Clienti particolari - Cornuto a pagamento
Oggi voglio raccontarvi una tra le esperienze più singolari che mi siano capitate durante la mia carriera di “transex e*****”. Un mio cliente abituale (uno da almeno un paio di volte alla settimana), al termine di una delle sue visite, rivestendosi, intavola questo discorso:
“Senti… so che magari è una richiesta un po’ strana, però voglio fartela lo stesso…”
È un tipo abbastanza prevedibile nei suoi gusti, niente di particolarmente trasgressivo, di solito. Inoltre paga bene, sempre almeno il 50% in più di quello che gli chiedo, ragione per la quale ascolto più che volentieri la sua proposta.
“So che ti suonerà strano… ma io la proposta te la faccio lo stesso, ok?”
“Ma figurati… lo sai che a me puoi confidare tutto, no?” Faccio io, cercando già di calcolare mentalmente quanto potrei chiedergli in più rispetto alla solita tariffa per soddisfare la sua nuova, finora non confessata, fantasia (lo so è da avide puttane comportarsi così, ma non è esattamente quello che sono, in fondo?).
“Il fatto è che…” deglutisce, prima di continuare, evidentemente si vergogna di ciò che sta per chiedere, “Il fatto è che mi piacerebbe…” s’interrompe di nuovo…
E forzaaa! Non ho mica tutta la sera da perdere dietro alle *** fantasie, Cazzo!!! Se hai qualcosa da chiedere, chiedila, altrimenti vedi di andartene… e rapidamente, anche!
Questo è quello che vorrei dirgli, ma, ovviamente, mi limito a starmene lì, in attesa, con un rassicurante sorriso sul volto.
“Il fatto è che… ultimamente avrei questo fetish sull’essere fatto cuckold…”
Ok, non me l’aspettavo. Finora non mi aveva dato il minimo indizio a riguardo. Mi aspetto che a questo punto mi chieda di fottergli la moglie. E’ abbastanza rara, come richiesta, ma mi è già capitata. Niente di realmente nuovo. Me ne rimango zitta in attesa che continui.
“Ecco… mi chiedevo se ti andasse di aiutarmi.”
“Beh, nessun problema, tranquillo, l’importante è che tua moglie sia d’accordo…”
“Mia moglie?? Ma no… io non sono sposato! Non lo sono mai stato!”
“Ma… allora…?” Comincio a non seguirlo più tanto, lo ammetto.
“In questo caso… mia moglie… dovresti essere tu!
“Ah!... e come, se posso?”
“La mia fantasia contemplerebbe che io sia sposato ad una donna che di nascosto si prostituisce alle mie spalle, io ne vengo a conoscenza e la seguo…”
“Non sono sicura di comprendere bene cosa dovrei fare io…”
Mi fa cenno di ascoltare quello che ha da dire e, scuotendo la testa, continua “Vedi… nella mia fantasia io la seguirei mentre esce la sera e mi accorgerei che, invece di recarsi al suo turno di notte come infermiera all’ospedale di zona, si prostituisce in strada, pronta a soddisfare i più laidi desideri degli occasionali clienti!”
“E… quindi?” Faccio io, interdetta.
“E quindi ti pagherei per permettermi di osservarti mentre adeschi occasionali clienti in strada e ti apparti con loro per consumare… Per me sarebbe come se tu fossi veramente mia moglie… nella mia fantasia saresti mia moglie che mi tradisce prostituendosi in strada…”
Finora sono rimasta a bocca aperta ad ascoltarlo, imbambolata quasi. Mi riprendo di colpo.
“Ma non se ne parla nemmeno! Ma lo sai che razza di pericoli si corrono in strada!? Clienti incontrollati, racket, gelosie professionali!!!”
“Scusami… era solo una proposta… credevo che per te non fosse un problema, scusami… Ti avrei pagata bene, per il disturbo…”
Sono incrollabilmente intenzionata a rifiutare. Finora non sono mai scesa in strada a vendere il culo: troppo umiliante e pericoloso. Non è da me. Certo che quel “pagata bene” mi incuriosisce… Ok, sentiamo di quanto essere “pagata bene” si tratta… così… tanto per sapere…
“E, secondo te, quanto sarebbe adeguato pagare bene una cosa del genere?”
“Beh… pensavo di darti il doppio di tutto quanto avessi guadagnato a fine serata…”
Però… il doppio eh? Faccio mentalmente due calcoli…
“Il triplo o non se ne fa niente!”
“Il triplo allora. Affare fatto.” Non ha esitato. Peccato, mi maledico per non aver chiesto il quadruplo.
“Ok, come funzionerebbe, in pratica?”
“Ti passo a prendere di sera, diciamo verso le 23, e ti porto sulla Salaria, lì scendi e ti metti a battere mentre io sto parcheggiato in disparte e guardo mentre ti fai rimorchiare dai clienti. A fine serata, diciamo verso le 3 di notte, ti riprendo e ti porto a casa. Quello che hai guadagnato hai guadagnato, io te lo ripago altre tre volte, ok?
