Regalo di compleanno
Ebbi la prima esperienza in un cinema a luci rosse il giorno del mio 18esimo compleanno. Sognavo di entrarci da tempo e non stavo più nei pantaloni.
In realtà non avevo idea di cosa mi avrebbe aspettato, ma forte delle esperienze *********ziali con entrambi i sessi mi sentivo pronto a tutto. Di sicuro sapevo solo che avrei scelto con cura il film e mi sarei seduto nelle ultime file, per toccarmi discretamente con un misto di timore e desiderio di essere scoperto.
Il momento più difficile fu l'ingresso. Ebbi attimi di esitazione finché la curiosità vinse ogni ritrosia.
Pagai il biglietto, scesi le scale e mi ritrovai in una penombra carica di afrori. Sullo schermo un film anni 70 a giudicare dal generoso pelo esibito dalla protagonista. Una doppia penetrazione i cui gemiti mi tuonavano nelle orecchie.
Il pubblico era poco numeroso a quell'ora. Alla mia sinistra si apriva una saletta con schermi che proiettavano corpi nudi e avvinghiati.
Sguardi perversi e carichi di lussuria mi radiografarono. Ero giovane, quasi imberbe, fresco. Dovevo essere un boccone appetitoso per i predatori arrapati che mi circondavano.
Mi rilassai e sentii una scarica di eccitazione invadermi, il membro che pulsava sotto i jeans. Immaginai cazzi di ogni foggia e dimensione che si inturgidivano al mio passaggio. Fui preso dalla voglia di toccarli uno per uno.
Scesi verso le prime file, gli occhi fissi addosso. Scelsi una poltrona in prossimità del cesso, pronto a soddisfare ogni prurito, mio o altrui. La porta che si apriva lasciava uscire odori acri e mugolii soffocati. Mi eccitai ancora di più immaginando i commerci che avevano luogo in quei pisciatoi maleodoranti.
Seguivo le vicende sullo schermo incerto sul da farsi, la mente che vagava rapita da scenari di sesso sfrenato e degradante, il via vai dal bagno a fare da combustibile.
Mi accorsi con un sussulto di una presenza alla mia sinistra. Non disse una parola, mi lanciò due occhiate rapide, prese la mia mano e la posò tra le sue gambe. Sembrava ci fosse qualcosa di interessante là sotto. Si sbottonò con gesti rapidi, mi fece scivolare sotto i boxer e lo tirò fuori. La mia mano non riusciva a contenere la sua erezione. Era già durissimo. Si fece masturbare tenendo la mano sulla mia; mi cinse la nuca e abbassandomi la testa me lo infilò in bocca. La mia abilità nel succhiare cazzi dovette coglierlo di sorpresa.
Mi sussurrò un invito a incontrarci nel cesso; lo seguii e chiusi la porta.
Era un bell'uomo sui quaranta, piacente. Pensai che avrei volentieri toccato il suo corpo e gli avrei lasciato fare di me quello che voleva. Gli avrei dato con gusto tutte le attenzioni di cui aveva bisogno. Gli abbassai i pantaloni scoprendo un pendaglio lungo e robusto, e uno scroto piuttosto voluminoso. Lo presi in mano e lo scappellai, masturbandolo con movimenti lenti e delicati. Mi afferrò per i capelli e mi fece inginocchiare, mi schiaffeggiò con l'uccello sbattendomelo in faccia. Si gonfiò quando schiusi le labbra per farlo sparire in bocca. Era grosso, morbido e sapeva di pulito. Il contrasto con l'odore di piscio che ci circondava mi eccitò all'inverosimile. Gli succhiai l'asta con foga per tutta la lunghezza, e mi riempii la bocca con i suoi coglioni. Aveva davvero un bel cazzo, dritto come pochi altri e incorniciato da una cappella che faceva venire l'acquolina.
