Margherita e quel sacripante di suo figlio

“Mi chiamo Margherita, ho 54 anni. Sono alta 1 metro e 59, peso 52 kg ed ho i capelli lunghi, neri e ricci. Anche i miei occhi sono neri. Porto una quarta misura di seno ed il 37 di scarpe. Ho dei bei piedi, che curo molto, dei quali vado parecchio orgogliosa.
Caratterialmente sono una donna premurosa, apprensiva, disponibile.
Ho un figlio di 26 anni, di cui non dirò il nome, che vive con me. E' un gran bel ragazzo, alto più di un metro e ottanta e col fisico sportivo.”
Questo diceva di se la mia amica Margherita.
Non tanto alta, bruna e formosa al punto giusto, Margherita portava splendidamente i suoi 54 anni.
Infelicemente sposata con un uomo dispotico e arrogante, Margherita trovava spesso conforto tra le braccia di qualche giovane uomo capace di stimolare la sua prorompente e mai sopita femminilità, e quando le capitava l'occasione non disdegnava neppure le dolci carezze di qualche giovane amica.
Suo figlio, di cui non dirò il vero nome, ma che per comodità chiameremo Beppe, nutriva nei suoi confronti un amore perfino esagerato, un amore che andava ben oltre quello normalmente esistente tra una madre ed il frutto del proprio seno. Per dirla tutta, Beppe ne era profondamente innamorato.
La donna, perfettamente a conoscenza del sentimento che il proprio figlio provava nei suoi confronti, viveva quella pericolosa situazione in maniera ambivalente. Da un lato se ne sentiva lusingata: che un bel giovanotto come suo figlio potesse provare interesse per lei, una donna matura, non poteva che farle piacere; ma, d'altro canto, era anche un poco preoccupata dagli sviluppi incontrollati che quella situazione avrebbe potuto assumere.
Lei aveva ormai una età nella quale si è in grado di gestire i propri desideri e le proprie passioni, ma il suo Beppe, il suo adorato e amatissimo Beppe, aveva solo ventisei anni ed era in quella fase della vita in cui il ****** ribolle e gli ormoni rischiano di prendere il sopravvento sulla ragione.
Margherita non era una moralista, tutt'altro; amava la vita ed ogni sua manifestazione positiva, incluso il sesso, che praticava piuttosto liberamente; ma un conto era fare sesso con degli uomini o delle donne che le piacevano, tradendo senza rimorso alcuno quel marito arrogante e prepotente che ormai non si accorgeva quasi più della sua presenza, e ben altra cosa sarebbe stata dare libero sfogo all'interesse che il proprio figlio manifestava sempre più apertamente nei suoi confronti.
Eppure, nonostante tutte le sue remore ed i suoi timori, non sempre le riusciva di tenere a bada il suo Beppe che, dal canto suo, non perdeva nessuna occasione per approfittare della presenza della madre per stringerla a se, baciarla teneramente ed accarezzarla.
D'altronde non era facile per lei saper distinguere delle normali manifestazioni di amore filiale da quelle, tutt'altro che normali, di desiderio sessuale. Quei baci sul viso e sul collo, erano i baci di un figlio o quelli di un amante appassionato? E quelle mani che correvano sul suo corpo percorrendone i contorni e trapassando quasi gli abiti, erano le tenere carezze di un figlio per la non più giovanissima madre, o i palpeggiamenti di chi quel corpo avrebbe desiderato spogliare e prendere con furia selvaggia?
Nel dubbio Margherita si lasciava baciare e carezzare, e anche quando le carezze si facevano decisamente un po troppo audaci per essere considerate delle semplici manifestazioni di affetto da parte di un ragazzo nei confronti della propria madre, lei lasciava correre.
In fondo che male ci può essere, mentiva a se stessa, se il mio ragazzo, il mio adorato Beppe, mi palpeggia un po? La verità, quella verità che lei non osava confessare neppure a se stessa, era che quei baci, quelle carezze e quei palpeggiamenti mascherati da manifestazioni di affetto a lei piacevano, e le piacevano anche parecchio.
D'altro canto non si sarebbero potuti spiegare diversamente quel languorino al basso ventre e quella sensazione di umido tra le gambe che le capitavano ogni volta che il figlio la stringeva a se, la baciava e la carezzava facendo scorrere le mani sul suo corpo. E, per quanto mentisse a se stessa, non poteva negare che le facesse parecchio piacere sentire quel coso duro che premeva contro il suo bacino ogni volta che Beppe l'abbracciava.