“Aspè… avrei qualche obiezione in merito… Innanzitutto chi mi dice che a fine serata vada tutto come dovrebbe e invece non mi lasci lì e te ne vai? Devi versarmi almeno 500 € a garanzia… seconda cosa: sulla Salaria ci sono le nigeriane di solito, tutte donne biologiche… non va bene. Il posto lo scelgo io, deve essere frequentato da trans, come me. Via Palmiro Togliatti oppure verso l’Eur potrebbe andare bene. Terzo, se le cose per un qualsiasi motivo dovessero mettersi male per me, tu intervieni e mi porti via all’istante. La cosa ti costerà comunque 300 €. Ti sta bene?”
Ci pensa su qualche secondo soltanto, poi accetta. Restiamo d’accordo per il prossimo venerdì sera.
*****
Per tutta la settimana non faccio altro che chiedermi se abbia fatto bene ad accettare o meno. Da un lato si tratterebbe di un guadagno potenzialmente fuori dal normale, dall’altro la cosa presenta molti rischi. Non a caso finora non ho mai preso in considerazione l’idea di battere in strada come molte mie simili fanno abitualmente. La cosa però mi stuzzica, in fondo in fondo.
Ho preso informazioni su quale potrebbe essere il posto più indicato per non andare incontro a problemi. Tutte le amiche che ho interpellato sono state concordi nell’indicarmi una zona nella quale, sia pur a discapito di un traffico minore rispetto a quello di posti più universalmente conosciuti, non dovrebbero presentarsi problemi. Mi sono anche cautelata nel caso in cui, diversamente da quanto stabilito col cliente, dovessi essere abbandonata lì al termine della serata. Ho infatti con me il numero di un tizio che per pochi soldi fornisce un servizio di “taxi” a qualunque ora del giorno e della notte, per le mie “colleghe”.
Arriva venerdì sera e mi preparo per la notte da prostituta di strada: Tacchi altissimi, autoreggenti a rete, minigonna inguinale e bolerino che lascia scoperto l’ombelico. Niente intimo. Non conto di averne bisogno. Nella borsetta fazzolettini umidificati, una dozzina di condoms, rossetto per i ritocchi, cellulare e chiavi di casa.
Intanto che aspetto con un po’ di apprensione le 23, sono più volte tentata di declinare all’ultimo momento, inventando una scusa qualsiasi. Più che la prospettiva di un lauto guadagno però, è la trasgressività della situazione in sé a darmi il coraggio necessario per andare fino in fondo. Battere in strada, lo ammetto, è sempre stato un mio assoluto fetish, anche se non ne ho mai avuto il coraggio e questa sembra essere la situazione ideale per realizzare questa mia fantasia proibita Suona il citofono.
Sono in auto col cliente, diretta verso una traversa della via Aurelia, il luogo indicatomi dalle mie amiche. Appena dentro il Grande Raccordo Anulare, ma praticamente in campagna. Pare che lì “l’offerta” sia mista: donne biologiche e trans, senza particolari problemi territoriali da dover rispettare. Il posto pare sia anche ben fornito di viuzze laterali senza uscita nelle quali portare i clienti a “consumare” senza pericolo di essere sorpresi da auto di passaggio. Il luogo ideale insomma. Unico neo: il non elevato traffico notturno.
Il cliente è eccitato almeno quanto me, è percepibile. Ci tiene ad interpretare il suo ruolo di “marito cornuto”, rivolgendosi a me per tutto il tempo con termini quali “cara”, “amore”, “tesoro”. Arriva fino al punto di fingere di dover accompagnarmi al lavoro (l’ospedale di cui sopra) e a darmi il bacetto sulla guancia con la raccomandazione di fare la brava fino a quando non verrà a riprendermi alla fine del turno.
Scegliamo un posto in cui, parcheggiato a bordo strada, potrà avere una perfetta visione dei clienti che mi rimorchieranno. Scendo dall’auto e, spostatami di una ventina di metri, inizio a passeggiare su e giù…
Ammetto di essere un po’ intimorita. Mi sento vulnerabile come mai prima d’ora. E’ una situazione del tutto inusuale e assolutamente nuova per me.
In effetti, come previsto, le macchine in transito sono rarissime, qualcuna rallenta, ma la maggioranza fila via come niente fosse. Più avanti rispetto a me, dall’altro lato della strada, distinguo due ragazze di colore che ingannano il tempo al cellulare oppure parlando tra loro a voce alta in una lingua che non comprendo. Sembrano a loro agio. Di tanto in tanto accennano a un passo di danza, in concomitanza al passaggio di qualche auto, ridendo poi tra loro. Mi ignorano completamente.
Nella prima mezz’ora, dal loro lato della strada, si fermano quattro o cinque macchine, salgono a bordo una volta ciascuna. Vedo i fari delle auto che le hanno caricate svoltare, una alla volta, in una viuzza laterale per poi spegnersi. Si riaccendono dopo un dieci minuti per poi sfrecciare via. Ogni volta la ragazza torna a piedi, aggiustandosi l’abito, e riprende il suo posto. Dal mio lato non si è ancora fermato nessuno.
Mi sono spinta di qualche passo avanti verso la carreggiata, per mettermi meglio in mostra, ma comincio a pensare che dovrò accontentarmi di guadagnare i 300 euro pattuiti per la serata persa. Inizio pure a sentire freddo. Immagino la frustrazione del mio amico seduto nella sua auto, nell’assistere a questo nulla di fatto.
