Pioggia d'orata

QUANDO LA PADRONA ORDINA E DOMINA ... CON FOCOSA PASSIONE E PREPOTENZA, DELLO SQUIRT SCHIZZANTE, E DELLA SACRA FONTANELLA DI CALDA PIOGGIA D'ORATA, SULLA FACCIA E NELLA TUA BOCCA ...





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LA CALDA PASSIONE DELLO SQUIRT E DELLA SACRA FONTANELLA DI CALDA PIOGGIA D'ORATA


Era accompagnata da un anonimo sedicente marito la cui unica funzione è consistita nell’assecondare, docilmente, le decisioni della Signora che accompagnava.
Appena scesa dall’auto, Ella ha atteso con distacco, quasi con regalità, che il suo accompagnatore le ponesse sulle spalle una leggerissima “giacca” di seta e mentre questa piccola cerimonia avveniva, Ella mi salutava.
Non era importante com’era vestita o com’era il suo volto, quello che di Lei mi ha assorbito al punto tale da far scomparire tutto il resto è stato il suo atteggiamento, assolutamente naturale, da vera Domina. Non è possibile tentare di descrivere, di “raccontare”, di spiegare con le parole in “cosa” consista tale atteggiamento, lo si può solo vivere e, se si ha la giusta sensibilità, recepire.
Dopo aver scelto il camino antico per cui era sin lì venuta, dopo aver, più che trattato, imposto il prezzo relativo, Ella ha deciso di interessarsi ad una specchiera da porre sul pianale del focolare appena scelto.
“Noi non trattiamo specchiere, ne abbiamo alcune, poche tra l’altro, con la funzione di arredare la merce da noi esposta nell’occasione di qualche fiera antiquaria….”
Due occhi chiari si fissano sui miei e… : “Non vorrà farmi perdere altro tempo o farmi sprecare danaro presso qualche esoso antiquario, suvvia, lei è del mestiere, mi risolva questo piccolo problema!”
Non stava chiedendo, stava ordinandomi un vero e proprio “servizio” ed io cercai di non perdere l’occasione di, appunto, servirLa.
Forse ho la specchiera adatta al suo camino, è stata appena montata nel mio ufficio, al piano sopra ma, se Le piacerà, sarò felice di venderla a Lei.
“Andiamo !” Apostrofa decisa mentre, rivolgendosi al marito : “Tu rimani pure qui ad aspettarci e fai tutte le misure del camino che abbiamo appena acquistato, serviranno all’architetto !”
Le faccio strada, Le apro ogni porta sino ad arrivare alla sala dove, tronfia e dorata, impera la mia specchiera barocca.
“Guarda guarda……E questo sarebbe un ufficio?! Due divani, tappeti e tavolini, questa specchiera così ricca…..quell’intimo caminetto….”
“Mi dica dov’è nascosto il letto…anzi, indovino io……è dietro quella piccola ed innocente porta…..sbaglio ?”
Lo dice, ovviamente, tra il serio ed il faceto, lasciandomi, comunque, in un piacevole imbarazzo, in una ludica ambiguità di ruoli.
Rispondo, quasi serio, che ha indovinato ed apro quella piccola porta ai suoi occhi.
“Travi in legno, cassettoni in cotto, letto in svolazzante ferro, solidi mobili in arte povera, un bell’ufficio davvero….”
“Lei è un uomo strano, forse interessante, mi offra da bere mentre guardo la mia specchiera….perché, immagino, che il bere qui non manchi o mi sbaglio!?”
Ha indovinato ancora, Signora, Lei dovrebbe scrivere oroscopi anziché lavorare…..La servo subito!”
Torno dalla cucina con un vassoio di aperitivi, vino bianco sottile e fresco, qualche bicchiere.
Entro in sala e non posso fare a meno di fermarmi a guardarLa, anzi, ad adorarLa.