Ed era con un misto di preoccupazione e di malcelata soddisfazione, quando le manifestazioni di affetto si erano protratte più a lungo del solito e le mani di suo figlio avevano percorso con più ardore i contorni del suo corpo soffermandosi sulle curve generose del suo bel culo ancora sodo o sul suo seno ancora eretto e pieno, che notava quella macchia di umido allargarsi sul davanti dei calzoni del suo ragazzo che vedeva repentinamente allontanarsi imbarazzato e rosso in viso.
E per quale motivo, se non per stuzzicarlo, lasciava spesso distrattamente in giro la propria biancheria intima usata, ben sapendo che l'avrebbe ritrovata tutta imbrattata dallo sperma di suo figlio?
E, infine, per quale motivo, negli ultimi tempi Margherita aveva preso l'abitudine di girare per casa in sottoveste o con una vestaglietta mezza aperta che mostrava generosamente le sue forme ancora piacenti ed il suo seno prosperoso?
Il motivo, molto semplice, era che a Margherita faceva in fondo molto piacere che il suo Beppe smaniasse per lei e più di una volta, mentre si masturbava sul suo lettone, le era capitato di pensare con voluttà a quelle macchie che si allargavano sui calzoni di suo figlio ed aveva fantasticato, nell'atto di raggiungere l'orgasmo, di vederlo lanciare i suoi schizzi davanti a lei.
Una volta, in effetti, era successo, era riuscita a vedere il suo Beppe nell'atto di scaricare il proprio piacere lanciando lunghissimi e potentissimi schizzi di sperma bianco e spesso.
Era avvenuto un giorno in cui lui l'aveva trattata in maniera villana, rispondendo con insolenza ad una sua legittima richiesta di aiutarla a riordinare la cantina, e lei, con femminile malizia, aveva deciso di punirlo provocandolo pesantemente per poi sottrarsi quando lui, con una vistosa erezione che gli segnava in maniera assolutamente inequivocabile i calzoni, aveva cercato di stringerla a se.
Sapendo quanto il figlio fosse attratto dal suo rigoglioso seno, Margherita aveva fatto di tutto per stuzzicarlo sfilandosi il reggiseno e lasciando che le sue grosse poppe facessero continuamente capolino dalla scollatura del grembiule da casa che aveva volutamente lasciato semiaperto.
La divertiva notare come il figlio non si perdesse un solo movimento di quei meloni bianchi e lisci che si agitavano sotto il sottile cotone del suo grembiule e dello sguardo carico di desiderio che lanciava quando lei, fingendo di non accorgersene, lasciava che una delle sue poppe fuoriuscisse per un fugace attimo dalla scollatura mostrandosi in tutto il suo turgore, con il capezzolo rosa e largo che puntava all'insù.
E quando lui, frustrato dai vani tentativi di abbracciarla, era andato a rinchiudersi nel bagno con il pacco che pareva volergli far esplodere i calzoni, lei lo aveva spiato dal buco della serratura.
Ed era in quella occasione che lo aveva visto, seppure malamente, attraverso il buco della serratura, svuotarsi i testicoli scaricando nel lavandino una quantità impressionante di sperma che il suo giovane membro, ritto come un cero, lanciava a spessi fiotti che andavano a spiaccicarsi rumorosamente contro la ceramica rosa e contro lo specchio sovrastante mentre, con il viso affondato in un paio di slip della madre trovati nel cesto della biancheria sporca, ne aspirava profondamente l'odore.
Da allora quella immagine non l'aveva più abbandonata, e sebbene ne temesse le conseguenze, in cuor suo sapeva che, prima o poi, quell'esplosione di potenza maschile alla quale aveva assistito di nascosto sarebbe stata lei a provocarla direttamente.
E infatti, da quel giorno le sue resistenze si erano andate via via sempre più allentando; sempre più spesso si lasciava liberamente baciare da Beppe sul viso e sul collo; sempre più spesso gli chiedeva di massaggiargli i suoi bellissimi piedini, ben sapendo quanto lui ne fosse attratto, e sempre più spesso si lasciava toccare il sedere mentre lui, avvinghiato a lei, si strofinava contro il suo corpo facendole chiaramente percepire la potente erezione che portava dentro i calzoni fino a quando, ansimando silenziosamente, non si era completamente scaricato.
Certe sere, quando il marito era fuori città per lavoro, Margherita sedeva sul divano davanti al televisore acceso, e quando Beppe la raggiungeva si faceva massaggiare a lungo i suoi bellissimi e delicatissimi piedini, cui teneva tantissimo e che teneva sempre molto ben curati, lisci e morbidi.
