Amornudo
Ci conoscemmo alla fine del febbraio 2012, poco dopo quella grande nevicata, e forse è per questo che abbiamo sentito così forte il bisogno di scaldarci l'uno con l'altro. Quando arrivò la bella stagione eravamo molto più che amici, ma ciascuno si teneva i propri fantasmi chiusi nel cuore, dove pure nascondeva la scintilla di un sentimento che entrambi avevamo paura di tornare a provare. Un giorno di giugno decidemmo di andarcene al mare.
Voleva che lo portassi a Sabaudia, dove da ragazzo andava in campeggio con gli zii ed io, che a Sabaudia non ero mai stato, accettai la proposta. Erano già le tredici quando arrivammo, il sole sfogava tutta la sua focosa rabbia e si incaponiva particolarmente su di noi: sprovveduti bagnanti senza ombrellone. In quel calore asfissiante il costume che indossavo mi infastidiva terribilmente: asciutto mi faceva sudare, bagnato si appiccicava alla sabbia e alla mia pelle. Per quanto bella sia quella spiaggia e azzurro il suo mare, io ci stavo male. Non potevano neanche scambiarci qualche carezza, circondati come eravamo da famiglie e bambini a cui non ci sentivamo di dare il buon esempio, ma per farlo contento ho resistito finché potuto.
Quaranta minuti dopo eravamo in macchina alla ricerca dei famigerati Trecento Scalini. Avevo una vaga idea di dove si trovassero, ma anche il numero di un amico che seppe spiegarmelo con molta più precisione.
Per me fu una sorpresa, davvero non immaginavo che la spiaggia dell'Arenauta fosse quella meraviglia che è. Mi sfilai il costume e presi a coprire di baci il mio amico perché mi perdonasse di averlo sequestrato alla sua cara Sabaudia.
削除済み
Lui, il suo boxer, non voleva proprio metterlo via, però era felice di poter ricambiare i miei baci e le mie carezze. Tra quegli esseri nudi (che dovevano forse sembrargli dei buffi alieni) non si sentiva più intimidito e poteva lasciarsi andare. Riconobbe una sua ex compagna scuola e quella, tutta fiera nella sua tenuta adamitica, venne a salutarci, ci diede informazioni sul posto, ci indicò il sentiero alternativo per evitare il pedaggio.
Era ormai l'ora del congedo del sole. Prima di risalire chiesi alla nostra amica di s**ttarci una foto. È la prima foto che abbiamo insieme: io nudo che sorrido (come raramente faccio in foto), lui impacciato, con i suoi boxer lunghi fino al ginocchio, le gote rosse come un bimbo vergognoso, sullo sfondo c'è il mare e il promontorio con la vecchia torre di avvistamento.
Sulla strada del ritorno, lo canzonavo un poco per il suo imbarazzo. Quando arrivammo sotto casa sua stavamo parlando delle nostre timidezze:
- Io ero così timido che non parlavo mai con nessuno, stavo sempre in casa. Un giorno mi feci forza e scesi giù, c'erano dei ragazzi a giocare nel cortile, ma io invece di unirmi a loro mi sedetti su quella panchina a guardali per ore senza riuscire a rivolgerli una sola parola.
- A me una volta mamma comprò una tuta da ginnastica viola e verde che mi piaceva molto, ma un amico maligno commentò che era una tuta “da femmina”, e io mi vergognavo così tanto quando dovevo metterla che mi venivano le nausee.
- Io una volta citofonai alla mia amica che abitava lì al sesto piano, ma c'era la mamma in casa, e io non volevo salire, dovette scendere giù lei a prendermi.
- Da ragazzo scrivevo poesie. Una volta venne a trovarci una zia scrittrice, visto che mamma le aveva parlato dei miei “componimenti”, mi chiese di poterli leggere. Ma io mi vergognavo così tanto che mi rifiutai, e me ne sono sempre pentito.
Accesi un'altra sigaretta
- Lo sai? Da quando pratico il nudismo ho smesso dall’essere ossessionato dal come mi vedono gli altri. Tutti hanno una debolezza, una paura, uno spazio intimo e privato da difendere. Se sto nudo in mezzo agli altri non è perché non abbia pudore, ma perché ho capito che tutti hanno il proprio. E così ho imparato ad accettare i miei difetti e le mie oscurità, come ho imparato ad accettare quelle degli altri. Spero che a te capiti lo stesso.