La trovo seduta sul divano, appoggiata a due grandi e duri cuscini, ha una sigaretta tra le dita e, con le gambe accavallate, sta “ciondolando” una scarpa, ad arte fatta uscire dal tallone. Muovendo le dita dei piedini richiama la scarpa al tallone – un vero dandling – , calzandola del tutto per poi, con moto contrario, allontanarla di nuovo rendendo nudo lo stesso, elegante tallone.
Quanta piacevolissima malizia e viziosa sfrontatezza in quel gesto esibito e, per me, foriero di chissà quali, pungenti e penetranti, mutazioni emotive…
Non mi guarda neppure allorquando entro, assorta in chissà quali pensieri guarda fissa innanzi a Lei.
Aspira una boccata di fumo e….
“Non c’è il posacenere….”
“E’ qui!” profferisco giocando il tutto per tutto. Poso il vassoio ed in un secondo la mia mano incavata è a pochi centimetri dalla sigaretta.
“L’ho immaginato subito, da come mi guardavi giù, che sei uno schiavo!”
Anch’io non mi ero sbagliato ed in quel momento ogni fibra del mio corpo era in un sommovimento incredibile.
“Anche quello laggiù, intento a far misure, è uno schiavo e sa bene che io ora sto giocando con te e, presto, non vedendoci tornare, immaginerà chissà quali nefandezze, lui mi conosce bene, sa di cosa sono capace!”
Quindi sei uno schiavo…ma di quale tipo!? Non sarai mica uno di quelli con mille impedimenti….con mille tabù…..con mille storie…..Vedi, io sono una donna imprevedibile, a volte meraviglio anche me stessa…..quando, con la mia fantasia, percorro nuove strade e….NON AMO gli ostacoli di alcun tipo…..Adesso mi stai facendo da portacenere ed il tuo compito è facile ma, se vuoi proseguire, devi superare un mio piccolo esame….Te la senti?!”
“Certo, Padrona!”
“Come schiavo sei di poche parole e questo depone a tuo favore…..Sappi che dovrai aprire bocca solamente quando ti sarà richiesto da me, dimentica di essere un venditore od un imprenditore, da questo momento sei meno dell’ultimo dei servi ed al mio cospetto dovrai comportarti, SEMPRE, di conseguenza!
Fossimo anche in un luogo pubblico, il tuo comportamento sarà costantemente quello di uno schiavo!”
“Versa quella cenere e comincia a leccare le mie scarpe, venendo qui in campagna si saranno impolverate, provvedi a ripulirle !”
Mi inginocchio e comincio, paonazzo dal desiderio e dalla improvvisa eccitazione, a leccare la pelle della scarpa calzata. Cerco di mettere ben in evidenza la mia lingua estroflettendola allo spasimo, lecco e deglutisco piccoli frammenti di terriccio, succhio la punta delle scarpe ed assaporo un odore di pelle mischiato ad un gradevole profumo di leggero sudore, bacio e lambisco tutta la superficie che mi è possibile raggiungere dalla posizione in cui mi trovo.
“Troppo facile! Vedi di pulire anche la suola!” Profferisce la Padrona sollevando la scarpina sui tacchi.
Eseguo questo compito più ingrato nella felice convinzione di aver trovato la Domina che da tempo bramo…..
“Raccogli quello che trovi e mostramelo….prima di inghiottire, schiavo!”
Continuo sino a quando….Ella, con una pressione decisa della suola alla quale sto dedicando le mie attenzioni allontana da se il mio volto e mi induce a sdraiarmi ai suoi piedi.
Per qualche minuto mi guarda, in silenzio.
D’improvviso…..
“Ora alzati ! Togliti giacca e camicia e gettali sul tavolo!”
“Slacciati la cinghia dei pantaloni e lasciali cadere a terra!”
