Dietro le quinte del set porno. Lo Stallone Nero.
Per poter allargare la mia clientela di e*****-transex, forse sarebbe il momento di aprire un sito internet personale. Finora mi sono appoggiata a siti di incontri e***** sui quali ho messo annunci e foto, ma credo che un bel sito creato ad hoc, con un bel servizio fotografico professionale, sarebbe tutta un'altra cosa. Il fatto è che, non conoscendo nessuno cui rivolgermi per un cosa del genere, finisco sempre per rimandare.
Vengo un giorno a sapere da una mia “collega” (donna biologica e specializzata in dominazione) che presto aprirà un sito del genere. Ha già fatto il servizio fotografico e sta solo aspettando che lo stesso fotografo, che si occuperà anche della creazione grafica e della pubblicazione in rete, si faccia vivo per mostrarle il prodotto finito prima di pubblicarlo. E’ l’occasione che aspettavo. Le chiedo gentilmente di dar lui i miei contatti in modo di poter acquisire maggiori informazioni in merito.
La settimana successiva, il tizio mi chiama e prendiamo accordi: verrà personalmente da me per presentare qualche suo lavoro e per parlare degli aspetti economici ed organizzativi.
Come promesso, è venuto. Sta mostrandomi, da più di un’ora, tutta una serie di siti da lui creati per altre e*****. Hanno differenti impostazioni grafiche e funzionali, ma sono tutti ugualmente curati e di qualità. Le foto sono molto belle e l’idea di averne finalmente anche io di simili, solletica la mia vanità. Ora però dobbiamo trattare l’aspetto economico… e qui, almeno per me, iniziano i problemi. Il prezzo di tutta l’operazione è ben più alto di quello che mi aspettavo; più o meno il doppio dell’idea che mi ero fatta e di quello che ero disposta a spenderci. Chiedo se c’è possibilità di avere uno sconto ma noto che quasi si offende, mi si mette a fare discorsi sulla qualità artistica del suo prodotto, sulla professionalità, sul fatto che sul mercato non c’è di meglio e bla e bla e bla… Manco si trattasse della reincarnazione del defunto David Hamilton… eccheccazzo!
Gli comunico che per me sarebbe un impegno gravoso e che dovrò pensarci su. Nel caso mi farò sentire io. Ovvio che non la prende benissimo, a giudicare dalla sua espressione. Nel corso dei nostri precedenti contatti telefonici, però, aveva ribadito più volte come non ci sarebbe stato impegno alcuno da parte mia, per cui ora non può certo lamentarsi del tempo perso. Raccatta le sue cose e se ne va, lasciandomi il biglietto da visita. Lo butto direttamente nella spazzatura, tanto non credo ci si vedrà mai di nuovo, noi due.
Invece… mai dire mai. E un paio di settimane dopo…
“Pronto, Monique?”
“Sono io, vuoi l’indirizzo?”
“No, ascolta… sono Leone, il fotografo… sono stato da te qualche tempo fa per quel sito… ti ricordi?
“Ah… si, certo scusa… non avevo riconosciuto la voce… dimmi.”
Ma che vuole adesso da me questo? Eppure glielo avevo detto chiaramente che mi sarei fatta sentire io, nel caso! Che palle… io le persone insistenti proprio non le sopporto… uffff!!!
“Senti… mi chiedevo… se sei ancora interessata potremmo trovare il modo di metterci d’accordo…”
Toh! Vuoi vedere che il tipo vuole farsi pagare in natura? Mica sarebbe male come idea… sentiamo…
“E in che modo, esattamente?”
“Guarda sto passando lì vicino, se non hai impegni passo da te e ti spiego a voce, ok?”
“Va bene… ti aspetto, allora.”
Ma guarda guarda… non me lo aspettavo proprio. Si vede che non è insensibile al fascino del proibito, dopotutto… Beh, poteva farmelo sapere prima, che ci saremmo avvantaggiati la scorsa volta stessa!
Indosso al volo qualcosa di sexy e mi ritocco il trucco. Ci tengo ad essere seducente, visto che ne avrò dei vantaggi. Voglio proprio fargli scoppiare il cazzo nei pantaloni, a questo qui… hehee
Lo accolgo con fare languido e sorridente, invitandolo a mettersi comodo. Lui notando il mio abbigliamento succinto mi fa:
“Ho interrotto qualcosa? Se hai clienti, adesso, magari passo un’altra volta così parliamo con comodo…” Sembra sinceramente sorpreso.
“Ma no… aspettavo solo te, tranquillo…” e giù un sorriso che vorrebbe essere lascivamente invitante.
“No, perché… scusa ma vedendo come sei… vestita, avevo pensato che stessi lavorando…”
Embè? E non è lavoro, per me, questo? Come si aspettava che lo ricevessi… in abito lungo?? Insomma… é venuto per scopare, questo, o cosa!?
Comincio ad avere dei dubbi. Aspettiamo che continui il discorso…
“Ok, no problem allora. Ti spiego quale sarebbe la mia idea…In breve la situazione è questa: oltre ai siti e alle fotografie, mi occupo anche di realizzare filmini erotici… porno, ok. Produzioni a costo contenuto ma con l’impiego di veri attori, regolarmente retribuiti. In questa settimana sarebbero previsti tre giorni di riprese…”
“Ma guarda che io non ho la minima intenzione di apparire in nessun film porno che venga distribuito in canali ufficiali, o meno…”
Ho risposto abbastanza bruscamente, forse anche per via della mia vanità ferita dal fatto che non sia qui per scopare, dopotutto.
“No, no… non ti stavo proponendo di apparire nel film, lasciami spiegare… Saprai cos’è un fluffer, vero?”
“Ehm… non esattamente, cosa sarebbe?”
“Su di un set porno, il fluffer è la persona che si occupa di tenere… pronti gli attori maschi prima di una scena. Le riprese di una singola scena spesso possono durare ore, essere interrotte più e più volte… ed ogni volta il maschio deve essere pronto mentre magari, nel frattempo, gli si è smosciato… ed è qui che entra in azione il fluffer. Ora considera che ogni attore, indipendentemente da quello che si sta girando, ha le proprie preferenze sessuali… c’è chi preferisce le donne, chi i maschietti, chi le trans, come te, appunto. In questo particolare caso…”
“Mi stai dicendo che per tre giorni dovrei far rizzare il cazzo a comando a dei pornoattori prima delle riprese di una scena??”
“Non a dei pornoattori, ma ad uno in particolare, il protagonista, la star… insomma lo stallone della situazione che, come ti stavo dicendo prima che mi interrompessi, in questo particolare caso ha preferenze per il terzo sesso…”
“E con tutte le transex che conoscerai nel tuo lavoro… avresti pensato proprio a me, scusa??”
“Si, proprio a te. Intanto perché sei molto simile al tipo che piace a lui: lineamenti regolari e fisico femminile senza ricorso apparente a chirurgia estetica o a tonnellate di silicone, tettine naturali e, almeno a giudicare dalle foto che ho visto di te, culetto a mandolino perfetto. Inoltre hai un’altra caratteristica essenziale: mani e piedi perfetti. Ti sembrerà strano ma un bel paio di piedi lo fa arrapare più di centomila fighe… Pensa che una volta gli avevamo rimediato una transex che sembrava uscita da una rivista di top-models e ce la ha fatta cambiare perché non gli andavano a genio i suoi piedi…”
“Ok, ne sono lusingatissima, ma… a me che cosa ne verrebbe?”
“Questo è il secondo motivo per cui avrei pensato a te… A te serve il sito, a me una transex con determinate caratteristiche… tu avresti lo sconto che mi avevi chiesto e io risparmierei un po’ di soldi per il fluffer.”
Aaah! Ecco! Ora la cosa comincia a tornami…
“E di quanto sarebbe questo sconto …se posso chiedere?”
“Beh… diciamo che potrei farti le foto gratis… ti rimarrebbe da pagare la pubblicazione in rete, e lo sviluppo grafico del sito…”
“Eh no! Tre giorni di lavoro perso per me, valgono più delle foto… devi metterci anche lo sviluppo grafico, almeno.”
“Ma così finisce che ci rimetto!”
“Ma non te ne occupi tu direttamente, scusa? Al massimo ci perderesti un po’ del tuo tempo… non è che spenderesti soldi…”
Fa finta di pensarci un po’, soffrendo come un affamato cui stessero letteralmente togliendo il pane di bocca, prima di lanciarmi la sua ultima proposta:
“Ok, va bene... ma solo se le foto le facciamo direttamente sul set durante le pause di ripresa, così almeno non perdo un’altra mezza giornata a venire qui per s**ttartele.”
