Una strana storia d’amore e di passione - Decima p

Marika, con l’aiuto di Marco ed uno dei gorilla, mi tolse da quell’impalcatura e prendendomi da sotto le ascelle mi accompagnano in un bagno poco fuori dal palco. Appena entrati, Marika mi lascia per aprire il getto della doccia ben caldo e subito vengo cacciato sotto l’acqua calda. Ahhhhh che bello, mi sembra di rinascere. Mi lasciano sciacquare per un minuto forse, poi Marika mi prende per un braccio e mi trascina fuori, mi porge un largo asciugamano e mentre mi asciugo da dietro mi spinge con una mano sulla schiena dicendomi di abbassarmi, mi passa una mano sul culo e sento un dito che si infila tra le chiappe a massaggiarmi il buchino; cerco di ritrarmi ma lei mi intima di restare fermo ed il dito si infila leggermente dentro. “Ok, puoi alzarti, è tutto ok. Volevo solo controllare in che stato fosse il tuo culo prima di tornare di la.” Mi giro a guardarla negli occhi e noto uno sguardo strano, tra il dolce ed il divertito. Certo che è proprio carina. Potrebbe sembrare tranquillamente una gran bella donna, se non fosse per quel palo che ha tra le gambe.
“Dai torniamo di là.” E con un sorriso mi gira prendendomi a braccetto ed accompagnandomi di nuovo sul palco seguiti dal gorilla.
Appena entriamo mi trovo davanti una scena che mi gela: su di un tavolo al centro del palco era stato messo una specie di grande tavolo basso su cui Monica a 4 zampe aveva la faccia affondata tra le cosce della schiava sotto di lei e lo schiavo si stava scopando allegramente Monica da dietro con sua grande soddisfazione peraltro. Mi sono bloccato proprio all’ingresso del palco e stavo per scoppiare a piangere ed urlare ma Silvia mi vede (ero a fianco a lei) ed allunga una mano verso di me ed impugna il mio scroto trascinandomi a sé e togliendomi da quella vista.
“Ti ci dovrai abituare caro, e ti auguro che avvenga alla svelta. Ora che sei ripulito e spero anche di nuovo in forma, vorrei che ti occupassi di me.” E con queste parole tira le mie palle in basso facendomi inginocchiare davanti a lei; si abbassa in quella poltrona ed apre le gambe facendomi un cenno con l’indice ad indicare dove dovevo impegnare il mio tempo. Mi avvicino e le sollevo l’ampia gonna leggera che porta e mi trovo davanti una fantastica passera depilata sulle labbra ma con il pelo corto e ben tenuto a formare una striscia sul pube; le labbra erano ben paffute e si vedevano gli umori fuoriuscire, segno che era già molto eccitata. Cerco di distogliere il pensiero da quanto avviene alle mie spalle e voglio concentrarmi su quella splendida figa umida ed invitante.
Avvicino le labbra per darle un bacio leggero che viene apprezzato con un gemito ma quasi subito mi interrompe: “Sai, apprezzo molto la lingua anche dietro, mi manda in visibilio se viene fatto bene, con passione e devozione.” Così dicendo solleva le ginocchia e le appoggia ai braccioli della poltrona esponendo così anche il buchetto posteriore. Non me lo faccio ripetere ed inizio prima a baciarlo, poi bacio la parte di pelle all’attaccatura delle cosce, poi la zona tra ano e vagina, poi su sulla vagina di nuovo e subito scendo di nuovo al buchino che risponde all’istante chiudendosi al contatto con le mie labbra; dopo quella piccola e delicata presentazione passo leggeri colpetti in punta di lingua tutto intorno al buchetto e poi proprio sul buchino, al centro, poi apro la bocca e mi attacco a ventosa ed inizio a leccare avidamente, mi metto praticamente a limonare con quel buco di culo e dai gemiti sembra che la Signora Silvia gradisca. Proseguo con lappate a lingua larga per poi appiccicarmi di nuovo a quel buchino e con la lingua a punta faccio per penetrarlo. Reagisce contraendosi per poi rilassarsi ed abbandonarsi a quella insolita penetrazione; la lingua entra in quell’anfratto ed il mio naso sprofonda tra le pieghe della sua vagina aspirandone il profumo intenso e dolce. Mi posa una mano sulla testa.
