La mia bella matrigna

La prima volta che mio padre mi presentò la sua nuova fidanzata rimasi di stucco: era sicuramente una delle donne più attraenti che avessi mai visto.
Io allora avevo diciannove anni, lei quaranta e mio padre quasi sessanta. Mia madre era mancata quando io ero ancora piccolo e il mo vecchio aveva aspettato che io crescessi per rifarsi una nuova vita.
Ricordo che mi diede appuntamento verso l'una in ristorante molto chic dove, seduto ad un tavolo d'angolo, mi stava attendendo in compagnia di quella bellissima ed elegantissima donna.
“Lei è Silvia” disse facendo le presentazioni “lui è Marco, mio figlio”.
Mangiammo e bevemmo benissimo ed in allegria. Mio padre è sempre un uomo estremamente affascinante, il classico avvocato di successo, e Silvia si dimostrò da subito una donna simpatica, spiritosa ed intelligente.
Il giorno delle loro nozze li accompagnai all'aeroporto, da dove sarebbero partiti per un giro nell'estremo oriente. Ero felice per mio padre, ma confesso che provai una punta di gelosia nei suoi confronti al pensiero delle notti che avrebbe trascorso con quel gran pezzo di femmina.
Al loro ritorno Silvia si sistemò ovviamente a casa nostra, un grande appartamento in centro città che nel giro di due mesi lei rivoluzionò completamente rendendolo davvero bello ed elegante. Fortunatamente mio padre era un uomo ricco perché quella donna spendeva a destra e a manca con architetti, arredatori, tappezzieri e chi più ne ha più ne metta.
I miei rapporti con la nuova moglie di papà, la mia matrigna tecnicamente parlando, furono buoni da subito e ben presto mi affezionai a lei, tanto che dopo poco mi venne spontaneo chiamarla mamma.
A lei piacque essere chiamata così, ed anche mio padre ne fu felice.
Passati alcuni mesi di tranquilla e felice convivenza cominciarono però a sorgere i primi problemi; Silvia, come ho già detto, era una donna estremamente attraente: di media statura, magra ma con tutte le curve al posto giusto, aveva un bel culo tondo e sporgente ed un bel seno pieno ed abbondante; nonostante i suoi quarant'anni aveva il visino fresco di una diciottenne che il sorriso un po' ironico dei suoi grandi occhi verdi rendevano assai sbarazzino.
Abituata a vivere da sola per molti anni aveva spesso l'abitudine di girare per casa così come si trovava, non rendendosi conto – o forse rendendosene maliziosamente conto - che quegli abbigliamenti succinti suscitavano in me, diciannovenne perennemente arrapato, pensieri più laidi che mente maschile potesse ideare nei confronti di una donna.
Furono tempi, quelli, di seghe interminabili sparate nel buio della mia cameretta con la mente rivolta alle sue quasi nudità, o nel bagno di casa mentre annusavo la sua biancheria o i suoi asciugamani; furono anche tempi di notti passate insonni ad ascoltare i suoi gemiti mentre mio padre, nella stanza accanto, se la faceva in tutte le maniera e di ore trascorse ad attendere che andasse a farsi la doccia per poterla spiare dal buco della serratura.
Un pomeriggio mi pregò di accompagnarla a fare shopping; non poteva guidare a causa di un dolore al gomito, mi disse, inoltre le sarebbe piaciuto avere il mio parere su certi capi che intendeva acquistare.
Girammo diverse boutiques dove la carta di credito fornitale da papà divenne incandescente e infine si fece accompagnare in un grande negozio di biancheria intima dove scelse ogni genere di articoli che la commessa le consegnò per la prova.
“Vieni con me” mi disse con le braccia cariche “così mi dici come mi stanno”.
Si infilò in un camerino di prova e dopo qualche secondo mi invitò ad entrare.
Quando richiusi la porta alle mie spalle rimasi senza parole: Silvia indossava solo un minuscolo completo reggiseno e mutandine di pizzo nero semitrasparente e le scarpe col tacco alto.
“Credi che piacerà a tuo padre?” mi domandò con naturalezza facendo un mezzo giro su se stessa per mostrarmi come le stava.
