Volo tra le sue gambe.
Non pensavo l'avrei fatto. Non immaginavo avrei accostato la macchina in una piazzola illuminata dalla luce umida di un lampione avvolto nella foschia. Eppure ero lì, con il piede sul pedale e la mano sul freno a mano arrivato a fine corsa. La sera prima quelle linee spigolose del suo viso non avevano mosso nemmeno l'idea di masturbarmi tornato a casa, no, non le sue labbra sottili o il suo seno un po' a punta. Lo feci davanti al solito porno, categoria, mature.
Invece ora ero lì, fermo, a fissare i suoi occhi maliziosi e le labbra umide per la birra speranzoso si posassero sul mio cazzo turgido. Perché sì, mentre guidavo e parlava col suo accento spagnolo il mio cazzo aveva preso vita, voglioso di farsi sentire dalle pareti della sua figa, pelosa, o almeno così speravo.
Ma tradì subito la prima delle speranze, non voleva sapere che gusto avesse la pelle venosa che avevo tesa tra le gambe, no, voleva che perdessi la mia lingua tra quelli che, appena allargò le gambe, erano i suoi peli morbidi. morbidi e setosi sotto la punta delle dita. Ma non l'amavo, non mi piaceva nemmeno e volevo solo godere e farla godere prima che arrivasse all'aereoporto. la feci bagnare un po' con medio e anulare, poi, quando il primo gemito si fece strada tra le curve delle gote andai verso di lei, le leccai la guancia e la girai afferrandola con la mano umida.
La fica larga di chi non s'è privata mai del piacere mi fece venire voglia di scoparla da dietro. Senza amore, senza baci, senza guardarla. Non sapevo se volesse o meno ma la cappella s'inumidì subito toccando le labbra della sua figa ed entrò nel suo culo vorace.
Iniziai a spingere piano, un gemito e con lo sguardo notai la coda della bocca che si trasformava in un sorriso tra i capelli scuri. Le mani allora presero vigore e strinsero sui fianchi, le anche diventavano colpi secchi e sonori che facevano sbattere le palle contro il suo pelo.
Spingevo forte e ogni tanto la sua fronte dava un bacio al finestrino.
Il suo dei suoi gemiti e l'alitare li aveva ormai appannati.
Non ci furono parole ma solo il suono e l'odore forte del cazzo che con vigore entra dentro sbattendo su pareti sconosciute e toccando corde del piacere altrui. D'un tratto una mano volle assaggiare i suoi capezzoli turgidi e si fece strada lungo il corpo. Erano grossi e itostati dal piacere. Le dita non poterono fare a meno di stringerne uno. Stretta che lei tramutò in un gemito deciso, che la portò a voltarsi verso di me serrando poi i denti come a voler sfidare il vigore con cui la stavo sbattendo. E allora pensai forte a volerla scaldare dentro con lo sperma e al vigore aggiunsi una foga che mi vece colare un po' di bava sul suo fondoschiena. La seguii con o sguardo e colò tra le sue chiappe mischiandosi ai suoi umori e scaldando il mio cazzo. Non so se fu quello, o l'odore forte che salì ma venni. venni forte e deciso, schizzò un po' fuori perché non potei fermare il cazzo e allora lo fece lei, si voltò e mi pulì facendo colare un po' di sperma sulle cosce e sul sedile.
Pulì con cura e mi ringraziò. Il volo era a pochi minuti. Arrivò in orario, io non la rividi più.
Invece ora ero lì, fermo, a fissare i suoi occhi maliziosi e le labbra umide per la birra speranzoso si posassero sul mio cazzo turgido. Perché sì, mentre guidavo e parlava col suo accento spagnolo il mio cazzo aveva preso vita, voglioso di farsi sentire dalle pareti della sua figa, pelosa, o almeno così speravo.
Ma tradì subito la prima delle speranze, non voleva sapere che gusto avesse la pelle venosa che avevo tesa tra le gambe, no, voleva che perdessi la mia lingua tra quelli che, appena allargò le gambe, erano i suoi peli morbidi. morbidi e setosi sotto la punta delle dita. Ma non l'amavo, non mi piaceva nemmeno e volevo solo godere e farla godere prima che arrivasse all'aereoporto. la feci bagnare un po' con medio e anulare, poi, quando il primo gemito si fece strada tra le curve delle gote andai verso di lei, le leccai la guancia e la girai afferrandola con la mano umida.
La fica larga di chi non s'è privata mai del piacere mi fece venire voglia di scoparla da dietro. Senza amore, senza baci, senza guardarla. Non sapevo se volesse o meno ma la cappella s'inumidì subito toccando le labbra della sua figa ed entrò nel suo culo vorace.
Iniziai a spingere piano, un gemito e con lo sguardo notai la coda della bocca che si trasformava in un sorriso tra i capelli scuri. Le mani allora presero vigore e strinsero sui fianchi, le anche diventavano colpi secchi e sonori che facevano sbattere le palle contro il suo pelo.
Spingevo forte e ogni tanto la sua fronte dava un bacio al finestrino.
Il suo dei suoi gemiti e l'alitare li aveva ormai appannati.
Non ci furono parole ma solo il suono e l'odore forte del cazzo che con vigore entra dentro sbattendo su pareti sconosciute e toccando corde del piacere altrui. D'un tratto una mano volle assaggiare i suoi capezzoli turgidi e si fece strada lungo il corpo. Erano grossi e itostati dal piacere. Le dita non poterono fare a meno di stringerne uno. Stretta che lei tramutò in un gemito deciso, che la portò a voltarsi verso di me serrando poi i denti come a voler sfidare il vigore con cui la stavo sbattendo. E allora pensai forte a volerla scaldare dentro con lo sperma e al vigore aggiunsi una foga che mi vece colare un po' di bava sul suo fondoschiena. La seguii con o sguardo e colò tra le sue chiappe mischiandosi ai suoi umori e scaldando il mio cazzo. Non so se fu quello, o l'odore forte che salì ma venni. venni forte e deciso, schizzò un po' fuori perché non potei fermare il cazzo e allora lo fece lei, si voltò e mi pulì facendo colare un po' di sperma sulle cosce e sul sedile.
Pulì con cura e mi ringraziò. Il volo era a pochi minuti. Arrivò in orario, io non la rividi più.
5年前