Sono gasato all’inverosimile: se qualcosa o qualcuno mi sfiorasse il cazzo in questo momento probabilmente verrei all’istante.
Faccio avanti indietro con la lingua in quel buchino elastico e sento di nuovo le parole ansimanti di Silvia: “Marika, tesoro, avvicinati, ho voglia di succhiare il tuo cazzo. Intanto tu occupati delle mie tette.”
Sento i passi di Marika avvicinarsi e poi i suoi gemiti.
Continuo il mio lavoro fino a che non mi accorgo che gli umori di Silvia stanno colando in gran quantità arrivandomi in bocca. Mamma mia quanto cola. Una fontanella. Decido di prendere l’iniziativa e lascio gradualmente quel buchetto invitante per risalire verso quella vagina fradicia e per prima cosa do una passata a lingua larga che parte dal suo buchino, sale su verso la vagina, lambisco le grandi labbra ben gonfie ed arrivo su fino al bottoncino. Ha un tremito.
Di nuovo ripeto quel passaggio ma più deciso e geme.
Insisto ma questa volta, finito il passaggio sul suo buchino le passo un dito sopra delicatamente. Il buchino si contrae ma si rilassa subito ed accetta quel tocco mentre con la lingua passo dalla vagina fino su alla clitoride. Sento Marika che geme e Silvia che si stacca da lei dicendole “Vuoi finire nella mia bocca o vuoi approfittarne?” Marika si sposta dietro di me che ho letteralmente il culo per aria, ben esposto per chiunque voglia approfittarne e lei non si lascia scappare l’occasione: sento qualcosa di liquido scendermi sul culo e sul buco e poi… ecco la cappella che preme… interrompo per un attimo il leccaggio per concentrarmi e non sentire troppo male, viste le dimensioni di quella splendida trans. La sento premere sempre di più ma senza violenza e finalmente il mio buco si apre e la lascia entrare. Stringo un po’ i denti e cerco prima di spingere per poi concentrarmi di nuovo su quella passera succulenta. Ricomincio le leccate e Marika entra sempre di più in me ma molto lentamente, per darmi il tempo di abituarmi.
Mi concentro sulla clitoride e prima le giro intorno con la lingua, poi la succhio, torno a piazzare la lingua a ventosa ed aspiro tutto sia le labbra che la clitoride, poi solo la clitoride e di nuovo con la lingua larga. Intanto Marika è entrata tutta in me ma il dolore è sopportabile.
Di nuovo riprendo la clitoride con le labbra e la risucchio, praticamente le faccio un pompino.
Silvia trema ed è tesissima, si inarca sulla poltrona, mentre Marika inizia a il suo lento dentro e fuori in me.
Di nuovo a lingua larga sulla clitoride che è sempre più dura e finalmente sento un urlo e delle unghie che si piantano feroci nella pelle sulle spalle; mi fanno vedere le stelle ma non mi fermo; Marika ha iniziato a pompare seriamente nel mio culo ma non sento troppo male, è un dolore tutto sommato… quasi piacevole ma non voglio fermarmi a leccare quella bella donna. Sto per urlare dal dolore alle spalle quando un vero e proprio getto mi arriva in bocca! E’ uno spruzzo di Silvia. Sta godendo e spruzza! Ma tanto! Ancora un altro spruzzo. Sono sorpreso ma non mi stacco, anzi mi attacco con le labbra a bere da quella vagina mentre ho il naso contro la sua clitoride e continuo a muoverlo su e giù quando sento il grido di Silvia e lei ansimante “Basta!” e mi caccia via.
“Non ce la faccio più!!!” esclama ansimante ed a voce alta “Cazzo che roba!”
Dalla platea sale un forte brusio e qualche applauso.
