Le mie storie (110)

Quest’anno ho percepito l’arrivo delle feste natalizie con il numero di messaggi ricevuti. All’improvviso infatti, non credo fosse neanche metà dicembre, il mio cellulare, normalmente piuttosto silenzioso, ha cominciato a emanare dei suoni a me quasi sconosciuti. Piano piano ho capito che erano gli inviti di amici a prendersi il caffè piuttosto che l’aperitivo e per augurarsi buon Natale. Il più costante tra tutti è stato sicuramente Paolo, l’amico del mio capo “vecchierello” che non deve aver dimenticato la serata passata insieme, tanto che da allora, con eleganza ma altrettanto insistenza mi messaggia quasi quotidianamente mandandomi da poesie a foto fino a brevi frasi certe volte ironiche altre piccanti. Subito dopo si piazzano i 2 Carmine, nei confronti dei quali devo cercare di fare la massima attenzione per non sbagliare persona; infatti il mio ex dopo mesi di silenzio totale, si è rifatto vivo qualche giorno fa, annunciandomi una sua venuta Napoli per le vacanze. Come contrappasso, l’altro il giardiniere, non fa altro che ringraziarmi e dirmi quanto sia stato bene, sottintendendo in maniera discreta che gli piacerebbe rifarlo. A questi si aggiunge Massimo, con il quale però sono in contatto da quando ci siamo incontrati la primavera scorsa e ancor di più dopo la vacanza ad Amsterdam. Insomma con mia somma sorpresa devo dire che mai come quest’anno, sono andata via come il pane. In tutto ciò, immagino che voi vogliate sapere se, come l’anno scorso, a casa mia sia arrivato mio nipote con l’allegra famiglia: ebbene sì! Sabato 21 dicembre sono andata alla stazione a recuperare mio fratello con moglie e figlio e naturalmente cognata e figlia ormai parte integrante di queste riunioni. Non vedevo Giacomo da quest’estate e come spesso accade agli *********ti, è diventato ancora più alto, abbondantemente sopra il metro e 80. Lina invece come al solito non è passata inosservata, visto che , è stata la prima che ho notata vestita con una gonna corta (nonostante il freddo) rosa, gli stivali ed una pelliccia ecologica di un colore imprecisato; invece sua figlia Chiara è molto cambiata, prima di tutto nel taglio di capelli adesso a caschetto ma anche nell’abbigliamento più adulto rispetto al passato. Solito montone nei posti di dietro, solita visuale di Lina tutta scosciata e soliti litigi tra mio fratello, la moglie ed il figlio su come organizzarsi per dormire. Chiaramente Giacomo spingeva per venire da me con la zia e la cugina, la mamma invece (più del papà) forse memore dei litigi passati, lo voleva con sé a casa dei nonni dove sarebbero stati loro. Alla fine, arrivati dai miei, non so come ma mia madre ha voluto che Giacomo stesse da me.
Tornando a noi invece, quella sera stessa, decido di accettare l’invito di Paolo per darci gli auguri visto che, così come non vorrei ci fossero equivoci dal punto di vista lavorativo, allo stesso tempo però non vorrei neanche avere problemi a causa magari di un’apparente “indisponibilità” caratteriale oltre che per altro. Premesso che l’errore l’ho fatto a monte, andandoci a letto dopo la cena dal capo, accaduta la cosa, ho capito che per gestirla avrei dovuto barcamenarmi cercando di fargli capire che non sono quella “disponibile” né tantomeno però quella con la puzza al naso, che se la tira. Per cui mentre cammino verso il bar dove abbiamo appuntamento, sono consapevole che avrei dovuto concedergli qualcosa se avesse insistito, senza mai però scendere a compromessi con me stessa. Credo non fosse casuale la scelta del locale per l’aperitivo a neanche 100 m dal suo meraviglioso ufficio, infatti appena finito mi invita a salire su, perché vuole darmi il regalo di Natale. Scuoto la testa facendogli capire che la cosa non è che mi piaccia tanto, visto che sono sempre stata chiara con lui per quanto riguarda il nostro rapporto e ciò che è successo