Avevo la bocca talmente asciutta che stentai quasi a parlare.
“Come potrebbe non piacergli?” le risposi “sei uno schianto”.
“Speriamo che faccia su di lui lo stesso effetto che sta facendo su di te” mi disse con un sorriso ammiccante indicando il rigonfiamento che si era formato sul davanti dei miei calzoni.
Diventai rosso come un peperone e farfugliai qualche stupida scusa, ma lei mi tranquillizzò.
“Non c'è nulla di cui vergognarsi” mi disse carezzandomi dolcemente una guancia “ad una donna fanno piacere certe cose”.
Quando mi accorsi che si stava slacciando il reggiseno per provarsi un altro completo feci per uscire dal camerino, ma lei mi fermò.
“No, resta” mi disse “voglio che tu guardi come mi stanno anche questi altri completini”.
Ne provò altri quattro, spogliandosi e rivestendosi sotto il mio sguardo sempre più arrapato, e alla fine li comprò tutti.
Quella notte mi ammazzai letteralmente di seghe ripensando al suo corpo completamente nudo, ai gesti sensuali che compiva mentre si slacciava il reggiseno e si sfilava le mutandine, alle sue grandi poppe, bianche come il latte, sode e piene, con le punte rosate rivolte all'insù, al suo bellissimo culo segnato da una profonda scanalatura e alla sua figa quasi del tutto priva di peli.
Dopo qualche giorno, quando meno me lo aspettavo, la vidi comparire in camera mia con indosso uno di quei nuovi completini e nient'altro.
“Su tuo padre non hanno fatto nessun effetto” mi disse con aria sconsolata “lui pensa solo al suo lavoro.”
Quando mi si accostò – io ero alla mia scrivania alle prese con un pallosissimo manuale di diritto comparato – e mi appoggiò sulle spalle entrambe le mani, mi sentii seccare la gola.
Il suo profumo di giovane femmina in calore mi giunse alle narici facendomi letteralmente girare la testa e, nelle stesso istante, mi sentii prorompere nei calzoni una tremenda erezione, che lei notò immediatamente.
“Fai in fretta ad eccitarti, tu” mi sussurrò accostandosi a me ancora di più. Sentivo il suo fianco tondo e morbido premere contro di me, il suo fiato caldo e profumato solleticarmi l'orecchio, e dovetti trattenermi per non saltarle addosso.
Mi carezzò dolcemente i capelli e quando io allungai una mano per carezzarle le cosce nude lei non si ritrasse.
“Lo sapevo che sarebbe andata a finire così” disse solamente “tu ed io siamo giovani e pieni di vita. Tuo padre non mi guarda più ed io invece ho tanta voglia di godere” aggiunse sistemandosi sulle mie ginocchia.
Nel giro di pochi secondi ci ritrovammo entrambi completamente nudi, lei bellissima, io col cazzo svettante, duro come una pietra.
“Finalmente un bel cazzo giovane, dritto e duro come piace a me” mi disse impugnandolo con una mano mentre con l'altra guidava la mia tra le sue cosce spalancate.
Era fradicia e quando ci buttammo sul mio letto mi infilai direttamente dentro di lei senza tanti preamboli.
Me la scopai per tutto il pomeriggio mettendoglielo dappertutto, in figa, in bocca, in culo. Non eravamo mai sazi l'uno dell'altra e quella donna bellissima ed esperta mi fece godere in ogni maniera facendomi sborrare in continuazione.
“Mioddio” la udii esclamare ad un certo punto, quando le scaricai sul viso la mia quarta o quinta sborrata “sei davvero instancabile!”
“Ma che bravo figliastro mi sono ritrovata” mi diceva mentre le pompavo il culo o mi infilavo nella sua pancia fino ai coglioni “così, bravo, scopati la tua mammina, scopatela per bene e falla godere, falla godere tanto come piace a lei.”
Dopo quel pomeriggio ce ne furono molti altri ed ancora oggi che sono ormai un uomo maturo non possa fare a meno di pensare con rimpianto alla mia bella matrigna e a tutte le sborrate che mi ha fatto fare.
発行者 ernerchia
5年前
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