Perfetto! A me sta pure meglio! Questo mio appartamentino non sarebbe comunque un granché come ambientazione. Dovrò solo portarmi dietro un po’ di cambi di lingerie sexy. Stavolta sono io a far finta di dover valutare condizioni che mi pesino, prima di accettare.
Mi lascia l’indirizzo di una villa poco fuori Roma, affittata per i tre giorni di riprese. Rimaniamo d’accordo per le 10.00 di dopodomani mattina. Ammetto che, inoltre, un po’ curiosa di vedere come si gira un vero film porno, lo sono.
***
La mattina in questione, sentendomi una specie di pornostar, inutilmente preoccupata di possibili ritardi per via del traffico, finisce che sono a destinazione un’ora prima del dovuto.
Ma porca puttana (che poi sarei io, in fondo)… e adesso che faccio per un’intera ora in questo paesetto sperduto del cavolo!? Potrei bussare in anticipo?…no! Farei la figura della principiante. Potrei accostare la macchina in qualche angoletto di campagna tranquillo? …mm… nemmeno! Sembrerei una puttana (che è sempre quello che sono, d’altronde) in attesa di clienti. Potrei andarmene a fare colazione nel bar che ho visto all’angolo della piazzetta del paese che ho attraversato prima? …ma per carità! Figurati in un posto come questo che effetto potrei fare. Sarebbe davvero troppo imbarazzante.
Alla fine opto per un giretto in auto nel circondario, ascoltando musica.
Ho parcheggiato fuori dalla villa e sto percorrendo il vialetto di accesso all’ingresso principale, trascinandomi dietro il piccolo trolley che ho riempito dei miei migliori capi di biancheria sexy. Do’ un’occhiata attorno: villetta di media grandezza, giardino contornato da alte siepi che ne garantiscono la privacy, con piscina. Niente male, anche se non proprio di lusso.
Leone il fotografo mi fa fare un giro anche all’interno. Complessivamente sono predisposte tre ambientazioni diverse, due interne (soggiorno e camera da letto) e una esterna (bordo piscina). Luci e pannelli riflettenti sono già posizionati, così come alcune videocamere fisse. Lo staff tecnico mi sembra ridotto al minimo: oltre all’amico fotografo un paio di assistenti in tutto.
“Ti faccio vedere la stanza che abbiamo adibito a spogliatoio per il cast… da questa parte, prego…”
Beh… il termine cast mi sembra un po’ pretenzioso… nella stanza-spogliatoio ci sono in tutto tre persone, due donne e un uomo. C’è una ragazza più giovane (bassina, acconciatura punk color fuxia, nel complesso ben fatta ma con un paio di tette siliconate troppo grandi per il suo fisico minuto), una milf di mezza età (alta e dal fisico robusto, capelli lunghi sul mogano, tette enormi che direi naturali, abbronzata come Carlo Conti dopo un mese alle Maldive) e un uomo sui sessanta (fisico ancora tonico, capelli cortissimi e pizzetto grigi). Tutto qui.
E sarebbe lui il famoso stallone?? …naaa, è impossibile, secondo me.
Sono tutti in costume da bagno, bikini più che ridotto per le due donne, pantaloncini per l’uomo. Vengo presentata come l’assistente di Adamo (che a questo punto immagino sia lo stallone, che però, al momento, brilla per la sua assenza). Mi salutano senza eccessivo calore e continuano a prepararsi, non facendo più molto caso a me.
“Il tuo… assistito è in ritardo, come al solito. E’ passato a prenderlo Maria Luisa, la nostra truccatrice, ma lo ha trovato che ancora dormiva… speriamo si sbrighino che il noleggio della villa costa!” mi comunica Leone mentre, in cucina, sorseggiamo un orribile caffè versato da un termos. Mi spiega, con evidente compiacimento, la trama del suo capolavoro, sempre che di trama sia lecito parlare per un film del genere. Lo ascolto fingendomi interessata. Approfitto di una pausa per interrompere quel diluvio di autocelebrative scempiaggini.
“Io che devo fare? C’è bisogno che mi cambi anch’io?”
“No, no… per il momento direi che vai bene così… vedo che hai messo un bel paio di scarpe aperte… Bravissima!” dice mentre mi squadra assumendo un’aria da grande esperto di look “…al limite, se serve, poi ti togli qualcosa.”
Di cose da togliere non è che ne abbia moltissime… oltre al toppino elastico che mi lascia scoperta la pancia, indosso solo una mini aderente di pelle rossa e gli slip, oltre al già apprezzato paio di mules con tanto di zeppa e tacco 14 (ho dovuto cambiare quelle che avevo prima, più basse e comode, al momento di scendere dall’auto perché non so guidare con scarpe troppo alte). Meglio, comunque, mi sentirei a disagio ad andarmene in giro nuda, ora come ora.
Sono quasi le 11 quando si presentano. La truccatrice, una ragazzetta simpatica che sembra essere un tipo piuttosto sveglio e dinamico, e LA SUPERSTAR… un comunissimo ragazzo nero alto e magro, dai lunghi capelli rasta e dall’aria assonnata. Mi sarei aspettata di meglio, sinceramente.
“Ma porca miseria Adamo! Lo sapevi che oggi si girava, no!? Guarda che non sei pagato per fare come ti pare, qui!” Lo assale Leone.
“Lo so, lo so… scusa ma è che non mi ha suonato la sveglia del cellulare… scusa.” Risponde Adamo con una voce di un paio di ottave più bassa di quella del compianto Barry White.
“Maddai… vatti a cambiare piuttosto! E fai in fretta, cazzo, che c’è una bella luce e dobbiamo girare le scene esterne prima che arrivi l’ombra del fabbricato sulla piscina…”
*****ato dalla truccatrice, Adamo si eclissa ritenendo più saggio non aggiungere altro.
“Ma tu vedi con chi mi tocca lavorare!? Se non fosse che ormai è troppo tardi per cambiare, lo so io quanti calci in culo gli darei io a quello lì…”
Lo lascio a sbollire da solo e mi unisco agli altri, a bordo piscina.
Il canovaccio, trito e ritrito, può essere condensato in poche parole: nella villa vivono padre, madre e una figlia, poi c’è questo nero africano, un emigrante, che viene accolto in casa in quanto fidanzato della ragazza. Inizialmente c’è una sorta di silenzioso rifiuto dai parte dei genitori di lei (cosa che comunque non la frena dal farsi sbattere dallo stallone nero ad ogni angolo della casa e praticamente sotto agli occhi dei genitori bacchettoni). La madre di lei li becca in più di un’occasione, viene presa dalle caldane alla vista del cazzone nero di lui e fa di tutto per farselo a sua volta. Il padre, un autentico rincoglionito, non si accorge di nulla fino alla scena finale nella quale stallone, madre in calore e figlia troietta finalmente decidono di fare una cosa a tre, mentre lo stagionato genitore decide di punto in bianco di essere sempre stato cuckold convinto, masturbandosi in segreto a quella vista, nascosto dietro una porta socchiusa. Bah…
Se ho capito bene le scene girate non saranno temporalmente sequenziali (il montaggio penserà poi a ricostruire il filo dell’azione) e i dialoghi non saranno in presa diretta (è previsto il doppiaggio). Verranno quindi girate prima le varie scene di sesso vero e proprio, poi si penserà al resto.
Sui lettini a bordo vasca le due donne sono già in posa, sdraiate a prendere il sole. La truccatrice ne irrora gli oliatissimi corpi con un nebulizzatore per simulare una sudorazione non si sa bene se dovuta alla elevata temperatura o al bisogno di cazzo nero che le divora. Il cosiddetto padre se ne sta seduto su una seggiola, leggendo un giornale e fumandosi un sigaro.
Accolto dal sarcastico applauso generale di tutto lo sparuto staff, fa il suo arrivo Adamo, la Star. Indossa un costumino ridottissimo, un port-cross d’altri tempi, sotto al quale non si può non notare l’ingombrante presenza di un vero e proprio pitone a riposo. La muscolatura, non ipertrofica ma tonica e definita, guizza sotto la pelle nera come la notte. Deglutisco, impressionata.
Beh… qualche dote doveva pure averla, no?
In men che non si dica viene “oliato e nebulizzato” anche lui, mentre si accendono le videocamere e vengono date le ultime direttive.
Si comincia a girare.
E’ in piedi accanto alla piscina, dalla parte opposta rispetto ai lettini, mani sui fianchi, gambe divaricate ben piantate in terra, l’espressione tra il sorridente e il misterioso di quello che la sa lunga ed è sicuro di sé dipinta in volto. Un’espressione da perfetto imbecille, in buona sostanza.