quella famosa sera, poi mi lascio convincere dai suoi modi garbati e dalla promessa che si limiterà soltanto a darmi il regalo. Mentre siamo in ascensore, so bene che al di là della sincerità del suo gesto, al quale credo senza nessun problema, ci sta l’aspettativa di fare altro, visto che non fa altro che guardarmi la scollatura davanti nonostante io cerchi di coprirla con la giacca. Entrati finalmente nella sua stanza, oltre ad ipnotizzarmi davanti al solito panorama del quale non mi stancherei mai, mi dà una s**tola pesante tanto che devo sedermi per aprirla; all’interno c’è un meraviglioso volume sui presepi (evidentemente deve aver saputo dal mio capo che sono appassionata) che sfoglio velocemente; poi mentre sto chiudendo il libro per riporlo nella s**tola, mi dice di vedere bene alla fine sorridendo fanciullescamente… Con un paio di movimenti arrivo a girare tutte le pagine e proprio all’ultima trovo un tanga di pizzo nero con dei filini dorati che al tatto mi fanno capire essere piuttosto preziosi. Nonostante non ne capisca granché di intimo, sospetto che quei pochi centimetri di stoffa, lavorati in maniera certosina, siano stati pagati un botto; lo prendo tra le mani, è davvero piccolo nonostante abbia azzeccato la mia taglia e fatico a pensare cosa possa coprire un indumento del genere. Mentre lo ringrazio con il classico “non avresti dovuto”, mi chiede esplicitamente di indossarlo davanti a lui. Istintivamente gli dico di no, poi dopo essermi fatta promettere che il tutto si limiterà soltanto ad una veloce sfilata, mi apparto dietro la sua scrivania, sfilo da sotto le mutandine che indosso e metto il suo regalo; arrivata davanti a lui (seduto sul divano), gli chiedo se vuole che tiri su oppure faccia scendere, lui opta per la seconda possibilità, così abbasso la cerniera che ho alle spalle e faccio cadere a terra la gonna rimanendo in autoreggenti scarpe e tanga (chiaramente con il pullover sopra). La mia micia è coperta per modo di dire, mi giro ed ho praticamente il culo all’aria, lui guarda, bofonchia qualcosa che non capisco poi mi dice che mi sta benissimo. In quel momento mi rendo conto, nonostante sia mezza nuda, dell’ascendente che ho su quell’uomo, che nella vita di tutti i giorni è una persona potente, temuta e tanto considerata. Tiro su la gonna nuovamente e ritorno dietro la scrivania a scambiarmi l’intimo, lui rimane (come da promessa) seduto sul divano, ma mette una mano in tasca ed incomincia ad accarezzarsi pensando che io non lo veda. Quando ritorno nella sala, vedo la sua mano fermarsi quasi impaurito dalla mia reazione, la sua faccia completamente rossa di vergogna e nonostante il suo uccello sia piccolo, il pantalone rigonfio all’altezza della cerniera. Dopo un momento di disagio naturale, mi viene istintivamente di sorridere mentre lui mi chiede di smettere; mi rendo conto che sembra un *********te nonostante l’età avanzata, che si vergogna per l’eccitazione che lo pervade. Mi siedo vicino, cerco di fargli capire che, per i rapporti di lavoro che intercorrono tra noi di tanto in tanto, non posso avere un privato intimo come lui vorrebbe, possiamo essere amici, magari potrà succedere qualcosa in futuro non programmato come è stata quella serata, ma niente di più. Lui con le parole mi dà ragione ma lo sguardo dice tutt’altro. Resto colpita nuovamente dalla debolezza della sua figura che si scontra con la persona conosciuta, così quasi impietosita, gli apro la lampo e gli faccio una sega, mentre (dopo avermi chiesto il permesso, neanche fossimo a scuola) mi tira fuori un seno dal pullover e me lo tasta fin quando non lo faccio venire facendolo schizzare sul parquet. Vado in bagno a ricompormi e lavarmi le mani e poi, dopo aver preso la busta con il regalo, mi faccio accompagnare alla macchina per tornare a casa dove mi aspettano parenti e serpenti (scherzo naturalmente).