Ci strappammo i vestiti, entrambi frementi di desiderio. Gli infilai la lingua in bocca, il cazzo premuto contro il suo. Mi girò contro il muro, si abbassò e appoggiò la lingua ampia e umida tra le mie chiappe. Mi leccò il buco con un'abilità rara, e quasi senza sforzo infilò il grosso pollice costringendomi a un gemito roco e prolungato. La sua lingua e il suo dito mi frugarono il culo, riempiendomi di un piacere così intenso come mai avevo sperimentato prima di allora. Sentivo l'orgasmo salire.
"Scopami", implorai. Allargai le natiche con le mani per aprirgli la strada, appoggiò la cappella e mi penetrò con un unico movimento deciso. Potevo sentire ogni centimetro di quell'uccello voluminoso e durissimo. Indugiò per secondi che parvero interminabili, si sfilò e mi impalò di nuovo, questa volta con violenza. Lanciai un urlo soffocato, le gambe mi tremavano; la mia foia lo aveva trasformato in un selvaggio. Mi sfondò senza misericordia, inchiodandomi al muro con spinte poderose; con spinte poderose all'indietro lo aiutavo a infilarsi meglio. Le sue palle sbattevano sulle mie.
Come in trance lo supplicavo di non fermarsi, mugolando il mio calore con richieste oscene. Ero la sua cagna.
Il cazzo gli si gonfiò in un sussulto mentre scaricava il suo orgasmo, allagandomi le viscere con lunghi fiotti di sperma caldissimo. Ebbe appena il tempo di uscire; sfiorandomi schizzai dense colate di sborra sulle piastrelle davanti a me.
Gli ripulii l'uccello da residui di sperma dal gusto delizioso; mi trascinò sulla tazza per farsi guardare mentre pisciava; il suo getto e lo scroscio mi provocarono una nuova erezione. Aprii la bocca sotto di lui e ingollai gli ultimi schizzi di piscio, segandomi furiosamente.
Si vestì e se ne andò. Tornai verso casa ancora tremante e preda di un'eccitazione feroce; fermai la macchina in un luogo appartato, mi tolsi i vestiti, spompinai il pomello del cambio e mi ci impalai sopra cavalcandolo furiosamente.
In realtà non avevo idea di cosa mi avrebbe aspettato, ma forte delle esperienze *********ziali con entrambi i sessi mi sentivo pronto a tutto. Di sicuro sapevo solo che avrei scelto con cura il film e mi sarei seduto nelle ultime file, per toccarmi discretamente con un misto di timore e desiderio di essere scoperto.
Il momento più difficile fu l'ingresso. Ebbi attimi di esitazione finché la curiosità vinse ogni ritrosia.
Pagai il biglietto, scesi le scale e mi ritrovai in una penombra carica di afrori. Sullo schermo un film anni 70 a giudicare dal generoso pelo esibito dalla protagonista. Una doppia penetrazione i cui gemiti mi tuonavano nelle orecchie.
Il pubblico era poco numeroso a quell'ora. Alla mia sinistra si apriva una saletta con schermi che proiettavano corpi nudi e avvinghiati.
Sguardi perversi e carichi di lussuria mi radiografarono. Ero giovane, quasi imberbe, fresco. Dovevo essere un boccone appetitoso per i predatori arrapati che mi circondavano.
Mi rilassai e sentii una scarica di eccitazione invadermi, il membro che pulsava sotto i jeans. Immaginai cazzi di ogni foggia e dimensione che si inturgidivano al mio passaggio. Fui preso dalla voglia di toccarli uno per uno.
Scesi verso le prime file, gli occhi fissi addosso. Scelsi una poltrona in prossimità del cesso, pronto a soddisfare ogni prurito, mio o altrui. La porta che si apriva lasciava uscire odori acri e mugolii soffocati. Mi eccitai ancora di più immaginando i commerci che avevano luogo in quei pisciatoi maleodoranti.
Seguivo le vicende sullo schermo incerto sul da farsi, la mente che vagava rapita da scenari di sesso sfrenato e degradante, il via vai dal bagno a fare da combustibile.