“Avvicinati, ora, stando ben attento a non farteli sfilare dai piedi, quei pantaloni, mi piace vederti camminare così…..impacciato…..tu….che poc’anzi ti davi tante arie da imprenditore…..dover muoverti con le braghe ai piedi, mi fai proprio ridere!”
Mi avvicino strusciando i piedi a ridicoli passetti.
“Sposta quel tavolino, faremo qualche esercizio qui, ai miei piedi!”
“Adesso spogliami! E fai ben attenzione a come riponi la mia roba!”
Slaccio, sbottono, sfilo e ripongo sempre nella mia particolarissima ed umiliante “mise”, felicemente confuso per l’attenzione che dedico alla spoliazione e l’eccitazione che monta nello scoprire il corpo vizioso della Padrona.
Ho l’impressione che il pallore della Sua pelle sia il segno, inequivocabile, della “serietà” del suo “vizio”, che quella pelle liscia e bianca sia simbolo di purezza inavvicinabile, che quei seni, che sto liberando dagli impacci in cui erano trattenuti alti, ora rilascino la loro perversa mollezza….tutta la Sua fiera e dura nudità, insomma, concorre a completarne l’idea di vera Domina….
Ora è completamente nuda e la sua pelle, i suoi peli, quei seni forti e leggermente rilasciati, financo i segni del reggiseno e delle calze, tutto mi appare come l’immagine, l’essenza del vizio in cui vorrei affondare.
Si risiede posando una delle gambe sul bracciolo del divano, oscenamente scosciata.
“Inginocchiati qui davanti!”
“Inginocchiati e comincia ad annusare la tua Padrona……. comincia dai piedi!”
Comincio mentre Ella mi parla….
“Voglio che mi annusi tutta, ogni cagnolino deve conoscere bene la sua Padrona e tu, per me, non sei altro che l’ennesimo cagnolino del mio canile….”
“Sai cosa mi sta passando per la testa, schiavetto!?”
“No, Padrona!”
“Sto pensando che mi piacerebbe vederti qui, ai miei piedi, insieme ad un altro uomo…..Immagino che ti faccia un poco schifo e che, forse, non l’hai mai fatto ma è proprio per questo che mi piacerebbe, capisci!?”
“Dimmi, saresti d’accordo!?”
Nel farmi questa “domanda” si china ad artigliare un mio capezzolo con forza inaudita ed inattesa, lo stringe e lo gira, lo tira a sé mentre con l’altra mano soffoca un mio possibile grido.
“Dimmi, saresti d’accordo o devo prendere anche l’altro capezzolo per sentire un semplice sì!?!”
“Sono d’accordo, Padrona, quello che Ella decide, tutto quello che Ella decide è per me un obbligo…. piacevole….”
“Dovrai prepararlo…… quell’altro……dovrai farlo rizzare con la tua bocca mentre io , per aiutarti, ti prenderò dietro con il mio fallo finto, quello piccolo, così ti allargherò un poco senza farti troppo male……sei contento!?”
“Eppoi allargherò le *** natiche, quando sarà il momento, con le mie stesse mani…..sempre per aiutarti, si capisce……”
“E ti darò le mie coscie da bere per alleviare la tua sofferenza quando quel coso, che ti parrà un tronco, ti entrerà dentro……..e ti brucerà….dentro……”
“Pregusto già la scena…….tu che soffri mugolando, l’altro che gode e guaisce dalla fregola……io che vi osservo e sono immersa nel piacere di sapere che siete lì tutti e due solo per offrirmi uno spettacolo circense, una fantasia del momento, un vezzo da regina…..”
“Che ne dici di quel tale che ho lasciato giù come un imbecille!? Se lo chiamassi su per fargli ascoltare questa mia fantasia……Sappi che lo farebbe, per me fa qualunque cosa, basta uno schiocco di dita…….Quasi quasi……”
“Mi sto bagnando al pensarci…….Asciugami tra le gambe!”
“Fallo con lentezza……fammi sentire che …..mangi e bevi quello che ti sto regalando…… !”