L’operatore, diretto dal Maestro, fa una lunga carrellata del suo corpo, soffermandosi su un primo piano del pacco. Lo Stallone Nero se lo accarezza languidamente con la mano. Nel frattempo, con un’altra camera, stanno realizzando dei primi piani di madre e figlia. Entrambe, alzando gli occhiali da sole, lanciano lunghe occhiate concupiscenti all’indirizzo dell’adone nero. La figlia si passa la lingua sulle labbra strizzandosi i capezzoli attraverso il costume, la madre, respirando affannosamente, si preme una mano in mezzo alle gambe con fare osceno. Il padre, in tutto questo, continua a leggere il giornale. Pausa.
A questo punto il copione prevedrebbe che lo Stallone si tuffi, dal punto in cui è, nella piscina e che la figlia troietta faccia altrettanto dalla parte opposta, per poi incontrarlo a metà strada. Qui però cominciano i primi problemi: Adamo si rifiuta categoricamente di tuffarsi nella parte profonda perché non sa nuotare e ha paura di non toccare, la figlia deve ripetere più volte il tuffo perché non è un granché a suo agio nemmeno lei con le piscine e al momento dell’impatto con l’acqua tira sempre su la testa e piega le gambe dando tremende panciate, decisamente poco fotogeniche.
Si decide di tagliare la scena e si passa direttamente a quella successiva. I due, in piedi al centro della piscina, iniziano a slinguarsi con foga, le mani di lui sulle tette di lei, quelle di lei nel costume di lui. Viene anche ripresa la madre mentre, scostati leggermente gli slippini del costume, si spara un mezzo ditalino con due dita in figa. Il padre continua a leggere, ignaro delle porcate che accadono attorno a lui. Pausa.
Terza scena. La troietta appoggiata in estasi al bordo della piscina, direttamente sotto gli occhi della madre, volge le spalle al suo bello che si struscia dietro di lei, baciandole il collo. Si dovrebbe intuire come, sott’acqua, coperti dal bordo della vasca, i due stiano copulando cercando di non darlo a vedere. Lei deve tenere gli occhi chiusi e la testa girata di lato, lui, nel mentre che scopa la figlia, deve lanciare sguardi lascivi alla madre con la bocca socchiusa dal desiderio (scena ripetuta svariate volte per la manifesta incapacità della star nel non assumere un’espressione che non appaia totalmente ebete). Altro primo piano della mamma che si sgrilletta osservando la scena.
Tutto ciò, data l’assenza di riprese subacquee, senza la necessità di vero e proprio hardcore, la penetrazione infatti è soltanto simulata e l’illusione è raggiunta attraverso l’inquadratura del culo nero di lui attraverso l’acqua, mentre finge di pistonarla,. Ultimo sottile tocco l’immagine dei due slippini che galleggiano assieme accanto a loro. Pausa pranzo, tutti fuori dall’acqua e di nuovo pronti tra un’ora per la scena della cena.
Consumiamo degli orribili panini in cucina per non sporcare. Ne approfitto per fare amicizia con la truccatrice che, come avevo intuito, è piuttosto simpatica.
Per la scena della cena (dovrebbe essere notte per cui sono state abbassate le tapparelle e accese le luci di scena), i quattro si trovano attorno al tavolo, improbabilmente vestiti come per un ricevimento al Plaza: abito lungo per le signore, smoking per i signori. I due piccioncini sono fianco a fianco, gli austeri genitori dall’altra parte del tavolo, la madre proprio di fronte al fidanzato della figlia. A parte i dialoghi, che vanno comunque recitati per poterne doppiare i movimenti labiali, su cui stenderò un pietoso velo, la scena prevede alcune inquadrature in dettaglio durante le quali il cazzo dello stallone, fuori dalla patta slacciata, viene stimolato, alternatamente, dalla mano della fidanzata e dal piede proteso della futura suocera, mentre cena e conversazione proseguono.
L’enorme membro nero dovrebbe irrigidirsi al punto di permettere alla cappella di arrivare a premere contro il bordo della tavola (cosa questa che il Maestro ritiene essenziale ai fini dell'espressività della scena), ma per quanto impegno ci mettano le due, non si riesce ad ottenere altro che lo stato barzotto, in luogo della mostruosa erezione prevista. Si deve sospendere la ripresa: è ora che entri in azione io.
Ci siamo appartati in un angolo della stanza e ho iniziato a segarlo un po’, gli altri ne approfittano per sgranchirsi le gambe fingendo di disinteressarsi a quanto sto facendo, ma mi accorgo dei veloci sguardi indirizzati di tanto in tanto nella nostra direzione. Intanto lui ne approfitta per cercare di conoscerci meglio, parlandomi sottovoce:
“Sei di Roma, bella?”
“Si, sono di Roma,” faccio io, muovendo con delicatezza la mano attorno al pitone.
“Che ne diresti di uscire assieme qualche volta?”
Ok, ci sta provando, ma lo fa in modo simpatico, soprattutto tenuto conto della singolare situazione in cui ci troviamo. Tra l’altro ha un sorriso bellissimo, veramente disarmante.
“Ma certo… concentrati però, ora…” Premo l’interno della coscia destra contre le sue grosse palle pendenti mentre continuo a lavorargli l’asta con la mano. La cosa sembra fare effetto perché sento la bestia crescere sotto le mie dita.
“Sai… ora non mi viene durissimo perché stanotte ho bevuto troppo… tu non dirlo a nessuno però, mi raccomando…”
“Tranquillo… tu però non ti distrarre…”
Sto valutando la possibilità di chinarmi a prenderglielo in bocca, per raggiungere un più veloce risultato, ma mi vergogno a farlo davanti a tutti. D’improvviso sento la sua mano infilarmisi sotto la gonna e scostarmi gli slip, mi palpa il culo, gioca col mio buchino e mi afferra le palle da sotto passandosele tra le dita, delicatamente però, senza farmi male.
Occcavolo qui finisce che mi ecciterò io invece di lui! Ma… aspè…
Ero talmente concentrata su ciò che mi stava facendo che manco mi ero accorta che il suo cazzo adesso è dritto come una spada e punta verso il cielo. Smetto immediatamente di segarlo, rispedendolo al tavolo. L’ultima cosa che vorrei adesso è farlo sborrare. Sarebbe un vero disastro per il proseguimento delle riprese.
Nella soddisfazione generale si riesce a completare la scena al tavolo senza ulteriori intoppi.
Dopo la pausa si dovrebbe girare una scena durante la quale, con la felice famigliola riunita davanti alla tele, padre e figlia si addormentino, lasciando ad Adamo l’occasione di raggiungere in cucina la suocera infoiata, per la classica scopata con lei contro il lavello. E’ previsto l’intero repertorio di queste situazioni, lavoro di bocca reciproco, scopata in figa e poi in culo, facial finale. Non posso evitare di chiedermi quanto mi ci vorrà a farglielo tornare in tiro dopo che avrà sborrato, prima che sia di nuovo in grado di girare ancora scene di sesso.
Videocamere fisse e luci sono state spostate in cucina, la mamma maiala è già davanti al lavello in vestaglietta sexy e grembiulino (con trucco e capelli perfetti, però) arriva Adamo, in camicia bianca aperta e pantaloni corti. Ho appena finito di lavorarlo di bocca in bagno, per cui risulta ben individuabile la sua imponente erezione.
La truccatrice, Maria Luisa, ammiccando in direzione di quello spettacolo, mi sussurra all’orecchio: “Oh… complimenti…” e poi si mette la mano davanti alla bocca per mascherare una silenziosa risata. Arrossisco imbarazzata, ma in fondo ne rimango lusingata.
La scena inizia con lui che le si avvicina da dietro mentre lei risciacqua un piatto, preme sul suo corpo passandole le mani sotto le braccia, a strizzarle le grosse tette mentre la bacia sul collo. Lei butta indietro la testa in segno di incontenibile passione mormorando cose del tipo “Non dovremmo… lei è di là, potrebbe sentirci”, ma lui è implacabile, si slaccia la cintura e lascia cadere in terra i pantaloncini. Sotto è nudo e il cazzone si piazza proprio in mezzo alle cosce di lei, che torce il collo rispondendo ai suoi baci, intanto lui con le mani, le solleva la vestaglietta e… sorpresa! Anche lei è senza mutande! La fa chinare in avanti e inizia ad infilarlo in figa. Primo piano della penetrazione. Pausa.