Un’auto che era passata però, percorsi un centinaio di metri, rallenta, mette la freccia e fa inversione ad U. Torna verso di me.
Quando è alla mia altezza rallenta, si ferma e abbassa il finestrino. Mi avvicino e mi faccio vedere.
“Quanto prendi?” Fa il tizio massiccio sulla cinquantina che si trova al volante.
“Faccio tutto per 50, solo bocca 30” Rispondo io che ho pronta la risposta da tutta la sera.
“Ok, salta su.”
Faccio lentamente il giro dell’auto per salire al posto del passeggero, sculettando in maniera accentuata. Apro lo sportello e mi siedo accanto a lui. L’auto sa di fumo stantio e il tizio non è certo un bocconcino: è quasi calvo, decisamente sovrappeso e sudaticcio. Gli sparo un sorriso ammaliante facendo cenno di girare nella viuzza in cui prima ho visto appartarsi le due tipe coi rispettivi clienti. Mi accorgo che, proprio mentre stavo salendo, un’altra auto aveva rallentato. Dannazione! Niente per quasi un’ora e poi due assieme! Grrr…
Imboccata la viuzza, dopo pochi metri, il tizio spegne luci e motore e, senza dire una sola parola, si mette una mano in tasca e mi porge un biglietto da cinquanta tutto spiegazzato, poi inizia a slacciarsi la cintura. Metto i 50 nella borsetta e prendo un condom. Lo apro e aspetto che abbia finito di tirarsi fuori l’uccello dai pantaloni. E’ barzotto, di dimensioni medie… niente di che, insomma, ma almeno non emana odori sgradevoli. Gli poggio il preservativo in punta al cazzo e mi chino a srotolarglielo lungo l’asta direttamente con la bocca. Sembra apprezzare perché di colpo gli diventa duro come la pietra. Inizio a fare su e giù con la testa.
E’ la mia prima marchetta in strada e mi sento emozionata al pensiero. Mentre glielo pompo mi tira su la mini con la mano destra e senza tante cerimonie inizia a tastarmi lascivamente il culo. Vado avanti così per un po’ ma inizio a valutare che, a causa della sua corporatura, difficilmente riuscirà a montarmi, dentro questa utilitaria, per cui gli chiedo:
“Come vuoi farlo? Vuoi che ti venga sopra io?”
“No. Scendi che lo facciamo sul cofano!”
“Ok…”
Faccio come dice, scendo e mi poggio a pancia in giù sul cofano, culo nudo in aria. E’ alle mie spalle e sento che si smanetta un po’ prima di poggiarmelo contro il buco. Prima di uscire di casa lo ho lubrificato perbene e non ci sono problemi quando me lo spinge dentro con un unico fluido movimento. Inizia a stantuffarmi.
Lo sento ansimare sul mio collo mentre mi schiaccia con tutto il peso sul cofano ancora caldo, montandomi da dietro con foga. Questione di qualche minuto appena e lo sento grugnire mentre si svuota dentro di me, poi si sfila, si tira su i calzoni e, prima di chiedermi se voglio essere riaccompagnata, mi molla uno schiaffettone sul culo nudo prima di darmi un’amichevole strizzatina di palle da sotto, mi bacia sulla guancia, monta in macchina e se ne va. Torno al mio posto sulla strada facendo attenzione a non inciampare sui miei tacchi per via della strada sconnessa e della scarsa illuminazione.
Mentre riguadagno la mia postazione ho tutto il tempo per lanciare uno sguardo al mio accompagnatore, nella sua auto. Non riesco a distinguerlo bene, ma, dal movimento che percepisco, ho l’impressione che si stia masturbando. Sono contenta che stia divertendosi.
Il secondo cliente della serata è un quarantenne alla guida di una bella macchina sportiva. Mi paga per il servizio completo ma sin da subito è evidente che il suo cazzetto moscio non sarà mai in grado di mantenere quel minimo di rigidità necessaria ad infilarmelo dentro. Lo lavoro a lungo di bocca, ma ho il mio bel daffare per farglielo indurire. Alla fine mi tocca tirargli una sega per farlo venire. Mi ringrazia comunque a lungo e mi chiede il numero di telefono.
Il terzo finalmente è un ragazzo giovane, ha un bel cazzo e ci sa fare. Scopiamo in macchina, selvaggiamente e a lungo. Torno a piedi anche stavolta. A gambe larghe però…
Al quarto mi limito a fare un pompino come richiesto. Viene subito, ma vuole parlare un po’. Ci fumiamo una sigaretta assieme prima di salutarci.
Quando torno indietro, sulla strada lo scenario è cambiato. Le due ragazze non ci sono più e il loro posto è stato preso da due vistosissime trans, seminude e con tette enormi in bella vista. Mi fanno un cenno di saluto, cui rispondo con un sorriso imbarazzato.
Dev’essere passata l’una di notte e, contrariamente a quanto mi sarei aspettata, il traffico è aumentato. Probabilmente si tratta di abitué in cerca di trasgressione. Meglio così.