Marika non si scompone ed ha preso a pomparmi forte, io abbasso ulteriormente con la faccia a terra ed il culo esposto verso di lei. “Scopalo bene Marika! Forte! Dai!” E’ Silvia che assiste all’inculata ed incita Marika che è sempre più infoiata ma infine ansimando e grugnendo mi pianta un colpo fino in fondo a culo e si blocca, inizia a venire dentro di me. Mi si butta addosso sfinita e sento le sue tette sulla schiena.
Si placa e piano si sfila da dentro di me e sento che qualcosa esce piano dal mio culo aperto. Mi alzo sulle ginocchia ed incontro lo sguardo serio di Silvia, paonazza in viso ed ansimante, mentre Marika dietro di me mi accarezza con le mani sul petto, mi stuzzica i capezzoli e mi bacia su una spalla.
“Ora capisco cosa mi volevi dire” E’ Silvia che si è girata con lo sguardo rivolto alle mie spalle. “Se non ricordo male solo tu ci riesci. Ma non è accaduto la prima volta.”
“Te lo avevo detto che ne valeva la pena” è la voce di Monica, mi giro di s**tto e la vedo avvicinarsi a noi, splendida nella sua nudità, non ha bisogno di vestiti o altro, è una venere. Quando è a fianco ame si abbassa e mi bacia sulla bocca, poi una sua mano scende e mi prende il pisello, lo stringe e con un unico movimento secco e violento mi fa venire nella sua mano. E’ un orgasmo che mi coglie di sorpresa, improvviso e mi fa tremare convulsamente, come in preda a spasmi che mi bloccano anche il respiro. Mi ci vuole qualche secondo per riprendermi e se Marika da dietro non mi avesse sostenuto sarei rovinato a terra di faccia.
Quando finalmente torno in me mi accorgo che il mio spruzzo ha colpito una caviglia di Silvia e riempito la mano di Monica che è sempre al mio fianco e si accuccia per guardarmi bene negli occhi. Che bella che è. Mi bacia appassionatamente per qualche secondo e poi si ritrae porgendomi la mano sporca del mio sperma; apro la bocca e le ci infila le dita sempre fissandomi negli occhi. Poi mi porge il dorso della mano ed io lecco via tutto.
“Bene, devo dire che è davvero come lo avevi descritto.” È Silvia che ci distrae e si abbassa verso il suo piede e con il dito medio raccoglie lo spruzzo che l’aveva colpita; ero già pronto con la bocca aperta per leccarle via il mio sperma quando mi coglie di sorpresa e se lo porta alle labbra. Sta succhiando il mio sperma, Lei, la padrona assoluta in quell’antro del vizio si abbassava ad assaggiare il mio sperma. Devo aver fatto una faccia davvero sconvolta perché si affrettò subito a spiegarmi: “Non dovevo farlo? Non dovevo assaggiare il tuo sperma? Ricorda che sono la padrona assoluta e posso permettermi di fare come voglio, anche assaggiare lo sperma di uno schiavo. O non dovrei?”
“Io non lo farei mai! Mi fa proprio schifo!” è l’intervento di Sonia che però non sembra essere raccolto da nessuno.
“Lei può tutto Signora.” Sono le uniche parole che mi escono senza nemmeno pensarci e Silvia sembra apprezzare perché mi risponde con un sorriso soddisfatto.
“Comunque devo dire che hai un dono davvero speciale: sai capire cosa vuole una donna. Ti ho osservato bene con Francesca prima e poi ho provato il tuo talento. Ti sei comportato in modo molto diverso, ti sei adattato in maniera perfetta ad ognuna di noi. Hai una sensibilità eccezionale.” Si interruppe per qualche secondo come a prendere una decisione importantissima e poi sentenzia: “Va bene Monica, hai la mia approvazione ed anche quella di Marika, credo.”
“Ma certo che ce l’ha, avevi dubbi?” E la trans sorride a Silvia.
“Senti Andrea, ora riprenderemo con Fausto, poi, finito tutto, verrai a dormire con me, Monica e Marika. Domani parleremo seriamente della nostra relazione e di come cambierà la nostra vita.”