L’azione riprende poi con lei che si inginocchia davanti a lui, le tettone che escono dalla vestaglia, glielo afferra con entrambe le mani e si lancia in un appassionato pompino. E’ talmente grosso che riesce ad infilarne in bocca solo la cappella (ne so qualcosa io…), ma ci sa fare, lo bacia tutto, lo lecca, ne insaliva ogni centimetro quadrato e intanto gli passa le mani sull’addome scolpito, il tutto viene documentato dalle videocamere per un tempo molto lungo. Vengono anche ripresi alcuni primi piani del viso di Adamo, testa piegata all’indietro, occhi chiusi e bocca aperta, che immagino andranno successivamente inseriti nel montaggio. Segue una lunga sequenza di lei col culo sul piano di lavoro, gambe sulle spalle di lui (adesso senza camicia) e di lui che la scopa allegramente col cazzo nero e lucido che entra e esce senza sosta dalla sua figa rasata. Gemiti ed espressioni di incontenibile lussuria si sprecano. Pausa.
Ora dovrebbe venire la sequenza di lui che fa il culo a lei piegata a 90° sul tavolo della cucina. Problemino: nonostante le tonnellate di gel impiegato, per quanti sforzi facciano, non riesce proprio a penetrarla. Culetto troppo stretto o pisello troppo grosso? Probabilmente entrambe le cose. Si decide di evitare la ripresa dell’introduzione vera e propria e di saltare direttamente a filmare una volta che il cazzo sia già dentro. Ciò dovrebbe dar modo di infilarlo con tutta la calma e la lubrificazione del mondo.
Dico dovrebbe, perché le cose non vanno come dovrebbero. Lei sente dolore e, agitata com’è, non riesce a rilassare lo sfintere, lui prova a spingere di più e lei si lamenta. Pretende che venga tagliato tutto l’anal. Leone, che sta perdendo la pazienza, le ricorda come, nel contratto, l’anal sia contemplato e che così facendo perderebbe ogni diritto ad essere pagata. Si decide di effettuare un’ulteriore prova.
La truccatrice tuttofare, infilato un paio di guanti in lattice, le ha introdotto due dita nel culo e ora, divaricandole lentamente, sta cercando di dilatarla, con infinita pazienza, per farla abituare. Io applico altro gel ad Adamo, la cui erezione stava esaurendosi, cercando di farglielo tornare duro con le mani mentre lui si trastulla con il mio didietro. Il resto della troupe aspetta con aria annoiata. Una scena piuttosto surreale, a pensarci bene.
Sono io stessa alla fine, coadiuvata da Maria Luisa, ad accompagnare quel sommergibile nero in porto. Ok, meta! Ora si può girare.
Le riprese dell’anal durano giusto il minimo sindacale, poi si passa alla scena del facial, nella quale lui si masturba beatamente, schizzando infine mezzo litro di sborra sulla faccia di lei che, assunta di nuovo la posizione ginocchioni, incassa simulando piacere estremo.
La pausa è d’obbligo a questo punto, per dare tempo allo stallone di riprendersi. La troupe si sposta nuovamente in soggiorno per girare alcuni dialoghi padre-figlia.
L’intenzione sarebbe quella di girare almeno un’altra scena di sesso, una volta che Adamo sia di nuovo pronto ma, vista l’ora, gli operatori cominciano a manifestare una certa fretta nel voler concludere la giornata e riprendere magari domani. Maria Luisa comunica che si sta sforando l’orario previsto e che lei ha un impegno. Il resto della troupe ne approfitta per dichiarare chiusi i giochi, per oggi. Leone è costretto a far buon viso a cattivo gioco.
Adamo è in cerca di un passaggio, dato che Maria Luisa è schizzata via come un fulmine, senza aspettarlo. Gli altri sono ancora impegnati a mettere in ordine, per cui, dopo essermi informata di dove abiti e di aver constatato che per me rimarrebbe di strada, mi offro di riaccompagnarlo io con la macchina.
E’ simpaticissimo, Adamo. Molto gentile, anche. Ci prova con me per tutto il viaggio di ritorno e non nascondo che la cosa mi lusinga e mi eccita. L’averlo a lungo “coadiuvato” e l’averlo visto in azione sul set mi ha smosso gli ormoni, lo ammetto. Riuscire a fare sesso con lui senza terzi incomodi sarebbe davvero la cosa che mi andrebbe di fare adesso, ma poi non ne lascerei molto per le performances di domani. Mi dico che non dovrei proprio.
Me lo sono detto, ok, ma siccome in situazioni come queste non mi presto il minimo ascolto, quando, una volta sotto casa sua, mi invita a salire per uno spuntino assieme (sostiene di essere un grande cuoco) accetto senza farmelo ripetere due volte. E siccome odio dovermi alzare presto, quando, una volta cenato, mi propone di passare la notte a casa sua per essere già di strada domattina guadagnando un’oretta buona di sonno, ne approfitto per mettermi subito a letto.
Ehmm, si… in sua compagnia, ovviamente. Non è mica colpa mia se ha un solo letto in casa!
Scopiamo come ricci per tutta la notte. Assaggio il pitone nero in tutte le salse, in tutti i buchi e in tutte le posizioni del Kamasutra. Non ne ho mai abbastanza. Anche lui sembra non averne mai abbastanza perché, contrariamente ad oggi, non gli va mai giù di pressione. Ogni volta che schizza (e sono diverse), massimo venti minuti ed è di nuovo vivo, sveglio e palpitante. Non avevo mai provato una pornostar prima… ne vale decisamente la pena, fidatevi.
Io stessa sono venuta due volte (cosa del tutto desueta, da quando assumo ormoni femminili). Entrambe le volte mi sono arresa nella sua bocca, dato che non si fa nessun problema a succhiarlo e a bere tutto.
Alle prime luci del giorno comincio a preoccuparmi:
“E adesso come facciamo col film?”
“Nessun problema, prendo un Cialis e vedrai che reggo per tutto il giorno… al massimo ci metterò un po’ di più per venire.”
Il Cialis non l’ho mai provato, ma tutti dicono che ti fa effetto per 48 ore filate… bah… speriamo bene, altrimenti, se mai dovesse venir fuori che sono stata io a spompare Adamo, penso che potrò pure dire addio al servizio fotografico gratuito.
In realtà la seconda giornata di riprese fila via liscia. Assisto alla realizzazione di svariate scene di sesso in cui Adamo dà il meglio di sé: si scopa “madre e figlia” per un paio di volte ciascuna, eiaculando tre volte senza particolari problemi di erezione, tant’è che devo intervenire solo prima della quarta scena, facendoglielo alzare di bocca (sotto gli occhi di tutti, non ho più vergogna). Unico problema è che del mio servizio fotografico non se ne è ancora fatto niente.
Alla sera ce ne andiamo in pizzeria, evitando ulteriori sforzi. Abbiamo entrambi bisogno di riposo, dopo 36 ore senza praticamente chiudere occhio. Lo saluto con un bacio e con la promessa di passarlo a prendere domattina alle 8,30. L’unica scena di sesso che rimane da girare è quella della scopatona finale Adamo-mamma-figlia. Dopodichè, giusto il tempo di realizzare il mio servizio fotografico e poi via. Almeno per me. Lui si tratterrà per girare altre scene, ma niente di hard.
Ovviamente abbiamo già appuntamento per le 21 a casa sua. Liberi da impegni cinematografici, avremo modo di darci dentro SUL SERIO, stavolta.
Terzo giorno di riprese.
La scena prevede dapprima una normale scopata a due tra i fidanzatini (oddio… normale se considerate normale un turbinio di pompini, cunnilingui, cazzi in figa e cazzi in culo in tutte le posizioni possibili immaginabili), poi una lunga sequenza di masturbazione femminile con protagonista la dolce mammina che scruta la performance della figlia dalla porta socchiusa, e che infine, una volta beccata sul fatto, viene invitata ad unirsi ai due piccioncini (con tanto di scene lesbo i****tuose incluse), mentre lo stallone nero si alterna salomonicamente a soddisfare un po’ l’una, un po’ l’altra. Questa ultima parte sotto gli occhi del padre che, finalmente cosciente di ciò che accade sotto al proprio tetto, presa coscienza del suo ruolo di marito di moglie puttana e padre di figlia troia, si abbandona ad una sega liberatoria. Termina poi leccando i piedi a moglie e figlia e baciando il cazzo al padrone nero, sancendo la propria definitiva sottomissione. Grande trama, non c’è che dire…
Fila tutto abbastanza liscio, tranne i soliti problemi di “misure” durante le scene di sodomizzazione. Il mio intervento è richiesto di tanto in tanto, giusto durante le pause che ne conseguono.
Leone, terminate le scene di sesso, prima di mettere mano a quelle “normali”, trova il tempo di s**ttarmi due serie di foto, una sul letto (ancora caldo e stazzonato di sperma) e una in giardino. Mi comunica che le elaborerà nei prossimi giorni, prima di sottoporle alla mia approvazione.