“Raccogli con la bocca, alza il capo e fammi ben vedere come deglutisci….tutto !”
“Sei bravo….a bere…..Sei così bravo che ho deciso di premiarti con una bevuta abbondante…….Abbondante come mai………Oggi devo ancora……farla!!”
Così dicendo si sporge, si allunga rispetto la seduta del divano e…….
“Ecco !……Apri bene la bocca ed aspetta…….Quando ne avrò voglia te la farò in bocca…….Cerca di aspirare tutto perché quello che andrà perso sul pavimento, ovviamente, dovrai raccoglierlo con la lingua e…….questo pavimento non è dei più puliti….. !”
Da qualche momento le coscie della Signora sono divaricate dal piacere, i miei denti incollati alle rosse e roride carni ed Ella non stacca gli occhi un attimo da quella scena, sta gustando l’attesa spasmodica dello schiavo e sa che potrà prolungarla a sua piacimento.
“Apriti, mio cesso privato, APRITI!”
“Bevi…..succhia…..sei proprio il mio cesso!”
La Padrona. riesce a controllare i suoi bollenti fiotti, così prolungando il piacere, a pochi riservato, di avere una umana e privatissima toilette. Questo mi permette di bere quasi tutto, solo qualche goccia ruscella sul mio collo e sul mio petto ansante, pochi spruzzi sui capelli.
Quando, d’improvviso, Ella non frena il suo versare….. Soffoco, soffoco ed inghiotto, annaspo e stravolgo, mi allontano d’istinto dal mio supplizio e subito ritorno, nel tentativo forsennato di obbedire.
Poi tutto si fa calma, d’improvviso.
Passa qualche momento eppoi…….
“Nel gran finale non sei stato bravo come ormai credevo! Guarda quanto nettare sprecato! Meriti una punizione!”
“Sfilati i pantaloni e gettali lontano! Calati le mutande!”
“Adesso sdraiati qui, pancia sulle mie coscie e cerca di non pesarmi troppo, di non darmi troppo fastidio!”
“Chiudi gli occhi!”
Mi sdraio e nel mio buio sento le sue mani sulla mia schiena, paiono carezzare per poi, impazzite, artigliare, graffiare, fare solchi sulla mia pelle. Non grido ma non riesco a frenare mugolii impastati di vera paura. In fondo non conosco le sue abitudini, non so quando si fermerà o sino a che punto di cruenza possa spingersi.
Finalmente, mentre la sua mano sinistra rimane inerte posata sulla mia schiena, la mano destra fruga il mio anfratto più intimo, scosta con perizia le natiche, trova la mia rosetta anale e giuoca a graffiarla’ quasi amorevolmente, a penetrarla fuggevolmente, a blandirla con ammiccamenti espliciti.
“Con le *** mani apriti bene le natiche, esponi al massimo il tuo buchetto, voglio ben osservarlo e lavorarlo a modo mio!”
Sono aperto al massimo, alla sua completa mercè, in uno stato di umiliazione e desiderio erotico molto intensi.
“Ti sento teso……Rilassati o sarà peggio per te!” Dice mentre la sento armeggiare con la borsetta schiacciata tra una mia coscia e lo schienale del divano.
“Divarica le gambe, apriti bene!”
Le dita della Padrona prendono possesso, frugano, sobbalzano, si fermano e…..qualcosa di freddo, qualcosa di piccolo, metallico ed appuntito….saltella incuriosito dentro il mio sensibile solco di pesca sino a quando…..uno strappo, il primo strappo, mi fa tremare dal repentino e sconosciuto dolore.
“Mi piace questo tuo forellino, sai……però è un poco troppo peloso e, quindi, volgare…..allora mi sono detta…..depiliamola un poco questa….. fighetta prima di…….”
Venti, trenta “sradicamenti” separati uno dall’altro da tempi irregolari, dettati dal Suo capriccio, intervallati da intimissime carezze che mi facevano presagire, ogni volta, il termine della mia prima depilazione.