Sia io che le mie colleghe non facciamo in tempo a tornare alle nostre postazioni che veniamo caricate di nuovo. Soddisfo altri tre clienti in meno di un’ora, servizio completo. Oramai mi sento completamente aperta e sotto un certo aspetto è meglio così, rapporti più veloci e meno problematici. Contrariamente a ciò che accade quando lavoro in casa, mi vengono praticamente richieste prestazioni unicamente passive. Solo un cliente mi chiede di penetrarlo, ma, percependo il mio scarso entusiasmo per quel tipo di prestazione, cambia idea e si limita a toccarmelo un po’ mentre mi scopa alla pecorina.
E’ molto tardi adesso e sto aspettando che si facciano le tre, ora concordata per il rientro col mio amico. Le auto di passaggio si sono diradate al massimo, una delle mie colleghe ha preso un passaggio e ci ha salutato. Rimaniamo io e l’altra. Ne approfitto per studiarla meglio. Porto tacchi più alti dei suoi ma mi sovrasta di almeno dieci centimetri. Gambe lunghissime, culo prepotente e almeno una 5a di tette. Quel poco di abbigliamento che aveva indosso prima lo ha tolto quasi del tutto, infilandone i pezzi nella borsa che porta con sé. E’ praticamente nuda. Di tanto in tanto, alle rare auto di passaggio, arriva addirittura a mostrare la sorta di proboscide che ha tra le gambe. Ce l’ha più lungo da moscio di quanto sia il mio in erezione.
Sembra simpatica, dimena le curve ascoltando musica nelle cuffiette e, grazie all’allegria che emana, mi aiuta a sopportare l’indolenzimento che inizio a sentire per via dello stare in piedi così a lungo in queste scomode scarpe da troia.
“Oi… amor… sei nuova? E’ la prima volta che ti vedo qui…”
“Ehm si… ma sono qui solo per questa sera…”
“Tranquilla, non c’è problema… questo posto è sicuro. Veniamo tutte qui apposta per non avere problemi… quelle di noi che non hanno un posto fisso, intendo.”
Ha un accento sudamericano, ma parla bene l’italiano, è amichevole e mi sta istintivamente simpatica.
“Si, infatti… me lo avevano detto”
“Dove lavori tu, di solito?”
“In casa, zona Cassia…”
“Cassia? Davvero?? Anche io abito lì vicino, zona Due Ponti…”
E’ una zona in cui abitano diverse mie colleghe, la conosco.
“Ah si… siamo in molte, in quella zona…”
“Ascolta… visto che andiamo da quella parte tutt’e due, ti andrebbe di chiamare un taxi e dividere la spesa? Ci stai?”
“Possiamo fare di meglio…aspettami solo un attimo…”
Attraverso la strada e mi dirigo verso la macchina del mio amico. Deve essersi sfinito di seghe perché lo trovo appisolato. Mi tocca bussare al fiestrino per svegliarlo.
“Ascolta… sono le tre e io avrei finito. Come avrai notato ho avuto un bel po’ da fare… Ho alzato 330 € e, secondo i nostri patti, dovresti darmi 3 volte tanto”
Fa una faccia preoccupata, evidentemente non si aspettava che potessi guadagnare tanto in una sola serata.
“Tranquillo” continuo “mi accontento di quelli che mi hai già dati, però devo chiederti un favore…”
“Si, certo… quello che vuoi…”
“Dovresti accompagnare a casa, oltre me, anche la mia amica lì…” faccio, indicandogli la mia statuaria collega “…è un problema?”
“No no… figurati!” Si affretta a rispondere lui, felice di cavarsela con così poco.
“Aspettami, allora, che la chiamo…”
Torno dalla mia nuova amica. “Senti…scusa non so ancora il tuo nome…”
“Sole”
“Bene Sole, ho un amico che deve accompagnarmi a casa, se vuoi ti diamo un passaggio…”
“Magari! Grazie!”
“Andiamo allora.”
Fatte le presentazioni, aspettando che lei si rivesta un minimo, trovo il modo di scambiare due parole col mio cliente “Allora? Ti sei divertito? L’hai trovata umiliante come volevi. questa esperienza?”
“Si, bellissima… ogni volta che ti vedevo salire in una macchina mi veniva duro e mi dovevo toccare, sai?
“Avevo notato, in effetti… E ti andrebbe di essere umiliato ancora un po? Offre la casa…”
Annuisce timidamente, non sapendo bene cosa aspettarsi.
Lo capisce meglio quando, durante il viaggio di ritorno, lo metto al centro della conversazione tra me e Sole:
“Sai Sole, il mio amico qui è un guardone e un segaiolo… stasera voleva assolutamente sperimentare cosa prova un cuckold a spiare la sua donna che si fa rimorchiare da altri uomini per scopare a pagamento mentre a lui tocca masturbarsi standosene seduto in disparte… abbastanza perverso eh? Non trovi?”
“Mooolto perverso…”
Si va avanti così fino alla casa di Sole, tra il divertimento di quest’ultima e mio e l’imbarazzo compiaciuto del cliente.