Saluto tutti e me ne torno a casa mia, per preparami alla notte di fuoco che mi aspetta, in compagnia del mio Stallone Nero preferito…
Vengo un giorno a sapere da una mia “collega” (donna biologica e specializzata in dominazione) che presto aprirà un sito del genere. Ha già fatto il servizio fotografico e sta solo aspettando che lo stesso fotografo, che si occuperà anche della creazione grafica e della pubblicazione in rete, si faccia vivo per mostrarle il prodotto finito prima di pubblicarlo. E’ l’occasione che aspettavo. Le chiedo gentilmente di dar lui i miei contatti in modo di poter acquisire maggiori informazioni in merito.
La settimana successiva, il tizio mi chiama e prendiamo accordi: verrà personalmente da me per presentare qualche suo lavoro e per parlare degli aspetti economici ed organizzativi.
Come promesso, è venuto. Sta mostrandomi, da più di un’ora, tutta una serie di siti da lui creati per altre e*****. Hanno differenti impostazioni grafiche e funzionali, ma sono tutti ugualmente curati e di qualità. Le foto sono molto belle e l’idea di averne finalmente anche io di simili, solletica la mia vanità. Ora però dobbiamo trattare l’aspetto economico… e qui, almeno per me, iniziano i problemi. Il prezzo di tutta l’operazione è ben più alto di quello che mi aspettavo; più o meno il doppio dell’idea che mi ero fatta e di quello che ero disposta a spenderci. Chiedo se c’è possibilità di avere uno sconto ma noto che quasi si offende, mi si mette a fare discorsi sulla qualità artistica del suo prodotto, sulla professionalità, sul fatto che sul mercato non c’è di meglio e bla e bla e bla… Manco si trattasse della reincarnazione del defunto David Hamilton… eccheccazzo!
Gli comunico che per me sarebbe un impegno gravoso e che dovrò pensarci su. Nel caso mi farò sentire io. Ovvio che non la prende benissimo, a giudicare dalla sua espressione. Nel corso dei nostri precedenti contatti telefonici, però, aveva ribadito più volte come non ci sarebbe stato impegno alcuno da parte mia, per cui ora non può certo lamentarsi del tempo perso. Raccatta le sue cose e se ne va, lasciandomi il biglietto da visita. Lo butto direttamente nella spazzatura, tanto non credo ci si vedrà mai di nuovo, noi due.
Invece… mai dire mai. E un paio di settimane dopo…
“Pronto, Monique?”
“Sono io, vuoi l’indirizzo?”
“No, ascolta… sono Leone, il fotografo… sono stato da te qualche tempo fa per quel sito… ti ricordi?
“Ah… si, certo scusa… non avevo riconosciuto la voce… dimmi.”
Ma che vuole adesso da me questo? Eppure glielo avevo detto chiaramente che mi sarei fatta sentire io, nel caso! Che palle… io le persone insistenti proprio non le sopporto… uffff!!!
“Senti… mi chiedevo… se sei ancora interessata potremmo trovare il modo di metterci d’accordo…”
Toh! Vuoi vedere che il tipo vuole farsi pagare in natura? Mica sarebbe male come idea… sentiamo…
“E in che modo, esattamente?”
“Guarda sto passando lì vicino, se non hai impegni passo da te e ti spiego a voce, ok?”
“Va bene… ti aspetto, allora.”
Ma guarda guarda… non me lo aspettavo proprio. Si vede che non è insensibile al fascino del proibito, dopotutto… Beh, poteva farmelo sapere prima, che ci saremmo avvantaggiati la scorsa volta stessa!
Indosso al volo qualcosa di sexy e mi ritocco il trucco. Ci tengo ad essere seducente, visto che ne avrò dei vantaggi. Voglio proprio fargli scoppiare il cazzo nei pantaloni, a questo qui… hehee
Lo accolgo con fare languido e sorridente, invitandolo a mettersi comodo. Lui notando il mio abbigliamento succinto mi fa:
“Ho interrotto qualcosa? Se hai clienti, adesso, magari passo un’altra volta così parliamo con comodo…” Sembra sinceramente sorpreso.
“Ma no… aspettavo solo te, tranquillo…” e giù un sorriso che vorrebbe essere lascivamente invitante.
“No, perché… scusa ma vedendo come sei… vestita, avevo pensato che stessi lavorando…”
Embè? E non è lavoro, per me, questo? Come si aspettava che lo ricevessi… in abito lungo?? Insomma… é venuto per scopare, questo, o cosa!?
Comincio ad avere dei dubbi. Aspettiamo che continui il discorso…
“Ok, no problem allora. Ti spiego quale sarebbe la mia idea…In breve la situazione è questa: oltre ai siti e alle fotografie, mi occupo anche di realizzare filmini erotici… porno, ok. Produzioni a costo contenuto ma con l’impiego di veri attori, regolarmente retribuiti. In questa settimana sarebbero previsti tre giorni di riprese…”
“Ma guarda che io non ho la minima intenzione di apparire in nessun film porno che venga distribuito in canali ufficiali, o meno…”
Ho risposto abbastanza bruscamente, forse anche per via della mia vanità ferita dal fatto che non sia qui per scopare, dopotutto.
“No, no… non ti stavo proponendo di apparire nel film, lasciami spiegare… Saprai cos’è un fluffer, vero?”
“Ehm… non esattamente, cosa sarebbe?”
“Su di un set porno, il fluffer è la persona che si occupa di tenere… pronti gli attori maschi prima di una scena. Le riprese di una singola scena spesso possono durare ore, essere interrotte più e più volte… ed ogni volta il maschio deve essere pronto mentre magari, nel frattempo, gli si è smosciato… ed è qui che entra in azione il fluffer. Ora considera che ogni attore, indipendentemente da quello che si sta girando, ha le proprie preferenze sessuali… c’è chi preferisce le donne, chi i maschietti, chi le trans, come te, appunto. In questo particolare caso…”
“Mi stai dicendo che per tre giorni dovrei far rizzare il cazzo a comando a dei pornoattori prima delle riprese di una scena??”
“Non a dei pornoattori, ma ad uno in particolare, il protagonista, la star… insomma lo stallone della situazione che, come ti stavo dicendo prima che mi interrompessi, in questo particolare caso ha preferenze per il terzo sesso…”
“E con tutte le transex che conoscerai nel tuo lavoro… avresti pensato proprio a me, scusa??”
“Si, proprio a te. Intanto perché sei molto simile al tipo che piace a lui: lineamenti regolari e fisico femminile senza ricorso apparente a chirurgia estetica o a tonnellate di silicone, tettine naturali e, almeno a giudicare dalle foto che ho visto di te, culetto a mandolino perfetto. Inoltre hai un’altra caratteristica essenziale: mani e piedi perfetti. Ti sembrerà strano ma un bel paio di piedi lo fa arrapare più di centomila fighe… Pensa che una volta gli avevamo rimediato una transex che sembrava uscita da una rivista di top-models e ce la ha fatta cambiare perché non gli andavano a genio i suoi piedi…”
“Ok, ne sono lusingatissima, ma… a me che cosa ne verrebbe?”
“Questo è il secondo motivo per cui avrei pensato a te… A te serve il sito, a me una transex con determinate caratteristiche… tu avresti lo sconto che mi avevi chiesto e io risparmierei un po’ di soldi per il fluffer.”
Aaah! Ecco! Ora la cosa comincia a tornami…
“E di quanto sarebbe questo sconto …se posso chiedere?”
“Beh… diciamo che potrei farti le foto gratis… ti rimarrebbe da pagare la pubblicazione in rete, e lo sviluppo grafico del sito…”
“Eh no! Tre giorni di lavoro perso per me, valgono più delle foto… devi metterci anche lo sviluppo grafico, almeno.”
“Ma così finisce che ci rimetto!”
“Ma non te ne occupi tu direttamente, scusa? Al massimo ci perderesti un po’ del tuo tempo… non è che spenderesti soldi…”
Fa finta di pensarci un po’, soffrendo come un affamato cui stessero letteralmente togliendo il pane di bocca, prima di lanciarmi la sua ultima proposta:
“Ok, va bene... ma solo se le foto le facciamo direttamente sul set durante le pause di ripresa, così almeno non perdo un’altra mezza giornata a venire qui per s**ttartele.”
Perfetto! A me sta pure meglio! Questo mio appartamentino non sarebbe comunque un granché come ambientazione. Dovrò solo portarmi dietro un po’ di cambi di lingerie sexy. Stavolta sono io a far finta di dover valutare condizioni che mi pesino, prima di accettare.