Poi le pinzette tornano nella borsa (ormai, nel mio buio, ho affinato l’udito), quella borsetta così piccola ed apparentemente innocua la Padrona ripone il primo strumento e ancora fruga, fruga e trova…..
Anche stavolta la sensazione primaria è quella di un oggetto metallico, mi viene da dire “glaciale”, in contrasto con la mia delicatissima, infuocata ed increspata “fighetta”. Un oggetto che, lo si percepisce bene al contatto, la Padrona ha lubrificato in punta.
Lo fa entrare un poco, titilla ed affonda, fuoriesce e sosta, vellica e lambisce sino a quando …..sprofonda, con un colpo ben assestato, proprio mentre ero nel pieno del piacere di una tale languida masturbazione anale.
Stavolta il mio grido è soffocato, forte ed accompagnato da un involontario sobbalzo ma….soffocato, trattenuto…..come si conviene ad un vero schiavo.
Ella, ora, sta lentamente ma inesorabilmente spingendo il resto del “tribolo” dentro di me. Un millimetro dopo l’altro, senza una sosta, come una macchina perfetta mentre il mio respiro pare mancare e stringo i denti, sforzandomi a resistere e ben figurare.
So che la Padrona gode di ciò, del potere che sente di avere su di me e sono sicuro che provi una ebbrezza ineffabile e fortissima.
Nulla libera più i sensi della miscela di potere ed erotismo. Nulla.
Da molti millimetri il lubrificante pare dissolto e la Padrona lo sa bene.
Eppure con forza somma prosegue la sua devastante opera sino a quando, lo sento con sollievo, il fittone è radicato in me sino ad un fermo di sicurezza posto all’impugnatura.
“Togli le mani, ora cominceremo” dice la Padrona quando io pensavo che il più fosse passato.
“CONTA!!!”
La prima sculacciata è di una violenza insospettabile in una donna così “fine”.
Forse è il vizio a donarle tale forza.
“Il primo colpo…..i primi colpi……schiavo…..mi piace darli così…..perché in pochi attimi vedo nascere, sulle natiche dei miei schiavi, una vera e propria…. alba… rosseggiante…. e tu…..hai un culo così bianco che ….fa voglia…… mi darai tante soddisfazioni….con questa pelle da educanda…..”
“Ora sto guardando le mie dita….tutte le mie dita…. stampate su di te!!”
Mi colpisce. A volte con un semplice buffetto, a volte una vera e propria scudisciata, con la capacità di non far presagire il momento ed il “luogo”.
Ogni tanto si ferma, fa cadere un poco di saliva sulla mia pelle bruciata dal piacere e ….lenisce, carezza, avvolge.
Ho contato sino a cinquanta, una per una, le sue battute.
A questo punto la Padrona si è fermata, ha impugnato, lo percepisco bene, il supplizio anale che ormai pareva essere compenetrato alle mie carni.
Lo ha impugnato saldamente e, nell’attesa di quanto accadrà, il mio corpo tutto trema letteralmente.
In un silenzio innaturale, senza preavviso di sorta, il tribolo viene strappato dal nido che lo stringeva allo spasimo.
Il mio urlo è rauco e disumano, come la sofferenza provata. Forte e grande come il vuoto che ora sento dentro mentre un piacere strano pervade ogni mia fibra, anche la più intima.
“Si è fatto tardi….Rivestimi !”
Ancora qualche momento ed Ella se ne andrà.
“Ti chiamerò, tra un giorno o tra un anno. Dovrai presentarti come e quando vorrò oppure non mi vedrai più !”
Annuisco, La rivesto e mi rivesto, La accompagno giù e mentre il silente “marito”, ad occhi bassi, si affretta alla guida dell’auto, io Le apro la portiera……quella posteriore………
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発行者 Fetishc
6年前
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