Quando Sole ci invita a salire da lei per bere qualcosa, accetto di buon grado, ma non prima di aver trovato il modo di sussurrare all’orecchio del clente “Tu adesso vai a casa, cornuto, io mi sa che mi trattengo un po’ da lei… magari ci scappa pure un’ultima scopatina…”
“Senti… so che magari è una richiesta un po’ strana, però voglio fartela lo stesso…”
È un tipo abbastanza prevedibile nei suoi gusti, niente di particolarmente trasgressivo, di solito. Inoltre paga bene, sempre almeno il 50% in più di quello che gli chiedo, ragione per la quale ascolto più che volentieri la sua proposta.
“So che ti suonerà strano… ma io la proposta te la faccio lo stesso, ok?”
“Ma figurati… lo sai che a me puoi confidare tutto, no?” Faccio io, cercando già di calcolare mentalmente quanto potrei chiedergli in più rispetto alla solita tariffa per soddisfare la sua nuova, finora non confessata, fantasia (lo so è da avide puttane comportarsi così, ma non è esattamente quello che sono, in fondo?).
“Il fatto è che…” deglutisce, prima di continuare, evidentemente si vergogna di ciò che sta per chiedere, “Il fatto è che mi piacerebbe…” s’interrompe di nuovo…
E forzaaa! Non ho mica tutta la sera da perdere dietro alle *** fantasie, Cazzo!!! Se hai qualcosa da chiedere, chiedila, altrimenti vedi di andartene… e rapidamente, anche!
Questo è quello che vorrei dirgli, ma, ovviamente, mi limito a starmene lì, in attesa, con un rassicurante sorriso sul volto.
“Il fatto è che… ultimamente avrei questo fetish sull’essere fatto cuckold…”
Ok, non me l’aspettavo. Finora non mi aveva dato il minimo indizio a riguardo. Mi aspetto che a questo punto mi chieda di fottergli la moglie. E’ abbastanza rara, come richiesta, ma mi è già capitata. Niente di realmente nuovo. Me ne rimango zitta in attesa che continui.
“Ecco… mi chiedevo se ti andasse di aiutarmi.”
“Beh, nessun problema, tranquillo, l’importante è che tua moglie sia d’accordo…”
“Mia moglie?? Ma no… io non sono sposato! Non lo sono mai stato!”
“Ma… allora…?” Comincio a non seguirlo più tanto, lo ammetto.
“In questo caso… mia moglie… dovresti essere tu!
“Ah!... e come, se posso?”
“La mia fantasia contemplerebbe che io sia sposato ad una donna che di nascosto si prostituisce alle mie spalle, io ne vengo a conoscenza e la seguo…”
“Non sono sicura di comprendere bene cosa dovrei fare io…”
Mi fa cenno di ascoltare quello che ha da dire e, scuotendo la testa, continua “Vedi… nella mia fantasia io la seguirei mentre esce la sera e mi accorgerei che, invece di recarsi al suo turno di notte come infermiera all’ospedale di zona, si prostituisce in strada, pronta a soddisfare i più laidi desideri degli occasionali clienti!”
“E… quindi?” Faccio io, interdetta.
“E quindi ti pagherei per permettermi di osservarti mentre adeschi occasionali clienti in strada e ti apparti con loro per consumare… Per me sarebbe come se tu fossi veramente mia moglie… nella mia fantasia saresti mia moglie che mi tradisce prostituendosi in strada…”
Finora sono rimasta a bocca aperta ad ascoltarlo, imbambolata quasi. Mi riprendo di colpo.
“Ma non se ne parla nemmeno! Ma lo sai che razza di pericoli si corrono in strada!? Clienti incontrollati, racket, gelosie professionali!!!”
“Scusami… era solo una proposta… credevo che per te non fosse un problema, scusami… Ti avrei pagata bene, per il disturbo…”
Sono incrollabilmente intenzionata a rifiutare. Finora non sono mai scesa in strada a vendere il culo: troppo umiliante e pericoloso. Non è da me. Certo che quel “pagata bene” mi incuriosisce… Ok, sentiamo di quanto essere “pagata bene” si tratta… così… tanto per sapere…
“E, secondo te, quanto sarebbe adeguato pagare bene una cosa del genere?”
“Beh… pensavo di darti il doppio di tutto quanto avessi guadagnato a fine serata…”
Però… il doppio eh? Faccio mentalmente due calcoli…
“Il triplo o non se ne fa niente!”
“Il triplo allora. Affare fatto.” Non ha esitato. Peccato, mi maledico per non aver chiesto il quadruplo.
“Ok, come funzionerebbe, in pratica?”
“Ti passo a prendere di sera, diciamo verso le 23, e ti porto sulla Salaria, lì scendi e ti metti a battere mentre io sto parcheggiato in disparte e guardo mentre ti fai rimorchiare dai clienti. A fine serata, diciamo verso le 3 di notte, ti riprendo e ti porto a casa. Quello che hai guadagnato hai guadagnato, io te lo ripago altre tre volte, ok?