Mi lascia l’indirizzo di una villa poco fuori Roma, affittata per i tre giorni di riprese. Rimaniamo d’accordo per le 10.00 di dopodomani mattina. Ammetto che, inoltre, un po’ curiosa di vedere come si gira un vero film porno, lo sono.
***
La mattina in questione, sentendomi una specie di pornostar, inutilmente preoccupata di possibili ritardi per via del traffico, finisce che sono a destinazione un’ora prima del dovuto.
Ma porca puttana (che poi sarei io, in fondo)… e adesso che faccio per un’intera ora in questo paesetto sperduto del cavolo!? Potrei bussare in anticipo?…no! Farei la figura della principiante. Potrei accostare la macchina in qualche angoletto di campagna tranquillo? …mm… nemmeno! Sembrerei una puttana (che è sempre quello che sono, d’altronde) in attesa di clienti. Potrei andarmene a fare colazione nel bar che ho visto all’angolo della piazzetta del paese che ho attraversato prima? …ma per carità! Figurati in un posto come questo che effetto potrei fare. Sarebbe davvero troppo imbarazzante.
Alla fine opto per un giretto in auto nel circondario, ascoltando musica.
Ho parcheggiato fuori dalla villa e sto percorrendo il vialetto di accesso all’ingresso principale, trascinandomi dietro il piccolo trolley che ho riempito dei miei migliori capi di biancheria sexy. Do’ un’occhiata attorno: villetta di media grandezza, giardino contornato da alte siepi che ne garantiscono la privacy, con piscina. Niente male, anche se non proprio di lusso.
Leone il fotografo mi fa fare un giro anche all’interno. Complessivamente sono predisposte tre ambientazioni diverse, due interne (soggiorno e camera da letto) e una esterna (bordo piscina). Luci e pannelli riflettenti sono già posizionati, così come alcune videocamere fisse. Lo staff tecnico mi sembra ridotto al minimo: oltre all’amico fotografo un paio di assistenti in tutto.
“Ti faccio vedere la stanza che abbiamo adibito a spogliatoio per il cast… da questa parte, prego…”
Beh… il termine cast mi sembra un po’ pretenzioso… nella stanza-spogliatoio ci sono in tutto tre persone, due donne e un uomo. C’è una ragazza più giovane (bassina, acconciatura punk color fuxia, nel complesso ben fatta ma con un paio di tette siliconate troppo grandi per il suo fisico minuto), una milf di mezza età (alta e dal fisico robusto, capelli lunghi sul mogano, tette enormi che direi naturali, abbronzata come Carlo Conti dopo un mese alle Maldive) e un uomo sui sessanta (fisico ancora tonico, capelli cortissimi e pizzetto grigi). Tutto qui.
E sarebbe lui il famoso stallone?? …naaa, è impossibile, secondo me.
Sono tutti in costume da bagno, bikini più che ridotto per le due donne, pantaloncini per l’uomo. Vengo presentata come l’assistente di Adamo (che a questo punto immagino sia lo stallone, che però, al momento, brilla per la sua assenza). Mi salutano senza eccessivo calore e continuano a prepararsi, non facendo più molto caso a me.
“Il tuo… assistito è in ritardo, come al solito. E’ passato a prenderlo Maria Luisa, la nostra truccatrice, ma lo ha trovato che ancora dormiva… speriamo si sbrighino che il noleggio della villa costa!” mi comunica Leone mentre, in cucina, sorseggiamo un orribile caffè versato da un termos. Mi spiega, con evidente compiacimento, la trama del suo capolavoro, sempre che di trama sia lecito parlare per un film del genere. Lo ascolto fingendomi interessata. Approfitto di una pausa per interrompere quel diluvio di autocelebrative scempiaggini.
“Io che devo fare? C’è bisogno che mi cambi anch’io?”
“No, no… per il momento direi che vai bene così… vedo che hai messo un bel paio di scarpe aperte… Bravissima!” dice mentre mi squadra assumendo un’aria da grande esperto di look “…al limite, se serve, poi ti togli qualcosa.”
Di cose da togliere non è che ne abbia moltissime… oltre al toppino elastico che mi lascia scoperta la pancia, indosso solo una mini aderente di pelle rossa e gli slip, oltre al già apprezzato paio di mules con tanto di zeppa e tacco 14 (ho dovuto cambiare quelle che avevo prima, più basse e comode, al momento di scendere dall’auto perché non so guidare con scarpe troppo alte). Meglio, comunque, mi sentirei a disagio ad andarmene in giro nuda, ora come ora.
Sono quasi le 11 quando si presentano. La truccatrice, una ragazzetta simpatica che sembra essere un tipo piuttosto sveglio e dinamico, e LA SUPERSTAR… un comunissimo ragazzo nero alto e magro, dai lunghi capelli rasta e dall’aria assonnata. Mi sarei aspettata di meglio, sinceramente.
“Ma porca miseria Adamo! Lo sapevi che oggi si girava, no!? Guarda che non sei pagato per fare come ti pare, qui!” Lo assale Leone.
“Lo so, lo so… scusa ma è che non mi ha suonato la sveglia del cellulare… scusa.” Risponde Adamo con una voce di un paio di ottave più bassa di quella del compianto Barry White.
“Maddai… vatti a cambiare piuttosto! E fai in fretta, cazzo, che c’è una bella luce e dobbiamo girare le scene esterne prima che arrivi l’ombra del fabbricato sulla piscina…”
*****ato dalla truccatrice, Adamo si eclissa ritenendo più saggio non aggiungere altro.
“Ma tu vedi con chi mi tocca lavorare!? Se non fosse che ormai è troppo tardi per cambiare, lo so io quanti calci in culo gli darei io a quello lì…”
Lo lascio a sbollire da solo e mi unisco agli altri, a bordo piscina.
Il canovaccio, trito e ritrito, può essere condensato in poche parole: nella villa vivono padre, madre e una figlia, poi c’è questo nero africano, un emigrante, che viene accolto in casa in quanto fidanzato della ragazza. Inizialmente c’è una sorta di silenzioso rifiuto dai parte dei genitori di lei (cosa che comunque non la frena dal farsi sbattere dallo stallone nero ad ogni angolo della casa e praticamente sotto agli occhi dei genitori bacchettoni). La madre di lei li becca in più di un’occasione, viene presa dalle caldane alla vista del cazzone nero di lui e fa di tutto per farselo a sua volta. Il padre, un autentico rincoglionito, non si accorge di nulla fino alla scena finale nella quale stallone, madre in calore e figlia troietta finalmente decidono di fare una cosa a tre, mentre lo stagionato genitore decide di punto in bianco di essere sempre stato cuckold convinto, masturbandosi in segreto a quella vista, nascosto dietro una porta socchiusa. Bah…
Se ho capito bene le scene girate non saranno temporalmente sequenziali (il montaggio penserà poi a ricostruire il filo dell’azione) e i dialoghi non saranno in presa diretta (è previsto il doppiaggio). Verranno quindi girate prima le varie scene di sesso vero e proprio, poi si penserà al resto.
Sui lettini a bordo vasca le due donne sono già in posa, sdraiate a prendere il sole. La truccatrice ne irrora gli oliatissimi corpi con un nebulizzatore per simulare una sudorazione non si sa bene se dovuta alla elevata temperatura o al bisogno di cazzo nero che le divora. Il cosiddetto padre se ne sta seduto su una seggiola, leggendo un giornale e fumandosi un sigaro.
Accolto dal sarcastico applauso generale di tutto lo sparuto staff, fa il suo arrivo Adamo, la Star. Indossa un costumino ridottissimo, un port-cross d’altri tempi, sotto al quale non si può non notare l’ingombrante presenza di un vero e proprio pitone a riposo. La muscolatura, non ipertrofica ma tonica e definita, guizza sotto la pelle nera come la notte. Deglutisco, impressionata.
Beh… qualche dote doveva pure averla, no?
In men che non si dica viene “oliato e nebulizzato” anche lui, mentre si accendono le videocamere e vengono date le ultime direttive.
Si comincia a girare.
E’ in piedi accanto alla piscina, dalla parte opposta rispetto ai lettini, mani sui fianchi, gambe divaricate ben piantate in terra, l’espressione tra il sorridente e il misterioso di quello che la sa lunga ed è sicuro di sé dipinta in volto. Un’espressione da perfetto imbecille, in buona sostanza.