Nostra??? Cosa avrà voluto dire? E poi perché Marika? Cosa c’entra?
Vorrei fare le domande ma Silvia fa un cenno e Sonia riprende la scena facendo portare di nuovo Fausto sul palco, mentre io sempre in ginocchio mi giro per guardare.
Lo stronzo si è ripreso e per sicurezza viene portato sul palco bloccato con le mani ad una barra in acciaio che passa sulle spalle e dietro il collo, collegata da una catena ad un’altra barra collegata alle sue caviglie che gli tiene le gambe spalancate e lo costringe a movimenti buffi. E’ imbavagliato e continua ad emettere suoni inconsulti con sguardi di fuoco verso tutti i presenti, ma soprattutto verso Silvia. Vorrei alzarmi ed andare a prenderlo a testate, ma le mani di Monica poggiate sulle mie spalle mi tengono giù.
Sul palco viene portato e fissato un grosso palo non molto alto, ma davvero grosso su cui sono montati in alto degli anelli metallici ed ha un’altra barra in acciaio fissata trasversalmente poco sotto gli anelli che forma una specie di croce.
Una volta sul palco le mani gli vengono staccate dalla sbarra e collegate agli anelli sul grosso palo in modo che le braccia fossero stirate sulla sua testa; poi le gambe, che gli vengono prima sganciate dalla barra e poi spalancate e sollevate indietro per collegarle all’altra barra trasversale. Non hanno alcun riguardo per il dolore che deve provare per le articolazioni così sollecitate. E’ completamente aperto ed esposto ad ogni cosa vogliano fargli, sia ai genitali, che al culo.
Emette gemiti fortissimi bloccati dal bavaglio, agita la testa da entrambe i lati. Deve provare un dolore tremendo.
“Fa male? Bene, è proprio quello che voglio.” Sonia lo deride. “Ma credo faresti meglio a risparmiare le forze, perché quello che stai provando ora è niente rispetto a quanto accadrà tra poco” e così dicendo fece partire un calcione alle sue palle completamente esposte ed indifese. Fausto caccia un urlo allucinante che nemmeno il bavaglio riesce a trattenere, ma la cosa non aveva per nulla né impressionato e nemmeno fermato Sonia che si avvicina ad un carrello con più piani portato da Lori su cui erano stati messi diversi oggetti: cazzi finti in ordine di grandezza, paletti più o meno lunghi, un apparecchio strano con tanti fili, aghi di diverse forme e dimensioni, varie pinze, varie mollette ed altro ancora.
Si mette a guardare un po’ e poi prende una specie di cono con punta arrotondata, sembra uno dei coni che si mettono lungo le strade per delimitare dei lavori in corso, solo che questo ha la punta molto più sottile ed è più corto; lo pianta in un barattolo e poi prendendo quello che sembrava un altro palo si dirige verso Fausto. Si abbassa e prima collega il cono al palo e poi fa un cenno ai gorilla che sollevano Fausto; a questo punto avvita quel palo in un foro proprio sotto il malcapitato in modo che la punta del cono sia proprio sotto il suo buco del culo. Con un altro cenno i due gorilla abbassano quel corpo e quando si rende conto che ha quell’affare puntato sul culo cerca di sfuggirvi facendo forza sulle braccia per tirarsi su, ma i due lo mollano e la punta entra in lui che caccia un altro grido nel bavaglio; cerca comunque di togliersi quell’affare tirandosi su con le braccia, ma Sonia è veloce e roteando il palo fa in modo che questo si alzi andando sempre a contatto con il culo di Fausto.
“Bene, sarà interessante vedere quanto resisterai, perché alla fine mollerai, altroché se mollerai, ed allora questo affare ti entrerà dentro e ti aprirà per bene il culo, tanto che dopo potremmo infilarci dentro un piede intero senza trovare alcuna resistenza.” e scoppia a ridere.