“Aspè… avrei qualche obiezione in merito… Innanzitutto chi mi dice che a fine serata vada tutto come dovrebbe e invece non mi lasci lì e te ne vai? Devi versarmi almeno 500 € a garanzia… seconda cosa: sulla Salaria ci sono le nigeriane di solito, tutte donne biologiche… non va bene. Il posto lo scelgo io, deve essere frequentato da trans, come me. Via Palmiro Togliatti oppure verso l’Eur potrebbe andare bene. Terzo, se le cose per un qualsiasi motivo dovessero mettersi male per me, tu intervieni e mi porti via all’istante. La cosa ti costerà comunque 300 €. Ti sta bene?”
Ci pensa su qualche secondo soltanto, poi accetta. Restiamo d’accordo per il prossimo venerdì sera.
*****
Per tutta la settimana non faccio altro che chiedermi se abbia fatto bene ad accettare o meno. Da un lato si tratterebbe di un guadagno potenzialmente fuori dal normale, dall’altro la cosa presenta molti rischi. Non a caso finora non ho mai preso in considerazione l’idea di battere in strada come molte mie simili fanno abitualmente. La cosa però mi stuzzica, in fondo in fondo.
Ho preso informazioni su quale potrebbe essere il posto più indicato per non andare incontro a problemi. Tutte le amiche che ho interpellato sono state concordi nell’indicarmi una zona nella quale, sia pur a discapito di un traffico minore rispetto a quello di posti più universalmente conosciuti, non dovrebbero presentarsi problemi. Mi sono anche cautelata nel caso in cui, diversamente da quanto stabilito col cliente, dovessi essere abbandonata lì al termine della serata. Ho infatti con me il numero di un tizio che per pochi soldi fornisce un servizio di “taxi” a qualunque ora del giorno e della notte, per le mie “colleghe”.
Arriva venerdì sera e mi preparo per la notte da prostituta di strada: Tacchi altissimi, autoreggenti a rete, minigonna inguinale e bolerino che lascia scoperto l’ombelico. Niente intimo. Non conto di averne bisogno. Nella borsetta fazzolettini umidificati, una dozzina di condoms, rossetto per i ritocchi, cellulare e chiavi di casa.
Intanto che aspetto con un po’ di apprensione le 23, sono più volte tentata di declinare all’ultimo momento, inventando una scusa qualsiasi. Più che la prospettiva di un lauto guadagno però, è la trasgressività della situazione in sé a darmi il coraggio necessario per andare fino in fondo. Battere in strada, lo ammetto, è sempre stato un mio assoluto fetish, anche se non ne ho mai avuto il coraggio e questa sembra essere la situazione ideale per realizzare questa mia fantasia proibita Suona il citofono.
Sono in auto col cliente, diretta verso una traversa della via Aurelia, il luogo indicatomi dalle mie amiche. Appena dentro il Grande Raccordo Anulare, ma praticamente in campagna. Pare che lì “l’offerta” sia mista: donne biologiche e trans, senza particolari problemi territoriali da dover rispettare. Il posto pare sia anche ben fornito di viuzze laterali senza uscita nelle quali portare i clienti a “consumare” senza pericolo di essere sorpresi da auto di passaggio. Il luogo ideale insomma. Unico neo: il non elevato traffico notturno.
Il cliente è eccitato almeno quanto me, è percepibile. Ci tiene ad interpretare il suo ruolo di “marito cornuto”, rivolgendosi a me per tutto il tempo con termini quali “cara”, “amore”, “tesoro”. Arriva fino al punto di fingere di dover accompagnarmi al lavoro (l’ospedale di cui sopra) e a darmi il bacetto sulla guancia con la raccomandazione di fare la brava fino a quando non verrà a riprendermi alla fine del turno.
Scegliamo un posto in cui, parcheggiato a bordo strada, potrà avere una perfetta visione dei clienti che mi rimorchieranno. Scendo dall’auto e, spostatami di una ventina di metri, inizio a passeggiare su e giù…
Ammetto di essere un po’ intimorita. Mi sento vulnerabile come mai prima d’ora. E’ una situazione del tutto inusuale e assolutamente nuova per me.
In effetti, come previsto, le macchine in transito sono rarissime, qualcuna rallenta, ma la maggioranza fila via come niente fosse. Più avanti rispetto a me, dall’altro lato della strada, distinguo due ragazze di colore che ingannano il tempo al cellulare oppure parlando tra loro a voce alta in una lingua che non comprendo. Sembrano a loro agio. Di tanto in tanto accennano a un passo di danza, in concomitanza al passaggio di qualche auto, ridendo poi tra loro. Mi ignorano completamente.
Nella prima mezz’ora, dal loro lato della strada, si fermano quattro o cinque macchine, salgono a bordo una volta ciascuna. Vedo i fari delle auto che le hanno caricate svoltare, una alla volta, in una viuzza laterale per poi spegnersi. Si riaccendono dopo un dieci minuti per poi sfrecciare via. Ogni volta la ragazza torna a piedi, aggiustandosi l’abito, e riprende il suo posto. Dal mio lato non si è ancora fermato nessuno.
Mi sono spinta di qualche passo avanti verso la carreggiata, per mettermi meglio in mostra, ma comincio a pensare che dovrò accontentarmi di guadagnare i 300 euro pattuiti per la serata persa. Inizio pure a sentire freddo. Immagino la frustrazione del mio amico seduto nella sua auto, nell’assistere a questo nulla di fatto.