L’operatore, diretto dal Maestro, fa una lunga carrellata del suo corpo, soffermandosi su un primo piano del pacco. Lo Stallone Nero se lo accarezza languidamente con la mano. Nel frattempo, con un’altra camera, stanno realizzando dei primi piani di madre e figlia. Entrambe, alzando gli occhiali da sole, lanciano lunghe occhiate concupiscenti all’indirizzo dell’adone nero. La figlia si passa la lingua sulle labbra strizzandosi i capezzoli attraverso il costume, la madre, respirando affannosamente, si preme una mano in mezzo alle gambe con fare osceno. Il padre, in tutto questo, continua a leggere il giornale. Pausa.
A questo punto il copione prevedrebbe che lo Stallone si tuffi, dal punto in cui è, nella piscina e che la figlia troietta faccia altrettanto dalla parte opposta, per poi incontrarlo a metà strada. Qui però cominciano i primi problemi: Adamo si rifiuta categoricamente di tuffarsi nella parte profonda perché non sa nuotare e ha paura di non toccare, la figlia deve ripetere più volte il tuffo perché non è un granché a suo agio nemmeno lei con le piscine e al momento dell’impatto con l’acqua tira sempre su la testa e piega le gambe dando tremende panciate, decisamente poco fotogeniche.
Si decide di tagliare la scena e si passa direttamente a quella successiva. I due, in piedi al centro della piscina, iniziano a slinguarsi con foga, le mani di lui sulle tette di lei, quelle di lei nel costume di lui. Viene anche ripresa la madre mentre, scostati leggermente gli slippini del costume, si spara un mezzo ditalino con due dita in figa. Il padre continua a leggere, ignaro delle porcate che accadono attorno a lui. Pausa.
Terza scena. La troietta appoggiata in estasi al bordo della piscina, direttamente sotto gli occhi della madre, volge le spalle al suo bello che si struscia dietro di lei, baciandole il collo. Si dovrebbe intuire come, sott’acqua, coperti dal bordo della vasca, i due stiano copulando cercando di non darlo a vedere. Lei deve tenere gli occhi chiusi e la testa girata di lato, lui, nel mentre che scopa la figlia, deve lanciare sguardi lascivi alla madre con la bocca socchiusa dal desiderio (scena ripetuta svariate volte per la manifesta incapacità della star nel non assumere un’espressione che non appaia totalmente ebete). Altro primo piano della mamma che si sgrilletta osservando la scena.
Tutto ciò, data l’assenza di riprese subacquee, senza la necessità di vero e proprio hardcore, la penetrazione infatti è soltanto simulata e l’illusione è raggiunta attraverso l’inquadratura del culo nero di lui attraverso l’acqua, mentre finge di pistonarla,. Ultimo sottile tocco l’immagine dei due slippini che galleggiano assieme accanto a loro. Pausa pranzo, tutti fuori dall’acqua e di nuovo pronti tra un’ora per la scena della cena.
Consumiamo degli orribili panini in cucina per non sporcare. Ne approfitto per fare amicizia con la truccatrice che, come avevo intuito, è piuttosto simpatica.
Per la scena della cena (dovrebbe essere notte per cui sono state abbassate le tapparelle e accese le luci di scena), i quattro si trovano attorno al tavolo, improbabilmente vestiti come per un ricevimento al Plaza: abito lungo per le signore, smoking per i signori. I due piccioncini sono fianco a fianco, gli austeri genitori dall’altra parte del tavolo, la madre proprio di fronte al fidanzato della figlia. A parte i dialoghi, che vanno comunque recitati per poterne doppiare i movimenti labiali, su cui stenderò un pietoso velo, la scena prevede alcune inquadrature in dettaglio durante le quali il cazzo dello stallone, fuori dalla patta slacciata, viene stimolato, alternatamente, dalla mano della fidanzata e dal piede proteso della futura suocera, mentre cena e conversazione proseguono.
L’enorme membro nero dovrebbe irrigidirsi al punto di permettere alla cappella di arrivare a premere contro il bordo della tavola (cosa questa che il Maestro ritiene essenziale ai fini dell'espressività della scena), ma per quanto impegno ci mettano le due, non si riesce ad ottenere altro che lo stato barzotto, in luogo della mostruosa erezione prevista. Si deve sospendere la ripresa: è ora che entri in azione io.
Ci siamo appartati in un angolo della stanza e ho iniziato a segarlo un po’, gli altri ne approfittano per sgranchirsi le gambe fingendo di disinteressarsi a quanto sto facendo, ma mi accorgo dei veloci sguardi indirizzati di tanto in tanto nella nostra direzione. Intanto lui ne approfitta per cercare di conoscerci meglio, parlandomi sottovoce:
“Sei di Roma, bella?”
“Si, sono di Roma,” faccio io, muovendo con delicatezza la mano attorno al pitone.
“Che ne diresti di uscire assieme qualche volta?”
Ok, ci sta provando, ma lo fa in modo simpatico, soprattutto tenuto conto della singolare situazione in cui ci troviamo. Tra l’altro ha un sorriso bellissimo, veramente disarmante.
“Ma certo… concentrati però, ora…” Premo l’interno della coscia destra contre le sue grosse palle pendenti mentre continuo a lavorargli l’asta con la mano. La cosa sembra fare effetto perché sento la bestia crescere sotto le mie dita.
“Sai… ora non mi viene durissimo perché stanotte ho bevuto troppo… tu non dirlo a nessuno però, mi raccomando…”
“Tranquillo… tu però non ti distrarre…”
Sto valutando la possibilità di chinarmi a prenderglielo in bocca, per raggiungere un più veloce risultato, ma mi vergogno a farlo davanti a tutti. D’improvviso sento la sua mano infilarmisi sotto la gonna e scostarmi gli slip, mi palpa il culo, gioca col mio buchino e mi afferra le palle da sotto passandosele tra le dita, delicatamente però, senza farmi male.
Occcavolo qui finisce che mi ecciterò io invece di lui! Ma… aspè…
Ero talmente concentrata su ciò che mi stava facendo che manco mi ero accorta che il suo cazzo adesso è dritto come una spada e punta verso il cielo. Smetto immediatamente di segarlo, rispedendolo al tavolo. L’ultima cosa che vorrei adesso è farlo sborrare. Sarebbe un vero disastro per il proseguimento delle riprese.
Nella soddisfazione generale si riesce a completare la scena al tavolo senza ulteriori intoppi.
Dopo la pausa si dovrebbe girare una scena durante la quale, con la felice famigliola riunita davanti alla tele, padre e figlia si addormentino, lasciando ad Adamo l’occasione di raggiungere in cucina la suocera infoiata, per la classica scopata con lei contro il lavello. E’ previsto l’intero repertorio di queste situazioni, lavoro di bocca reciproco, scopata in figa e poi in culo, facial finale. Non posso evitare di chiedermi quanto mi ci vorrà a farglielo tornare in tiro dopo che avrà sborrato, prima che sia di nuovo in grado di girare ancora scene di sesso.
Videocamere fisse e luci sono state spostate in cucina, la mamma maiala è già davanti al lavello in vestaglietta sexy e grembiulino (con trucco e capelli perfetti, però) arriva Adamo, in camicia bianca aperta e pantaloni corti. Ho appena finito di lavorarlo di bocca in bagno, per cui risulta ben individuabile la sua imponente erezione.
La truccatrice, Maria Luisa, ammiccando in direzione di quello spettacolo, mi sussurra all’orecchio: “Oh… complimenti…” e poi si mette la mano davanti alla bocca per mascherare una silenziosa risata. Arrossisco imbarazzata, ma in fondo ne rimango lusingata.
La scena inizia con lui che le si avvicina da dietro mentre lei risciacqua un piatto, preme sul suo corpo passandole le mani sotto le braccia, a strizzarle le grosse tette mentre la bacia sul collo. Lei butta indietro la testa in segno di incontenibile passione mormorando cose del tipo “Non dovremmo… lei è di là, potrebbe sentirci”, ma lui è implacabile, si slaccia la cintura e lascia cadere in terra i pantaloncini. Sotto è nudo e il cazzone si piazza proprio in mezzo alle cosce di lei, che torce il collo rispondendo ai suoi baci, intanto lui con le mani, le solleva la vestaglietta e… sorpresa! Anche lei è senza mutande! La fa chinare in avanti e inizia ad infilarlo in figa. Primo piano della penetrazione. Pausa.
L’azione riprende poi con lei che si inginocchia davanti a lui, le tettone che escono dalla vestaglia, glielo afferra con entrambe le mani e si lancia in un appassionato pompino. E’ talmente grosso che riesce ad infilarne in bocca solo la cappella (ne so qualcosa io…), ma ci sa fare, lo bacia tutto, lo lecca, ne insaliva ogni centimetro quadrato e intanto gli passa le mani sull’addome scolpito, il tutto viene documentato dalle videocamere per un tempo molto lungo. Vengono anche ripresi alcuni primi piani del viso di Adamo, testa piegata all’indietro, occhi chiusi e bocca aperta, che immagino andranno successivamente inseriti nel montaggio. Segue una lunga sequenza di lei col culo sul piano di lavoro, gambe sulle spalle di lui (adesso senza camicia) e di lui che la scopa allegramente col cazzo nero e lucido che entra e esce senza sosta dalla sua figa rasata. Gemiti ed espressioni di incontenibile lussuria si sprecano. Pausa.