Poi si alza, torna al carrello e ne prende una cordicella, torna da Fausto ed inizia ad armeggiare tra le use game. Passa un minuto o due e quando si allontana i genitali dell’uomo sono legati strettamente e le palle sono separate dalla cordina rendendole ulteriormente esposte ed in evidenza.
Sonia torna al carrello e prende degli aghi, sono sottili ma molto lunghi, si piazza di nuovo tra le gambe di Fausto ed armeggia. In pochi secondi l’uomo caccia un urlo impressionante scuotendo la testa dalle parti. Passa qualche secondo e di nuovo un altro urlo allucinante. Sonia si sposta di nuovo e: aveva trapassato entrambe i testicoli con quegli aghi, uno per testicolo. Poi prende altri aghi e di nuovo si piazza davanti al malcapitato. Di nuovo urla, ma questa volta più a lungo ed appena finisce di nuovo un altro urlo.
Sonia aveva trapassato la cappella ben due volte. Di nuovo prende altri aghi e di nuovo Fausto urla, si agita, sembra che quel grosso palo debba spezzarsi da tanto si agita. Non appena Sonia si sposta si capisce il perché di quella agitazione: con aghi più corti, aveva trapassato la cappella piantandogli quegli aghi da sotto facendoli fuori uscire proprio sulla punta del cazzo di fausto.
“Però, è davvero una soddisfazione giocare con un cazzone così! Hai tutto lo spazio che vuoi e puoi piantarne molti di più del normale!” Esclama Sonia con aria tra il divertito ed il soddisfatto e poi aggiunge: “Sai una cosa però? Credo che ora mi divertirò a vedere quanto ci mettono le *** palle ad esplodere, ma prima… ” e si gira verso il carrello e tira dei cavetti che collega agli aghi nelle palle con delle pinzette a coccodrillo. Ne prende altri due e questa volta li attacca ai capezzoli. Torna al carrello ed armeggia con l’apparecchiatura da cui escono i cavetti e… Fausto caccia un urlo allucinante e si tende tutto.
Sonia deve avergli dato una scossa molto forte e quando rilascia l’apparecchio Fausto si lascia andare ed il cono gli entra dentro senza pietà alcuna! Fausto urla ancora ma è esausto e sviene. Inutile dire che quando accade il cono letteralmente gli spacca il culo allargandoglielo in modo disumano.
Sonia con un sorriso soddisfatto si gira verso Silvia ed Esclama “Vi avevo garantito la vostra vendetta. Credo che alla fine, al di là dei gusti personali, sarete soddisfatte sia voi che gli altri nostri conoscenti.” E facendo l’occhiolino torna dall’uomo, sposta le pinzette dalle palle e le collega a due degli aghi che fuoriuscivano dalla cappella, poi toglie gli aghi dalle palle e gliele slega parzialmente per lasciare legato solamente lo scroto. Da dove erano piantati gli aghi, escono due piccoli rivoletti di ****** che iniziano a gocciolare, ma nessuno se ne preoccupa. Sonia torna al carrello e prende una specie di morsa in legno, due pezzi di legno con delle viti alle estremità, che applica allo *****o stringe appena in modo che resti attaccato senza cadere, poi si gira verso Marika e le chiede di far rinvenire Fausto.
Marika si scuote, era come tutti noi inebetita, quasi ipnotizzata da quanto stava avvenendo e credo stesse anche tremando, come me del resto, alla visione di quella tortura sadica, poi si sposta e prende la solita boccetta e si avvicina a Fausto, la porge sotto il suo naso e questi si riprende un momento ma solo per rantolare di nuovo sempre più forte per poi svenire un’altra volta. Marika deve ripetere l’operazione ancora un paio di volte prima che quel bestione mantenga un minimo di lucidità e quando avviene cerca di tirarsi su per liberarsi almeno parzialmente dal cono piantato nel culo. Sonia con un sorrisetto davvero sadico allunga la mano verso l’apparecchio sul carrello e gli pianta un’altra scarica che deve mandargli a fuoco la cappella, perché l’uomo si contrae ed urla in modo ********. Sonia molla ed il corpo dell’uomo ricade giù e di nuovo il cono penetra dentro di lui. Lo lascia lì un momento, poi gli si avvicina ed inizia a stringere le due viti sulla morsa. Fausto si lamenta, poi, dopo un paio di giri urla di nuovo nel bavaglio. Un altro giro e le urla non cessano così come le mani di Sonia: continuano imperterrite a girare quelle viti, un giro per parte. Le palle sembrano sul punto di esplodere, sono sempre più schiacciate fino a che sviene di nuovo. Sonia si ferma e fa un cenno a Marika che fa riprendere l’uomo. La tortura ricomincia e Sonia si diverte: “Sai, quando avrò finito con te, di queste palle non resterà nemmeno il ricordo, tra le gambe ti ritroverai solamente un sacchetto pieno di ****** e carne maciullata. Così come hai ridotto tante povere persone, ora io ridurrò te.”
