibile che il fotografo non se la fosse scopata. Anzi, le foto erano così intime e reali che probabilmente erano una testimonianza in tempo reale del tradimento. Fabio fece buon viso a cattivo gioco, ma quando ritornò a casa ci fu un litigio tremendo, minacciò la separazione e per qualche notte andò a dormire in albergo. Alla fine tutto fu risolto con una promessa di Justyne: non avrebbe più posato senza mutande. Naturalmente le cose andarono diversamente. Non poteva rifiutarsi di spogliarsi, perché il motivo del suo successo era proprio quello. Nessuno l’avrebbe più chiamata se avesse messo dei paletti. E poi, stare nuda sul set le dava una grande sensazione di libertà e di potere. Non poteva fare a meno di essere al centro dell’attenzione di uomini e donne che la guardavano con ammirazione e libidine. Era la sua ***** e non ne poteva fare a meno. Ma suo marito doveva restare all’oscuro, quindi mai più foto su Instagram senza mutande, almeno fino a quella mattina quando Mauro aveva fatto una cazzata.
«Ok, ok. La tolgo, basta che ti calmi», disse il nerd rassegnato. Peccato, perché quella foto era proprio bella. Justyne era in piedi dentro una vasca da bagno. Indossava un maglioncino bianco (quello da pubblicizzare) e sotto niente, completamente come mamma l’aveva fatta. Si vedeva da dietro tutto il suo stupendo culo sodo, un po’ più bianco rispetto all’abbronzatura tutt’intorno. Mauro si era eccitato, aveva dovuto tirare fuori il cazzo e farsi una sega, sognando di essere lì, alle sue spalle a piantare l’uccello nella fica. Non lo confessò a Justyne, neanche per scherzo, non era proprio il momento. Volle comunque approfondire la questione. «Porca puttana, allora te lo sei fatto davvero quel fotografo, come si chiama? Davide, sì, proprio lui.» Un tipo prestante, atletico, belloccio e anche un gran mandrillo, a sentir quel che si diceva in giro.
«Mauro, non dire cazzate. Io sono una donna sposata di quarantasette anni con due figli. Amo mio marito e non lo lascerei mai. Abbiamo un progetto di vita insieme.»
Per lei, le scopate che si faceva con i fotografi erano parte di normali e cordiali rapporti professionali. Dopo una giornata di duro lavoro senza veli sul set, non faceva più caso alla nudità, la considerava quasi un vestito di scena. Percepiva l’eccitazione del fotografo quando iniziava a s**ttare foto più ravvicinate e chiedeva sguardi sempre più sexy senza motivo alcuno. Lei allora prendeva in mano la situazione e allungava la mano sul pacco, mentre lui continuava a s**ttare, facendo finta che tutto ciò fosse nella sceneggiatura. E anche quando Justyne tirava fuori l’uccello e lo succhiava sotto gli occhi degli assistenti di scena e dei truccatori, si lasciava credere che fossero delle pose sexy per creare un effetto vedo non vedo. La goduria personale veniva lasciata fuori. Alla fine, però, la sborrata arrivava e Justyne ingoiava, per non dare troppo nell’occhio.
Spesso era sufficiente un pompino, ma qualche volta ci scappava pure la chiavata, come con Davide. Qualche pezzo di merda, poi, aveva messo la pulce nell’orecchio a suo marito.
Era stata proprio una gran scopata con i fiocchi, in una sessione all’esterno. Si trovavano su un prato in un parco vicino a Milano. Verso le cinque del pomeriggio stavano per terminare, quando Davide chiese a Justyne di allargare le gambe un po’ di più e fingere di masturbarsi.
«Ti va bene così?»
«Sei fantastica!» disse il fotografo mentre eseguiva gli ultimi s**tti con la sua Canon. Justyne, supina, si copriva la passera con la mano, simulando una masturbazione. Adesso era il momento di stuzzicarlo, capiva che si era arrapato e stava chiedendo cose un po’ troppo spinte. Tolse la mano mettendo in mostra la fica depilata, e il lieve cespuglietto sopra il clitoride. Lo guardò sorridente ed ammiccante.
Davide colse il messaggio chiaro e forte. Sì guardò intorno: il suo assistente, Giacomo, e la truccatrice, Cristina, si erano allontanati di qualche decina di metri, per iniziare a riporre gli attrezzi. Forse non li avrebbero notati. Guardò ancora la fica di Justyne e sentì il cazzo che tirava nelle mutande. Si abbassò un po' i pantaloni, giusto quanto bastava per tirarlo fuori. Si mise sopra di lei e pigiò per penetrarla. Quando fu tutto dentro fino alle palle stantuffò per sborrare il più velocemente possibile, aveva paura di essere visto.
«Aspetta, voglio venire prima io», disse Justyne. Sapeva bene come erano fatti gli uomini e che avrebbe detto addio al suo orgasmo se avesse permesso che si svuotasse subito. «Leccami la fica.»
«Come facciamo? Ci vedranno!»