Ora dovrebbe venire la sequenza di lui che fa il culo a lei piegata a 90° sul tavolo della cucina. Problemino: nonostante le tonnellate di gel impiegato, per quanti sforzi facciano, non riesce proprio a penetrarla. Culetto troppo stretto o pisello troppo grosso? Probabilmente entrambe le cose. Si decide di evitare la ripresa dell’introduzione vera e propria e di saltare direttamente a filmare una volta che il cazzo sia già dentro. Ciò dovrebbe dar modo di infilarlo con tutta la calma e la lubrificazione del mondo.
Dico dovrebbe, perché le cose non vanno come dovrebbero. Lei sente dolore e, agitata com’è, non riesce a rilassare lo sfintere, lui prova a spingere di più e lei si lamenta. Pretende che venga tagliato tutto l’anal. Leone, che sta perdendo la pazienza, le ricorda come, nel contratto, l’anal sia contemplato e che così facendo perderebbe ogni diritto ad essere pagata. Si decide di effettuare un’ulteriore prova.
La truccatrice tuttofare, infilato un paio di guanti in lattice, le ha introdotto due dita nel culo e ora, divaricandole lentamente, sta cercando di dilatarla, con infinita pazienza, per farla abituare. Io applico altro gel ad Adamo, la cui erezione stava esaurendosi, cercando di farglielo tornare duro con le mani mentre lui si trastulla con il mio didietro. Il resto della troupe aspetta con aria annoiata. Una scena piuttosto surreale, a pensarci bene.
Sono io stessa alla fine, coadiuvata da Maria Luisa, ad accompagnare quel sommergibile nero in porto. Ok, meta! Ora si può girare.
Le riprese dell’anal durano giusto il minimo sindacale, poi si passa alla scena del facial, nella quale lui si masturba beatamente, schizzando infine mezzo litro di sborra sulla faccia di lei che, assunta di nuovo la posizione ginocchioni, incassa simulando piacere estremo.
La pausa è d’obbligo a questo punto, per dare tempo allo stallone di riprendersi. La troupe si sposta nuovamente in soggiorno per girare alcuni dialoghi padre-figlia.
L’intenzione sarebbe quella di girare almeno un’altra scena di sesso, una volta che Adamo sia di nuovo pronto ma, vista l’ora, gli operatori cominciano a manifestare una certa fretta nel voler concludere la giornata e riprendere magari domani. Maria Luisa comunica che si sta sforando l’orario previsto e che lei ha un impegno. Il resto della troupe ne approfitta per dichiarare chiusi i giochi, per oggi. Leone è costretto a far buon viso a cattivo gioco.
Adamo è in cerca di un passaggio, dato che Maria Luisa è schizzata via come un fulmine, senza aspettarlo. Gli altri sono ancora impegnati a mettere in ordine, per cui, dopo essermi informata di dove abiti e di aver constatato che per me rimarrebbe di strada, mi offro di riaccompagnarlo io con la macchina.
E’ simpaticissimo, Adamo. Molto gentile, anche. Ci prova con me per tutto il viaggio di ritorno e non nascondo che la cosa mi lusinga e mi eccita. L’averlo a lungo “coadiuvato” e l’averlo visto in azione sul set mi ha smosso gli ormoni, lo ammetto. Riuscire a fare sesso con lui senza terzi incomodi sarebbe davvero la cosa che mi andrebbe di fare adesso, ma poi non ne lascerei molto per le performances di domani. Mi dico che non dovrei proprio.
Me lo sono detto, ok, ma siccome in situazioni come queste non mi presto il minimo ascolto, quando, una volta sotto casa sua, mi invita a salire per uno spuntino assieme (sostiene di essere un grande cuoco) accetto senza farmelo ripetere due volte. E siccome odio dovermi alzare presto, quando, una volta cenato, mi propone di passare la notte a casa sua per essere già di strada domattina guadagnando un’oretta buona di sonno, ne approfitto per mettermi subito a letto.
Ehmm, si… in sua compagnia, ovviamente. Non è mica colpa mia se ha un solo letto in casa!
Scopiamo come ricci per tutta la notte. Assaggio il pitone nero in tutte le salse, in tutti i buchi e in tutte le posizioni del Kamasutra. Non ne ho mai abbastanza. Anche lui sembra non averne mai abbastanza perché, contrariamente ad oggi, non gli va mai giù di pressione. Ogni volta che schizza (e sono diverse), massimo venti minuti ed è di nuovo vivo, sveglio e palpitante. Non avevo mai provato una pornostar prima… ne vale decisamente la pena, fidatevi.
Io stessa sono venuta due volte (cosa del tutto desueta, da quando assumo ormoni femminili). Entrambe le volte mi sono arresa nella sua bocca, dato che non si fa nessun problema a succhiarlo e a bere tutto.
Alle prime luci del giorno comincio a preoccuparmi:
“E adesso come facciamo col film?”
“Nessun problema, prendo un Cialis e vedrai che reggo per tutto il giorno… al massimo ci metterò un po’ di più per venire.”
Il Cialis non l’ho mai provato, ma tutti dicono che ti fa effetto per 48 ore filate… bah… speriamo bene, altrimenti, se mai dovesse venir fuori che sono stata io a spompare Adamo, penso che potrò pure dire addio al servizio fotografico gratuito.
In realtà la seconda giornata di riprese fila via liscia. Assisto alla realizzazione di svariate scene di sesso in cui Adamo dà il meglio di sé: si scopa “madre e figlia” per un paio di volte ciascuna, eiaculando tre volte senza particolari problemi di erezione, tant’è che devo intervenire solo prima della quarta scena, facendoglielo alzare di bocca (sotto gli occhi di tutti, non ho più vergogna). Unico problema è che del mio servizio fotografico non se ne è ancora fatto niente.
Alla sera ce ne andiamo in pizzeria, evitando ulteriori sforzi. Abbiamo entrambi bisogno di riposo, dopo 36 ore senza praticamente chiudere occhio. Lo saluto con un bacio e con la promessa di passarlo a prendere domattina alle 8,30. L’unica scena di sesso che rimane da girare è quella della scopatona finale Adamo-mamma-figlia. Dopodichè, giusto il tempo di realizzare il mio servizio fotografico e poi via. Almeno per me. Lui si tratterrà per girare altre scene, ma niente di hard.
Ovviamente abbiamo già appuntamento per le 21 a casa sua. Liberi da impegni cinematografici, avremo modo di darci dentro SUL SERIO, stavolta.
Terzo giorno di riprese.
La scena prevede dapprima una normale scopata a due tra i fidanzatini (oddio… normale se considerate normale un turbinio di pompini, cunnilingui, cazzi in figa e cazzi in culo in tutte le posizioni possibili immaginabili), poi una lunga sequenza di masturbazione femminile con protagonista la dolce mammina che scruta la performance della figlia dalla porta socchiusa, e che infine, una volta beccata sul fatto, viene invitata ad unirsi ai due piccioncini (con tanto di scene lesbo i****tuose incluse), mentre lo stallone nero si alterna salomonicamente a soddisfare un po’ l’una, un po’ l’altra. Questa ultima parte sotto gli occhi del padre che, finalmente cosciente di ciò che accade sotto al proprio tetto, presa coscienza del suo ruolo di marito di moglie puttana e padre di figlia troia, si abbandona ad una sega liberatoria. Termina poi leccando i piedi a moglie e figlia e baciando il cazzo al padrone nero, sancendo la propria definitiva sottomissione. Grande trama, non c’è che dire…
Fila tutto abbastanza liscio, tranne i soliti problemi di “misure” durante le scene di sodomizzazione. Il mio intervento è richiesto di tanto in tanto, giusto durante le pause che ne conseguono.
Leone, terminate le scene di sesso, prima di mettere mano a quelle “normali”, trova il tempo di s**ttarmi due serie di foto, una sul letto (ancora caldo e stazzonato di sperma) e una in giardino. Mi comunica che le elaborerà nei prossimi giorni, prima di sottoporle alla mia approvazione.
Saluto tutti e me ne torno a casa mia, per preparami alla notte di fuoco che mi aspetta, in compagnia del mio Stallone Nero preferito…
6年前