La settimana seguente eravamo pronti a partire di nuovo. Lui non voleva affrontare di nuovo tutti quegli scalini ma, siccome macchina e benzina erano a carico mio, tornammo di nuovo ai Trecento. Stavolta ero intenzionato a tentare di tutto pur di convincerlo a togliersi il costume. Cominciai con le buone, ma visto che non ottenevo niente, provai con quelle ancora più buone: uscito dall'acqua andai a sdraiarmi su di lui regalandogli un bacio, mi cinse le braccia al collo per rubarmene un altro ed io, che tenevo le mani su i suoi fianchi, con un rapido gesto gli sfilai l'odioso indumento. In realtà non oppose una gran resistenza, anzi, sembrava che non aspettasse altro. Ora sì che era bello, ci scambiammo ancora qualche carezza poi ci appisolammo l'uno accanto all'altro. Destatomi mi tuffai in acqua, allontanandomi dalla riva a grandi bracciate. A largo si può ammirare uno splendido paesaggio, le montagne sembrano sporgersi sul mare come per specchiarsi in esso, la statale e i suoi rumori si perdono nella macchia mediterranea, il vento e le onde poi, ne cancellano le ultime tracce. Tornai a riva esibendomi in un faticoso delfino.
Mentre riprendevo fiato sul bagnasciuga, la mia attenzione venne attratta dalla bellezza di uomo che camminava nudo sulla spiaggia, si fermò a chiedere ad un bagnante di accenderli una sigaretta, il cuore mi balzò in gola: quell'uomo era mio Dodi! Ora lo riconoscevo, quella camminata così disinvolta mi aveva tratto in inganno. Avevo creato un nuovo naturista!
Appena avevamo un giorno libero tornavamo alla nostra spiaggia evitando con cura i week end, Dodi si lamentava per i gradini (divenuti in quel periodo il suo incubo più ricorrente), e per il sole che picchiava troppo forte e per la strada troppe curve... ma poi appena arrivati, riponeva il suo costume nello zaino per ripescarlo solo all'ora del tramonto. L'estate volgeva al termine.
Un sera di ottobre tornammo verso al mare, ci fermammo sulla piazzola proprio al di sopra della nostra spiaggia ad aspettare il tramonto:
- Non vedo l’ora che torni l’estate prossima. Mi disse.
Tra le persone che ho amato Dodi è la sola con cui abbia condiviso così pienamente la passione per il nudismo ed è l’unica persona con cui abbia instaurato un rapporto basato sulla sincerità. Abbiamo deciso di non mentirci mai, e piano piano abbiamo cominciato a tirar fuori dagli armadi scheletri e altri relitti e li abbiamo dato fuoco. Abbiamo avuto il coraggio di metterci a nudo l’un d’avanti l’altro, non solo nel corpo ma anche nell’anima. Ho potuto aiutarlo a dissipare le sue paure e lui mi ha insegnato a vincere i miei dubbi e le mie incertezze e così continuiamo a vivere questo amore in piena nudità.
di Gianni Ginestra
Racconto pubblicato sull'antologia IL SOLE è NUDO edito da Braviautori
Voleva che lo portassi a Sabaudia, dove da ragazzo andava in campeggio con gli zii ed io, che a Sabaudia non ero mai stato, accettai la proposta. Erano già le tredici quando arrivammo, il sole sfogava tutta la sua focosa rabbia e si incaponiva particolarmente su di noi: sprovveduti bagnanti senza ombrellone. In quel calore asfissiante il costume che indossavo mi infastidiva terribilmente: asciutto mi faceva sudare, bagnato si appiccicava alla sabbia e alla mia pelle. Per quanto bella sia quella spiaggia e azzurro il suo mare, io ci stavo male. Non potevano neanche scambiarci qualche carezza, circondati come eravamo da famiglie e bambini a cui non ci sentivamo di dare il buon esempio, ma per farlo contento ho resistito finché potuto.
Quaranta minuti dopo eravamo in macchina alla ricerca dei famigerati Trecento Scalini. Avevo una vaga idea di dove si trovassero, ma anche il numero di un amico che seppe spiegarmelo con molta più precisione.
Per me fu una sorpresa, davvero non immaginavo che la spiaggia dell'Arenauta fosse quella meraviglia che è. Mi sfilai il costume e presi a coprire di baci il mio amico perché mi perdonasse di averlo sequestrato alla sua cara Sabaudia.
削除済み
Lui, il suo boxer, non voleva proprio metterlo via, però era felice di poter ricambiare i miei baci e le mie carezze. Tra quegli esseri nudi (che dovevano forse sembrargli dei buffi alieni) non si sentiva più intimidito e poteva lasciarsi andare. Riconobbe una sua ex compagna scuola e quella, tutta fiera nella sua tenuta adamitica, venne a salutarci, ci diede informazioni sul posto, ci indicò il sentiero alternativo per evitare il pedaggio.
Era ormai l'ora del congedo del sole. Prima di risalire chiesi alla nostra amica di s**ttarci una foto. È la prima foto che abbiamo insieme: io nudo che sorrido (come raramente faccio in foto), lui impacciato, con i suoi boxer lunghi fino al ginocchio, le gote rosse come un bimbo vergognoso, sullo sfondo c'è il mare e il promontorio con la vecchia torre di avvistamento.