Fausto agita la testa come a far segno di no e piange a dirotto, emette suoni incomprensibili attraverso il bavaglio ma Sonia è irremovibile e ricomincia a stringere quella piccola morsa…
La cosa va avanti tra svenimenti ed urla fino a che quel sacchetto di pelle schiacciato sembra avere un sussulto e cambiare colore. Fausto sviene.
Sonia esulta: “Evvaiiii, sono scoppiate!!!” Finalmente! Ce ne sono voluti di giri! Lori, ora lascio a te il compito di tagliare. Il laccio è ben stretto, per cui non dovresti avere grosse difficoltà.”
“Certo, ora ci penso io e devo ammettere che questa volta mi divertirò parecchio!”
Marika lo fa rinvenire di nuovo non senza difficoltà e gli prende la testa per fargli guardare giù tra le sue gambe.
Lori prende uno sgabellino, e si piazza davanti a quei genitali devastati, poi prende un laccio emostatico, glielo allaccia alla base dello scroto e toglie la morsa. Poi prende una vaschetta in acciaio, se la appoggia sulle ginocchia e preso un bisturi inizia la sua opera. Intravedo ****** scendere nella vaschetta, poi qualcosa viene lasciato cadere dentro. Fausto sviene di nuovo.
Lori prosegue e prende una pinza e con questa un ago con filo ed inizia a ricucire. Ci mette poco tempo, poi prende un panno e ripulisce un pochino di quel ****** che continuava ad uscire e finalmente si alza e girandosi alza la vaschetta con un sorriso soddisfatto e trionfante!
Siamo tutti pietrificati.
A far rinvenire Fausto ci pensano di nuovo Marika ma anche Sonia con le sue tremende scariche elettriche alla cappella e ai capezzoli di quel bestione bastardo che però ora inizia a farmi quasi pena.
Quando si è ripreso Sonia gli toglie prima gli aghi dal cazzo e poi il cono dal sedere; c’è parecchio ******: un po’ scende da quel che resta dei suoi genitali ed altro gli scende dal sedere, insieme ad escrementi; i due energumeni si occupano di scioglierlo e metterlo in piedi tenendolo per le ascelle.
Marika prende una specie di pannolone e glielo infila, poi arrivano altri due bestioni e lo portano via a braccia.
Silvia interrompe il silenzio surreale: “Bene, ora la sua sorte non è più affar nostro. Ne ha combinate troppe e troppo atroci anche rispetto a quello che è avvenuto qua questa sera, le persone che lo proteggevano si sono stancate di lui e vogliono disfarsene. Non credo che lo vedremo mai più, né qui né altrove.”
Dopo queste parole si alza e da quella piccola platea si alza un applauso quasi liberatorio.
Silvia si alza e prosegue “Ok, abbiamo fatto le 3 del mattino. Non so voi ma io sono decisamente stanca e non offendetevi ma mi ritiro. Ci vedremo domani. Buon proseguimento a tutti.”
A quelle parole io mi sposto per farla passare e lei si avvia verso il corridoio dietro il palco, subito dietro Monica che tiene il guinzaglio a cui sono attaccato e Marika con Lori chiudono il gruppetto.
発行者 pixel_67
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