«Non ti preoccupare, sarò veloce. Sono due ore che sono bagnata.»
Davide estrasse contro voglia l’uccello, lo rimise nei pantaloni e scese giù fino ad incontrare il clitoride con la lingua. Justyne aveva detto la verità, c’era tanta broda là sotto, di un sapore acido e pungente. Il fotografo fece roteare la lingua come un ossesso finché non la sentì gemere in silenzio, tutta contratta negli spasmi dell’orgasmo. Quando si fu finalmente rilassata, Davide alzò la testa e si girò lentamente, per vedere che cosa facessero gli altri collaboratori. Non si stupì più di tanto vedendo Giacomo con il cazzo in mano, proprio accanto a loro. Non gli dava fastidio, ma non era sicuro della reazione di Justyne, avrebbe potuto giudicarlo troppo giovane, essendo soltanto sui venti anni. Non disse niente, il che fu interpretato come un consenso. Naturalmente Davide non volle perdere la precedenza acquisita, si menò un po’ il cazzo per farlo tornare bello duro e la infilzò nuovamente.
«Ah, prendilo tutto! Lo senti come ti scopo?» Appoggiava le mani sul terreno e col bacino dava delle potenti spinte nella posizione del missionario. Lei era completamente nuda, aveva allargato le cosce più che poteva e aveva pure agguantato il cazzo di Giacomo per segarlo senza pietà.
«Due cazzi tutti per me! Chi l’avrebbe mai detto? Oggi sono la vostra troia.»
«Oh, ah, sto per venire, che faccio? Lo tiro fuori?»
«No, porco, sborra dentro, prendo la pillola.»
«Sei una maiala. Oh, eccomi, sborro!» Il fotografo si agitava come un cane attaccato ai pantaloni e lasciò fuoriuscire tutto il seme che aveva accumulato nelle palle. Tornato in sé, si alzò rivestendosi rapidamente e fece spazio a Giacomo.
«Adesso è il tuo turno, fammi vedere quanto sei maschio», lo sfidò Justyne. «Ti eccita scopare una donna dell’età di tua madre?»
«Da morire, anche se la mia mamma è brutta da fare schifo. Tu sei bona come poche», disse Giacomo mentre si apprestava a piantare dentro l’uccello. Vista da vicino, notò che la pelle era più cedevole rispetto alle sue coetanee e alcune rughe sul collo denotavano la vera età. Si eccitò ancora di più e, superato il disgusto che gli provocava la vista della sborra di Davide che sgrondava fuori dalla passera, affondò il randello pure lui.
«Oh, che goduria!» Ancora non ci poteva credere che una delle donne più desiderate dagli italiani si stesse concedendo per la gioia della sua fava.
«Oggi è il tuo giorno fortunato, scopami. Non so se ti ricapiterà.» Giacomo lo sapeva benissimo, e si voleva gustare l’attimo, lentamente. Ma Davide lo riportò alla realtà.
«Dai, muoviti a scoparla. Che se ci vedono ci denunciano tutti per atti osceni.»
«Sì, sì.» Il cazzo adesso stantuffava a un ritmo più elevato dopo il rimprovero del capo fotografo e scivolava bene dentro la vagina già riempita di sborra. Justyne lo guardava negli occhi e aveva ripreso ad emettere gemiti lussuriosi.
«Mmm, sí, così, dammelo tutto.»
«Oh sì, che fica che hai. Godo.» Giacomo senza chiedere niente, si sentì anche lui autorizzato a svuotarsi dentro. «Ah, ah, vengo, Dio come godo!» In estasi, non riusciva più a muovere il cazzo. Lo lasciò fermo, tutto infilato dentro, mentre le ultime contrazioni facevano uscire dai coglioni alcune gocce di sperma residue. Raggiunta la pace dei sensi, si ricompose e si alzò, guardandosi un po’ intorno. Davide faceva cenno di riprendere il lavoro. Bisognava mettere a posto tutta l’attrezzatura. Justyne si era infilata un accappatoio e si stava asciugando i rivoli di liquido seminale che colavano giù sulle cosce. Il pomeriggio terminò così, con la routine quotidiana delle cose da fare. Giacomo, però, ripensava ancora a ciò che era appena successo. Se qualcuno avesse postato il video su xhamster.com avrebbe potuto targgarlo con double creampie, una pratica sessuale per niente comune. Ed era molto orgoglioso della sua prova.
Adesso Justyne era ancora al telefono con Mauro e stava trovando scuse. Non avrebbe mai ammesso la sua abitudine di scopare allegramente in giro, abbandonandosi anche alle orge più lascive.
«Sono sicuro che tu ami tuo marito e non lo tradiresti mai», commentò Mauro, che ormai voleva chiudere quella fastidiosa telefonata, «ma dovresti spiegargli che si tratta di lavoro, siamo tutti seri professionisti e dovrebbe rispettarci.»
«Grazie Mauro, sapevo che avresti capito.»
«Ciao, fa’ la brava.»
発行者 PippoScazzi
7年前
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