Sulla strada del ritorno, lo canzonavo un poco per il suo imbarazzo. Quando arrivammo sotto casa sua stavamo parlando delle nostre timidezze:
- Io ero così timido che non parlavo mai con nessuno, stavo sempre in casa. Un giorno mi feci forza e scesi giù, c'erano dei ragazzi a giocare nel cortile, ma io invece di unirmi a loro mi sedetti su quella panchina a guardali per ore senza riuscire a rivolgerli una sola parola.
- A me una volta mamma comprò una tuta da ginnastica viola e verde che mi piaceva molto, ma un amico maligno commentò che era una tuta “da femmina”, e io mi vergognavo così tanto quando dovevo metterla che mi venivano le nausee.
- Io una volta citofonai alla mia amica che abitava lì al sesto piano, ma c'era la mamma in casa, e io non volevo salire, dovette scendere giù lei a prendermi.
- Da ragazzo scrivevo poesie. Una volta venne a trovarci una zia scrittrice, visto che mamma le aveva parlato dei miei “componimenti”, mi chiese di poterli leggere. Ma io mi vergognavo così tanto che mi rifiutai, e me ne sono sempre pentito.
Accesi un'altra sigaretta
- Lo sai? Da quando pratico il nudismo ho smesso dall’essere ossessionato dal come mi vedono gli altri. Tutti hanno una debolezza, una paura, uno spazio intimo e privato da difendere. Se sto nudo in mezzo agli altri non è perché non abbia pudore, ma perché ho capito che tutti hanno il proprio. E così ho imparato ad accettare i miei difetti e le mie oscurità, come ho imparato ad accettare quelle degli altri. Spero che a te capiti lo stesso.
La settimana seguente eravamo pronti a partire di nuovo. Lui non voleva affrontare di nuovo tutti quegli scalini ma, siccome macchina e benzina erano a carico mio, tornammo di nuovo ai Trecento. Stavolta ero intenzionato a tentare di tutto pur di convincerlo a togliersi il costume. Cominciai con le buone, ma visto che non ottenevo niente, provai con quelle ancora più buone: uscito dall'acqua andai a sdraiarmi su di lui regalandogli un bacio, mi cinse le braccia al collo per rubarmene un altro ed io, che tenevo le mani su i suoi fianchi, con un rapido gesto gli sfilai l'odioso indumento. In realtà non oppose una gran resistenza, anzi, sembrava che non aspettasse altro. Ora sì che era bello, ci scambiammo ancora qualche carezza poi ci appisolammo l'uno accanto all'altro. Destatomi mi tuffai in acqua, allontanandomi dalla riva a grandi bracciate. A largo si può ammirare uno splendido paesaggio, le montagne sembrano sporgersi sul mare come per specchiarsi in esso, la statale e i suoi rumori si perdono nella macchia mediterranea, il vento e le onde poi, ne cancellano le ultime tracce. Tornai a riva esibendomi in un faticoso delfino.
Mentre riprendevo fiato sul bagnasciuga, la mia attenzione venne attratta dalla bellezza di uomo che camminava nudo sulla spiaggia, si fermò a chiedere ad un bagnante di accenderli una sigaretta, il cuore mi balzò in gola: quell'uomo era mio Dodi! Ora lo riconoscevo, quella camminata così disinvolta mi aveva tratto in inganno. Avevo creato un nuovo naturista!
Appena avevamo un giorno libero tornavamo alla nostra spiaggia evitando con cura i week end, Dodi si lamentava per i gradini (divenuti in quel periodo il suo incubo più ricorrente), e per il sole che picchiava troppo forte e per la strada troppe curve... ma poi appena arrivati, riponeva il suo costume nello zaino per ripescarlo solo all'ora del tramonto. L'estate volgeva al termine.
Un sera di ottobre tornammo verso al mare, ci fermammo sulla piazzola proprio al di sopra della nostra spiaggia ad aspettare il tramonto:
- Non vedo l’ora che torni l’estate prossima. Mi disse.
Tra le persone che ho amato Dodi è la sola con cui abbia condiviso così pienamente la passione per il nudismo ed è l’unica persona con cui abbia instaurato un rapporto basato sulla sincerità. Abbiamo deciso di non mentirci mai, e piano piano abbiamo cominciato a tirar fuori dagli armadi scheletri e altri relitti e li abbiamo dato fuoco. Abbiamo avuto il coraggio di metterci a nudo l’un d’avanti l’altro, non solo nel corpo ma anche nell’anima. Ho potuto aiutarlo a dissipare le sue paure e lui mi ha insegnato a vincere i miei dubbi e le mie incertezze e così continuiamo a vivere questo amore in piena nudità.
di Gianni Ginestra
Racconto pubblicato sull'antologia IL SOLE è NUDO edito da Braviautori
6年前