Un’auto che era passata però, percorsi un centinaio di metri, rallenta, mette la freccia e fa inversione ad U. Torna verso di me.
Quando è alla mia altezza rallenta, si ferma e abbassa il finestrino. Mi avvicino e mi faccio vedere.
“Quanto prendi?” Fa il tizio massiccio sulla cinquantina che si trova al volante.
“Faccio tutto per 50, solo bocca 30” Rispondo io che ho pronta la risposta da tutta la sera.
“Ok, salta su.”
Faccio lentamente il giro dell’auto per salire al posto del passeggero, sculettando in maniera accentuata. Apro lo sportello e mi siedo accanto a lui. L’auto sa di fumo stantio e il tizio non è certo un bocconcino: è quasi calvo, decisamente sovrappeso e sudaticcio. Gli sparo un sorriso ammaliante facendo cenno di girare nella viuzza in cui prima ho visto appartarsi le due tipe coi rispettivi clienti. Mi accorgo che, proprio mentre stavo salendo, un’altra auto aveva rallentato. Dannazione! Niente per quasi un’ora e poi due assieme! Grrr…
Imboccata la viuzza, dopo pochi metri, il tizio spegne luci e motore e, senza dire una sola parola, si mette una mano in tasca e mi porge un biglietto da cinquanta tutto spiegazzato, poi inizia a slacciarsi la cintura. Metto i 50 nella borsetta e prendo un condom. Lo apro e aspetto che abbia finito di tirarsi fuori l’uccello dai pantaloni. E’ barzotto, di dimensioni medie… niente di che, insomma, ma almeno non emana odori sgradevoli. Gli poggio il preservativo in punta al cazzo e mi chino a srotolarglielo lungo l’asta direttamente con la bocca. Sembra apprezzare perché di colpo gli diventa duro come la pietra. Inizio a fare su e giù con la testa.
E’ la mia prima marchetta in strada e mi sento emozionata al pensiero. Mentre glielo pompo mi tira su la mini con la mano destra e senza tante cerimonie inizia a tastarmi lascivamente il culo. Vado avanti così per un po’ ma inizio a valutare che, a causa della sua corporatura, difficilmente riuscirà a montarmi, dentro questa utilitaria, per cui gli chiedo:
“Come vuoi farlo? Vuoi che ti venga sopra io?”
“No. Scendi che lo facciamo sul cofano!”
“Ok…”
Faccio come dice, scendo e mi poggio a pancia in giù sul cofano, culo nudo in aria. E’ alle mie spalle e sento che si smanetta un po’ prima di poggiarmelo contro il buco. Prima di uscire di casa lo ho lubrificato perbene e non ci sono problemi quando me lo spinge dentro con un unico fluido movimento. Inizia a stantuffarmi.
Lo sento ansimare sul mio collo mentre mi schiaccia con tutto il peso sul cofano ancora caldo, montandomi da dietro con foga. Questione di qualche minuto appena e lo sento grugnire mentre si svuota dentro di me, poi si sfila, si tira su i calzoni e, prima di chiedermi se voglio essere riaccompagnata, mi molla uno schiaffettone sul culo nudo prima di darmi un’amichevole strizzatina di palle da sotto, mi bacia sulla guancia, monta in macchina e se ne va. Torno al mio posto sulla strada facendo attenzione a non inciampare sui miei tacchi per via della strada sconnessa e della scarsa illuminazione.
Mentre riguadagno la mia postazione ho tutto il tempo per lanciare uno sguardo al mio accompagnatore, nella sua auto. Non riesco a distinguerlo bene, ma, dal movimento che percepisco, ho l’impressione che si stia masturbando. Sono contenta che stia divertendosi.
Il secondo cliente della serata è un quarantenne alla guida di una bella macchina sportiva. Mi paga per il servizio completo ma sin da subito è evidente che il suo cazzetto moscio non sarà mai in grado di mantenere quel minimo di rigidità necessaria ad infilarmelo dentro. Lo lavoro a lungo di bocca, ma ho il mio bel daffare per farglielo indurire. Alla fine mi tocca tirargli una sega per farlo venire. Mi ringrazia comunque a lungo e mi chiede il numero di telefono.
Il terzo finalmente è un ragazzo giovane, ha un bel cazzo e ci sa fare. Scopiamo in macchina, selvaggiamente e a lungo. Torno a piedi anche stavolta. A gambe larghe però…
Al quarto mi limito a fare un pompino come richiesto. Viene subito, ma vuole parlare un po’. Ci fumiamo una sigaretta assieme prima di salutarci.
Quando torno indietro, sulla strada lo scenario è cambiato. Le due ragazze non ci sono più e il loro posto è stato preso da due vistosissime trans, seminude e con tette enormi in bella vista. Mi fanno un cenno di saluto, cui rispondo con un sorriso imbarazzato.
Dev’essere passata l’una di notte e, contrariamente a quanto mi sarei aspettata, il traffico è aumentato. Probabilmente si tratta di abitué in cerca di trasgressione. Meglio così.