Busso il campanello, giro le chiavi, entro in casa e la prima cosa che mi salta all’occhio è vedere di spalle seduti sul divano Lina di fianco a mio nipote molto più alto di lei, tanto che per qualche istante non capisco chi sia, poi mi rendo conto che Giacomo è diventato davvero grande nonostante il volto sottolinei ancora la sua *********za soprattutto in quei baffetti appena accennati che io vorrei fargli tagliare ma la mamma glielo impedisce categoricamente. Organizziamo uno spaghetto veloce insieme a Chiara mentre gli altri continuano a guardare la televisione, poi mentre lei viene chiamata dal ragazzo al cellulare, finalmente i due si alzano dal divano per venire ad aiutare e senza nessun problema nei confronti della sottoscritta, mio nipote da dietro accompagna la zia spingendola con le mani sul culo; incrocio lo sguardo con Lina che sembra dirmi “cosa vuoi che sia sono ragazzi”, annuisco con un sorriso e finalmente ci mettiamo a tavola. Neanche il tempo di sederci che Chiara rientra in casa e ci saluta dicendo che il ragazzo sta venendo a prenderla per mangiare fuori; un veloce litigio con la madre che si conclude con baci bacetti e la richiesta di avere le chiavi perché sarebbe tornata tardi. Tornati alla tranquillità finalmente ceniamo parlando dei regali mancanti e dei propositi per le feste. Dopo una mezza sfogliatella rigorosamente frolla (comprata vicino alla stazione), mentre noi donne sparecchiamo, l’ometto di casa si accomoda sul divano; silenziosamente chiedo a Lina come sia la situazione tra loro, lei mi risponde che Giacomo sta diventando grande e la cosa ha sia risvolti positivi che negativi. Sono stanca, la giornata è stata piena, saluto i miei ospiti e mi ritiro in camera per andare subito in bagno a spogliarmi visto che sono ancora con gli stessi vestiti del mattino. Dopo una doccia rigenerante, tornata sul letto per mettermi il pigiama, sento “vociare” nel salone senza naturalmente capire nulla. “Ci risiamo” dico tra me e me, da una parte vorrei lasciare stare per la stanchezza, ma la curiosità come al solito ha la meglio anche sulle gambe gonfie e mi trascino dietro la porta che apro quel giusto per cercare di capire cosa succede. Nella penombra del salone, illuminato solo dal televisore acceso, vedo il braccio di Giacomo intorno al collo della zia, da cui evinco che le stia toccando un seno, cosa che mi viene confermata dalla voce di Lina che gli chiede di non schiacciare troppo il capezzolo. La mia spiata finisce lì anche perché sono davvero stanca. Il giorno dopo vengo svegliata piuttosto presto da un messaggio di Massimo che mi dice di essere a Napoli e di vederci in tarda mattinata; rispondo positivamente contenta di incontrarlo dopo parecchio tempo anzi detto tra noi spero anche in qualche sorta di divertimento. Faccio colazione con mio nipote mentre mamma e figlia dormono e ne approfitto per chiedergli un po’ come vanno le cose con i suoi, se si è fatto la ragazza eccetera. Mentre mi risponde farfugliando con il panettone in bocca, mi accorgo quasi senza volere che metà del suo uccello, evidentemente in erezione, è fuori dall’elastico del pantalone del pigiama; gli faccio presente la cosa dicendo che nonostante sia sua zia e lo abbia visto più volte come mamma lo ha fatto, non è educato mangiare con il coso all’aria, come al solito arrossisce, si scusa e si copre. Poco dopo scompare nel mio bagno a lavarsi proprio quando Lina si sveglia, mentre facciamo quattro chiacchiere ridendo le confesso il siparietto di qualche minuto prima e sempre scherzando le dico che visto come è messo il nipotino, capisco il suo lasciarsi andare. Lei mi provoca dicendo che ce ne sarebbe anche per me, ma le ribatto subito che non riuscirei mai a lasciarmi andare come lei. quando Giacomo finalmente mi lascia camera libera, entro insieme a mia cognata per farmi consigliare un abbigliamento “da battaglia”; dalla mia cassettiera viene fuori un reggicalze color bordeaux regalo di qualche anno fa insieme a delle calze a rete, sopra metto una gonna blu ed infine mi lascio convincere ad uscire senza reggiseno sotto, coperta solo da un pullover di lana a collo alto. Prendo la funicolare ed in una ventina di minuti sono sul lungomare dove poco dopo incontro massimo con il fratello e la moglie. Inizialmente ci resto un po’ male perché credevo fossimo da soli, poi capisco che sono venuti tutti insieme per finire i regali; una passeggiata per negozi poi Massimo mi confessa che vorrebbe stare un po’ in intimità, io gli sussurro che è la mia stessa idea, così ci dividiamo e dopo essere andati alla macchina decidiamo cosa fare. Lui propone casa mia che evidentemente non è adatta per motivi di folla, poi mentre l’auto cammina senza una meta precisa, esce sulla tangenziale e dopo essere rientrato nelle strade di provincia mi guarda e mi chiede di scegliere uno degli alberghi (piuttosto squallidi) che si susseguono sul nostro tragitto. L’idea non è che mi convinca granché, tanto che