Una sera, dopo averli carezzati e massaggiati più a lungo e con più sollecitudine del solito, Beppe se li mise in grembo e, chinatosi in avanti, prese a coprirli di baci.
Cosa stai facendo, sciocchino, protestò sua madre con scarsa convinzione e guardandosi bene dal cambiare posizione. I suoi piedi erano estremamente sensibili e quei baci delicati le stavano procurando piacere.
Non lo so mamma, le rispose lui, i tuoi piedini sono così belli che mi è venuta voglia di baciarli.
Se potessi me li mangerei, aggiunse poi, e subito dopo iniziò a leccarli.
Beppe, protestò Margherita con ancora meno convinzione di prima, non fare così, ti prego, mi stai turbando. Lo sai che i miei piedi sono molto sensibili.
Ma ormai Beppe si era lanciato e Margherita, incapace di trovare la forza per ribellarsi, si accomodò meglio sul divano sdraiandosi sulla schiena e lasciò che il figlio si dedicasse come meglio credeva ai suoi piedi.
Dopo averglieli leccati a lungo sopra e sotto, Beppe ne prese in bocca le dita, piccole, dritte e con le unghie lisce e perfettamente curate, ed iniziò a leccarle e a ciucciarle ad una ad una.
Margherita, mollemente adagiata sul divano, era ormai bagnata fradicia e ad un tratto temette di essere sul punto di venire. Suo figlio la stava facendo godere, e quando, sempre continuando a leccarle e a ciucciarle le dita dei piedi le sollevò il vestito e prese ad accarezzarle le cosce nude lei, invece di protestare, divaricò le gambe.
Godettero insieme, silenziosamente, fingendo entrambi di non accorgersi di quanto stava capitando all'altro.
Quando Beppe abbandonò i piedi della madre e si rialzò dal divano per dirigersi verso il bagno, una vistosa macchia scura segnava il davanti dei suoi calzoni; quanto a Margherita, cui occorse qualche istante per riprendersi dall'orgasmo che l'aveva squassata e che non aveva potuto manifestare liberamente, si ritrovò con le mutandine fradice e l'angoscia di avere permesso ai suoi sensi di dominare la sua volontà.
Quella notte, sola nel suo lettone, dovette masturbarsi a lungo prima di placare l'ondata di desiderio che ancora la pervadeva. E nell'atto di raggiungere i due orgasmi che si concesse prima di prendere finalmente sonno, nella sua mente si accavallarono il ricordo di quanto era successo poco prima sul divano e l'immagine del figlio che riversava nel lavandino del bagno i suoi potenti e lunghissimi getti di sperma.
Nei giorni seguenti Margherita non fece che ripensare all'episodio del divano, ed ogni volta si ritrovava con le mutandine bagnate e, quel che era peggio, lasciava che Beppe si prendesse sempre maggiori libertà; libertà che lei, ormai, incoraggiava quasi apertamente girando per casa sempre meno vestita e facendo di tutto perché il figlio le ronzasse attorno con quel pacco sempre ben in vista a deformargli il davanti dei calzoni.
L'episodio del divano si era ripetuto più volte, durante il pomeriggio, quando erano soli in casa, ed ogni volta era terminato nella stessa maniera, con lui che godeva nei pantaloni leccando e ciucciando i piedini della madre, e lei che si bagnava le mutandine fino a venire travolta da un potente orgasmo.
Ultimamente le cose erano anche andate talmente oltre che Margherita, oltre a farsi leccare e ciucciare i piedi e a lasciarsi carezzare le cosce nude, permetteva al figlio di infilarle anche una mano nella scollatura per palparle il seno.
Nonostante ciò continuavano a fingere di non sapere che con quei loro giochi riuscivano entrambi a raggiungere l'orgasmo, e lei continuava a fingere di non accorgersi di quelle macchie sempre più larghe che segnavano i calzoni del figlio quando si alzava dal divano. E lui, dal canto suo, fingeva di non accorgersi dell'ansimare di sua madre mentre le leccava e ciucciava i piedi e le carezzava le morbide cosce e le grosse poppe.
Nel frattempo la situazione andava progredendo e si era arrivati al punto che Beppe, dopo avere giocato a lungo con i bei piedini di Margherita se li deponeva sul pacco e lei, capita l'antifona, li muoveva delicatamente su e giù masturbandolo a quella maniera fino a quando lui, con le mani infilate sotto il suo vestito a toccare tutto quello che poteva toccare, non aveva goduto.