Sia io che le mie colleghe non facciamo in tempo a tornare alle nostre postazioni che veniamo caricate di nuovo. Soddisfo altri tre clienti in meno di un’ora, servizio completo. Oramai mi sento completamente aperta e sotto un certo aspetto è meglio così, rapporti più veloci e meno problematici. Contrariamente a ciò che accade quando lavoro in casa, mi vengono praticamente richieste prestazioni unicamente passive. Solo un cliente mi chiede di penetrarlo, ma, percependo il mio scarso entusiasmo per quel tipo di prestazione, cambia idea e si limita a toccarmelo un po’ mentre mi scopa alla pecorina.
E’ molto tardi adesso e sto aspettando che si facciano le tre, ora concordata per il rientro col mio amico. Le auto di passaggio si sono diradate al massimo, una delle mie colleghe ha preso un passaggio e ci ha salutato. Rimaniamo io e l’altra. Ne approfitto per studiarla meglio. Porto tacchi più alti dei suoi ma mi sovrasta di almeno dieci centimetri. Gambe lunghissime, culo prepotente e almeno una 5a di tette. Quel poco di abbigliamento che aveva indosso prima lo ha tolto quasi del tutto, infilandone i pezzi nella borsa che porta con sé. E’ praticamente nuda. Di tanto in tanto, alle rare auto di passaggio, arriva addirittura a mostrare la sorta di proboscide che ha tra le gambe. Ce l’ha più lungo da moscio di quanto sia il mio in erezione.
Sembra simpatica, dimena le curve ascoltando musica nelle cuffiette e, grazie all’allegria che emana, mi aiuta a sopportare l’indolenzimento che inizio a sentire per via dello stare in piedi così a lungo in queste scomode scarpe da troia.
“Oi… amor… sei nuova? E’ la prima volta che ti vedo qui…”
“Ehm si… ma sono qui solo per questa sera…”
“Tranquilla, non c’è problema… questo posto è sicuro. Veniamo tutte qui apposta per non avere problemi… quelle di noi che non hanno un posto fisso, intendo.”
Ha un accento sudamericano, ma parla bene l’italiano, è amichevole e mi sta istintivamente simpatica.
“Si, infatti… me lo avevano detto”
“Dove lavori tu, di solito?”
“In casa, zona Cassia…”
“Cassia? Davvero?? Anche io abito lì vicino, zona Due Ponti…”
E’ una zona in cui abitano diverse mie colleghe, la conosco.
“Ah si… siamo in molte, in quella zona…”
“Ascolta… visto che andiamo da quella parte tutt’e due, ti andrebbe di chiamare un taxi e dividere la spesa? Ci stai?”
“Possiamo fare di meglio…aspettami solo un attimo…”
Attraverso la strada e mi dirigo verso la macchina del mio amico. Deve essersi sfinito di seghe perché lo trovo appisolato. Mi tocca bussare al fiestrino per svegliarlo.
“Ascolta… sono le tre e io avrei finito. Come avrai notato ho avuto un bel po’ da fare… Ho alzato 330 € e, secondo i nostri patti, dovresti darmi 3 volte tanto”
Fa una faccia preoccupata, evidentemente non si aspettava che potessi guadagnare tanto in una sola serata.
“Tranquillo” continuo “mi accontento di quelli che mi hai già dati, però devo chiederti un favore…”
“Si, certo… quello che vuoi…”
“Dovresti accompagnare a casa, oltre me, anche la mia amica lì…” faccio, indicandogli la mia statuaria collega “…è un problema?”
“No no… figurati!” Si affretta a rispondere lui, felice di cavarsela con così poco.
“Aspettami, allora, che la chiamo…”
Torno dalla mia nuova amica. “Senti…scusa non so ancora il tuo nome…”
“Sole”
“Bene Sole, ho un amico che deve accompagnarmi a casa, se vuoi ti diamo un passaggio…”
“Magari! Grazie!”
“Andiamo allora.”
Fatte le presentazioni, aspettando che lei si rivesta un minimo, trovo il modo di scambiare due parole col mio cliente “Allora? Ti sei divertito? L’hai trovata umiliante come volevi. questa esperienza?”
“Si, bellissima… ogni volta che ti vedevo salire in una macchina mi veniva duro e mi dovevo toccare, sai?
“Avevo notato, in effetti… E ti andrebbe di essere umiliato ancora un po? Offre la casa…”
Annuisce timidamente, non sapendo bene cosa aspettarsi.
Lo capisce meglio quando, durante il viaggio di ritorno, lo metto al centro della conversazione tra me e Sole:
“Sai Sole, il mio amico qui è un guardone e un segaiolo… stasera voleva assolutamente sperimentare cosa prova un cuckold a spiare la sua donna che si fa rimorchiare da altri uomini per scopare a pagamento mentre a lui tocca masturbarsi standosene seduto in disparte… abbastanza perverso eh? Non trovi?”
“Mooolto perverso…”
Si va avanti così fino alla casa di Sole, tra il divertimento di quest’ultima e mio e l’imbarazzo compiaciuto del cliente.
Quando Sole ci invita a salire da lei per bere qualcosa, accetto di buon grado, ma non prima di aver trovato il modo di sussurrare all’orecchio del clente “Tu adesso vai a casa, cornuto, io mi sa che mi trattengo un po’ da lei… magari ci scappa pure un’ultima scopatina…”
6年前