un po’ dubbiosa, tiro su leggermente la gonna fino a mostrargli il laccetto del reggicalze per fargli capire che mi ero messa in tiro per lui ma non pensando di finire in una sorta di albergo ad ore; Massimo annuisce e mentre prende ad accarezzare la coscia sinistra, cambia direzione verso la Domiziana. “Adesso ti faccio una sorpresa” dice, gettandomi nella curiosità più assoluta; poi quando arriviamo verso Mondragone comincio a capire e l’idea che pian piano cresce dentro di me, diventa certezza quando imbocca la strada per la casa delle vacanze dove andavo anche io da ragazzina e ci siamo conosciuti. Arrivati a destinazione mi sembra di tornare indietro nel tempo almeno una quindicina d’anni. Nonostante il posto non sia distante da Napoli, non ero più stata lì, dove ho passato tutta la mia *********za. Il vialetto che porta da lui mi fa scorgere solo per un attimo la mia vecchia casa, poi saliamo le scale ed entriamo. Non c’è nulla di più freddo che un’abitazione delle vacanze in inverno, fortunatamente tira fuori una stufetta e dopo averla accesa finalmente mi riscaldo un po’. In tutto questo si è fatta ora di pranzo, tolgo la giacca e improvviso una pasta al sugo con quello che troviamo in dispensa. Il freddo intanto deve aver fatto svegliare i capezzoli, tanto che tra un boccone e l’altro massimo si accorge dei chiodi sotto al mio pullover, io lo guardo e alzo la maglia per mostrare che non c’è nulla sotto. Con le dita prende il mio seno scoperto, comincia a giocare con il capezzolo poi si avvicina, apre la cerniera ed io infilo la mano dentro sopra la mutanda; piano piano sento sotto il palmo sento la lunghezza del suo membro dalle palle alla cappella, con delle carezze cerco di farlo svegliare ed effettivamente in breve diventa duro, a quel punto allargo l’elastico quel tanto per farlo uscire e lo prendo in bocca. Lo succhio fino in fondo mentre lui mi accarezza i capelli ed accompagna i miei movimenti, poi spinge la testa contro il suo bacino e gode inondando la mia bocca di sperma che si mischia al sapore del sugo. Non preparata a quella “esplosione”, lo ricaccio fuori sputando anche parte del suo seme, poi dopo essermi pulita le labbra, riprendo a leccare per farlo felice. Dopo questo intermezzo inaspettato, da brava donna di casa, sparecchio mentre lui sparisce in camera a mettere le lenzuola al letto. Finito la pulizia della cucina, lo raggiungo e trovo che mi aspetta sotto le coperte nella stanza che nel frattempo è diventata una specie di sauna grazie alla stufa; faccio cadere la gonna a terra, ricevo i complimenti per l’intimo che indosso e infine tolgo il pullover rimanendo con le tettone al vento. Mi faccio spazio sotto il lenzuolo e dopo essergli salito su, metto dentro la micia il suo uccello ancora mezzo moscio. Su e giù, il mio bacino sale e scende portandolo presto all’erezione, i movimenti diventano più veloci, i seni ballano sfidando la forza di gravità, il respiro di entrambi si fa sempre più accelerato. Lo cavalco per alcuni minuti poi si solleva dal materasso, incrocia le sue gambe con le mie e mentre mi bacia con veemenza, con le braccia fa sì che i nostri corpi si uniscano ad ogni spinta. Sto per godere, mi lascio andare poggiando la testa sul cuscino, allarga le mie gambe le gambe neanche fossi Heather Parisi e dopo averle portate verso alto, con un ultimo colpo ben assestato mi fa arrivare all’orgasmo e dopo poco si sfoga sulla mia pancia e sui seni innaffiandoli di sperma. Ci riposiamo entrambi stanchi e riceve la telefonata del fratello che ancora in giro per Napoli gli domanda dove siamo finiti. Massimo mente spudoratamente dicendo che siamo andati a casa mia, ma si rende conto che è il momento di tornare visto che il fratello e la moglie sono vincolati a lui ed alla sua auto. Mi do una sciacquata veloce, ci rivestiamo e riprendiamo la strada di casa. Sotto il mio palazzo ci salutiamo ripromettendoci di rivederci prima di Capodanno o magari proprio in occasione del 31; mentre entro vedo chiara uscire e dirmi che in casa ci sono Giacomo e Lina. Sola soletta non so cosa fare, immaginando che i due probabilmente si stiano divertendo così come ho fatto io, poi ci penso su e mi dico che tutto sommato quella resta a casa mia quindi non devo avere remore a rientrare. Preventivamente busso il campanello e mentre giro le chiavi nella toppa, Lina mi anticipa, aprendo, pensando sia chiara che abbia dimenticato qualcosa. Appena vede la mia faccia, noto la delusione sul suo volto, ma geniale come sono, me la tiro fuori sul pianerottolo e la tranquillizzo dicendole che silenziosamente sarei andata in camera mia e lei avrebbe potuto dire a Giacomo che erano soli, peccato che qualche secondo dopo vedo uscire mio nipote nel salone che, come se nulla fosse mi chiede se voglio unirmi a loro per la visione di un film in DVD. Ringrazio ma stanca mi ritiro nella mia stanza..… (Continua)
発行者 isolafelice75
6年前
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