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Sono una scrittrice di romanzi erotici-noir. Il primo romanzo che ho pubblicato è intitolato "CONFESSIONI DI UNA MURATRICE"
https://www.amazon.it/Confessioni-muratrice-Elsa-Priska-Lisander/dp/8831623982
Estratto dal VI Capitolo di "CONFESSIONI DI UNA MURATRICE"
Erano le nove del mattino. Deborah si presentò puntualissima all’appuntamento. Non oso immaginare i pensieri di mastro Liborio quando si vide parare innanzi un pezzo di ragazza come la mia amica.
Deborah entrò. Sembrava una modella pronta per un set fo- tografico, aveva stirato i capelli per l’occasione e nascosto i suoi meravigliosi occhi azzurri dietro un paio di intriganti occhiali da sole. Indossava un pantaloncino di jeans sfilacciato, tagliato sulle gambe all’altezza dell’inguine, dai cui passanti partivano, a mo’ di bretelle, due strisce di stoffa leopardata, legate intorno al collo, che le coprivano i seni. Un paio di scarpe da lavoro, in tinta con un cinturone al quale erano appesi una cazzuola, una zappetta e diversi altri arnesi dei quali ignoro il nome, completavano il quadro.
Mastro Liborio, nel vederla rimase senza fiato e quasi gli cadde dalla bocca il sigaro che era intento a fumare. Alzò leggermente il corpo dalla sedia in cenno di saluto e disse un timido «Benvenuta!».
«Immagino mio padre abbia messo in guardia anche lei, vero mastro Liborio?» disse Deborah.
«Sì, indubbiamente mi ha detto qualcosa!»
«E lei cosa è intenzionato a fare?»
E prima che il mastro potesse rispondere, Deborah salì su una sedia, poi sulla scrivania e si mise in piedi di fronte al malcapitato, o ben capitato, Liborio, che nel guardarla iniziò a sentire l’acquolina in bocca.
L’uomo rimase inebetito con lo sguardo rivolto verso l’alto. Da quella posizione riusciva a intravedere le mutandine a pois di Deb, tanto il pantaloncino era succinto. La ragazza si accovacciò in modo da portare la sua vagina all’altezza del volto del mastro. Gli prese la mano e se la poggio su una gamba. Liborio era imbambolato, guardava in mezzo alle gambe della ragazza e fissava i pois delle sue mutandine. Deborah lo invitò a spostarsi con la sedia un po’ più indietro e si sedette a cavalcioni sulle gambe del mastro. Il po- ver’uomo aveva gli ormoni in delirio. Deb iniziò a spostare il bacino avanti e indietro e sentì tra le gambe il coso di Liborio che già gli pulsava nei pantaloni.
«Allora? Mi assume? Può servirle un’operaia come me?» sussurrò all’orecchio dell’uomo quella disgraziata di Deborah. «Sono brava a lavorare con le mani! Sa?»
L’uomo sembrava aver perso il dono della favella.
«Si! Ti assumo!» Farfugliò il mastro, che intanto si era eiaculato nelle mutande.
Deborah, avendo capito che l’uomo fosse venuto, si alzò e gli chiese: «Quando iniziò? Mi faccia firmare il contratto!» «Non ce l’ho pronto adesso! Vieni domani che entro stasera preparo tutto!» Rispose il mastro.
Deborah si fidò, gli sorrise e andò via.
https://www.amazon.it/Confessioni-muratrice-Elsa-Priska-Lisander/dp/8831623982
Estratto dal VI Capitolo di "CONFESSIONI DI UNA MURATRICE"
Erano le nove del mattino. Deborah si presentò puntualissima all’appuntamento. Non oso immaginare i pensieri di mastro Liborio quando si vide parare innanzi un pezzo di ragazza come la mia amica.
Deborah entrò. Sembrava una modella pronta per un set fo- tografico, aveva stirato i capelli per l’occasione e nascosto i suoi meravigliosi occhi azzurri dietro un paio di intriganti occhiali da sole. Indossava un pantaloncino di jeans sfilacciato, tagliato sulle gambe all’altezza dell’inguine, dai cui passanti partivano, a mo’ di bretelle, due strisce di stoffa leopardata, legate intorno al collo, che le coprivano i seni. Un paio di scarpe da lavoro, in tinta con un cinturone al quale erano appesi una cazzuola, una zappetta e diversi altri arnesi dei quali ignoro il nome, completavano il quadro.
Mastro Liborio, nel vederla rimase senza fiato e quasi gli cadde dalla bocca il sigaro che era intento a fumare. Alzò leggermente il corpo dalla sedia in cenno di saluto e disse un timido «Benvenuta!».
«Immagino mio padre abbia messo in guardia anche lei, vero mastro Liborio?» disse Deborah.
«Sì, indubbiamente mi ha detto qualcosa!»
«E lei cosa è intenzionato a fare?»
E prima che il mastro potesse rispondere, Deborah salì su una sedia, poi sulla scrivania e si mise in piedi di fronte al malcapitato, o ben capitato, Liborio, che nel guardarla iniziò a sentire l’acquolina in bocca.
L’uomo rimase inebetito con lo sguardo rivolto verso l’alto. Da quella posizione riusciva a intravedere le mutandine a pois di Deb, tanto il pantaloncino era succinto. La ragazza si accovacciò in modo da portare la sua vagina all’altezza del volto del mastro. Gli prese la mano e se la poggio su una gamba. Liborio era imbambolato, guardava in mezzo alle gambe della ragazza e fissava i pois delle sue mutandine. Deborah lo invitò a spostarsi con la sedia un po’ più indietro e si sedette a cavalcioni sulle gambe del mastro. Il po- ver’uomo aveva gli ormoni in delirio. Deb iniziò a spostare il bacino avanti e indietro e sentì tra le gambe il coso di Liborio che già gli pulsava nei pantaloni.
«Allora? Mi assume? Può servirle un’operaia come me?» sussurrò all’orecchio dell’uomo quella disgraziata di Deborah. «Sono brava a lavorare con le mani! Sa?»
L’uomo sembrava aver perso il dono della favella.
«Si! Ti assumo!» Farfugliò il mastro, che intanto si era eiaculato nelle mutande.
Deborah, avendo capito che l’uomo fosse venuto, si alzò e gli chiese: «Quando iniziò? Mi faccia firmare il contratto!» «Non ce l’ho pronto adesso! Vieni domani che entro stasera preparo tutto!» Rispose il mastro.
Deborah si fidò, gli sorrise e andò via.
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