Mi accorsi con un sussulto di una presenza alla mia sinistra. Non disse una parola, mi lanciò due occhiate rapide, prese la mia mano e la posò tra le sue gambe. Sembrava ci fosse qualcosa di interessante là sotto. Si sbottonò con gesti rapidi, mi fece scivolare sotto i boxer e lo tirò fuori. La mia mano non riusciva a contenere la sua erezione. Era già durissimo. Si fece masturbare tenendo la mano sulla mia; mi cinse la nuca e abbassandomi la testa me lo infilò in bocca. La mia abilità nel succhiare cazzi dovette coglierlo di sorpresa.
Mi sussurrò un invito a incontrarci nel cesso; lo seguii e chiusi la porta.
Era un bell'uomo sui quaranta, piacente. Pensai che avrei volentieri toccato il suo corpo e gli avrei lasciato fare di me quello che voleva. Gli avrei dato con gusto tutte le attenzioni di cui aveva bisogno. Gli abbassai i pantaloni scoprendo un pendaglio lungo e robusto, e uno scroto piuttosto voluminoso. Lo presi in mano e lo scappellai, masturbandolo con movimenti lenti e delicati. Mi afferrò per i capelli e mi fece inginocchiare, mi schiaffeggiò con l'uccello sbattendomelo in faccia. Si gonfiò quando schiusi le labbra per farlo sparire in bocca. Era grosso, morbido e sapeva di pulito. Il contrasto con l'odore di piscio che ci circondava mi eccitò all'inverosimile. Gli succhiai l'asta con foga per tutta la lunghezza, e mi riempii la bocca con i suoi coglioni. Aveva davvero un bel cazzo, dritto come pochi altri e incorniciato da una cappella che faceva venire l'acquolina.
Ci strappammo i vestiti, entrambi frementi di desiderio. Gli infilai la lingua in bocca, il cazzo premuto contro il suo. Mi girò contro il muro, si abbassò e appoggiò la lingua ampia e umida tra le mie chiappe. Mi leccò il buco con un'abilità rara, e quasi senza sforzo infilò il grosso pollice costringendomi a un gemito roco e prolungato. La sua lingua e il suo dito mi frugarono il culo, riempiendomi di un piacere così intenso come mai avevo sperimentato prima di allora. Sentivo l'orgasmo salire.
"Scopami", implorai. Allargai le natiche con le mani per aprirgli la strada, appoggiò la cappella e mi penetrò con un unico movimento deciso. Potevo sentire ogni centimetro di quell'uccello voluminoso e durissimo. Indugiò per secondi che parvero interminabili, si sfilò e mi impalò di nuovo, questa volta con violenza. Lanciai un urlo soffocato, le gambe mi tremavano; la mia foia lo aveva trasformato in un selvaggio. Mi sfondò senza misericordia, inchiodandomi al muro con spinte poderose; con spinte poderose all'indietro lo aiutavo a infilarsi meglio. Le sue palle sbattevano sulle mie.
Come in trance lo supplicavo di non fermarsi, mugolando il mio calore con richieste oscene. Ero la sua cagna.
Il cazzo gli si gonfiò in un sussulto mentre scaricava il suo orgasmo, allagandomi le viscere con lunghi fiotti di sperma caldissimo. Ebbe appena il tempo di uscire; sfiorandomi schizzai dense colate di sborra sulle piastrelle davanti a me.
Gli ripulii l'uccello da residui di sperma dal gusto delizioso; mi trascinò sulla tazza per farsi guardare mentre pisciava; il suo getto e lo scroscio mi provocarono una nuova erezione. Aprii la bocca sotto di lui e ingollai gli ultimi schizzi di piscio, segandomi furiosamente.
Si vestì e se ne andò. Tornai verso casa ancora tremante e preda di un'eccitazione feroce; fermai la macchina in un luogo appartato, mi tolsi i vestiti, spompinai il pomello del cambio e mi ci impalai sopra cavalcandolo furiosamente.
5年前