A Margherita piaceva sentirsi addosso le mani del figlio, le piaceva sentirle intrufolarsi nella sua scollatura o sotto la sua gonna, sentirsi palpare il seno ed il culo, sentire le sue dita cercare di raggiungere le sue mutandine bagnate, anche se non gli permetteva di arrivare fino al suo sesso dischiuso dal piacere; e le piaceva, soprattutto, percepire con i suoi sensibilissimi piedini la durezza del suo membro attraverso la stoffa dei calzoni, percepirne le pulsazioni mentre lo massaggiava con la pianta dei piedi e percepirne gli spasmi quando gli faceva scaricare il suo seme dentro i pantaloni.
Oramai lo masturbava così quasi tutti i pomeriggi, ed era ormai evidente che non era più possibile continuare a fingere di ignorare ciò che stavano facendo; non poteva continuare a far sborrare il figlio quasi ogni giorno facendo finta di niente; non poteva continuare a permettergli di infilarle le mani dappertutto come se nulla fosse. E lei non poteva continuare a raggiungere l'orgasmo facendosi leccare i piedi e lasciandosi toccare dappertutto dal proprio figlio come se fosse una cosa del tutto normale.
Così, presa la decisione di darci un taglio netto, Margherita interruppe repentinamente le loro sedute pomeridiane.
Beppe accolse ovviamente malissimo quella decisione, ma Margherita sembrava irremovibile e non si lasciava più accostare dal figlio respingendo seccamente qualsiasi suo tentativo di abbracciarla e rifiutando, seppure molto a malincuore, ogni invito a farsi massaggiare i suoi amati e preziosi piedini.
Purtroppo però, o forse per fortuna, anche se lo spirito è forte la carne, ahinoi, è alquanto debole, ed un bel pomeriggio il nostro Beppe fu nuovamente invitato sul divano a massaggiare i bei piedini della sua mamma, e questa volta Margherita non respinse le dita del figlio quando, dopo essere lentamente risalite lungo le sue cosce nude, cercarono di insinuarsi dentro le sue mutandine già fradice di umori.
E quando il ragazzo, ormai al settimo cielo per avere finalmente potuto frugare tra le cosce spalancate della madre per far scorrere i polpastrelli lungo i contorni della sua figa dischiusa e giocare con il suo bottoncino irrigidito, fece per deporsi i suoi piedini sul pacco per farsi masturbare alla solita maniera, lei d'improvviso gli sfilò rapidamente calzoni e mutande e con le piante dei piedi, lisce, calde e morbide, prese a massaggiargli il membro nudo, finalmente liberato dal fastidio degli abiti.
E quando lo fece godere, cosa che avvenne piuttosto rapidamente, Margherita potè per la prima volta farlo zampillare liberamente; e lo fece zampillare in maniera talmente abbondante e con una tale potenza che gli schizzi la investirono in pieno, colpendola con violenza su tutto il corpo, sul viso, sui capelli, sulle cosce, sui suoi amati piedini.
Quel sacripante di Beppe si fece una sborrata colossale, una di quelle sborrate cui lei nei suoi 54 anni non aveva mai assistito in precedenza, e mentre il figlio, mugolando di piacere, le scaricava addosso quella serie interminabile di schizzi spessi e potenti lei si sentì felice. Felice per lui, che stava godendo in quella maniera pazzesca, e felice per se stessa che era finalmente riuscita a trovare il coraggio di fare ciò che aveva sempre desiderato.
Quando alla fine Beppe si fu completamente svuotato e si accasciò esausto contro la spalliera del divano, Margherita scoppiò a ridere di gusto.
Guarda cosa hai combinato, brutto disgraziato, mi hai completamente innaffiata, e hai sporcato anche tutto il divano. Perfino il tappeto, guarda che roba, per non parlare del muro, ci sono degli schizzi anche li.
Povero caro, gli disse carezzandogli affettuosamente il viso, dovevi averne proprio voglia.
Il suo vestito era sicuramente da mandare in tintoria, per cui se lo sfilò e si ripulì con quello le cosce, il collo, il viso ed i capelli.
Stava per andare in bagno a darsi una lavata quando Beppe, sempre nudo dalla cintola in giù e con il viso nascosto tra le braccia conserte, le rivolse la parola.
Mamma....
Dimmi, caro.
Mi dispiace.
Di cosa?
Di averti sporcata tutta con i miei spruzzi.
Non devi essere dispiaciuto, in fondo è stata colpa mia. E poi a me è piaciuto vederti schizzare a quella maniera e ricevere i tuoi spruzzi.
Davvero?
Sicuro!
Mamma...
Che c'è ancora?
Volevo dirti che per me è stato bellissimo.
Bene, ne sono felice.
発行者 ernerchia
5年前
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